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Condannato per abusi su ragazza disabile: quasi 7 anni ad Aurelio Baisotti, il bravo parrocchiano.

Anche il secondo grado ha confermato la condanna per Aurelio Baisotti, ex assessore ai servizi sociali nonché “ottimo parrocchiano” del Comune di Borno (Bs).
Scende da 8 a 6 anni e 10 mesi anni la condanna (poiché quasi due di fatto li avrebbe già scontati tra domiciliari e carcere).
Della vicenda pubblicammo in esclusiva su questo blog la sentenza, alcuni mesi dopo la condanna di primo grado. E lo facemmo, mettendo anche stralci della difesa, a  dir poco ridicola, del parroco, che a processo prima che il Giudice lo “stoppasse” tesse le lodi del buon parrocchiano.
La scelta di parlarne nacque dopo aver ricevuto diverse segnalazioni da cittadini indignati di Borno, stanchi di sentire che malgrado la condanna in primo grado la ragazza vittima venisse ancora attaccata e sbeffeggiata.
Io personalmente mi sentii dire “ma con una moglie bella come quella che c’ha (sic), pensa che si sarebbe s….o una xxx come quella lì?! Il lavoro che fa la Prometeo è encomiabile, ma ammetta che stavolta proprio avete difeso la persona sbagliata” e ancora “ma tanto si sa che una così per una coca cola o poche caramelle farebbe qualsiasi cosa”.
Nella sentenza, che vi re-invito a leggere (e che trovate a questo link:

http://www.massimilianofrassi.it/blog/abusi-su-donna-disabile-la-sentenza-di-condanna-di-aurelio-baisotti-di-borno-bs-%e2%80%9cbravo-parrocchiano%e2%80%9d.html )
si citavano tra le altre cose le intercettazioni ambientali effettuate (con grande bravura!) dai Carabinieri di Breno. Intercettazioni che portarono a prove inoppugnabili. Le stesse che hanno condotto il predatore in carcere.
Anzi, di carcere in carcere, poiché pare che i detenuti non lo abbiano mai accolto favorevolmente. Ma si sa, loro non sono da considerarsi dei veri e bravi parrocchiani.

Le certezze morali: un altro passo importante dal processo ad Aurelio Baisotti, stupratore di una donna gravemente disabile.

Che la sentenza di condanna in primo grado di Aurelio Baisotti vi avrebbe indignato ce lo potevamo aspettare. Che vi avrebbe indignato così tanto, a tal punto da far andare in tilt la casella di posta elettronica ed il telefono, lo ammetto, non ce lo aspettavamo manco noi.
Tantissima la vostra indignazione, ma per fortuna ancora di più le vostre parole di solidarietà da rimandare alla ragazza vittima, parole che le faremo arrivare e le scalderanno il cuore, ne siamo certi.
Siete la dimostrazione che il mondo non appartiene a loschi individui, ma a persone civile ancora in grado di indignarsi, quando l’innocenza viene violata.
Oggi torniamo però su quella sentenza, sugli atti del processo e su alcune constatazioni di carattere più generale.
Innanzitutto la prima cosa che dobbiamo dirvi (dato che tutti, più o meno, l’avete domandata) è la risposta alla domanda “ma lui , l’abusante Aurelio, il buon parrocchiano, oggi dov’è?”
Per fortuna: in carcere!
Inizialmente finì a Brescia. Da lì in ambulanza (scivolato in doccia? Chissà….) fu portato a Milano e da lì poi a Vigevano, dove pare sia tutt’ora “residente”.
Come avete già visto nel precedente post al riguardo il Giudice ha bocciato la richiesta di accoglierlo in una comunità religiosa.
Bocciatura che ci porta al secondo quesito.
Vi siete chiesti, tutti quanti, come mai certi soggetti (il discorso è più generale) vengano spesso difesi ad oltranza da Parroci ed affini, che non spendono al contrario mai una parola, anche solo una parola, per le vittime.
Se vi aspettate che vi risponda, oggi, resterete delusi.
Riporto però, tornando quindi su questo processo, una parte dell’interrogatorio ad un sacerdote (definito nella sentenza: “ineffabile”. Per l’esattezza         questa l’intera frase: “le affermazioni fornite dai testi, tra cui la figlia ed un ineffabile sacerdote, non a conoscenza di fatti specifici, appaiono una semplice manifestazione di fede e sono  prive di qualsiasi valore probatorio”).
Perché riporto il passo che segue tra poco? Semplice.
Perché appunto in questi anni abbiamo assistito a decine di interventi così. Tonache fresche di bucato venivano rimesse per poter svolazzare come libellule nelle aule di Tribunale, quasi a voler rimarcare un potere, una valore soprattutto che da tempo oramai è naufragato. A volte era pura complicità, altre becera ignoranza. Altre ancora…chi lo sa…In tutti i casi mai e poi mai lo stesso impegno l’abbiamo visto a difesa di una vittima. Mai.
E tale carenza appare appunto anche in questo processo, dove dicevo il passo che riporto serve ad evidenziare come alla fine le testimonianze di chi difende gli abusanti siano di fatto totalmente inutili, poiché gli elementi che vengono portati sono assolutamente inconsistenti e nulla hanno a che fare con i fatti in questione.
Come accade appunto per Aurelio Baisotti (che apprendiamo pure essere stato tra i 30 bornesi andati in pellegrinaggio ad assisi e poi in Piazza San Pietro per vedere il Papa).  Che vede un lungo elenco di anime caritatevoli sfilare a sua difesa, senza portare alla fine un solo elemento concreto.
Leggete però questo breve passo tolto dall’interrogatorio all’allora sacerdote della comunità bornese:
<< Domanda : Il sig. Baisotti Aurelio le risultava impegnato anche nella comunità, se sì in che veste, quali attività svolgesse?
Risposta (dal Don): Aurelio era membro del consiglio pastorale, catechista insieme alla moglie e li ho conosciuti molto bene per questi motivi. Erano collaboratori strettissimi e devo dire anche fedelissimi. La loro opera all’interno della parrocchia era più che conosciuta e anche all’interno del paese una famiglia stimata. Molto stimata.
D: Nel suo personale rapporto con il signor Baisotti Aurelio lei ha mai avuto modo di osservare o avere la sensazione che avesse diciamo così problemi o una personalità particolare? Come lo definirebbe dal punto di vista caratteriale diciamo?
R: Dunque assolutamente nessuna di queste cose che lei mi sta dicendo, anzi una persona molto aperta, disponibile al dialogo. E devo anche dire, siccome negli ultimi mesi io sono rimasto da solo (..), devo anche dire che, evidentemente non posso non dirlo, non sono l’angelo custode di ogni singolo parrocchiano.
Però c’è una certezza morale che deriva dal fatto che credo che se avessi anche sentito qualcosa di questo tipo in paese…
D: Scusi le certezze morali sono importanti ma se le può tenere per sé.
(…) Non le facciamo leggere le intercettazioni perché sennò le certezze morali forse avrebbero una piccola incrinatura. Però a parte questo, ci dica i fatti.  >>

Non serve aggiungere altro vero?!

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