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C’è vita dopo l’abuso. Una testimonianza di rinascita.

gruppo auto aiuto vittime pedofilia (2)

 

<< Mio zio,quando avevo 8 anni, ha deciso che le mie vacanze estive e natalizie dai nonni potessero divenire un suo divertimento…usandomi nei modi piu’ beceri possibili…”per fortuna” è durato solo due anni..e da allora è cominciato l’inferno..di me ricordo la tristezza..gli incubi notturni..la voglia di farmi male perché “facevo schifo, non valevo, ero stata io a volervo”..gli anni seguenti credo di non essermi fatta mancare nulla: sono passata dai DCA, in cui vivevo mangiando e vomitando dalle 5 alle 10 volte al giorno fino al momento in cui il latte era l’unica cosa che ingurgitavo in un giorno insieme ad una ginnastica forsennata per consumarlo. Poi ci sono stati gli anni della depressione, in cui il mio unico scopo al mattino era sperare che arrivasse presto la sera..a volte non mi alzavo neanche dal letto..quindi la fase di alternanza di abuso di alcolici e pastiglie per dormire per dimenticare..oltre a pensieri in cui speravo di non svegliarmi piu’..
A cio’ si è aggiunto l’aver avuto una famiglia abusante..non faccio commenti..riporto solo le parole di mia madre dopo la mia “confessione”: “immaginavo che ci fosse qualcosa sotto perché quando ti portava in cantina a prendere il vino, ci mettevate troppo tempo..”..”ho parlato con lui..non voleva farti del male ma ha imitato il vicino di casa che faceva quelle cose con la sorellastra..”..e considerando che sabato parte per andarlo a trovare.. capite che le mie parole sarebbero fiato sprecato…io sono sempre stata sola..DA SOLA HO DOVUTO FAR TUTTO…ho fatto la valigia e sono andata a ricoverarmi in un centro per DCA..ci sono stata per un anno…ho cercato una psicoterapeuta valida che potesse aiutarmi, cambiandone anche alcune fino a trovare quella “giusta” per me…ho trovato mille lavori e preso e lasciato l’università..
Tutto questo per farvi capire che il termine INFERNO è appropriato..e che dietro il sorriso che vedete oggi non c’è un’infanzia ed adolescenza felici..pertanto se da tutto cio’ io ci sono uscita, lo puo’ fare chiunque.. il percorso è faticoso, doloroso..ci sono momenti in cui si puntano i piedi dicendo “preferisco stare male’”..si passa dal sentirsi in colpa al vedersi come vittima fino pero’ al capire che NON PUOI PASSARE TUTTA LA VITA A METTER L’ABUSO AL CENTRO DI OGNI TUA SCELTA, DECISIONE, EMOZIONE VISSUTA..io non sono l’abuso, l’ho subito, ma oggi sono solo altro..
Non dimentico, non perdono, non do significati subliminali all’abuso: si, è una merda..si,darei chissà cosa per non averlo dovuto subire, ma è successo..e si, gli ho regalato anche troppi anni della mia vita..ma oggi IO SCELGO e IO SONO RESPONSABILE DI COME VOGLIO VIVERE..
Ed io ho scelto di stare bene, di amare e di essere amata, di riprendere in mano i miei sogni…e non solo a parole.. >>

 

Storia di una bimba trovata in un cespuglio mentre il cugino la violentava…..

associazione Prometeo Massimiliano Frassi pedofiliaPremessa. I nomi citati sono fittizi. La storia no! Piena solidarietà a questa famiglia. E la speranza che leggendo la storia qua, qualcuno possa ancora fare qualcosa, per salvare la bimba.
Perché pure noi che di storie ne abbiamo sentite a migliaia in questi anni, siamo rimasti davvero senza parole….

Questa è la storia di Martina, trovata all’età di 4 anni ,una notte di Aprile 2008, dietro ad un  cespuglio mentre il cugino sedicenne abusava di lei. Portata insieme al fratellino di 5 anni (anche lui presente)in una casa protetta, aspettò 3 anni per avere anche lei una nuova famiglia che la proteggesse e la crescesse con amore. Da subito capimmo che in lei qualcosa non andava: oltre che il suo lieve ritardo mentale manifestava un forte disagio che le oscurava il suo splendido carattere, una bambina sorridente e solare che all’improvviso diventava cupa e disperata senza riuscire a dare una spiegazione. Un giorno, all’improvviso, mi rivelò un terribile segreto:la nonna materna, con cui viveva, la vendeva a pedofili ! Avvisammo subito i servizi sociali che la seguivano (ci era stata data in affido)senza che prendessero nessuna iniziativa(l’impressione fu che loro erano già a conoscenza dell’accaduto) ed i servizi che seguivano noi nel nostro comune i quali fecero subito partire la denuncia. Ma , purtroppo, il malessere di Martina diventava sempre più evidente e noi non riuscivamo ad arginare la sua rabbia. Viste le nostre difficoltà decisero, freddamente, di toglierci la bambina proponendoci  di riconsegnarla in un parcheggio insieme alle sue cose come un pacchetto qualsiasi. Trovando  noi disumano il modo in cui ci dovevamo separare da lei, ci concessero di accompagnarla nella sede di un centro di aiuto gestito da una psicologa esperta di abusi famosa alle cronache .Ci concessero di poterla vedere di tanto in tanto e lì ci accorgemmo che qualcosa le era successo, cercammo in tutti i modi di riportarla a casa ed una volta riusciti scoprimmo che era , di nuovo, stata vittima di abusi da parte di un adolescente ospite nella casa famiglia . Denunciammo di nuovo ai servizi l’abuso e loro rifiutarono di crederci perché,parole loro, Martina era ritardata e quindi non credibile, però , poco dopo, stranamente il centro chiuse i battenti. Passò un altro anno sempre altalenanti ma mai privi di amore, Martina ormai ci considerava i suoi genitori ci chiamava mamma e papà “veri” mentre gli altri erano i genitori” vecchi” ormai da lei cancellati. Martina ormai ha compiuto 11 anni si è fatta una bella ragazza ma i suoi fantasmi diventano sempre più presenti ,tanto da portarla ad episodi violenti verso amici ed educatori . Saranno proprio questi ultimi a fare la segnalazione ai servizi che ,consultandoci ,ci proporranno un ricovero ospedaliero in una clinica psichiatrica per minori. Durante i due difficili mesi di ricovero, la neuropsichiatra del centro ci comunica che , per il bene di Martina ,non può più rientrare in famiglia ma che per lei la soluzione ideale e quella di vivere in una comunità specializzata in problemi come i suoi, con la promessa , da parte nostra , di non abbandonarla mai continuando a vederla , sentirla ed a portarla a casa nelle festività e nelle ricorrenze, poiché insieme ai farmaci l’affetto famigliare e la miglior terapia. Martina esce dall’ospedale nel dicembre 2014 e viene collocata in una casa famiglia, lì comincia il nostro calvario. Mentre prepariamo i regali sotto l’albero una telefonata ci comunica che Martina non sarebbe venuta a casa per le vacanze di Natale ,proviamo a telefonarle ma ci chiudono il telefono in faccia e non riusciamo più a comunicare con lei. Passano 2 mesi ed i servizi ci chiamano per dirci che Martina è stata allontanata dalla casa famiglia e trasferita in una nuova struttura. Ci concedono di vederla seguendo un programma stabilito a patto che noi convinciamo Martina a comportarsi bene nella nuova struttura, accettiamo ma dopo due incontri ci sospendono le visite e ci impediscono di vederla. Veniamo a sapere che è stata di nuovo ricoverata ma in un altro ospedale ,non ci dicono dove e non ci permettono di andarla a trovare. Viene allontanata anche da questa comunità e portata in un posto a noi sconosciuto. Da qui in poi il silenzio. Non vogliono dirci neanche come sta e dopo la milionesima convocazione ci dicono , con il sorriso sulle labbra, che non vedremo mai più Martina.Oggi , dopo sei mesi, ci chiediamo ancora perché non vogliono più farcela vedere, cosa c’è dietro? Perché le sono stati negati i suoi unici affetti? E perché non è stata rispettato il programma terapeutico dalla neuropsichiatra della clinica(tra l’altro esperta delle patologie in questione) dando credito ad un ultima arrivata che ha riempito la bimba di psicofarmaci come se questi ultimi fossero l’unica strada. Aiutateci a ritrovare Martina per farle di nuovo sentire il nostro amore e perché non si senta abbandonata. La sua ultima frase è stata : mamma se non mi vedi più vienimi a cercare, non farmi fare una brutta vita voi siete la mia famiglia!

La voce di una bambina e il ricordo della madre che non c’è più.

associazione prometeo massimiliano frassi
Ricevo e  riporto una lettera toccante. Scritta da una nostra amica, immensa, che a breve diventerà mamma e che proprio per questo, oggi, fa i conti coi fantasmi di un passato ricco di tanto male. Ma anche di tanto amore, che oggi continua, in lei e nel ricordo di una madre che un giorno, per il troppo dolore, decise di fermarsi…
I “nostri” bambini hanno attraversato, da soli, l’inferno in terra…ma uscendone, sono la certezza di avere domani, nella società, i migliori adulti che si possa sperare:

<< C’era una donna, aveva la delicatezza e l’eleganza dei fiocchi di neve, la sensibilità di una bambina, la forza di una leonessa. Era intelligente, dolce, bella, affascinante….ma nello stesso tempi fragile, delicata come ogni fiore di questa terra. Aveva una testa pesante, conosceva la libertà ma era schiava dell’uomo sbagliato. Illuminava il mondo coi suoi occhi e il suo sorriso, e spaccava il cuore quando ingoiava quelle lacrime amare mentre inutilmente cercava di nasconderle dietro a una faccia buffa per non far pesare a nessuno il suo dolore. Raccontava la vita, la viveva la vita, la dava…raccoglieva gatti abbandonati, nutriva cani randagi, cantava e ballava ed era bella e libera…nei pensieri e nei gesti. La chiamavo la mia rosa cresciuta sugli scogli, lei mai inopportuna, elegante e di classe anche quando ti insegnava a giocare col fango. Il suo abbraccio era sempre caldo, anche dopo quelle parole che a volte ghiacciavano. Sapeva stare a tavola ma anche mangiare in un prato. Con lei erano belle le coccole nel lettone, e rassicurante quel bacio di notte mentre dormivo quando faceva capolino per controllare che io dormissi serena. Sapeva lavorare giorni e notti intere e trovare il tempo per la sua yaya. Quella donna però poi a un certo punto ha mollato la vita e ha lottato solo per morire, ricordo la prima volta che la strappai alla morte senza nemmeno sapere cosa fosse, le pasticche ingoiate, le vene tagliate, la corda intorno al collo, quella sberla che a 11 anni le tirai, quella promessa di vita infranta….quel xx di ottobre mentre pur avendo una sola ragione di vita e 1000 per morire decise di mollare. Quel giorno non c’ero e lei è riuscita nel suo intento lasciando me, sua figlia. E si, lo so….devo andare avanti, la vita è bella, cambia, si cresce…..le so tutte queste cose razionalmente…..eppure la sua mancanza, soprattutto in questi giorni dove ogni attimo è scandito dai nostri ultimi momenti fa ancora un male bestia. >>

Sabato prossimo, nuovo incontro coordinamento nazionale vittime pedofilia.

In una nuova location, ancora più bella, con nuovi amici, riaprte il gruppo di auto aiuto con uan due giorni: sabato 19 e domenica 20 settembre 2015.Dalla pagina Facebook di Massimiliano Frassi, un post al riguardo,
a cura di Blog Staff.

associazione Prometeo gruppo auto aiuto pedofilia

Al lavoro per la due giorni cerco dei vecchi appunti in archivio e spuntano, unite, due testimonianze: un messaggio ed una foto. Il messaggio dice “ho tentato più volte il suicidio, se ci fossi riuscita c@@@o quante cose belle avrei perso…”. La foto invece me la inviò lo stesso giorno una madre. Da tempo, mi scrisse, leggeva il mio blog. Da tempo lottava (da sola, come di fatto quasi tutte le madri) contro un sistema abusante. La foto è quella della sua bimba, una ragazza di 19 anni, vestita in modo sobrio. Gli occhi spenti. Anche se il volto finge un minimo di sicurezza e serenità davanti all’obbiettivo, regalando però per l’appunto un finto sorriso. Quella ragazza non l’ho mai incontrata, mentre la prima sì. Quella della foto non fece a tempo. Anche lei tentò il suicidio. Ma ci riuscì. Sabato e domenica ci aspetta, come già sapete, il coordinamento nazionale vittime pedofilia. Anche stavolta saremo in tanti. E sappiamo forse solo noi quanto dolore affronteremo. Ma sappiamo anche quanto ne sconfiggeremo. E non ci importa se chi di dovere non farà nulla. Ce l’abbiamo sempre fatta da soli. Perché se ce la fa un bambino da solo a sopravvivere, figuriamoci cosa possono fare centinaia di adulti tutti insieme. La ragazza del messaggio sarà presente, prova vivente che non servono solo le belle parole, ma fatti concreti. Quanto alla ragazza della foto, lavoreremo tanto e ancora meglio, soprattutto per lei…

La condivisione del dolore.

arcobaleno

Dalla pagina Facebook di Massimiliano Frassi.
A cura di Blog Staff.

<<La condivisione del dolore.
Sabato scorso ho assistito ad una conferenza tenuta da un 90enne, sopravvissuto ad Auschwitz. Quando in vista dell’arrivo dei Russi, il campo fu distrutto e fatto evacuare lui si nascose dentro ad un barile nelle cucine e lì rimase, immobile ed in silenzio per due giorni….quando uscì trovo solo morte e macerie. E silenzio: …”quello che mi mancò fu qualcuno con cui parlare, con cui condividere il mio dolore”.
Ieri ho incontrato una madre, le cui bimbe hanno subito abusi dal nonno. Insieme faremo un bel po’ di strada, perché è una persona eccezionale e io voglio solo circondarmi di persone così. “Sai Max, la cosa che più mi è mancata in questo lungo percorso di dolore, di inferno, è stata la mano di una amica. Un’altra mamma che mi battesse sulle spalle e mi dicesse ti ascolto e ti capisco. Qualcuno, con cui condividere il mio dolore”.
Insieme qualsiasi dolore si può annientare. E se anche non sparisce del tutto, perde forza. Quella forza distruttiva che solo il male ha e che impedisce alla vita di far sì che apriate quando bussa alla vostra porta. Insieme si può. Insieme nessun dolore è per sempre.
  >>

Sopravvivere all’inferno. Ce la si può fare. La storia di Edie.

“Io sopravviverò”.

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A chi partecipa al nostro coordinamento nazionale vittime di pedofilia, soprattutto se è all’inizio di un percorso, racconto sempre questa storia, la storia di Edie Eger. Partiamo da quando questa bimba, danzatrice provetta e talentuosa ha 16 anni. Si è già esibita nei teatri di mezza Europa ed ha davanti a sé, vista la giovane età, un sicuro futuro di grande successo. La vediamo scendere dal treno. Non è la prima volta che prende il treno per viaggiare ma stavolta è tutto così diverso. E caotico. Scende dicevo e davanti a sé c’è un uomo che divide i passeggeri in due file. Lei va a sinistra, mentre i suoi genitori a destra. Poche ore dopo loro moriranno. Gasati e poi bruciati nel forno crematorio. Di Auschwitz. E quando lei, sola, in una baracca chiederà “ma quando potrò rivedere la mia mamma ed il mio papà” le risponderanno: “eccoli, stanno uscendo ora da quel camino, vedi di dimenticarli presto”.

Alla sera in quella baracca torna l’uomo del mattino. Quello che divideva la gente in due file. Ha voglia di “divertirsi”, di “passare la serata”. Lei è magra, magrissima già di suo. A tal punto che l’SS che doveva tatuarle un numero sul braccio non lo fece perché “non ha voglia di perdere tempo e poi questa sicuro che la gasano subito”. Davanti a quel uomo austero, lei fa l’unica cosa che sa fare: ballare, mentre un altro carcerato suona in sottofondo un brano di Strauss. Lei balla, chiude gli occhi, pensa di stare su un palcoscenico prestigioso, in un teatro importante, davanti ai suoi genitori che commossi la applaudono. Sente il profumo dei fiori che le regaleranno, gli odori del teatro e volando via da lì, appunto, balla forse come mai prima d’ora. Lo farà ogni giorno. Per mesi. Ballando e sognando insieme. E così si salverà.
Facciamo un salto nel tempo: lei oggi. Vive in America, ha 5 nipoti, un bisnipote. Ha avuto due mariti. Ha uno studio pieno di statuine di ballerine di tutte le fogge. La chiamano “l’Anna Frank che ce l’ha fatta”. Per carità, a lei certo fa piacere, ma quando le dicono “che donna forte che sei” le si arrabbia e risponde: “non sono una donna forte ma una donna che sa cos’è la forza”.
Torniamo indietro di nuovo nel tempo: ancora là. C’è lei, una ragazzina minuta. Pesa 20 kg quando gli alleati entrano nel campo di sterminio e lei sta schiacciata sotto ad un blocco di cadaveri. Per fortuna un soldato nota che la sua mano trema, “è viva, questa è vivaaaa!”. Come è SOPRAVVISSUTA? Vi chiederete. “Pensavo al futuro. Passavo ore guardando i prati, contando i fili d’erba, il loro spessore. Tanto più un filo era grosso tanto più succoso sarebbe stato”. Ma più di tutto, Edie, ripeteva a sé stessa: “tutto questo passerà, è temporaneo, ed io SOPRAVVIVERO’ ”. Oggi. America. Lei si occupa di “sopravvivenza emotiva”. Insegna proprio questo. A sopravvivere, progettando il futuro. Partendo da sé stessa. Da quando bambina, senza alcuna speranza, danzò ogni sera davanti ad un uomo. Un uomo chiamato Joseph Mengele.
Massimiliano Frassi, Associazione Prometeo lotta alla pedofilia.

 

“Nessun dolore è per sempre”: www.associazioneprometeo.org

Le vittime della pedofilia si appellano agli insegnanti di oggi.

Le vittime della pedofilia si appellano agli insegnanti di oggi.

corso formazione pedofilia maestre

Sabato  23 maggio a Gorle presso la nostra sede faremo una intera giornata di studi dedicata a chi opera nel mondo della scuola.
Ci saranno vari interventi, tra cui uno del sottoscritto e poi parleranno degli adulti che da piccoli hanno subito abusi e non sono stai aiutati.
Questi alcuni messaggi raccolti all’interno del coordinamento nazionale vittime della pedofilia, affinché gli insegnati di oggi, se si trovassero di fronte ad uno di questi bambini, non compiano gli stessi errori dei loro colleghi di “ieri”.

 

La domanda di partenza è proprio: cosa diresti a queste maestre?
Gli “alunni” arrivano da ogni parte d’Italia. La più lontana dalla Sicilia, la più vicina dalla provincia di Bergamo.

 

1- Direi che comprendo le loro difficoltà, la loro perdita di entusiasmo, il loro sentirsi accusati di essere degli incapaci e poco preparati, la mancanza di riconoscimento… ma vorrei far capire loro quanto invece sia fondamentale il loro ruolo…. hanno nelle loro mani, non soltanto il presente, ma anche il futuro dei loro scolari/studenti! Fra pre-scuola, dopo scuola, tempo pieno e quant’altro, passano più tempo loro con i nostri bambini di quanto questi non ne passino in famiglia. Li inviterei a cercare ed anche a pretendere una maggiore partecipazione da parte delle famiglie in modo da poter “crescere” insieme i nostri cuccioli. Il risultato sarebbe sicuramente una maggiore attenzione, un confronto costante, che permettono di individuare velocemente i problemi e le difficoltà. E se la famiglia è assente, allora porre ancor più attenzione perchè sicuramente quel bimbo ne ha più bisogno! direi loro di interrogarsi un po’ di più sugli atteggiamenti, sui comportamenti, sugli sguardi, sul riso e sul pianto dei loro bimbi. Cercherei di far capire loro quanto la pedofilia non sia così distante, quanto c’è di sommerso, quanto reale sia il pericolo…. e quanto, anche in questo caso, possa essere di vitale importanza la loro attenzione e la loro collaborazione… Forse sarebbe interessante, oltre ai numeri e alle statistiche, che anche loro, come le forze dell’ordine, potessero sentire con le proprie orecchie le testimonianze di noi arcobaleni così da toccare con mano quanti danni può causare avere la malaugurata “sfiga” di incontrare nel proprio cammino di vita un predatore di bambini.

 

2. La mia maestra elementare scriveva sempre nei giudizi finali in pagella che ero una bambina introversa, poco socievole, educatissima e studiosa..ogni volta che tornavo a casa con quel pezzo di carta, tremavo di paura perché sapevo che il mostro mi avrebbe picchiata.. Dovevo sorridere a tutti costi altrimenti significava che non apprezzavo abbastanza la mia famiglia.. L’ho odiata a volte..ma ho imparato a sorridere e così, alle medie, la prof. d’italiano scriveva che ero molto portata per lo studio, sempre attenta, preparata, educata.. ma curavo poco l’aspetto e questo provocava nei compagni di classe la voglia di ironizzare, per cui consigliava un abbigliamento più consono ad una ragazzina. Ovvio che si scatenava un altro inferno per me.. ho provato a spiegarle che vivevo un disagio, che mi vergognavo ad indossare le minigonne, che avevo paura.. Fece chiamare mia madre e le offrì dei soldi perché pensava che ci fosse un problema economico di fondo… Sarebbe bastato che mi guardasse davvero ,mi chiedesse cosa intendevo davvero con la parola “vergogna”, bastava le leggesse oltre le poesie intrise di paura che scrivevo e che lei, orgogliosamente, correggeva.. ho lanciato tanti segnali.. nessuno si è degnato di coglierne uno.. quanto alle alle superiori.. beh.. non ce la faccio a raccontare, non riesco proprio.. Se potessi, direi agli insegnanti che il loro lavoro non va inteso come “posto statale”, hanno il compito di formare, educare, istruire.. hanno il compito di imparare quanto sia difficile essere bambini.. hanno il compito di osservare, perché a guardare sono capaci tutti…

 

3. Direi alle insegnanti di “soffermarsi un po’ di più” su un bimbo che…
..non sorride mai..
..è bravissimo a scuola in modo quasi ossessivo..
..è iperatttivo..
..è troppo timido..
..ha paura del contatto fisico..
..viene a scuola mascherato da super eroe..
..non vuole andare in bagno da solo..
..fa disegni color nero..
..non vuole tornare a casa..
..sembra tranquillo ma a volte “si assenta” e si chiude nel suo mondo..
Insomma..so che hanno tanto lavoro, tante ore, tanti alunni…però quel terzo occhio usatelo, anche se questo dovesse comportare lavoro extra e andare contro le altre colleghe che dicono..”fai finta di nulla”…
Esperienza mia, figli di amiche, insegnante che conosco…

 

4. Io ho 3 episodi della scuola che mi sono rimasti ben impressi…. Soprattutto sul primo ci ho pensato tantissimo, probabilmente se fosse stato posto dalla maestra in modo diverso forse mi sarei salvata molto tempo fa…
Il primo episodio risale alla 4 elementare….. Era da poco successo il brutale omicidio di Silvestro Delle Cave che mi aveva molto impressionato… Era un bambino della mia stessa età che era stato ucciso da 3 pedofili che dissero di aver ridotto il corpo a pezzettini e sotterrato. Questa storia, appunto, mi impressiono perché se ne parlo’ molto nei telegiornali e da allora avevo cominciato a capire che quello che mi succedeva non era molto normale e avevo paura che se mi fossi ribellata a mio zio avrei fatto la stessa fine dato che a volte quando abusava di me indossava la divisa da guardia giurata con la pistola. Ecco della storia di Silvestro ne parlammo un pomeriggio intero un classe con la maestra che ci spiego cosa era successo e cosa era la pedofilia. Durante questa discussione la maestra chiese “c’è qualcuno di voi che subisce le stesse cose e non dice niente?” Io ebbi l’impulso di alzare la mano e stavo per farlo quando mi sono bloccata perché mi vergognavo di dire una cosa così davanti ai miei compagni. Ancora oggi mi chiedo come sarebbe cambiata la mia vita se avessi alzato la mano oppure se la maestra avesse detto “se c’è qualcuno che subisce le stesse cose può venire a parlarne con me quando vuole, anche dopo la lezione”. Per me invece fini’ li’, tornai nel mio silenzio e non mi passo’ più per l’anticamera del cervello di parlarne con qualcuno perché mi vergognavo.
Un’altro episodio è successo in terza media… Una mattina sono scoppiata a piangere durante la lezione e la prof mi chiese perché piangessi. ..si accontento’ della mia risp: “stamattina è morto il mio gatto”
Ultimo episodio…. Durante un’interrogazione avevo avuto una specie di malessere, avevo incominciato a tremare e balbettare.la prof si era accorta che questo non era la solita agitazione di chi non ha studiato ma che ci fosse qualcos’altro sotto tant’è che mi chiese, davanti a tutta la classe, se volessi parlare con uno psicologo: io ancora una volta mi sono vergognata dei miei compagni e dissi di no. Ancora oggi credo che se me lo avesse chiesto in disparte alla fine della lezione avrei accettato.
Quindi, alla fine di tutto questo papiro , Direi alle maestre di avere molto tatto nel porre anche le domande più banali verso i bambini/ragazzi… di mettere in considerazione la vergogna che i bambini devono superare per riuscire a raccontarsi a loro…

 

5.Nessuno dei miei insegnanti ha mai capito cosa ci fosse di anomalo in me, nemmeno a casa, anzi la mia solitudine era associata da tutti al  “gioca troppo al computer”.
Gli insegnanti non hanno la bacchetta magica o sfera di cristallo, ma la scuola serve per imparare e anche chi è adulto deve imparare a capire come intuire e avvicinarsi per aiutare chi vive questa triste realtà nascosta.

 

 

Quello che direi agli insegnanti è di usare più tatto e sensibilità, di farsi delle domande se ogni qualvolta una bambina, nel corso di tante interrogazioni viene presa da tosse convulsiva e non riesce a rispondere, e non perché non ha studiato, Le direi di non girarsi dall’altra parte quando una scolara le fa notare che una tal bambina ha le gambe piene di lividi, facendo finta di niente, le direi di andare a fondo, di capire il perchè , di aiutare quella bambina e non lasciarla sola nel suo dolore. Questa purtroppo, cari amici è stata la mia esperienza personale.

 

 

6. Direi agli insegnanti che ogni studente dovrebbe essere come un figlio.. Di amarlo per quello che è.. Di cercare di chiedersi perché sempre.. Quando è bravo ed ha ottimi voti e quando è strafottente e va male.. Quando parla sempre ed è sempre un sacco sorridente e quando si isola e piange per niente.. Quando si veste da velina e quando si veste con vestiti sformati e inadeguati alla stagione.. Chiediti perché sempre e scava finché non trovi la risposta.. E poi agisci… Insisti..dimostrati credibile e coerente..abbi pazienza e sopporta, anche quando ti verrebbe voglia di andartene..perche è quando stai per girati e andare via che al tuo alunno viene il coraggio di dirti qualcosa..la sussurra..ma se tu sei di spalle non lo sentirai… Gli direi di capire di più di quello che è il mondo del proprio alunno.. Chi frequenta, chi ama, chi ammira..chi non sopporta, verso chi mostra insofferenza… Non è facile, ma pensi che x quel bambino lo sia?? Ci vuole coraggio x denunciare e segnalare.. Ma pensi che una vita salvata possa valerne la pena?? Ci vuole coraggio e forza x andare contro un genitore o un allenatore o un collega.. Ma pensa alla paura che ha quel bambino… Direi di tenere in considerazione che un bambino tradito da un adulto avrà paura a fidarsi di nuovo di un adulto..abbi pazienza anche se ti allontana.. .. Direi che vedere quel bambino rinascere dopo il tuo interessamento, la tua denuncia ti ripagherà di tutti i sacrifici e le difficoltà di un’intera carriera.. Un bambino felice, amato, compreso sarà un adulto equilibrato, coerente che sa amare e proteggere..il futuro scorre ogni giorno nelle vostre mani.. Cosa volete farne????

 

 

7. Due episodi alle elementari. …di ritorno da quell’estate, guardando un video dell’ acquario di Genova che avevo portato da far vedere alla classe, e che avevamo girato in quel periodo, mi hanno dovuta accompagnare fuori dalla stanza perché non riuscivo più a respirare e ho quasi perso i sensi…..non mi é stato chiesto nulla sul perché mi fossi sentita male, é stato dato per scontato fosse l’effetto del “buio”….poi in quinta ho reagito in maniera abbastanza violenta quando un mio compagno di classe mi aveva abbracciata alle spalle per gioco…ma anche in quel caso non é stata fatta alcuna domanda, solo una gran sgridata per aver tirato un calcio, più di uno in realtà, “inutilmente, solo per un gioco”. Poi sulle insegnanti delle superiori avrei da scrivere un libro intero forse….ma si può riassumere il tutto chiedendo agli insegnanti un po’ di umanità e disponibilità anche, e forse soprattutto, verso quei ragazzi che sembrano più intrattabili. E poi come han già detto prima di me, ascoltare anche quando si girano le spalle….perché é proprio in quel momento, quando speri che non ti sentano, che in realtà lanci gli SOS più disperati.

 

8. Ecco io chiederei loro il perché hanno scelto quella professione, qual è l’obiettivo principale che deve avere un’insegnante, qual è per ognuna di loro il “vero” ruolo di un’insegnante, cosa si aspetterebbero e quali competenze dovrebbe avere l’insegnante del proprio figlio. Insomma le farei interrogare su sé stesse così a brucia pelo e poi chiederei a loro di pensare a come si comportano realmente loro stesse ogni volta che varcano il cancello della scuola, un piccolo esame di coscienza sul loro operato. A questo punto direi a loro quanto è importante – osservare-annotare subito su di un foglio-parlarne con i colleghi-di fronte a dubbi di qualsiasi genere NON AVERE PAURA DI MUOVERSI A FAVORE, PER TUTELARE IL BAMBINO, di agire, non aspettare che altri lo faranno, il tempo è prezioso. Non esiste solo l’apprendimento, ma è il bambino il punto centrale, con tutte le sue caratteristiche, quello silenzioso- quello educato -quello esuberante -quello che dorme troppo -quello che modifica il suo comportamento etc etc . Ecco dovrebbero rendersi conto che loro sono lì per i bambini, che sono piccole persone indifese, che chiedono in modi diversi di essere ascoltati, capiti, creduti e aiutati. Care maestre aiutateli a diventare persone adulte, serene e felici.

Sopravvivere all’abuso. la vostra voce.

La vostra voce. Senso del nostro impegno.
Riceviamo e pubblichiamo:
testimonianza di abusoraduno nazionale vittime pedofilia 2012

“Scrivo alle 2 di notte per poter raccontare la mia storia , perché nessuno a parte me sa cosa ho passato. ho dovuto prendere il coraggio a quattro mani per poter scrivere , ora lo faccio perché questo segreto mi sta letteralmente divorando e perché chi leggera questa mia , non mi vedrà mai in faccia mentre la racconto . Sto piangendo come quasi ogni notte da quando sono piccola , piccolissima. Ho ricordi della materna quando mi cugino , forse 18enne , mi molestava.  Al tempo abitavo in una villa  a Napoli che apparteneva a mio zio . Lo stesso zio che era il padre del cugino molestatore . Non ricordo la prima volta , ma i primi ricordi che ho , sono di mio cugino che mi molesta . Ora leggo di un maestro di scuole elementari , accusato di violenza sessuale nei confronti di 9 suoi alunni tra gli 8 e i 13  anni, condannato a 10 anni….come a dire che per ogni bambino abusato , viene inflitto poco più che 1 anno . Quello che mi ha fatto mio cugino non è tra i più gravi , né tra i più violenti , ma mi ha ugualmente segnata per il resto della mia vita e ancora oggi , che ho 30 anni ,  non riesco a dimenticare né a perdonare . Semplicemente , credo che la gravità della situazione da parte di chi la subisce , purtroppo , non sia ancora ben chiara oppure sottovalutata . Perché chi subisce una molestia o una violenza non vive , ma ‘SOPRAVVIVE’ .”

Vederti sorridere è la ricompensa più grande. C’è vita dopo l’abuso.

Riceviamo e pubblichiamo con piacere.
A cura di Blog Staff.
coordinamento vittime pedofilia

Ho conosciuto questa splendida ragazza questa estate, precisamente il 3 Luglio dell’anno corrente, simpatica, sorridente, intelligente e soprattutto bella da spezzarti il fiato. Abbiamo subito iniziato a scherzare e ridere insieme e più la guardavo ridere, più mi rendevo conto di quanto fosse bella con quel sorriso stampato in faccia. C’è stato fin da subito un certo feeling, una certa chimica tra noi…

Una sera ci ritroviamo tutti quanti in spiaggia a chiacchierare ed esce fuori il nome di un’Associazione. Incuriosito, chiedo di cosa si occupasse tale Associazione e così, io e lei, continuavamo il nostro discorso a proposito di tale Associazione e dei progetti che porta avanti.

Nei pochi che seguirono venni a conoscenza di una piccola parte del suo passato.. Forse le avevo trasmesso qualcosa, qualcosa di buono, affinchè si aprisse con me e mi raccontasse determinate cose. Mi ricordo ancora bene la frase che le dissi quel giorno: “Ehi, anche se ci perderemo di vista e non ci sentiremo spesso, cosa molto improbabile, sappi che sei hai bisogno di parlare di qualunque cosa, o di sfogarti, io ci sono e son ben felice di ascoltare tutto ciò che hai da dirmi”.

MI rende così triste vederla alcune volte li col capo chino, immersa nei suoi pensieri.. Io vorrei vederla sorridere tutto il tempo, perchè è quello che si merita.. Si merita il meglio del meglio dalla vita perchè credo che una ragazza così, con la testa sulle spalle, possa capitare una sola volta nella vita e fin quando sarò al suo fianco sarò ben felice di contribuire a farle vivere la vita che ogni ragazza sogna, lontano da quei brutti ricordi.

In sostanza fin dal primo giorno è scattato il cosiddetto colpo di fulmine e tutt’ora stiamo assieme.

Mi sono promesso di dare il massimo e mettercela tutta con lei, ma credetemi, vi sembrerà strano, io non sento alcuno sforzo, alcun peso in tutto ciò perchè mi viene spontaneo! Poi provate a immaginare quanto io mi possa sentire felice quando lei abbracciandomi e stringendomi forte a se mi dice: “Tu non hai idea di quanto bene mi fai.. Se solo ti avessi conosciuto prima amore mio”.

Stare con lei, per me, è una favola e sapere che in qualche modo, anche se in una minima parte, riesco a contribuire a far sbocciare la sua felicità, mi sento il ragazzo più felice del mondo.

Vederti sorridere è la ricompensa più grande.. Ti Amo piccola mia. <3

Ciao piccola: lettera di una donna abusata, a sé stessa!

“Martina” era una bella e serena bambina. Poi un giorno l’orco delle favole, l’uomo nero, prese vita e forma. E le rubò con la forza il sorriso.
Questa la sua lettera oggi. Dopo anni di battaglie. Contro sé stessa in primis. Anni in cui il suo corpo ha sofferto, è dimagrito (troppo!), ha sfiorato il vento della morte. Ma anche anni di battaglie vinte. Di traguardi raggiunti. E di una vita che è lì, ad un passo. E per poterla riabbracciare forte, oggi serve fare i conti col passato. E per questo, eccola scrivere una lettera. A sé stessa bambina. Lettera che condivido con voi.

Massimiliano Frassi

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Ciao piccola,
mi trovo qua, di fronte a te, ma dall’altra parte, in un mondo dove non so se credere a ciò che vedo, che sento, che tocco e che odoro. In un posto dove è facile trovare angoli per restare nascosta e osservare ciò che succede, ma nello stesso tempo pieno di catene, filo spinato, fantasmi e strane figure che trovi ovunque ti giri, ti seguono, non ti mollano mai, come se ti stanno incollati, usando la paura, lo spavento, lo scherno, gli incubi e appunto con catene o altro ti legano a loro facendoti un male terribile, da toglierti il respiro, la forza di pensare e di capire. Spesso ti fanno male e soprattutto mi ritrovo a farmi male per poter scappare via, ma sono più forti loro, mi strangolano. Accidenti devo, bisogna venire via da questo posto, bisogna saltare in quel luogo dove, così mi viene detto, che esistono posti, mondi, spazi sia belli che brutti, ma, dicono sempre, che in questi luoghi puoi essere sempre al sicuro sia col bello che col cattivo tempo, dicono anche, che puoi essere te stessa e fare o dire quello che vuoi, che pensi e sei libera di non fare ciò che una persona non ha voglia di fare. Attenta piccola, ti posso e ti devo dire che io in questo mondo non ci sono ancora o forse non riesco a restare, ascolto, capisco, condivido tutto, ma non riesco farlo mio. Penso che siano cose giuste, perfette, meritevoli ma che vanno bene per tutti gli altri che mi stanno attorno e non per me, non me lo merito, non è giusto non è possibile. Un’altra cosa da questo mondo dicono che ti devo aiutare, ma cavoli come faccio? Tu sei li oltre quella cortina di fuoco, di lame taglienti che ti perforano il pensiero, il respiro.

Uffa, cavoli fai qualcosa anche tu, apri gli occhi, muoviti, spostati, respira esci da quel torpore, da quella melma schifosa, viscida e puzzolente che hai addosso, appiccicata, meglio ne sei composta.
Scusami lo so che hai la bocca tappata, mani e piedi bloccati, tenuti fermi con la forza. So che non ti è permesso di muoverti, di fare rumore, di urlare e a te non resta che sparire. Sparire con quella parte di te che tutti chiamano anima, pensiero. Lo so quanto è difficile sopportare quel respiro, quella voce che ti dice un sacco di cose, spesso sembrano molto dolci, tenere per poi farti sentire un male cane, dolori lancinanti dove non sai come fare per non sentirli. Non ti è permesso di urlare, non devi farti sentire da nessuno, se poi servisse farti sentire, nessuno ti ascolta o si accorge che tu esisti sei al mondo, che tu ci sei, che anche tu respiri, senti e odori. Lo so che non sopporti quel tocco, quel calore, quel sudore, quel viscido che ti trovi addosso, ma porca vacca esci da quel torpore, scuotiti, rompi quella crosta che hai e allungati verso di me e prova, magari questa volta, non so, insieme ci facciamo male una volta per tutte e poi basta, magari riusciamo a catapultarci in quel mondo, in quel posto che ti dicevo e che in molti dicono “tu sei tu”, puoi parlare, sentire, percepire e giudicare con semplicità e sincerità. Dicono che qui non esiste quel filo spinato dove tu ti fai male, non serve, è anche vero che ci possono essere momenti brutti, spiacevoli, ma puoi dire ciò che provi e che senti. Però accidenti esci da quel torpore, svegliati, apri gli occhi, reagisci non non riesco ad avvicinarmi a te, posso solo allungarmi un po’, ma tu svegliati, datti una mossa e urla, urla,urla.
Scusami piccola se non riesco a starti vicina, a svegliarti con dolcezza, a prenderti in braccio e portarti via da li, sto cercando di liberare le mie mani, ma i nodi delle catene  sono stretti e i miei movimenti sono difficili. Ti ripeto svegliati, urla, grida e io lo farò con te, magari in due ci ascoltano e ci credono. Ciao piccola vorrei dirti a presto e spero di vederti presto, ma per favore svegliati, esci da quel torpore e poi da quel putridume in cui ti trovi, che sei. Un giorno riuscirai  e riusciremo a lavarcelo via, disinfettarci ed uscire allo scoperto.

Ciao ciao

“Martina”

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