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La madre che uccise a coltellate la sua bimba di 6 anni subì, e non fu la sola, violenze sessuali vere da parte di un parete, sacerdote, ora defunto.
Quella di Sara Bolner, la madre che uccise a coltellate la sua bimba di 6 anni, è la storia di una vita di tormenti interiori, di traumi, di fantasmi mentali, ma è anche la storia di una violenza sessuale vissuta da bambina. C’è questo e molto di più nelle 80 pagine di perizia psichiatrica scritte dal dottor Ermanno Arreghini, psichiatra incaricato dal gip Marco La Ganga di valutare lo stato di salute mentale dell’indagata al momento dell’omicidio. L’esito della perizia è noto: la donna quando uccise non era in grado di intendere e di volere e non è socialmente pericolosa. La conseguenza è che – sempre che il giudice faccia sue le conclusioni del perito, fatto probabile ma non scontato – è chSae la donna per la giustizia italiana non è imputabile, non può essere processata e dunque non finirà in carcere. Ma liquidare solo in sei parole – «incapace di intendere e di volere» – la storia di Sara Bolner sarebbe riduttivo. L’omicidio non fu un raptus estemporaneo, ma l’esito finale e disastroso di un lungo turbamento interiore che la donna maturava da anni. Forse neppure gli psichiatri potranno mai stabilire con certezza dove siano le radici di quel malessere mentale, di quel senso di inadeguatezza che spinse la donna a sopprimere la creatura che più amava uccidendo con la piccola Marialisa anche una parte di sé. La perizia sonda a lungo il vissuto della donna. C’è un fatto, anzi un enorme trauma, che pesava sulla psiche di Sara Bolner. La donna raccontò di aver ricevuto da ragazzina le pesanti attenzioni sessuali di un parente, un sacerdote. Parlò degli atti sessuali subiti per un decennio da parte di quell’uomo, così rispettato in famiglia e fuori. Erano i racconti visionari di una pazza omicida? Qualcuno forse li liquidò in questo modo. Ma non era così: le indagini condotte dai carabinieri prima e dagli psichiatri poi, hanno chiarito che non si trattava affatto di fantasie. Gli inquirenti hanno raccolto fonti di prova che dimostrano che Sara Bolner subì, e non fu la sola, violenze sessuali vere da parte di quel prete ora defunto. Quanto questo abbia influito sulla sua malattia mentale non lo sapremo mai. Di certo per anni Sara Bolner visse un disagio profondo. In passato si parlò di suoi atteggiamenti aggressivi nei confronti del padre. Di tutto questo non è stata trovata traccia. Sara Bolner era un pericolo soprattutto per se stessa. In un’occasione impugnò il coltello e minacciò di uccidersi, disse di essere pronta a inghiottire i vetri rotti di un bicchiere pur di metter fine alle sue sofferenze. Nella perizia si cita anche un’altra circostanza allarmante emersa dal passato della donna: al ritorno da un viaggio disse che le avevano nascosto la morte del padre, quando questi in realtà, per fortuna, era in vita e stava bene. La perizia psichiatrica rappresenta la pietra angolare di questa inchiesta. «Chiederemo il processo con rito abbreviato – dice l’avvocato difensore Vasco Chilovi, che all’indomani dell’omicidio aveva subito chiesto la consulenza di uno psichiatra – e in quella sede si discuterà il contenuto della perizia, un elaborato frutto di un enorme lavoro condotto dal dottor Arreghini in contradditorio con gli psichiatri nominati dalle parti». Accusa e difesa hanno infatti i loro consulenti: Fabio Bonadiman, incaricato dall’avvocato Chilovi, è arrivato a conclusioni identiche al suo collega: indagata incapace di intendere e di volere e non pericolosa. Restano da vedere le conclusioni di Claudio Agostini, il consulente nominato dal pm Carmine Russo: forse sulla pericolosità dell’indagata potrebbe avere qualche dubbio in più. Non dimentichiamo, però, che in sede di giudizio la perizia del gip, considerata super partes, è quella che pesa di più. Se così fosse, Sara Bolner tra qualche mese potrà lasciare il carcere. Per la giustizia quel giorno il caso sarà chiuso, ma non per la medicina perché la donna avrà ancora bisogno di aiuto.
La ricostruzione del caso:
I carabinieri hanno fermato la madre, Sara Bolner di 44 anni, che avrebbe affermato che la bambina si era fatta male cadendo.
La mamma viene descritta dai vicini come riservata, ma anche molto affettuosa con la bambina, e nel complesso si parla di una famiglia serena. Ma ieri mattina verso le 8 un urlo straziante ha sconvolto il quartiere di nuova costruzione alle porte del paese. Alle 8.35 Sara Bolner è davanti al portoncino e incontra il medico che abita di fronte, Giuseppe Brescia, appena uscito di casa per andare al lavoro. Gli chiede di salire con lui per vedere che cos’ha la bambina e agli occhi dei due si presenta una scena allucinante: la piccola a terra in un lago di sangue e la mamma vicina che dice semplicemente «Eccola qui. Sembra morta». Il medico tenta di rianimarla, anche se capisce che ha perso troppo sangue. Chiede anche alla mamma di aiutarlo ad alzare le gambine della piccola, mentre il papà chiama il 118. Arriva poco dopo l’elicottero e arrivano anche i carabinieri. Mentre la bambina viene portata all’ospedale Santa Chiara di Trento per un inutile tentativo di rianimazione, i militari capiscono subito che cosa è accaduto. Un coltellino da cucina, con la lama seghettata, sporco di sangue, è sul tavolo in sala. Lo ha deposto lì la mamma dopo averlo raccolto in camera. Tutto l’appartamento è intriso di sangue. «Forse se i soccorsi fossero stati chiamati in tempo la bambina si poteva salvare» dice il dottor Giuseppe Brescia. Almeno cinque le coltellate inferte alla piccola, di cui due sulla mano destra, segno che Maria Lisa si è difesa disperatamente. 

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