DAL MIO ARCHIVIO….

E’ da oggi definitivamente on-line il nuovo sito di Prometeo. Mi riscuso con tutti gli utenti ma i disagi di questi giorni sono stati dettati dallo spostamento di provider. Mentre risistemiamo alcuni articoli (che saranno inseriti a breve nella “nuova versione”), me ne torna sotto gli occhi uno legato al caso (non concluso – ora c’è la Cassazione !!!!!) delle suore e trovandolo di GRANDE attualità lo riporto qui:

Sabato 23 dicembre.
Sono seduto al bar in attesa di fare colazione.
Tra mezz’ora sarò in ufficio. Mi attendono tre colloqui con altrettante persone i cui figli hanno subìto abusi. Tre ennesime immersioni nell’inferno, neanche tanto sommerso, della pedofilia. Alla faccia di chi continua ad insistere che i mitomani siamo noi.
Leggo i quotidiani. La notizia della assoluzione di un presunto pedofilo ruba spazio alle voci di quelle centinaia di bambini realmente stuprati che sul giornale non finiranno mai. Neanche l’onore di un trafiletto in cronaca nera. Per averlo forse dovrebbero morire fisicamente. Invece muoiono “solo” nell’anima.
Apro Bergamo Sette e con un pizzico di presunzione vado subito a leggere l’articolo che parla del Convegno nazionale da noi organizzato qui in città una settimana fa, dal titolo Indifesi Offesi.
Leggo e mi indigno. Ancora una volta. Non imparerò mai.
Al fianco della “recensione” dell’incontro infatti un apposito trafiletto parla delle mamme dell’asilo di Cazzano e del fatto che , cito testualmente, “non hanno potuto partecipare (al convegno) perché sono state minacciate”.
Ciò che mi ha più colpito in questi ultimi tre anni di lotta alla pedofilia, (sempre pagati in prima persona con interessi da “usura”, licenziamenti compresi, per il sol fatto di aver voluto dire “basta”) è stato proprio l’omertoso silenzio che ha permesso al pedofilo di continuare ad esistere e ad abusare.
Si dimentica infatti troppo spesso che ogni qual volta tacciamo di fronte ad un abuso permettiamo che quella sofferenza continui e si estenda, come un virus, a molti altri bambini.
Bambini sempre più piccoli (anche di 18 mesi!), bambini sempre più Indifesi. Ed Offesi, appunto. Coi fatti prima. Con le parole, poi.
Mi viene in mente una telefonata giuntami poco tempo fa.
Dopo una sequela di ipocrite lusinghe la frase fatidica, preceduta dal classico “però” di rito (“quanto siete impegnati, quanto siete bravi, quanto siete belli, però”).
Il “però” accusava noi di Prometeo di “dare troppa voce ai bambini”, dimenticandoci di ascoltare “tutte le campane”.
Chissà. Forse la stessa telefonata è giunta anche a quelle mamme il cui unico errore è stato quello di pubblicizzare il loro arrivo al Convegno, sottovalutando ancora una volta il “nemico”.
Se c’è una cosa che abbiamo sempre fatto è stata quella di voler ascoltare tutti, bambini ed adulti.
Abusati ed abusanti. Senza commettere mai un errore di valutazione.
Perché anche se nessun bambino si poteva inventare quello che le nostre incredule orecchie si ritrovavano ad ascoltare, era giusto e doveroso ascoltare anche l’adulto.
Oggi alle mamme di Cazzano chiediamo pubblicamente, tramite le pagine di questo giornale, di non lasciarsi intimorire. Di impedire, ora che possono farlo, che i loro figli ed i figli degli altri possano correre nuovamente il pericolo di essere vittime della violenza più disgustosa che si possa commettere.
Chiediamo loro che interrompano la catena. Che spezzino un ciclo che sicuramente non sarà iniziato nel loro asilo ma che lì deve terminare.
Ed offriamo loro tutto l’aiuto necessario per portare avanti la nostra battaglia. Già la nostra. Non dimentichiamoci che il Convegno (che diventerà un appuntamento annuale alla faccia di chi lo ha combattuto fino all’ultimo) era stato creato per dar voce a persone come loro. Persone prelevate dal fato nella loro passiva routine e catapultate direttamente ad Auschwitz, nell’ultimo degli orrori.
Bergamo è stata scelta come sede di Indifesi Offesi non solo per la provenienza anagrafica degli operatori di Prometeo, ma perché vuole dimostrare all’Italia civile che dalla provincia che nell’ultimo anno ha offerto nel campo della pedofilia la più lunga catena di orrori (detti e non detti) nasceva un progetto importante che la pedofilia si prefiggeva di debellare.
Leggo il vostro giornale e faccio i conti con la realtà, ammettendo a me stesso che la strada da fare è ancora tanta.
Forse non è un caso che oggi, ricorra la giornata dell’orgoglio pedofilo. La notizia di cui sopra ne è un perfetto riferimento.
Ma se ci faremo trovare tutti compatti, società civile, chiesa, scuola, volontariato e via dicendo, allora per i pedofili e per chi li copre (uguali per razza e dignità) nessuna madre potrà avere negato almeno il diritto di gridare la propria sofferenza.
























2 Commenti a “”

  • utente anonimo:

    E’ triste andare avanti e dover dire che non c’è mai fine all’orrore … a cui si aggiunge (se non bastasse già da solo !) la meschina “solidarietà” di alcuni … e mi chiedo: “Ma chi è più orribile … il pedofilo o chi lo aiuta e lo protegge ???!!!” … ognuno avrà la sua risposta …

    Alessandra

  • utente anonimo:

    Rileggendo questo articolo relativo ad un caso verificatosi a Bergamo mi riallaccio a ciò che in questi mesi ho avuto occasione di ascoltare su quanto sta succedendo a Brescia: è proprio vero che tutto il mondo è paese: le stesse cose che si leggono su Bergamo si sentono su Brescia, Roma, Napoli, Palermo, la Romania, la Thailandia, il Brasile…
    Non importa che ci siano di mezzo suore, maestre, sacerdoti o genitori abusanti.
    Il copione è sempre lo stesso.
    Ascoltando un’intervista a Maria Rita Parsi una cosa positiva l’ho colta: il fatto che da qualche tempo di questo problema, almeno se ne parla.
    E se ne parla soltanto grazie a persone coraggiose che hanno sempre pagato e tutt’ora pagano di persona (vedi ultimo convegno non celebrato a Brescia).
    Tutti gli altri, dai politici al clero omertoso e corrotto a squallidi arrivisti che pure ooperano nel campo della pedofilia (tu Max sai di chi parlo) hanno scelto la strada più facile.
    Comunque, fino a quando esisterà una realtà come Prometeo non cadrà mai la speranza di questi bimbi violati.
    PierMARIO

Lascia un Commento

Come usare il Blog
Libri
libro nero pedofilia
ho conosciuto un angelo
bambini bucarest
adesivo
prometeo

Per non dimenticare Tommaso Onofri

Tommy

Archivio
Powered by AtSafe