Archivi per la categoria ‘abusi negli istituti’

1500 bambini disabili morti in Romania

romania anno zero

 

Lo scrissi anni fa. Più di 10. E, perdonate il manifesto delirio di onnipotenza, ancora una volta fui il primo a denunciare certe cose, usando parole pesanti (una su tutte il verbo: “deportare”).
Oggi le cronache riconfermano quanto dissi. E stavolta le cronache sono di chi là ci vive.
Parlo della Romania. E della situazione dei bambini disabili.
Una Ong locale, la Crj, ha denunciato con un dettagliato report (ricco anche di foto e testimonianze dirette) che negli ultimi 4 anni sono stati lasciati morire ben 1.500 (millecinquecento) bambini disabili, in istituiti chiamati nello stesso modo in cui li chiamai io, dopo averli visitati: LAGER!
Pesantemente sedati con psicofarmaci. Coi corpicini denutriti e disidratati ricoperti di sporco e lividi per le pesanti botte. Segni di abusi sessuali. Questi alcuni riscontri denunciati dalla Ong rumena che oggi chiede una campagna nazionale atta a far cessare questo olocausto silenzioso.

Battista Maggioni è pedofilo anche per la Cassazione. Ma allora a Brescia….

Chissà se scriveranno ancora email agli enti dove dovevamo tenere conferenze e corsi dicendo che i matti siamo noi e che non ci devono ospitare. Ora è ancora più evidente che chi non ci voleva doveva tutelare sé stesso, dal poter abusare impunemente.
E se lui è colpevole, chi sono i suoi complici? A noi, perdonate, non interessa più. Ci interessa il lavoro che oggi facciamo di recupero delle vittime. Al resto ci pensi, se lo vuole, la Procura…

battista maggioni condannato in cassazione bidello pedofilo brescia

 

<<Una vicenda giudiziaria che da infinita é diventata finita. Tredici anni dopo l’inizio dello scandalo che aveva scosso un’intera città. Ci sono voluti nove processi per conoscere l’atto conclusivo.

La corte di Cassazione ha condannato a 13 anni di carcere Battista Maggioni il bidello della scuola materna Abba, arrestato nel 2002  con l’accusa di aver abusato di quattro bambini.

La sentenza é arrivata dopo quattro ore di camera di consiglio. Rigettato il ricorso dei legali del bidello che era già stato condannato dalla Corte d’Appello di Milano, a tredici anni, dopo che per tre volte la Cassazione aveva annullato la sentenza di assoluzione pronunciata in appello.

Il bidello della scuola materna cittadina Abba era stato condannato a 15 anni in primo grado il 3 dicembre 2004, pena poi ridotta a 13 nel primo appello a Brescia. Successivamente arrivarono assoluzioni, ricorsi , annullamenti di sentenze e nuovi processi. Fino al nove luglio di due anni fa, con la condanna a 13 anni ora diventata definitiva.>>

 

Fonte: http://www.giornaledibrescia.it/in-citta/abusi-all-asilo-condanna-confermata-per-il-bidello-1.1977200

La punizione se ti facevi la pipì addosso. Viaggio nel male degli istituti.

I vostri racconti che arrivano in questi giorni (da quando abbiamo lanciato il progetto di creare una sorta di archivio degli abusi nei collegi / orfanotrofi italiani) sono un viaggio alle origini del male.
Doloroso. Disturbante. A tratti difficile da leggere, per il dolore che le vostre parole, anche a distanza in alcuni casi di tantissimi anni, portano con sé.
Oggi parlo di un tipo di punizione.
Che tutti avete vissuto. È quasi come se decine di aguzzini si fossero formati per punirvi nello stesso modo.
Chissà forse è davvero accaduto questo. Forse si sono ritrovati e, nel loro malcelato sadismo, uniti da una forte frustrazione personale hanno stilato una sorta di regolamento interno. Da diffondere di orfanotrofio in orfanotrofio. Da collegio a collegio.
La punizione che tutti, bimbi e bimbe, anche solo una volta hanno vissuto è quella delle “mutande in testa”. Detta così sembra quasi un gioco, una sorta di leggera presa in giro. Per questo la spiego attraverso un collage di vostre parole, pescate davvero a caso tra le centinaia di mail che ci sono arrivate e tra i colloqui fatti fino ad oggi.
“Di tutto è la cosa che più mi è rimasta impressa. E quando ho avuto il mio primo figlio, ti confesso che all’inizio è stata dura. Lui si faceva la pipì addosso ed io avevo delle crisi isteriche. Pensavano fossero crisi post partum, si dice così vero, invece…..”.
“Era impossibile che non ci facessimo la pipì addosso. I più grandicelli avevano trovato un metodo. La sera non bevevano e riuscivano ad affrontare la notte senza farsi la pipì addosso malgrado il freddo pungente. Però non hai idea di che sofferenza, non poter bere dal pomeriggio alla mattina dopo.”
“Si spegnevano le luci e le porte venivano chiuse a chiave, pertanto se anche avessimo avuto la forza di sfidare il buio, non saremmo potuti andare in bagno. I più piccoli era ovvio che si facessero la pipì addosso, per il freddo, poiché il riscaldamento non funzionava mai, ma anche per la paura. Piangevano, tremavano, di freddo e paura, ed al mattino il letto era bagnato…a volte non solo quello facevano…e lì sì, che cominciavano i veri guai”.
“Mio Dio se me lo ricordo…è come se fosse accaduto prima che mi sedessi qua davanti a te…ricordo che tutti mi guardavano, ma nessuno rideva. Pensavo “adesso chissà come mi scherzano” invece no. L’ho capito solo da grande. Non ridevano perché erano terrorizzati e sapevano che prima o poi sarebbe accaduto pure a loro”.
”Dopo un po’ ti ci abituavi. Nemmeno l’odore sentivi più, tanto era il puzzo che si sentiva in quelle stanze. Ricordo però che a una mia compagna che doveva spesso subire questa umiliazione, ebbe una sorta di reazione allergica. E in poco tempo perse tutti i capelli, mentre sulla testa le si formavano delle croste che continuava a grattarsi, facendosi uscire il sangue”.
La punizione dio cui si parla è quella di stare con le mutande sporche di pipì (ed altro) per tutta la giornata sulla testa. Quando al mattino c’era il “controllo” dei letti, dopo la sveglia, i bimbi che avevano appunto bagnato il letto venivano umiliati così.
Prima però dovevano pulire il letto: in alcuni casi ci avete raccontato che il letto veniva fatto pulire loro…con la lingua.
Il tutto in istituti dai nomi “angelici”, gestiti da suore, dame di carità, e quant’altro. Folli Kapò che nel 99% dei casi hanno vissuto un’intera vita, impuniti, facendo del male a generazioni di bambini.

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