Baby squillo? E se cambiassimo questa definizione orrenda?

Una madre è stata condannata dal Tribunale di Reggio Emilia ad 11 anni, in quanto rea di aver fatto prostituire la propria figlia minorenne. Era lei a procacciarle i clienti, a comprarle la biancheria intima colorata (“quando la indosserai, pensami!”), ma anche lei, purtroppo, l’unico affetto che la bimba aveva dato che il padre se n’era andato di casa da tempo e da qui quei sensi di colpa che come un macigno hanno pesato sulla bimba. Ennesima storia quindi. Di miseria e degrado morale. E solitudine. Di una bimba che benché già seguita dai servizi sociali (…..) si trovava a ricoprire un ruolo che nessun bambino al mondo, dovrebbe coprire, ma che troppi invece ricoprono. Senza bisogno di andare a Bangkok o Bucarest, ma fermandosi all’incrocio con casa nostra. Al di là del fatto di cronaca però ciò su cui vorrei soffermarmi è un altro punto. Che spesso ricorre in questo tipo di casi di cronaca, come quello della recente rete di pedofili sgominata dai carabinieri tra Bergamo e Brescia, con la consueta presenza di insospettabili allenatori/preti/educatori e via dicendo. Il punto da focalizzare, dicevo, è il termine “baby squillo”. Se vi facessi un test e vi chiedessi: disegnatemi, o comunque rappresentatemi la prima immagine che vi viene in mente quando leggete la parola “squillo” in un articolo, tutti ma proprio tutti mi rappresentereste la “classica” immagine di una prostituta, di sesso maschile, al bordo di una strada, con minigonna e trucco pesante. Tutto quindi tranne che una bimba. Un qualcosa, pardòn, qualcuno di adulto, che per molti di voi è “consapevole” di ciò che sta facendo, anzi “lo sceglie proprio”. Ora, a questa immagine, ben radicata nell’immaginario collettivo, il termine “baby” non sottrae nulla. E’ un piccolo banale aggettivo, che passa in secondo piano. Eco, se vogliamo che le cose cambino dobbiamo cambiare anche il modo in cui a queste “cose” ci approcciamo. Restituendo a chi è sfruttato (qualsiasi sia l’età) il giusto appellativo. Così come a chi sfrutta. Allora sì che capiremo la gravità del reato. E se l’aggettivo “baby” deve fare capolino, lo si leghi solo alla parola vittima: una “baby vittima”. Lasciando che a squillare, siano solo i campanelli delle case degli sfruttatori, quando riceveranno la visita dei carabinieri, chiamati a interrompere tutto questo….
12717555_10153994100563258_2618217146379476407_n

I Commenti sono chiusi

Come usare il Blog
Libri
libro nero pedofilia
ho conosciuto un angelo
bambini bucarest
adesivo
prometeo

Per non dimenticare Tommaso Onofri

Tommy

Archivio
Powered by AtSafe