IL RITO MAYA.
Forse mi ripeto. Ma risono storie così folli che se non fosse per il carico di sofferenza e di miseria umana che portano con sé, sembrerebbero uscite da un film comico di serie C. Una commedia degli orrori recitata da pessimi guitti.
Invece sono storie vere. Di tutti i giorni. Così normali da apparire, quindi, ancora più assurde.
Storie così:
a Bologna un uomo h stuprato per mesi una ragazzina di 13 anni, affidatagli dalla madre. Incensurato (come la maggior parte dei pedofili), guardia giurata, aveva conosciuto la madre della bambina in una Chat (e già questo…). Incominciano a frequentarsi e la donna lo introduce in casa; la donna ha altre due figlie, una sposata che vive fuori casa ed una malata che passa molto tempo in casa.
Nulla si sa del marito. La donna è in attesa da tempo di una casa popolare e l’uomo le fa credere di avere la soluzione.
Qui arriva la parte della storia da “commedia di serie C” come ho detto poc’anzi, tanto assurda quanto drammaticamente vera.
Per far avere la casa ala signora le fa credere che serve un rito propiziatorio, meglio, un rito Maya. E per realizzarlo serve una vergine.
La donna abbocca (…..) e gli manda in casa (una casa definita dagli inquirenti “allucinante e tetra”, piena di maschere ed altro) la figlia.
Che qui viene picchiata ed abusata. E minacciata di morte con delle armi da fuoco.
La bimba ne parla solo mesi dopo, alla fine di una lezione a scuola sull’educazione sessuale, in cui viene toccato anche il tema della pedofilia (!!!!!!!!!!!!!!!!).
L’uomo ora è stato arrestato e la polizia sta cercando di aprire un file del computer che potrebbe contenere le immagini dello stupro.
Termino così, senza alcun commento, perché non credo di dover aggiungere nulla, per non rischiare di sparare sulla croce rossa.

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