BRESCIA: SI RICOMINCIA.

Vi consiglio di leggere l’articolo apparso oggi sul sito di La Repubblica:

http://www.repubblica.it/2004/j/sezioni/cronaca/brescia/brescia/brescia.html

 

Tutto chiaro adesso??!! Direi di sì.

10 Commenti a “”

  • utente anonimo:

    Daniele, Giovanni, Soniajunior, e tutti i piccoli del mondo…che possiate trovare pace anche qui su questa terra percorsa da persone infide! Oggi un bambino mi ha chiesto come ha fatto l’uomo primitivo a pensare a Dio. Gli ho risposto che nel suo cuore c’era già la capacità di farsi una domanda guardando le cose belle che lo circondavano. e che quella capacità lo rendeva uomo. Forse gli ho detto una bugia…perchè ci sono uomini e donne che usano questa capacità per non essere uomini e donne, ma solo “resti”, scheletri puzzolenti. In quel bambino io però volevo solo far crescere il desiderio della bellezza, la sensibilità, per usarla poi per combattere contro ogni tentativo di predare i bambini.
    Vitaliana

  • Innanzitutto declino ogni responsabilità per quello che non vedrete nel sito ( è in costruzione ma probabilmente non lo porterò mai a termine… ). Ma veniamo all’argomento di questo articolo… Nell’inchiesta di Brescia sono coinvolte una decina di persone (non importa la precisione ). Quello che mi viene piu difficile da comprendere è come sia possibile che in una scuola si siano ritrovate due maestre, entrambe pedofile (come abiano fatto a prendere coscienza delle rispettive reciproche devianze resta un mistero) le quali poi avrebbero organizzato festini erotici con altri personaggi tra cui alcuni bidelli e tre sacerdoti (anche qui ci sarebbe da spiegare come sia possibile un aggregazione di questo tipo). L’unica ipotesi che ritengo lontanamente plausibile è che le persone si siano conosciute segretamente in qualche chat ma… l’aprirsi con estranei confessando delle verita così ripugnanti e pergiunta la propria identità… improbabile! Altra ipotesi potrebbe essere che “certe persone” cerchino professioni in cui possano stare vicine agli “oggetti” dei loro desideri… che, lo ripeto, dovrebbero essere inconfessabili. si dovrebbe forse dubitare di ogni sacerdote, di ogni maestro e bidello? Mah! Rimango dell’opinione di aspettare la conclusione delle indagini e la sentenza della magistratura. Rimango dell’opinione di rinunciare a qualsiasi giudizio morale in quanto e cito una frase di Schopenauer “l’uomo è libero di fare cio che vuole ma non di volere cio che vuole”… Il discorso sarebbe troppo lungo da farsi nel blog… Le mie preoccupazioni sono forti, ma aspetto di veder chiaro prima per cercare di capire dopo!

    Ciao Max

  • utente anonimo:

    Veramente buono ed equilibrato l’articolo di Repubblica.

    Nel testo si riporta un’espressione su cui vorrei porre un paio di interrogativi: il solito Neva afferma che il suo “demone buono, il suo demone socratico” non gli avrebbero ingiunto di fermarsi nella sua frenetica attività pro… indagati.

    Dunque con genuina, ecumenica modestia il nostro, rende noto che lui si sente come Socrate quando, davanti ai giudici dell’Aeropago (che, condannandolo, lo consacrarono a gloria imperitura) sostenne appunto che il suo demone non aveva cercato di trattenerlo…

    Ma ben più della modestia mi ha meravigliato molto il fatto che un prete cattolico faccia pubblicamente riferimento ad un suo demone, piuttosto che alla sua coscienza e al suo angelo custode: forse mi sono perso qualche lezione di catechismo, oppure, all’epoca, ero un tantino distratto!

    Ma poi Socrate, come uomo e come molti suoi concittadini contemporanei, non era un pedofilo dichiarato? O forse mi confondo con qualcun altro?

    Max mi perdonerà se suggerisco l’ascolto di una “canzone” molto istruttiva che la lettura dell’articolo mi ha fatto venire in mente: dall’Otello di Giuseppe Verdi l’empio “Credo” di Jago: anche lui “trascinato” dal suo demone “del buio crimine, sacro iddio”.

    Franco

  • utente anonimo:

    Non è difficile capire, basta ragionare con la propria testa e in cosicenza, e non aver paura, se si è in buona fede, e non si ha motivo di aver paura, chi ha orecchie per intendere intenda.
    Sonia……………..

  • utente anonimo:

    Franco hai ragione, bravissssimo!
    Sonia….

  • utente anonimo:

    Ho letto l’ultimo commento che porta firma MAX e mi permetto di far presente a chi l’ha scritto che se intende, con questi espedienti, screditare Prometeo, il suo presidente le vittime ed i loro genitori, ha fatto un clamoroso autogol.
    Questo in ragione del fatto che nessuno è stupido quanto crede questo “coraggioso” signore (o signora).
    Magari il suo nome è veramente Max, ma abbia il coraggio di scrivere accanto al suo nome anche il suo VERO cognome.
    Al di là di questo, condivido che ora bisogna aspettare ed avere fiducia nella giustizia anche se, l’aver rinviato subito a giudizio un sacerdote su 3 (per gli altri si profila l’archiviazione) mi sa tanto di “sacrificio per la causa”.
    In termini più volgari: qualcuno è alla gogna mentre qualcun altro si è parato il culo (scusate….).
    Nonostrante tutto il sottoscritto continua a nutrire grande fiducia anche se il clima di questi giorni è di grande tensione e di grande attesa.
    L’aver mandato a giudizio un esponente (seppur insignificante) del clero dimostra, come ho scritto qualche giorno fa, che i volantini e gli sproloqui che qualcuno ha diffuso a destra e a manca gli serviranno soltanto per espletare le sue più basse funzioni fisiologiche.
    Chiedo scusa per lo sfogo a tutte le persone che hanno un minimo senso del pudore (non certamente a chi scrive celandosi dietro il mome Max: avesse l’accortezza di usarne almeno un altro!!!)
    PierMARIO

  • utente anonimo:

    Sono rimasto anch’io perplesso per alcune frasi del commento a firma Max2. Ma non voglio pensare che sia in mala fede: se non altro perché sul sito che sta allestendo (auguri!) compare l’immagine di una montagna meravigliosa; di quelle che, viste dal vivo, ricaricano il corpo e lo spirito.

    Forse il nostro Max2 non ha pensato che le domande, che lui si è poste, se le sono “verosimilmente” fatte anche decine di famiglie e, sicuramente, gli Inquirenti, che prima di inviare i famosi avvisi di garanzia avranno ponderato bene gli elementi in loro possesso. Forse ignora pure che il fatto, per cui i pedofili vanno dove possono trovare bambini, è da gran tempo assodato e che la pedofilia è una pervesione intorno alla quale ruota un grosso, orrendo businness. Il suo scritto è farcito di “improbabile che”, “impossibile che”, “mah”: a proposito vale l’elementare considerazione per cui ab esse ad posse licet illatio, ovvero se una cosa è (oppure è accaduta) vuol dire che è anche possibile che sia (oppure che sia accaduta).

    Questo è la cosa da accertare: se, in che misura, ad opera di chi i fatti siano realmente stati commessi, NON se è possibile che siano stati commessi. Altrimenti, in generale, si rischia di fare il gioco dei pedofili, i quali, come è noto, si costruiscono con somma cura un’immagine sociale tale da permettere loro di essere considerati più credibili di chiunque, eventualmente, denunciasse di aver subito un abusi da parte loro.

    Ho sincero rispetto per il dolore di tutte le persone che, per diversi motivi, sono coinvolte in questa vicenda; in particolare, sento anche mio il dolore delle famiglie dei bambini, che, in tutto questo urlare, sono l’anello più debole, come l’ottimo articolo di Repubblica chiarisce benissimo. Con moltissimi altri, nemmeno io mi sogno di pronunciare giudizi su questo caso concreto: semplicemente perché non conosco direttamente i fatti e perché non tocca a me accertarli e giudicare. Nelle nazioni civili e libere, le responsabilità (qui concordo pienamente con Max2) devono essere accertate dalla Magistratura, alla quale spetta il diritto-dovere di emettere sentenze, in piena autonomia e in nome del popolo. Aggiungerei solo che questi compiti non dovrebbero spettare a nessun altro che alla Magistratura: non ai vescovi del luogo, non ai preti (di strada o di chiesa), non ai Comitati di Liberazione degli indagati, non ai palazzi dei potenti!

    Andrea

  • utente anonimo:

    Lungi da mè ogni tentativo di screditare chiunque, soprattutto un associazione come Prometeo che sta facendo del bene in tutti i sensi e a cui ho offerto da tempo la mia disponibilità come volontario. Ma veniamo al dunque: quello che mi interessava capire è come si possano verificare delle aggregazioni di questo tipo (ma se volete anche del tipo della setta satanica di cui tanto si parla in questi giorni, oppure delle trè ragazze che in valtellina uccisero una suora ). Capire il modo in cui sia possibile trovare in un ambiente così ristretto, tante persone con idee criminali, e soprattutto come avvenga il fenomeno dell’aggregazione. Scusatemi ma difficilmente riesco a concepirlo altrimenti non avrei coinvolto qualcun’altro per sentire la sua opinione. L’articoletto da me scritto voleva essere lo spunto per una discussione di questo tipo e non certo per innescare polemiche. Non ho nessun problema a porgere le mie scuse a chiunque si sia sentito offeso per qualcosa. A Piermario dico che se avesse fatto un giretto sul mio povero sito avrebbe visto quale è il mio nome e cognome (tra l’altro informandosi sul dominio, vedrebbe pure indirizzo e numero di telefono…). Max2 deriva dal fatto che mi chiamo Massimiliano… e di solito mi chiamano max… Non volevo dire che gli indagati sono innocenti, ma non posso nemmeno dire che siano colpevoli. Alla magistratura spetta di dire l’una o l’altra cosa. Ringrazio Andrea degli auguri per il sito, ci vogliono proprio :-).

    Lanzi Massimiliano

  • Max 2,tutti siamo consapevoli che ad emettere sentenze deve essere i giudici e nessun genitore ha voluto sostituirsi alla giustizia.
    Certo che le tue parole paiono proprio venire da certe persone a noi purtroppo ben conosciute, da ciò deriva la diffidenza, anche perchè ricordiamoci che con Falcone e Borsellino, tutti dicevano come è possibile! eppure ora loro non ci sono più, ecco come era possibile.
    Sonia………….

  • Error:

    A RICHIESTA RIPORTO QUI L’ARTICOLO:
    Massimiliano

    La parola ai giudici, ma accusa e difesa si scontrano

    da un anno in piazza a colpi di omelie e volantini

    dal nostro inviato DARIO OLIVERO

    BRESCIA – Via San Faustino attraversa come un fiume il centro storico di Brescia e lo divide in due. Da una parte, i palazzi che guardano verso il castello, la parte ricca. Dall’altra, il quartiere popolare del Carmine che qualcuno chiama “Carmen Street” per dargli un’aria da improbabile Bronx padano. La storia che ha lacerato Brescia incomincia qui, nella scuola materna vicino alla chiesa dei Santi Faustino e Giovita che si affaccia sulla via. Il processo che si apre oggi ha come imputate due maestre d’asilo di 52 e 50 anni che devono difendersi dall’accusa di pedofilia. In particolare di aver agito da intermediarie tra uomini governati da istinti inconfessabili e i bambini che loro avevano in custodia.

    Sono stati i bambini a raccontarlo. Prima ai genitori, poi ai magistrati sotto il controllo costante degli psicologi. Ma il dibattimento è solo il primo troncone di un’inchiesta in cui sono indagate altre dieci persone per le quali non è stato ancora decisa l’archiviazione o il rinvio a giudizio: altre quattro maestre, tre bidelli e tre sacerdoti.

    UNA CITTA’ CHE VACILLA. Dodici persone in tutto che rappresentano in un colpo solo tutto quello che Brescia ha sempre portato come modello: il suo sistema educativo, le sue strutture sociali, la sua vocazione di cooperazione e solidarietà, la sua Chiesa che da quindici secoli ne costituisce l’anima istituzionale, politica e spirituale. Una macchina sociale che rischia di collassare per aver tradito i suoi figli. Per questo da più di un anno, da quando questo incubo collettivo è incominciato qualcosa nell’anima della città si è rotto. Difficile pensare che non sia successo nulla, impossibile pensare che sia successo qualcosa. Per questo un processo, il processo, c’è già stato. Ed è avvenuto sulla pubblica piazza. E per questo oggi sono in molti a non voler parlare di questa storia a voler spegnere i riflettori.

    LE PIAZZE CONTRAPPOSTE. Un processo che ha tanti protagonisti: parroci che si difendono dal pulpito, sacerdoti che conducono inchieste parallele, associazioni che denunciano l’esistenza di una grande rete criminale pedofila che ha un nodo a Brescia, fiaccolate di solidarietà per gli indagati, interventi del Garante della privacy e dell’Anm. In tutto questo 23 bambini (quelli del processo odierno sono nove) dai tre ai cinque anni e 21 famiglie sono finiti travolti da una storia troppo grande per loro. Genitori schiacciati tra spese legali e terapeutiche. Mariti che cercano lavoro in altre città, mogli che implorano i mariti di farlo.

    LE MAESTRE SOTTO ACCUSA. Mentre il processo incomincia si sta concludendo il primo grado di un altro dibattimento analogo che vede imputati per accuse di pedofilia quattro maestre, tre bidelli e una coordinatrice di un’altra scuola materna cittadina. Il precedente, oltre che inquietante, è importante perché le due insegnanti sotto processo oggi, lavorarono anche nella prima scuola. Per loro a settembre 2003 si aprono le porte del carcere. Ci resteranno dieci mesi prima di ottenere i domiciliari. Sono state tirate in ballo dalle parole dei bambini che raccontano di essere stati portati fuori dalla scuola e costretti a “giocare” con altri adulti e da questi fotografati. Con il passare delle settimane, sempre più bambini vengono ascoltati. E nei loro racconti emergono sempre più particolari. Altre persone finiscono sul registro degli indagati. Altre quattro insegnati, tre bidelli. E il livello dello scontro si alza quando tre sacerdoti vengono coinvolti nell’inchiesta.

    LA DIFESA PUBBLICA DEI SACERDOTI. Molti bresciani lo ricorderanno fin che vivranno quel 13 luglio del 2004, quando due parroci si difendono dal pulpito rendendo noto ai loro fedeli di aver ricevuto un avviso di garanzia. Molti bresciani ricorderanno che quel giorno ci fu un grande e lungo applauso di solidarietà a partire dai primi banchi dove sedeva il sindaco. E ricorderanno di aver pensato: come possono uomini con un passato e un presente di prima grandezza nel volontariato, negli oratori, nella vita della città essere anche lontanamente coinvolti in accuse così infamanti? “Non voglio essere ricordato come un prete pedofilo, perché non lo sono”, diceva il parroco di San Faustino invocando “una giustizia con le lettere maiuscole che a Brescia spero sia ancora di casa”. Da questo preciso momento Brescia, tutta Brescia, è costretta a schierarsi.

    LA CROCIATA. E c’è chi prende molto sul serio questo appello. Uno dei protagonisti del processo di piazza si chiama don Mario Neva, amico degli indagati, ma soprattutto assistente spirituale all’Università Cattolica e nello stesso tempo prete di frontiera che ha tolto le prostitute dalla strada. La sua crociata per difendere gli indagati passa dalle lettere ai giornali, all’organizzazione di fiaccolate di solidarietà al carcere dove sono rinchiuse le due maestre, alla mailing list che, a detta sua, raggiunge un migliaio di persone, alle interviste. “In questi mesi ho preparato un dossier – spiega – in cui ho ricostruito tutta la vicenda. Una contro-inchiesta. Il primo errore giudiziario è incominciato con il primo processo (quello alla prima scuola ndr). Non nego che ci siano preti pedofili, ma nego che ci siano qui a Brescia”. Ma allora come è potuto accadere? “Alcuni genitori hanno perso la testa, le perizie e gli incidenti probatori fatti sulle testimonianze dei bambini sono stati viziati da prestazioni psicologiche disastrose e qualche forza politica ha cercato di strumentalizzare la vicenda”. Don Neva ha ricevuto anche un richiamo del Garante della privacy per aver fatto pubblicamente i nomi dei genitori di alcuni bambini coinvolti. “Lo sapevo, ma intanto quando mi fermeranno avrò già comunque raggiunto il mio scopo”. Quale? “Dimostrare che a Brescia non è successo nulla, salvare la comunità da una ferita che non si sanerebbe neanche in una generazione”.

    LA CURIA. Don Neva è solo uno dei protagonisti in campo, ma è una presenza vistosa e battagliera. E’ prete di strada ma anche rappresentante di spicco della Chiesa bresciana. Alla domanda: lei non teme che la sua posizione crei imbarazzo alla curia? risponde: “Il mio demone buono, il mio demone socratico, quando ho incominciato una battaglia per la giustizia non mi ha detto fermati. E non me lo ha detto neanche il mio vescovo”. La curia si è espressa ufficialmente una volta sola ma in modo preciso e inequivocabile. Il vescovo, monsignor Sanguineti, ha respinto la richiesta di dimissioni dei tre sacerdoti e di altri che avevano fatto la stessa cosa per solidarietà verso gli indagati. E il vicario generale monsignor Francesco Beschi ha scritto una lunga lettera che i parroci hanno letto nel famoso discorso dal pulpito. Si incoraggia “l’accertamento della verità”, ma nella sostanza la Chiesa difende i suoi preti. “Pur nella massima comprensione per la grande sofferenza che affligge queste persone (le famiglie e i bambini ndr) – si legge nella lettera – il vescovo desidera comunicare alla vostra comunità parrocchiale la sua personale certezza morale relativamente all’innocenza dei suoi sacerdoti e pertanto li riconferma nel loro incarico, accompagnandoli con la sua paterna vicinanza”.

    CLIMA PESANTE. Come la curia, anche le altre istituzioni cercano di tenersi a una distanza siderale dalle urla che si sentono in piazza. O almeno ci provano. Il sindaco (clicca qui per l’intervista) si appella continuamente alla ragione e difende il modello educativo bresciano ma ammette che, “sia in caso di innocenza che di colpevolezza, di fatti accertati o di suggestione collettiva, è chiaro che a Brescia abbiamo un problema serio”. In Procura il silenzio sulla vicenda è blindato. Anche perché gli avvocati difensori non hanno mai nascosto di voler far trasferire il processo in quanto il clima in città non consentirebbe un dibattimento sereno. Un’ipotesi, questa, guardata con terrore, oltre che dai magistrati, anche dai genitori che sarebbero costretti a subire fatiche processuali, fisiche ed economiche aggiuntive. Interviene anche l’Associazione nazionale magistrati per far notare che “ripetere in ogni sede che il clima non è sereno significa semplicemente adoperarsi perché non lo sia”.

    “CACCIA ALLE STREGHE”. Certo il clima proprio sereno non è. Un altro protagonista della vicenda è uno dei bersagli di Don Neva: l’associazione contro la pedofilia Prometeo e il suo responsabile, Massimiliano Frassi. Il gruppo si occupa della vicenda da un anno quando ormai i magistrati hanno già raccolto i racconti dei bambini. Con quale titolo Prometeo viene a Brescia? “Per aiutare i genitori, per ascoltarli, aiutarli a sfogare la rabbia”, dice Frassi. Non tutte le famiglie sono d’accordo ad appoggiarsi a Prometeo. Frassi dice cose difficili da sentire come: “Esiste una casistica di pedofilia fatta da predatori con la complicità di persone a contatto con i bambini”, “A Brescia è in atto un’operazione per far passare i racconti dei bambini come non attendibili”, “Qui c’è un clima da caccia alle streghe contro chi difende le famiglie e invece chi difende i presunti colpevoli viene ascoltato”. Facile, date queste premesse, che la tensione raggiunga le stelle quando Frassi si muove. Come quando all’uscita di un convegno, regolarmente attaccato da Don Neva, un uomo accusa Frassi di averlo colpito con un pugno.

    LE FAMIGLIE. E arriviamo all’ultimo anello della storia, le famiglie, l’anello debole. E’ gente di ogni classe sociale perché la scuola materna è un mappamondo geografico e sociale. Alcuni di loro sono credenti, altri cattolici praticanti o attivi nella vita sociale della chiesa bresciana. Per alcuni la chiesa è tutto, per altri nulla. Alcuni sono benestanti, altri meno. Hanno bambini in terapia. Hanno un disperato bisogno di silenzio e nello stesso tempo di non sentirsi soli. Vorrebbero svegliarsi da quelle poche notti che non passano insonni come i loro figli e scoprire che è stato solo un brutto sogno. Che i loro bambini sono vittima di una spaventosa allucinazione collettiva ma comunque meno spaventosa di questa realtà. Che nessuno a cui avevano affidato i loro figli ha tradito la loro fiducia. Che continueranno a vivere nella città in cui hanno scelto di vivere. Che quelle urla che si sentono venire dalla città nella piccola stanza in cui alcuni di loro tante volte si sono riuniti non li riguardano. Che i processi si fanno in tribunale.

    (18 ottobre 2004)

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