Archivi per la categoria ‘associazione vittime pedofilia’
NUOVO CORSO PER LE FORZE DELL’ORDINE. STAVOLTA PARLANO LE VITTIME.
Dopo il grande successo del corso per le forze dell’ordine e dopo l’ultimo incontro avvenuto in quel di Albettone, torniamo a proporre una conferenza molto particolare.
Saranno infatti le vittime sopravvissute all’abuso a ricoprire il ruolo di relatori per un incontro mai realizzato prima.
Sempre e solo con l’obbiettivo di creare un fronte unico: dalla parte dei bambini!
http://www.bergamosera.com/cms/?p=93227
Il giorno in cui “Dream” ha incontrato le vittime della pedofilia.
Il giorno in cui “Dream” ha incontrato le vittime della pedofilia.
PREMESSA.
Da una settimana postiamo sul blog testimonianze (una minima parte rispetto a tutte le lettere che intasano, felicemente, le nostre scrivanie) di chi è intervenuto alla due giorni del coordinamento vittime. Una due giorni che ha dato anche a noi una carica fantastica e già infatti stiamo lavorando ai prossimi incontri mensili, ed al nuovo raduno nazionale (che sarà il più grosso mai realizzato fino ad oggi!).
Oggi vi riporto anche un mio breve resoconto. Di quanto sia stato importante il raduno, di come vi siate trovati, di come abbiate ritrovato la voglia di lottare, avete già scritto voi. Pertanto io mi limiterò a partire da un “sogno”, anzi per essere precisi da un “Dream”.
Diario di viaggio – ottobre 2011 coordinamento nazionale vittime pedofilia.
È domenica mattina, il tempo con noi è stato generoso ed il sole illumina la pineta che circonda il posto dove ci siamo trovati. Non siamo mai stati così tanti. I bimbi giocano spensierati nel prato facendo la caccia al tesoro, mentre quelli più grandicelli stanno provando non so che coreografia con la ragazza che insegna loro hip-hop.
Dopo i sottogruppi di lavoro, ogni operatore di Prometeo accompagna i suoi partecipanti al gruppo allargato.
Già nella precedente due giorni dedicammo parte della domenica mattina a delle testimonianze per così dire “esterne”.
Partendo dal presupposto che tutti siamo “sopravvissuti” a qualcosa (un trauma, un incidente, un lutto, un amore/amicizia finita, una malattia, e via dicendo) è utile ascoltare chi per l’appunto ce l’ha fatta, rompendo le catene della sofferenza e smettendola di restare imprigionati nel ruolo della vittima, per ricominciare a vivere, amare, sperare, progettare.
Durante il precedente incontro ospitammo un giovane amico rimasto paralizzato in seguito ad un incidente di moto. Ed una amica che aveva lottato (vincendo) contro un tumore al seno. Due persone magnifiche che avevano lasciato un bel esempio in chi li aveva incontrati.
Stavolta toccava al sottoscritto portare qualcuno, grazie a quel subdolo alibi per cui “dai Max conosci mezzo mondo, occupati tu di questa parte”; l’idea che avevo avuto era sulla carta fantastica, ma dal vivo, come si sarebbe potuta realizzare? Come sarebbe andata? Come avrebbero reagito?
Arrivare all’ospite non era stato facile. Ma a dirla tutta nemmeno impossibile. Grazie ad una splendida catena, via Facebook, ero arrivato alla persona con cui il nostro ospite speciale vive. E lì è bastata una telefonata, la spiegazione di cosa volevo fare, per ricevere subito un generoso: “sì, ci saremo”.
E così domenica mattina, prendo la parola.
Gli occhi e la voce tradiscono la forte emozione che pochi minuti prima ho vissuto, quando il mio ospite speciale è arrivato e sono andato a salutarlo. Nessuno (tranne un paio di operatori di Prometeo, sa chi sta per arrivare). Al mio fianco una giovane donna, emozionata forse più di me.
Io prendo la parola per, di fatto, dire poco o nulla (come sto forse facendo ora, prendendola mooolto alla larga).
Parlo dell’attaccamento alla vita. Di un’esistenza che per negativa che sia stata fino a qua, non va interrotta né sporcata, anzi. Parlo a quelle ragazze che al gruppo erano arrivate, la volta scorsa, con delle lamette in borsa per autopunirsi per gli abusi subiti. Parlo a chi ha soffocato quei dolori in una bottiglia o in un’illusoria droga. Parlo a chi ha provato (per fortuna non riuscendo nel proprio intento) a farla finita. Parlo a chi ha perso la voglia di lottare e di credere che un giorno cambierà, in meglio.
Quindi passo la parola alla mia amica: si chiama Alessandra.
Incomincia raccontando di quella chiamata, per andare in Sicilia.
Dove un cane, un grosso cucciolone, fu trovato in un cassonetto, allo stremo delle sue forze.
Non bevevo da 15 giorni, era pieno di lividi e segni di torture. Gli avevano tagliato 3 zampe con delle grosse forbici. Bruciato la coda, tagliuzzato il corpo. Preso a calci e pugni.
Per il solo “piacere” di seviziarlo.
Racconta del viaggio aereo per portarlo a Bologna e farlo operare. Del capitano del volo Alitalia che lo fa alloggiare in prima classe perché la pressurizzazione della stiva gli sarebbe stata fatale. Del medico veterinario che non dà speranze perché il cane ha sofferto troppo, ma comunque prova lo stesso ad operarlo.
Dei cuscini speciali per le piaghe da decubito. Del carrellino fatto arrivare dall’America. Delle protesi che ogni tanto gli mettono per farlo camminare “normalmente”. Delle notti insonni a coccolarlo e dirgli che sì, esistono tanti uomini cattivi, ma ne esistono anche tanti così buoni che quando li incontri il destino ti ripaga con gli interessi del dolore che ti è stato arrecato.
Quando lei ha finito io apro la porta e saltellando entra lui. “Dream”, sogno in inglese, questo il suo nome.
Tutti piangono ed a turno si avvicinano per coccolarlo. E farsi coccolare.
Qualcun altro deve uscire e respirare forte forte, salvo rientrare con gli occhi umidi e le lacrime che oramai non stanno più nei propri argini.
Chi però lo guarda dritto negli occhi impara la più bella lezione di vita che ci sia.
Non la trovi in nessun libro. E nemmeno dopo chissà quanti colloqui con lo specialista di turno.
La trovi nello sguardo di un cane che ha subito le peggiori torture e con tutta la forza del mondo si è attaccato alla vita. Per un giorno, questo giorno, poter dire: ce l’ho fatta. Sono vivo. Sono qui!
Massimiliano Frassi x Prometeo
p.s.:
Da sempre sono convinto che chi sevizia un animale poi alla prima occasione abusa di un bambino.

Nuovo raduno nazionale vittime pedofilia.
NUOVO RADUNO NAZIONALE VITTIME PEDOFILIA.
Ci siamo…manca davvero poco. i fazzoletti sono pronti a fare gli straordinari. e con loro gli abbracci, pronti a lavorare 24 ore. Il cuore poi non parliamone, raggiungerà picchi a cui non era abituato. Sono gli stessi dove l’aridità, l’imbecillità, l’intolleranza non attecchiscono. Sono quelli dove il sole più bello asciuga coi suoi raggi l’amore e vi dice che sì, domani è davvero un altro giorno. Da domani, potete (dovete) riconciliarvi con la vita.
Noi, orgogliosi di essere al vostro fianco in un momento così.
Segnalateci gli abusi avvenuti nei collegi italiani.
ABUSI NEI COLLEGI: cerchiamo le vittime!
L’APPELLO DI PROMETEO: segnalateci gli abusi avvenuti in passato nei collegi italiani!
Per ora non diciamo di più, ma vi avanziamo quella che è la nostra richiesta.
Voi, in prima persona, oppure i vostri genitori, i vostri nonni, persone che conoscete, hanno passato alcuni anni in collegio quando erano piccoli? Se sì e nel caso in quel contesto abbiano subito abusi, ma anche forme di maltrattamento grave (incuria, neglect, fame, freddo, abusi psicologici, etc.), ce lo fate sapere? Ci scrivete cosa, dove e quando sono accaduti quei fatti?
Ovviamente piena garanzia di anonimato e tutela. Come sempre.
È molto importante. Grazie.
Scrivete qua: info@associazioneprometeo.org
Lettera di una mamma del coordinamento vittime pedofilia. ADERITE!!!!!!
NUOVA DUE GIORNI COORDINAMENTO VITTIME PEDOFILIA.
Ed a proposito di lavori in corso, stiamo approfittando di questi giorni per programmare i prossimi mesi lavorativi. Al primo posto la nuova 2 giorni del coordinamento vittime pedofilia.
Per chi volesse aderire, questa la pagina del gruppo:
http://www.associazioneprometeo.org/pilot.php?cl=2&im=3&ip=0
Per gli indecisi, abbiamo chiesto ad una mamma di raccontare come è stata la sua prima volta:
a) quanto è stato difficile (se lo è stato) decidere di venire al coordinamento?
Decidere di venire al gruppo è stato molto difficile, per mesi si presentava sempre qualcosa di più importante: un’influenza dei bimbi, un mio malessere, un battesimo… col senno di poi ho capito che erano cose risolvibili, che sarei potuta venire ugualmente, e anche se avevo mille soluzioni a portata di mano per riuscire a venire, ce la mettevo tutta per non vederle.
Venire lì significava dover vedere in faccia il dolore, quello mio in primis, ma anche quello degli altri. E per guardare in faccia il dolore ci vuole tanto coraggio. Perché il dolore fa male, tanto male… lo senti come una lama che ti taglia il petto in due.
Poi un bel giorno ho sentito che era arrivato il momento, che non potevo più aspettare. Mio marito era già venuto da solo una volta ed era tornato a casa sereno, che invidia mi faceva guardarlo! Si è presentata l’occasione della 2 giorni e siamo partiti, ma continuavo a dire a mio marito che NO, non avrei parlato, non avrei MAI raccontato la mia storia agli altri, che andavo solo per ascoltare. Poi mi sono ritrovata lì in mezzo a tante persone sconosciute, ma che avevano qualcosa in comune con me… lo stesso sguardo carico di dolore e tristezza. E’ stato tutto naturale: parlare, raccontarmi, confidarmi, ascoltare gli altri e piangere tutte le lacrime che avevo in corpo, buttare fuori tutto quello che tenevo dentro da mesi e mesi. E lì è cominciata la mia rinascita, la NOSTRA rinascita. E ho iniziato a contare i giorni che mi separavano dal successivo incontro.
Non credo di esserne ancora uscita del tutto, ma penso di aver fatto in quest’ultimo mese un lavoro bestiale su me stessa. Dalla 2 giorni in poi mi sono sentita cambiata. Vedere mio marito piangere di fronte a tanta gente, confidare a tutti quanto gli ero mancata mi ha fatto aprire gli occhi all’improvviso, come se per tutti quei mesi avessi dormito e non mi fossi accorta che attorno a me c’era ancora la mia splendida famiglia. Nonostante quello che ci era successo eravamo ancora tutti lì, uniti, forti, e ci amavamo alla follia. E io cosa avevo fatto tutti quei mesi? Avevo lasciato passare i giorni concentrandomi solo sul bastardo, sul male che ci aveva fatto, e non mi ero accorta che la vita andava avanti, che continuava a scorrere senza avvertirmi. Il treno passava e io lo stavo perdendo, concentrata com’ero sul mio dolore e sui miei sensi di colpa. Mi arrabbiavo con mio marito e non mi accorgevo che il suo dolore era identico al mio, ma se lo avessimo condiviso il peso sarebbe stato diviso a metà. E così abbiamo fatto.
Al coordinamento poi ho conosciuto tante anime speciali… c’è stato chi ci ha ringraziato per aver creduto a nostra figlia, perchè al suo tempo nessuno ha creduto a lui, c’è stato chi mi ha detto “avrei voluto ci fossi tu al posto di mia madre”, chi mi ha semplicemente abbracciato e quel abbraccio valeva più di mille parole, chi mentre mio marito piangeva si è alzato di colpo per andarlo a baciare, chi ci ha detto “sentiamoci, stiamoci vicini, vi prego”… tante cose, mille emozioni… impossibile spiegare quanto amore ci siamo portati a casa… e siamo ritornati allo scorso incontro del cooridnamento trepidanti di ricevere ancora quegli abbracci, quei baci, quei sorrisi, di accogliere quelle lacrime e farle nostre, di lasciare lì le nostre di lacrime tanto le avrebbe portate a casa qualcun altro.
Bhè credo che per me, per noi, il gruppo di Prometeo sia stato come 10 anni di psicoterapia di coppia.
La strada forse è ancora lunga, chissà, ma perlomeno adesso è tutta in discesa. E so che c’è una famiglia pronta a sostenerci, qualunque cosa accada. E quando staremo male soffriremo tutti insieme, se ci sarà da ridere insieme lo si farà con più gusto.
p.s. nel caso ve lo siate perso:
http://www.bergamoup.it/BergamoUp/N_20.html
(pag. 68…o giù di lì
).
Come Sopravvivere all’Abuso: resoconto raduno nazionale vittime Pedofilia.
Raduno nazionale vittime pedofilia – 17/18/18 Giugno 2011.
“Come sopravvivere all’abuso”.
Premessa:
quando un paio d’anni fa al sottoscritto venne l’idea (subito approvata dal direttivo di Prometeo) di provare a riunire alcune vittime della pedofilia, lontana anni luce era la dimensione che quel gruppo avrebbe preso oggi.
Ma non è solo una questione di numeri. È una questione di forza. Quella che il gruppo trasmette a chi vi entra.
La forza di guardare quegli abusi, e senza sminuirne la portata, cancellarli dal proprio cuore. Rimandandoli al mittente con quel bagaglio di rabbia e di sensi di colpa che da sempre si portano appresso e il biglietto di sola andata, verso la vita, ben saldo in una mano.
Un grande successo questo, ma anche una grande responsabilità. Specialmente quando vedi persone arrivare al gruppo ferite e le osservi, commosso, andare via. Letteralmente rinate.
Breve resoconto raduno nazionale Giugno 2011.
Impossibile concentrare in poche righe tutte le storie ascoltate in quasi tre giorni di lavoro.
Unico il comune denominatore: l’abuso. Diverso per età, zona geografica (dalla Sicilia al Trentino), provenienza (il padre, il fratello, il nonno, il sacerdote, l’allenatore, il medico, etc. etc.).
Uno il tema che abbiamo Affrontato:
come si sopravvive all’abuso.
Già, come si sopravvive ad un abuso?
Come si sopravvive se quel abuso è stato condiviso dall’intera comunità e tu sei messa al bando come un’appestata, solo perché hai avuto la sensibilità di credere ai tuoi bambini, denunciando il pedofilo travestito da prete?
Come si sopravvive se i parenti di lui, che nel frattempo si è tolto la vita (dopo aver ammesso gli abusi), continuano a minacciarti ed incolpare te, “che se stavi zitta era meglio per tutti”?
Come si sopravvive se gli amici intimi ti dicono che “i panni sporchi si lavano in famiglia” e migliaia di immagini pedofile nel suo computer non significano certo che lui fosse poi “così cattivo”?
Come si sopravvive alla neuropsichiatra del servizio pubblico che anziché curare la tua bimba, perizia te e tuo marito, dicendovi pure che “tutti i bambini, si sa, essere seduttivi e che ad esempio, i maschietti di tre anni quando li prendi in braccio hanno il pisellino duro proprio perché si eccitano”, già, come si sopravvive ed aggiungo, ci si impedisce di prenderla a schiaffi?
Come si sopravvive alla madre che entra in camera da letto e dice al marito (tuo padre) che ti sta stuprando di abbassare la voce che i vicini sentono?
CONTINUA QUA:
http://www.associazioneprometeo.org/pilot.php?action=new_pg&cl=2&ip=386&iv=386&im=422

Lettera di una donna vittima di abusi e mamma di un bimbo abusato.
Lettera di una donna vittima di abusi e mamma di un bimbo abusato.
La lettera che segue è arrivata venerdì sera ed è stata una delle testimonianze che abbiamo letto in apertura dell’incontro di sabato. In attesa dl mio resoconto sulla due (quasi tre) giorni, ve la riporto integralmente:
Carissimi amici,
è inutile dirvi che mi dispiace tantissimo non poter essere qui con voi…ma sentivo comunque il bisogno di scrivervi queste poche righe, anche se sintetizzare quello che si ha nel cuore non è semplice ma spero vi arrivi.
Questa riunione dovrà essere l’inizio di una nuova vita….la nostra vita!!!!!!
Basta soffrire…basta colpevolizzarci…basta!!!!!…Impariamo a prendere la nostra vita in mano e rendiamola degna di essere vissuta!!!!
Non sono impazzita
e tanto meno superficiale…io come alcuni di voi sono stata molestata e abusata….come alcuni di voi ho vissuto con grandi sensi di colpa….come alcuni di voi mi sono fatta del male, sono passata dall’eroina all’alcol, sono arrivata a pesare 48 chili sfiorando l’anoressia…cercavo in tutti i modi di distruggermi.
Ma si trattava di me e anche se sbagliavo di grosso era comunque la mia vita….finché un giorno…un maledetto giorno abbiamo scoperto, io e mio marito, che nostro figlio era stato abusato. Ci è caduto il mondo addosso e per me, che avevo passato l’inferno, è stato un dolore immenso…difficile da poter spiegare….ma so che mi capite.
Per nostro figlio, in questi cinque anni, abbiamo fatto il possibile e anche di più…non ci siamo mai arresi…mai stancati di combattere anche quando sembrava che tutto ci remasse contro…e adesso siamo quasi alla fine del processo.
Però, ormai, io non vivevo più….sopravvivevo!!!!!!
Sentivo, nonostante avessi un marito meraviglioso e due splendidi bambini, di non voler più affrontare questa vita e come se una parte di me si fosse definitivamente spenta.
Finché un giorno e vi parlo di poco tempo fa, in un periodo davvero nero,…mi sono resa conto che ero stanca di vivere così…perennemente triste nell’animo….facendo del male a me stessa e soprattutto a chi mi vuole bene…..ai miei bambini. I nostri bimbi, come ben sapete, sono spugne e percepiscono la nostra sofferenza e ne soffrono….e non è giusto!!!!
Cavolo ragazzi, facciamo parte di questo mondo e non dobbiamo buttarla via così!!!
Per carità, non dico che è semplice, ma almeno proviamoci……ma soprattutto crediamoci!!!!
Non si può dimenticare il dolore, non si può e non si deve cancellare il passato perchè è questo che ci ha reso UNICI ma possiamo imparare ad accettarlo e voltare finalmente pagina.
Si…voltare pagina e imparare a VIVERE, imparare che non esiste solo il nero ma anche tanti bellissimi colori fatti di tante sfumature….e quando questi colori perdono il loro splendore non arrendiamoci…..siamo positivi….solo così ritorneranno a brillare.
Vi abbraccio tutti con tantissimo affetto.
“Rossella”
Nuova riunione nazionale vittime pedofilia. La sedia vuota…
Ci sarà una sedia volutamente lasciata vuota, tra le decine che riempiranno le sale che andremo ad usare per la riunione nazionale vittime pedofilia.
non è un ritardatario quello che al doveva occupare, né un maleducato che non si è degnato nemmeno di dare conto della sua assenza.
Sarà un posto idealmente occupato da Carlotta.
Lei sarà lì con noi. E quello il suo posto, giustamente riservato.
Perché Carlotta vive. Nel cuore di chi l’ha incontrata. E tutto l’impegno, le fatiche, i progetti che nasceranno, verranno fatti anche nel suo nome.
Per ricordarvi chi è Carlotta:
http://www.massimilianofrassi.it/blog/il-mio-ricordo-di-carlotta-fuggita-dagli-abusi-suicidandosi.html
La carta dei diritti dei bambini abusati
CARTA DEI DIRITTI DEI BAMBINI ABUSATI.
1) Ho il diritto di essere creduto.
2) Ho il diritto di ricevere assistenza terapeutica, medica, sociale, legale, da parte di professionisti preparati.
3) Ho il diritto di essere rispettato, anche in sede di Tribunale, perché la vittima sono io.
4) Ho il diritto di essere ospitato (nel caso di abuso familiare) in una struttura adatta a me e rispettosa delle mie esigenze.
5) Ho il diritto di non essere io a chiedere scusa a chi mi ha fatto del male.
6) Ho il diritto di decidere da solo se, quando e come perdonare chi mi ha abusato.
7) Ho il diritto di tornare a vivere e di essere aiutato a farlo.
8) Ho il diritto di essere accolto in una società che non difenda lui, ma me.
9) Ho il diritto di poter tornare a frequentare i luoghi a me destinati (scuola, oratorio, palestra, etc.) senza dovermi ritrovare a contatto con il mio abusante.
10) Ho il diritto di tornare a credere che la legge è davvero uguale per tutti: soprattutto per le vittime!
Nota: queste sono le prime 10 voci. In realtà vogliamo che l’elenco si allunghi!
Se ve ne vengono in mente altre, segnalateci la vostra proposta mandando una mail a info@associazioneprometeo.org e se la riteniamo adatta, la aggiungeremo!
Se siete stati vittima di abuso, unitevi al coordinamento nazionale vittime pedofilia:
http://www.associazioneprometeo.org/pilot.php?cl=2&im=3&ip=0
COMUNICATO STAMPA.
In occasione della Giornata Nazionale per la lotta alla pedofilia, la Prometeo lancia la Carta dei diritti dei bambini abusati.
Nella giornata nazionale per la lotta alla pedofilia l’associazione Prometeo onlus, lancia la “Carta dei diritti dei bambini abusati”.
“Dieci regole, a noi dettate direttamente dalle vittime” – ha dichiarato a Bergamo il presidente di Prometeo Massimiliano Frassi, durante la conferenza stampa di presentazione del “Libro nero della Pedofilia” (edizioni la Zisa) – “che ci auguriamo possano diventare un qualcosa di più di un semplice manifesto”.
La Carta, pubblicata da oggi giovedì 5 maggio nel blog “L’inferno degli angeli” della Prometeo: www.massimilianofrassi.it racchiude tra le varie voci “Ho il diritto di essere creduto” ed “Ho il diritto di ricevere assistenza medica, sociale, legale, da parte di professionisti preparati”.
La Prometeo da due anni ha creato un coordinamento nazionale vittime della pedofilia che riunisce più di 1500 casi in tutta Italia. Il prossimo appuntamento sarà per una due giorni a giugno.
COSTRUIAMO IL BENE! Un nuovo incontro del coordinamento nazionale vittime pedofilia.
COSTRUIAMO IL BENE!
Un nuovo incontro del coordinamento nazionale vittime pedofilia.
Rientriamo oggi dopo la giornata di sabato con il coordinamento nazionale vittime pedofilia.
Che dire? È stato uno dei momenti forse più intensi di questo percorso che oramai va avanti da due anni. Tanti gli amici nuovi. Tanti quelli che ci raggiungeranno nei prossimi incontri (e soprattutto nella due giorni di giugno!).
Non so se è per le forti emozioni vissute o per cos’altro ma oggi siamo tutti a pezzi. Esausti.
Più forti che mai. Più sicuri che questa e solo questa sia la (giusta) strada da percorrere, ma esausti!
Pertanto vi riassumerò la giornata, stavolta, sono con delle fotografie. Dei piccoli flash, uniti a delle frasi, appuntate sul nostro bloc-notes, mentre un’anima dopo l’altra ci faceva entrare nel proprio cuore. Con una forza immensa. Quella delle parole. Che diventano elaborazione di un profondo dolore. Che permettono alla vita di germogliare, sbocciando con i suoi colori più belli.
L’ho già detto vero che siamo onorati di stare seduti al vostro tavolo?
L’immagine:
fine incontro. Sono le18,30 circa. Stiamo qua seduti oramai da più di 9 ore.
Felicemente stanchi.
Il dolore è apparso, con tutta la sua arroganza e poi via via è scemato, coda tra le gambe, del tutto simile ai codardi che l’hanno generato.
”Giulia” è ancora qua. Mano nella mano col suo Principe Azzurro. Di quelli veri. Senza cavalli né orpelli, ma con un cuore grande così!
Ho aperto l’incontro con lei. Lo chiudo con lei.
La incontrai la prima volta un po’ di anni fa. Ero nella sua città per tenere un corso congiunto per la Polizia e l’arma dei Carabinieri e lei accompagnata da un’amica della casa famiglia che la ospitava mi raggiunse per conoscermi.
Le dedicai il tempo della pausa pranzo. Cercando di scrutarle gli occhi dietro il maglione di lana (era giugno!) che si teneva ben incollata addosso, affogandoci dentro la testa fin sopra i capelli…Con quelle maniche lunghe lunghe che le coprivano le ferite. I lividi. I tagli.
”Quando ti dissi che ce l’avresti fatta, ti saresti immaginata un giorno di essere qua, così?” le chiedo. “No” dice lei sgranando gli occhi, con un pizzico di pudore, “anzi forse ti presi per pazzo!”.
Invece è accaduto. Oggi lei è qua. Si è sposata. Ed a breve sarà mamma. Non serve aggiungere altro!
Lascio chiudere a lei l’incontro non prima di far svuotare, ad un’altra amica del gruppo, la borsetta.
L’ho vista durante la pausa caffé riempirla, togliendo ad altre ragazze quanto ora le chiedo di mostrare a tutti.
La situazione è forte. So che loro ci rimarranno male. Ma so che poi elaboreranno la cosa nel giusto modo e capiranno l’alto valore simbolico di quel gesto.
La nostra amica apre la borsetta e rovescia a terra un pacchetto di lamette Gillette e due affilati taglierini.
Da oggi nessun braccio verrà toccato da loro e noi tutti, uscendo dalla stanza ci camminiamo sopra, schiacciando il male che portano con sé anzi, rispedendolo nel terreno, fino ai suoi abissi più profondi.
Poiché la vita non si può nutrire di tagli e lame…..
Alcune frasi:
“Chi farà parte della mai vita da oggi dovrà rispettarmi!”
“Non siamo vittime, gridalo forte Max, siamo EROI!”
“Posso impedirmi di vivere perchè un Giudice non mi ha creduto? Assolutamente no!”
”Ho perdonato il mio aguzzino. Ma non l’ho fatto per lui, che da sempre è libero, l’ho fatto per me. Per-dono…mi sono fatta un dono. Poiché la rabbia, la frustrazione, mi portavano solo altro dolore”.
”Vi lascio un proverbio che riassume il mio percorso: la strada si apre camminando”.
“Non è vero che chi abusa poi soffre. Non provano nulla. Altrimenti non sarebbero arrivati a farci tanto male!”.
“Quando a mia madre dissero ma signora ha visto i lividi di sua figlia, rispose non avevo gli occhiali e non ho visto bene”.
“Qua insieme costruiamo il bene!”
Per aderire o partecipare ai prossimi incontri:
http://www.associazioneprometeo.org/pilot.php?cl=2&im=3&ip=0
“Nessuno uscirà vivo da qui”
Jim Morrison.
“Parla per te Jim”
Massimiliano Frassi


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