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Isis. La foto del bambino con la bomba…le mie considerazioni…

isis bambino

 

Isis. La foto del bambino con la bomba…le mie considerazioni…

Questa foto è stata diffusa una decina di giorni fa….da allora ho pensato e ripensato se postarla o no. Se parlarne.
Perché se da una parte credo che ignorare questi soggetti sia l’arma migliore, togliendo loro quella forza che scaturisce da queste foto. Forza di cui si nutrono, perché genera in noi paura, oltre che sdegno e irritazione. Dall’altra credo che oggi più che mai si debba sapere. E per sapere dobbiamo per forza di cose vedere.
Di foto dell’orrore in questi miei quasi 20 anni dedicati alla lotta alla pedofilia ne ho viste a bizzeffe.
Ho visto foto di neonati abusati…di bambini obbligati a dover avere rapporti con animali…di bambini fotografati insieme a dei corpi: di persone morte…..l’anticamera dell’inferno o forse l’inferno vero e proprio. Ma questa. Questa ha un sapore diverso. Perché rispetto alle altre la prima cosa che colpisce è la serenità del bambino e di conseguenza la sua “normalità”.
Solo dopo ti accorgi che vicino a lui non c’è Winnie Poh o Peppa Pig ma una bomba a mano ed una pistola. Solo dopo leggi il messaggio che la accompagna e che delega al futuro di questo bimbo, un mondo che non sarà di pace ma di odio, di guerra, di morte.
La foto ci insegna ad avere paura di lui, a temerlo e quindi a combatterlo.
E’ la fine dell’innocenza, la conferma definitiva che il futuro come il presente non sarà a misura di bambino. E potremmo passare ore a discernere sulle barbarie di questi soggetti. Sul loro essere la preistoria dell’uomo catapultata nel terzo millennio. Ma mai riusciremo a sconfiggere la potenza di una foto così. Fatta da chi dimostra di non fermarsi davanti a nulla. Di chi ha sposato il male, nella sua forma più assoluta e sublime. Di chi quel male lo diffonde, giorno dopo giorno, come il più incontrastabile dei virus.
E la mente va a quei tanti altri bambini che ogni giorno quel male lo subiscono in silenzio.
Io li rivedo, adulti, feriti ma non perdenti. Riprendere la vita e ricredere nell’amore, anche se non l’hanno cosciuto.
Auguro a questo bimbo lo stesso percorso. La stessa ribellione. Gli auguro di saper scegliere un giorno l’amore lasciando quello zaino carico di odio e di bombe a chi gliene ha fatto dono. Così facendo lui avrà il futuro che si merita. E noi, con lui……

p.s. nel caso come voglio sperare, la foto fosse una bufala: non cambia di una virgola il mio pensiero. Le foto che seguono, bufala non lo sono….
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Record di accessi ieri per il blog

blog più letto nella lotta alla pedofilia
Centinaia di lettere di solidarietà. Richieste di aiuto da parte di chi ha trovato la forza di raccontarsi. Tutto dopo il post di ieri. Grazie di cuore, a breve rispondiamo davvero a tutti, a costo di stare qua 24 ore filate!!!

Partenza col botto. Grazie a tutti!

record di contatti blog pedofiliaGrazie a tutti. Partenza col botto ieri e nuovo record. E sì che non siamo mai andati via anzi non siamo mai stati più attivi sui social come nell’ultimo anno, ma si vede che al blog siete proprio affezionati. Grazie a tutti.
S.B.

Il caso del prete pedofilo di Como ed il silenzio delle istituzioni. L’appello delle vittime a Prometeo.

don marco mangiacasale prete pedofilo

“Il prete pedofilo di cui ci siamo fidati”….e la solita omertà
Riceviamo e pubblichiamo la lettera aperta di un gruppo di genitori.
Ci impegniamo da oggi a seguire questo caso e tenervi aggiornati su ogni eventuale novità. Ma prima della lettera una breve cronistoria del caso, riportando un articolo de Il Giorno:
Como, 29 maggio 2013 – I giudici della Corte d’Appello hanno confermato sentenza di colpevolezza e quantificazione della condanna. Con solo una leggera ridefinizione di uno dei capi di imputazione. Don Marco Mangiacasale, sacerdote di 49 anni ed ex economo della Diocesi di Como, è stato condannato anche in secondo grado a 3 anni e 5 mesi e 20 giorni di condanna, dieci giorni in meno dei 3 anni e 6 mesi di primo grado, in considerazione della ridefinizione di una delle accuse riguardanti una delle ragazze, che nel frattempo aveva compiuto i 16 anni di età. Le imputazioni infatti, riguardavano una serie di episodi di violenza sessuale, avvenuti a partire dal 2008. Adolescenti avvicinate in un contesto circoscritto e confidenziale, quando avevano tra i dodici e i tredici anni, e quasi sempre frequentate per almeno tre o quattro anni, quasi tutte gravitanti attorno al contesto della parrocchia di San Giuliano di Como, dove Mangiacasale era stato parroco prima di essere trasferito al ruolo di economo, e per le quali costituiva un punto di riferimento. Nelle imputazioni, comparivano i nomi di cinque ragazzine. A scatenare le indagini su di lui, e l’arresto avvenuto il 7 marzo dello scorso anno, era stata la denuncia di una di queste ragazzine, che si era confidata ai genitori. Da qui erano partiti gli accertamenti che avevano portato a configurare le accuse legate a cinque minorenni.
In particolare, l’abuso sessuale contestato dal sostituto procuratore di Como Simona De Salvo, si configurava esattamente nel ruolo che lui ricopriva rispetto alle giovanissime frequentatrici della sua ex parrocchia, e quindi nell’aver approfittato del suo ruolo nel momento in cui ha portato a termine le condotte di cui è stato accusato. Dopo un periodo di alcune settimane trascorso in carcere al Bassone, a don Mangiacasale erano stati concessi gli arresti domiciliari in una struttura religiosa in Piemonte, dove si trova tuttora. Va da sé che i legali del sacerdote, ricorreranno ulteriormente in Cassazione, cercando così di allungare il più possibile i tempi di custodia cautelare che consentono all’imputato di consumare un periodo più lungo possibile agli arresti domiciliari, e scongiurando la possibilità di un nuovo ingresso in carcere in seguito alla pronuncia della sentenza definitiva. Infatti, per reati di questo genere, non è previsto l’affidamento in prova, e qualsiasi residuo di pena da scontare quando la condanna sarà definitiva, scorporata da quanto già scontato, lo porterebbe verso il periodo obbligatorio di osservazione della personalità, che avviene obbligatoriamente in carcere. Sollecitata circa il procedimento canonico, la Diocesi ricorda che, come da prassi, tale procedimento è già stato avviato «nei modi, nei tempi e nei termini previsti». Ricorda inoltre che «per la sua prosecuzione è comunque necessario attendere che il procedimento penale in atto esaurisca tutti i gradi di giudizio».
don marco mangiacasale
Questa la lettera che abbiamo ricevuto:
<< Ecco un pezzo della nostra storia: siamo nel 2003: nella nostra parrocchia arriva un nuovo parroco, persona attiva, entusiasta che “affascina” soprattutto i ragazzi e i giovani. Noi siamo una famiglia che crede fortemente nella realtà dell' oratorio e della parrocchia e per questo ci avviciniamo volentieri a San Giuliano anche perchè desiderosi di entrare a far parte di un gruppo famiglia. Arriviamo a giugno 2008: la nostra figlia maggiore ha appena compiuto 13 anni e si sta preparando ad affrontare l'esame di Terza Media. Da un po' di tempo, però, la vediamo un po' strana, distratta, triste e poi felice.....Forse periodo tipico dell'età, ma quello che un po' ci preoccupa è che pensiamo che si sia “infatuata”, “innamorata” del nuovo parroco. Insieme decidiamo che io , mamma , parlerò di questa cosa direttamente con lui, don Marco Mangiacasale anche perchè nostra figlia è poco più che una bambina e lui è un uomo maturo di 45 anni ; sicuramente potrà capire e ci potrà aiutare. Gli dico quello che penso e anche lui mi risponde di aver avuto un' impressione simile, ma che è tipico dell' adolescenza e del carattere egocentrico di nostra figlia. Ma, vista la mia preoccupazione, mi tranquillizza, mi rassicura dicendomi testualmente che ”ci avrebbe pensato lui”. Poi più nulla. Nostra figlia supera l'esame e si iscrive alla scuole asuperiore. La scuola è difficile, impegnativa e “Simonetta” (nome fittizio messo da me! M.F.) trascorre il suo tempo sui libri a studiare. Unico sfogo l'oratorio, gli amici della parrocchia e il catechismo. Ma a don Marco non pensa più(o meglio cosi' fa credere a noi genitori). Inoltre alla fine del 2009 don Marco viene nominato economo della diocesi e da noi arriva don Roberto. Tuttavia don Marco, non avendo una casa dove stare, viene invitato da don Roberto, che chiede il permesso al Vescovo, a rimanere ad abitare nella casa di San Giuliano, in oratorio. Il Vescovo concede il permesso , così don Marco può continuare ad occuparsi degli adolescenti a San Giuliano. L'anno successivo don Marco viene incaricato di seguire la pastorale giovanile a Lomazzo, paese limitrofo a Como, dove aveva svolto fino al 2003 il ministero di vicario. Arriviamo al 24 di febbraio 2012: “Simonetta” confessa al nuovo parroco (prima in confessione e poi fuori) quello che lei ritiene il “suo” peccato: dall'età di 13 anni tiene nascosto e sopporta da don Marco carezze sempre più insistenti che si spingono fino a far provare il piacere a “Simonetta” e a far si che anche “Simonetta” gli procuri piacere, sms spinti, fotografie delle parti intime, richieste morbose, celate da rassicurazioni, velate minacce rinchiuse dentro la parola “segreto” diventata una fortezza. L' insistenza aveva un' unico obiettivo chiaro: “ catechizzare” con la forza del proprio ruolo di potere, una ragazzina per convincerla ad avere rapporti sessuali completi e soddisfare le proprie perversioni senza scrupoli. Queste cose avevano avuto inizio nell'autunno 2008, nel dopo-catechismo, in casa di don Marco insieme agli altri amici dell'oratorio e continuavano anche durante i campi estivi. Ogni anno don Marco organizzava i campi estivi in una località piuttosto lontana da Como, in Piemonte a Sant'Anna di Vinadio in provincia di Cuneo. Più volte noi genitori dei ragazzi abbiamo chiesto a don Marco perchè non scegliesse posti più vicini e più comodi da raggiungere , ma lui rispondeva che quel posto era migliore di tutti. (Noi abbiamo fiducia che l'esperienza dei campi parrocchiali farà crescere i nostri figli e li farà maturare anche nella fede.....). Ma quando don Roberto ci chiama e insieme a “Simonetta” ci raccontano la verità di quegli anni, noi non riusciamo a credere che quel don Marco sia lo stesso che ha frequentato spesso casa nostra, che ha gioito per noi e con noi in tanti bei momenti familiari.... Il tempo di renderci conto che tutto questo non è un incubo ma pura realtà, e, grazie all'aiuto di don Roberto, ci rivolgiamo all'autorità giudiziaria anche perchè, nel frattempo, incontriamo altri 2 genitori la cui figlia era stata molestata da don Marco nell'estate del 2008 e che si erano già rivolti al Vescovo nell' autunno di quell'anno, denunciando verbalmente l'episodio e chiedendo al Vescovo di prendere dei provvedimenti. In pochi giorni don Marco finisce in carcere dove, oltre ad ammettere che è tutto vero, fa il nome di altre 4 ragazzine. Adesso, a più di un anno di tempo da ciò che è successo, la nostra sofferenza è ancora tanta, ma , soprattutto, quello che ci fa più male, è l'atteggiamento del nostro Vescovo, dal quale non abbiamo mai avuto un conforto diretto, neanche una telefonata, solo freddi comunicati stampa e parole vuote di vicinanza ufficiale. Anzi ha confuso le vittime con il carnefice , sono le ragazzine ad essere state violate e tradite nella loro apertura all' amicizia accogliente verso il prete, verso il “padre” e “l' educatore”. E' la loro dignità di donne e di figlie di Dio ad essere stata calpestata e infangata, è la loro innocenza che è stata rubata e violata. Lui , che oggi continua a nascondere l' evidenza dei fatti, a sminuire ciò che è successo, a dire che non è stato nulla di così grave, a far sentire in colpa noi genitori, nella speranza che tutto venga presto dimenticato. Ci sembra che noi di colpe proprio non ne abbiamo se non quella di esserci fidati di un suo uomo e da lui essere stati traditi. Ma noi non possiamo dimenticare e non riusciremo mai a dimenticare. Tutto questo non è giusto e noi vogliamo dire la nostra verità , quella vera, lo dobbiamo a “Simonetta” e agli altri nostri figli. Lo dobbiamo alla comunità, a tutta la Chiesa che non è nostra ,è di Dio che ce l' ha affidata perchè la custodissimo. Non dobbiamo fare come si è sempre fatto, dobbiamo cambiare le cose e dobbiamo “salvare” la Chiesa. Un Vescovo non può continuare a farci ancora tanto male. Dice il Papa che il Vescovo deve difendere il suo gregge dai lupi, deve custodire, edificare e difendere il suo popolo. Come può un Vescovo essere così distante, come può predicare le parole di Gesù, come può “infangare” una cosa cosi' grave e, in più, accusarci di colpe che, sinceramente, non pensiamo di meritare, come accaduto durante un'intervista trasmessa in una televisione locale e mandata in onda il giorno di Natale. Durante questa intervista il Vescovo ammette di essere stato avvisato delle “strane” inclinazioni di don Marco ma in merito ad un solo episodio, una “prima limitatissima segnalazione”. Poi aggiunge :” Ho convocato dopo la segnalazione don Marco e gli ho contestato quanto mi era stato riferito, e lui mi ha fornito le giustificazioni sufficienti”. Ma come possono esserci giustificazioni a questo ? Sempre durante la stessa intervista il Vescovo se la prende con la stampa:” il Vescovo sapeva, hanno scritto i giornali. Ma è seccante. Potrei dire a questi genitori: vi eravate accorti di altri episodi, come mai non siete venuti da me? E ci avete messo tre anni? “ Ci sembra che questo non lo meritiamo proprio! Noi non possiamo permettere che queste cose continuino a succedere e continueremo a far sentire la nostra voce perchè non vogliamo assolutamente che succeda mai più quello che è successo a San Giuliano. Vorremmo conoscere a che punto è arrivato lo svolgimento del processo canonico, se è vero che bisogna attendere la fine del processo civile ( che ha già espresso i primi due gradi, con la condanna a 3 anni 5 mesi e 20 giorni) . Con questo scritto noi genitori di “Simonetta” chiediamo di essere ascoltati e chiediamo che vengano presi provvedimenti seri nei confronti di un prete che ha infangato per anni il proprio abito e il volto della Chiesa stessa , rendendo 5 ragazzine oggetto delle proprie turpi pulsioni. E' troppo? E' troppo aspettarsi un po' di umanità da parte di chi ricopre la più alta responsabilità nella nostra Diocesi? Era troppo aspettarsi meno superficialità in occasione della prima denuncia? E' troppo restare sorpresi dal fatto che, pur avendo già ricevuto una denuncia, il Vescovo conceda il permesso di far risiedere don Marco ancora a san Giuliano continuando ad occuparsi degli adolescenti ? E ancora di più nominarlo responsabile della pastorale giovanile della Parrocchia di Lomazzo! E' troppo attendersi dagli uomini di Chiesa un' ammissione di responsabilità e una parola di scusa? Se tutto questo e' troppo allora siamo in una brutta Chiesa. Attendiamo fiduciosi una Vostra risposta e alleghiamo la nostra “lettera aperta” pubblicata dal Corriere di Como dopo l' intervista del nostro Vescovo: <>

Si riparteeeeeeee.

Bentrovati e buon anno “sociale”  a tutti. A breve tante novità (in attesa della nuova grafica in primis) e credo che ripristineremo pure la funzione dei commenti 😉 Intanto buon rientro a tutti.

Stop ai Commenti.

Stop ai Commenti…almeno per un po’…

Si avvisa la gentile clientela che i commenti sono stati disattivati. Sostenitori di preti pedofili in primis e testimoni di Geova, sono pregati di non perdere tempo a mandare commenti che finiscono dritti dritti nel cestino.

Non provate ad arginare il dolore!

Davanti al dolore commettiamo un errore…umanissimo e comprensibile, ma pur sempre un errore…proviamo a costruire pareti che ce lo tengano distante, illudendoci che lui se ne va…invece da quelle pareti sembra trarne ancora più forza…e dato che non molla, fa se possibile ancora più male….
Lasciamolo entrare allora…che ci investa pure…quando non avrà più nulla da fare se ne andrà e noi, feriti ma vivi, sapremo come ripartire….
Fidatevi, è così….

Record di accessi per Blog Pedofilia.

Accesi record per il blog.

 

Grazieeeeeeeeeeeeee per la fiducia che ci avete dato in tutti questi anni e che mantenete costante nel tempo.

C’è la vita, dopo il tunnel dell’abuso sessuale.

Siamo già al lavoro per la prossima riunione del nostro coordinamento nazionale. L’unica vera risposta. La parte più bella, e impegnativa, del nostro lavoro. Quella che conta di più, visti i risultati. Lontani dai riflettori e per questo ancora più veri.
Questa la storia di una famiglia come tante. La vostra. Che ce l’ha fatta. Perché cambiare si può e nessun dolore è per sempre.

“Quando vedo alla tv le immagini di Sarah Scazzi non posso che tornare con la mente al giorno in cui le nostre vite sono cambiate per sempre. Non c’è nessuna connessione tra le nostre storie, ovviamente, eppure qualcosa mi lega al suo dolce viso.
Stavo facendo colazione quel mattino, con calma, la colazione è sempre stata il mio pasto preferito.
Anna era già a scuola, il fratellino di un anno dormiva beato nel lettino. Da un po’ qualcosa ci tormentava. Nostra figlia da un mesetto era inquieta, arrabbiata, non dormiva più, era diventata sonnambula, picchiava il fratellino e la mamma, era davvero incazzata con il mondo intero. Io e suo padre ci continuavamo a interrogare sul suo malessere, perché? Cosa non andava nella sua vita? Cosa ci sfuggiva? Cosa non riuscivamo a capire?

Al telegiornale quella notizia, il ritrovamento del corpo di Sarah, le lacrime che iniziano a scendere e dentro di me una voce che mi dice “vai a leggere quel diario”. Anna da un po’ di giorni scriveva un diario, lo chiudeva a chiave, ma non lo nascondeva, anzi lo lasciava in bella mostra in vari punti della casa, minacciandomi però con il ditino puntato “guai a te se lo leggi mamma”. Poi ho capito che era un “ti prego leggilo mamma”. La corsa in camera sua, la chiave trovata con molta facilità, il diario che si apre su quelle due pagine. Le uniche due di tutto il diario, oltre ad una pagina di cuoricini. Quello che ho letto è marchiato a fuoco nella mia memoria, non ci sarà passare del tempo che cancellerà quelle parole,non vanno via dalla mente, sono lì, come una filastrocca dell’orrore imparata a memoria.

Quello è stato l’inizio dell’incubo. Un tunnel senza uscita (apparente) nel quale siamo stati catapultati da un giorno all’altro, nel bel mezzo di una vita serena, semplice, come quella di moltissime famiglie, che iscrivono la loro bambina all’oratorio, d’estate, perché l’oratorio sembra il posto più tranquillo e protetto del mondo. Starà con le sue amichette, faranno tanti giochi, conoscerà nuove persone…chi mai potrebbe farle del male proprio lì, nella casa di Dio? Nella nostra testa non esisteva nemmeno questo pensiero.

Quel nome su quel diario, e la mente che ritorna subito ai racconti di Anna. Il primo giorno di attività in parrocchia “Sai mamma, ho conosciuto Roberto, ha detto che quando sarò grande mi sposa”.

Con la mente via a ripercorrere un’intera settimana, e di colpo intuire tutto. In un lampo. Avrei potuto capire prima? Oggi posso rispondere “NO, non avrei potuto”. Ma quel giorno ebbe inizio ufficialmente l’olimpiade dei sensi di colpa. Uno dei mali peggiori per una mamma. Un male che mi divorava dentro e non mi lasciava respirare. Un male che per mesi ha lavorato e lavorato in silenzio, fino a non farmi nemmeno accorgere della sofferenza di mio marito, che era uguale alla mia, ma io non lo capivo, anzi non lo vedevo proprio.

Quel pomeriggio mi ricavai del tempo da sola con la mia bimba, parlammo della scuola, delle amicizie, e poi, senza sapere come, riuscii a farla parlare. Si aprì con me. Fu solo l’inizio certo, i racconti proseguirono, dolorosi, a lungo. Ma iniziarono  allora.

Quello che è successo da quel giorno è stato delirante. Nessuno ci ha dato una mano. Medici, psicologhe, neuropsichiatre infantili, avvocati, forze dell’ordine, assessori e sindaci, nessuna mano tesa. Anzi, siamo finiti io e mio marito PER MESI tartassati da incontri continui con psichiatre, che invece di vedere la bambina, continuavano a periziare noi. A distanza di quasi tre mesi dall’abuso di mia figlia finalmente qualcuno si degnò di parlare con lei, ma lo fece semplicemente per sapere  se “hai tanti amici maschi” o se “sai fare l’occhiolino?”. E mentre noi chiedevamo aiuto, perché nostra figlia di notte sbatteva la testa contro il muro, diceva di voler morire e si lavava in continuazione le parti intime con l’acqua bollente, qualcuno ci disse che quella era “masturbazione”. “non lo sa signora che i bambini iniziano presto a masturbarsi? Già a tre anni ai bambini viene il pisellino duro, e quando fanno cavallino sulle gambe della mamma, non è un gioco, lo fanno per provare piacere sessuale”.
Ho il vomito a ripensare a queste frasi, ma anche queste, sono impresse lì nella mente e non se ne vanno. Quanto può sopportare il cuore di un genitore?
La solitudine. Questo ricordo di quel periodo. Terribile. Due genitori soli con i loro bambini, il loro dolore, incapaci l’uno di dire all’altra quanto soffriva e viceversa. Ci trascinavamo e i giorni passavano, gli eventi ci travolgevano, più grandi di noi, nostra figlia stava male, non sapevamo come uscirne, come aiutarla, la vita ci passava davanti come un treno che non si ferma perché tu sei in ritardo.

Poi qualcuno ci fece il nome di Massimiliano Frassi. L’ultima speranza in quel tunnel senza uscita, eravamo già all’inferno, poteva andare peggio? Tanto valeva provare.
Una mail, una risposta immediata, una telefonata, cazzo sembrava proprio una voce amica “signor Frassi…” “dammi pure del tu”…. Pochi giorni dopo in macchina, verso Bergamo, nevicava quel giorno. Un uomo con una felpa nera con la scritta Prometeo….allora era quello Massimiliano Frassi? “ve la sentite di raccontarmi la vostra storia, come se non l’aveste mai raccontata?” Certo, non si sa mai che questa è la volta in cui di fronte abbiamo qualcuno che non ci dice che i bimbi sono tutti “seduttivi”.
Non ce lo disse. No. Ci disse “tranquilli, ci siamo noi adesso”.

Sono passati due anni da quell’incontro. Prometeo ora fa parte della nostra vita quotidiana. Crediamo in Prometeo e vogliamo credere che le cose prima o poi cambieranno. Per tutti i bimbi del mondo. Perché hanno il diritto di essere creduti e difesi.
A distanza di due anni e mezzo dall’abuso nostra figlia sta subendo una perizia psichiatrica da parte del tribunale dei minori. Non ci sono moltissime speranze che si apra un processo. Poco importa. Non sarà quella la nostra giustizia. La giustizia è oggi il sorriso di nostra figlia. La sua serenità. Il coraggio con cui affronta tutto questo. La confidenza con cui si apre a noi. La fiducia nei nostri confronti. L’amore. E’ proprio vero, l’amore vince su tutto. Questa è l’unica nostra vittoria. Ma è la più grande. Noi quattro insieme possiamo affrontare tutto.
Un dolore simile ti fa mettere in discussione tutta la tua vita. Io e mio marito da quel giorno entrammo in crisi. Il dolore ti annebbia la vista e il cuore. Non riesci a gestirlo ed è tutto talmente più grande di te che non sai da che parte devi andare. Abbiamo rielaborato anche dolori nostri personali, della nostra infanzia, rimettendo così a posto tanti tasselli nei puzzle delle nostre vite. Dopo 13 anni mio marito un giorno mi ha raccontato di essere stato abusato da piccolo. Si è fidato di me. E poi l’ha raccontato a sua figlia. Vedere il loro abbraccio, le loro lacrime…eh sì, ci sono anche immagini belle tatuate per sempre nel mio cuore!

Oggi io e mio marito ci amiamo. Molto più di 13 anni fa. Ogni sera ci prendiamo per mano e ci diamo la buonanotte. Non abbiamo sensi di colpa. Non più. Abbiamo fatto l’unica cosa che potevamo fare: credere a nostra figlia. Difenderla. Proteggerla.
Lei ha insegnato a noi a non avere paura. Mai.
Prometeo ci ha insegnato che “nessun dolore è per sempre”. Che si può, anzi si DEVE tornare alla vita.
Mia figlia l’altro giorno era incazzata per la perizia psichiatrica. “non è giusto che io deve vedere tutte queste psicologhe, e lui? Lui le vede invece?” “Mamma, è come rientrare di nuovo in quel tunnel”. E’ vero, ma poi da quel tunnel si esce. E Anna lo sa.
La strada che ogni mese ci porta a Bergamo alle riunioni del Coordinamento Vittime Pedofilia è piena di gallerie. Io ho paura delle gallerie. Tutte le volte trattengo il fiato. Ce n’è una lunghissima, sembra non finire mai. Poi di colpo vedo la luce in fondo. Tutti gridano “dai mamma è quasi finita, tranquilla!”. E poi improvviso ecco il sole!
Così è anche la vita. Ci saranno ancora gallerie. Ma alla fine di ognuna c’è il sole. E se le percorri con a fianco le persone che ami fanno meno paura. Se poi pensi che la strada ti porterà “verso casa” il respiro lo trattieni più volentieri.
C’è la vita dopo il tunnel, e ne vale sempre la pena.

Rebus ;-)

REBUS

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Bologna, 14.03.2013 grazie avv. Sei un mito!!!!!!

Unica nota dolente: peccato si debba aspettare tanto ….

Per approfondire: dvd The sleepers ….;-)

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