Archivi per la categoria ‘abusi sessuali su disabili’

A processo preside, per aver coperto gli abusi del docente su 8 bimbi disabili.

Ci chiediamo sempre come sia possibile che certi abusi avvengano nelle scuole. E forse questa è una risposta:
«Un atteggiamento connivente volto a coprire gli abusi anche sessuali perpetrati da un insegnante di sostegno nei confronti di otto alunni minorenni e disabili dell’Istituto comprensivo di Cogorno». È durissimo l’atto d’accusa formalizzato dalla Procura di Chiavari nei confronti di Gianfranco Spaccini, attuale preside del liceo “King” di Genova e reggente della scuola nel levante all’epoca dei fatti. Spaccini, il prossimo 22 maggio, dovrà comparire in aula, per l’udienza preliminare. Con lui il professore arrestato a novembre, Emilio Cella, e una docente, Nicoletta Daniele. Il caso era stato rivelato dal Secolo XIX nei mesi scorsi, ma solo recentemente il nome di Spaccini è saltato fuori dalle carte dell’inchiesta. In particolare, è scritto nell’avviso di conclusione dell indagini preliminari, «nella sua qualità di dirigente reggente scolastico dell’Istituto comprensivo di Cogorno per il solo anno scolastico 2010/2011, Spaccini ometteva di denunciare all’autorità giudiziaria e di procedere disciplinarmente o di attivarsi per accertare, sanzionare e impedire la commissione di atti di percosse, ingiurie, minacce e altri abusi sui alunni diversamente abili e minori di età, ovvero atti sessuali o comunque osceni ascrivibili al docente di sostegno Emilio Cella». Una tela connivente che sembrerebbe esser stata finalizzata a coprire le presunte malefatte di Emilio Cella.» FONTE IL SECOLO XIX .

Berengario Borromeo, predatore di bimbi disabili: condannato!

È stato condannato a sette anni di carcere, col rito abbreviato, uno dei protagonisti di un squallidissima vicenda di cui ci siamo più volte occupati. Quella degli abusi, da parte di più adulti, a danno di una bimba gravemente disabile di 12 anni. Abusi andati avanti per mesi.
Due le persone coinvolte (e di cui pare stia per arrivare il rinvio a giudizio) ed una già rinviata a giudizio e che andrà a processo a giugno. Ma soprattutto un paese spaccato (“Inverno”, un nome una garanzia!). Omertoso. Complice. Pronto a prendere le difese di squallidi esempi d’umanità. E lesti nel giudicare, etichettandola come “poco di buono” una bimba disabile. Facilmente plagiabile. Acquistabile con un gelato. Giocattolo usa e getta. Usa e getta. Usa…
Bisognerebbe trovare nel codice penale uno spazio per gente così. E non mi riferisco a chi abusa., mi riferisco a qui complici da piazza di paese. In prima fila  adire “figuriamoci, io li conosco bene, chissà quei carabinieri lì perchè ce l’hanno con loro” ma sempre orfani di sentimenti di naturale umanità verso chi ha davvero subito abusi.
Segnalo che il Pm Paolo Mazza aveva chiesto una pena di 10 anni e mezzo, ridotta però grazie al rito abbreviato.

Non cessano gli abusi su bimbi (e adulti) gravemente disabili.

Non cessano gli abusi su bimbi (e adulti) gravemente disabili.

Partiamo dalla notizia che riportiamo integralmente nel comunicato Ansa e che ci porta ad una condanna, importante, di anni 11 per abusi su un uomo affetto da un grave ritardo emanale che lo rendeva in realtà una sorta di bambino nel corpo di un adulto. Diciamo solo che di casi così ce ne sono tantissimi…..
«Il Tribunale di Taranto (presidente De Tomasi) ha condannato a 11 anni di carcere un orologiaio di San Giorgio Jonico, Enrico Randazzo, di 64 anni, accusato di abusi sessuali nei confronti di un uomo di 32 anni con un grave disagio mentale. L’imputato fu arrestato il 24 luglio del 2010 insieme ad altre tre persone (tutti pensionati di età compresa tra i 66 e i 73 anni, con precedenti specifici) già condannate con rito abbreviato a pene comprese tra i 4 anni e due mesi e i 5 anni e 2 mesi di reclusione. Secondo l’accusa, gli arrestati adescavano la vittima in un negozio di orologi, in auto o in un garage con banali scuse, la promessa di lavori o in cambio di pochi spiccioli, e lo sottoponevano ad abusi sessuali. Il disabile si è poi confidato con il personale di Carosino (Taranto) dell’Associazione nazionale famiglie di persone con disabilità intellettiva o relazionale (Anffas) ed è scattata la denuncia. Il pm Lucia Isceri aveva chiesto per Randazzo la condanna a 8 anni e sei mesi. »
Da Taranto a Brescia. Dove un’altra squallida vicenda è venuta alla luce, in un contesto comunque ancora dai contorni non chiari.
Tre sono gli anni di reclusione a cui il Tribunale di Brescia ha condannato un trentenne della Franciacorta, riconosciuto parzialmente invalido mentale (sic) e reo di aver abusato della propria sorella gravemente disabile.
La ragazzina era stata tolta all’età di 14 anni dalla famiglia, dietro pressioni di una insegnante attenta che, insieme ad uno psicologo, aveva fatto emergere anni di soprusi e violenze di ogni sorta.. La bimba veniva infatti abusata dal padre, dal fratello e pare anche da alcuni amici di famiglia (mai individuati).
Il padre morto nel 1996 grazie alla tempistica dei processi nel nostro paese non è mai stato condannato. Diversa sorte al fratello che però grazie alle motivazioni di cui sopra, ha preso solo 3 anni di condanna.
L’imputato in aula ha sempre negato di essere stato lui ad abusarla, affermando: “che la sorella è ossessionata dal sesso e che aveva provato lei a sedurlo ma lui aveva rifiutato”.

Rinviati a giudizio per gli abusi sulla loro “fidanzata” : 12 anni. Disabile.

Rinviati a giudizio per gli abusi sulla loro fidanzata: 12 anni. Disabile.

Di questa turpe vicenda parlammo alcuni mesi fa, quando vennero arrestati due pedofili, accusati di abusi su una bimba gravemente disabile, di dodici anni (gli abusi pare andassero avanti da diverso tempo).
Qua trovate la storia:
http://www.massimilianofrassi.it/blog/il-fidanzato-di-mia-sorella-lei-11-anni-e-lui-63.html

Il paese (Inverno e Monteleone) si spaccò in due (vergogna!) in una percentuale ovviamente maggiormente schierata dalla parte dei due pensionati.
Che oggi, sono stati rinviati a giudizio dalla Procura di Milano, incastrati dalle parole del fratellino della vittima, ma anche dalle intercettazioni telefoniche.
Il processo al primo pensionato, Luciano Finotti anni 63, inizierà con rito ordinario il 29 febbraio. Attualmente l’uomo è ancora in carcere. Il secondo, Berengario Borromeo (anni 74) andrà invece con rito abbreviato (che non ci stancheremo mai di dire che deve essere tolto, per reati di questo tipo) al 20 marzo.
Ovviamente terremo la vicenda monitorata.
Prima di concludere riportiamo qua un altro caso di abusi a danno di disabili (che sapete essere un tema molto caro alla nostra “lotta” ed al nostro impegno).
Stavolta i fatti sono accaduti a Lugano, dove un 49enne, autista di minibus adibiti proprio al trasporto di bimbi con handicap è stato arrestato in quante avrebbe molestato molti di questi bambini.

Abusa la figlia disabile e dice al figlio:” così si fa con le donne, impara”.

Due figli. Gemelli. Un maschio ed una femmina. Entrambi disabili (lei all’80% lui al 100%).
Il “padre” abusava la figlia. Davanti al fratello. Dicendogli:
“impara come fare con le donne”.
Da l’altro ieri per fortuna il predatore è in carcere, con queste accuse:
”maltrattamenti in famiglia, lesioni e violenza sessuale ai danni dei figli e – limitatamente alle percosse – della moglie.”
L’intera famiglia viveva in un regime definito dagli inquirenti di “schiavitù”. Oltre agli abusi ed alle percosse le minacce. In un’occasione la moglie disse al marito che se ne sarebbe andata portando via al sicuro i figli e lui li chiusi tutti in casa: “perché la famiglia doveva rimanere unita”. Tempo fa la madre rimase a casa in malattia e lui continuò ad inveire contro di lei, perchè non andava “al lavoro”. Il motivo: con lei a casa, era nervoso perché non poteva abusare della figlia.
Questi crimini si sono consumati in un paese alle porte di Milano. Pochi giorni fa. Ma sembra di parlare del Medio Evo e di chissà quale terra lontana da noi. Mentre invece era l’ennesimo, bravo, vicino di casa…..

Pietro Materi condannato in primo grado a 16 anni!

Di lui ci siamo occupati per primi, portando alla ribalta delle cronache nazionali l’orrore dei suoi misfatti.
Ieri finalmente la (prima) condanna: 16 anni di reclusione (il Pm ne aveva chiesti 17), ma soprattutto nessun trasferimento presso “istituti di riabilitazione” come chiesto dalla difesa e l’interdizione perpetua dai pubblici uffici.
Da parte di noi tutti l’abbraccio più grande che ci sia ai bambini vittima del predatore ed alle loro famiglia. Raro esempio di sensibilità, tenacia, dignità.
Imparassero da loro i pietromateri di questa terra.
Ora attendiamo l’esito del processo svizzero. Già. Poiché vi ricordo che lui andò in Svizzera, dopo aver risposto ad un annuncio in internet, per abusare un bimbi disabile “affittato per 300 euro”.
Qua ritrovate la storia: http://www.youtube.com/watch?v=axDm2XPQhC4

Oggi la sentenza sul predatore di bimbi disabili. Intanto….

È attesa per oggi la sentenza per il caso di Pietro Materi, predatore di bimbi disabili, il cui caso abbiamo portato alla luce alcuni mesi fa grazie alla testimonianza di un coraggioso genitore.
Nel frattempo sul fronte “abusi sui disabili” (che non mi stancherò mai di ripetere, essere tantissimi, e stare al primo posto tra le priorità della prometeo, in termini di contrasto e sensibilizzazione) arriva un’altra notizia, che evitiamo di commentare, ma che riportiamo integralmente dal sito del Secolo XIX.

“Abusi su disabili, visionati i filmati.
Chiavari – Dieci filmati, ognuno della durata di qualche minuto. E la verità sul caso Cella, il professore di educazione fisica accusato di abusi su disabili, va in scena. Ieri, in tribunale a Chiavari, “spettatori” delle riprese effettuate dalla polizia grazie a telecamere nascoste, erano i tre legali delle due persone coinvolte nell’inchiesta. Gli avvocati Andrea Vernazza e Fabio Di Sansebastiano, che assistono Emilio Cella, 52 anni, attualmente in carcere a Chiavari; e l’avvocato Camillo Ciurlo, difensore di una professoressa chiavarese di 49 anni, N. D., indagata a piede libero.

L’inchiesta è relativa ai presunti abusi su ragazzini portatori di gravi handicap fisici e psichici che frequentano l’Istituto comprensivo di Cogorno (dove lavorano i due docenti coinvolti nell’indagine) ospitato al Villaggio del Ragazzo di San Salvatore. Emilio Cella è finito in manette il 28 novembre, con le pesanti accuse di maltrattamenti aggravati, violenza sessuale aggravata, atti sessuali con minori e corruzione di minorenni (questi ultimi due reati in concorso con la collega N. D., di 49 anni).

Tecnicamente, con la visione dei filmati, i legali dei due professori hanno avuto copia degli atti di indagine; un passaggio fondamentale per poter elaborare una strategia difensiva a tutela dei loro assistiti. Nei prossimi giorni gli avvocati chiederanno di poter essere ascoltati dal pm titolare della delicata indagine, il procuratore capo Francesco Cozzi. L’inchiesta, fin dai primi passi, è stata secretata, e non è possibile quindi conoscere il contenuto delle immagini che sono state visionate dai difensori alla presenza degli inquirenti. Di certo i filmati si riferiscono a episodi in cui il professore è venuto a contatto fisico con i ragazzi, ed è ragionevole pensare che i legali del docente tenteranno di ricondurre quelle violenze a manovre contenitive nei casi di allievi particolarmente agitati. Ma da quanto è trapelato nei giorni scorsi, anche grazie a testimonianze, emerge un quadro probatorio piuttosto ingombrante per i due indagati, in particolare per Cella. Schiaffi, pugni, gomitate, calci, e poi le umiliazioni, nei confronti di almeno otto allievi dell’Istituto comprensivo: tutti con gravi handicap, e quindi, in quanto tali, impossibilitati a riferire all’esterno l’accaduto.

C’è poi un capitolo ancora più agghiacciante, tra gli elementi di prova raccolti dagli inquirenti. Ovvero i presunti atti sessuali che il docente avrebbe mimato in presenza degli allievi disabili. Un comportamento che ha fatto ipotizzare alla procura di Chiavari i reati di violenza sessuale aggravata, atti sessuali con minori e corruzione di minorenni. E che, se confermati, sarebbero da censurare non solo sotto il profilo penale ma anche sotto quello morale e deontologico.
Intanto, dopo 12 giorni di carcere in regime di isolamento, Emilio Cella è descritto come un uomo che si è chiuso in un cupo silenzio: al momento del suo ingresso alla casa circondariale di Chiavari si era dimostrato sicuro di sé, incredulo di fronte alle gravissime accuse che gli venivano mosse.
Ma le persone che hanno avuto contatti con lui negli ultimi tre o quattro giorni restituiscono un’immagine di un’uomo distrutto, silenzioso, apatico e profondamente depresso. Per questo, per evitare che commetta gesti inconsulti, gli uomini della Penitenziaria controllano la sua cella di ora in ora.”

Abusi su un ragazzo disabile. Ecco i nomi!

Hanno abusato di un giovane disabile. Condannati. Ecco i nomi.
Cosenza. Con rito abbreviato è stata condannata quella che i giornali hanno definito una vera e propria banda di “orchi”. Otto persone, ree di aver abusato un giovane disabile.
Questi i nomi e gli anni di condanna (ribadiamo che il rito abbreviato dovrebbe essere vietato agli abusanti):
Giuseppe Pugliese, sette anni
Pasquale Andali, Antonio Donvito, Giuseppe Gagliano, tutti e tre a sei anni di reclusione
Aldo De Rose, Massimo Lo Monaco, Ferdinando Mele e Giuseppe Santoro, a cinque anni.
Il 13 dicembre inizierà invece il processo con rito ordinario per altri quattro imputati:
Franco Adamo Spadafora, Mario Aiello, Eugenio De Ciucco e Antonio Santoro.

Coi soldi delle merendine le fa comprare i preservativi per stuprarla. Ancora abusi su disabili!

Abusi sui disabili. Altre due storie di ordinaria pedo-follia.

Il primo caso arriva dalla provincia di Avellino. Il verbale che stringiamo tra le mani è scritto in un linguaggio che più burocratese di così non si può. Ma forse questa è una fortuna. Poiché ci illude di tenere a debita distanza il male.
Il bimbo ha oggi 10 anni, 8 all’epoca dei fatti. Quando i genitori (sic) lo affidarono ad un conoscente (ancora oggi ritenuto da chi lo conosce “persona buona… persona perbene”). In cambio di soldi e regali (domanda: quanto vale la vita di un figlio per certe persone?) l’uomo (sic) si è preso in casa il bimbo. 8 anni, già detto, ma soprattutto una grave disabilità psico fisica.
Con lui viveva. Lui lo portava (non sempre) a scuola. Lui lo abusava sessualmente e nelsuo letto lo faceva dormire.
E’ stata propria la scuola allarmata dalle troppe assenza ingiustificate a muovere i primi segnali d’allarme. Che hanno portato all’arresto del predatore di bimbi disabili (di cui purtroppo sono state diffuse sono le iniziali: M.G.) ed alla sospensione della podestà genitoriali ai genitori.
Il bimbo oggi sta in una struttura protetta (di quelle che qualcuno vorrebbe far chiudere….) dove ci auguriamo riceverà le cure e l’affetto che gli sono dovuti.
Dimenticavo: gli abusi sono durati  due anni.
Il secondo caso non è di abusi a danno di minori, ma di una donna, gravemente disabile, “con la testa di una bambina”.
Stavolta abbiamo il nome del 65 enne che per tale reato è stato condannato a 7 anni e mezzo.
Si chiama Luigi Natali, è di Gallipoli ed ha abusato di una donna affetta da una grave disabilità psichica.
Sapete come si è scoperta la violenza (roba da non crederci).
I genitori della donna, aprendole la borsetta le hanno trovato dei preservativi ed hanno scoperto che glieli faceva comprare il suo abusante, facendole usare i soldi che la famiglia le dava affinché lei si comprasse i fumetti di Topolino e le merendine.
Dagli articoli di giornale oltre al nome dell’imputato apprendiamo anche quanto segue:
”Il pubblico ministero ha chiesto la trasmissione degli atti in Procura, per falsa testimonianza, per la figlia dell’imputato”, notizia che ci porta al post di alcuni giorni fa sui parenti dei pedofili.
Anche in questo caso le violenze sono durate due lunghi anni.

Esclusivo Blog: Il predatore di bimbi disabili. Ecco perché dobbiamo impedire che questo pedofilo esca dal carcere!

Ecco perché dobbiamo impedire che questo pedofilo esca dal carcere!
Esclusivo Blog: Il predatore di bimbi disabili.

Alcuni giorni fa abbiamo raccolto l’allarme di una sua possibile imminente scarcerazione.
Qua, con quel linguaggio burocratico tipico del carteggio legale, riportiamo i motivi per cui il predatore di bimbi disabili è in carcere:

<< Il Materi è imputato dei seguenti reati commessi tra il 2006 ed il 2009, per i quali è detenuto dal 20 06 2010 presso la casa circondariale di Potenza:
1)   …poiché consapevolmente si procurava e deteneva materiale pornografico e in particolare files di immagini e video cifrati, realizzati utilizzando minori, anche di tenera età, prevalentemente di sesso maschile, nudi in pose lascive e/o impegnati in atti sessuali, scrupolosamente archiviati in varie cartelle salvate nell’hard disc in uso al predetto.

Con l’aggravante di aver detenuto un ingente quantità del materiale su indicato, stimabile all’incirca in 380 gigabytes;
2)… poiché utilizzando minori degli anni 10 e in particolare X.Y.. (nato nel 2001) e Y. X. (nato nel 1999) entrambi con ritardi psichici, affidati per ragioni di istruzione al Materi in servizio in qualità di insegnante di sostegno dei predetti presso scuole elementari di Matera e di Tricarico, realizzava esibizioni pedopornografiche e/o produceva materiale pedopornografico;
3)… poiché abusando delle condizioni di inferiorità psichica dei minori su indicati, nonché del suo ruolo di insegnante di sostegno, induceva i minori di anni 10, indicati nel capo di imputazione che precede, a subire atti sessuali (rapporti orali e masturbazione).
Nel corso dell’interrogatorio condotto il 28 06 2011 nell’udienza di convalida dell’arresto da parte del Gip il Materi dichiara: “mi assumo tutte le mie colpe perché mi rendo conto di aver commesso quei reati che mi vengono contestati e, dunque, non mi resta che confermare la mia disponibilità a collaborare e di essere aiutato perché voglio uscire fuori da questo incubo…mi rendo conto di essere affetto da questa malattia, di essermi reso conto negli ultimi anni, però più volte ho cercato di smettere, però poi dopo un po’ era come una dipendenza e quindi ritornarvi ad esser ricoinvolto in questo vortice…sarebbe mia intenzione farlo (sottopormi a cure) eventualmente mi venga data la disponibilità…
Il Materi esclude infine attenzioni sessuali nei confronti di altri bambini, anche nel corso dei viaggi praticati all’estero (Svizzera, Russia, e Paesi del Sud Est Asiatico). >>

Questi i capi di imputazione, sufficientemente eloquenti.
Partiamo però dalla nota conclusiva.
Come vedete Materi esclude subito altri abusi. E quando gli vengono fatte domande su un presunto abuso da lui compiuto in Svizzera si avvale della facoltà di non rispondere.
Facoltà che ancora una volta, a fronte di prove granitiche, verrà meno e lo porterà a confermare quanto da noi già raccontato in passato e che spieghiamo riportandone appunto le parole (vedi nostro post del 15 marzo 2011):
… dopo avermi portato a casa mi ha fatto giocare con suo figlio. Ha permesso che lo fotografassi. Poi ha avuto con lui un rapporto orale”…. I magistrati gli hanno chiesto se lui era lì solo per fotografare. E il maestro ammette anche l’abuso: “Ho avuto un rapporto completo con il bambino. Il padre era presente. Con lui concordai il prezzo: 300 euro. Pagai la mattina dopo, quando mi accompagnò alla stazione“-
Il maestro ha spiegato anche che il bambino durante l’abuso dormiva. I magistrati gli hanno chiesto  se era stato drogato. “Ho visto il padre dargli della coca cola, ma non so se prima gli avesse dato altro. Il bambino dormiva”.
Fino a quando non gli viene mostrata la prova provata quindi Materi mente, sapendo di mentire. Atteggiamento questo tipico di chiunque abusi.
Ma andiamo avanti nella lettura della relazione del Tribunale di Potenza.
Partiamo dalle condizioni mentali del soggetto, che lo diciamo subito è perfettamente in grado di intendere e di volere:
Materi leggiamo “è lucido, orientato nel tempo,nello spazio e rispetto alle persone…la coscienza dell’Io è nella norma. Anche le funzioni mnesiche e operative si svolgono nella norma”.
Salto questa parte per non cadere nuovamente nelle trappole del burocratese e riporto solo un altro passaggio, necessario alla comprensione di questi individui:
”i fatti per cui è imputato sembrano turbarlo, ma probabilmente non quanto appaia. I riferiti vissuti di rimorso sembrano in qualche modo rappresentati in maniera amplificata e formale”.
I pedofili non provano pietà. Né empatia per le loro vittime. E questa è l’ennesima riprova.
La relazione prosegue con l’analisi del rapporto con i suoi familiari. Che saltiamo per rispettarli, essendo anche loro vittime ma soprattutto non essendosi mai esposti contro bambini  ed in sua difesa, mettendosi quindi al suo livello, come altri pessimi esempi hanno fatto.
Evidenziamo solo che il rapporto con la famiglia è buona e che pare sia cresciuto in un ambiente sereno, anzi, “in quanto ultimogenito è stato particolarmente coccolato e viziato”, altra immagine che cancella chissà quali profili di ambienti abbietti e degradati alle spalle di questi predatori.
Nel periodo del tirocinio prelaurea intorno ai 22 anni di età si accorge di avvertire delle pulsioni verso i bambini delle elementari dove lavora, “pulsioni accompagnate da fantasie e masturbazione”.
Interessante anche qua l’analisi dello stesso: “non trovo la radice perché non sono stato vittima di abusi…quando ho iniziato il tirocinio mi sono sentito attratto…poi facevo delle fantasie…li immaginavo nudi, io che toccavo…bambini intorno ai 10 anni, senza violenza …mi dicevo che era una cosa passeggera…”.
Visto? Non ha subito violenze quando era piccola, tutt’altro.
Dedichiamo questo passaggio a certi tuttologi che ancora oggi dicono che i bimbi abusati diventeranno pedofili.
Nel 2006 Materi sposta le sue fantasie nella rete, serbatoio infinito di orrori, che gli permette appunto di trovare quanto vuole.
Dalla rete scarica materiale pedofilo (filmati “finalizzati a raggiungere l’eccitamento e l’orgasmo”) ed entra in contatto con altri predatori, tra cui un “pezzo grosso” della Malesia. Un collezionista che poteva fornire “materiale raro da lui prodotto”.
Non commentiamo questi passaggi degli di un episodio di Criminal Minds, poiché crediamo siano fin troppo chiari. Ed acceleriamo la nostra lettura (eventualmente recupereremo in futuro le parti che saltiamo) per arrivare al punto conclusivo. Materi accetta le richieste di produrre pure lui materiale pedofilo. E lo fa, sfruttando due bimbi gravemente disabili che gli sono assegnati in qualità di insegnante di sostegno.
Il primo bimbo che nel blog chiamammo Antonio è molto legato a Materi.
E lo stesso, per tutta risposta, viola la fiducia abusandolo (e filmandone gli abusi) nei bagni della scuola. Ma nessuno ha mai visto né sentito nulla. Il Materi sarà suo insegnante per due anni scolastici.
Il secondo bimbo che chiameremo Max (un onore darti il mio nome!) quando gli viene “affidato” ha 7 anni. Sta con lui 28 ore alla settimana.
“È minuto di corporatura, affetto da una forma di autismo medio – grave e presenta difficili problemi di gestione.”
Uno dei filmati che il Materi posta è fatto nell’aula di computer della scuola, col bimbo seduto davanti al pc e obbligato ad un rapporto orale.
Salto i dettagli sugli abusi, che credo siano a questo punto chiarissimi e concludo, non prima di ricordare che anche stavolta nessuno vede/sente nulla.
“Il Materi presenta un disturbo parafilico tipo Pedofilia” dicono i periti a fine osservazione, “ questa patologia non altera la sfera cognitivo volitiva né l’esame di realtà… questi non hanno mai inficiato la capacità di intendere il valore delle proprie azioni e la capacità di liberamente autodeterminarsi”.
Anzi, “al momento dei fatti per i quali è a processo il Materi aveva capacità di intendere e di volere…
Il disturbo individuato nel Materi comporta INDUBBIAMENTE una potenziale pericolosità sociale, tendendo per SUA NATURA a riproporsi in circostanze occasionali facilitanti”.
Materi è quindi ritenuto pericoloso.
Per questo motivo siamo sinceramente preoccupati.
Dato che stanno finendo i termini di custodia cautelare, ma soprattutto il processo corre un grave rischio, secondo quanto ci conferma una delle famiglie parti in causa. Quello cioè di ripartire da capo. Cambia (per trasferimenti) parte del collegio giudicante e quindi c’è il rischio di un nuovo processo.
Con tempi quindi ancora più lunghi. Nuove perizie (queste non sarebbero più utili), ma soprattutto il Materi, pedofilo pericoloso, presto in libertà.
Terremo la situazione monitorata e vi faremo sapere.
E ci batteremo, insieme a voi, affinché soggetti così in libertà non possano tornare!

- continua -

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