Archivi per la categoria ‘abusi nei collegi e negli orfanotrofi’
Continuate a raccontarci le storie di abusi nei collegi. Oggi una nuova testimonianza.
Raccontateci le storie di abusi nei collegi italiani.
Anche se negli ultimi 15 giorni non ne abbiamo parlato continuano ad arrivare tragiche testimonianze di bambini abusati/maltrattati nei collegi italiani. Sono storie che in alcuni casi hanno anche 40/50 anni di età, eppure il loro dolore è così vivo, così presente da farle sembrare accadute appena ieri.
Stamani mettiamo una lettera aperta, ad una “suora”, che tale poi di fatto non era visti i metodi da aguzzina.
E ricordiamo a tutti di raccogliere queste testimonianze (indicando sempre i luoghi dove sono avvenuti i fatti) e di farcele avere agli indirizzi della Prometeo.
Suor Clara,
ci ho messo quarant’anni prima di scriverle questa lettera, il cui contenuto non risente del tempo trascorso.
Non ha in fondo molta importanza se si ricorda di me in particolare, le basterà tornare indietro nel tempo, negli ultimi anni ’60, quando nell’istituto nella quale prestava servizio era circondata da bambini, io ero e sono ancora uno di quei bambini.
Ricorderà anche che si trattava di infanti già pesantemente segnati da vicende personali e che, come saprà, la Provvidenza affidò a lei e alle altre sorelle.
Ora sono qui a dirle che, per quanto sfortunato possa essere stato il percorso che ha portato quei bambini in quel collegio di xxxxx (nostro omissis, ndr), le conseguenze di quel soggiorno sono state quanto di peggio potesse ancora capitargli.
Lei sa bene che non sto a rivendicare un amore che non ci avete mai fatto sentire, che pure sarebbe stata la vostra vera missione, ma a lamentare il dolore che ci avete inflitto, nel corpo e nell’anima. Un dolore da privazione, da afflizione, un danno esistenziale che ci ha minato la vita, le cui conseguenze scavalcano anche la nostra esistenza per ripercuotersi poi sui nostri cari, i nostri figli e il nostro mondo.
Sentivo il dovere di dirle questo, se non altro per tutte le volte che sono stato percosso da lei, ma mi astengo da ogni giudizio. Sono certo che essendo stata ordinata suora ed avendo colpito molto duramente proprio i prediletti del Signore, presto sarà giudicata con la spada.
Il giorno in cui la sua anima sprofonderà negli inferi comprenderà la portata del male che ha seminato nel mondo. Nel tempo che le rimane, per orientare le sue preghiere, ravvivi il ricordo di quando usava il bastone piuttosto che il tubo di caucciù per colpire al cuore Nostro Signore.
Che Dio abbia pietà di lei.
Raccontateci gli abusi nei collegi: il nostro appello a cui state aderendo in massa.
Raccontateci gli abusi nei collegi:
il nostro appello a cui state aderendo in massa.
C’è il bambino che giocava con un trenino bellissimo, “il trenino più bello del mondo, un sogno” che in quanto tale “svaniva subito, come neve al sole”. “Ci portavano in stanze pulite e bellissime, piene di giochi, con le lenzuola che profumavano di fresco bucato ed io che sognavo di fare il capostazione giocavo con un trenino vero, tutto mio”.
Però la cosa durava il tempo dell’ispezione. Pie benefattrici e misericordiosi benefattori visitavano l’orfanotrofio, lasciavano grosse banconote e se ne andavano, con la coscienza pulita (“se solo ci avessero guardati negli occhi”).
E voi? Chiedo. “E noi ce ne tornavamo nelle fredde camerate, tra le pozze di piscio ed i topi e del trenino, così come degli orsetti o delle bambole, nemmeno l’ombra. I più fortunati avevano tappi di sughero da legare con dei legnetti per far diventare fantasmi di trenini”.
“Forse anche per questo oggi, per i miei nipoti, ho costruito un plastico pieno di trenini che occupa tutta la mansarda di casa”.
C’è la bambina che aveva le treccine, “lunghe, bellissime, non sai quanto” e la voce si rompe dall’emozione a tal punto che devo interrompere la telefonata e aspettare che mi richiami.
“Me le tagliarono, quando capirono che mi trovavo bella. Anzi a dire il vero mi diedero le forbici e davanti allo specchio dove mi avevano trovato nel grave atto di specchiarmi ammirata, mi obbligarono a tagliarmele da me. Piansi e per questo saltai per due giorni pranzo e cena. Da allora soffro di una grave forma di malattia della pelle, che mi colpisce solo la testa e per uscire di casa sono sempre stata obbligata a indossare degli ampi foulard, simili a turbanti. E sì che sono passati più di 50 anni….”
Nel giro di un’ora ieri da quando abbiamo lanciato via blog l’appello, i contatti erano saliti a 38mila. E alle 3 di stanotte spegnevamo il computer della sede dopo aver stampato non so più quante testimonianze, che arrivano anche in questo momento mentre postiamo questo articolo.
Continuate a mandarcene. A scriverci o chiamarci.
Per ridare voce, ma soprattutto giustizia, a quei bambini, che per decenni sono stati trattati da oggetti, nelle mani di impuniti assassini. Già assassini: assassini della loro infanzia.






