I FIGLI DEI PREDATORI  – 1

“Si può distinguere la relazione affettiva che si ha con un padre dal giudizio storico sul suo ruolo e sulle sue responsabilità nella tragedia?”

 

Studiando la pedofilia, ma soprattutto i pedofili, da un punto di vista criminologico, ho sempre cercato (trovandola) una similitudine con gli orrori dell’Olocausto. Insospettabili “uomini”, che lasciavano esistenze così perfette da sembrare uscite dagli spot del Mulino Bianco, per andare al lavoro. Un lavoro chiamato Auschwitz, Bergen Belsen, Spandau, e via dicendo.

Mi sono quindi trovato a riflettere su come venisse vissuto, da parte dei figli di suddetti aguzzini, il dramma di avere tali “parentele”, una volta scoperta la vera identità del proprio genitore. Mi è venuto in soccorso, confermando le mie osservazioni, un libro recentemente pubblicato (“I figli dei gerarchi nazisti”: trovate i dettagli, autore, casa editrice, etc. nello spazio “Prometeo consiglia” nel sito di Prometeo – v. links in alto a sinistra), che raccoglie le vite dei figli dei più grandi gerarchi del Terzo Reich.  E così si  scopre che due sole sono le posizioni, senza mediazioni o vie di mezzo:

negare l’evidenza (malgrado Mathausen e le sue voci)  e continuando così a vivere nell’ombra dei padri,

oppure allontanarsi da tali “scomode” paternità per stare, in tutti i sensi, dalla parte delle vittime.

 

Continua………

2 Commenti a “”

  • utente anonimo:

    C’è anche un’altro lavoro molto interessante sui “figli” nati per ordine di Hitler tra soldati delle SS e ragazze appositamente selezionate perchè ariane.. E’ stato pubblicato recentemente anche in lingua italiana…La violenza, l’abuso hanno certamente la stessa radice: la negazione del male, o meglio la mezza verità sul male per rivelarne la “parte di bene”: per negare l’abuso l’abusante parla di coccole.. Mi era stato detto: “Vieni qui, perchè tu non hai più un papà e hai bisogno di coccole..” Mai l’uso del soggetto, perchè sarebbe già, a livello lessicale e semantico la scoperta presa in carico della responsabilità… La cultura che sorregge l’abuso parte dal linguaggio, dalle questioni lessicali, dalle definizioni a metà tra il falso e il vero…La realtà è l’abuso, la sofferenza che dura una vita…E non c’è solo l’abuso sessuale, ci sono molti modi di abusare di una persona e molti abusanti… Ecco perchè per regimi così infami è stato così facile ottenere cose così aberranti.. Marianela

  • utente anonimo:

    sono sveglia da poco.. e mi metto a leggere il giornale appena portato dalla postina: L’Eco di Bergamo..

    Le suore sono state assolte.. epoi una trafila di accuse e rimproveri a Prometeo e a te.. colui che sa solo accusare e offendere..

    Assurdo! Assurdo che la notizia della condanna delle suore non aveva ricevuto molta attenzione dal giornale, ma quella dell’assoluzione.. addirittura la primapagina..

    Ma quanto potente è la chiesa? Io sono cristiana, ma spesso non lo so se sia corretto esserlo.. come può un giudice cancellare nove anni inflitti da un altro giudice?

    Allora il giudice di Bergamo è scemo? Non conta niente? O forse il giudice di Bergamo ha preferito non accettare regali?

    Che gente! Che mondo!

    Io non posso credere che dei bambini cosi piccoli possano inventarsi fatti del genere..

    Ma x e prometeo non mollate!

    io, anche se vi conosco da poco, sono con voi!

    m.

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