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Si parla tanto in questa campagna elettorale di castrazione chimica dei pedofili. Ignorando o non sapendo, che non è assolutamente una certezza, anzi. Guardando a quei paesi dove è stata testata la castrazione chimica è fallita per molte ragioni. Innanzitutto i pesanti effetti collaterali dei farmaci che arrecano danni quali l’arresto cardiaco o l’ictus, rendendo il paziente difficilmente “guaribile”, sempre se stiamo, ovviamente, nel fantascientifico campo della cura del pedofilo. Dopo sei mesi però il paziente che eventualmente regge suddetta terapia esce dal letargo dove era stato collocato e può tornare ad agire. Poiché quei farmaci non hanno più alcun effetto. Si fa largo allora la possibilità della castrazione fisica. Ma dagli USA, nello specifico dall’unità crimini sui minori della prestigiosa F.B.I. veniamo a sapere che, ancora una volta prove alla mano, il pedofilo castrato, una volta reinserito nella società civile andrà a replicare sui bambini quanto da lui subito. In sintesi togliamo al mondo un abusante e restituiamo un potenziale assassino.
Ultima ma non ultima la pena di morte. Alzi la mano che non ci ha mai pensato. Omettendo qualsivoglia remora etico/morale la pena di morte è, come le varie castrazioni, inutili. Peggio. Aumenta la pericolosità del predatore. Poiché in quegli stati dove lo si è punito in quel modo, era solito uccidere le proprie vittime per evitare di avere testimoni. Cosa fare allora?
Viste le cronache basterebbe un sano buonsenso davanti a un bimbo abusato e la certezza di una durissima pena per il suo abusante.

27 Commenti a “”

  • anni fa, uno definito pedofilo che viveva a Bologna disse sulla castrazione chimica (venne trasmesso in televisione a tarda notte):

    “quando vedo un ragazzino, è la mia testa che dice al mio organo sessuale che quella persona mi piace e subito dentro di me scattano immagini perverse e desideri, alla sola castrazione chimica dico quindi no, non è una soluzione risolutiva, il nostro male parte da cervello ed il cervello se si vede privato dell’uso del pene, finisce per usare alti mezzi e oggetti”

  • Io non credo in una giustizia che mette in galera un pedofilo a vita, quando la stessa giustizia ritiene che per un omicidio, 30 anni siano già una pena valida.

    Io sono uno di quelli che alza la mano sulla pena di morte. La alzo perché in certi casi non credo nel perdono, non credo nella redenzione e non credo che tutto il buon moralismo che si fa sulla pena capitale sia vero. In gran parte è ipocrisia e sono convinto che se capitasse qualcosa a coloro che sono contro, ebbene, avrebbero tutt’altra reazione.

    La cronaca è piena di gente che uccide nuovamente dopo essere stata in carcere per lo stesso motivo, e quindi la teoria che la pena di morte non è un deterrente è altrettanto vera come quella che la prigione non è un deterrente. A parità di evidenza, preferisco togliere le mele marce dalla circolazione e rendere la società più vivibile.

    L’alternativa, visto che la pedofilia è una malattia, è il confinamento dei malati in istituti appositi dai quali non farli uscire mai più o la lobotomia.

    E attenzione, non sono io ad essere il cattivo, sono loro.

    Le guerre o si combattono o si perdono. E nel secondo caso, a perdere sono i nostri figli.

  • da qualche parte pero’ si deve iniziare…

  • a44a:

    Dò pienamente ragione a cuorerossonero, così non si va da nessuna parte e la pena di morte resta l’unica cosa per togliere di mezzo questi mostri, ma una morte fatta con tanta agonia, inoltre i luoghi dove rinchiuderli non si troverebbero perchè hanno fatto di tutto per far chiudere i manicomi (da una parte cosa giusta) e quindi farebbero sicuramente lo stesso con i pedofili.

  • …sai max, tutto sommato, l’idea della castrazione chimica, se la vedi dall’angolazione “effetti collaterali” non mi dispiace affatto!!!…fermo restando che mi garantiscano che gli “effetti” siano CLINICAMENTE TESTATI!!!…se così non fosse… considerando che l’inasprimento delle pene, grazie ai “cervelloni”, è una possibilità molto remota…proporrei, dopo una modesta permanenza in una fresca cella, non d’isolamento e possibilmente lontano dal carcere (pedofilo!!!) del mio “ridente” paesello…, una lunga permanenza che, si alternerà a casa del legale e del perito di parte che hanno difeso il soggetto(?), i quali si vestiranno da tutori a VITA, condividendo in futuro le sorti del MAIALE!!! …altrimenti mi rimetto a quanto detto da cuorerossonero!!!

  • io proporrei 30 anni di lavori forzati con la palla al piede!

    I vecchi sistemi sono sempre i migliori!

    8 ore al giorno a scavare con il piccone o a palare merda e siamo tutti contenti: i pedofili pagano, lo stato ha manodopera gratis, le guardie carcerarie sono molto più soddisfatte del loro lavoro!

    baci baci

    LaGiulia

  • Brava Mutanda…

    con il numero di pedofili che c’è in giro, la Salerno Reggi la facciamo a 4 corsie in un paio di anni. E gratise…

  • Io non credo ci sia una cura per il pedofilo anche perchè non lo reputo malato. Non vedo la pedofilia come una malattia, ma come perversione. Poi invece di soffermarsi troppo sul pedofilo vedrei di tutelare l’infanzia da questi. Servono leggi severe che puniscono e leggi che aiutano la vittima ad uscire dal buio profondo, che aiutano pure i genitori, le famiglie. Servirebbe una lista alla portata di tutti dove sapere nome, cognome e indirizzo dei maiali, in modo che il genitore possa proteggere i propri bambini. E poi un pedofilo riconosciuto deve stare lontano dai bimbi e no lavorarci assieme.

  • Condivido quello che dice Herta1971. Ascoltando solo l’istinto della rabbia scatenata da questi orrori verrebbe voglia di trasformarsi in un “giustiziere della notte” e fare piazza pulita. Ascoltando la ragione penso che il problema non si risolve così. Intanto ritengo che un soggetto giudicato con certezza “pedofilo” vada condannato all’ergastolo, anche se avesse abusato di un solo bambino, pur non avendolo ucciso. Sinceramente non mi spiego condanne di 2, 4 o al massimo 10 anni…Probabilmente chi di dovere non percepisce la gravità di tali reati. Visto che tali “soggetti” non vengono condannati all’ergastolo, allora devono essere boicottati con tutti i mezzi, interdetti dai pubblici uffici, trattati come esseri non graditi nella società e subire le peggiori umiliazioni da parte dei cittadini e delle istituzioni. Deve essere negato loro qualsiasi tipo di diritto, compreso il lavoro, e devono essere rese note a tutti le loro generalità con tanto di fotografia(per questo dovrebbero servire i mass-media, non per fare di queste schifezze dei personaggi famosi).

    Per quanto riguarda i pedofili non accertati (vedi casi ancora irrisolti), nel nostro paese vale la regola per cui una persona è innocente fino a prova contraria. Come cittadino e come genitore non mi basta! Per la magistratura non si può condannare una persona se non ci sono indizi sufficienti. Per me occorre anche la dimostrazione INCONFUTABILE della loro innocenza, ma una dimostrazione che mi convinca come sono convinta che 1+1=2. Senza questa dimostrazione io non manderei mai mio figlio in una scuola le cui insegnanti sono sospettate di aver commesso abusi sui bambini. Scusate, ma io nel dubbio non rischio!!!

    Ciao a tutti

  • Una castrazione mentale forse servirebbe a qualcosa.

    Ci sono tanti modi per abusare e far del male ad un bambino e basta un cervello malato e diabolico per farlo.

  • Pene più severe non sono un deterrente come non lo è la pena di morte…comunque fosse per me li farei stare dentro finchè campano, tanto anche a ottant’anni rimangono sempre pedofili. L’importante sarebbe la migliore tutela per le vittime e soprattutto una marea d’informazione, fatta bene, come prevenzione. Siamo troppo ingenui per quanto riguarda la pedofilia, la si vede ancora come una cosa inaudita e lontana…invece i mostri sono con noi.

    In questi ultimi campi Max, tu sei in prima linea, uno dei pochi.

  • Siccome la pedofilia è una perversione o malattia (comunque non “normale”) in aumento -quasi come un virus. Questo significa che moltissime persone che pensano di essere immuni da questo virus, in realtà non lo sono. Come inizia questo virus? Una mia amica, scrittrice del primo libro pubblicato in USA per le vittime, sostiene che la stragrande maggioranza siano persone che hanno subito abusi o traumi infantili di vario genere.

    I pedofili non sono sempre brutti e pelosi, orribili da guardare. Moltissimi cadono nella trappola di questa tentazione che viene da dentro, (al di là se si è stati vittime o no in passato) a partire dalla propria casa, tra i figli o gli amici dei figli. Io credo che sia un male così subdolo che dobbiamo conoscere bene per sconfiggere. Con questo voglio dire che, se non si fanno studi su di loro (per poterlo fare, bisogna averli in cura) non si potrà sapere con certezza cosa accade nella mente di queste persone (sì, sono persone-deviate, ma persone). Che siano curabili o no, non lo sappiamo, ma se vogliamo salvare le future generazioni, credo che sia il preciso dovere dei cittadini sani di sostenere gli sforzi di chi si occupa di loro. La ricerca non esiste solo in campo biomedico, ma ogni ricercatore sa che, per sconfiggere il male, devi conoscere o scoprire i meccanismi che lo fanno partire. La cura del cancro non è più limitato alla semplice estirpazione del tumore primario. Gli studi sono stati portati avanti da tanti anni, e solo ora si sta cominciando a fare grandi passi.

    Credo che ci sia bisogno di tantissimo buon senso, non solo indignazione e giusta rabbia se vogliamo fermare questo cancro, che sta crescendo a dismisura nella società moderna.

  • PS.. cmq, certamente, oltre a quello che ho appena scritto, devono essere garantite pene molto più severe !

  • Il problema è proprio qui:

    se sono persone malate vanno curate e non devono essere condannate, quindi niente pena.

    Se invece sono criminali, non vanno curati in quanto non malati, ma cotti al vapore.

    Non possono essere considerati criminali malati, sennò famo notte.

  • Io credo che ogni vittima si chiede cosa ci sia stata alla base di quel primo gesto. Io, ancora oggi mi chiedo “Perchè l’hanno fatto?”

    Cercare di scoprirlo potrebbe significare prevenire, invece di curare. Potrebbe significare evitare ad un’altra bambina di chiederselo per tutta la vita.

  • PS Sono nata e cresciuta in America, dove regna la cultura della vendetta- che però non è servito a diminuire gli orrori. Anzi, è successo il contrario. Pertanto, sono assolutamente contro la pena di morte. Anche per i pedofili – nonostante gli abusi subiti.

  • Esatto;buon senso difronte ad un bambino abusato e certezza della pena, che deve esserci e deve essere dura; e voglia e determinazione di combattere veramente la pedofilia,giudicandola,finalmente, per quello che è: un reato paragonabile all’omicidio. Per i mafiosi esiste il 41-bis, il cosidetto carcere duro; perchè non fare la stessa cosa con i pedofili?

  • Ps: concordo con DOLCESPERANZA. Ma non con la sua amica;gli studi dimostrano proprio il contrario:tra i pedofili una piccolissima percentuale ha subito a sua volta abusi da bambino

  • Ciao Xara—Carcere duro, si, assolutamente.

    La mia amica lavora con dati alla mano, e lavora con vittime e carnefici. Non credo se le sia inventate, ma non ci metto la mano sul fuoco.

    Fatto sta che c’è qualcosa di molto brutto che alberga dentro a troppe persone e purtroppo sono sempre maggiori i numeri, magari tra gente a cui la sciagurata idea non sarebbe mai balenata, ma qualcosa accade che la fa scattare. Credo che gli uomini o donne che sono nella tentazione debbano essere aiutati a resistere…ma non lo richiederebbero mai apertamente, perchè sanno che è una cosa vergognosa. Se portano a compimento le loro fantasie una prima volta, da allora non riusciranno più a contenere l’impulso, ma il danno comunque è già fatto.

    Il fenomeno è sempre esistito dalla notte dei tempi, ma credo che oggi è molto maggiore. Moltissime persone vengono attirate dal web, perchè si trovano da soli a casa e guardano quello che vogliono. Di lì a diventare ossessione ci vuole poco. Da li ad agire, ancora, basta che si presenti l’occasione giusta di trovarsi da solo con una bambina – di solito la figlia o la nipote o addirittura la sorellina se si è molto giovane. Pedofili non si nasce, si diventa. Bisogna prevenirlo. Mi si spacca il cuore al pensiero che un giovane o un papà possa trovarsi a lottare contro quest’impulso. Che spreco di una vita!

    Sì, la cosa che mi fa più pena sono gli abusi intrafamigliari. Credo che non potremo mai sapere quanti bambini abbiano subito o subiscono abusi in famiglia. Sono i loro papà, i nonni, gli zii, i fratelli, qualche volta la mamma(!). Gente a cui si vuole bene o “che si dovrebbe poter amare”, e questa è una condanna ancora maggiore per chi subisce! Non so se sono pessimista, ma credo che rimarrebbero poche persone in libertà, se si dovesse per miracolo riuscire a metterli tutti in prigione. E’ una cazzata se dico che in ognuno di noi potrebbe albergare in un angolino del cuore una bestia simile? Siamo troppo pieni di orgoglio per pensare che questo non potrebbe succedere nelle nostre famiglie? Siamo umili abbastanza da poter chiedere al Signore, prima di puntare l’indice: “signore lungi da me questo tipo di tentazione”? Perchè credo che non è solo la volontà personale a differenziare un uomo o donna “normale” da un pedofilo.

    Credo che bisogna mettersi anche nelle mani di Dio, o nel proprio credo o codice di comportamento morale (cosa un pò difficile, visto che la moralità è tabu). Il fenomeno è talmente diffuso che dobbiamo vigilare sempre, anche su noi stessi. Ce ne rendiamo conto?

  • La castrazione fisica è inutile, è il cervello che è malato, avrebbe solo l’effetto di incattivirli. Quella chimica potrebbe essere praticabile, naturalmente sotto controllo vita natural durante, certo se poi qualcuno di loro poverino ci rimane sotto, che ci possiamo fare….essendo io a favore della pena di morte, è quella che applicherei. Dici che aumentano gli omicidi per evitare testimoni? Mah, non credo sai. Primo sono già tante le vittime assassinate dopo la violenza anche senza pena capitale, e poi il pedofilo è recidivo, gli piace ritornare sul luogo del delitto, se individua un “compagno di giochi” secondo me ci si affeziona anche sotto un certo aspetto, si crea spesso un legame, del resto loro parlano di amore, e poi spendono tutte le loro energie nel manipolare le menti dei bambini, spiegando loro che è tutto ok, che si fa così, oppure li minacciano dicendo che il segreto deve restare tra loro, altrimenti….e le minacce hanno effetto, purtroppo. Non lo so, dicono sempre che la pena di morte non è un buon deterrente, che non li ferma….bene, non si può prevenire? Che si curi, allora, ma che si curi in modo da stroncare definitivamente la malattia. Io credo che sia da accettare l’idea che la natura a volte sbaglia, commette degli errori. Quando sono irreparabili, tanto vale cancellarli definitivamente. Tenerli in vita non serve a nessuno. Nessuno li piangerà, a parte i loro avvocati.

  • Oggi ho sentito un vescovo emerito pronunciare parole di scomunica (giustamente) per l’assassino di quella povera donna di Nuoro. Vorrei averlo sentito pronunciare anche per i pedofili…specialmente se preti. Forse i miei interventi sembrano troppo concilianti ma vi assicuro che il male che compiono i pedofili li porta certamente “fuori dalla comunità dei fratelli”, cioè alla scomunica di fatto. Devono pagare, ma di qui a chiedere la pena di morte ce ne passa, come dice una mia amica. Forse il giudizio di Dio importa poco ai pedofili– ma forse importa poco anche a quelli che giustamente li odiano. Eppure, come disse Giovanni Paolo II nei confronti della mafia “una giorno, verrà il giudizio di Dio”. -Guai a chi non se ne sarà pentito amaramente in vita.

  • io dico solo SI’ ALLA PENA DI MORTE PER I PEDOFILI. loro, in fondo, non fanno proprio questo?? non uccidono umanamente quelle povere creature??

  • x Dolcesperanza

    Anch’io ho studiato la cosa con dati alla mano, e il risultato è stato che sono pochissime le persone che, avendo subito abusi da bambini, poi li ripropongono da adulti. E la riprova puoi averla tu stessa solo frequentando questo blog.

    Io non credo, comunque, che pedofili si diventi; chiunque di noi ha in casa un computer, e può liberamente connettersi a qualunque tipo di sito. Ma perchè connettersi a siti pedopornografici quando non se ne ha interesse? quand’anche ci si capitasse per caso, o per curiosità, comunque se non hai interesse rimani talmente choccato da non ripetere mai più l’esperienza,anzi, magari contatti anche la polizia postale per denunciare il sito. Solo chi combatte questo tipo di fenomeno, vedi, appunto, la polizia postale, è legittimata a visitare quei tipi di siti, e per questo spesso hanno bisogno, per ritrovare un equilibrio, di un supporto psicologico. Se fosse come dici tu, tra gli agenti della polizia postale ci sarebbe un alto numero di pedofili,dato che loro quei siti li “frequentano”.Chi mai potrebbe dire loro che guardavano quei siti per scopi diversi da quelli dell’indagine? o che le foto che hanno sul computer non servono ad aiutare i bambini ma ad altro? sarebbe arduo.

    I pedofili non chiedono aiuto non perchè si vergognano di quello che provano.Credo che il numero di quelli che provano questo tipo di sentimento sia veramente esiguo, e questo perchè il pedofilio non ha empatia; non vive questo suo istinto come una colpa, una cosa sbagliata, di cui vergognarsi. Il loro minacciare la vittima per indurla al silenzio non è dato dalla vergogna, ma dalla consapevolezza che il resto della società considera la pedofilia un reato tra i peggiori,(ed anche la giustizia considera la pedofilia un reato).Quando questo “fenomeno” non era considerato tale, lo si praticava tranquillamente, e ti posso assicurare che i pedofili del passato non arrivavano al suicidio, ad esempio, come una soluzione ad un problema che non riuscivano proprio a risolvere, proprio perchè per loro non era, e non è, un problema. Il problema nasce, appunto, dalla società che è cambiata.

    Per questo curare un pedofilo è estremamente difficile, se non impossibile. Proprio perchè queste persone non sono malate, e non vivono il loro essere come una colpa. Quindi non c’è medicina o cura possibile, proprio perchè non c’è una malattia. E’un po’ (e qui, vi prego non mi fraintendete) come essere omossessuali, transessuali o bisessuali; E’ chiaro che l’attrazione verso i bambini e i minori in genere non è normale, è chiaro che c’è qualcosa che non va, ma altrettanto chiaro è che non c’è una cura. Ciò nonostante io sono la prima a sostenere che la pedofilia va studiata, va capita. Come si dice: conosci il tuo nemico. Capire cosa passa per la mente di un pedofilo è importantissimo per aiutare le vittime e mettere a punto una sorta di prevenzione. E’ un po’ come curare un cancro: cerchi di capirlo per pervenirlo e/o sconfiggerlo.

    Questo indubbiamente fa paura. E’ un tema che anche noi, nel nostro corso di criminologia, abbiamo affrontato. Se il pedofilo non è malato allora cosa lo distingue da me? se non è un mostro con tre teste e la coda come faccio io a mettere una distanza tra me e lui? sono interrogativi che inquietano i più. Io credo che a questo solo noi stessi possiamo rispondere; ogniuno di noi sa quello che prova dentro di se. Esattamente come non ci si scopre omosessuali a 40 anni, dopo che ci si è sposati e si hanno avuto dei figli, ma si accetta di essere omosessuali a 40 anni, così non ci si scopre improvvisamente pedofili, credo; anche se è vero che esistono diversi tipi di pedofilia, alcuni insorgono con la vecchiaia, ad esempio.E’ qualcosa che inquieta, certo.

    Detto questo io sono la prima a sostenere la necessità di capire, e sono la prima che ha bisogno di capire, perchè ha bisogno di sapere che c’è una ragione a tutto ciò, che c’è un motivo, che si può combattere. Ma sono anche la prima a sostenere che per queste persone l’unica cosa possibili sia, appunto, il carcere a vita, dove possono, poi, ottenere tutto l’aiuto psicologico o psichiatrico di cui necessitano. Ma un loro reinserimento nella società……..io non ce lo vedo proprio. Qui non c’è chemio che tenga.

  • Cara Xara, è ovvio che tu ne sai più di me e anche che ti sai spiegare meglio. Ti ringrazio per le informazioni. Il libro della mia amica è uscito nei primi anni novanta, e credo che lei stesse parlando della sua esperienza di vita (vittima) e lavorativa (terapeuta). La cosa che mi disturba di più è quella forma strisciante che si manifesta in famiglia. Gente che è apparentemente normale, e che fino a quel primo momento, magari non aveva mai avuto questo tipo di impulso. Non sempre si tratta di pedofili “politici”, cioé quelli che credono veramente in quello che fanno e ne vorrebbero rivendicare i diritti come una qualsiasi altra categoria di preferenza sessuale.

    E credo che sul web si possa incappare un pò in tanti generi di schifezze (mi sembra che qualcuno che frequenta questo blog ha raccontato di aver provato a mettere qualche parola chiave su youtube, e ha avuto una brutta sorpresa). Possibile che si possa partire da una forma di curiosità?

  • non so se si possa partire da una forma di curiosità(su alcune cose ne so tanto quanto gli altri ;)). Se fosse non mi stupirebbe, a questo mondo in cui ci sono persone che hanno fatto proprio il motto di San Tommaso: “se non vedo non credo”, stravolgendolo però nel significato, e arrivando a pagare per entrare nelle aule di tribunale a vedere da vicino e dal vivo degli assassini,o la casa in cui il bambino X è stato ucciso, forse. Però credo che chi abbia certi impulsi non parta proprio da una forma di curiosità, quanto dalla voglia di cercare ciò che desidera. Un po’ come quando si scaricano i programmi scaricare, poi, canzoni. Li cerchi perchè li vuoi.

    Comunque indubbiamente la pedofilia tra le mura domestiche è la peggiore; essere traditi da chi ti dovrebbe proteggere, da chi conosci, da persone di cui ti fidi e da cui vorresti e dovresti cercare riparo e protezione, nel caso in cui ti accada qualcosa di brutto, beh è indubbiamente un trauma nel trauma. E non solo la pedofilia agita, ma anche quella non agita è atroce, forse ancora peggio. Cosa c’è di più brutto per un bambino, oltre alla violenza che si ritrova a dover subire da parte del padre,del nonno, dell’amico di famiglia etc. del silenzio della propria madre che sa e fa finta di non vedere, o che addirittura ritiene colpevole il bambino di quanto sta accadendo, o che gli da del bugiardo.

    Ps: guarda, Dolcesperanza, che anche tu ti esprimi bene, e sono d’accordo con te quando dici che bisogna dare a queste persone una punizione adeguata che non ci faccia perdere mai di vista la vittima, che è quella che ha maggiormente bisogno di aiuto. E sono d’accordo anche sul fatto che capire vuol dire poter provare a prevenire, anche se non è facile. Però non nascondo che mi fa molta rabbia sentire ancora oggi che la pedofilia si risolve in una troppo facile equazione abusato=abusante. Un bambino che ha subito violenza ha già da affrontare tanti probemi, e da grande dovrà fare i conti con quello che gli è successo quando proverà ad avere una relazione sentimentale, e non credo che etichettarlo quale futuro potenziale pedofilo in virtù di quanto ha subito sia giusto. Ma mi rendo conto che è una tentazione molto grande per chi non ha mai subito nell’infanzia nessuna forma di violenza, perchè potrà servire da discriminante; una cosa del tipo:” io non ho mai subito niente e quindi non sarò mai come loro”. Ma non è così. Però questo non vuole essere un attacco a te, figurati. E’ una questione che si è sollevata al nostro corso di criminologia e che si sente spesso in giro. Ma serve solo a rassicurare gli animi di alcuni, e a gettare nella paranoia gli animi delgi altri, di quelli che hanno subito. Io chiedo a queste persone: ma se un pedoflio è un bambino abusato nell’80-90% dei casi, chi è lo stupratore seriale di donne? chi è il serial killer che uccide su commissione? etc etc

  • Anch’io ho scritto un post su quest’argomento, traducendo da un sito gestito da uomini che hanno subito abusi sessuali in infanzia. Si parla dei maschietti e delle idee pericolose e gli stereotipi dell’opinione pubblica che possono nascere da queste situazioni.

    Mi è apparso chiaro che le vittime non sono “destinati” a diventare abusatori, ma allo stesso tempo, si parla chiaro sulla necessità di intervenire ed aiutare i giovani maschi che hanno subito abusi nell’infanzia(parlo di maschi perchè il sito si riferisce solo a casi di maschi, ma chiaramente anche le femminucce hanno bisogno di aiuto!). Ma cosa succede a quelli che non cercano per vergogna, o pur cercando, non trovano l’aiuto giusto?

    Io ho subito da uno zio di 11 anni più grande di me, che a sua volta aveva subito abusi nella preadolescenza (e subito dopo ha iniziato ad abusare di me). Anch’io ho “incontrato” il suo molestatore, un vero predatore/pedofilo che ha mietuto decine e decine di vittime. Era il bidello della mia scuola, la stessa che aveva molestato mio zio qualche anno prima. Nella mia mente è scattato il pensiero che “tutto era normale, che la vita era fatta così”. Questo pensiero mi ha salvato, credo.

    Mi chiedo cosa sia scattata nella sua giovane mente, se era magari scattato un pensiero o un sovraccarico di emozioni che non era in grado di controllare. In certi momenti della mia vita, quando stavo per fare una scelta importante, era sempre in agguato l’idea “chi me lo fa fare a scegliere ‘la cosa giusta o il comportamento morale giusto’, tanto ormai sono perduta”. Per fortuna il contesto culturale in cui sono cresciuta, e i forti valori morali che hanno sorretto la mia famiglia, mi hanno portata sempre a scegliere la “cosa giusta”.

    Mio zio invece, è orfano di madre ed è stato sballottato da una parte all’altra tra i parenti. Conseguentemente non ha avuto la stabilità per poter crescere bene, e purtroppo viveva proprio in casa mia in quel periodo dell’inizio degli abusi. Ha trovato in me una vittima molto facile. Gli volevo un mondo di bene. Era solo un ragazzo, aveva circa 14 anni quando è avvenuto il primo episodio con me. Lui aveva subito abusi poco tempo prima.

    Io pur conoscendo oggi la sua storia, certamente non condono la sua azione, anche perchè gli abusi sono andati avanti per molti anni, quando era in grado perfettamente di scegliere tra il bene e il male. Credo che quando era più grande a reggere le sue azioni era l’incapacità di resistere ad un impulso fortissimo che ormai si era impossessato di lui.

    Io chiedo, come esseri umani, non siamo influenzati dai nostri traumi infantili? E la reazione a questi traumi non è solitamente rivolta contro se stessi – e in qualche caso contro gli altri? Quali forme può assumere questa reazione? Secondo me, può prendere tante forme quanti sono gli individui che subiscono un trauma molto grave in età infantile.

    Quanto a me e alla mia reazione, ho sempre cercato il bene nonostante il mio dolore. Ogni giorno, per molti anni ho dovuto fare i conti con i sentimenti contrastanti che sorgono ancora oggi nella mia anima: volergli bene ancora? Odiarlo? Perdonarlo? Denunciarlo?

    Alla fine, dopo anni di riflessione e ricerca, ho deciso di perdonarlo. Non il colpo di spugna, badate bene!Vi assicuro che questo perdono è un impegno molto arduo da portare avanti, anche perchè vivo molto lontana da lui e lo vedo raramente e quindi non sono “obbligata” a ricordare il mio impegno ogni giorno.

    Quando sto per tornare in America, mi devo fare forza e ricordare tutti i motivi per cui ho fatto quella scelta. Perchè, come ho già scritto, il perdono è una strada molto difficile da percorrere. Molto più difficile della condanna a morte, che è secondo me una soluzione sterile perchè non porterebbe l’umanità a trovare nuovi percorsi e possibilità di prevenzione.

    So che questa risposta potrà creare sconcerto in qualcuno, e mi scuso per questo.

  • indubbiamente i traumi che subiamo nell’infanzia ci segnano; e può accadere che bambini abusati e non aiutati facciano loro questo comportamento che hanno imparato fin da bambini; la pedofili è anche sopraffazzione, è il più forte che schiaccia il più debole e ne fa ciò che vuole.Alcuni bambini possono imparare questo e riproporlo da grandi. Certo quando hanno 13-14 non so se la violenza che attuano ai danni di loro coetanei o di bambini più piccoli sia proprio dovuta alla pedoflia come la intendiamo noi, quanto, invece, non sia proprio un riproporre qualcosa che hanno vissuto e hanno subito, per rivalersi sugli altri non potendo farlo su chi ha fatto loro del male. Quindi ciò che viviamo da bambini ci segna, ma in che modo? il mio professore di inglese delle superiori, più che farci lezioni di inglese ci faceva lezioni di vita; una volta ci raccontò un aneddoto che recitava così:” ci sono due gemelli, uno è un avvocato che lavora per difendere le vittime dei crimini di vari reati, l’altro è un delinquente dedito all’alcol che spesso finisce in carcere. Uno psicologo (credo non ricordo bene) incuriosito dalla vicenda decide di parlare con entrambi per capire come siano potuti diventare così diversi due persone cresciute nelle stessa famiglia. Parla con il fratello delinquente e gli chiede: perchè ti sei dato al crimine e all’alcol?” e lui risponde:” mio padre beveva ed era un uomo violento in casa, non ha mai lavorato”. Poi va dal fratello avvocato e gli fa la stessa domanda, e l’avvocato risponde:” mio padre beveva ed era un uomo violento in casa, non ha mai lavorato”. Questo per far capire che lo stesso trauma può dare reazioni completamente opposte,la differenza sta proprio nella persona e nella sua capacità di autodeterminarsi e di ragionare ad un certo punto. Di sicuro anche il fratello avvocato sarà rimasto segnato dalle violenze subite nell’infanzia, e proprio per questo ha deciso di fare l’avvocato, di aiutare chi come lui aveva sofferto, perchè sapeva cos’era la sofferenza. l’altro fratello, invece, ha fatto prorprio il codice comportamentale del padre e ad un certo punto della sua vita lo ha scelto, perchè lo ha ritenuto più conveniente, o per altri motivi,ma lo ha fatto. Tutti noi durante l’adolescenza mettiamo in discussione quello che i nostri genitori ci hanno insegnato, tutto ciò che abbiamo vissuto; è giusto quello che ho vissuto, è giusto quello che mamma e papà mi hanno insegnato, oppure no, magari hanno ragione gli altri. Anche per questo l’adolescenza è un periodo difficile: il corpo cambia, inizia una sorta di tempesta ormonale, non sai più chi sei, quello che è giusto e quello che è sbagliato, è un periodo di rivalutazione. Non per tutti è così drammatico, però è un periodo in cui si sceglie chi essere, a volte si sbaglia, ma in genere non si passano certi segni, altre volte si. In Italia a 14 anni si è considerati penalmente responsabili, ma si tiene conto, nel giudicare, dell’attenuante derivante dall’età particolare; però si punisce, perchè si ha già la capacità di intendere che se, ad esempio bastoni un cane più volte quello muore, che se minacci qualcuno di debole e fragile quello poi avrà paura e farà ciò che vuoi. Di sicuro tuo zio è rimasto segnato dalle violenze subite, ma proprio per questo avrebbe potuto diventare per te un angelo custode, proprio perchè sapeva cosa si prova, un po’ come quel bambino, violentato dal padre, che di notte stava sveglio per vigilare sulla sorellina ed evitare che lui facesse a lei la stessa cosa; o come quelle sorelle o fratelli maggiori che accettano di subire la violenza perchè l’abusante dice loro che se non lo faranno, o se parleranno, lui farà la stessa cosa ai loro fratellini o sorelline. Tuo fratello non ha avuto una famiglia, ma poi ha avuto al fortuna di essere ospitato dalla tua, e da come parli della tua famiglia credo che lui sia stato amato e rispettato come te, i tuoi fratelli e/o le tue sorelle. Tu ti sei aggrappata a loro e a quello che ti hanno trasmesso e questo ti ha permesso di andare avanti,ma a quanto ho capito non hai ricevuto aiuto psicologico in quegli anni; però hai conosciuto il dolore e la sofferenza e hai detto no a tutto questo.

    Certo ricevere aiuto e sostegno psicologico e morale da parte di psicolgogi e da parte della famiglia è importantissimo quando si subiscono abusi, e prima si ricevono meglio è, perchè così il recupero è migliore. A volte adulti attenti e che non girano la testa dall’altra parte potrebbero addirittura arrivare a prevenire la violenza, o a fermarla per evitare che vadano troppo oltre. Ma spesso gli adulti diventano cechi, sordi e muti di fronte a questo, anche se questa è un’altra storia. Sta di fatto che questa è la condizione di molti minori che poi diventano psicologi, volontari, persone che vogliono aiutare chi, come loro ha vissuto ho sta vivendo una situazione di abuso. Come te che hai aperto un blog, ad esempio, come la tua amica che è diventata psicologa, come Sarah che sta scrivendo un libro etc etc. alla fine dipende da noi, siamo noi. Neppure il figlio di un mafioso è necessariamente destinato ad essere mafioso a sua volta

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