LA TERRAZZA – reality show x the blog – Speciale U2 – the best – Frammenti di una notte rock.

Ci sono momenti che ti rimarranno dentro per sempre. E ne assisti consapevole del dono ricevuto. Giorno dopo giorno staranno con te. Cambiandoti (si spera in meglio), arricchendoti (sempre se sei di quelli che amano rimettersi in discussione ed apprendere), dandoti la certezza che si può e si deve dare sempre di più. 

Così è stato per il sottoscritto la sera del 21 luglio 2005. Show a San Siro degli U2. Un qualcosa di più di un “semplice” concerto rock. Un qualcosa che non si può imprigionare nello spazio di poche righe, scritte a mano su di un taccuino e ricopiate poi con un portatile. Della scaletta (diversa dal tour americano), cson “A beautiful day” che sfuma in “Sgt. Pepper’s”, “Elevation” che parte quasi acustica e poi esplode con forza, “Miss Sarajevo” con Bono che canta in italiano meglio di Pavarotti, avrete già letto sui giornali. Così come delle scenografie, le luci, gli effetti speciali. Qui allora riporterò solamente alcune brevi istantanee, scattate quella sera e rimaste, per l’appunto, dentro di me:

1- Hot dog, ovvero come rischiare di rovinarsi la serata:

Non so resistere agli hot-dogs. Se vado ad un concerto e vedo un posto dove li fanno (e li fanno sempre ai concerti!) qualsiasi ora sia, devo mangiarne uno. Col tempo ho imparato a rinunciare ai peperoni ed alle cipolle, pertanto mi basta una versione”liscia”, solo wurstel affogato nella ketchup. Il chiosco di questa sera, ore 18,00, meno 3 ore all’evento, si chiama “Da Pasquale” ed è esattamente davanti all’ingresso 21 dove dobbiamo entrare noi: sicuro segno del destino! Peccato che a servire ci siano 3 polacche che non capiscono una mazza di italiano e si offendono a morte quando chiedo di non mettere i crauti (o perlomeno quelle alghe made in Wannamarchi che loro hanno ribattezzato krautis, con la kappa e la s finale). Di Pasquale poi neanche l’ombra: sicuramente sta nella sua villa di Miami dove vive di rendita, visto che il panino lo pago 5 euro, che diventano dieci grazie al succo di frutta “arancia rosa” (cazzo: non capivano che volevo il thé ed alla fine x sfinimento ho preso il succo: arancia rossa + wurstel: fegato I love you). Il panino sa di cartone o forse di cartone lo è x davvero, ma per fame o semplice golosità viene trangugiato tutto: morale da due giorni ho mal di testa ed alla parola “hot-dog” canto tutte le canzoni di Madonna in spagnolo (“la islaaa bonitaaaa”).  

 

2- Merchandising: 

La seconda cosa a cui non resisto ai concerti è il merchandising. E quello che non trovo qui me lo faccio comprare da chi visita E-bay. Pertanto dopo il controllo biglietti ecco subito un’altra bella coda, per pagare una maglia che non metterò mai, esattamente la metà di quella di Armani che indosso. L’idea di portare gadgets agli amici venne accantonata dai prezzi stratosferici, perfettamente coerenti con le fascette bianche distribuite nello stand accanto, riportanti la seguente dicitura: “combattete la povertà”.

 3- Il pubblico:

In ognuno di noi c’è un lato oscuro. Il mio viene tenuto a bada con difficoltà  in situazioni come la seguente, dove sogno di diventare come Hannibal The Cannibal, ma soprattutto di agire come Hannibal The Cannibal: troviamo posto dopo spinte, controlli, pause al bagno per le signore, rinunce al bagno per i signori (qualcuno un giorno mi spiegherà perchè i maschi non sanno usare i bagni pubblici e preferiscono c’entrare il pavimento piuttosto che la tazza del cesso?). Siamo al primo anello (pensavo al terzo e gioisco: poi mi ricordano che col prezzo del biglietto avremmo comprato l’intera curva nord e taccio). Siamo però sotto la tettoia (sì lo so non si chiama così, ma rende l’idea…), e si respira a fatica, visto anche il caldo carico di smog made in Milano. Ottimo quindi che l’idiota davanti a me si accenda una sigaretta dietro l’altra, d’altronde che gliene frega a lui se gli altri non respirano. Ancora più assurdo poi vedere che se la prepara: se continua così gli do 50 euro e lo mando a comprarsi una stecca di Marlboro purché si levi dai……. Mi sposto: davanti a me tre esseri segaligni. Tre intellettualoidi con gli occhiali modello Albano (per capirci), ma col cervello della Lecciso (giusto xché tutto stia in famiglia), che portano le calze corte con i sandali (…) e le canottiere della salute sotto finte Lacoste, piene di forfora sul colletto. Basta questo per l’estradizione: dopo averci annoiato per un’ora con i loro assurdi discorsi pensano di stare in piedi (unici in tutto lo stadio, parola di giovane marmotta!!!!!) per l’intera serata. Altro che Hannibal….. 

4- The Music: 

Quando entrano in scena ti sembrano tutto tranne che 4 superstars del rock: hanno una faccia che ti è nota, sono tuoi amici da sempre, tuoi parenti addirittura. E’ come la zia che torna a farti visita a Natale o tuo cugino che diventa padre e ti porta le sue creature. Poi ti svegli e ti accorgi che hai sognato ma per un attimo è così che li senti. Il carisma di Bono è fenomenale tanto quanto il distacco molto british del bassista Adam Clayton. Tra i momenti clou: Bono che si fa dare una bandiera inglese e canta una versione incazzata e tiratissisma di Sunday bloody Sunday (lontana anni luce da quella in versione acustica che sto ascoltando mentre scrivo, live from Sarajevo ’97) e di Bullet the blue sky; Bono che ricorda Papa Woytila e dopo avere baciato il rosario che il Santo Padre gli regalò lo appende all’asta ed intona One che così raggiunge dritta il paradiso; Vertigo puro pezzo di punk rock che i miei vicini intellettuali non capiscono convinti che il punk lo suoni Avril Lavigne; Pride perché è Pride e mi ha fatto giurare amore per sempre; Sometimes you can….dedicata al padre di Bono ed a tratti quasi sussurrata; Zoo station e l’abito da militare che indossa; la ragazza presa dal pubblico e “corteggiata” sulle note di All I want is you; la “vecchia” I will follow che non ricordo bene e canto in finto inglese tanto non se ne accorge nessuno; Bono che invita tutti a mandare un sms solidale (visitate: www.nientescuse.it , please) e quando i cellulari accesi fanno illuminare San Siro si ferma e colpito dice “wow (= uau) sembra un gigantesco albero di Natale…a luglio” (e gli intellettuali traducono subito, giuro che è così: “ha detto che è luglio”: ok, passi che è in tour da almeno due mesi ma credo sappia che data è oggi: pirloni!);……

5- The End:

A novembre uscirà il dvd e so già che insieme a  Renato (perché Renato pubblica qualcosa di nuovo?! ) sarà il mio regalo di Natale più gettonato. Come promesso saluti dalla Terrazza, ritornata per dovere e per piacere alla calda notte milanese, che, come poche altre volte mi è capitato (Bruce, Paul e pochissimi altri) m’ha insegnato cosa sia il rock’n roll. And I like it! 

p.s.. assente ingiustificato Flip: non ha ottenuto il pass per l’area vip ed arrabbiato (moooltooo arrabbiato) è rimasto a casa. Per ripercussione non descriverò i disastri che ha fatto. Dico solo che da alcuni giorni ascolta a tutto volume “Pupo live in Canada”, fate voi…..

Continua…….  

 

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