LE VOSTRE LETTERE.
Oggi riporto questa lettera che ho ricevuto alcuni giorni fa. La riporto quasi integralmente.
I piccoli tagli che ho fatto li ho effettuati solamente per non dare a chi fa del male ai bambini, suggerimenti su come difendersi al meglio…..e per non risalire in alcun modo al mittente della storia (ed ai suoi familiari).
E’ lunga ma vi prego di leggerla con attenzione.
Molti di voi inoltre mi chiedono se possono nei loro blogs riportare i miei pezzi.
Ne sono onorato e lo sarò ancora di più se riportate testimonianze così.
 
Da parte mia e di tutti quelli che transitano da qui (sempre più numerosi, un vero esercito di energia e voglia di cambiare certe brutte cose), l’abbraccio più sincero a questo grande papà.
 
Caro Massimiliano, mi dici "grazie per la lettera"? Io ringrazio te, che mi hai risposto con calore umano e mi hai dato la soddisfazione di mettermi subito nel tuo blog. Ce ne fossero di gente concreta come te. Ti mando il piccolo romanzo della mia brutta esperienza, così tu e tutti quelli che vorranno, potranno ascoltare il mio accorato racconto. Se mi farai la cortesia di pubblicarlo, taglialo pure se pensi sia troppo lungo e correggilo… senza retorica, ti confesso che sto piangendo e non riesco a rileggerlo.
Ora che ho rotto gli argini ho anche altre cose da dire, ma ne parleremo in seguito.
Un abbraccio; ecco la mia storia:

Cara brava gente,
passato un primo periodo di attonito stupore per quel che mi è recentemente accaduto, sento impellente il desiderio di portare la mia testimonianza su questo tristissimo argomento.
Purtroppo mia figlia, che chiamerò Giada anche se non è il suo vero nome, è stata vittima di un pedofilo che, da me denunciato e processato, ha confessato le sue colpe ed ha patteggiato la pena con una recente sentenza che prevede (soli) tre anni di carcere.
Ma, per me, il vero dramma sta iniziando adesso e vi spiegherò il perché.

Che dire di mia figlia?
Ovvero della vera vittima di questo abuso? Una bambina gioiosa, vivace, solare, che adoravo e che tutti m’invidiavano, ora, all’età di 19 anni, vive in uno stato di depressione permanente, non ha più amiche perché le sono tutte antipatiche, sta con un ragazzo che ha avuto storie di droga – e quindi non m’illudo certo che lei sia immune da questa piaga – ma specialmente si rapporta con la sua famiglia, me, mia moglie e l’altra mia figlia (26 anni), come fossimo suoi nemici, in continuo conflitto.
Cos’ho fatto per Giada? Forse troppo poco. Non ora, che l’ho mandata dalla migliore psicologa della mia città, che sto cercando di strapparla da questo suo torpore in ogni modo, ma semmai prima. E dire che quando ebbe circa 10 – 11 anni la presi in disparte e le feci un discorso molto esplicito, pur se con un linguaggio adeguato; molto dolcemente e continuando a dirle che non c’era niente di male se mi avesse detto che le era già accaduto, le feci capire che “qualcuno”, anche vicino a noi – amico o parente – avrebbe potuto avere verso di lei attenzioni morbose, ed anche se a lei non parevano tali (avevo il dubbio che non capisse bene cosa volessi dire), era opportuno che, ora che diventava “signorina”, assumesse un comportamento più consono al suo nuovo stato, cioè non fare vedere le gambe, non rimanere in una stanza da sola con un uomo adulto (foss’anche mio fratello), non farsi toccare, neppure per gioco, ecc.. Alla mia – tenera, per non spaventarla – insistenza nel dirle che non c’era nulla di male se le pareva di avere già incontrato situazioni “strane”, ché suo babbo sarebbe sceso lui in campo semmai a difenderla, o a rimuovere situazioni imbarazzanti per lei, Giada col suo disarmante sorriso mi diceva che non le era mai successo niente di simile e che potevo stare tranquillo. In realtà era stata vittima del mostro da quando aveva 6 anni!! Evidentemente è più forte di loro, non riescono a dire niente e io ancora oggi mi rammarico di non aver saputo cogliere, di non avere capito.

Cosa dire del mostro?
Sono sempre stato consapevole che il pedofilo non è lo sconosciuto che offre le caramelle ai bimbi con un ghigno da sporcaccione. No.. non c’è banalità più sciocca a questo mondo; intendiamoci, ci sarà pure quello, ma le statistiche dimostrano (ed avendo avuto due figlie femmine mi ero fortemente interessato a questo tema, come ritengo doveroso per ogni padre, più ancora che per la madre) che il mostro è il parente, il padre, il fratello, il vicino di casa con cui si ha grande confidenza, l’amico di famiglia che frequentavamo fin da quando eravamo ragazzi. Questi sono coloro che possono approfittare facilmente dell’innocente affetto dei bambini e quindi mai fidarsi di loro anche se la tua ragione ti dice che sarebbe impossibile. E io così feci; a mio fratello, pur se è più vecchio di me, dissi di usare un sistema di gioco diverso verso le mie figlie, nell’età più delicata, ad altri parenti o amici feci discorsi simili, uno si offese e non esitai a mandarlo a quel paese… Eppure…
Il problema è che il mostro non è soltanto il pedofilo, ma, peggio ancora, i suoi complici. Sì, loro hanno dei complici che ti stanno vicino e che sono le vere serpi che covi in seno. Ora vi racconto, il carnefice di mia figlia era in realtà il padrino di mia moglie, e allora perché ci siamo cascati a piè pari? Bella domanda, ancora oggi mi prenderei a martellate. Con tutte le mie precauzioni, vi potete immaginare quando affidai per la prima volta Giada a mia suocera, che viveva con un marito di seconde nozze, qual era la mia preoccupazione. Chiedemmo alla nonna di Giada, presa in disparte, di giurarci che non avrebbe mai e poi mai, nemmeno per andare in bagno a fare pipì, lasciato sola nostra figlia con suo marito, e questo non perché ce l’avessimo con lui, solo per prudenza. La reazione fu forte. Mia suocera, pur se le avevamo spiegato che era un metodo che adottavamo con tutti i nostri parenti, e suo marito nemmeno lo era, e che non avrebbe dovuto offendersi come stava facendo, dopo una scenata ci tolse il saluto per due anni. Per poi chiamarci una sera al telefono e, chiedendoci scusa, riconoscere che eravamo in realtà dei bravi genitori e che avrebbe fatto quel che desideravamo, tanto era l’affetto che provava per noi, di cui alla fine condivideva le preoccupazioni, e specialmente per Giada. Niente di più falso!!! Lei, e sto parlando della madre della madre della mia bimba, di colei che aveva giurato solennemente che sarebbe morta piuttosto di consentire che l’innocenza di mia figlia fosse violata, glie l’ha buttata nelle sue sporche grinfie. Quel lurido verme ha potuto insozzare il corpo e l’anima della mia bambina tranquillamente mentre quella p…..a di sua moglie andava a fare la spesa, dalla parrucchiera, assentandosi per ore, ed ogni volta che tornavamo a prendere Giada, quell’essere immondo spergiurava, in risposta alle nostre preoccupate richieste di conferma del mantenimento della promessa fatta, dichiarando che non s’era allontanata un secondo, neanche per andare in bagno.
Scusate, ma ora devo interrompermi… mi si strozza il pianto in gola ed ho voglia di buttarmi dalla finestra dal lacerante dolore. Che rabbia!!!! Ma vi rendete conto? La nonna!!! Una donna, una madre!!! Ma come ha fatto!!!
Tutto ciò naturalmente l’abbiamo appreso da Giada quando è diventata così grande e consapevole da riuscire ad urlare il suo dolore, ma ormai…
Al processo la nonna ha preso le difese del marito pur se è emerso, dalle indagini, che il mostro aveva mietuto un’altra vittima prima di mia figlia!!! E lei l’aveva sentito dire in giro!!! Mi viene ancora la pelle d’oca a ripensare all’espressione del suo volto al processo… ma come si può cadere nella voragine della follia in quel modo? Come si fa a sacrificare sull’altare di Satana dei bimbi innocenti per fare piacere alla Belva, persino la nipote di 6 anni?
Se penso che Pacciani, il mostro di Firenze, aveva violentato le figlie e la moglie ancora conviveva con lui… quale contorto sentimento di abominevole complicità nutrono questi esseri immondi. Sono peggio dei pedofili. Profondamente peggio, sicché mi raccomando, se a qualcosa può servire la mia brutta esperienza: occhio!! Occhio e ancora occhio!! Non fidatevi neanche di vostra madre, di vostra moglie, di nessuno.

Cosa dire della Giustizia(?!)
Altra bella domanda. Cominciamo col dire: si può patteggiare un reato così esecrabile? Sì, perché il patteggiamento non deve essere accettato dalla parte lesa, ovviamente non l’avremmo mai fatto anche se il processo fosse durato anni ed anni, ma è proposto dal reo confesso al Tribunale, barattandolo con una piena ammissione di colpa, ed il Tribunale è obbligato ad accettarlo, per cui, tant’è, ecco una sentenza di miseri tre anni di carcere.
E ora scatta l’assurdo, il surreale Kafkiano, nel processo l’avvocato del pedofilo esibisce il certificato di nascita del mostro (per far notare che aveva 75 anni) ed un certificato d’invalidità del 100% (polmoni marci per aver fumato tutta la vita). Il Tribunale mette agli atti e sentenzia la condanna, ma… dopo qualche tempo sto tizio ancora non va in galera. Mbeh?
Mi risponde il mio avvocato: “c’è un’articolo che prevede la possibilità della sostituzione del carcere con la detenzione domiciliare per chi ha superato i 60 anni di età, deve scontare una pena non superiore a 4 anni ed è inabile, anche parzialmente.
Competente a decidere sulla richiesta dell’Avvocato (legale del pedofilo) è il Tribunale di Sorveglianza di Bologna, al quale potremo depositare delle memorie difensive (sono io che mi devo difendere?) in qualità di persona offesa.”
Eh? Cosa cosa? Allora io posso commettere crimini di ogni natura e genere, e per il solo fatto che sono anziano non vado in galera? Senza dimenticare le attenuanti generiche e speciali, se patteggio posso godere di forti sconti di pena per cui proviamo ad ipotizzare quanti reati prevedono pene entro i 6 / 7 anni di carcere, che, patteggiando ecc. rientrerebbero nei 4 anni.
Oggi ho 50 anni e mi verrebbe voglia di stuprare la madre, la sorella e la moglie di chi ha inventato questa inconcepibile pazzia. Dopo di ché, 10 annetti per il processo (coi tempi italiani) ed arrivo a 60 anni, a quel punto mi farò un po’ di arresti domiciliari, scelgo come domicilio Rimini e mi godo la mia assurda vendetta. È mai possibile tutto ciò? Siamo in Italia o in un mondo alieno?
Qualcuno ha detto che non è la "certezza del diritto" che ci manca, anzi, è piuttosto la certezza della pena e sono qui a testimoniare che le cose stanno – drammaticamente – proprio così. Ora che faccio? vado ad ammazzarlo? Mi taglio le vene?

Un papà distrutto dal dolore

N.B. – In una delle udienze del processo, mia moglie, esasperata dalle assurdità che ci costringevano ad ascoltare e portata alla follia dal sorriso provocatorio dell’imputato che aveva ormai capito che l’avrebbe fatta franca, incrociandolo nel corridoio s’è tolta la scarpa ed ha preso a taccate la testa del pedofilo, facendolo sanguinare un po’ (si può convocare imputati e parti lese di processi come questi e metterli nella stessa sala d’attesa? Veramente assurdo). Il porco non ha avuto esitazione alcuna a denunciarla, processo per direttissima, condanna a tre anni convertibili (almeno quello) in una pena pecuniaria che continuerò a pagare a rate per un po’. È vero, sono i soldi meglio spesi della mia vita, ma ha senso? Sono nel film “Alice nel paese delle meraviglie” in versione “Nightmare”? Quando finirà questo incubo?

3 Commenti a “”

  • Fa davvero male leggere certe cose…

  • Che dire, la lettera parla da se… l’ennesima dimostrazione della feccia dell’Italia…

    Mi permetto, caro papà di darle un consiglio: continui così, dimostri di avere gli attributi e non perda la determinazione, quella potrebbe essere la vittoria del bastardo ma non sarà così, ne sono sicuro…

    Per quanto riguarda sua figlia, le parlo per esperienza personale, provi a parlare con lei, è difficilissimo ma potrà essere di aiuto sia per lei che per sua figlia… Magari sua figlia le invia migliaia di messaggi impercettibili, parla magari senza la voce, non voglio dire che lei non è un buon padre,magari esistessero padri come lei, il mondo sarebbe molto molto molto molto0 migliore ma molte volte è difficile percepire questi messaggi… La saluto e mi raccomando, continui così… Un abbraccio fortissimo

  • sono shokkata.

    Qui c’è qualcosa che non va.

    nella giustizia.

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