Abusi su donna disabile. La sentenza di condanna di Aurelio Baisotti, di Borno (Bs), “bravo parrocchiano”.

Abusi su donna disabile. La sentenza di condanna di Aurelio Baisotti, di Borno (Bs), “bravo parrocchiano”.

Una delle battaglie di cui andiamo più fieri come Prometeo, tra quelle a cui questo Blog ha dato una forte eco, è quella sugli abusi sessuali a danno di bambini (e donne) con gravi disabilità.
Abusi che sono tanti. Tantissimi.
Nel mondo.
In Italia.
Spesso impuniti. Ancora più impuniti degli “altri”, per l’ovvia difficoltà da parte delle vittime di gridare la propria richiesta d’aiuto, non certo il proprio dolore, poiché quello sì che viene gridato, anzi urlato, forte, al mondo distratto.
Abbiamo dato il via a questa nostra campagna partendo da questa testimonianza, unica, forte, necessaria, quella di un padre meraviglioso, le cui parole ed il cui esempio sono una vera e propria lezione di vita:

Parte1:
http://www.youtube.com/watch?v=SDgUK5xCgnc
Parte 2/2:
http://www.youtube.com/watch?v=axDm2XPQhC4

E da qui abbiamo continuato con articoli dai vario tipo (qua ne riportiamo giusto un paio, che vi chiediamo di rileggere e diffondere):
http://www.massimilianofrassi.it/blog/abusi-su-un-disabile-macche-e-la-terapia-civettini.html

http://www.massimilianofrassi.it/blog/abusi-su-bambini-disabili-9-anni-di-condanna.html

E soprattutto questo:
http://www.massimilianofrassi.it/blog/abusi-sessuali-sui-bambini-disabili-come-avvengono-perche.html ).
Oggi torniamo a farlo, avendo letto la sentenza di condanna di primo grado di questa persona, della quale già parlammo quando il fatto emerse e ci fu la condanna di primo grado:

http://www.massimilianofrassi.it/blog/violenta-disabile-condannato.html

Vi chiederete perché oggi, a distanza di tempo (neanche molto a dire il vero) ne parliamo e perché non l’abbiamo fatto, come siamo soliti fare, uscendo proprio “sul pezzo”, puntuali.
Semplice. Perché le cose per la vittima non sono cambiate.
Perchè continua a stare male.
Perchè non può andare nei negozi del paese ma va a fare la spesa altrove.
Perché le sue notti sono popolate da incubi e si addormenta, esausta, solo in tarda mattinata, mente nel sonno chiede aiuto alla mamma defunta, “mamma mamma dove sei aiutami!”.
Perché sia da monito a tutti i difensori ad oltranza di soggetti così.
Perché c’è chi dice che “poi la ragazza non è nemmeno disabile (quindi la si poteva violentare liberamente?) e si vede che recita”.
Perché in chiesa la gente durante la Messa non le stringe la mano invertendo il “segno di pace” con un segno di guerra.
E allora se guerra deve essere guerra sia.
Dopo la lettura chiunque ancora difenda chi le ha fatto del male sarà identico all’abusante. In tutto e per tutto.
A questi soggetti dedichiamo le righe che seguono e tutto quel altro materiale, soprattutto le registrazioni telefoniche (intercettazioni ambientali) dei carabinieri, tra il predatore e la preda, materiale che non pubblichiamo per evitare che il vostro disgusto tracimi oltre ogni umana sopportazione.
Partiamo dalla sentenza, riportandone le motivazioni integrali, con una piccola premessa. Che serve per inquadrare i due protagonisti di questa turpe vicenda, le cui biografie riassumiamo così:

– Predatore: AURELIO BAISOTTI, classe 1954

Residenza: BORNO (provincia di Brescia)

Attività: gestisce una pizzeria, è molto impegnato nel sociale, ex assessore ai servizi sociali, molto attivo in parrocchia (e dalla Parrocchia difeso a spada tratta).

Segni particolari: insospettabile. Tutore della ragazza.

– Preda: “Stella” (nome di fantasia).
Nasce in una famiglia con diversi problemi. Due dei suoi quattro fratelli sono gravemente disabili come lei (sono affetti da cerebropatia infantile).
Dalla nascita lei è affetta da oligofrenia ed invalida al 100%.
Nel periodo in cui gli abusi si intensificano ha perso nel giro di pochi mesi il cognato (morto suicida dopo una grave depressione in seguito alla perdita del posto di lavoro), la sorella, la madre e la nipote (morte a distanza di mesi l’una dall’altra per il medesimo incidente stradale).
L’età mentale è di 3 – 7 anni. Di fatto una bimba piccola piccola rinchiusa in un corpo grande grande. Quoziente intellettivo: 35 – 50 (bassissimo ma comunque il doppio di chi la emargina).
È seguita dal servizio sociale e da un noto e stimato centro che si occupa di persone disabili, centro dove troverà la forza di chiedere aiuto (per la seconda volta. La prima pare l’avesse chiesto, anni prima, altrove……inascoltata….pare….).
Ma torniamo subito ai fatti, che emergono grazie ad una attenta e scrupolosa assistente sociale che segnala ai Carabinieri (di Breno…) quanto le era stato riportato da un’operatrice sociale che aveva raccolto le confidenze di “Stella”, la quale a sua volta in lacrime le aveva raccontato dell’ultimo (in ordine di tempo) abuso da parte del Baisotti che l’aveva obbligata d un rapporto anale “molto doloroso”.
Ci fermiamo subito ed apriamo una parentesi:
le persone disabili, proprio per la loro disabilità, sono forse ancora più credibili delle persone non-disabili.
Inoltre quando qualcuno racconta un abuso subito non lo fa ripetendo pappagallescamente una storiella a memoria, ma lo fa con racconti narrati con un’esplosione di vissuti, con tutti i sensi chiamati in causa (l’olfatto…il tatto…il gusto…) e via dicendo. Chiusa parentesi.
Aggiungiamo solo che merita un plauso il lavoro fatto dalle forze dell’ordine (comando dei Carabinieri di Breno). Ottengono subito di mettere i telefoni di tutti sotto controllo (presunta vittima, presunto abusante, amici e operatori sociali vari) e quello che si trovano ad ascoltare è letteralmente vomitevole.
Baisotti che telefona alla vittima, che la minaccia, che si masturba al telefono, che parla liberamente dei precedenti rapporti sessuali avuti con la vittima medesima.
Le indagini confermeranno che gli abusi andavano avanti da anni. La ragazza veniva abusata a casa sua. A casa del predatore/tutore, addirittura sul tavolo della pizzeria che lui gestiva.
Inoltre la vittima veniva minacciata di non dire nulla a nessuno. Se l’avesse fatto sarebbe stata “picchiata” e non avrebbe ricevuto i soldi per poter vivere, soldi di lei ma che amministrava lui in qualità di tutore.
Questi i fatti principali. Avvalorati anche dalle perizie a cui la vittima viene sottoposta, che ne confermano la totale attendibilità e spazzano via certi folli dubbi (“una volontà calunniatrice non sarebbe coerente con la sua personalità”) e dall’incidente probatorio (che si rivela dolorosissimo per la vittima, ma importante ai fini processuali: “nel corso dell’esame protetto effettuato in dibattimento, “Stella”, esaminata in maniera opportuna attraverso le domande, mai suggestive, ha, in maniera anche drammatica, con frequenti accessi di pianto – come emerge dalla videoregistrazione – confermato quanto già rivelato…”).
Un passaggio dovrebbe essere tenuto conto per tutte le sentenze:
“va ricordato che ci troviamo di fronte ad un soggetto che ha uno sviluppo mentale dai 3 ai 7 anni e che non è in grado in alcun modo di costruire con coerenza un castello accusatorio senza cadere in contraddizione ed incertezze nel corso dei vari racconti…”.
Ma se non bastasse la voce della vittima. Il suo dolore. I suoi racconti, ecco allora quella che viene chiamata la pistola fumante, la prova provata del crimine:
“è dal contenuto delle intercettazioni telefoniche che il racconto della persona offesa riceve un riscontro che non lascia spazio a tesi difensive”.
Qua la tentazione di copiare brani della sentenza con i passaggi dove lui parla è mooolto forte. Ma non lo facciamo. Solo per non dare dei dettagli che potrebbero risultare morbosi. Ma che, diciamolo, sono molto volgari. Volgarissimi. E rendono alla perfezione, semmai ce ne fosse ancora bisogno, la gravità del fatto.
Certo è che il bravo volontario parrocchiale lascia a bocca aperta per il linguaggio usato e per quella che i Giudici definiscono una “sessualità deviata e depravata”.
Arriviamo allora alla parte corposa della sentenza, quella con i capi di imputazione e la condanna ad anni 7 di reclusione (rigettando la richiesta di sostituzione della misura cautelare in carcere con i domiciliari presso la Comunità sacerdotale della Parrocchia di Santa Maria della Stella a Rivoli (To), condannato a sette anni per questi motivi:

–         (…) perché con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso, abusando delle sue condizioni  di inferiorità psichica e della sua qualità di tutore, costringeva “Stella” affetta da oligofrenia, di cui era stato nominato tutore (…), a subire atti sessuali anche per via anale presso la pizzeria da lui gestita, presso l’abitazione dello stesso e presso l’abitazione di “Stella” medesima, come di fatto accadeva ripetutamente da diversi anni ed in particolare accadde (…) quando la convinceva telefonicamente a recarsi a casa sua a ritirare la cartella sanitaria, che a suo dire le avrebbe consegnato in sua assenza la moglie, facendosi trovare in casa nudo, cercando di imporle di sottostare ad un rapporto sessuale completo con lui, nonché peraltro in diverse occasioni cercando di costringerla più volte a subire atti sessuali senza tuttavia in quei casi riuscire nell’intento criminoso per cause indipendenti dalla sua volontà, molestandola a tal fine, per indurla ad accedere ai suoi desideri sessuali,ripetutamente per telefono, con insistenti inviti, non accolti, ad accettare di incontrarlo, accompagnando in quelle circostanze le parole con atti di masturbazione sulla sua persona, di cui dava esibizionistiche comunicazioni verbali durante le telefonate della donna.
Con le aggravanti aver abusato della sua qualità di tutore e di avere inoltre abusato della palese condizione di inferiorità psichica della donna.

–         (…) perchè, in esecuzione del medesimo disegno criminoso, al fine di conseguire l’impunità dei reati costringeva “Stella” a non rivelare el violenze sessuali subite e comunque il suo comportamento morboso finalizzato ad indurla a concedersi a lui, minacciandola…”.

Continua:
domani mettiamo dove si trova lui oggi. Come se la passa. E una deposizione tutta da leggere, quella di uno dei tanti soggetti che lo difesero.

5 Commenti a “Abusi su donna disabile. La sentenza di condanna di Aurelio Baisotti, di Borno (Bs), “bravo parrocchiano”.”

  • gio:

    di fronte a questi fatti mi è sempre più difficile credere alla presenza di un ente supremo. Questa mattina una persona mi ha detto che Dio ci ha lasciato il libero arbitrio: a chi??? ai pedofili, agli assassini, agli stupratori, ai ladri….
    quando potranno utilizzare il libero arbitrio anche le persone più deboli, oneste, coerenti? O queste devono soffrire per redimersi dai peccati?

  • Rosaria:

    Spero tanto che “Stella” possa brillare sotto questo cielo grazie alle persone che sapranno rispettarla e amarla come merita.Mentre per lo scarto umano Che possa marcire dietro le sbarre in compagnia di qualche detenuto con tendenze cannibali

  • Sonia:

    Cari tutti e caro Max, ci ho pensato su un po’ prima di rispondere (non ero in bagno a vomitare, ma giu di li) , poi, piena e carica di tutta la mia carità cristiana,ho stabilito che per questo individuo (chiamarlo uomo o persona mi pare decisamente troppo), non servono parolacce, pubblica gogna, processi o sentenze (tanto a quanti anni lo condanneranno mai? Ha solo abusato di una disabile che diamine, non ha mica ucciso nessuno! -vomito ma purtroppo l’opinione pubblica media pensa così, lo giuro-)

    Quello che serve per questo “”gestore di pizzeria, molto impegnato nel sociale, ex assessore ai servizi sociali, molto attivo in parrocchia tutore della ragazza”” è quanto stabilito da quel pozzo di scienza di mio padre, qualche anno fà, dopo l’ennesimo caso di pedofilia visto al TG.
    Sereno, tranquillo, serio, quasi pacato, mio padre si erse guardandoci tutti con malcelata saggezza, poi disse : “Si può recuperare.Non tutto, le parti buone : cornee, fegato, reni…”

    Si, credo sia la sola alternativa per rendere questi personaggi, parti integranti della società civile. Il resto si può buttare.

  • yzy:

    in giro per il mondo non sono riuscito a passare spesso dal bar frassi ultimamente.
    ma torno e leggo con tutto il disgusto possibile di cosa e’ capace questa “sottospecie’, purtroppo sempre troppo ben mimetizzata. Ma leggo anche dei risultati della durissima lotta di chi con max ha deciso di stare dalla parte di quelli che il mondo non vuole ascoltare. la sottospecie sappia che il conto di dolore che hanno creato gli verra’ recapito prima o poi. senza sconti. ed ha ragione max, predatori e che li difende hanno lo stesso DNA, sono indistinguibili. liquame.
    un pensiero particolare a stella. alla sua forza e al suo coraggio. spernado nel premio che si merita: tutto il resto della sua Vita con chi e’ degno di lei.

  • giuppy:

    Ma quale commento dovrei dare, non basterebbero le parole per giustificare tutto il disgusto che provo in questo momento. Io per prima vorrei picchiarlo forte. Un uomo del genere non andrebbe neanche difeso. L’uomo è il progresso, ma davanti a tutto ciò è in pieno regresso!!!!!!!!!!!!!!!

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