Nello spazio favole del sito di Aquilone Blu c’è in sottofondo la base midi di un brano dei Beatles, “Here comes the sun”, “Qui giunge il sole”. 

GretaBlu (l’autrice di tale spazio) ha deciso di fare un salto, grande, improvviso, fottutamente doloroso per chi resta, apparentemente (!/?) sereno per chi va. 

E in quel sole c’è entrata, senza aspettare che fosse lui a scendere. Con tutta la poesia di cui era capace. 

A volte la malattia ha il sopravvento e si dimostra più forte di noi. 

A volte basta un silenzio. Altre una maschera non sufficientemente grande per proteggerci. Calzata male, quanto basta per lasciare uno spiraglio dove il dolore può passare e tornare a ferirci. A morte.

L’importante è riuscire a lasciare una traccia del nostro passaggio. Un seme che altri potranno far germogliare se noi non ne abbiamo avuto il tempo.

C’era una volta…..è così che dovrebbero iniziare tutte le favole.

C’è e sempre ci sarà…..è così che inizieranno sempre le tue.

Ciao Greta……  

 

..sipario!

 p.s.: non so cosa ho scritto né penso che lo rileggerò. Ma so che per oggi può bastare.

3 Commenti a “”

  • utente anonimo:

    Credo che questo sia il modo migliore per ricordarla.

    Grazie per quello che ha scritto su Greta Blu e per quello che fa con la sua “missione”

    Tiziana da Torino

    “Massimiliano Frassi, una vita contro”

    a cura di Greta Blu

    Massimiliano Frassi è presidente dell’Associazione Prometeo onlus “lotta alla pedofilia” (www.associazioneprometeo.org ) con la quale si occupa da anni di infanzia violata. I suoi libri “I bambini delle fogne di Bucarest” (2001) e “L’inferno degli Angeli” (2003) sono la testimonianza sul campo della sua vita dedicata ai bambini e la scomoda accusa che la pedofilia è divenuta una sorta di tentacolare multinazionale che agisce viscida, indiscussa e silenziosa.

    Max, niente numeri e nessuna statistica, solo la crudezza delle tue esperienze, terribili, quotidiane, perché solo così gli stolti, chissà, capiranno e crederanno. Solo così gli irriducibili dell’indignazione si renderanno conto che è nulla a confronto di ciò che provano le piccole vittime. Nell’introduzione al tuo ultimo libro “L’inferno degli Angeli”, scrivi che i bambini sono il senso della tua vita e le loro anime violate il senso della tua lotta. Cosa si prova a guardare questi bambini negli occhi e non riuscire ad andare al di là dell’orrore che hanno vissuto e che vivono? Di cosa parlano gli occhi di un piccolo che ha subìto un abuso?

    Innanzitutto grazie per l’ospitalità; trovarmi con Aquilone Blu è un po’ come trovarmi a casa, visto che siamo “cresciuti” insieme ed insieme, con il nostro taglio “artigianale”, con la nostra “bottega” fatta di esperienze, di incontri, di sofferenze, ma anche di vittorie, abbiamo deciso di raccogliere una voce, quella dell’infanzia violata, ed amplificarla con tutta la forza possibile.

    Cosa dicono gli occhi di una piccola vittima ?

    Chiedono innanzitutto una giustificazione a tale orrore: una splendida canzone di Renato Zero, intitolata “Qualcuno mi renda l’anima”, dice: ”ma perché è toccato a me, tra tanta gente ? ”.

    E’ la domanda che si pongono le vittime.

    Il non capire perché proprio loro e poi il rispondersi, nel modo più sbagliato possibile, con quegli alibi che il predatore è stato abile nel far sedimentare nella loro mente:

    ”mi è toccato perché sono una bimba cattiva”, “mi è toccato perché l’ho voluto io”, “perché me lo meritavo”, etc. etc..

    In quegli occhi poi non c’è traccia di futuro.

    Il bambino prova a guardare avanti ma ha di fronte a sé solo un muro. Invalicabile.

    Non c’è riscatto. Non c’è salvezza. C’è solo l’interminabile spirale di violenza a cui si sente eternamente legato. Senza alcuna via d’uscita, una scialuppa di salvataggio che lo porti, per sempre, in salvo.

    Ed infine, insieme a questo ed a molto altro, c’è l’insopprimibile desiderio di un riscatto. La ricerca di un’emozione, un sogno, un giocattolo che torni a renderlo: bambino.

    Da parte nostra dobbiamo attuare la com-passione, nel senso letterale del termine: cum + patior, condividere la sofferenza. Farcene carico. Sentirla entrare in noi, con tutto il male che ha in sé, per lavorare da lì e giungere a riportare quella serenità che per i nostri bimbi dovrebbe essere un diritto ma che continua ancora troppo spesso a spiccare per la sua “assenza”.

    In questi giorni abbiamo accolto il dolore di una mamma che, accortasi di ciò che il padre stava facendo ai suoi figli, ha iniziato la sua coraggiosa battaglia per porli in salvo ma la parola dei piccoli non è sufficiente. Come si ferma un predatore, in Italia e quanto si crede ad un bambino che, nei soli modi che conosce, cerca di comunicare il trauma dell’abuso? La Giustizia italiana vince o perde? Quanti “Maestri” come quello che tu stesso hai avuto l’orrore di guardare negli occhi hanno vinto e continuano a farla franca, nei nostri tribunali? Quante streghe, quanti uomini “bene”? Mi ricordo un passo del libro, quando racconti di Luca : “medito che le persone che non mi stringerebbero la mano se sapessero che sono sieropositivo, non hanno alcuna remora a stringerla ogni giorno a chi è pedofilo”.

    Parto da Luca. Una vita segnata dagli abusi sessuali del padre e dei suoi squallidi compari.

    Una vita inevitabilmente sfociata nella strada, nella droga e nella prostituzione alla perenne ricerca di un abbraccio sincero. Di un po’ di generoso affetto.

    Di Luca oggi mi rimane un quadro: una grossa farfalla coloratissima su uno sfondo blu elettrico. “Rappresenta la vita che vorrei”, mi disse pochi giorni prima del suo ultimo viaggio. Il viaggio di un bambino che nessuno ha mai ascoltato. Capito. Creduto.

    Chi lo ha condannato a morte non è mai stato punito e come lui, migliaia di altri predatori. Liberi. In azione. Anche mentre io e te chiacchieriamo e qualcuno ci legge.

    Malgrado questo però continuo a credere nella Giustizia e continuo a battermi affinché tra le aule di un Tribunale o anche “solo” nelle stazioni dei carabinieri (o delle forze dell’ordine in generale), giunga quella preparazione e quella formazione necessarie ad ascoltare le vittime. Bagnarsi della loro sofferenza. Guardarle e capire. Decidendo poi da che parte stare.

    E’ per questo che la lotta che oggi portiamo avanti è principalmente di tipo culturale, poiché serve far prendere coscienza del problema a vari livelli e con varie finalità.

    Poi resta comunque l’indignazione e la frustrazione quando scopri, ad esempio, che loro, i predatori, ottengono i migliori avvocati, quelli più preparati, quelli che riescono, in una legislazione come la nostra, a trovare le note più piccole, gli articoli di legge più “strani”, le più becere scappatoie che permettono alle bestie di tornare a nutrirsi….dei nostri figli.

    Mi auguro che la nostra proposta di legge, che oramai da due anni viene sballottata da una commissione parlamentare all’altra, ottenga il definitivo imprimatur e venga applicata, poiché andrà a dare alle vittime tutto l’aiuto di cui hanno bisogno ed ai predatori la giusta punizione, partendo dall’evitare che per questi reati possano vergognosamente patteggiare, ovvero staccare un assegno e tornare a casa con la fedina penale immacolata.

    Vedi, i predatori sono sempre esistiti e probabilmente sempre esisteranno.

    E’ la società (incivile) che li protegge, quella su cui bisogna lavorare.

    Pensa solo al rapporto “chiesa pedofilia” ed a come, ancora troppi Vescovi omettano le sante parole del Papa: ”non c’è posto nella Chiesa per i pedofili” ed avrai un quadro preciso di quello a cui sto facendo riferimento.



    Io penso che la tua esperienza con i bambini di Bucarest ti abbia dato maggiore rabbia e coraggio per affrontare il tuo viaggio nelle fogne di città come Milano, Bergamo, Palermo, Torino, Cagliari e così via. Bambini per strada, ad inventarsi la vita ogni giorno e, qui, bambini in balìa di coloro che dicono di amarli in silenzio nelle case, protetti da mura bugiarde e dall’omertà, dall’indifferenza, dall’apatia. Dove sta la differenza e quale è invece il tratto d’unione Romania-Italia?

    Se non sembrasse una battuta ti direi che oggi si assiste ad una sorta di globalizzazione della pedofilia. Medesime modalità, medesimi approcci, medesime problematiche ad ogni lato del pianeta. Ed ecco che alla fine il bimbo brasiliano, quello romeno o quello che gioca nel cortile sotto casa, non avranno più alcun tipo di differenza.

    La Romania è oramai diventata il territorio di caccia per molti predatori che con due ore di volo hanno a disposizione un ancora troppo elevato campionario di merce umana.

    Spesso con complicità che più si avvicinano a certe dittature sudamericane che ad una nazione che nel 2007 entrerà a far parte della Comunità Europea, riescono ad impossessarsi delle anime e dei corpi di bambini, la cui assenza nessuno andrà mai a reclamare.

    Violentandoli, fotografandoli per donare ad altri avidi predato
    ri lo stess
    o trofeo, via via fino a raggiungere la loro massima aspirazione:

    la morte del bambino.



    Martina viene violentata dal padre e dai fratelli, e continua a sognare sangue ed orsi cattivi; Mihail e Justin, abbandonati nei cassonetti dei rifiuti; e Sonia, Pablo, Vasilica; e Luca, Elena, Mattia, Monica; e milioni di altri piccoli angeli che sfilano in passerella su internet, violentati, divisi in due, torturati, massacrati, venduti, uccisi. L’inferno in terra. Gli uomini non fanno questo, non possono fare questo. Come noi non possiamo far finta di nulla, di non sapere, di dire “ai miei figli non succederà mai”. Di cosa c’è bisogno, oggi, per togliere i bambini dalle fogne e sbatterci i pedofili, i vampiri, le bestie, i mostri, gli orchi?

    Di A M O R E . Riappropriamocene. Riportiamolo nelle nostre case. Riconquistiamolo. E poi saremo in grado di difenderlo, con tutta la nostra forza, quando lo vedremo così vergognosamente oltraggiato.

    Dedico a te, Max, le tue stesse parole. A te e a tutte le persone che non hanno paura di mettersi in gioco e credono ancora in un mondo che sappia accogliere i propri figli, in un mondo dove “i bambini devono solo fare i bambini”. Perché ne ho bisogno, per lo stesso motivo per cui si respira. Per non mollare. Mai. Grazie Max, da parte mia e da tutta Aquilone, la mia seconda famiglia, e da parte dei nostri piccoli angeli che credono in noi e che, nonostante tutto, non hanno paura di aprire le braccia alla speranza. Nonostante tutto.

    Spero sia già domani il giorno in cui potrò scrivere la mia favola più bella per tutti i bambini divenuti liberi per sempre. Sarà il ritorno alla Vita, il suo trionfo. Noi ci saremo.

    “Ho imparato che dobbiamo circondarci solo di persone pulite,

    che ci arricchiscono in ogni momento.

    Sacro patrimonio a cui attingere.

    Fonti inesauribili di sogni, speranze e risposte.

    Mentre gli altri, gli stupidi e gli invidiosi, verranno automaticamente spazzati via.

    Vittime dei propri rancori.

    Del proprio egoismo.

    Dell’incapacità di controllarsi a non lanciare un coltello alle spalle di chi gli passa accanto.

    Loschi traditori, irrimediabilmente condannati a morire,

    affogati dal mare di emozioni positive che hanno cercato vergognosamente di inquinare.

    Voi no. Voi siete diversi. E mi va di gridarlo a voce alta.

    Con tutta la gioia del mondo”.

    (tratto da “L’inferno degli Angeli” – Massimiliano Frassi

    Ferrari Editrice)

    Grazie a te ed a tutti gli amici di Aquilone Blu.

    Valga per voi un’altra frase di quel grande poeta che è Renato Zero:

    ”dolore no, non sentirai, se fai poesia, sarà poesia per sempre”.

    Massimiliano Frassi

  • utente anonimo:

    ciao Max…sono Clelia.Conoscevo Greta le è successo qualcosa????

  • utente anonimo:

    Clelia sono mariangela di aquilone blu.

    Greta blu ci ha lasciati, è mancata all’inizio dell’estate.

    Per il resto, caro come sempre Max, Ti ringraziamo tutti.

    mariangela berretti

    presidente di aquilone blu onlus

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