Archivio Autore

Conferenza pericoli di internet

malonno

Sex dolls. Giochi per pedofili. Non c’è mai fine….

UKs-secret-paedos-Twisted-Brits-having-sex-with-child-dolls-and-its-LEGAL-2

Vedete questa foto? E’ di una bambola. Che raffigura le fattezze di una bimba. Oggi ne fanno di bimbe di  tre anni è sono…sex dolls, bambole del sesso. Bambole per pedofili che possono “giocare” con bambine piccolissime. Vi pare legale? No?! Bhé, legale lo è. Vengono vendute in tutto il mondo (Italia compresa)  ed il prezzo varia dalle 250 alle 700 sterline. Metto solo la foto del viso, per ovvi motivi. La denuncia è partita in Inghilterra alcuni anni fa e oggi torna sui media inglesi proprio per lì’abbassamento dell’età di questi che a tutti gli effetti sono giochi per pedofili. i quali stanchi poi di “usare” una bambola passeranno a quelle in carne ed ossa. In una società civile sarebbero fuori legge.  In una società che protegge i bambini la polizia avrebbe accesso ai dati di chi le acquista e si presenterebbe a casa loro con un mandato di cattura. Nella nostra società, se vi affettate alcune sono in vendita con lo sconto….

 

Dalla pagina Facebook di Massimiliano Frassi.

Il bimbo, la mamma e il solletico.

“C’è tanta vita dopo l’abuso”. Sono anni che ve lo dico in ogni modo. Settimana scorsa incontro un’amica. Venuta poi al gruppo di auto aiuto. Durante il colloquio mi racconta di come a distanza di anni rifugga il contatto fisico. Anche con il suo bambino. Che invece è sempre alla ricerca di abbracci, coccole e adora che gli si faccia il solletico. Le do un compito. Non facile. Torna a casa. Fagli almeno due ore di solletico: scherzando aggiungo, “fino a che non lo ricoverano per eccesso di risate”. Il giorno dopo mi scrive. Nessun dolore è per sempre. Costa fatica, impegno, volontà, ma non è per sempre. Pure questo credo di avervelo già detto. Questo il suo messaggio << Ciao Max, quando sono tornata a casa ci ho provato, non sono state due ore di solletico, ma 15 minuti buoni si.. Quella sensazione non se ne va.. Però sai una cosa? L’ho fatto lo stesso… mio figlio non ha mai riso così tanto con me! MAI!! Avrei voluto registrare quella risata! Sai che ha fatto dopo?? Mi ha abbracciata e mi ha detto ” mamma sono tanto felice “… Continuerò a sopportare quella sensazione.. voglio sentire ancora quella risata!  Non pensavo che quello lì (il pedofilo) si fosse preso anche questo! Grazie! >>

#nessundoloreèpersempre

 

danni dell'abuso

Conferenza pedofilia a Genova.

prometeo a genova

Ancora abusi contro donne disabili.

La violenza a danno dei disabili, sapete essere una delle lotte che porto avanti da anni. Bambini con gravi disabilità vittime di predatori senza scrupoli. Ma anche donne, con un’età mentale di pochi anni rispetto a quella anagrafica.
Ogni tanto qualche predatore vien individuato. E fermato.
A Cisterna di Latina un barista ottantenne è stato condannato. Per abusi a danno di una donna gravemente disabile.
pochi anni fa aveva già subito una condanna, per aver molestato una sua dipendente.
Perché questi soggetti non hanno limiti ma soprattutto non si fermano mai.

 

la rinascita di Pasqua.

La Rinascita di Pasqua.
Caro Gesù, permettimi una richiesta.
Gradirei che quest’anno la tua possibilità di rinascere la cedessi a qualcun altro.
Un passaggio di consegne ecco.
Avrei un piccolo, gigantesco, elenco da proporti. Perché sai da quando lassù avete optato per il libero arbitrio, qua è uno sfacelo.
Mi piacerebbe investissi, con quella possibilità, queste anime:
quella donna che entra ed esce da una reparto di oncologia e lo fa sempre da sola o con affetti sempre più rari;
la mamma che affianca il proprio bimbo per combattere contro il medesimo male della donna;
quelle anime che portano dentro di loro un fardello gigante, sai basterebbe guardarle negli occhi per capire quanto grande sia, peccato che negli occhi oggi guardiamo solo gli schermi dei cellulari;
ed ancora, quel bambino che vuole una famiglia perché a stare da solo, nella violenza, proprio non ci sta, non si può;
o quel suo coetaneo che essendo nato in posti come la Siria, non interessa a nessuno se crepa sotto a una bomba;
a quel bimbo che viene bullizzato e gli adulti non capiscono per quanto tempo si porterà i segni di certe parole, che fanno più male delle botte, perché scavano nell’anima;
ed anche quel cagnolino randagio che incrociamo impaurito quando usciamo dalla nostra calda casa.
Potrei continuare con tanti esempi, ma siamo su Facebook e lo sai che qua un pensiero non regge più di tre righe. Ma il succo resta quello. Sono tanti. E tu da lassù non puoi non vederli tutti.
Dai a loro la possibilità di rinascere. Fallo. E il tuo panorama si affaccerà finalmente su un mondo migliore, poiché loro di sicuro il male non lo replicheranno, proprio perché già l’hanno conosciuto.
Ah nel frattempo auguri a te ed a tutti gli amici, che transitano dalle mie parti.

 

 

Dalla pagina Facebook di Massimiliano Frassi.

Nicolay e il peso del dolore.

29542225_10155635641636713_4531949139331562755_n

La notizia è passata alcuni giorni fa. Affrontata superficialmente, tra un’isola dei morti di fama ed un inciucio politico. Inizialmente sembrava un caso legato ad un teppista, punito da un Karma particolarmente cinico. Poi è emerso altro. Partiamo dalla storia: Nicolay, il ragazzo della foto, ha 19 anni. Una sera, con degli amici, decide di dare fuoco all’auto di un 75enne. Scappa, ha il casco in testa, attraversa dei binari e causa casco non sente un treno in arrivo, che lo schiaccia, uccidendolo sul colpo. Successivamente si scopre che l’auto era quella di un pedofilo e che Nicolay e i suoi amici, da quella persona avevano subito abusi. Nella foto che ho pubblicato, ho aggiunto una pagina di un libro di Zero Calcare. E la scritta racconta proprio quello che voglio dire qua. Siamo circondati da persone che portano dei carichi giganteschi, di dolore. Lo fanno da sole e da sole attraversano questa società, coprendosi di maschere ed armature. Il mio lavoro consiste nel chiedere loro di lasciarmi quel fardello, per tornare libere alla vita. Ma non è di me che stavolta parlo, ma solo di loro. Di quanta forza serva, quanta resilienza. E quando non ce la fai davvero a volte prendi strade sbagliate, come quella della vendetta. Che ti fa scendere ad un livello diverso da quello che sei. O peggio ancora, ti toglie la vita per colpa di uno stupido incidente. Ciao Nicolay, scusaci se non ti abbiamo protetto noi, prima.

Prossime conferenze

29177355_10215624981000551_8460922798154448896_n

Rompere il silenzio è fondamentale.

 

 

 

prometeo max frassi

 

Mentre fisso la data del prossimo incontro nazionale del coordinamento vittime pedofilia, ancora non si è spenta l’eco (e il lavoro) della due giorni.
Uno dei temi più sviscerati e quindi approfonditi, è stato quello di raccontare il proprio vissuto. A chi si ha accanto, al proprio partner, a una migliore amica, a un parente.
Sembra facile ma è un passaggio complicato, poiché porta con sé un misto di vergogna, dolore, senso di colpa, frustrazione. Eppure, eppure quando poi lo si realizza ecco la frase che vi accomuna tutti: “pensavo sarebbe stato più difficile…pensavo che avrebbero reagito diversamente, invece”.

Invece vi hanno accolto. Invece le vostre parole sono state importanti. In primis per voi però, prima ancora che per gli altri, poiché per voi dovevate sviscerarle. Pronunciarle queste parole è a volte il primo passo per liberarsi, di una zavorra inutile alla vostra nuova vita, ma buona solo a produrre malessere.
Time’s up, gridano in America agli abusanti, il tempo è scaduto. Gridatelo voi a quel fottuto dolore che vi portate appresso, scoprite di svegliarvi un giorno e trovare nei vostri occhi una luce nuova, che manco vi immaginavate di poter avere.
Fidatevi, giuro che è così!

 

Frida Kahlo e il femminicidio.

frida kahlo quadro

 

Un giorno l’attenzione di Frida Kahlo viene catturata da un piccolo articolo di cronaca nera apparso su un giornale locale. Un uomo ha ucciso la propria moglie con decine di coltellate. Il motivo: la gelosia. Arrestato l’assassino, con un candore disarmante dichiara al Giudice di aver dato solo “alcuni piccoli colpi di pugnale”. il marito di Frida, Diego Rivera, disse una  volta che l’arte di Frida era dolce come le ali di una farfalla e dura come l’acciaio (perdonate la citazione forse non perfetta, ma mi sto affidando come ho già detto alla memoria e questo era comunque il senso). Questo quadro ne è la riprova. Guardate il sangue che esce dalla scena e schizza sulla cornice, con l’intento di chiamarci in causa. Saremo solo passivi spettatori, guardando la scena ed indignandoci, oppure faremo qualcosa di concreto? Quella domanda anni dopo è a mio avviso ancora irrisolta. Per la cronaca il quadro è stato realizzato nel lontano anno 1935. Ma sembra l’Italia (e non solo) del 2018.

Come usare il Blog
Libri
libro nero pedofilia
ho conosciuto un angelo
bambini bucarest
adesivo
prometeo

Per non dimenticare Tommaso Onofri

Tommy

Archivio
Powered by AtSafe