Archivi per la categoria ‘associazione prometeo’

Evento – Conferenza a Roma. Venerdì 19 maggio presso la prestigiosa sede del Ceis.

roma 19 maggio

Grande successo per il corso per gli insegnanti, con relatori “le vittime di abusi”.

Dalla pagina  Facebook di Massimiliano Frassi:

“Quanta speranza ci regali Massimiliano…. Quanta speranza mi hanno regalato oggi quelle Donne che dio solo sa quanta forza hanno dentro di loro… Avrei voluto abbracciarle una x una, che poi invece non mi sento all’altezza nemmeno di stare loro vicina… E che bello sapere che oggi loro erano emozionate… Che hanno un cuore cosi grande che anziché mandarci tutti affanculo anche solo x quello che rappresentiamo si sono messe loro a nostra disposizione… Per aiutarci a capire… Grazie… Come sempre”.
Sì, i bimbi abusati hanno un cuore grande. Non portano rancori. Sanno che possono cambiare, sempre e solo in meglio. I bimbi abusati NON sono sporchi, né cattivi, viscidi né manipolatori. NON sono il loro abuso. I bimbi abusati una volta guariti saranno adulti forti, belli, sensibili, educati, rispettosi. Che hanno tanto da dare. Tanto da insegnare. E oggi sono chiamati all’appello. Devono fare qualcosa per gli altri, perché gli altri fanno poco o nulla per i bimbi come loro.
#soloipedofilinoncambianomai #nonsieteilvostroabuso #nessundoloreèpersempre  associazione prometeo lotta alla pedofilia

Il fuoco di Prometeo – Intervista a Massimiliano Frassi

Riprendiamo l’intervista fatta in occasione della conferenza di Borgaretto (Torino):

massimiliano frassi pedofilia

 

Link all’intervista:

www.gavborgaretto.org/?p=1140#more-1140

 

Pedofilia a Ferrara. Ne parliamo domani!

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E’ in edicola Gioia, con un articolo sul nostro gruppo di auto aiuto.

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Esce oggi il settimanale Gioia
(in tutte le edicole a solo 1 euro) con un bellissimo articolo dedicato al nostro gruppo di auto aiuto.
Abbiamo ospitato una giornalista durante la nostra due giorni e ne ha fatto un reportage splendido.
Forse il più bel articolo che ci abbiano mai dedicato, anche perché ha visto e toccato da vicino, come mai nessuno prima forse, il lavoro da noi svolto..
Vi chiedo un favore: compratene almeno due copie.
E una datela in regalo a quel medico…quell’assistente sociale…quel carabiniere quella professoressa…che conoscete…quello sensibile, ma anche quelli che ai vostri occhi sensibile forse non lo sono….
Regalatela a quella vostra conoscente che non ha ancora trovato la forza, il coraggio, ma che è lì che aspetta di cambiare vita.
Il giornale è in alcune edicole già da ieri. E alla sera erano 11 le persone che chiedevano aiuto…non oso pensare a fine week end quante saranno.
Tra queste una donna di Cosenza che all’aeroporto di Milano ha preso il giornale e subito una volta arrivata a casa ci ha scritto:
“ho letto che c’è vita dopo l’abuso…che avete sconfitto l’orco…se tendo la mano mi promette che non resto da sola e ce la possiamo fare…sono stanca, molto stanca ed oggi che pure mia figlia ha subito abusi vorrei solo una cosa: finirla qua per sempre”.
Svuotate le edicole per favore.
Fatemi (e fatevi) questo regalo.

p.s. troverete anche la migliore descrizione del sottoscritto:”Massimiliano Frassi ..uno che a sentirlo parlare sembra essere uscito dai fioretti di San Francesco come da un film di Pedro Almodòvar” 😉

 

Domani nuovo corso per le forze dell’ordine.

god-domestic-abuseDomani nuovo corso di formazione per le forze dell’ordine, sul tema “Pas e violenza sulle donne”.
Questa a tal riguardo il monologo di una bravissima attrice americana Alice Brine. Che rende bene l’idea di cosa voglia dire “no!”:

<< (Stasera) Ho intenzione di andare a casa con dei ragazzi molto ubriachi conosciuti per caso e rubarmi tutta la loro “merda”. Tutto ciò che possiedono. Non sarà colpa mia dato che erano ubriachi. Avrebbero dovuto saperlo.(…) Quando uno di loro, quello più coraggioso mi porterà in Tribunale, dirò che ”non ero sicura se diceva sul serio quando ha detto ‘NO, non rubare la mia Audi .’ Semplicemente non ero sicura dicesse sul serio. Gli dissi ‘Posso portarmi via il tuo orologio di Gucci ? ‘ E lui mi rispose ‘NO’ , ma non era sicura che lo dicesse sul serio. Insomma, era ubriaco! (…) Avreste dovuto vedere come era vestito al Club , camicie e scarpe costose . Che tipo di messaggio è quello che sta mandando, vestito in quel modo?!? Ho pensato che voleva che venissi, per rubare tutta la sua merda . Me lo stava chiedendo! Quando mi disse ‘NO’ , che non potevo prendere tutto quello che possedeva, io semplicemente non sapevo se lo stesse dicendo sul serio . La sola parola ‘NO’ non è abbastanza oggettiva, potrebbe significare qualsiasi cosa. >>

C’è vita dopo l’abuso. Una testimonianza di rinascita.

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<< Mio zio,quando avevo 8 anni, ha deciso che le mie vacanze estive e natalizie dai nonni potessero divenire un suo divertimento…usandomi nei modi piu’ beceri possibili…”per fortuna” è durato solo due anni..e da allora è cominciato l’inferno..di me ricordo la tristezza..gli incubi notturni..la voglia di farmi male perché “facevo schifo, non valevo, ero stata io a volervo”..gli anni seguenti credo di non essermi fatta mancare nulla: sono passata dai DCA, in cui vivevo mangiando e vomitando dalle 5 alle 10 volte al giorno fino al momento in cui il latte era l’unica cosa che ingurgitavo in un giorno insieme ad una ginnastica forsennata per consumarlo. Poi ci sono stati gli anni della depressione, in cui il mio unico scopo al mattino era sperare che arrivasse presto la sera..a volte non mi alzavo neanche dal letto..quindi la fase di alternanza di abuso di alcolici e pastiglie per dormire per dimenticare..oltre a pensieri in cui speravo di non svegliarmi piu’..
A cio’ si è aggiunto l’aver avuto una famiglia abusante..non faccio commenti..riporto solo le parole di mia madre dopo la mia “confessione”: “immaginavo che ci fosse qualcosa sotto perché quando ti portava in cantina a prendere il vino, ci mettevate troppo tempo..”..”ho parlato con lui..non voleva farti del male ma ha imitato il vicino di casa che faceva quelle cose con la sorellastra..”..e considerando che sabato parte per andarlo a trovare.. capite che le mie parole sarebbero fiato sprecato…io sono sempre stata sola..DA SOLA HO DOVUTO FAR TUTTO…ho fatto la valigia e sono andata a ricoverarmi in un centro per DCA..ci sono stata per un anno…ho cercato una psicoterapeuta valida che potesse aiutarmi, cambiandone anche alcune fino a trovare quella “giusta” per me…ho trovato mille lavori e preso e lasciato l’università..
Tutto questo per farvi capire che il termine INFERNO è appropriato..e che dietro il sorriso che vedete oggi non c’è un’infanzia ed adolescenza felici..pertanto se da tutto cio’ io ci sono uscita, lo puo’ fare chiunque.. il percorso è faticoso, doloroso..ci sono momenti in cui si puntano i piedi dicendo “preferisco stare male’”..si passa dal sentirsi in colpa al vedersi come vittima fino pero’ al capire che NON PUOI PASSARE TUTTA LA VITA A METTER L’ABUSO AL CENTRO DI OGNI TUA SCELTA, DECISIONE, EMOZIONE VISSUTA..io non sono l’abuso, l’ho subito, ma oggi sono solo altro..
Non dimentico, non perdono, non do significati subliminali all’abuso: si, è una merda..si,darei chissà cosa per non averlo dovuto subire, ma è successo..e si, gli ho regalato anche troppi anni della mia vita..ma oggi IO SCELGO e IO SONO RESPONSABILE DI COME VOGLIO VIVERE..
Ed io ho scelto di stare bene, di amare e di essere amata, di riprendere in mano i miei sogni…e non solo a parole.. >>

 

Conferenze. E da gennaio…grandi progetti sul campo della prevenzione/informazione, state connessi!

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Storia di una bimba trovata in un cespuglio mentre il cugino la violentava…..

associazione Prometeo Massimiliano Frassi pedofiliaPremessa. I nomi citati sono fittizi. La storia no! Piena solidarietà a questa famiglia. E la speranza che leggendo la storia qua, qualcuno possa ancora fare qualcosa, per salvare la bimba.
Perché pure noi che di storie ne abbiamo sentite a migliaia in questi anni, siamo rimasti davvero senza parole….

Questa è la storia di Martina, trovata all’età di 4 anni ,una notte di Aprile 2008, dietro ad un  cespuglio mentre il cugino sedicenne abusava di lei. Portata insieme al fratellino di 5 anni (anche lui presente)in una casa protetta, aspettò 3 anni per avere anche lei una nuova famiglia che la proteggesse e la crescesse con amore. Da subito capimmo che in lei qualcosa non andava: oltre che il suo lieve ritardo mentale manifestava un forte disagio che le oscurava il suo splendido carattere, una bambina sorridente e solare che all’improvviso diventava cupa e disperata senza riuscire a dare una spiegazione. Un giorno, all’improvviso, mi rivelò un terribile segreto:la nonna materna, con cui viveva, la vendeva a pedofili ! Avvisammo subito i servizi sociali che la seguivano (ci era stata data in affido)senza che prendessero nessuna iniziativa(l’impressione fu che loro erano già a conoscenza dell’accaduto) ed i servizi che seguivano noi nel nostro comune i quali fecero subito partire la denuncia. Ma , purtroppo, il malessere di Martina diventava sempre più evidente e noi non riuscivamo ad arginare la sua rabbia. Viste le nostre difficoltà decisero, freddamente, di toglierci la bambina proponendoci  di riconsegnarla in un parcheggio insieme alle sue cose come un pacchetto qualsiasi. Trovando  noi disumano il modo in cui ci dovevamo separare da lei, ci concessero di accompagnarla nella sede di un centro di aiuto gestito da una psicologa esperta di abusi famosa alle cronache .Ci concessero di poterla vedere di tanto in tanto e lì ci accorgemmo che qualcosa le era successo, cercammo in tutti i modi di riportarla a casa ed una volta riusciti scoprimmo che era , di nuovo, stata vittima di abusi da parte di un adolescente ospite nella casa famiglia . Denunciammo di nuovo ai servizi l’abuso e loro rifiutarono di crederci perché,parole loro, Martina era ritardata e quindi non credibile, però , poco dopo, stranamente il centro chiuse i battenti. Passò un altro anno sempre altalenanti ma mai privi di amore, Martina ormai ci considerava i suoi genitori ci chiamava mamma e papà “veri” mentre gli altri erano i genitori” vecchi” ormai da lei cancellati. Martina ormai ha compiuto 11 anni si è fatta una bella ragazza ma i suoi fantasmi diventano sempre più presenti ,tanto da portarla ad episodi violenti verso amici ed educatori . Saranno proprio questi ultimi a fare la segnalazione ai servizi che ,consultandoci ,ci proporranno un ricovero ospedaliero in una clinica psichiatrica per minori. Durante i due difficili mesi di ricovero, la neuropsichiatra del centro ci comunica che , per il bene di Martina ,non può più rientrare in famiglia ma che per lei la soluzione ideale e quella di vivere in una comunità specializzata in problemi come i suoi, con la promessa , da parte nostra , di non abbandonarla mai continuando a vederla , sentirla ed a portarla a casa nelle festività e nelle ricorrenze, poiché insieme ai farmaci l’affetto famigliare e la miglior terapia. Martina esce dall’ospedale nel dicembre 2014 e viene collocata in una casa famiglia, lì comincia il nostro calvario. Mentre prepariamo i regali sotto l’albero una telefonata ci comunica che Martina non sarebbe venuta a casa per le vacanze di Natale ,proviamo a telefonarle ma ci chiudono il telefono in faccia e non riusciamo più a comunicare con lei. Passano 2 mesi ed i servizi ci chiamano per dirci che Martina è stata allontanata dalla casa famiglia e trasferita in una nuova struttura. Ci concedono di vederla seguendo un programma stabilito a patto che noi convinciamo Martina a comportarsi bene nella nuova struttura, accettiamo ma dopo due incontri ci sospendono le visite e ci impediscono di vederla. Veniamo a sapere che è stata di nuovo ricoverata ma in un altro ospedale ,non ci dicono dove e non ci permettono di andarla a trovare. Viene allontanata anche da questa comunità e portata in un posto a noi sconosciuto. Da qui in poi il silenzio. Non vogliono dirci neanche come sta e dopo la milionesima convocazione ci dicono , con il sorriso sulle labbra, che non vedremo mai più Martina.Oggi , dopo sei mesi, ci chiediamo ancora perché non vogliono più farcela vedere, cosa c’è dietro? Perché le sono stati negati i suoi unici affetti? E perché non è stata rispettato il programma terapeutico dalla neuropsichiatra della clinica(tra l’altro esperta delle patologie in questione) dando credito ad un ultima arrivata che ha riempito la bimba di psicofarmaci come se questi ultimi fossero l’unica strada. Aiutateci a ritrovare Martina per farle di nuovo sentire il nostro amore e perché non si senta abbandonata. La sua ultima frase è stata : mamma se non mi vedi più vienimi a cercare, non farmi fare una brutta vita voi siete la mia famiglia!

La voce di una bambina e il ricordo della madre che non c’è più.

associazione prometeo massimiliano frassi
Ricevo e  riporto una lettera toccante. Scritta da una nostra amica, immensa, che a breve diventerà mamma e che proprio per questo, oggi, fa i conti coi fantasmi di un passato ricco di tanto male. Ma anche di tanto amore, che oggi continua, in lei e nel ricordo di una madre che un giorno, per il troppo dolore, decise di fermarsi…
I “nostri” bambini hanno attraversato, da soli, l’inferno in terra…ma uscendone, sono la certezza di avere domani, nella società, i migliori adulti che si possa sperare:

<< C’era una donna, aveva la delicatezza e l’eleganza dei fiocchi di neve, la sensibilità di una bambina, la forza di una leonessa. Era intelligente, dolce, bella, affascinante….ma nello stesso tempi fragile, delicata come ogni fiore di questa terra. Aveva una testa pesante, conosceva la libertà ma era schiava dell’uomo sbagliato. Illuminava il mondo coi suoi occhi e il suo sorriso, e spaccava il cuore quando ingoiava quelle lacrime amare mentre inutilmente cercava di nasconderle dietro a una faccia buffa per non far pesare a nessuno il suo dolore. Raccontava la vita, la viveva la vita, la dava…raccoglieva gatti abbandonati, nutriva cani randagi, cantava e ballava ed era bella e libera…nei pensieri e nei gesti. La chiamavo la mia rosa cresciuta sugli scogli, lei mai inopportuna, elegante e di classe anche quando ti insegnava a giocare col fango. Il suo abbraccio era sempre caldo, anche dopo quelle parole che a volte ghiacciavano. Sapeva stare a tavola ma anche mangiare in un prato. Con lei erano belle le coccole nel lettone, e rassicurante quel bacio di notte mentre dormivo quando faceva capolino per controllare che io dormissi serena. Sapeva lavorare giorni e notti intere e trovare il tempo per la sua yaya. Quella donna però poi a un certo punto ha mollato la vita e ha lottato solo per morire, ricordo la prima volta che la strappai alla morte senza nemmeno sapere cosa fosse, le pasticche ingoiate, le vene tagliate, la corda intorno al collo, quella sberla che a 11 anni le tirai, quella promessa di vita infranta….quel xx di ottobre mentre pur avendo una sola ragione di vita e 1000 per morire decise di mollare. Quel giorno non c’ero e lei è riuscita nel suo intento lasciando me, sua figlia. E si, lo so….devo andare avanti, la vita è bella, cambia, si cresce…..le so tutte queste cose razionalmente…..eppure la sua mancanza, soprattutto in questi giorni dove ogni attimo è scandito dai nostri ultimi momenti fa ancora un male bestia. >>

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