“Chi perdona un omicida si fa complice dell’omicida. Chi uccide non va perdonato, altrimenti si sente autorizzato a uccidere di nuovo”.
Maurizio Piovanelli, papà di Desireé.
 
In questa settimana sul blog usciranno una serie di interventi da non perdere.
Che faranno riflettere e discutere come, forse, mai prima d’ora.
Leit-motiv, purtroppo, non solo la grande sofferenza che portano con sé, ma anche il carico di ingiustizia che a questa sofferenza ha fatto seguito.
Ieri abbiamo visto la maestra “taglia lingua” di Milano, fortunatamente sospesa dall’insegnamento, e poi il caso del bimbo tedesco rapito ed ucciso da un pedofilo. Oggi torniamo a Brescia (…….) e riapriamo un altro caso tristemente noto. Non di pedofilia, ma di quella follia legata ai minori che trova, in questo contesto socio-culturale tutte quelle protezioni e quelle omertà che mettono le vittime con le spalle al muro ed i carnefici con un’illusoria quanto fragile boria. Vi ricordate il caso di Desireè Piovanelli, quella ragazzina che a Leno, il 28 settembre 2002 fu attirata con una scusa in un casolare abbandonato (“vieni a vedere dei cuccioli appena nati con noi”) e poi abusata ed uccisa da un branco (Giovanni Erba, all’epoca 36 anni, Mattia, 14, Nico, 16 e Nicola, 16 pure lui). Oggi il papà di Desireè fa sapere, ad un settimanale, che deve lasciare il quartiere di Leno dove ha sempre vissutoperché non ce la fa a reggere il quotidiano incontro con le famiglie degli assassini di sua figlia. “Speravo che se ne andassero loro dalla vergogna, invece…….”.
Davanti a casa continua ad abitare la moglie di Giovanni Erba, il capobranco, spacciatore, condannato a (soli) trent’anni per l’omicidio di Desireé. Pochi metri dopo vive la famiglia di Nicola, amico d’infanzia di Desy e suo aguzzino. E ancora poco più in là la famiglia di Mattia, il più giovane del gruppo che presto passerà dal carcere ad una comunità terapeutica, beneficiando anche di numerosi permessi premio per tornare a casa.
E così Piovanelli se n’è andato. Lui che ogni giorno, anche più volte se li trovava davanti dice “sapesse come mi guardavano, che aria di sfida, che disprezzo”. Non ha lasciato però Leno, perché andarsene sì, ma cambiare paese sarebbe proprio un darla loro totalmente vinta.
Ma confermando ancora una volta che questa società non è più a misura di vittima ma di aguzzino.

4 Commenti a “”

  • Avevo già letto sabato l’articolo di cui parli ed una profonda tristezza mi aveva presa. Immaginavo, mentre leggevo, la strada che questi genitori vedevano ogni giorno magari vedendo ancora la propria figlia che la percorreva a piedi ignara di dove la portasse, a quale tragico destino. Sono con te Max in questo pensiero: il mondo stà diventando a misura degli aguzzini e non delle vittime. La sfida, il disprezzo la vediamo anche noi ogni giorno e qui tanti sono già andati via!!

  • CHE TRISTEZZA!….Che forza ci vuole!…auguriamoci che dietro alla sfrontatezza degli assassini essi si sentano delle merde!..auguriamocelo per non morire anche noi!

  • La società permette che tutto questo accada. Siamo noi la società, noi dovremmo ribellarci avendo accanto a noi esseri umani malvagi, assassini, invece ci conviviamo, lasciamo che passi, non immischiamoci troppo e loro hanno vita facile, diventano forti, si nutrono della nostra indifferenza e anche del fatto che la giustizia non è giustizia. Di fronte a casa mia abita una persona che quando mia figlia aveva due anni ha minacciato la vita di lei e di mio marito adducendo che lui possiede due figli maschi grandi e noi una piccola femminuccia. Sono partite le denunce non abbiamo potuto tutelarci in alcun modo. E loro nonostante tutto quello che è successo ci vivono davanti casa (fortunatamente un pò più in là…almeno non li vedo proprio in faccia) e continuano a fare vita di società con tutti i vicini che sanno benissimo che avevano minacciato la mia bambina. A me non è successa una tragedia simile, ma come ha detto mio marito i carabinieri si sarebbero mossi solo a fatto compiuto, a violenza compiuta e non prima, quindi lui si sarebbe fatto giustizia da solo. Scusate se lo scrivo, ma è facile far finta che siamo tutti bravi a perdonare. Se toccassero mia figlia io non saprei perdonare e mio marito che è buono come il pane, lo è più di me e di tutti quelli che conosco ha lasciato la dichiarazione scritta al maresciallo che se solo toccavano la piccola lui lo avrebbe ucciso e poi si sarebbe consegnato. Ditemi voi se si deve arrivare a questo per sentirsi non so neanche dirvi come, perchè non ci siamo mai sentiti bene dopo che è successo. Non ci si può fidare delle persone che partoriscono simili violenze!!!!Scusate lo sfogo…ma vorrei proprio sapere dov’è la coscienza? Dovè l’umiltà!!!La gente non la possiede più!

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