LA MEDAGLIA.
Due storie mi hanno personalmente turbato nei giorni scorsi. Due storie così lontane ma così vicine. Facciate opposte di una stessa medaglia, coniata da imbecilli violenti, per le cui colpe probabilmente non pagheranno mai. La prima storia si svolge in una calda e tecnologicamente avanzata scuola degli Stati Uniti. L’immagine che fa male alla visione mostra una bimba fare….i capricci. Prendere a calci la maestra (mai a sufficienza però e sempre in parti poco dolorose!) , saltare sui banchi. Premesso che il comportamento della bimba è inappropriato e che probabilmente un castigo o uno sculaccione ci potevano stare, folle è la soluzione trovata dalla grassa problematica maestra: quella cioè di chiamare la polizia. E la polizia, che probabilmente vive a Paperopoli e Banda Bassotti a parte non c’ ha un cazzo da fare, viene e non prende a manganellate la stupida cicciona, no, circonda la bimba manco fosse un pericoloso mass-murder e poi le mette le manette e se la porta via. La sequenza mostra la piccola seduta su una sedia. Le gambe non stanno ferme e ciondolano isteriche mentre le braccia stanno strette dietro alla schiena: ha chiaramente paura. Una folle paura! Ed il suo corpo lo sta dicendo a chiare lettere. 

Non ho detto che la bimba è di colore poiché voglio illudermi che sia un dettaglio irrilevante. Dai notiziari veniamo a sapere che i genitori hanno sporto denuncia e che sia la cicciona che i frustrati in divisa verranno puniti. Ma a questo credo poco, anzi non ci credo per niente. Ed a conferma dei miei cattivi pensieri giunge la notizia successiva che ci avvisa che

la Cassazione ha tolto l’ergastolo a Bernardo Provenzano, il super latitante mafioso ricercato da 30anni, e reo probabilmente di un centinaio di omicidi!

La seconda storia ci riporta a casa nostra:

Milano: un bimbo rom viene rapito da un centro di assistenza dove era stato portato per essere salvato dalle angherie e dagli abusi a cui era sottoposto. Viveva in una baracca, in mezzo ai topi ed agli escrementi ed era costretto a rubare, elemosinare e prostituirsi. C’è da sperare che sia ancora in Italia e lo abbiano rimesso all’opera (accattonaggio il giorno e prostituzione la sera) affinché grazie ai controlli che adesso sicuramente faranno, forse lo si potrà ritrovare. E salvare. Ma se come temo, è già all’estero (Germania, Francia o Spagna non sicuramente Romania), con i capelli tinti o rasati a zero, un cambio d’abito ed un nuovo nome sarà già diventato merce per soddisfare i pedofili di quelle aree.

 

Un paio di domande mi restano senza una risposta: 

a)      Come facevano i rapitori a sapere dov’era il centro?

b)     La struttura non doveva essere segreta?

c)      Possibile che in un centro così ,si entri facilmente? 

d)     Possibile che non ci sia nessuna ronda della polizia a scoraggiare eventuali balordi (come dite? Erano impegnate ad ammanettare una bimba?! Battutaccia!) ?

e)     Perché ancora una volta gli assessori comunali anziché fare un sano mea culpa sparano cazzate a raffica?

f)       Qualcuno può prendersi la briga di dare un futuro sereno ai nostri figli?

p.s.: ritornerò sull’argomento nei prossimi giorni; per ora vi consiglio la lettura dell’articolo sugli “Argati” presente nello spazio pedofilia del sito di Prometeo, articolo di denuncia scritto più di un anno fa.

2 Commenti a “”

  • utente anonimo:

    Certo il problema sta sempre in quella piccola domanda che sorge (imperiosa): che ha a che fare con me questa situazione? Cosa ci guadagno? Cosa ci perdo? Ma perdere un bambino… è un delitto così grande che niente potrà mai ripagarlo e non è questione di coraggio, ma di dignità. Proteggere i bimbi…è l’unica ragione della vita di un adulto…se non è stato abbandonato lui stesso da bambino, se conserva dentro di sè il suo Bambino intatto. C’è chi ce la fa e allora non invecchierà mai… Bisogna raccontare in giro che è possibile…

    Vitaliana

  • UN ABBRACCIO ALLA CARA VITALIANA, PER UN MONDO CHE NON SARà MAI “VIOLA” ;O) MA DI TUTTI I COLORI CHE TI MERITI.

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