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Pedopornografia nei gruppi Whatsapp.

Stamani l’ennesima segnalazione. Sono sei (di questo tipo) nelle ultime tre settimane. Gruppi Whatsapp di studenti (medie/liceo) dove vengono fatti circolare, con tanto di inopportuni smile e risatine fuori luogo, filmati pedopornografici. Questo ci porta ad alcune considerazioni: che riporto in (dis)ordine sparso: – immettere in un gruppo un filmato significa “diffondere materiale pedopornografico”: è un reato penale! E porta a delle giuste quanto gravi conseguenze – guardare quel filmato e riderci sopra, come fosse un qualcosa di divertente, ci porta a doverci chiedere dove stiamo sbagliando con nostro figlio. Che a sto giro ha surclassato la definizione, semplicistica quanto superficiale, di “bravata da ragazzino”. Tutti a quell’età, forse, abbiamo fatto bravate. Ma, di sicuro, non c’erano di mezzo bimbi abusati …. – altra riflessione: la facilità di trovare, anche per un ragazzino, simili immagini in rete. Immagini la cui sola fruizione crea non pochi problemi e che ci riporta al controllo (mancante) del telefonini da parte dei genitori. Potrei continuare, ma già su questo direi c’è buon materiale su cui riflettere…

 

whatsapp pedofilia

Diavoli

Diavoli… Ne ho incontrati tanti durante il mio percorso. Veri demoni, travestiti da uomini. In grado di lavorare per il male al massimo potenziale. Molte di queste storie se le avessi condivise mi avreste preso per pazzo… La sua di storia invece la sappiamo bene. Ma a mio avviso rischiamo di dimenticarla. Per questo periodicamente urge rispolverarla. Perché non cali il silenzio. Ma soprattutto perché, ogni volta che si avvicina una certa data, rabbrividiamo: la data è quella di un suo possibile “reinserimento sociale”.

Le ultime notizie (vere?) lo danno in una Rems (ex ospedale giudiziario) in Sardegna….magari con vista mare…ben tutelato e protetto da sguardi indiscreti … Chissà se anche lì riceve lettere dagli ammiratori. Chi mi segue si ricorda ancora quando andai a trovare in carcere un ergastolano che aveva subito abusi da piccolo…e che per un po’ di tempo fu costretto a stare nello steso carcere dove c’era lui…mi raccontò delle lettere d’amore che riceveva, dei soldi che un convento di suore gli mandava settimanalmente (insieme a sciarpe e maglioni fatti a mano)…allora come oggi mi chiesi se le stesse lettere e gli stessi aiuti siano mai arrivati alle famiglie…ma so già le risposte…

Il 7 agosto del 1993 (26 anni fa esatti ieri), uccideva, dopo averlo abusato un secondo bambino, Lorenzo Paolucci.

Un anno prima aveva ucciso con le stesse modalità Simone Allegretti, di anni 4.

Sfidando poi le forze dell’ordine, con messaggi dove si firmava “il mostro di Foligno”.

Se un giorno (e accadrà, o se accadrà) dovesse uscire. Se un giudice accomodante, grazie al lavoro di legali “accomodanti” lo portasse da uomo LIBERO nel paese dove viviamo, la responsabilità non sarà più la loro. Sarà la nostra. E non basterà un post di indignazione su Facebook, che tra un’ora sarà già surclassato da altre notizie. Servirà che NOI gli si faccia terra bruciata. E lo si tenga lontano da nostri figli. Perchè la promessa da lui fatta in carcere, “tornerò a colpire”, muoia con lui…

#parlatecidiluigichiatti
#pernondimenticare

chiatti

La mamma di Robertino.

Dalla pagina Facebook di Massimiliano.

A cura di Blog Staff.
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Post lungo ma che vi chiedo di leggere e commentare ( da evitare però nei commenti elogi personali. Sono banditi “bravi, angeli, etc. , etc., state sulla storia e su cosa si deve e può fare. Ve lo chiedo per favore).

Sabato con due operatori di Prometeo ho vissuto uno dei momenti più intensi , e se così posso definirlo, belli della mia carriera lavorativa e del mio percorso umano. Sono andato a Milano per incontrare mamma Francesca. La mamma di Robertino. Chi ha seguito almeno due mie conferenze conosce la storia a memoria. Chi ha letto il mio libro “Favole di bambini e dei loro orchi” la trova raccontata nel primo capitolo. Anni fa partecipai a Mattino 5 condotto da Federica Panicucci come ospite fisso per un certo periodo. Ogni volta dopo la messa in onda arrivavano in Redazione decine di telefonate. Di gente che si fidava e voleva incontrarmi. Una di queste fu quella di mamma Francesca. Andai ad incontrarla alcune volte a Milano e poi dietro sua richiesta decisi e promisi che avrei raccontato la sua storia. Promessa poi mantenuta e ripetuta credo almeno un migliaio di volte. Suo figlio fu ucciso, dopo essere stato abusato, da un pedofilo nel 1977. Pedofilo che non fu condannato, anzi. Lei fu ritenuta una mamma visionaria. E il pedofilo tornò a colpire. Abusare ed uccidere. Un secondo bimbo. Dopodiché, per fortuna, lo fermarono. Da allora lei è sola. Senza parenti né amici. SOLA! Il pedofilo invece, credetemi, solo non ha vissuto nemmeno un giorno. Dopo la trasmissione di cui vi dicevo restammo in contatto. Ci sentivamo spesso. Le lasciai il mio cellulare. Poi scomparve: a volte la chiamavo e non mi riconosceva ma poi mi richiamava poche ore dopo lei come se nulla fosse. Altre volte il telefono era spento. Fino a quando il telefono non fu disattivato. Vi confesso che pensai fosse morta o finita in qualche casa di riposo. Fino a quando non ho ricevuto un messaggio. Alcuni giorni fa. Da una commessa che leggendo la storia l’aveva riconosciuta, poiché ogni giorno accoglieva questa donna nel suo negozio. Facendole compagnia. E grazie a Facebook mi ha contattato. Per farla breve sabato appunto siamo andati a Milano (e riesco a scrivere solo ora perché il momento è stato così intenso che mi sono trovato completamente senza forze) e l’abbiamo incontrata presso il negozio dove lei ogni giorno va. Una grande catena dove le commesse oramai da un anno a questa parte si prendono cura di lei. Le fanno fare colazione. Le portano delle fette di torta che lei si porta a casa e le danno il permesso di circolare e guardare i vestiti ma soprattutto tra un cliente l’altro, stare con loro. Le fanno compagnia. Ho trovato una donna sola, minuta, ai limiti del barbonismo. Abbiamo fatto subito come regalo un buono dove poter comprare in quel negozio degli abiti nuovi. Ma ora urge che facciamo molto di più. Non lasciarla MAI più innanzitutto. Poiché sono convinto che questa consegna arrivi direttamente dal cielo. Cielo che oggi ha bisogno di prendersi cura della sua mamma che da quel lontano 1977 (dopo aver perso il figlio abusato e ucciso da un pedofilo in quel di Milano è rimasta completamente sola. Senza amici né parenti. Al gruppo di auto aiuto di Prometeo ho scritto questo messaggio: “Robertino poteva essere uno di voi e mamma Francesca la vostra mamma. Al contrario mamma Francesca poteva essere la mamma che voi siete e Robertino vostro figlio. Per questo credo che voi che ce l’avete fatta o che ce la state facendo oggi abbiate il dovere di occuparvi di lei. Di prendervene cura. Questo darà un ulteriore senso al vostro percorso”. Mamma Francesca mi ha preso la mano e non me l’ha lasciata fino a quando non siamo andati via salvo staccarla per dare costantemente un bacio a me a chi stava con me ed alle ragazze del negozio. Una frase mi è rimasta dentro ieri : ho perso un figlio oggi sarebbe grande come voi, ma stamattina di figli ne ho trovati due. Indicando noi. Ho un sacco di idee per la testa. Tante cose da fare. Semmai devo solo filtrarle e darmi il tempo necessario, poiché se fosse con me inizierei già stamattina. Lei è in debito con la vita e noi tutti credo potremo fare per lei tanto. Oggi già mi attivo con le istituzioni. Poi mancherò per una settimana (me ne vado finalmente in ferie pure io qualche giorno!), ma al mio rientro vi chiamerò all’appello. Perché insieme possiamo fare la differenza. So che anche stavolta ci sarete.

#nessundoloreèpersempre #maipiùdasoli

Corso di Prometeo

Dicono di noi:
a cura di blog staff

https://www.ilgiorno.it/brescia/cronaca/pedofilia-1.4627301?fbclid=IwAR3F7gigoqHp9VqvV3Kbbg1aaf6Kc7eBPocVOzLS_HoLREX1UkLuQHedOXo

 

 

Tenta di rapire una bambina.

Può accadere, ogni giorno. Sotto ai nostri occhi. Ecco perché dobbiamo parlarne ai bambini e tenere alta l’attenzione. La cosa che mi sconvolge (o meglio che ancora una volta mi indigna) è che il soggetto ha una denuncia a piede libero. mentre uno così è pericoloso, al pari di una bomba innescata che non sappiamo quando scoppierà e per questo dovrebbe stare blindata….dentro 4 mura, strette strette.

 

 

https://www.leggo.it/italia/roma/albano_bambina_rapita_parco-4534253.html?fbclid=IwAR0Cid7ARy6Ovgqz1fOn1gbk8yx5Bhpq1juT0MyLm5AO4I7l4-slPryq3Jk

My name is Mark, anzi Max Caltagirone :-(

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My name is Caltagirone, Max Caltagirone. Ridiamo per non piangere. Leggete qua.

Ebbene sì, ti svegli una mattina e scopri che pure tu sei Caltagirone Mark. Anzi Max. Andiamo in ordine. Alcuni mesi fa cominciamo a ricevere varie telefonate, il più delle volte a tarda ora e quindi restano registrate in segreteria telefonica. Sono persone, giovani ma anche anziane, che dicono di essere state ricattate. Il ricatto in sintesi è questo: “se non versate dei soldi, da 30 euro a 300, il vostro video mentre vi…insomma, mentre giocate con i gioielli di famiglia, verrà messo online e fatto vedere a tutti”. Panico. Molti sono sposati…. La frase suona così ma è scritta diversamente. A metà tra una qualche lingua dell’est Europa e un traduzione fatta con google. Il problema è che a questi soggetti, che si sono collegati quindi a dei siti porno ed hanno “video chattato”con qualche ragazza dell’est Europa (o di Bergamo alta, questo è da stabilire ancora), viene mandato anche l’indirizzo della mia associazione, la Prometeo, preso pari pari (per grafica ed impostazione) dal nostro sito. Con un banale copia e incolla. E la minaccia è: se non paghi,oltre che sputtanarti, ti denunciamo. Facciamo un esposto alla Polizia Postale di Bergamo, un avvocato di Napoli ed un altro di Trieste si uniscono per la causa e ora siamo in attesa di capire chi abbia fatto tale truffa (con il timore che essendo probabilmente l’origine del tutto…in Africa,…si arrivi a ben poco). Cosa ci insegna questo? Non solo che c’è un gran numero di soggetti che si trastullano in rete (e la cosa, perdonate il giudizio, è molto ma molto triste) ma davvero che oramai in rete ognuno può fare o dire qualsiasi cosa. Ma non finisce qua. Oggi riscopro (già me l’avevano segnalato ma poi era subito sparito) che dopo il mio finto profilo Facebook (clonato pure quello in Africa) e fatto subito chiudere, dopo il mio finto profilo Instagram (idem come prima) ora ho pure un profilo Skype (peraltro mai avuto in vita mia). Con tanto di mia foto (presa qua dal profilo di Facebook), dove in un italiano stentato, o sdentato visto come lo si pronuncia, si legge più o meno che “sono in tournée teatrale in Africa (sic e doppio triplo sic…ora dico, se mi mandate in tournée, ma partire da Broadway no???? Dico, bufala per bufala, fate sì che me la possa tirare. Chi c###o va a Teatro in Africa?????) )…ho la carta di credito bloccata…e mi servono 200mila euro che poi a breve sbloccherò…”. Ora non mi resta di attendere di scoprire che ad essere sposato con Pamela Prati, ero io…..

dalla pagina Facebook di Massimiliano Frassi

a cura di Blog Staff

Truffa on line col nostro nome: Prometeo.

Ne abbiamo già parlato, sia qua che su Facebook e noi stessi abbiamo fatto un esposto. Ma urge ripeterlo, dato che la cosa prosegue.

Se venite contattai, dopo essere entrati in certi siti (…) e vi ricattano dicendo di avervi ripreso, e vi chiedono di versare dei soldi altrimenti parte la denuncia da parte nostra, ricordatevi che:

a) OVVIAMENTE, visto anche l’italiano con cui vi scrivono (che fa molto Google traduttore) che non siamo noi

b) NON versate soldi. Finiscono in conti all’estero e non li riavrete più. ma nemmeno un euro! E’ un ricatto e non vi capiterà nulla se non pagate. Mettete il cuore in pace e non pensate di vedere vostri filmati in giro per la rete.

c) rivolgetevi a noi ma soprattutto  alla Polizia Postale (che già segue la cosa!) . Ricordate che c’è già più di un fascicolo aperto e speriamo che si arrivi a bloccare sta assurdità.
Per qualsiasi  info.: Tel.  0364 880593.

 

Momo: pericolo reale o bufala?

Momo pericolo reale o bufala
Nella sola giornata di ieri ho inviato due famiglie dalla Polizia Postale, per denunciare il fatto che le proprie bimbe fossero state adescate in internet, in due popolari social.
Sono anni che facendo prevenzione inseriamo questo aspetto, e i due adescamenti di ieri rientrano in quello che andiamo a spiegare: questa abilità incredibile che i predatori hanno di entrare nelle vite dei nostri figli, far sì che si fidino e poi arrivare alle loro subdole richieste, col fine ultimo (ed unico) di incontrarli ed abusarli.
Se davvero i genitori capissero quanto possono essere pericolosi i telefonini credo che forse aprirebbero un po’ di più gli occhi ed alzerebbero il livello di guardia (non dico toglierebbero i telefoni o i tablet, non è la soluzione, anche se…).
Invece nulla. Salvo quando arrivano da chissà quali iperspazio i veri pericoli. Quelli che percepiscono come tali e che li fanno sobbalzare.
Prima era la Balena Blu, esplosa dopo un servizio televisivo particolarmente allarmistico, ma subito spiaggiata nell’oblio, oggi è lei…che a ben guardarla sembra lui, ma su lui abbiamo già dato quindi meglio andare oltre. Lei, dicevo: Momo.
E già sento i brividi scendere lungo la schiena dei genitori. Qualche mamma starà urlando qualche padre avrà staccato la spina del computer per allontanare questa immagine. Che è repellente sì (ma almeno questa non canta, ops scherzavo) ma appunto nulla di più…
Chi è Momo? Facciamo un passo indietro.
Ricordate il film The Ring? Ebbe successo alcuni anni fa (con una serie di sequel più o meno fortunati). In tale film bastava inserire una videocassetta (ecco perché dicevo alcuni anno fa…) e vedendo un filmato con un demone che usciva dal pozzo, tale entità entrava davvero nella vita della gente, uccidendola.
Samara, si chiamava e aveva il viso coperto da lunghi capelli neri. Un po’ come uno degli Addams, solo più spaventosa.
Ecco Momo è la figlia in chiave 2.0. . Niente videocassetta (obsoleta) ma video su You Tube. Momo avrebbe, secondo chi ne è terrorizzato, la capacità di spingere i bambini a seguire delle istruzioni che li portino a suicidarsi. Che se non fosse che è una cosa grave, meriterebbe una battuta su quanto siamo stolti. E quindi a metà di Peppa Pig o Masha e Orso, eccola arrivare e colpire!
Con quali tecniche e parole, ancora non è dato saperlo.
Apriti cielo. In America, un gruppo elevatissimo di mamme capitanate (sic e contro sic) da Kim Kardashan hanno lanciato il pericolo Momo. In Italia aspettiamo che a farlo sai, per pari livello, una tronista di Maria. Intanto grazie ai gruppi di whatsapp delle mamme è subito scattato l’allarme anche da noi. E la gente ci chiama. Chiedendo come proteggersi da Momo….
Che vediamo come pericolo, ma una volta debellato ci darà la certezza di essere genitori attenti. Nel frattempo però lasciamo i bambini per ore a chattare con gli sconosciuti che rispetto a Momo hanno sicuramente volti più rassicuranti.
Ps riporto uno stralcio da un articolo molto bello del New York Times:
“A clip that puts children into a trance and seems to program them to do or say things? That’s not a clip in the middle of a Peppa Pig video — that’s the Peppa Pig video itself. A third party contacting a wide-eyed viewer with instructions to do something in the real world? That’s not a killer pretending to be Momo. That’s how advertising works on YouTube.”
“Una clip che mette i bambini in trance e sembra programmarli a fare o dire cose? Questo non è un clip nel bel mezzo di un video di Peppa Pig – questo è il video di Peppa Pig stesso. Una terza persona contatta un osservatore con gli occhi spalancati con le istruzioni per fare qualcosa nel mondo reale? Quello non è un assassino che finge di essere Momo. E’ come funziona la pubblicità su You Tube.”

 

 

DALLA PAGINA FACEBOOK DI MASSIMILIANO FRASSI.

Il cambio culturale passa dalle parole che usiamo.

Il primo a riportare la notizia con questo titolo è stato il Resto del Carlino (contatti redazione: segreteria.redazione.bologna@monrif.net    ).

Da lì è stata ripresa, senza la benché minima verifica o ritraduzione del titolo, da tutti. Questo, a dimostrazione di quanto ho detto, lo stesso articolo sul Tg Com (solitamente molto più serio), ma se digitate in Google tale titolo, troverete praticamente la stessa cosa riportata da più fonti. Oramai non ci si prende più il tempo per verificare nulla. Vale tutto e il contrario di tutto. Peccato che sei si legge l’articolo andando oltre il titolo, non si parla di una moglie, passatemi l’agghiacciante termine, “meno focosa del marito”. Né si parla di un uomo appunto, come in tanti che hanno commentato nel web, “che ha le sue esigenze”, verso una moglie che “ne ha di meno non capendo cosa si perde (sic e doppio sic)”. Qua si tratta di un soggetto che si masturba nudo davanti alla figlia minorenne (e questo è quello che si chiama con un nome ben diverso dall’essere “focosi”), e che costringe con la forza la moglie ad avere ripetuti rapporti sessuali (e pure questo , nel codice penale, ha un nome preciso). Sopra ho riportato la mail del Resto del Carlino. Due righe, non volgari (la volgarità non serve e non ci rende migliori!), ma decise di sdegno andrebbero fatte. Da voi tutti. Che siete tanti, qua ogni giorno, e quindi sarebbe un bel segnale forte. Perché anche le parole possono ferire. A volte più dell’abuso medesimo.
https://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/rimini-marito-malato-di-sesso-la-moglie-lo-denuncia-indagato-per-maltrattamenti-in-famiglia_3209852-201902a.shtml

SOLIDARIETA’

La storia l’avete già sentita su tutti i tg. Una ragazza difende madre, sorella e nonna (disabile) dalle vessazioni del padre. Un pugile, violento. Che picchiava pure la madre cieca. Figuriamoci loro….
Come sempre tutti sapevano, nessuno faceva nulla.
Dopo l’ennesima violenza la ragazza, per proteggere la famiglia, si è difesa. Nella colluttazione lui è rimasto gravemente ferito, salvo morire poi in ospedale.
Questa la sintesi.
Oggi, pur ricordando che NON si risponde alla violenza con la violenza come associazione Prometeo esprimiamo piena solidarietà alla ragazza. E auspichiamo, la tanto sbandierata “legittima difesa”. Quella per cui se spari ad un extracomunitario che sta nel tuo giardino diventi un eroe, ma se ti difendi da anni di soprusi, senza il desiderio di uccidere, magari sconti l’ergastolo….

https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/05/20/monterotondo-19enne-uccide-il-padre-violento-dopo-ennesima-aggressione-a-lei-e-alla-madre-pm-valuta-legittima-difesa/5192804/?fbclid=IwAR1jjuIi_NamU3ZlUHAFyfHZkLixX__HoKRHJCI7tGouUB6QjetYhF5uoH8

 

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