Non cessano gli abusi su bimbi (e adulti) gravemente disabili.

Non cessano gli abusi su bimbi (e adulti) gravemente disabili.

Partiamo dalla notizia che riportiamo integralmente nel comunicato Ansa e che ci porta ad una condanna, importante, di anni 11 per abusi su un uomo affetto da un grave ritardo emanale che lo rendeva in realtà una sorta di bambino nel corpo di un adulto. Diciamo solo che di casi così ce ne sono tantissimi…..
«Il Tribunale di Taranto (presidente De Tomasi) ha condannato a 11 anni di carcere un orologiaio di San Giorgio Jonico, Enrico Randazzo, di 64 anni, accusato di abusi sessuali nei confronti di un uomo di 32 anni con un grave disagio mentale. L’imputato fu arrestato il 24 luglio del 2010 insieme ad altre tre persone (tutti pensionati di età compresa tra i 66 e i 73 anni, con precedenti specifici) già condannate con rito abbreviato a pene comprese tra i 4 anni e due mesi e i 5 anni e 2 mesi di reclusione. Secondo l’accusa, gli arrestati adescavano la vittima in un negozio di orologi, in auto o in un garage con banali scuse, la promessa di lavori o in cambio di pochi spiccioli, e lo sottoponevano ad abusi sessuali. Il disabile si è poi confidato con il personale di Carosino (Taranto) dell’Associazione nazionale famiglie di persone con disabilità intellettiva o relazionale (Anffas) ed è scattata la denuncia. Il pm Lucia Isceri aveva chiesto per Randazzo la condanna a 8 anni e sei mesi. »
Da Taranto a Brescia. Dove un’altra squallida vicenda è venuta alla luce, in un contesto comunque ancora dai contorni non chiari.
Tre sono gli anni di reclusione a cui il Tribunale di Brescia ha condannato un trentenne della Franciacorta, riconosciuto parzialmente invalido mentale (sic) e reo di aver abusato della propria sorella gravemente disabile.
La ragazzina era stata tolta all’età di 14 anni dalla famiglia, dietro pressioni di una insegnante attenta che, insieme ad uno psicologo, aveva fatto emergere anni di soprusi e violenze di ogni sorta.. La bimba veniva infatti abusata dal padre, dal fratello e pare anche da alcuni amici di famiglia (mai individuati).
Il padre morto nel 1996 grazie alla tempistica dei processi nel nostro paese non è mai stato condannato. Diversa sorte al fratello che però grazie alle motivazioni di cui sopra, ha preso solo 3 anni di condanna.
L’imputato in aula ha sempre negato di essere stato lui ad abusarla, affermando: “che la sorella è ossessionata dal sesso e che aveva provato lei a sedurlo ma lui aveva rifiutato”.

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