LAST DANCE.

E’venerdì sera. E due ragazzi in due parti opposte del “territorio” dove vivono si preparano ad uscire. Non sappiamo i loro nomi ma li seguiremo passo dopo passo.

Il primo ragazzo ha appena finito di vestirsi e si sta facendo la barba. La giacca di qualche taglia più grande lo rende apparentemente goffo. La cintura invece è ben stretta in vita. Ai piedi le scarpe da ginnastica. Quelle con l’aletta bianca, made in Usa. Tanto ricercate tra i suoi coetanei. Il secondo sfoggia un nuovo taglio di capelli. Ha appena passato un esame all’università e stasera si vuole solo divertire. Non ha sogni il primo, né desideri. O forse un desiderio c’è, lo chiama libertà anche se alla fine poi non sa esattamente quale sapore realmente abbia.

Il secondo ragazzo invece da grande diventerà medico. Pediatra per l’esattezza. Vuole aiutare i bambini e magari farà pure un’esperienza all’estero, per specializzarsi e poter offrire sempre il meglio a chi ne ha bisogno.

Il primo non si è mai innamorato e non crede che si sposerà. Le donne, pensa ad alta voce, sono solo una preoccupazione in più. Quando però la ragazza del piano di sopra lo incrocia per le scale diventa rosso in viso e non riesce a guardarla fisso negli occhi. Chissà se anche questo è amore si chiede mentre sciacqua via dal viso la schiuma da barba, facendo attenzione a non bagnarsi la giacca e chiedendosi come mai si sia prima vestito e poi rasato. Il secondo stasera è così carico che sente che farà il passo che da troppo tempo rimanda: se lei confermerà l’appuntamento le chiederà di diventare la sua fidanzata. Vuole fare le cose bene, alla grande, magari regalandole un mazzo di rose e chiedendo al dj di stravolgere le regole per mettere un lento, magari “When a man loves a woman” pescata direttamente dagli anni’60.

La strada è buia quando il primo esce di casa. L’illuminazione fioca. Un fastidioso vento alza fastidiosa polvere. Il posto è distante ma grazie ad un amico sa di poter avere un passaggio. Perlomeno fino ad un certo punto.

Contemporaneamente anche il secondo ragazzo esce. La carrozzeria dell’auto, parcheggiata in strada, brilla alla luce dei neon. Il ragazzo si specchia nella vetrina, mentre l’allarme scatta. Dannazione, pensa, non imparerò mai a disattivarlo.

La giacca bianca di marca italiana risplende nella notte e lui per un attimo si sente come Di Caprio nel Titanic, “king of the world”, “re del mondo”.

L’amico è taciturno e rompe il silenzio solo per dire che devono fare benzina. L’autoradio non funziona ed il ragazzo inganna l’attesa leggendo un volantino pubblicitario di cui non gli importa assolutamente nulla.

Quando l’auto entra nel parcheggio il secondo ragazzo fa fatica a trovare posto. Il locale è già pieno zeppo. E’ bello essere giovani pensa, infilandosi miracolosamente tra due grossi fuoristrada.

La musica si sente anche a distanza. Complice la serata calda o forse il lungo mare molti giovani ballano e chiacchierano spensierati all’aperto. Le bibite in mano, un sorriso per tutti. Chiacchiere che inseguono sguardi che inseguono baci che inseguono saluti.

I pensieri ed i problemi chiusi in fondo ad un cassetto. Magari per un’ora o per una notte intera. La mente sgombra. Resta la voglia di divertirsi.

Eccola lì, bella più che mai, da grande farà il medico pure lei, ma degli animali.

Ha cominciato da piccola a curare gli uccellini a cui si spezzava un’ala ed a portare a casa per la gioia dei genitori tutti i gatti ed i cani randagi che trovava sul suo tragitto tornando da scuola. Il secondo ragazzo si avvicina e le bacia la guancia. Siamo una bella coppia, pensano contemporaneamente. Forse stanotte faranno l’amore.

Anche il primo ragazzo è arrivato. Purtroppo.

Si fa largo tra la folla mentre con una mano apre la giacca pesante.

Sotto, ben ancorati alla cinta 20 chili di tritolo, “arricchiti” da biglie d’acciaio, chiodi ed altri pezzi di metallo che verranno sparati tutt’intorno ad una folle velocità andando a dilaniare anime e corpi e garantendo un numero elevato di morti. A casa ha salutato tutti, girato una video dove lancia il suo proclama di morte e scelto di immolarsi. Non ha tempo però per pensare a queste cose. Nessuna emozione lo deve distogliere dal bersaglio. Non sono ammessi cedimenti.

Le guardie della security pare si accorgano di lui ma oramai è troppo tardi. Ha già raggiunto il centro della sala, l’area più affollata e gremita di giovani. Come lui. Con le stesse scarpe ma un’idea un po’ più chiara di libertà.

Forse urla qualcosa, forse no. Poi tira un dannato cordoncino che fa da detonatore. E uccide il futuro di decine di giovani. Giovani che darebbero diventati pediatri. O avrebbero curato gli animali. E che muoiono in una fottuta sera che doveva essere di divertimento, senza aver avuto il tempo di dirsi che si amavano. E che si sarebbero amati, forse, per tutta la vita.

Non so se sia andata proprio così, ma è successo, nuovamente, venerdì scorso a Tel Aviv:

parecchi morti ed un numero di feriti gravi destinato a calare per far aumentare il precedente dato. Ma soprattutto un’ennesima brusca frenata a quel tanto auspicato processo di pace. Che forse mai giungerà……….

 

2 Commenti a “”

  • Al pediatra e alla veterinaria. E a te, splendido amico.

    I tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi

    che tu venga all’ospedale o in prigione

    nei tuoi occhi porti sempre il sole.

    I tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi

    questa fine di maggio, dalle parti d’Antalya,

    sono cosi, le spighe, di primo mattino;

    i tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi

    quante volte hanno pianto davanti a me

    son rimasti tutti nudi, i tuoi occhi,

    nudi e immensi come gli occhi di un bimbo

    ma non un giorno han perso il loro sole;

    i tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi

    che s’illanguidiscano un poco, i tuoi occhi

    gioiosi, immensamente intelligenti, perfetti:

    allora saprò far echeggiare il mondo

    del mio amore.

    I tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi

    Così sono d’autunno i castagneti di Bursa

    le foglie dopo la pioggia

    e in ogni stagione e ad ogni ora, Istanbul.

    I tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi

    verrà giorno, mia rosa, verrà giorno

    che gli uomini si guarderanno l’un l’altro

    fraternamente

    con i tuoi occhi, amor mio,

    si guarderanno con i tuoi occhi.

    (I tuoi occhi -Nazim Hikmet)

    ti abbraccio

    Violaviola

  • utente anonimo:

    un’altro attentato Iraq centinaia di innocenti… tutti invocano Dio ma nessuno sembra essere capace di fare qualcosa… solidarietà ma niente risultati… quanto dolore… di fronte a queste cose ritorna l’impotenza e sparisce la speranza faticosamente creata.. neanche stanotte sarà possibile dormire

    Vitaliana

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