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ULTIM’ORA-
Bestie di Satana: riaperte indagini
Spiegherebbero tre delitti irrisolti
Le vittime delle Bestie di Satana potrebbero essere molte di più delle quattro accertate finora. Tre delitti avvolti nel mistero potrebbero trovare una risposta proprio nelle sette milanesi. Lo sostiene il pm Antonio Pizzi, che ha deciso di andare avanti con le indagini. Le macchine hanno già iniziato a scavare nei pressi di una fabbrica dimessa nel Milanese, dove gli adepti compivano i riti, alla ricerca dei corpi.

QUANDO LA GIUSTIZIA FA I SALDI.
DA VALLANZASCA ALLE BESTIE DI SATANA: DOVE ANDREMO A FINIRE?
 
Gabriella Vitali D’Andrea è una bella donna. Simpatica. Saggia.
Dal carattere “bergamasco”, intendendo con questo un suo ulteriore pregio, non certo un difetto….
La conobbi un paio d’anni fa.
Un poliziotto suo amico le regalò un mio libro e lei dopo averlo letto volle conoscermi.
Venne in sede e parlammo per almeno due ore.
Quel viso che ero certo aver già visto, aveva una storia. Questa:
Era una bella ragazza, Gabriella, nel 1977. Giovane con due bimbe piccole, di 3 e 6 anni, che oggi l’hanno resa felicemente nonna.
Il marito si chiama Luigi D’Andrea e fa il poliziotto. Di quelli “veri” se mi passate la bassa espressione. Di quelli che ci credono nella Giustizia e la onorano, rispettando la divisa che indossano.
Col suo compagno di pattuglia, Renato Barborini, si trova la mattina del 6 febbraio sull’autostrada A4, all’altezza del casello di Dalmine, un paio di chilometri prima di Bergamo.
Vengono avvisati, i poliziotti, di un auto sospetta, che viaggia ad alta velocità. Dentro ci stanno 3 persone.
Istituiscono subito un posto di blocco e l’auto arriva. Veloce. A zig zag.
L’uomo che la pattuglia ferma non è un uomo. Insieme ai suoi complici, ha abdicato da tempo a tale ruolo, vendendo letteralmente l’anima al diavolo, in cambio di soldi, potere, qualche mignotta, e restituendo il favore col sangue e la morte di tanti innocenti.
I 2 poliziotti chiedono i documenti e lui li mostra.
Non c’è traccia di foto però, né alcun dato anagrafico.
L’unica nota che presenta è quella alla voce segni particolari: assassino.
Estrae la pistola e con i suoi complici ammazza a sangue freddo i due agenti e come un eco mortale, la sparatoria, arriva dritta al cuore dei loro parenti.
polizia
Renato Vallanzasca, questo il nome di uno dei bastardi criminali dentro l’auto, verrà arrestato poco tempo dopo a Roma, se ben ricordo.
Quando la Giustizia gli presenterà il conto, tra un’evasione e l’altra, la condanna sarà a 4 ergastoli e 260 anni di prigione per ben 7 omicidi accertati.
Vallanzasca, che le cronache ostinatamente chiamano ancora il bel Reneé, manco fosse un divo di Beautiful, non si è mai pentito né ha mai chiesto scusa, anzi.
In un’intervista a Panorama mise le cose in chiaro: “pentito? Mai!”.
Con i poliziotti poi, “non ho mai estratto per primo la pistola”, come a dire, coglioni se la sono pure cercata e poi “quegli sbirri dovevano mettere in conto che potevano trovarsi sulla strada uno come me”……
vallanz art 2
Oggi il criminale pluriomicida si sta dando da fare per giocare la carta dell’amnistia. Una bella libertà anticipata perché dopo 30 anni di carcere è stanco e vuole uscire.
vallanz art 1
E a dirla tutta, in un sistema sempre più garantisca e tollerante, statene certi che presto uscirà.
La cosa che più mi colpisce è il movimento di opinione che lo sta difendendo, chiedendone la scarcerazione. Da sinistra a destra, poiché l’imbecillità non ha colore, è tutto un coro in suo favore.
Cosa farà una volta uscito dal carcere? Facile anche qui immaginarselo.
Lui che per fare “la bella vita” non ha mai lavorato, difficilmente ce lo troveremo in una fabbrica a spaccarsi la schiena o anche solo in qualche cooperativa sociale, di quelle che di sociale peraltro hanno ben poco.
Allora state certi che scriverà un “bel” libro, con tanto di macabri dettagli (chi sfila urlando “una dieci cento mille Nassirya, malgrado il proprio irreversibile analfabetismo, comprerà sicuramente il libro dove si spiega come muore un poliziotto!) e poi si farà un sacco di soldi facendo ospitate su ospitate nei talk show. Oppure nell’ennesimo reality di turno, magari finto naufrago in un isola a 5 stelle, con don Mazzi, finalmente nel ruolo che gli è realmente congeniale, al posto della Ventura, ritiratasi nel frattempo per raggiunti limiti d’età.
Temo che ci sia chi pagherebbe tanto oro quanto pesa, per averlo a ricoprire un ruolo così.
D’altronde vi immaginate lo share se ci scappa lo stupro in diretta? O il massacro della velina?
Sempre però dopo le 22,30, perché anche la tv ha le sue regole e gli sponsors non vogliono disturbare la fascia protetta, che poi sono grane…
Andrea Volpe ho il piacere di non averlo mai incontrato.
volpe
A differenza di Gabriella il suo sguardo trasmette solo buio. E tenebre.
Uno come lui lo vorrei sapere chiuso a vita in una cella 2×2. Sofferente.
Insieme alle mamme che hanno ucciso i propri figli ed ai figli che hanno massacrato le proprie madri. Tra pedofili, serial killers e terroristi kamikaze, fortunatamente per noi, inesplosi.
Invece no. Ancora una volta nel nome del politicamente corretto, del “volemose bene”, del riabilitiamo a tutti i costi, uno così, insieme ai suoi compagni di merende, tristemente noti come “bestie di Satana”, in appello pochi giorni fa si è visto ricevere lo sconto di pena.bestie di satana
Sconto, già, perché anche la Giustizia pratica i saldi.
Dieci anni di meno, per venti ancora da scontare.
A 50 anni nel pieno delle sue forze uscirà: facendo bene i conti anche prima, visto che anno dopo anno potrà godere di ulteriori benefici.
Uscirà, dicevo. Libero. E magari diventerà il vicino di casa di uno di voi.
Sono cresciuto con la favola di Pinocchio, dove i carabinieri arrivavano anche solo se marinavi un giorno di scuola. Oggi mio figlio apprende dalle cronache che se da grande vuole diventare famoso e farsi un sacco di soldi, perlomeno deve mangiarsi me e mia moglie, dopo averci tagliato a cubetti, fini fini.
Quello che segue è un breve ma significativo stralcio, di un passaggio della testimonianza di Andrea Volpe. Se siete deboli di stomaco potete anche saltarla. Ma sappiate che lui l’ha raccontata al Giudice come voi raccontereste la vostra gita al mare:
“<<Io tiravo qualche altra pugnalata a Fabio, mentre il Maccione lo colpiva sulla testa, continuava a dargli le martellate, finché non si è spappolato il cranio e c’era sangue che mi schizzava in faccia.
Poi abbiamo preso la Chiara e io e Sapone l’abbiamo trascinata nella buca che avevamo scavato, giù dentro la buca. Poi abbiamo preso anche Fabio e abbiamo buttato anche lui dentro alla buca. Però non era morto, allora Sapone mi ha detto di scendere nella buca e di finirlo. Arrivato giù non me la sono sentita, allora ho allungato il pugnale a Sapone stando nella buca e lui è sceso saltando sopra i loro corpi, ha preso Fabio e lo ha sgozzato. Ha preso una sigaretta l’ha imbevuta nel sangue, s’è messo a ballare e ha detto “adesso fate gli zombies”. E poi gli ha urinato sopra…..”.
Tre omicidi certi, due suicidi istigati ed altre morti misteriose su cui si sta indagando. Il tutto per vent’anni di pena.
Gabriella Vitali ha fatto della difesa della legalità la sua vita, continuando in un certo qual modo l’operato del marito. E oggi può permettersi di camminare a testa alta per il mondo.
Andrea Volpe ne è l’esatto contrario.
L’altra faccia della stessa medaglia.
Un giorno, non troppo lontano, potreste vederli seduti allo stesso bar. Accidentalmente ed in tavoli ben divisi, ma nello stesso posto.
Vittima lei, e noi, società civile, con lei, di quel becero garantismo politically correct, che ha reso libero lui.
Lui, Andrea Volpe, figlio della stessa genie che ha dato a questo mondo, i Vallanzasca e tutti quelli come loro.
Ma anche chi ancora oggi li difende.
“Mi chiamo Lucia e sono orfana di un poliziotto; purtroppo il mio papà non l’ho più, è stato ucciso mentre svolgeva il suo lavoro. (…) …prego Dio, che per nessun altro figlio di poliziotto possa esserci mai l’ultimo saluto”, scriveva Lucia D’Andrea, di anni 6, nel 1977.
Un accorato, commovente appello.
Forse, inascoltato.                    
 
Massimiliano Frassi, fiero di avere un’amica chiamata Gabriella Vitali.
audioblog del giorno:
Bruce Springsteen, live in Italy 2006, "When the saints go marchin’n in" (inedito).

L’audio e’ stato cancellato dallo spazio su Splinder

LA BANALITÀ DELLA BESTIA.

Hanna Arendt l’aveva definita “banalità del male” ed al suo omonimo libro abbiamo attinto spesso a piene mani per cercare di capire e per cercare di spiegare i predatori di cui ci occupiamo oggi, figli legittimi dei predatori nazisti di ieri. Torniamo a scomodare questa fondamentale pubblicazione, leggendo i nuovi verbali resi noti sulle Bestie di satana. E’ sempre Andrea Volpe a parlare, il leader “pentito” (?!) del gruppo:

DOMANDA: “…come veniva commentato il duplice omicidio anche da coloro che non ne avevano preso parte?

RISPOSTA: Ridendo. Sì ridendo. Praticamente ridevano tutti”.

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