IL VOLO.
cap rosso
Prendete il tempo che vi serve…e leggete. Con la “solita” attenzione che mi dedicate.
Un’altra storia di pedofilia….e di satanismo.
Raccontata da chi l’ha vissuta in prima persona ed oggi trova il coraggio di raccontarcela.
A dimostrazione che “volare”, si può….
Raccontare la mia storia non è semplice…
Da un punto di vista obbiettivo è una storia di violenze come tante altre, precisamente per citare le parole di un carabiniere “non sei la prima ne l’ultima, quindi rassegnati”…
E’ vero, io non sono stata la prima, l’unica o l’ultima…c’è chi è stato vittima, chi lo è ora e chi lo sarà un giorno…
Ma credo che il dramma di ogni singola persona non possa essere sminuito con certe fredde affermazioni che ti pugnalano dritte allo stomaco,mandando in frantumi quel briciolo di dignità scampata; perché paragonare con indifferenza il dramma di chi ha perso l’innocenza a “tante brutte storie”, è una violenza gratuita paragonabile all’abuso…
Quando dentro ci si sente vuoti…finiti, sporchi, arrabbiati,umiliati, spaventati, si cerca di mandare un muto messaggio al mondo, che invece di accoglierlo te lo rinfaccia, facendoti notare cosa non sei, cosa non fai, quanto pesi su quelle povere spalle fragili di chi ti sta vicino; tu hai tutto, tranne la voglia di dimenticare qualcosa che ti ha logorato nel profondo, ma che è passato!
“Inutile rivangare, si deve solo andar avanti…”con questa linea di condotta, con queste parole, si compie una violenza assai più grande,forse senza accorgersene: viene negato un altro fondamentale diritto, il diritto di soffrire.
Ti hanno rubato l’anima, te l ’hanno sporcata con il loro seme, a volte con il sangue, con le loro mani, con le parole, con lo sguardo, con la voce e tu…tu non puoi aver paura, non hai diritto di vergognarti, di star male, di urlare la tua solitudine, la tua rabbia contro il mondo che non ha accolto i tuoi lancinanti urli silenziosi, ma che è rimasto là, tacito a guardare e a girare nel suo vortice tormentoso, nel suo ritmo naturale; mentre là, da qualche parte, il corpo di una bambina o di un bambino, prova qualcosa di inaugurabile, prova la vergogna d’esistere…
cap rosso
Non ho iniziato questa “lettera” con: “la mia storia inizia così…” perché descrivere solo cosa si è stati costretti a subire, suscita solo pietà…quella schifosissima pietà che prova una persona che ascolta, che legge,ma si indigna per quanto?
Cinque minuti?
Solo i tempo per lamentarsi del male del mondo, e poi via, con un nuovo discorso, o spegne il computer e chi ha subito, rimane là, con il proprio macigno, mentre il mondo continua con la propria indifferenza…  
Quando si è bambini, si crede alla lettera a ciò che gli adulti ti dicono…i genitori poi….sono una divinità…
Il papà, la mamma…soprattutto nei primissimi anni di vita, chi non ricorda di essersi “innamorato” del genitore del sesso opposto?
Sono mitici, vero?
Per un bambino sono il mondo, sono la guida, l’insegnamento, sono il bene e i male, ciò che è giusto e ciò che è sbagliato…
Quando si è bambini si crede a tutto, ci si fida di loro…
Anche io mi fidavo di mio padre…
Ero bambina… il papà, è il papà…
Così alto, così forte, in grado di sollevarti…la prima figura maschile, un grande amore, che dovrebbe rimanere puramente spirituale, platonico, tenero…
Non so quando questo “amore” è iniziato a degenerare…non di preciso almeno…la mia storia è un po’ strana, complessa da spiegare…pertanto proverò a farlo attraverso una sorta “d’introduzione”…
E’ scientificamente provato, che dei dolori tanto forti, dei traumi eccessivi, al fine della sopravvivenza, spingono la mente umana a reprimere nel “cassetto” più remoto e mai usato della memoria, fatti che possono ledere alla nostra persona, o meglio ricordi di avvenimenti, così forti che in quel momento non siamo in grado di affrontare, per poi riprenderli in un secondo momento nel tempo…
Questo è un po’ ciò che è accaduto a me…
Si era creato nella mia persona un conflitto interiore allucinante…stavo male….ero arrabbiata e non sapevo perché….avevo incubi, sapevo che qualcuno mi aveva fatto tanto male e mi faceva schifo, provavo disgusto…
Soffrivo e non sapevo perché…
Mangiavo molto, sentivo un vuoto dentro, che non si saziava con nulla, mangiavo e ingrassavo, ciò incideva sulla vita sociale….
Il mio corpo si stava ribellando, la vista mi era calata così come l’udito,la gastrite non è tardata ad arrivare così come una condriolisi erosiva all’anca….
Quando dico che io fino al compimento del mio 17° anno di vita non ho vissuto, non esagero; la mia non è stata un infanzia e un adolescenza, il mio è stato un calvario, una lotta interiore, per non far emergere qualcosa di troppo forte da sopportare: l’odio di un padre, l’odio della stessa persona che ha contribuito a darti la vita…perché una violenza sessuale, è odio allo stato puro, anche se è camuffata con parole d’amore…
(Premetto di essere stata seguita da più psicologi, ma senza iniziali risultati)
Un giorno, mentre vedevo un film….uno di quei film per ragazzi…vidi una stella, un pentacolo disegnato a terra e dà là il segnale liberatorio…cominciai a ricordare….
Mi ricordo come se fosse ieri…è stata una sensazione stranissima…liberatoria certo, ma dolorosa da morire…risentivo odori, rivedevo volti, sapori sensazioni, colori: tutto nella mia mente come un film…
Persino ora saprei descrivere il sapore acre che aveva la pelle sudaticcia di mio padre…
Ricordo che era sera inoltrata quando vidi quel film e i primi ricordi riguardavano tanti incappucciati neri…
Attraverso l’aiuto di un associazione di Foligno, anti-pedofilia, mi venne dato il nominativo di una psicologa che mi prese in cura e mi aiutò in un lungo e doloroso cammino di ricordi…
Decisi subito senza esitazione di denunciare i fatti accaduti…fu una reazione istintiva…
C’è un “processo” lento e contorto ancora in corso, che vede ancora una volta la giustizia italiana difendere il carnefice e non la vittima…
Ma non è questo il motivo per il quale ho deciso di raccontare, (seppure mi rendo conto magari in maniera un po’ confusa) la mia storia…
Ricapitolando dai miei ricordi,mio padre cominciò ad abusare di me si da quand’ero molto piccola, dai quattro anni circa, (anche se una psicologa sostenne che, al di là dell’inizio del ricordo, è probabile che abbia cominciato a manifestare attenzioni particolari sin poco dopo la nascita)…
All’inizio era solo un gioco, un gioco tra me e lui…mi chiedeva se gli volessi bene, e io rispondevo di si…allora mi proponeva giochi strani, con carezze particolari….mi diceva che era un gioco particolare, che potevamo fare soltanto io e lui, che non ne dovevo parlare assolutamente con nessuno, perché non avrebbero capito…
Mi diceva che io ero diversa…che potevo fare solo io certe cose, che tra noi cera qualcosa di particolare…
Una bambina, come può dire di no a suo padre, che la ama in modo così “speciale”?
Una bambina, come può rendersi conto che quello non è il modo giusto di essere amata?
Certo gli altri padri non lo facevano con le mie amichette, ma io ero “speciale”, il mondo non poteva capire ….se dicevo qualcosa ci avrebbero fatto smettere…
E se smettevamo avevo paura di perdere il suo affetto…
Quando mi chiedeva di prendere il suo pene in bocca….mi faceva schifo, era una cosa innaturale, che mi regalava emozioni spiacevoli e “scioccanti” ,proprio non lo capivo quello che provavo, era una cosa che mi faceva scoppiare la testa…ma se lo diceva papà era giusto….perché mi chiedeva: “non gli vuoi bene a papà”?
Lui mi dava la possibilità di essere speciale e io non provavo piacere, ciò significava che non gli volevo bene, e ciò era una cosa brutta, da cattivi.
Mi sentivo in colpa se non lo facevo e mi sentivo anche in colpa perché non provavo piacere nel farlo…lui mi accarezzava le cosce….mi accostava il suo pene alla mia vagina, senza però penetrare…e io là, mi sentivo stranamente sporca e piena di vergogna e sbagliata perché non provavo piacere…
Le cose andarono avanti x un po’ fin che mio padre non coinvolse un suo amico, il suo “amante” per essere precisi, perché io dovevo assistere a rapporti sessuali tra di loro…
Mio padre possedeva un furgone e spesso andavamo nei boschi insieme a questo suo amico, dove io a volte partecipavo, mentre a volte ero solo spettatrice…
Ricordo una volta che mio padre mi venne a prendere all’asilo…io gli avevo fatto un disegno…e glie lo feci vedere dicendo : “questo è per te”…
Lui lo gettò dall’altra parte del sedile, mi spinse la testa verso l’apertura dei calzoni, che nel frattempo aveva aperto e mi costrinse a mettere in bocca il suo pene; mi disse che dei disegni non se ne faceva niente, che era quello che voleva lui da me…
Altre volte fui costretta a toccarmi con un’altra bambina, la figlia dell’ ”amante” di mio padre che aveva la mia stessa età, mentre ci facevano delle foto…
Mio padre non so ancora come, riuscì ad entrare in contatto con un gruppo ben organizzato di pedofili umbri, voleva che mi prostituissi affinché lui potesse guadagnare denaro, ma a riguardo, preferisco non approfondire …è troppo complesso…
Fui inoltre vittima dei loro abusi durante messe nere…e anche questo è un paragrafo “a parte”, del quale non ha senso ora parlare.
La fine delle violenze avvenne con il divorzio dei miei genitori, avevo sette anni e mezzo.
Mia madre non sapeva niente, al minimo sospetto divorziò, mia nonna sapeva, ma preferì tacere…non capisco ancora perché…
Ci sono voluti anni di terapia, farmaci, tanta sofferenza che permane, per riprendermi quella dignità che mi hanno strappato con la forza mio padre e i suoi amici, e l’indelicatezza di molte delle persone che mi hanno circondato;regalandomi ferite sicuramente in modo involontario, ma fatto sta che certi segni sono indelebili…
Come un tatuaggio a distanza d’anni: può sbiadire, ci si abitua a vederlo, ma non si cancella, non se ne va…
Ho riportato la mia testimonianza per due motivi:
1.      Per dire a chi a subito, che da certi “tunnel” si può uscire…
Se sei stato vittima, arrabbiati, urla, hai il diritto di essere indignato, hai tutti i diritti di essere veramente arrabbiato e ricorda sempre che se c’è qualcuno che si deve vergognare è chi non fa niente per cercare di “risolvere” questo fenomeno e aiutare chi ha sofferto a riprendersi, non chi ha subito!
 2.      Vorrei dire a chi legge e prova pena, che della pena, le vittime non se ne fanno niente! Fatti, concretezza nel piccolo occorre! Ciò non significa lavarsi le mani con le donazioni, ma significa aprire gli occhi, accettare la pedofilia come un fenomeno da combattere.
Combattere significa anche indignarsi, significa dire No!, significa essere presenti e uniti quando gli abusi vengono denunciati e la legge non li punisce.
 Garantisco…è faticoso…si cade tante volte…non è possibile dimenticare,ma giuro, è possibile tornare a “VOLARE!”
Vanno trovati degli appigli ai quali aggrapparsi nei momenti difficili…io ho i miei animali, i miei libri, una psicologa, ma soprattutto le canzoni di Renato Zero…
Ognuno ha qualcosa, che sia una partita di calcio, un corso di danza o una persona cara…

Un Commento a “”

  • Ciao Ragazza (nn so come ti kiami),

    che dirti, io provo un’invidia positiva nei tuoi confronti perchè sei una persona speciale, ti sei rialzata e hai dimostrato al mondo intero che hai grinta, coraggio e determinazione,se Max e tu siete daccordo mi piacerebbe metterci in contatto, anche via mail, io nn mi accontento dell’indignazione, voglio fare qualcosa nel mio piccolo.

    Nella lettera definisci ancora quell’uomo “Tuo padre”, mi piacerebbe sapere se l’hai più visto e che rapporti intercorrono tra voi se ne avete…

    Se mi permetti di sdrammatizzare (per quel poco che posso) il fatto che ascolti Renato Zero depone a tuo favore, sai lui ha aiutato molto anche me a ritrovare la via che avevo sempre cercato per la mia vita… Un abbraccio…

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