noi non dimentichiamo silvestro delle cave
NOI NON DIMENTICHIAMO! – 1
Apriamo oggi un nuovo spazio, che periodicamente inseriremo qui. Per tenere sempre più alta l’attenzione, la guardia, ma anche l’indignazione.
Affinché chi pratica e difende il male sappia sempre di più che per lui non c’è, né mai ci sarà, posto. Lo apriamo a pochi giorni da una triste ricorrenza, quella del rapimento del piccolo Tommy Onofri (che anche in questo contesto ricorderemo nel giusto modo). In molti di voi mi hanno segnalato l’intervista, apparsa ieri sul Quotidiano Nazionale, del papà di Tommaso, intervista che avevo letto e che ovviamente mi ha colpito. Per quel dolore che non scomparirà mai, ma anche per quella dolorosa e sottile premonizione che alla fine i carcerieri/assassini (ed i loro parenti/amici/supporters vari) non la pagheranno mai fino in fondo, mentre a soffrire sarà solo la famiglia di Tommy….e noi con loro (a tal proposito una richiesta: è possibile che la si smetta di far parlare ‘sta gentaglia dal carcere???? Chiediamo troppo???!!!)
 
LA STORIA DI SILVESTRO.
Silvestro ha 9 anni, lo sguardo furbetto e il nome simpatico, “come quello del gatto dei cartoni animati”, così dicono i suoi amici.
Silvestro corre in strada, insegue un cartoccio di stracci che diventa pallone, una lattina vuota, un colpo tira e goal! Capocannoniere. O campione del mondo.
Un mondo povero, a tratti degradato, da conquistare giorno dopo giorno, per sopravvivere, guadagnarsi un’occasione, nel nome della legalità, con uno stato assente ed un altro, parallelo, presente. Fin troppo.
Silvestro corre, corre per le strade polverose, tra gatti randagi e ciottoli. Corre con i suoi amici, compagni di giorni che si alternano spensierati, lontano all’orizzonte il mondo degli adulti, lontano quel futuro, troppo lontano, ma per ora tutto è divertimento, spensieratezza, pulizia, gioco.
Come quello di fare gli scherzi, passione che riunisce magicamente tutti i bimbi del mondo, si suona il campanello di un citofono, magari si borbotta qualcosa e poi via di corsa, con l’adrenalina che corre a mille nelle vene e la certezza di aver compiuto chissà quale trasgressione.
E l’eco delle voci che dai citofoni fuoriescono ti rincorre, dandoti ancora più forza, rendendoti ancora più veloce mentre un brivido piacevole quanto repentino ti scorre lungo la schiena.
Roccarainola, così si chiama il paese, è un piccolo centro abitato, frazione di Cicciano.
Tutti nel bene o nel male si conoscono. Tutti sanno tutto di tutti.
Il rione delle case Gescal, case popolari, è forse quello più povero di altri, anche se a ben guardare quando si tratta di povertà qui non ci sono certo grandi differenze.
Silvestro gioca con i suoi amici e incontra il suo destino con un colpo di citofono, quello che suona direttamente all’inferno degli angeli.LE FOTO DEI PEDOFILI Allocca
Il nome sul campanello è quello di tale Andrea Allocca, pensionato settantenne.
Il vecchio scende in strada, sbraita, urla contro quei ragazzetti che gli hanno fatto lo scherzo. Silvestro si fa sempre più piccolo, si spaventa, non pensava ad una simile reazione, lui poi è un bambino e quello è solo un innocente sciocco gioco.
Piange Silvestro, si blocca dalla paura e piange. Forte. Il vecchio allora la smette di sgridarlo, il Diavolo si sa essere astuto e sfruttare ogni occasione gli si presenti. Prende il piccolo sotto braccio e lo accompagna “di sopra, a casa, dove si potrà calmare”.
Certo il bimbo l’ha fatta grossa, quelli non sono mica scherzi da fare, la punizione, capitelo bene, ci deve essere.
Inizia così, in quel dannato giorno del 1997, il ciclo di abusi sessuali a cui il piccolo Silvestro verrà sottoposto, in quella altrettanto maledetta palazzina al 27/a del rione Gescal.
Insieme allo “Zì Andrea” si uniscono ben presto il genero, Gregorio Sommese di 43 ani ed il cognato di quest’ultimo, Pio Trocchia.LE FOTO DEI PEDOFILI Somese
I tre abusano del bambino, a volte anche a cadenza quotidiana e poi gli danno pochi spiccioli, magari delle caramelle, facendogli passare il messaggio che lui “quelle cose lì le fa per soldi, per interesse e per questo è meglio che tenga la bocca chiusa”.
Il bambino sta male, tanto, diventa abulico, a scuola pure va male ed i giochi con i compagni si fanno sempre più rari, qualcosa, o qualcuno, gli ha spento la gioia di vivere.
LE FOTO DEI PEDOFILI TrocchiaSilvestro poi è ferito dai sensi di colpa, che gli esplodono dentro e gli fanno male, tanto troppo male. Per questo un giorno, dopo l’ennesimo stupro di gruppo, mente si riveste dolorante e piangente, davanti ai suoi carnefici sazi, Silvestro dice “basta!”. Non vuole più continuare, anzi non ha proprio mai voluto farlo, sono loro i cattivi che l’hanno obbligato e ora lui dirà tutto al suo papà……
Forse è stata la sua ultima frase, o forse ha detto qualcosa d’altro, magari una supplica, chissà.
Andrea Allocca, capo branco, prende un bastone e picchia forte sulla testa di Silvestro.
Quindi insieme a Gregorio Sommese fa a pezzi il corpo del bimbo, mentre Pio Trocchia va a prendere la sua Panda.
Andrea Allocca e Gregorio Sommese portano via i resti del bimbo dentro ad un sacco di juta, mentre Trocchia resta a casa a pulire.
Le ricerche di Silvestro, scomparso da casa oramai da cinque giorni partono dalla Campania per toccare l’Italia tutta.
Possibile che in una frazione così piccola nessuno abbia visto nulla? Nessuno sappia nulla? L’omertà si sa è un brutto male, che ama essere complice di altri mali grandi quanto lei.
Grazie ad una intercettazione telefonica i carabinieri arrestano Andrea Allocca e Gregorio Sommese: è soprattutto quest’ultimo a dare indicazioni al telefono, spaventato dalle perquisizioni fate dagli “sbirri” nel rione Gescal.
Poche ore dopo fermano anche Pio Trocchia.
I tre confessano. Nei minimi dettagli. Agli inquirenti non pare vero di ascoltare una dichiarazione tanto dettagliata, quanto violenta, ma soprattutto priva di emozioni. Silvestro è una cosa, un oggetto, usato, rotto e buttato.
“Speravo di ritrovarlo, ma non dopo aver subito questo” dice la madre Rosaria, mentre ancora non si trova il corpo del bimbo. Gli inquirenti requisiscono a casa di Alocca una roncola ed una pesante mazza, ma si rifiutano di rendere pubblici i dettagli del caso perché “troppo raccapriccianti”.
Riveleranno solo alcune dichiarazioni delle belve, che diranno che il bimbo prima l’hanno cercato di soffocare, poi l’hanno colpito più volte al capo e poi l’hanno fatto a pezzi; inoltre confermeranno che i resti sono stati bruciati, insieme ai suoi quaderni ed alla cartella di scuola.
La confessione, ripeto, viene fatta senza emozioni. Anzi, dopo l’omicidio i tre si ripuliscono e tornano a casa dalle rispettive famiglie per il pranzo, salvo tornare nel pomeriggio per eliminare gli ultimi resti di Silvestro.
Passano 8 anni: il 12 aprile 2005 viene ritrovata una valigia, durante gli scavi per la ristrutturazione di una casa. Contiene dei resti umani, un cranio sfondato e delle scarpine da tennis taglia 37 insieme a dei brandelli di abiti.
I genitori li riconoscono come quelli di Silvestro. L’esame del dna conferma l’esattezza del riconoscimento. Resta da capire come siano finiti lì e perché non siano stati bruciati come gli assassini avevano dichiarato.
Il 7 maggio viene celebrato il funerale del bimbo, a cui partecipano più di duemila persone.
 silvestro delle cave i resti
Gli assassini.
Andrea Allocca è morto in carcere per un edema polmonare solo due settimane dopo l’assassinio.
Il paese si è letteralmente rivoltato, rifiutando che venisse seppellito in terra consacrata (peccato non siano stati così “rivoltosi” quando lo dovevano) ed infatti i funerali sono stati fatti in un posto sconosciuto. Nessuno dei suoi parenti pare sia andato a dargli l’ultimo saluto……
Pio Trocchia è stato condannato con condanna definitiva all’ergastolo. Pare che in carcere sia diventato pazzo. Pare…..
Gregorio Sommese invece è stato assolto dall’omicidio ed ha scontato 9 anni, solamente 9 anni, per occultamento di cadavere.
Oggi Gregorio Sommese è LIBERO. La madre di Silvestro ha “ringraziato i Giudici” ed avvisato le altre mamme: “attente c’è un pedofilo in libertà”.
E se qualcuno sa dirci dove sia, gliene saremmo grati………..
LE FOTO DEI PEDOFILI Somese
 

5 Commenti a “”

  • La faccia di Gregorio Sommese è tutto un programma…direi raccapricciante e disgustosa.

  • Davvero dolorosissima questa storia, rileggendola è sempre molto triste.

    Il fatto che l’ultimo uomo sia già in libertà e che non si sappia dove sia è angosciante.

    Più di tutto però mi ha fatto riflettere il fatto di come certe storie vengano facilmente dimenticate, di come alla fine non si faccia a sufficenza per impedire che ciò si ripeta.

    Bisognerebbe inventarsi un giorno in memoria di questi poveri angeli, perchè rimangano sempre nel nostro cuore ma soprattutto nella nostra mente.

    Questo è un altro discorso (forse), ma vorrei condividere con voi l’emozione che ho provato oggi ascoltando una notizia dove parlavano del delfino accudito con tanto amore da Tamara, la dolcissima ragazza uccisa brutalmente qualche giorno fa.

    Quel povero cucciolo, da quando non vede più la sua Tamara è tristissimo, non mangia più, non gioca più, sembra quasi non voglia più vivere. Sono sempre più convinta che noi alla fine ci illudiamo di essere un passo avanti gli animali, questi sono avanti rispetto a noi un mondo di emozioni che forse noi ancora ci sognamo.

  • Questo post fa davvero male!Ho la nausea!!!

    Cara Patri ho letto il tuo commento e sono con te anche per quel piccolo delfino. Tamara abitava qui vicino al mio comune, conosco persone a lei care, so la storia di quel pazzo che l’ha voluta morta e che già si sapeva fosse fuori di testa…sappiamo di quel piccolo delfino che si sta lasciando morire e anch’io mi chiedo cosa aspettia la “gente” ad ammettere che emozionalmente noi siamo ancora al tempo delle caverne…o peggio!!!Siamo un virus su questa terra, mortale!

  • Sono entrata nel blog di malulore complice una notte insonne. Il malumore ha lasciato posto a lacrime, rabbia, paura…perchè lui è fuori nonostante abbia fatto tutto ciò, perchè al posto di Silvestro ci può essere qualsiasi bambino del mondo, perchè la pedofilia è anche questo e non ci deve essere un bambino sul tavolo di un obitorio per farci urlare la nostra indignazione, la nostra sofferenza. Io da mamma ho paura, perchè giustamente dobbiamo fare vivere loro una vita fatta di esperienze per crescere e la mamma non può stare accanto a loro 24 ore su 24…e se suona il campanello sbagliato? E se Fosse il bambino “giusto” nel momento e nel posto sbagliato?? Si spera sempre di no, la speranza aiuta a vivere ma non fa niente di concreto contro queste bestie.

  • Questo è il mondo per i nostri bambini, dove è finita la favola di peter pan a cui credevamo una volta!

    Raffy

Lascia un Commento

Come usare il Blog
Libri
libro nero pedofilia
ho conosciuto un angelo
bambini bucarest
adesivo
prometeo

Per non dimenticare Tommaso Onofri

Tommy

Archivio
Powered by AtSafe