CINICO BLOG.
Ci pare giusto ricordare pure qua Michael Jackson.
Fino ai tempi di “Bad” (ultima produzione con Quincy Jones) insostituibile entertainer e grande artista. Poi………
Ora possa riposare in pace, il mostro alieno che era diventato, non ci mancherà…..
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14 Commenti a “”

  • Esatto Max… non ci mancherà

  • …penso proprio di no!

  • Ero sicura che avresti postato questa notizia.

    Stamani,mio figlio Francesco mi ha riferito della morte di “questo” e poi ha aggiunto che era sicuro che non avrei versato lacrime.

  • a44a:

    E’ arrivato anche il suo grande momento, ora tutti i bimbi avranno una paura in meno, non avevo dubbi che avresti detto la tua Max……..

  • sottoscrivo appieno, sperando che gli alieni non invadano la terra per la somma offesa arrecata da tale paragone…^_^

  • Chissà se i funerali li faranno domani, proprio nella giornata dell’orgoglio pedofilo… accidenti che coincidenza!

  • DA LEGGERE:

    Enfant prodige e icona globale,

    poi la caduta e la malattia

    di ANDREA SCANZI

    Non ci sarà nessun ritorno, nessuna favola. Nessuna rinascita. Michael Jackson è morto ieri sera d’infarto, a cinquant’anni, in un ospedale di Los Angeles. La data nei libri di storia dirà 25 giugno 2009, in realtà se n’era andato molto prima.

    «This is it», questo è quanto. Lo aveva ripetuto nella conferenza del 5 marzo scorso, promettendo il ritorno nelle scene. Una sequenza infinta di concerti londinesi, la dimostrazione che il «re del pop» c’era ancora. Vivo, lui e la sua musica. Né l’uno, né l’altro. Lo si era capito in quell’incontro, spietato nel mettere nuovamente a nudo un uomo che non ce la faceva più a sopravviversi. Barcollava, faticava a trovare le parole. Parlava e nulla usciva. Non era che la controfigura di sé. Michael Jackson non esisteva già più. Aveva smarrito talento, serenità, salute. Perfino il colore della pelle, declinato dal nero afro-americano a un improbabile bianco androgino. Una caricatura triste, incartata. Che si sbriciolava, ora dopo ora, pezzo dopo pezzo. I fan, istintivamente inclini a credere alle favole anche quando non c’è più spazio né per gli eroi né per i lupi cattivi, si erano sforzati di non fiutare l’ultimo bluff. Non avevano voluto leggere le cartelle cliniche, sempre più preoccupanti. Avevano cancellati tutti quei primi piani inquietanti, col loro idolo ridotto a un Ufo decrepito, giovane vecchio sepolto da una incurabile kryptonite interiore.

    L’ultimo disco da ricordare è lontano 27 anni. Da allora, il nulla o quasi. Thriller, 1982: l’album più venduto nella storia. Allora funzionava tutto. Michael era il bambino prodigio, devastato da un padre padrone, anzitempo famoso come bambolotto canterino nei Jackson Five, enfant prodige di una famiglia debordante di prodigi molto presunti e poco veri. E ciò nonostante salvo. È durato poco. Bruciato da dentro. Kurt Cobain scelse un’unica fiamma per chiudere tutto. Elvis Presley batté una strada in qualche modo simile: una grande villa per riverberare i sogni d’infanzia, rinverdire i fasti e costruirsi su misura – grande misura – la propria Macondo.

    Anche Jacko aveva eretto un mausoleo a uso e consumo dei propri demoni, Neverland, una Disneyland con zoo annesso, per immaginarsi sempre giovane. «Forever young», cantava Bob Dylan. Solo che nel frattempo gli anni passavano lo stesso. E Jackson restava lì. Il corpo da una parte, la testa dall’altra. Il corpo che si disfaceva, la testa che implodeva. Da qui il cortocircuito. Le accuse di pedofilia. Il dissesto finanziario. Le malattie oscure. La colonna infame, da cui uscì assolto per la giuria ma non per l’opinione pubblica. Un calvario a cielo aperto, di fronte a tutti. La mascherina antigas per salvarsi dal mondo, le piaghe sui palmi della mano come stimmate incomprensibili. Gli occhialoni assurdi, il look da Gheddafi appena sceso da Plutone. Le foto rubate mentre se ne va in giro, la mente assente, seduto su una sedia a rotelle con ancora il pigiama. E da qualche parte un ombrello, come se bastasse un ombrello per non farsi vedere. Più ancora, per proteggersi dal mondo.

    La sua fine era scritta, la sapevano tutti. Il re del pop aveva abdicato, come molti decenni prima quello del rock. Entrambi avevano preso congedo da se stessi assai prima di farlo definitivamente sapere a tutti. Non è che Jackson è morto ieri: più che altro, ieri ce l’hanno fatto sapere. Il rischio, adesso, è che lo si ricordi unicamente per le esagerazioni, le derive legali, il Golgota finale. Sarebbe un delitto, una morte un po’ peggiore. Nessuno ha elevato il pop, musica bastarda e facile (per questo difficilissima), come il miglior Jackson. Thriller andrebbe insegnato nelle scuole, disco e video. E perfino un’opera derivativa come Bad, riascoltata oggi, fa quasi gridare al miracolo.

    Jacko era uno che danzava scivolando sul terreno. Pattinava sulle adolescenze, regalava sogni, spingeva a muoversi. Non portava messaggi, era un mix di istintività, rivoluzione intuita e stregoneria commerciale. Qualcosa di potentissimo e al contempo fragile. Lui come la sua musica. Quelle grida a intercalare il ritmo, quei balli tra lo snodato e il truzzo. Uno spettacolo. Ha inventato molte cose. I videoclip con ambizioni da film, il look alieno, il pop-soul da neri con approccio da bianco. È stato un Re Mida col tempo in scadenza, capace perfino di rendere belli i mocassini coi calzini bianchi di spugna. Ha davvero creato una babele di incanti. Musica, note, riff. Purtroppo per lui, non è mai riuscito a trovare la formula magica per salvarsi la vita. Voleva essere Peter Pan, quando si è accorto di non esserlo è caduto giù. Ora lo beatificheranno, con la stessa dismisura con la quale fino a ieri l’avevano crocifisso. Non era un santo e non era più un genio. Ma lo è stato. Giusto un battito di ciglia. Giusto lo spazio di pattinare sulle nuvole. Per poi cadere. Quasi come Peter Pan.

  • Un assurdo.

    Un genio, un mostro per sua stessa scelta…forse incapace di regolare il mostro che gli stringeva il cuore aveva deciso di dipingerselo davanti quello stesso mostro, nn potendolo combattere da solo aveva forse semplicemente sperato che qualcuno lo vedesse, per riconoscerlo e combatterlo insieme a lui…Ci dev’essere stato un giorno, una frattura, un’incolmabile baratro dal quale da solo nn è più uscito. Prima era un genio, prima ancora anche solo un povero “negro”…e per sempre un bambino incapace di sopportare tutto il peso del mondo.

    Ogni morte d’uomo mi diminuisce, perché io partecipo all’umanità. E così non mandare mai a chiedere per chi suona la campana: essa suona anche per te.

    [John Donne]

    Baci Massimo 🙂

  • non mi dispiace mai quando muore un pedofilo che si e’ “salvato” perche’ ha pagato le sue vittime e i suoi “bravi avvocati”!!!!!!!!!

  • Per me uno che non riesce ad accettare se stesso, tanto da pagare chirurghi per cambiare il colore della propria pelle, ha sbagliato tutto. Gli è mancata una lezione importante, è solo conoscendo bene se stessi che si riesce davvero a cambiare qualcosa. Lui ha voluto rifiutare chi era, sperando che una pelle diversa gli avrebbe infuso una personalità diversa, e avrebbe dimenticato il suo passato difficile. Forse è stato un grande cantante, ma fa riflettere profondamente sulle debolezze dell’essere umano.

  • Chissà se i funerali li faranno domani, proprio nella giornata dell’orgoglio pedofilo… accidenti che coincidenza!…. scusate ma questa è una frase di pessimo gusto

  • Prima di affermare certe cose bisognerebbe sapere la verità, e voi ne siete molto lontani, tutti lo siamo ed è molto più facile criticare senza sapere piuttosto che informarsi, conoscere e credere a qualcosa di diverso che forse la nostra mente di ottusi ignoranti non vuole concepire. Una persona è morta, un grande artista è morto e finalmente può riposare in pace, dopo aver sopportato anni di accuse e di menzogne. Informatevi e provate a conoscere a capire a credere ad un’altra realtà, usate la vostra rabbia contro chi ha maltrattato i vostri figli, contro chi nella vita di tutti i giorni compie violenze, cattiverie su donne e bambini, usatela nella realtà di tutti i giorni la vostra rabbia e non contro un mito, una leggenda, che ormai adesso è terminata. Per conoscere e liberarsi dall’ignoranza: http://magazine.ciaopeople.com/News_WorldInfo-1/Mondo-8/Michael_Jackson_pedofilo,_il_piccolo_Jordie_ritratta-11418

    Buona vita e che la verità sia sempre con voi.

  • concordo solo sul fatto che almeno fino a metà degli anni’80 sia stato un grande artista.

    poi l’uomo ha prevalso ed irisultati sono sotto gli ochci di tutti. compresi quelli di chi come lei non ha mai fatto nulla prima, ma oggi si mette la cenere in testa e piange lacrime da coccodrillo.

    qua almeno si mantiene la coerenza……

  • Corriere della Sera 28 giugno 2009

    di ADRIANO CELENTANO

    Dentro di me, Michael Jackson è esploso quando dall’album di Thriller sentii per la prima volta Billie Jean. Ri­masi colpito oltre che dal suo modo di cantare originalissimo, dall’innovati­vo arrangiamento di Quincy Jones. Ge­niali gli archi in controtempo a una rit­mica scarna dove il basso, in primo piano, la faceva da padrone a sottoline­are che stava per arrivare un Re. Già dall’introduzione, infatti, prima anco­ra di udire la sua voce, ebbi la strana sensazione come se quel basso dal­l’aria un po’ ossessiva e quegli archi che come in punta di piedi gli faceva­no da controcanto, fossero la sua vo­ce. Quasi come ad annunciare: «Ragaz­zi sono arrivato… per un po’ di tempo ci sarò io…». E lui c’è stato. Le note di quell’intro­duzione erano il preludio di un qualco­sa che stava musicalmente accadendo. Poi arriva la sua voce. E alla fine di quel brano, prima ancora di sentire il resto dell’album, avvertivo già il frago­re di un uragano che si sarebbe propa­gato per tutta la terra.

    Settecentocin­quanta milioni di dischi venduti. E ora, tutti lì a domandarsi chi l’ha ucci­so. La diagnosi di arresto cardiaco, una banalità che dimostra quanto pue­rili possano essere la fantasia di chi viene colto in errore o l’incompetenza non certo degna di un medico, se si è esagerato nell’iniettare una medicina alla quale si era già assuefatti. Sono appena 48 ore da quando Micha­el è morto e la parola complot­to ha già fatto il giro del mon­do.

    Ma il vero assassino è davanti a noi, è lì che ci guarda, lo incontriamo tutti i giorni quando andiamo a comprare il giornale o quando guardiamo la televisione. Si può dire che l’assassino ce l’abbiamo in casa, gli diamo da mangiare, da dormire, però non facciamo niente per educarlo a non uccidere. Facciamo finta di non vederlo e ci guardiamo be­ne dall’incazzarci se la notizia che esce dal piccolo schermo sulla piena assolu­zione di Michael Jackson non ha lo stesso risalto di quando invece, per an­ni, lo hanno infamato accusandolo di molestie sessuali. Per dieci anni i «criminalmedia» lo hanno massacrato nonostante lui si di­chiarasse innocente e nonostante nes­suna prova sia mai emersa. Lo hanno distrutto, devastato, piegato in due. E quando finalmente avevano l’opportu­nità di farlo rialzare per il giusto riscat­to di fronte al mondo, i media cos’han­no fatto? Gli hanno dato l’ultimo col­po di grazia: hanno detto «Michael Jackson è stato assolto». Ma lo hanno detto talmente a bassa voce che la pu­gnalata infertagli dai media stavolta è stata fatale.

    Con l’animo ancora grondante di sangue ha cercato allora di dar voce a quell’innocenza finalmente riconosciu­ta, in un modo diverso e come sempre geniale. Lo sforzo era sovrumano. Do­veva raccogliere le sue ultime forze or­mai sbrindellate dalla micidiale mac­china del consumismo e così ha an­nunciato il suo ultimo incontro con i milioni di fan che si sono scapicollati per avere i biglietti ed essere presenti in uno dei 50 concerti-evento a Lon­dra. Per cinquanta giorni avrebbe can­tato, divertito e giocato con chi lo ha sempre amato e non ha mai dubitato della sua innocenza. Avrebbe parlato al mondo di quella verità che i media hanno vigliaccamente omesso. Ma il mondo ora lo ha capito!…

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