Ai bambini non piace andare all’asilo

Ai bambini non piace andare all’asilo.

Forse la chiave di volta sta tutta qua, nella frase che segue e che ha dato il titolo all’articolo di oggi:
ai bambini non piace andare all’asilo. Olalà.
Io, lo confesso, ero uno di quelli.
Piuttosto che andarci scalciavo e strillavo come un ossesso. Meglio restarsene a casa, con i propri giochi e la propria famiglia, che in un posto dove per pranzo c’era la minestrina ed alle 14,00 in punto cascasse il mondo, si doveva fare la pennichella seduti su scomode sedie ed appollaiati come pappagallini sul trespolo, sopra altrettanto scomodi e rigidi banchi.
Ed allora ecco che provavo a giocare le carte di improvvisi malanni, spaziando da fortissimi mal di pancia a rari mali tropicali.
Parlo, ahimé, di più di 30 anni fa, quando la Tv era ancora in bianco e nero (anche se il Colore era lì lì per arrivare – a tal proposito: Ciao Sbirulino: Grazie!) ed i cellulari erano i camion della Polizia, mica i telefoni.
E noi? Noi dei bimbi davvero ingenui, molto ingenui, mica come quelli di oggi, cresciuti a pane nutella computer  e C.S.I. e di conseguenza lesti nell’organizzare piani degni solo delle più efferate holding criminali.
Pronti ad infangare chiunque stia loro antipatico:
reo di non dar loro la giusta merendina, o di volerli far dormire quando invece si vuole solamente giocare.
La conferma di quanto vi ho detto – che non è né cinica né scioccamente ironica, ma esprime alla perfezione il pensiero di “qualcuno” là fuori – mi arriva da Milano, Cesano Boscone per l’esattezza.
Dove un brano di mocciosi da mesi si lamenta dell’asilo, che non vuole più  frequentare.
Maestre pedofile? Bidelli deviati? No, stavolta hanno cambiato registro e, pensate un po’, si lamentano di avere il prato del campo giochi, infestato dai….serpenti. Già: del tipo “biacchi”, quei simpaticoni che raggiungono anche i due metri di lunghezza, ma ritenuti innocui dagli esperti che forse non ne hanno mai avuto uno in giardino. Col proprio figlio.
E così i bambini dell’asilo, dal primo sole della primavera fino a quando non arriva l’inverno più nebbioso e rigido non possono andare in giardino (che confina con un parco agricolo), poiché questo è già occupato abusivamente dalle orride creature. La cui richiesta di soppressione (“col veleno, a badilate) o di cattura  (con le reti) è stata bocciata nientepopodimeno che dal Tribunale di Milano che ha ordinato al Comune di prendere due gatti….a cui affidare il compito di far scappare i rettili.
Poveri serpenti ha detto qualcuno…
Poveri bimbi dico io.
Che non sappiamo più difendere dentro le aule. Fuori dalle aule.
Mentre a poca distanza da noi, i serpenti se la godono.
Impuniti.
E si riproducono.

2 Commenti a “Ai bambini non piace andare all’asilo”

  • Nounours:

    e se succedesse il contrario? i serpenti mangiano i gatti!!
    Ho letto da qualche parte che vengono definiti “appartenenti a una specie protetta”

    anche i nostri bambini sono da proteggere!!!

  • lilly:

    Caro Max, io figlia di genitori separati, avevo solo 5 anni, come te e tanti altri, non volevo andare all’asilo. Piangevo tutto il tempo: ero presso una scuola materna retta da suore. Mi ricordo ancora il sapore di quella minestra a base di brodaglia e di cannolicchi (pasta a tubicino)che si spandeva nell’aria all’ora di pranzo e mi disgustava talmente tanto che ancora oggi me ne ricordo, dopo 55 anni.
    Mia mamma faceva quel che poteva, ma per separarmi da lei era sempre un trauma tanto che, verso gli 8 anni, mia madre non potendo portarmi in vacanza, mi mandò con le suore a Nettuno, paese di S.Maria Goretti.
    Io piangevo a dirotto e non mangiavo più…se poi lei veniva a trovarmi, era un problema poi per le suore calmarmi.
    Un giorno decisi di scappare: preparai sotto il letto la valigia e, al momento del pranzo, dissi di dover andare al bagno.
    Mi ricordo che servirono una fetta di mortadella ma era così cattiva che, per non sentire a lungo il sapore, la piegai in quattro e ne feci un sol boccone.
    Mi recai nella camera in cui dormivo e presi da sotto il letto, la valigia
    e usciri da una porta laterale che era sempre aperta.
    Mi recai immediatamente alla fermata dell’autobus, ma quando arrivò, non riuscii a salire poichè ebbi paura…
    Ero piccola piccola…
    Vidi poi, alcune bambine che giocavano sul marciapiede di fronte all’Istituto e, ingenuamente, mi fermai a giocare.
    Dopo 5 minuti arrivò la suora, allertata dalla mamma delle baqnmbine, che mi riportò nella mia stanza dicendomi che se ci provavo un’altra volta a fuggire, mio padre lo mettevano in galera.
    E chi ci ha provato più? Mio padre era il mio eroe, il mio idolo, il mio tutto…ma come al solito sono sempre i bambini a rimetterci…

    Lilly

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