ANCORA UN CAPPIO.

Di un fatto simile già mi ero occupato il mese scorso. Ora al storia torna a ripetersi.

In Iran è stato giustiziato, dopo averlo pubblicamente punito con soli 74 colpi di frusta, un pedofilo 40enne colpevole di aver rapito, rapinato, stuprato ed ucciso 40 bambine, di un’età compresa tra i 4 ed i 12 anni.

Al patibolo doveva andare anche il figlio di Mohammad(tale padre tale figlio: è forse per questo che i parenti dei pedofili li difendono a spada tratta?! Mah!?) che però essendo minorenne (17 anni d’età) all’epoca dei fatti ha visto la sua punizione finire nuovamente davanti ai giudici.

L’ennesima impiccagione dimostra che la pena di morte non è un deterrente per questo tipo di crimini ma , al contrario, facilita il fatto che il predatore uccida le sue vittime, non potendo così avere testimoni che lo possano “incastrare”.

 

p.s.. nello spazio foto, al posto di quella del soggetto giustiziato una immagine altrettanto chiara di quello che potrebbe essere qualsiasi pedofilo, che si chiami Matteo o Mohammad non importa.

2 Commenti a “”

  • utente anonimo:

    No la pena di morte no. Mi è venuta un’idea: perchè non condannarli a risentire in continuazione, giorno e notte per un po’ fino alla richiesta di perdono, la voce delle loro vittime che li accusano e posibilmente con il racconto del loro soffrire?

    Vitaliana

  • utente anonimo:

    sono daccordo con te Vitaliana

    ciao manuela

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