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La prof che picchiava il bimbo autistico era referente per l’anti bullismo e alla vittima diceva……
Se non fosse che parliamo di un atto di violenze su di un bimbo autistico sembrerebbe un barzelletta di grana grossa.
Una delle professoresse arrestate a Barbarano (Vi) alcuni giorni fa e di cui qua abbiamo dato notizia, ree di aver picchiato un bimbo autistico a loro affidato, professoressa (= insegnante di sostegno) il cui campionario di elogi potevamo anticipare noi (“Brava, professionale, stimata, blablabla”) era nella scuola la referente del progetto anti bullismo.
E’ solo l’ultima, forse la più folcloristica rispetto al resto, delle indicazioni che trapelano.
Poiché la vicenda ha ancora dei lato oscuri e pare che gli uomini dell’Arma stiano lavorando per capire se ci sono altri soggetti, che abbiano fatto del male al bambino.
Ma andiamo in ordine.
Barbarano, tranquillo (ma mica tanto) paese alle porte di Vicenza, sulla riviera berica. Settimana scorsa due donne vengono arrestate, dopo un lungo e brillante lavoro investigativo, grazie anche alle intercettazioni ambientali che le “incastrano”, immortalando le violenze da loro compiute a danno di un bambino autistico frequentante la scuola media dove le due operano, una come professoressa l’altra come operatrice dell’ Ulss.
Sconvolgenti alcune frasi diffuse nei giorni scorsi dagli inquirenti e da loro registrate:
una delle donne dice all’altra “l’ho picchiato per bene, se vedi dei segni sono stata io” e ancora “sei un porco maiale…devi stare coi maiali…sei una puttana di porco…dovresti vivere coi maiali”.
Le due donne, di cui ricordiamo i nomi MARIAPIA PIRON, anni 59 di San Giovanni in Monte di Mossano e ORIANA MONTESIN, 54 anni di Barbarano, sono per fortuna in carcere. Insieme a loro è stata denunciata pure una bidella, LUCIANA SCOTTA, anni 61, ripresa dai carabinieri mentre pure lei dà schiaffi al bimbo.
I Carabinieri per giorni e giorni hanno registrato, ripreso, ascoltato e visto insulti e violenze e solo quando il quadro probatorio è stato così pesante sono potuti intervenire, per dare (aggiungo io) a quel bimbo la voce che altrimenti non avrebbe avuto, ma dovendolo sacrificare per alcuni giorni in più…..
Nei filmati c’è un bimbo “mite…che non parla perché non può..ma che capisce…capisce tutto”, un bimbo cosparso di detersivo perchè ha starnutito, picchiato con un bastone di legno o con un lungo righello o con una forbice rovesciata, picchiato sul collo o sulle orecchie.
Solo davanti alle immagini, inequivocabili, la professoressa Piron ha ammesso le violenze, mentre la coraggiosa operatrice Montesin, coerente fino all’ultimo si è avvalsa della facoltà di non rispondere.
Il padre del ragazzino ha dichiarato ai giornali: “mi sono sentito preso in giro…il mio bambino tornava a casa con dei lividi, anche nelle parti intime, io correvo a scuola a chiedere spiegazioni e mi dicevano che se le era fate da solo, magari cadendo dalla sedia. Ma come si può trattare così un giovane inerme?”.
E’ la domanda a cui forse non verrà mai data risposta….a meno che non si riesca una volta per tutte ad accettare che il male esiste, opera e ha la faccia (tosta) di persone per bene,
magari formate a difendere i nostri figli dai bulli…

Professoresse picchiano alunno autistico col bastone.
Professoresse picchiano alunno autistico col bastone.
Conosco bene il comune di Barbarano. Dove Prometeo per anni ha avuto una attivissima sezione locale, che ha dovuto lottare, non poco, contro certi muri di gomma.
Conosco anche la dignità della gente, il loro operato e soprattutto (tornando a bomba al mio lavoro) la professionalità della locale stazione dei Carabinieri.
Oggi da quel paese, alle porte di Vicenza, arriva una notizia. L’ennesima. Non per questo meno dolorosa.
Una insegante di sostegno ed un’operatrice sociosanitaria sono state arrestate IN FLAGRANZA DI REATO dagli uomini dell’Arma (che da tempo le tenevano sotto controllo) per aver maltrattato gravemente un loro alunno disabile.
I giornali locali (in primis il Giornale di Vicenza, per questo adoro) riportano i nomi delle maltrattanti, come è giusto che sia, soprattutto quando ci si trova davanti a prove inoppugnabili:
si chiamano Mariapia Piron (professoressa di anni 59) e Oriana Montesin, 54enne. La vittima delle loro azioni è un bimbo di anni 14, che “sarebbe stato pestato e addirittura preso a bastonate durante le lezioni”. Il bimbo è disabile e affetto da una grave forma di autismo e non parla (rientrando nell’identikit della vittima perfetta, per questa tipologia di reati).
Dopo le lunghe e delicate indagini di rito (nate dal fatto che il bimbo tornava a casa con numerosi lividi) i carabinieri grazie anche ad un lavoro di intercettazioni ambientali, hanno arrestato le due donne, che ora stanno in carcere a Verona.
Di riflessioni su casi di abuso a danni di bimbi (e donne) disabili questo blog è pieno e chi ci conosce sa essere una nostra personale battaglia.
Qua riportiamo solo un’ennesima riflessione: le donne, leggiamo, “godevano della stima da parte di tuti” come se un maltrattante avesse appunto scritto in fronte il suo vero essere. Ci piacerebbe sapere ancora una volta, come viene selezionato quel tipo di personale che ha un incarico ancora più difficile, dovendo stare vicino a bimbi speciali, come il ragazzino maltrattato.
Nei prossimi giorni nel vicino paese di Albettone (paese dalla parte dei bambini e confinante con Barbarano) partirà il nostro corso per aiutare i bimbi a difendersi dalle angherie di certi adulti. Proprio stamani il Sindaco di Albettone ci ha contattati por organizzare a breve una manifestazioni in totale solidarietà al bimbo maltrattato e di informazione alla cittadinanza su quanto sommerso ancora ci sia, proprio fuori la porta di casa.
Perché non deve più vincere il silenzio. Né l’omertà di chi rende possibili nel 2013 certe aberrazioni.
Pedofilo recidivo abusa di bimbi disabili.
Tre bambini vivono in un ambiente definito dagli inquirenti “squallido e degradato”.
Una famiglia composta da padre, madre e tre figli appunto, due dei quali con disabilità fisiche e psichiche.
L’amico di famiglia è generoso, viene ogni giorno a trovarli e porta i bambini in camera da letto.
Per abusarli.
I genitori sanno ma non intervengono e gli abusi vanno avanti per mesi.
L’ennesima storia di abusi su disabili arriva stavolta da Palermo, dove un 59enne Fabio Scavo, è stato condannato a 24 anni mentre i bimbi mandati in una casa famiglia che avrà l’arduo compito di riportarli alla vita. Arduo, ma possibile.
Un’ultima nota: il pedofilo era recidivo. Già condannato infatti in passato per aver abusato di una quattordicenne, rimasta poi incinta in seguito agli abusi.
Dalle bambole bambine agli abusi sui disabili. L’orrore di cui l’uomo è capace.
Oggi due post in uno. Con tre immagini dell’orrore di cui l’uomo è capace.
La prima immagine gira negli ultimi giorni su Facebook, ripresa da un’agenzia stampa. Il soggetto che vedete ritratto sorridente mostra la sua ultima creazione. Delle bambole con le fattezze di bambine. Bambole, dice, acquistate da maschi adulti…..E non credo serva aggiungere nulla.
La seconda foto è di un ragazzo disabile e ne mostra alcune delle ferite (sulla stampa inglese sono uscite anche altre immagini, a mio avviso troppo forti).

Il ragazzo ha un’età mentale di 5 anni nel corpo di un 29enne.
Che veniva invitato dai due soggetti ritratti nella terza foto (forse la più disgustosa), con la scusa di giocare con la loro Playstation e poi picchiato, “per il solo gusto di farlo”.
Questa l’ultima cartella medica: “14 costole rotte… una clavicola rotta… ampi segni di lividi e frusta sulle braccia, sulle cosce e nella parte inferiore della schiena, sul torace e nella zona dei reni”.
Interrogati dalla polizia che li ha posti in stato di arresto, i due coniugi maltrattanti non hanno mostrato alcune emozione, né preoccupazione per la salute del ragazzo.

La banalità del male? O un male per nulla banale ma sempre più radicato in noi?
Abusa donna disabile dall’età mentale di anni 5: “era lei a sedurmi!”.
Abusa donna disabile dall’età mentale di anni 5: “era lei a sedurmi!”.
Gli abusanti come ben sapete preferisco chiamarli “predatori”, poi questo sono. Cacciatori. Che con grande pazienta tessono la loro tela, fino a quando la vittima, la preda appunto, non cadrà tra le loro fauci.
Roma. L’uomo è un giovane trentenne. I vicini di casa, una coppia all’incirca di coetanei espone fuori dalla porta un bel fiocco rosa.
La bimba che nasce però svela un dramma, che quella famiglia si trova ad affrontare in totale solitudine e che spazza via le gioie legate alla nascita.
La piccola ha un grave deficit intellettivo…..
Passano 30 anni. L’uomo vede la bimba diventare ragazza, poi donna. Ora ha 35 anni di età (mentre lui 65). Età anagrafica però, poiché quella mentale è di una piccola di “nemmeno 5 anni”.
Lui oggi è pronto. E scatta l’abuso. Studiato, pianificato, atteso chissà forse davvero per oltre 30 anni.
Lei si confida, con molte difficoltà, coi genitori, che fortunatametne le credono subito!
A seguire la denuncia e poi perizie su perizie; infine dopo un non facile processo, quell’onta, forse l’ultimo vero abuso: “era consenziente….era lei che mi molestava”.
Per fortuna il Giudice ha confermato che le cose sono andate diversamente e lui (di cui non conosciamo purtroppo nemmeno le iniziali) è stato condannato alla pena di …….un anno e sei mesi.
Handicap e abusi: parla la bimba abusata dal branco. “Le cose brutte me le facevano loro”.
Come sapete il tema “handicap e abusi” è un tema che a noi di Prometeo sta molto a cuore. La storia che vi riporto parte qua: http://www.massimilianofrassi.it/blog/il-fidanzato-di-mia-sorella-lei-11-anni-e-lui-63.html Oggi finalmente si è tenuto l’incidente probatorio della bimba gravemente disabile , passata da un pedofilo all’altro come un oggetto. Da usare, per sollazzarsi, e riportare a casa una volta soddisfatti. “Tanto è mongola come si può credere a ciò che dice?” disse a noi, per un caso simile, un parroco qualche tempo fa. Invece i “mongoli” sanno bene la differenza tra ciò che è bene e ciò che è male. Sanno quando esseri troppo disumani per chiamarli uomini, ma normali anzi normalissimi, fanno del male. E la piccola, che oggi ha 14 anni, ha iniziato il suo lungo doloroso difficile racconto proprio così: “sì, le conosco queste persone, ci siamo incontrati ai giardini, ma anche a casa loro. Sì, mi facevano le cose brutte”. L’incidente probatorio per lei è stata una vittoria. Da sola ha superato una montagna e dire che la stimiamo, per il suo esempio di coraggio e di forza, non rende a sufficienza l’idea. Ora si aspetta il processo. Gli imputati, che devono rispondere di violenza sessuale ricordiamo sono: Luciano Finotti, anni 63 (del paese di Inverno, arrestato a luglio); Berengario Borromeo, anni 74 già condannato per la stessa accusa a 7 anni di reclusione, anche lui di Inverno; Sebastiano Margarine, anni 46, fruttivendolo di Santa Cristina e Rocco Belviso, anni 79 di Albuzzano. Un altro imputato Angelo Cremascoli, guardia giurata riccone al rito abbreviato. Leggete i nomi, ma soprattutto el età e chiedetevi, come abbiamo fatto noi, cosa possa avere provato una bambina in mano a questo mondo ed in un paese il cui nome, Inverno, forse dovrebbe vedere mutata almeno una lettera e diventare Inferno…..
Età: 90 anni. Segni particolari: abusante. Di bimba disabile.
Età: 90anni. Segni particolari: abusante. Di bimba disabile.
Ennesima folle storia di abusi a danno di disabili, tema che questo blog ha molto a cuore.
Stavolta arriva da Milano. Di lui sappiamo solo essere un 90enne che vive col figlio in un appartamento di via Litta Modiglioni e che a marzo in un parco cittadino ha avvicinato un gruppo di ragazzine disabili abusandone una, in presenza di un’altra amichetta anche lei disabile. L’uomo si è poi defilato ma è stato riconosciuto dalla bimba stessa poiché nei giorni successivi se ne stava tranquillo nuovamente ai giardinetti.
Vista l’età del pedofilo, 90anni, età che non gli ha impedito di abusare, non farà un giorno di carcere ma starà ai domiciliari.
Abusa per 14 anni la figlia disabile. Per il suo legale “lei è consenziente”.
Abusa per 14 anni la figlia disabile. Per il suo legale “lei è consenziente”.
Quanto dura un abuso? Non me lo chiedo nel senso letterale del termine, me lo chiedo rispetto a quelle ferite dell’anima che se non guarite, con pazienza e amore, possono durare una vita intera. Mi sono fatto questa domanda dando la seguente risposta quando ho letto di quel “padre” arrestato a Roma in flagranza di reato (grazie alle telecamere) mentre per l’ennesima volta abusava della propria figlia, disabile. Gli abusi sono iniziati quando al bambina aveva 11 anni. Sono terminati solo oggi, che di anni ne ha 25. 14 anni di abusi sessuali, violenze psicologiche e fisiche. Umiliazioni, verso quella figlia che in realtà era il giocattolo sessuale del padre padrone, “mostro” l’hanno chiamato i giornali anche se poi scopriamo che nella vita di tutti i giorni non è quella l’immagine che hanno. “Mamma non vedeva…mamma non sapeva” ha ripetuto come un mantra la ragazza che ha l’età mentale di una bimba. La prima volta che ha trovato la forza di raccontare di quel padre abusante (il realtà patrigno, in quanto lei era figlia di un precedente matrimonio della sua compagna) è stato poco tempi fa ad una assistente sociale che senza perdere tempo, ha segnalato il tutto per le verifiche del caso alla Questura (e poi da lì l’ordine di mettere el telecamere, vista la difficoltà nel reperire prove). La bimba non veniva mai chiamata per nome. Se un nome aveva era quello di “cretina”….. Benché ritenuta invalida in modo totale per il disturbo mentale, la ragazzina non si è mai contraddetta, nonostante la paura di perdere la casa e la famiglia. Anzi ha raccontato cosa l’ha realmente terrorizzata in questi anni: la possibilità che la mamma non tornasse più a casa e lei restasse per sempre da sola con l’abusante. Dai giornali riportiamo uno stralcio, incommentabile a nostro parere, ma noi siamo di parte, noi difendiamo i bambini abusati….: “L’interrogatorio (della bambina) è durato tre ore. Il padre-padrone è uscito dall’aula all’apparenza baldanzoso. “Non sta bene. Non è lucida” continua a essere la sua versione. Per la difesa comunque non è un caso facile. “C’è solo una prova sulle presunte intimità, è quella del filmato in mano alla procura” sostiene il difensore dell’operaio di Tor Marancia, l’avvocato Alessandro Iannelli. “Noi riteniamo che ci fosse consenso. Del resto la ragazza è anche integra”. Chiudo tornando alla domanda con cui ho aperto. Quanto dura un abuso? Può continuare tanto, tantissimo. Soprattutto quando rileggono cose così….. “Se non lo fa nessuno ti chiedo scusa io, per quelli che hanno un nome e una faccia, li puoi chiamare uomini” Pooh, Il silenzio della colomba.
Abusi su ragazzina disabile. Condannato pensionato.
Di lui sappiamo, purtroppo, molto poco. Plurisettantenne, residente sugli appennini bolognesi, nessun precedente penale, pensionato, aspetto da “bravo nonnino”. E, ovviamente, pedofilo.
Condannato dal Tribunale pochi giorni fa a cinque anni, per aver molestato un bimbo di 11 anni (adescato in piazza e portato in un vicolo, dove lo ha palpeggiato) e soprattutto una ragazzina disabile. Adescata in un bar e portata insieme ad un altro ragazzo (anche lui ospite presso la struttura dove la ragazzina disabile risiede) a casa sua. Lì ha mostrato loro dei giornali pornografici, ha baciato e toccato la ragazza e si è masturbato.
A far scattare al denuncia gli operatori del centro che hanno visto rientrare la stessa “in stato di shock”.
Come sempre facciamo in questi casi, poniamo alcune amare riflessioni:
a) non si diventa predatori di bimbi a 70 anni, quindi è un peccato che non siano rese note le sue generalità poiché chissà per quanto tempo, IMPUNEMENTE, lo stesso ha agito
b) 5 anni….definire ridicola la pena, non basta…
Leggiamo la sentenza del caso Pietro Materi. Predatore di bambini disabili.
Leggiamo insieme la sentenza del caso Pietro Materi. Predatore di bambini disabili.
È uno dei casi peggiori di cui ci siamo mai occupati e non esagero se dico uno dei peggiori casi di pedofilia al mondo.Una rete internazionale di cacciatori di bambini disabili.
Tra questi un italiano, Pietro Materi, la cui storia recuperate qua:
http://www.massimilianofrassi.it/blog/tag/pietro-materi
Ora leggiamo insieme la sentenza di condanna:
che diciamolo subito è stata di anni 16 di reclusione!
Ma andiamo a vedere alcuni stralci della sentenza, che riportano dritti dentro il mondo della pedofilia:
”La completa analisi e la attenta valutazione delle risultanze istruttorie acquisite al fascicolo del dibattimento impongono l’affermazione della penale responsabilità del Materi in ordine ai gravissimi fatti a lui contestati, ampiamente ammessi, peraltro, dallo stesso imputato in sede di interrogatorio acquisito al giudizio su accordo delle parti.”
L’indagine parte nel 2010, con modalità che tralasciamo per non dare suggerimenti ai pedofili. Diremo solo che la Polizia Postale svolge un eccellente lavoro sottocopertura e riesce così ad entrare nella rete di pedofili collegati a Materi.
La perquisizione a casa sua porta subito al ritrovamento di materiale pedopornografico, con “minori anche in tenera età prevalentemente di sesso maschile”.
“Attraverso protocolli criptato” l’indagato aveva condiviso tantissimo materiale con “una selezionata lista di utenti”.
Come spesso accade per questi soggetti “il materiale pedopornografico era stato scrupolosamente ed ordinatamente archiviato, al fine di consentirne una facile ricerca nell’ingente patrimonio” (vi ricordo che parliamo di bimbi abusati!).
La sentenza da qui continua con delle analisi tecniche che vi ometto, fino a presentare la cartella denominata “Me” con il materiale prodotto dallo stesso Materi. Questa la frase scritta sulla sentenza per descriverlo:
“drammatico è il contenuto delle immagini nella cartella”.
Le immagini descritte sono quelle realizzate nei bagni della scuola dove Materi insegnava. E descrivono gli abusi su due bimbi disabili.
Inutile spiegare perché ometto la descrizione riportata: aggiungo solo un dettaglio, che so essere disturbante, ma serve per ribadire (nuovamente) di cosa ci stiamo occupando:
”le foto ritraevano il minore dapprima in compagnia di un suo coetaneo, poi da solo alla presenza di un uomo con il pene eretto (il Materi) che, dopo essere stato toccato dal minore, raggiungeva l’orgasmo”.
La sentenza continua con el indagini della Polizia, che scopre la scuola dove Materi ha operato e quali bimbi ha “seguito” in qualità di insegnante di sostegno. Tutti bimbi con disabilità.
La Polizia vede poi che i bagni della scuola sono gli stessi che appaiono nelle immagini.
Interrogato, Materi confessa: “ammetteva di scambiare materiale pedopornografico a mezzo di internet sin dall’anno2006”e parlando di una delle sue vittime diceva “che il piccolo M. era molto legato alla sua persona”.
E visto il legame di fiducia che il bimbo ha creato con lui, ecco scattare gli abusi.
”In un’occasione l’imputato munitosi di macchina fotografica, lo aveva portato in bagno ed aveva scattato delle foto mentre urinava e lui lo aiutava….dopo alcuni mesi, sempre in occasione della necessità del bambino di andare in bagno, lo aveva fotografato nudo e mentre lo sottoponeva ai suoi palpeggiamenti. L’imputato aveva poi scambiato tali foto a mezzo di internet con altro materiale pedopornografico relativo a bambini al di sotto dei 10 anni, autoprodotto da parte di un malese – che gli aveva inviato fot di bimbi nudi che avevano rapporti sessuali tra loro e con lui (orali masturbazioni, anali, solo con maschietti) ed uno statunitense che gli aveva inviato alcune foto del figlio e dell’amichetto di 8 anni nudi che dormivano”.
Per oggi ci fermiamo qua. Anche se già questo basta. Per portarvi dentro il mondo della lucida follia, di esseri troppo disumani per chiamarli uomini.









