In realtà chi ha letto le carte del processo ha commentato che “non vi sono affatto vizi di forma”. Certo è che se per un cavillo processuale questo "essere" tornasse in libertà, la gente perderebbe definitivamente la fiducia nella Giustizia (per malata che sia) e temo passerebbe l’idea che è meglio farsi giustizia da sé:
Don Dessì, processo annullato. Clamorosa sentenza, quella emessa ieri dalla terza sezione penale della Cassazione.
I giudici romani hanno annullato senza rinvio  la sentenza di condanna per quanto riguarda tutte le imputazioni relative ai fatti precedenti l’agosto ’98. Processo da rifare, invece (annullamento con rinvio alla corte d’appello di Bologna) per gli altri episodi al centro del processo.  Soddisfatto Masimo Jasonni, il legale del sacerdote: «Non è una novità per me che in un Paese in gravissima crisi istituzionale come il nostro la magistratura rappresenti un punto di riferimento morale e culturale, prima ancora che giuridico, di eccellenza». Lo scorso novembre  la pena inflitta in primo grado dal gup di Parma a don Dessì era stata ridotta in appello: da 12 a 8 anni.  Il sacerdote sardo era stato condannato il 23 maggio del  2007 dal gup Roberto Spanò a 12 anni per violenza sessuale su tre ragazzi della comunità di Chinandega, in Nicaragua, di cui era responsabile. Il processo d’appello si era  chiuso con uno sconto di pena, dopo che il procuratore generale aveva chiesto la conferma del verdetto di primo grado. A Bologna il sacerdote aveva tentato – attraverso i propri legali – di dimostrare che nulla aveva a che vedere con quelle pesantissime accuse. Avendo scelto il rito abbreviato, in caso di condanna, aveva avuto diritto, come in primo grado, a uno sconto di un terzo della pena. Un’inchiesta complessa, quella condotta dal pm Lucia Russo, che delineò l’immagine di un sacerdote che raccoglieva fondi in tutto il mondo per assistere quei ragazzi di cui poi – secondo l’accusa –  abusava. Nel computer di don Dessì furono trovati 1.440 file con immagini pedopornografiche: materiale che il prete – stando alle imputazioni –  continuò a scaricare fino a due giorni prima dell’arresto, il 4 dicembre 2006. Le indagini partirono dopo le denunce, raccolte da alcuni volontari italiani, da parte di sei ragazzi nicaraguensi che poi si appoggiarono ad alcune associazioni, come «Rock no war» di Modena e «Solidando» di Cagliari. Nella prima udienza d’appello, la difesa di don Dessì aveva chiesto l’ammissione di nuove prove: documenti doganali che smentirebbero una delle vittime che avrebbe detto di essere stata molestata a Houston nel ’98, quando invece all’epoca non si sarebbe trovata in quella città. Ma la Corte non aveva ammesso la documentazione. In appello era stato  escluso dal giudizio il comune di Correggio, mentre erano rimasti confermati i risarcimenti danni alle due associazioni (10 mila euro) e alle vittime: 50 mila euro a testa per i tre ragazzi. Poche parole da parte dell’avvocato di parte civile Marco Scarpati: «Prendo atto e aspetto di leggere le motivazioni. Spero che non intervenga la prescrizione».

3 Commenti a “”

  • Senza parole:solo incazzata,indignata…

  • Fan culo……………..

    Scusa Max, ma cadono

  • le 1.440 file con immagini pedopornografiche non contano nulla? chissà perchè, in questi casi le immagini di bambini violati non contano… a già erano scaricate per studio…

    che bastardo! che ingiustizia che abbiamo. vince sempre chi ha più soldi! ma per favore non chiamatelo più “don” che non lo è più dato che oltre ad essere stato ridotto allo stato licale è pure un p-orco

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