Ciao… mi chiamo Silvana,

è la prima volta che mi trovo a scrivere la mia storia, raccontata poche volte fortunatamente… fortunatamente perché malgrado i sensi di colpa, la vergogna, e sicuramente anche la paura di essere giudicata si siano sbiaditi, (non posso ancora dire cancellati) parlarne apre sempre una ferita rimasta aperta per troppo tempo e medicata solo nell’ultimo anno e mezzo, ma sento che raccontare fa bene a me e probabilmente può essere d’aiuto ad altre persone a prendere coraggio e scrivere.. parlare.. buttare fuori….
La mia infanzia non è stata delle migliori sotto vari aspetti… ultima di 5 figli… (siamo due femmine e tre maschi) con 2 genitori troppo intenti a lavorare per riuscire a non farci mancare niente (nell’essenziale)… una sorella che dall’età dell’adolescenza  era un po’ scapestrata e doveva essere seguita, ovviamente seguita si intende nel senso di attenzioni e di cure, ma probabilmente i miei genitori hanno accolto questo consiglio in modo errato, hanno pensato bene che io dovessi SEGUIRLA in ogni passo, non poteva uscire se non mi portava con se, (ovviamente io fungevo da spia dovendo riferire tutto ciò che accadeva, imparando già da piccola a mentire, tralasciando episodi e momenti visti che ritenevo frustranti, per non dare un dolore alla mamma e al papà) e così ebbi l’onore di assistere alle prime sigarette…alle prime canne… alla prima sbronza con tanto di vomito…al primo tiro di coca… e al primo buco… con una sofferenza interiore indescrivibile, pur non sapendo esattamente di cosa si trattasse, ma la vedevo stare male, e con lei avevo un attaccamento a dir poco morboso, forse perché era l’unica sorella, forse perché ritenevo che sarebbe stato il mio esempio di vita  (ovviamente è stata poi scartata questa idea)…
Insomma le donne di casa non avevano molto tempo da dedicarmi, la mamma al lavoro fino a tarda sera.. mia sorella troppo intenta a vivere il suo mondo chimico, insomma troppo impegnate per vedere o capire cosa mi stava accadendo, ma la cosa brutale era che mi accadeva nelle mura domestiche, il luogo in cui un bambino depone e crea la sua sicurezza.
Chi e che cosa può dare questo ad un bambino se non la propria casa e la propria famiglia… hai la certezza che nessuno di loro voglia farti del male… e quindi ti fidi…  ti fidi anche se capisci che tutto ciò non ti piace…..ti fidi anche se il dolore fisico lo provi (infatti appena inizio a piangere mi chiede scusa e per un po’ si ferma… quindi mi fido… penso.. non l’ha fatto apposta a farmi male) ti fidi anche se non capisci perché questi GIOCHI STRANI debbano restare un segreto… ma il pensiero è uno solo… è mio fratello…. Mi vuole bene…. me lo dice spesso… quindi io ci credo… MI FIDO!!!!    Tutto questo avveniva ovviamente in casa, dove durante il pomeriggio restavamo spesso soli, lui essendo il più grande aveva il compito di tenerci d’occhio un po’ tutti, ma gli altri erano comunque grandi, solo io sono staccata da loro come età, e quindi doveva occuparsi maggiormente di me… portarmi e riprendermi da scuola.. farmi fare i compiti.. farmi il bagnetto… insomma, quasi tutto ciò che una madre dovrebbe fare con un figlio! Tutto questo è durato per 4 anni, dai 6 ai 10, fino a quando ho detto NO… BASTA… ricattandolo dicendo che avrei detto tutto alla mamma e papà…. quando ho capito che non era una cosa bella, che non era vero che tutte le mie amichette lo facevano.. che non era un gioco!
Tutto questo non l’ho mai detto a nessuno, per ben 20 anni ho vissuto nel silenzio, sicura che questo segreto sarebbe venuto con me nella tomba, ma un anno e mezzo fa circa, le cose sono cambiate, ho incontrato un uomo con una sensibilità fuori dal comune, un uomo che è diventato il mio compagno e poco dopo mio marito e forse anche il mio angelo, ha saputo leggermi dentro, capire nei miei comportamenti (fuori e dentro ai momenti d’amore) che qualcosa di strano viveva dentro di me… chiedendomi (in modo dolce e delicato, e a volte forse un po’ meno) di aprirmi, finche un giorno ho preso il coraggio in mano e mi sono aperta, poco alla volta ma con fiducia…. Da qui in poi la risalita. Ho letto un grande libro, che consiglio a tutti, uomini e donne senza distinzione malgrado il titolo, “DONNE CHE AMANO TROPPO” di Robin Norwood, mi ha aiutata a capire i miei modi di fare e di essere, il perché dei miei rapporti precedenti molto sofferti, ma soprattutto mi ha dato il coraggio di voler sapere la verità, sapere se qualcuno in casa sapeva, se aveva dubitato, capito, pensato a cosa succedeva, ma ciò che più mi premeva era sapere perché nessuno aveva fatto niente… nessuno mi aveva aiutata e salvata da tutto ciò??!! Poi domandone finale… perché mio fratello aveva fatto questo a me… sua sorella….????
Ho parlato con i miei 2 fratelli, mia sorella e mia madre, (mio padre proprio in quel periodo era ricoverato in ospedale per un intervento al cuore, ed ho ritenuto che non fosse proprio il caso di turbarlo maggiormente). Ho visto varie reazioni… (rabbia …. dispiacere…delusione.. ma anche prese di posizione, dicendo di continuare a tacere) ho avuto qualche risposta, ma i ricordi (troppo lontani) sono incerti… sbiaditi, quindi non mi restava altro che domandarlo al diretto interessato… altro coraggio e sono andata fino in fondo! Abbiamo parlato poco perché la vergogna l’ha portato a fuggire… il tempo di dire che era un ragazzino stupido, che gli dispiace ciò che è successo e che sperava vivamente che io me ne fossi dimenticata, che essendo piccola non potessi ricordare… senza rendersi conto di ciò che mi ha lasciato dentro… senza conoscere i miei incubi notturni…di come ho vissuto e di ciò che ancora porto e porterò con me…della mia paura di avere un figlio a cui possa capitare, e da cui la troppa paura mi porti ad essere opprimente ed ossessiva.
La cosa strana è che non sono mai riuscita ad odiarlo e nemmeno tutt’oggi, forse perché mi fa pena, pena per essere un uomo senza palle, di non essere in grado di costruirsi una vita sua ma di essere a 40 anni suonati ancora a casa con i genitori… o semplicemente.. perché è mio fratello!!! Non lo so… so solo che l’odio non fa parte dei sentimenti che provo per lui. Sono stata per 8 mesi in cura da una psicoterapeuta (avrei dovuto continuare, ma ho ritenuto il tempo trascorso sufficientemente utile) e a questa mia domanda non abbiamo trovato grandi risposte.
Oggi a 31 anni sento di stare meglio, di essermi tolta un grande peso, di aver trovato il piacere del sesso, di non viverlo più come “dovere” ma come “piacere”, per questo devo ringraziare in primo luogo mio marito, per aver capito…per avermi compresa… aiutata… sostenuta e spronata…! Secondariamente me stessa per essere riuscita come poche volte ho fatto a trovare un grande coraggio per raccontarmi e per affrontare tutta la situazione e tutte le persone, grazie a Robin Norwood….. ed infine grazie a PROMETEO e a Massimiliano per avermi dato la possibilità di raccontarmi nuovamente e di esternare momenti, episodi e particolari che non sempre sono pronta ad esprimere, anche perché a voce non è semplice, tanto meno quando hai di fronte un interlocutore diretto e puoi leggere sul suo viso le emozioni e lo stato d’animo, o più semplicemente perché non è proprio facile RACCONTARE… RICORDARE… RIVIVERE… anche a distanza di così tanti anni! Ma ora l’ho fatto e sto meglio!     GRAZIE!
Un abbraccio di incoraggiamento a tutti…Silvy
 
 
 

16 Commenti a “”

  • hai vinto una battaglia importantissima e dura.C’è un detto che dice che un peso è più leggero se lo si porta in due, e tu di sicuro hai trovato un alleato e un amico straordinario in tuo marito,ma anche in te stessa, affrontando la situazione e scoprendo in te stessa una grande forza e una grinta che ti aiuteranno ancora nella vita,come hanno fatto finora.Sarà l’istinto di sopravvivenza e il desiderio di vivere e non sopravvivere. Da parte mia ti auguro una vita bella e piena, piena di tutte le cose belle che dalla vita si possono avere. E chissà…..magari un giorno il desiderio di essere madre sarà più forte di qualunque altra cosa…..e allora sarai una buona madre. un abbraccio. 🙂

  • Sembrerà strano, ma la cosa che più mi ha colpito nel tuo racconto è il ruolo avuto da tuo marito.

    Sembrerà altrettanto strano se ti dico che, in un certo qual modo, lo invidio. Lo invidio perché lui è riuscito a fare e a dare quello che io avrei voluto fare e dare ad un uomo che ho amato tanto e che ho perso.

    Perché sono arrivata vicina al suo dramma, tanto vicina, ma questo non è stato abbastanza. Il mio grande rimpianto.

    Ti auguro tutto il bene del mondo, tutta la felicità che non hai avuto e che sono certa stai già recuperando.

    E sii orgogliosa del tuo coraggio.

  • Ciao Silvy, ce l’hai fatta, ed ora la tua vita non sarà più solo in salita. Ti mando un abbraccio enorme.

  • Ciao,

    un abbraccio anche da parte mia.

    Cleo

  • Ciao Silvy! Sei stata grandiosa, hai avuto il coraggio di affrontare tutto e tutti e forse questo era l’unico modo per poterti sentire veramente Libera..la violenza subita tra le mura domestiche credo debba essere tra quelle più terribili, proprio per il fatto che nella propria casa ci si aspetta d’esser circondati solo da amore vero, cristallino.Sempre. Invece, casi come il tuo ci insegnano che dobbiamo essere sempre vigili, con gli occhi sempre ben aperti ovunque, per il bene dei nostri figli, nipoti…Grazie. Un abbraccio.

  • quanto sei dolce, la tua lettera mi ha fatto un po` piangere.

    buona fortuna.

  • La cosa che più mi ha colpito della tua storia è stata la reazione di tuo fratello…

    come poteva pensare che ti fossi dimenticata tutto?

    E’ incredibile come chi fa del male non si renda conto di quello che fa e delle conseguenze che questo comporta!

    Che schifo di uomo…

    Silvy, ti auguro il meglio che la vita ha ancora da offrirti e ti abbraccio con affetto. E da uomo, ringrazio tuo marito perché sono quelli come lui che aiutano voi donne a capire che in fondo non tutti gli uomini sono vigliacchi, bastardi e pessimi padri! Buona vita!

  • …un’ altro abbraccio a te Silvana

    Ale

  • Cara Silvy ti voglio ringraziare per questa tua testimonianza perchè sono sicura darà forza a chi ancora non riesce a raccontarsi e soffre in silenzio…

    Un abbraccio enorme

  • Sono felice che Silvana abbia ritrovato la forza e la gioia di vivere… che abbia potuto chiarire dentro di se ciò che aveva subito, e grazie al amore di suo marito, rinascere ad una nuova esistenza.

    E’ una testimonianza molto forte, che certamente aiuterà altre persone ad aprirsi e prendere il coraggio per riscattare la loro vita!

    Un forte abbraccio e l’augurio di sempre trovare la forza per affrontare la realtà, con dignità e coraggio…

    🙂 claudine

  • Sei una donna molto forte..un infanzia difficile ma hai trovato il coraggio di andare a fondo e ora non puoi che risalire sempre più su con un uomo che ti ama accanto!

    un abbraccio

  • silenzio… finchè dura…

    fino a quando non si trova una carezza vera e sincera che ti spinge a dire le prime parole e a fare i primi passi…

    voglia di ricominciare a vivere, soltanto ripercorrendo una strada dissestata….

    si dice che quando un combattimento interiore non è pienamente soddisfatto si ritorna prima o poi ad affrontarlo…

    un lieto fine che porta a riflettere…

    una storia piena di sacrifici e sofferenze su una pelle che un giorno ha avuto sete e fame…

    Un applauso a Silvana…

    Un abbraccio a Max…

    ;o)

    klà

  • Mi compiaccio con vera gioia per la ritrovata serenità e l’ armonia che l’ Autrice della lettera, ha ritrovato. Il mio augurio sincero ed affettuoso, per sempre raggiungere obiettivi di grande positività. Auguroni e un abbraccio. Giulia.

    P.S.

    Caro Max,

    mi è gradito ricordarti che siamo sempre in attesa di una tua risposta circa il progetto di cui parlammo non molto tempo fa (Iniziativa su Rossovenexiano, Pro Istituzione Maxfrassi) e per la quale attendiamo risposta. Il concorso parte al primo di Settembre, gradiremmo avere sollecite notizie.

    Grazie.

    Un abbraccio,

    Giulia.

  • ciao silvy, ti sono vicina, e volevo consigliare a tutti coloro che ne avessero bisogno di leggere il libro “donne che amano troppo” che ho avuto il piacere e la fortuna di leggere anche io… me lo ha consigliato mia cognata che è in cura da una psicoterapeuta ed ho potuto rendermi conto di quanto si possa incosciamente ricercare il dolore un pò per recuperare situazioni già vissute in famiglia, un pò per farsi del male… bhè sei GRANDISSIMA… hai avuto un coraggio ed una forza che spero ti accompagneranno sempre ed un compagno che sicuramente ti ama davvero… Forza… Un abbraccione…

  • x giulia: ti avevo scritto che era tutto ok.

    fai pure!

    baci

    max

  • ciao Silvana,

    Posso solo immaginare il coraggio che ci vuole quando l’abusatore da affrontare e’ uno di famiglia. Famigliari che ti chiedono di tacere e di non pensarci ti uccidono una seconda volta.

    La gente si soprende quando i ‘bambini non parlano’… ho provato ad immaginare di essere io da adulta la vittima di una violenza sessuale perpetrata da un menbro della mia famiglia, ho ceracto di immaginare (solo immaginare e’ stato un tormento) le reazioni dei famigliari, le relazioni spezzate dalla mie accuse, le prese di posizione, come dici tu…la vergogna, la rabbia, la paura di distruggere la famiglia…non so se avrei avuto il coraggio di parlare.

    Figuramioci una bambina, vilmente plagiata e/o minacciata dall’abusatore. Come fa un bambino a parlare, quando e’ cosi’ difficile per un adulto. Parlare, testimoniare come hai fatto tu richiede un coraggio straordinario.

    E’ solo tramite testimonianze come la tua che la gente capisce cosa si puo’ nascondere dietro le mura di una famiglia ‘perbene’. Si legge di un abuso su un giornale, ci si scandalizza, ma poi il telefono squilla e la testa e’ gia’ da un’altra parte. Ma le tue parole rimangono dentro.

    Sono sicura che il coraggio che ti e’ servito per affrontare tuo fratello e scrivere in questo blog aiutera’ tante vittime a trovare le loro parole, la loro via d’uscita.

    Vista la difficolta’ che tuo fratello ha nel guardarti in faccia, forse dovrebbe leggere questo blog per smetterla di scappare e per capire quello che ti ha lasciato dentro.

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