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Abusi su bambini disabili: 12 nell’ultima settimana

Solo nell’ultima settimana ne sono emersi 12. E ancora una volta chissà il sommerso quanto grande è. Parlo di abusi a danno di bambini disabili, vittima due volte. Perché se un bimbo non disabile è già di suo poco creduto, immaginatevi cosa voglia dire per un bambino autistico, portatore di handicap fisici ma soprattutto psicologici, chiedere aiuto, in quanto vittima di abusi.

dalla pagina di Facebook di Massimiliano Frassi
a cura di Blog Staff.

Non cessano gli abusi sui disabili. Apriamo gli occhi!

child abuse and handicap

Gli abusi a danno di disabili, non ci stancheremo mai di gridarlo, sono tantissimi. E forse il 99% di questi restano impunti. Causa l’incapacità delle vittime di chiedere aiuto e la cecità del mondo adulto che non può permettersi di pensare che “ad un bimbo handicappato vengano fatte quelle cose lì”.
Invece vengono fatte. A volte proprio perché handicappato.
In provincia di Salerno è stato arrestato l’ennesimo predatore di bambini. Anni 40. Incensurato. Accusato di aver adescato ed abusato una minorenne disabile.
Spesso ricordiamolo le vittime sono anche donne adulte, ma con un’età mentale pari a quella di un bambino di pochi anni. Letteralmente comprate con una caramella, un gioco, un regalino.

Hanno abusato un bimbo autistico, non vogliono stare in carcere. Cinico blog.

Già, avranno pensato: oggi non ci sta nessuno in carcere, soprattutto se ha abusato di un bambino, perché ci dobbiamo stare noi?!
Giusto ieri su tutti i giornali si leggeva la notizia che una delle ragazze delle Bestie di Satana ha chiesto la grazia per rifarsi una vita, ora loro che poi alla fine diciamolo, cos’hanno fatto di grave a parte pestare ed umiliare un bambino AUTISTICO a loro affidato, mica dovranno restare in carcere, suvvia….
Guardate a Palosco (provincia di Bergamo) un maestro arrestato in flagranza di reato mentre aveva i pantaloni abbassati davanti al bambino sua vittima da tempo, ora se ne sta a fare il bibliotecario in un oratorio, perché loro se ne devono stare dentro, chi sono, le figlie della serva?
Suvvia…un po’ di giustizia…..
Ecco. Fine delirio. Ora rientro in me, ma quanto sopra riportato, urticante spero nel leggerlo quanto nello scriverlo, è secondo me quanto può essere passato nella testa delle due docenti, di cui abbiamo ampiamente parlato nei giorni scorsi Mariapia Molena Piron ed Oriana Antonella Montesin, arrestate pure loro grazie alle intercettazioni ambientali che le mostrano nell’atto di picchiare ed umiliare un bimbo autistico. Oggi le donne sono già stanche distare in carcere e chiedono di poter uscire.
E magari già di tornare a scuola, come l’altra indagata la bidella Luciana Scottà, 61, di Albettone che essendo a piede libero resta salda al posto di lavoro: inutile dire quanto la sua presenza a scuola renda al momento impossibile il rientro del piccolo tra i suoi compagni.
Che strano paese il nostro. Non siamo più in grado di offrire ai nostri figli degli spazi puliti e sicuri.

Le foto delle donne che hanno maltrattato il bambino autistico.

Le foto delle donne che hanno maltrattato il bambino autistico.

Ecco le foto delle due donne arrestate nei giorni scorsi per gli abusi a danni di un bimbo autistico a loro affidato a scuola.
Le ha rese pubbliche il Corriere del Veneto.

Iniziamo con Mariapia Piron:

E proseguiamo con:
Oriana Montesin:

Non trovate che si assomiglino?

La prof che picchiava il bimbo autistico era referente per l’anti bullismo e alla vittima diceva……

Se non fosse che parliamo di un atto di violenze su di un bimbo autistico sembrerebbe un barzelletta di grana grossa.
Una delle professoresse arrestate a Barbarano (Vi) alcuni giorni fa e di cui qua abbiamo dato notizia, ree di aver picchiato un bimbo autistico a loro affidato, professoressa (= insegnante di sostegno) il cui campionario di elogi potevamo anticipare noi (“Brava, professionale, stimata, blablabla”) era nella scuola la referente del progetto anti bullismo.
E’ solo l’ultima, forse la più folcloristica rispetto al resto, delle indicazioni che trapelano.
Poiché la vicenda ha ancora dei lato oscuri e pare che gli uomini dell’Arma stiano lavorando per capire se ci sono altri soggetti, che abbiano fatto del male al bambino.
Ma andiamo in ordine.
Barbarano, tranquillo (ma mica tanto) paese alle porte di Vicenza, sulla riviera berica. Settimana scorsa due donne vengono arrestate, dopo un lungo e brillante lavoro investigativo, grazie anche alle intercettazioni ambientali che le “incastrano”, immortalando le violenze da loro compiute a danno di un bambino autistico frequentante la scuola media dove le due operano, una come professoressa l’altra come operatrice dell’ Ulss.
Sconvolgenti alcune frasi diffuse nei giorni scorsi dagli inquirenti e da loro registrate:
una delle donne dice all’altra “l’ho picchiato per bene, se vedi dei segni sono stata io” e ancora “sei un porco maiale…devi stare coi maiali…sei una puttana di porco…dovresti vivere coi maiali”.
Le due donne, di cui ricordiamo i nomi MARIAPIA PIRON, anni 59 di San Giovanni in Monte di Mossano e ORIANA MONTESIN, 54 anni di Barbarano, sono per fortuna in carcere. Insieme a loro è stata denunciata pure una bidella,  LUCIANA SCOTTA, anni 61, ripresa dai carabinieri mentre pure lei dà schiaffi al bimbo.
I Carabinieri per giorni e giorni hanno registrato, ripreso, ascoltato e visto insulti e violenze e solo quando il quadro probatorio è stato così pesante sono potuti intervenire, per dare (aggiungo io) a quel bimbo la voce che altrimenti non avrebbe avuto, ma dovendolo sacrificare per alcuni giorni in più…..
Nei filmati c’è un bimbo “mite…che non parla perché non può..ma che capisce…capisce tutto”, un bimbo cosparso di detersivo perchè ha starnutito, picchiato con un bastone di legno o con un lungo righello  o con una forbice rovesciata, picchiato sul collo o sulle orecchie.
Solo davanti alle immagini, inequivocabili, la professoressa Piron ha ammesso le violenze, mentre la coraggiosa operatrice Montesin, coerente fino all’ultimo si è avvalsa della facoltà di non rispondere.
Il padre del ragazzino ha dichiarato ai giornali: “mi sono sentito preso in giro…il mio bambino tornava a casa con dei lividi, anche nelle parti intime, io correvo a scuola a chiedere spiegazioni e mi dicevano che se le era fate da solo, magari cadendo dalla sedia. Ma come si può trattare così un giovane inerme?”.
E’ la domanda a cui forse non verrà mai data risposta….a meno che non si riesca una volta per tutte ad accettare che il male esiste, opera e ha la faccia (tosta) di persone per bene,
magari formate a difendere i nostri figli dai bulli…

Pedofilo recidivo abusa di bimbi disabili.

Tre bambini vivono in un ambiente definito dagli inquirenti “squallido e degradato”.
Una famiglia composta da padre, madre e tre figli appunto, due dei quali con disabilità fisiche e psichiche.
L’amico di famiglia è generoso, viene ogni giorno a trovarli e porta i bambini in camera da letto.
Per abusarli.
I genitori sanno ma non intervengono e gli abusi vanno avanti per mesi.
L’ennesima storia di abusi su disabili arriva stavolta da Palermo, dove un 59enne Fabio Scavo, è stato condannato a 24 anni mentre i bimbi mandati in una casa famiglia che avrà l’arduo compito di riportarli alla vita. Arduo, ma possibile.

Un’ultima nota: il pedofilo era recidivo. Già condannato infatti in passato per aver abusato di una quattordicenne, rimasta poi incinta in seguito agli abusi.

Ancora abusi su disabili. Un crimine in crescita.

Ancora abusi su disabili. Un crimine in crescita.

Da tempo ce ne occupiamo e continueremo a farlo perché mai come in questo caso l’informazione serve per squarciare quel velo di omertà e complicità che porta l’orrore a nutrirsi di orrore. Abusi. Sessuali. A danno di persone gravemente disabili. Bambini o adulti imprigionati nella mente di un bimbo.
Per qualcuno sono giocattoli del sesso. Manichini su cui manifestare le proprie malate perversioni. Gente incapace di amare e di essere realmente amata va a caccia di loro, con la convinzione che “tanto non parleranno mai o se parleranno nessuno li crederà”.
Due storie, pressoché identiche.
Partiamo da Busto Arsizio, lui ha 75 anni e la vittima ha 19 anni d’anagrafe, ma molti meno nella realtà dei fatti.
“L’anziano, da alcuni mesi, assillava la giovane appostandosi sotto la sua abitazione, controllando ogni suo movimento, fissando appuntamenti in zone appartate, attendendola all’uscita da scuola e seguendola costantemente. «Non dire a nessuno quello che facciamo o denuncio i tuoi genitori dicendo che ti fanno prostituire»: così il settantenne convinceva la sua vittima a tacere. E a subire.”
Ora dopo la denuncia e malgrado l’età, il predatore di cui purtroppo non abbiamo il nome, è in carcere, “unico modo per tenerlo lontano dalla sua vittima”.
Da lì ad un paese del reggiano il passo è breve. Trent’anni l’età della donna disabile, 70 quelli del padre di famiglia. Pure lui ora denunciato per abusi e ai domiciliari.
Invitiamo le associazioni che si occupano di disabili a fare corsi di formazione, incontri e quant’altro per sensibilizzare su questo terribile sommerso.

Età: 90 anni. Segni particolari: abusante. Di bimba disabile.

Età: 90anni. Segni particolari: abusante. Di bimba disabile.

 

Ennesima folle storia di abusi a danno di disabili, tema che questo blog ha molto a cuore.
Stavolta arriva da Milano. Di lui sappiamo solo essere un 90enne che vive col figlio in un appartamento di via Litta Modiglioni e che a marzo in un parco cittadino ha avvicinato un gruppo di ragazzine disabili abusandone una, in presenza di un’altra amichetta anche lei disabile. L’uomo si è poi defilato ma è stato riconosciuto dalla bimba stessa poiché nei giorni successivi se ne stava tranquillo nuovamente ai giardinetti.
Vista l’età del pedofilo, 90anni, età che non gli ha impedito di abusare, non farà un giorno  di carcere ma starà ai domiciliari.

Abusa per 14 anni la figlia disabile. Per il suo legale “lei è consenziente”.

Abusa per 14 anni la figlia disabile. Per il suo legale “lei è consenziente”.
Quanto dura un abuso? Non me lo chiedo nel senso letterale del termine, me lo chiedo rispetto a quelle ferite dell’anima che se non guarite, con pazienza e amore, possono durare una vita intera. Mi sono fatto questa domanda dando la seguente risposta quando ho letto di quel “padre” arrestato a Roma in flagranza di reato (grazie alle telecamere) mentre per l’ennesima volta abusava della propria figlia, disabile. Gli abusi sono iniziati quando al bambina aveva 11 anni. Sono terminati solo oggi, che di anni ne ha 25. 14 anni di abusi sessuali, violenze psicologiche e fisiche. Umiliazioni, verso quella figlia che in realtà era il giocattolo sessuale del padre padrone, “mostro” l’hanno chiamato i giornali anche se poi scopriamo che nella vita di tutti i giorni non è quella l’immagine che hanno. “Mamma non vedeva…mamma non sapeva” ha ripetuto come un mantra la ragazza che ha l’età mentale di una bimba. La prima volta che ha trovato la forza di raccontare di quel padre abusante (il realtà patrigno, in quanto lei era figlia di un precedente matrimonio della sua compagna) è stato poco tempi fa ad una assistente sociale che senza perdere tempo, ha segnalato il tutto per le verifiche del caso alla Questura (e poi da lì l’ordine di mettere el telecamere, vista la difficoltà nel reperire prove). La bimba non veniva mai chiamata per nome. Se un nome aveva era quello di “cretina”….. Benché ritenuta invalida in modo totale per il disturbo mentale, la ragazzina non si è mai contraddetta, nonostante la paura di perdere la casa e la famiglia. Anzi ha raccontato cosa l’ha realmente terrorizzata in questi anni: la possibilità che la mamma non tornasse più a casa e lei restasse per sempre da sola con l’abusante. Dai giornali riportiamo uno stralcio, incommentabile a nostro parere, ma noi siamo di parte, noi difendiamo i bambini abusati….: “L’interrogatorio (della bambina) è durato tre ore. Il padre-padrone è uscito dall’aula all’apparenza baldanzoso. “Non sta bene. Non è lucida” continua a essere la sua versione. Per la difesa comunque non è un caso facile. “C’è solo una prova sulle presunte intimità, è quella del filmato in mano alla procura” sostiene il difensore dell’operaio di Tor Marancia, l’avvocato Alessandro Iannelli. “Noi riteniamo che ci fosse consenso. Del resto la ragazza è anche integra”. Chiudo tornando alla domanda con cui ho aperto. Quanto dura un abuso? Può continuare tanto, tantissimo. Soprattutto quando rileggono cose così….. “Se non lo fa nessuno ti chiedo scusa io, per quelli che hanno un nome e una faccia, li puoi chiamare uomini” Pooh, Il silenzio della colomba.

Leggiamo la sentenza del caso Pietro Materi. Predatore di bambini disabili.

Leggiamo insieme  la sentenza del caso Pietro Materi. Predatore di bambini disabili.

 È uno dei casi peggiori di cui ci siamo mai occupati e non esagero se dico uno dei peggiori casi di pedofilia al mondo.Una rete internazionale di cacciatori di bambini disabili.
Tra questi un italiano, Pietro Materi, la cui storia recuperate qua:
http://www.massimilianofrassi.it/blog/tag/pietro-materi

Ora leggiamo insieme la sentenza di condanna:
che diciamolo subito è stata di anni 16 di reclusione!
Ma andiamo a vedere alcuni stralci della sentenza, che riportano dritti dentro il mondo della pedofilia:
”La completa analisi e la attenta valutazione delle risultanze istruttorie acquisite al fascicolo del dibattimento impongono l’affermazione della penale responsabilità del Materi in ordine ai gravissimi fatti a lui contestati, ampiamente ammessi, peraltro, dallo stesso imputato in sede di interrogatorio acquisito al giudizio su accordo delle parti.”
L’indagine parte nel 2010, con modalità che tralasciamo per non dare suggerimenti ai pedofili. Diremo solo che la Polizia Postale svolge un eccellente lavoro sottocopertura e riesce così ad entrare nella rete di pedofili collegati a Materi.
La perquisizione a casa sua porta subito al ritrovamento di materiale pedopornografico, con “minori anche in tenera età prevalentemente di sesso maschile”.
“Attraverso protocolli criptato” l’indagato aveva condiviso tantissimo materiale con “una selezionata lista di utenti”.
Come spesso accade per questi soggetti “il materiale pedopornografico era stato scrupolosamente ed ordinatamente archiviato, al fine di consentirne una facile ricerca nell’ingente patrimonio” (vi ricordo che parliamo di bimbi abusati!).
La sentenza da qui continua con delle analisi tecniche che vi ometto, fino a presentare la cartella denominata “Me” con il materiale prodotto dallo stesso Materi. Questa la frase scritta sulla sentenza per descriverlo:
“drammatico è il contenuto delle immagini nella cartella”.
Le immagini descritte sono quelle realizzate nei bagni della scuola dove Materi insegnava. E descrivono gli abusi su due bimbi disabili.
Inutile spiegare perché ometto la descrizione riportata: aggiungo solo un dettaglio, che so essere disturbante, ma serve per ribadire (nuovamente) di cosa ci stiamo occupando:
”le foto ritraevano il minore dapprima in compagnia di un suo coetaneo, poi da solo alla presenza di un uomo con il pene eretto (il Materi) che, dopo essere stato toccato dal minore, raggiungeva l’orgasmo”.
La sentenza continua con el indagini della Polizia, che scopre la scuola dove Materi ha operato e quali bimbi ha “seguito” in qualità di insegnante di sostegno. Tutti bimbi con disabilità.
La Polizia vede poi che i bagni della scuola sono gli stessi che appaiono nelle immagini.
Interrogato, Materi confessa: “ammetteva di scambiare materiale pedopornografico a mezzo di internet sin dall’anno2006”e parlando di una delle sue vittime diceva “che il piccolo M. era molto legato alla sua persona”.
E visto il legame di fiducia che il bimbo ha creato con lui, ecco scattare gli abusi.
”In un’occasione l’imputato munitosi di macchina fotografica, lo aveva portato in bagno ed aveva scattato delle foto mentre urinava e lui lo aiutava….dopo alcuni mesi, sempre in occasione della necessità del bambino di andare in bagno, lo aveva fotografato nudo e mentre lo sottoponeva ai suoi palpeggiamenti. L’imputato aveva poi scambiato tali foto a mezzo di internet con altro materiale pedopornografico relativo a bambini al di sotto dei 10 anni, autoprodotto da parte di un malese – che gli aveva inviato fot di bimbi nudi che avevano rapporti sessuali tra loro e con lui (orali masturbazioni, anali, solo con maschietti) ed uno statunitense che gli aveva inviato alcune foto del figlio e dell’amichetto di 8 anni nudi che dormivano”.
Per oggi ci fermiamo qua. Anche se già questo basta. Per portarvi dentro il mondo della lucida follia, di esseri troppo disumani per chiamarli uomini.

 

 

 

 

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