"PEDOFILIA A BRESCIA".

VISTO CHE IN MOLTI MI AVETE CHIESTO SPIEGAZIONI SULLA LETTERA APERTA A FELTRI, VI RIPORTO L’ARTICOLO A CUI HO FATTO ESPLICITO RIFERIMENTO, GIA’ INSERITO ANCHE NEL SITO DI PROMETEO:

Abusi Sessuali a Scuola – Brescia scossa da 4 indagini per pedofilia.

Per ora ci sono due condanne  di primo grado. Ma i casi di pedofilia, emersi negli ultimi anni nel nord-est, aprono interrogativi inquietanti. A partire da quel filo rosso che porta sempre alla stessa provincia: Brescia. Andiamo con ordine. Il primo tassello è la scuola materna Abba, in città. E’ lì che scattano le indagini nel gennaio 2001. Ed è qui che comincia il nostro viaggio nell’inferno. Tutto inizia quando una bimba accenna qualcosa di terribile ai genitori. Racconta d’insegnati e ausiliari che l’avrebbero portata, insieme ad altri compagni, in locali vicini all’asilo dove sarebbero stati sottoposti ad abusi, anche da parte di persone mascherate. Le indagini si concludono con l’arresto di Battista Maggioni, bidello di 55 anni, e altri tre indagati a piede libero (tra cui la coordinatrice dell’asilo). Il processo di primo grado termina lo scorso giugno, con la condanna di Maggioni (a 15 anni), e di un’ausiliaria 49enne, Giuseppina Puccillo, a 10 anni e mezzo. Assolti gli altri imputati; il pm ha già chiesto rientrino nel processo d’appello. Maggio ’03. Scatta l’inchiesta in un’altra materna bresciana, la <<Sorelli>>. E i periti stabiliscono che le violenze non sono frutto della fantasia dei piccoli. Vengono indagate 6 maestre, 3 bidelli e 3 sacerdoti (di cui 2 figure di spicco della diocesi locale che presto escono del processo): La curia cittadina fa quadrato. E in una messa organizzata ad hoc, i sacerdoti sotto accusa giurano la propria innocenza. A settembre, però, per due maestre si aprono le porte del carcere. Giugno ’04: nasce il Comitato “Liberi nella verità”, guidato da don Mario Neva, mai raggiunto da avviso di garanzia, e che poco dopo organizzerà una fiaccolata di solidarietà per gli indagati. Il processo della scuola Sorelli si dovrebbe concludere entro luglio ’06: è una  maratona a cui poche delle famiglie coinvolte riusciranno a far fronte. Sono previste tre udienze a settimana, e molti genitori non possono permettersi un avvocato. Alcuni hanno già gettato la spugna, altri potrebbero farlo. Scatta una terza inchiesta. Nel mirino finisce l’asilo San Filippo Neri, da cui era partita la manifestazione del Comitato. Tre bimbi parlano di abusi sessuali. Ed a è questo punto che entrano in scena i no global: nel corso di una trasmissione in una radio bresciana <<antagonista>> vengono fatti i nomi e cognomi dei genitori e dei bimbi coinvolti. Si scatena un terremoto. Nelle bacheche comunali vengono appesi volantini del Comitato, che proclamano l’innocenza degli indagati. Partono attacchi all’associazione antipedofilia Prometeo, guidata da Massimiliano Frassi (accusato di essere, tra le altre cose, “un calunniatore”), che alcuni genitori avevano contattato quando il caso della materna Abba era già esploso da tempo. Il 9 ottobre ’04 un convegno di Prometeo viene annullato per motivi di ordine pubblico: si teme un blitz di contestatori. Fioccano accuse e veleni. E Frassi querela il Comitato per diffamazione. Ma ecco che parte una quarta inchiesta in un asilo a pochi chilometri dalla città. Non ci sono conferme ufficiali, ma il caso sarebbe stato archiviato nel giro di poco tempo. Nel maggio ’03 sotto la lente della magistratura finisce un asilo di Verona. Le modalità delle violenze sarebbero simili a quelle avvenute nella provincia della Leonessa. Due ausiliari di 28 e 33 anni vengono rinviati a giudizio. La prima udienza è fissata il 7 ottobre. Gli imputati fanno parte di una cooperativa di Borgo Satollo, a Brescia. Solo un caso?

Libero – Sabato 03 settembre 2005

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