PINO LA MONICA PEDOFILIA

Sono stai revocati i domiciliari a Pino La Monica e miracolosamente lo stesso è guarito (pensare che fino a pochi giorni fa non poteva nemmeno presentarsi in Tribunale tanto che stava male).
Qui lo vediamo sorridente insieme alle sue fans.
Nel frattempo leggiamo le accuse per cui è stato chiamato a giudizio:

REGGIO. Ma quali sono le accuse da cui si dovrà difendere Pino La Monica?   ABUSI SU MINORI. La ricostruzione fatta dalla procura – nel capo d’imputazione – indica una serie di episodi che sarebbero avvenuti durante i corsi di teatro tenuti dall’educatore-attore 35enne nella scuola media di Correggio (dalla fine di novembre 2007 al 10 marzo 2008), in una ludoteca a Reggio (fra ottobre e novembre 2007) e in un ex cinema a Quattro Castella (a cavallo fra il 2006 e il maggio-giugno 2007). Secondo gli inquirenti a Correggio gli atti del 35enne erano consistiti «nell’appartarsi a turno, con due bimbe sotto i banchi o la cattedra dell’aula, al buio, con il pretesto di effettuare un gioco e dopo aver preso loro la mano, nel farsi toccare le parti intime». Per gli investigatori anche altre due minori erano state «abbracciate con forza e da dietro, sempre con il pretesto di effettuare con loro un gioco («dei numeri» o «del solletico»), giungendo a palpeggiarle sul seno». Infine il 35enne è accusato d’aver accarezzato, a Correggio, il sedere delle bambine, sussurrando frasi del tipo «Sei bella», «Sei una bella gnocca» e «Ti amo, sei il mio amore». A Reggio, invece, gli atti sessuali – per l’accusa – sono legati al «gioco del trenino» e consistenti «nell’afferrare, a luci spente, le mani» di due bambine «infilandogliele all’interno dei pantaloni e facendosi toccare il pene ed, in altre occasioni, portando anche il viso a contatto con il suo pene». Infine, a Quattro Catella, i fatti vengono riferiti al «gioco del nascondino» e consistenti nell’appartarsi con tre bimbe «infilando il viso di costoro sotto il suo maglione spingendolo a diretto contatto con il pene».   PEDOPORNOGRAFIA. La seconda imputazione riguarda la detenzione di 399 immagini pedopornografiche.

5 Commenti a “”

  • questi tipi vanno avanti grazie all’ignoranza e all’imbecillità di chi li circonda….

  • disgustoso!

    Che ca… ridi? Spero che ti rinchiudano, demente

  • Che vuoi…prima ha preparato il materiale e poi l’ha provato.

    Bastardo a morte.

  • Pino La Monica, l’educatore che il 18 febbraio dovrà presentarsi davanti al tribunale di Reggio per rispondere di violenza sessuale nei confronti di nove ragazzine che frequentavano i suoi corsi di teatro, da sabato scorso è tornato ad essere un uomo libero, sia pure in attesa di giudizio. Paradossalmente, però, la sua situazione giudiziaria – al di là dei benefici che questo ritorno alla libertà potrà avere sul suo stato di salute – potrebbe aggravarsi già nelle prossime ore. E non soltanto perché la procura, dopo l’ordinanza di scarcerazione, sta preparando ricorso.

    Proprio nel ricorso contro la remissione in libertà dell’educatore, il pm Maria Rita Pantani potrebbe accennare alla nuova inchiesta che si è aperta in queste settimane nei confronti dell’educatore. Una inchiesta che punta a far luce su presunte violazioni – compiute dallo stesso La Monica – al regime di carcerazione domiciliare a cui era sottoposto.

    Prima di finire – con decisione del gip e parere favorevole del pubblico ministero – alla clinica privata Villa Rosa di Modena, Pino La Monica avrebbe comunicato – probabilmente attraverso Facebook, il social network che sta spopolando in tutto il mondo – con alcune ragazzine e con altre persone. E lo avrebbe fatto, ovviamente, «nascosto» da un nickname.

    Al lavoro su questa corrispondenza telematica ci sono da qualche settimana gli specialisti della polizia postale. Un lavoro difficile, soprattutto perché dall’altra parte c’è Facebook, il più famoso social network del momento.

    Potrebbe rendersi necessaria una rogatoria internazionale, dal momento che il server utilizzato per questa comunicazione è negli Stati Uniti. Una rogatoria che comunque il pubblico ministero pare intenzionata a chiedere. Nei giorni scorsi è stata sentita una delle ragazze che avrebbe avuto un contatto con La Monica grazie al web. E altre persone verranno sentite nei prossimi giorni dai carabinieri.

    Una vicenda – questa delle presunte violazioni alle restrizioni implicite negli arresti domiciliari – a cui accennano anche i componenti del comitato (vedi articolo a fianco) e che, se venisse confermata dalle indagini, potrebbe avere un peso decisivo quando il tribunale del riesame sarà chiamato a decidere sul ricorso che la procura sta preparando contro la decisione del gup Riccardo Nerucci.

    Una decisione che – a seconda se si tratti dell’accusa o della difesa – viene letta oggi con lenti diverse. Per la difesa, rappresentata dall’avvocato Francesco Miraglia, con la scarcerazione di Lamonica a venti giorni dal processo, il giudice si sarebbe convinto dell’inconsistenza del quadro probatorio. Non così ovviamente la pensa la procura secondo cui la decisione del gup di scarcerare La Monica nulla avrebbe a che vedere con il quadro probatorio che – soltanto due settimane fa – era stato accolto in pieno dai giudici del Riesame che avevano respinto la precedente richiesta di remissione in libertà presentata dal difensore dell’educatore.

    (Gazzetta di Reggio 26 gennaio 2009)

  • ormai chi compie reati a sfondo sessuale non vede la galera neanche con il telescopio…come il bastardo che ha stuprato una ragazza a capodanno e, poverino, era strafatto!

    MA CHI LI LASCIA IN LIBERTà NON SI VERGOGNA???

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