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riflessione sulle dichiarazioni della sorella di Pino la Monica

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“Lasciate entrare il cane coperto di fango, si può lavare il cane e si può lavare il fango…
Ma quelli che non amano né il cane, né il fango… Quelli no… Non si possono lavare…”
(J. Prevert)
 

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lamonica-elena
 
Era da un po’ che non si sentiva parlare di lui. Da quando Pino aveva, sicuramente dietro mirati consigli, scelto il silenzio (….) dopo aver dichiarato che avrebbe denunciato tutti quanti (noi compresi) per quanto in risposta alle sue dichiarazioni avevamo detto.
Certo, ribadiamolo, forse avremmo dovuto scegliere altri toni, ma la sostanza resta immutata, soprattutto quando uno come lui, condannato in primo grado a 9 anni e 9 mesi per abusi su 9 bambine e detenzione di materiale pedopornografico estremo (ben 399 files…fa sempre bene ricordarlo!) aveva dichiarato che lui i corsi per i bambini li avrebbe fatti comunque.…..
Ora torna a parlare la sorella. Con quale titolo non è dato saperlo.
Riportiamo innanzitutto l’articolo, apparso sulla Gazzetta di Reggio:
 
 

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Elena La Monica: ''Il sistema giudiziario italiano è iniquo '\
"Violenza accertata. Intercettazioni ambientali. Niente nome e niente foto sui giornali. Forse per tutelare il bambino…o l'uomo"?
A parlare è Elena La Monica, la sorella di Pino l'educatore-attore di teatro che lo scorso giugno è stato giudicato colpevole e condannato a nove anni e nove mesi per pedofilia. Si tocca con mano l'amarezza nelle sue dichiarazioni riguardo agli sviluppi del recente caso del 45enne che ha abusato di suo figlio di 5 anni.
"Le intercettazioni ambientali – continua Elena – come sostiene il 'Comitato insieme per Pino' da ormai tre anni, sono utilissime e indispensabili per l'accertamento della verità ma ovviamente non sempre si usano. Nel caso di Pino La Monica avrebbero compromesso la possibilità di condannarlo ugualmente, nel caso di innocenti le intercettazioni sono scomodi testimoni della verità! Eppure niente di più facile che piazzare telecamere nelle decine di scuole dove Pino lavorava, tutti avremmo assistito ai 'fantastici' episodi raccontati nelle denunce".
La sorella di La Monica ammonisce "e infine nessun riguardo per l'essere umano – riferendosi a Pino – prima ancora di svolgere qualunque indagine e effettuare qualunque verifica lo si infama come mostro con tanto di nome cognome e foto su tutti i giornali locali e nazionali. Certo, in assenza di abusi serviva il consenso dell'opinione pubblica! E in questo caso del papà, dove l'abuso è certo, niente foto e niente nome e so anche come andrà a finire: patteggiamento o rito abbreviato perché ai colpevoli conviene e farà sì e no due anni di arresti e come premio gli daranno i domiciliari".
Nonostante la sentenza per Pino La Monica non sia definitiva e l'educatore resti per ora libero, Elena non è affatto clemente con il sistema giudiziario italiano: "Risultato di questo sistema di giustizia: innocenti in galera per 9 anni e rovinati per sempre dai giornali e colpevoli fuori a spasso senza che nessuno le sappia nulla. Complimenti, e questo sarebbe un Paese civile"?
 
Dopo queste esternazioni è difficile restare calmi. Ma ci proveremo, sperando che l’articolo sia anche sul tavolo della Procura e dei legali delle bambine abusate dal sig. La Monica.
Vorrei però sottolineare giusto un paio di punti:
a) La signora La Monica non parla di pedopornografia. Come se quei 399 bambini stuprati (ma forse sono di più se ipotizziamo più di un bambino per ogni immagine) non esistessero.
Lì, mi chiedo che intercettazioni ambientali avrebbero potuto fare gli inquirenti. Ma soprattutto mi chiedo cosa sarebbe emerso dai filmati? L’immagine di un soggetto che sta scaricando e guardando quella roba, eccitandosi?????
Forse è stato meglio evitare agli inquirenti una simile visione……
b) il sig. la Monica, come abbiamo già scritto più volte ha scelto, insieme al suo Comitato la strada della visibilità. Si è esposto, ha fatto conferenze stampa a destra e manca, rilasciato interviste che avevano lo scopo di appagare una evidente personalità narcisistica (d'altronde fa l’attore ed agli attori si sa piace stare in mezzo alla scena,  o no?!) ed ha mostrato il suo volto ovunque.
Se non l’avesse fatto? Se avesse fatto come il 90% dei casi che pure noi seguiamo nessuno, e dico nessuno, saprebbe quello che oggi sa di lui. Partendo dal suo nome, dal suo volto, dai suoi corsi.
Quindi, ricapitolando, nel momento in cui si è esposto è stato giusto, più che giusto, che accettasse gli applausi (del popolino pagante: leggasi supporters) ma anche che mettesse in conto i fischi, tanti del popolo civile ( leggasi Italia tutta).
E dire: che non c’è stato “ nessun riguardo per l'essere umano” è quanto mai anacronistico. Ma soprattutto, per l’ennesima volta, a mio avviso, irrispettoso nei confronti delle vere vittime: le bambine abusate (+ i 399 files….).
c) la teoria della cospirazione non regge. Né qua né altrove. In un momento storico dove sono più quelli che la fanno franca, chi viene condannato per abusi è perché ha a monte fior di prove. Le stesse che valgono in tutto il mondo e che non potranno certo cambiare le sorelle dei pedofili.
Quanto al caso di Reggio Emilia, essendo un caso di abuso familiare vige la regola  che il nome dell’abusante non deve uscire per evitare che si risalga alla vittima.
d) concordo invece sull’ultima domanda che pone la sig. La Monica: “questo sarebbe un paese civile?”.
Risposta: NO, non lo è. Poiché si permette a gente condannata per un reato gravissimo di continuare a stare libera. Di parlare. Di accusare le vittime.
Un paese civile i pedofili li blocca, li tieni monitorati e soprattutto impedisce che passino l’estate dopo una sentenza di condanna a lavorare con i bambini. Ma quest’ultimo esempio ovviamente non riguarda suo fratello. O no?\

PEDOPINO NON SOLO NON TACE MA ALZA LA VOCE.

  blog anti pedofili
 
 
Ho ricevuto stamani l’articolo che segue.
Prima vi invito a leggerlo, attentamente, poi lo commento.
 
LA MONICA DENUNCIA: “MINACCIATO DI MORTE”
‘C’è chi fomenta l’odio nei miei confronti’.
“Per la mia nota vicenda giudiziaria ancora in via di definizione, sono fatto oggetto di minacce e di diffamazioni a mezzo stampa e internet che stanno danneggiano profondamente i miei familiari e le persone che ho intorno oltre a minacciarmi di morte”.
Questo è quanto si legge in una denuncia presentata ieri pomeriggio (01 luglio 2010) alla polizia postale da Pino La Monica, condannato a 9 anni e 9 mesi per pedofilia.
“Ho meditato molto sulla possibilità di sporgere denuncia ma poi ho pensato di farlo per tutelare in primo luogo le persone che mi stanno intorno – spiega –. Si sta fomentando un clima di odio nei miei confronti. Vogliono cercare in tutti i modi di rompere i miei rapporti sociali, di isolarmi. In questo periodo vedo anche strani movimenti fuori dalla mia abitazione”.
La Monica, nella denuncia, indica anche i nomi di coloro che ritiene responsabili delle minacce.
Cita il titolare di un blog che – secondo quanto denunciato – “ha in atto una campagna di odio persecutorio nei miei confronti e fomenta varie persone che a loro volta e a titolo personale mi contattano nel mio profilo Facebook con minacce di vario genere e scurrilità”.
Nelle pagine del blog è scritto tra le altre cose: “perché sanno che se li vedessimo , in un angolo, di quelli al buio che lei Pinuccio conosce bene, a farsi mettere in tasca le mani da una bambina per farsi toccare un pezzo di carne flaccida, bhè, sappia che in quel bar si potrebbero vedere scintillare le lame”.
Nella denuncia  La Monica segnala anche  minacce tramite Facebook dove avrebbero inviato “commenti anche volgari” , “dove si alimenta un clima di tensione generalizzata nei miei confronti e nei confronti delle persone che mi stanno vicino”.
“Maledetto schifoso che tu possa marcire all’inferno”, si legge sul suo profilo Facebook. E ancora: “non sei stato condannato per pedofilia! Eccome, 9 anni di pena ed è ancora poco. Ti avrei messo al rogo”.
Oltre ai messaggi via internet, notizie false sarebbero uscite su un giornale on-line locale .
In particolare La Monica parla di un articolo intitolato “il pedofilo cerca amici in rete”.
“Come posso dimostrare che cerco amicizie on-line? – dice La Monica” – inoltre nel pezzo ci sono diverse inesattezze , tipo il fatto che sarei tornato attivo su Facebook, quando io sono sempre stato sul social network.
Poi riportano un commento del Comitato “Bambini Coraggiosi”di Rignano Flaminio (“La Monica farebbe meglio a tacere”) completamente inventato”.
Continua: “vorrei che il processo si svolgesse in aula e non su internet, soprattutto per evitare spiacevoli situazioni alle persone che mi stanno vicine “.
Articolo di Sabrina Pignedoli Resto del Carlino del 2 luglio
 
COMMENTO:
 

PINO LA MONICA CON I BAMBINI

Bene.
Andiamo in rigoroso ordine.
L’articolo “incriminato” quello intitolato REAZIONE ALL’AZIONE, scritto di getto e volutamente con toni accesi nasceva in risposta ad un’intervista, VERGOGNOSA E PROVOCATORIA, concessa da Pino La Monica, pedofilo condannato in primo grado a 9 anni e 9 mesi per abusi su 9 bambine e detenzione di materiale pedopornografico estremo (399 files per l’esattezza, segno inequivocabile di 399 stupri di bambini!!!!!!!!!!!! Alcuni di quei bambini peraltro possiamo pure IPOTIZZARE siano morti. È infatti quello che accade loro dopo che vengono usati come carne da macello per sollecitare gli istinti di gente come La Monica. Li fotografano, mente li abusano e diffondono in rete quelle immagini AD USO E CONSUMO DEL La Monica di turno. Quando poi i piccoli giocattoli “si rompono” li gettano nella pattumiera. E li sostituiscono. Poiché tanta è la domanda).
In quell’intervista, mi auguro al vaglio dell’autorità giudiziaria, Pino La Monica diceva due cose (tra le tante) di estrema gravità riassumibili in un unico concetto, questo:
“la gente mi vuole bene ed io continuerò a lavorare con i bambini (anche se la sentenza di primo grado è stata chiara, a contatto con i bambini lui non ci può/deve stare).
Al fronte di questo suo palese sbeffeggiamento della legge. Di questo suo manifesto intento di andare lui sì oltre le righe e prendersi gioco di noi, noi società civile ma soprattutto noi realtà che ha come fine ultimo ed unico la tutela di tutti i bambini, affermava impunemente che avrebbe commesso un reato. Poiché quello che un Tribunale a lui impediva, ravvisata la sua evidente pericolosità, non gli interessava per nulla.
Lui “è amato, stimato, benvoluto ergo sta con i bambini”.
Al fronte di quello ecco la nostra REAZIONE ALL’AZIONE.
Il ricordargli che doveva (deve) stare zitto, significava proprio che esiste un Tribunale per difendersi ed una piazza dove tacere (magari avvolti stretti stretti nelle proprie sciarpine colorate odoranti d’incenso).
Ma nel momento stesso in cui da quando è scattata la denuncia nei suoi confronti, lui ha sempre giocato le carte mediatiche, allora come abbiamo già scritto deve assumersi tutte le responsabilità del caso.
Tornado al mio post, scritto ripeto con tantissima rabbia ed indignazione, il sig. la Monica mi dovrebbe ringraziare non querelare.
Poiché canalizzando qua quella rabbia, si evita quello che lui oggi teme ed a cui permettetemi di dirlo non credo proprio: la possibilità che gli facciano fisicamente del male.
Non mi crederà, e della cosa poco mi importa, ma proprio per domani avevo previsto un post.
Che partiva da una frase detta dalle madri dell’asilo Cip&Ciop di Pistoia (altre “visionarie con figli pazzi”). Quelle donne straordinarie che hanno dovuto vedere coi propri occhi ciò che a me ha fatto stare male per giorni. Commentando la revoca dei domiciliari delle maestre sadiche, hanno detto:
”per favore che nessuno faccia loro del male, altrimenti si sposta l’attenzione dai bambini a loro. Le uniche vittime qua sono i piccoli e loro pagheranno quando andranno in carcere”.
Ecco oggi anticipo questa frase e la uso per lei, dedicandogliela.
Nessuno incita da qua l’aggressione di pedofili (e chi lo sostiene si becca una giusta querela). Sarebbe facilissimo per noi ed avremmo la piazza ed i bar davvero pieni di lame scintillanti. Ma non andremmo avanti per molto e ci giocheremmo reputazione e serietà.
Qua da sempre sosteniamo di credere alla Legge, di fidarsi della Giustizia (anche quando i delinquenti sono in libertà….) e soprattutto di NON farsi giustizia da soli.
Quanti papà abbiamo fermato lei manco se lo immagina.
Quante ore passate ad ascoltarli, vederli piangere, bestemmiare anche per quel dolore così grande da tollerare.
Ricordando loro che poi le proprie bimbe avrebbero avuto un papà in galera ed avrebbero sofferto di ulteriori sensi di colpa, quegli stessi che i pedofili come lei instillano nei bambini, facendoli vergognare, facendoli sentire sporc
hi
!
Noi non vogliamo che a lei sia torto un capello soLamente perché la sua pena da scontare è quella a vita, nella società come pedofilo, ed in carcere per ben  9 anni e 9 mesi!!!!!!!!!!!!!
NOVE ANNI E NOVE MESI.
Aspettiamo solo che il percorso giudiziario faccia il suo cammino e poi la vogliamo vedere dentro, solo perché quello è l’unico modo per avere giustizia.
Se le torcono un capello lei poi passa la vita a romperci le scatole recitando (cosa che le riesce malissimo, creda a me) pure il ruolo di martire.
Quando lei andrà in carcere, tra due anni circa credo, le bimbe saranno cresciute. Magari parleranno pure. Usciranno allo scoperto, ricordando a tutti quanto male ancora loro stiano provando. Per colpa sua.
Ma soprattutto quanto male stanno, loro e le loro famiglie quando la domenica aprono il giornale e trovano una pagina intera di intervista a lei, che dice di tornare a lavorare con i bambini, di fare il baby sitter, di essere stimato.
Per questo il carcere sarà l’unica risposta. Perché è l’unico posto dove i bambini non ci sono.
E quindi lei non potrà delinquere.
Quanto al suo bisogno di sentirsi “amato” (se si stila il profilo criminologico di soggetti come lei, è una delle prime cose che si mettono nero su bianco) deve ricordarsi (e come lei tutti quelli che delinquono/ abusano dei “nostri” bambini) – soprattutto di quelli abituati ad avere una corte dei miracoli con le sciarpette, le ciabattine ed i coriandoli in tasca per festeggiare la sua impossibile assoluzione, Ha presente a chi mi riferisco vero, quelli stessi che hanno in internet, la piazza virtuale che lei oggi attacca, definito le bambine da lei abusate come “puttane” – dicevo quelli accompagnati  dalla corte di fans devono anche mettere in conto, che ci possano essere  persone che invochino la gogna (a parole!), che non le battano le mani, non la “accolgano come un eroe” (altro articolo da mettere agli atti!), ma che quando la vedono sputano a terra perché provano ribrezzo di lei e cambiano strada.
Se la frase delle lame, che estrapolata nell’articolo assume ben altro senso, è davvero forte posso pure toglierla. E scusarmi.
Mentre quando dicevo che l’avrei presa a calci in culo se avesse nuovamente attaccato il sottoscritto era evidentemente una metafora.
Resta invece l’esempio sempre oltre le righe, della carne flaccida.
D'altronde era lei a far giocare le bambine al gioco di Gina la formichina. Avesse scelto Simone il pitone avrei scritto diversamente……..
Nel’articolo sopra riportato leggo coerentemente con la sua smania di apparire che lei dice che in internet nei “social network” c’è sempre stato
Sbaglio o è a lei che hanno oscurato un blog per gli insulti a, in rigoroso disordine, famiglie, vittime, pubblici ministeri, marescialli……
Si ricordi e abbia il coraggio di dirlo che ogni nostro “attacco” nei suoi confronti è nato da quello che lei ha di volta in volta detto/fatto. Pubblicamente.
Contro i bambini. Contro di noi.
Anche nei blog “amici” suoi. Fatti da gente come lei.
Appartenente alla specie che questo blog denuncia e rigetta:
quella di chi abusa i bambini.
 
pino la monica con i bambini

PER FINIRE Proverbio Zulù:
“Chi è sazio sta fermo,
chi ha fame non si ferma un attimo”.

Lettera da una vittima e aggiunta sul blog di la Monica

Hunter_murdering_childrenREAZIONE ALL'AZIONE.
Pensavo per oggi di aver scritto abbastanza. Ma dopo aver passato la giornata a rispondere ai vostri messaggi torno nel blog.
Anzi. Dopo lo sfogo (terapeutico, non tanto per me quanto per chi ha sofferto e si vede in questi giorni nuovamente umiliato/abusato/accusato), mi “rimetto giacca e cravatta” e rientro nei ranghi della normalità. E della professionalità.
In effetti avrei potuto scrivere “molto di più “ (come tanti di voi mi hanno chiesto), o forse con “toni” diversi (anche se voi mi avete battuto 😉 , ma credo che l’essenziale ci sia stato tutto. Quello che dovevamo dire l’abbiamo detto. E torneremo a farlo ogni qual volta un bambino, anche uno solo, sarà ferito da gente meschina. Camaleonti. Predatori. Mi rimetto la giacca, dicevo, tolgo le borchie, e riaffido il blog a voi.
Poiché questa è l’unica risposta. Quella più temuta. Quella che nessuno, oramai, può più fermare. Perché, purtroppo, siete tantissimi. Purtroppo già, magari tutto quel dolore non fosse mai esistito. La risposta, il commento migliore, ai soli 9 anni e 9 mesi del pedofilo Pino La Monica (abusante di bambine e collezionista di materiale pedofilo ESTREMO) è la storia di un mio quasi omonimo. Che con grande onore pubblico.
La sua voce arriva giusta. Per lui. Per voi.
A lui rispondo in privato. A voi, anzi, ai genitori delle bambine abusate da La Monica, dico solo questo:
questa è la lettera che le vostre bambine vi avrebbero scritto, tra 30 anni, se non vi foste battuti per fermare il predatore.
Questo è il prezzo che avreste dovuto pagare. E che avrebbero pagato loro.
Davanti a questo i coriandoli in Tribunale, le difese di piazza, i gazebo e le raccolte firme, le sciarpette in finto cachemire comprate ad un euro e cinquanta dai cinesi, i burattini ed i burattinai, gli insulti, le infamie sono da guardare e valutare come quei brevi temporali estivi. Disturbano sì, ma tempo mezz’ora le nubi passano e torna a splendere il sole. Più caldo di prima. Siate orgogliosi di voi più ancora di quanto non lo siate già. Le vostre bimbe, che stanno tornando alla vita, quando tra 10 anni leggeranno queste parole, non potranno che confermare.
Quanto a la Monica (che ritrovo benissimo nella vignetta di Vauro), l’unica risposta valida è questa: 9 anni e 9 mesi. Punto.
 
vauro 
Ciao Massimiliano, sono un tuo quasi omonimo. ho scoperto da poco il tuo blog e ho deciso di mandarti la mia testimonianza sia per sfogare un po’ di tensione sia per i tuoi lettori come ulteriore atto di accusa contro i pedofili; anche perchè, a differenza di molti, io quel che mi è successo non sono ancora riuscito a superarlo.
Grazie
”Max”

La Mia Testimonianza.
Ciao, sono “Max” un trentaseienne giunto da poco ad un bivio: dopo una intera esistenza lontano dai rapporti di coppia ho da poco incontrato una ragazza con la quale ho dimostrato le mie consuete difficoltà di interagire, soprattutto di dimostrare affetto e amore. Perciò, dopo continue fughe ho deciso di rivelarle il mio segreto che mi soffoca da quando ero bambino.
In un’età imprecisata, credo dai 5 agli 8 anni sono stato vittima delle “attenzioni” di un vicino di casa. Essendo sempre solo seguivo mio fratello più grande che andava dagli amici e, per costrizione di spazi, dovevamo passare attraverso il magazzino dei vicini. Ora io ha cancellato completamente quella fase di vita ma quello che ricordo è la colpa che gravava su di me. In quel periodo ero costantemente ammalato e soffrivo di incubi continui tanto che cercavo di non addormentarmi e, i miei genitori mi trovavano il mattino dopo ovunque. Dormivo sul divano, sul tavolo della cucina, col cane o nella vasca da bagno. Cercavo di resistere al sonno perché sapevo che sarebbero arrivati gli incubi. Visto che ero costantemente ammalato il nostro vicino ha iniziato a venire a casa nostra fino al giorno in cui si è fatto beccare.
Da lì è iniziata la fine perché mia madre non ha tolto me dalla colpa e,invece di darmi protezione, mi ha accusato come se fosse anche colpa mia. Erano altri tempi, probabilmente oggi si sarebbe comportata diversamente però da lì è cambiata la mia vita e a tutt’oggi non sono più riuscito a rimettermi in carreggiata.
Ricordo un’infanzia da eterno malato, un’adolescenza rinchiuso in un continuo mutismo e un’età adulta passata ad evitare in tutti i modi di avere rapporti affettivi e sentimentali. Le mie barriere sono invalicabili e il mio istinto è molto più forte della mia razionalità. Ora frequento questa ragazza ma non riesco a darle una carezza né a baciarla, cerco di sfuggirle il più possibile e metto barriere altissime. Passo continui momenti di ansia e disagio e continuo a dirle che razionalmente farei con lei qualsiasi cosa ma il mio istinto mi frena di continuo e non riesco a farci niente. Diciamo che quello che mi è successo da bambino mi ha regalato un handicap: un uomo in carrozzina cerca di non fare attività che implichino l’uso delle gambe mentre io cerco di evitare situazioni che possano risvegliare quel passato.
 
Aggiunta:
Raccogliamo queste risate. E quel buffo gioco. Teniamole nel cuore. Ben salde. Scaldiamole. E quando le lacrime prenderanno il sopravvento su quei due cuccioli, lottiamo con tutta la forza che possiamo, per fare in modo che l'eco di quel riso, torni ad essere realtà:
http://www.youtube.com/watch?v=9WjL-PbkPvs

Lettera aperta a Pino La Monica, condannato per abusi! Reaction to action!

Premessa:
per l’articolo che segue, intitolato non a casa REAZIONE ALL’AZIONE, il sig. Pino La Monica dice di volerci querelare.
Leggetelo poi cliccate qua e leggetevi la nostra replica pubblicata il giorno 06 luglio 2010:
http://massimilianofrassi.splinder.com/post/22973565#comment

pifferaio magico pino la monica

LA FAVOLA  AMARA DI PINO LA MONICA.
DA PIFFERAIO A RATTO.
 
“Quando questa merda intorno sempre merda resterà
riconoscerai l'odore perché questa è la realtà”
Ligabue, Il giorno di dolore che uno ha.
 
 
a blog pedo‹‹C'era una volta la città di Hamelin in Germania. Era una città molto graziosa, ma aveva due grossi difetti:
i suoi cittadini erano molto avari e le sue cantine piene di topi. Di gatti neanche l'ombra perché, siccome qualcosina costavano ai padroni, erano stati cacciati. Fatto si è che i topi diventavano tanti e tanti che non era più possibile vivere nella città. Si pensò allora di far tornare i gatti scacciati, ma i topi li misero in fuga. Era una vita beata la loro. Ce n'erano di tutti i tipi: topi, topini, ratti, rattoni e per tutti c'era da mangiare: nei granai, nelle cucine, dove c'erano molte forme di formaggio. I poveri cittadini, non sapendo più che fare, si rivolsero al loro sindaco, ma anche quello più che dire: – Cercherò… Farò… Non so… – insomma…non faceva. Ma ecco, che una mattina comparve in città un ometto minuto tutto brio e allegria che disse al sindaco: – Io vi libererò dai topi, ma voglio in cambio mille monete d'oro. Al sindaco la richiesta non parve esagerata e promise la ricompensa, scambiando con l'ometto una bella stretta di mano. L'ometto, allora, prese da un sacchetto che portava a tracolla un piffero e diede due o tre zufolate. Subito i topi che erano nello studio del Sindaco, nascosti qua e là, balzarono fuori e, quando l'uomo uscì, lo seguirono. Il pifferaio continuò a suonare in strada e nugoli di topi lo seguirono squittendo felici.
Nelle loro testoline vedevano montagne di formaggio tutte per loro, vedevano dispense con ogni ben di Dio pronte ad essere saccheggiate. – Tutto per voi, tutto per voi, bei topini! – prometteva la musica che li attraeva e li affascinava. E la marcia trionfale del suonatore continuò: da tutte le case uscivano a centinaia topi di tutte le dimensioni, di tutte le età: anche i più saggi e i più furbi tra loro credevano a ciò che la musica magica prometteva! E la gente, affacciata alle finestre, appoggiata ai muri delle case guardava esterrefatta e felice quella smisurata fila di roditori che seguiva il suonatore. – Se ne vanno! Se ne vanno! Ma è possibile? Oh, che gioia! Che il cielo sia benedetto! Finalmente quando tutti i topi della città furono riuniti dietro a lui, il suonatore si avviò verso il fiume e le bestiole dietro, sempre più affascinate dalla musica magica. Il pifferaio entrò ad un tratto nell'acqua e quelli ancora dietro; avanzò ancora finché fu immerso fino al collo e i topi lo seguirono incantati e fiduciosi. Egli allora si fermò in mezzo alla corrente e seguitò a suonare e i topi per un po' nuotarono e poi, siccome da lui non potevano allontanarsi finirono per annegare tutti, nessuno escluso! Allora il suonatore uscì dal fiume, si scrollò l'acqua di dosso e si recò dal sindaco per ricevere la dovuta ricompensa. Il sindaco, come lo vide entrare, arricciò il naso e gli chiese: – Che vuoi tu? – Essere pagato per tutto quello che ho fatto per la città! – Mille monete d'oro per aver suonato il piffero per poco più di un'ora? – Senza di me i topi avrebbero distrutto le vostre case! – Ebbene io non ti dò niente! – Chiedi ai cittadini se sono del tuo parere. Il sindaco si affacciò al balconcino del municipio e chiese ai concittadini quel che doveva fare e tutti furono d'accordo con lui, da quegli avaracci che erano. Il pifferaio allora amareggiato e molto arrabbiato minacciò: – Vi pentirete oh, se vi pentirete di quello che mi fate! Uscì in strada ed eseguì una scala col flauto soffiando a tutte gote poi, aiutandosi con le agili dita, emise dolcissimi suoni. Tosto si videro teste di bimbi guardare giù dalle finestre, volgersi verso il pifferaio, poi un ragazzino uscì dalla casa e guardò con entusiasmo l'uomo che suonava. A lui si unirono due, tre compagni e tutti guardavano come affascinati il suonatore. E questi non smise di suonare, anzi la sua musica diventò più dolce e persuasiva e nella mente dei bambini faceva nascere visioni di città tutte balocchi, di città tutte dolci, senza scuole, senza adulti che volevano comandare ad ogni ora del giorno. E la schiera ingrossava sempre più e tutti i componenti erano felice e ridevano, e tenendosi per mano cantavano seguendo sempre più affrettatamente il pifferaio. Ed ecco i genitori rincorrere quella schiera di gioiosi figlioli che se ne andavano con l'omino così, come i topi che lo avevano seguito sino alla morte! – Non andate con lui! Tornate per carità! – gridavano disperati i padri e le madri mettendosi a loro volta in fila. Ma essi si stancavano da morire e non riuscivano a tenere il passo con i loro figli che camminavano sognando cose meravigliose… Il sindaco, chiuso nelle sue stanze, si strappava disperato i capelli. Intanto il suonatore si avviava verso la grande montagna che si trovata proprio alle spalle della città. I bimbi dietro cantavano: erano così felici di seguire quell'omino che nessuno li avrebbe distolti dal loro proposito. Giunsero così a metà montagna: al suono del piffero questa si aprì e tutti, pifferaio in testa, entrarono nella fenditura che si richiuse ermeticamente dietro l'ultimo della fila.
Ne restò fuori solo uno zoppetto che non era riuscito a camminare veloce come i compagni.
I cittadini che giunsero sul luogo dopo qualche tempo, lo trovarono là che piangeva disperato per non aver potuto raggiungere i suoi amici.
Dei bambini non c'era più traccia e nessuno seppe mai ciò che ne fosse stato.››
 

pino la monica a scuola dai salesiani

Pino la Monica, condannato in primo grado per abusi su una decina di bambine e per detenzione di ingente quantità di materiale pedopornografico, secondo la mia modesta opinione, si crede un Pifferaio. Magico.
Capace di chiamare a sé la gente. Sedurla. Incantarla. E con quel suo sguardo da lemure, creare una piccola fedele corte dei miracoli, un seguito di adepti. Da portare magari un giorno nella Terra Promessa. Fondare una bella comunità – io le chiamo Sette – e stare lontani da questo mondo ingrato. Che basta che tocchi un bambino e guarda un po’ che casino ti combina.
Le storie però si sa non sempre vanno come si pensa. Anzi. A volte arriva qualcuno e ne riscrive il finale. Soprattutto se quello non era il finale più adatto. Soprattutto se quel finale non restituiva la vita alle principesse facendo mangiare alle streghe cattive le loro schifose mele velenose.
Qu
ando si riscrivono le storie anche i ruoli possono essere ri-assegnati.
Per questo forse più che un Pifferaio, in questa storia Pino la Monica è un Ratto.
Quello il ruolo che la Storia gli riconsegna. Quello il suo ruolo.
Mercoledì scorso dopo nemmeno 72 ore di silenzio La Monica è tornato a parlare.
Io, ad alta voce, l’avevo invitato a tacere. Poiché ritenevo le sue parole inutili, anacronistiche e disturbanti. Per me. Per i bambini. Per le bambine che ha abusato. Per quelle centinaia di foto pedoporno che a noi fanno letteralmente  dare di stomaco  ma ai pedofili regalano un’erezione. Per la società civile. Per quella Giustizia che non sempre sta dalla parte dei bambini, ma quando decide di esserci, presenta il giusto conto. Per….
Invece Pino non ha resistito. Tutto sommato avere un palco dove potersi esibire è da sempre la sua massima aspirazione.
E lui lesto a mostrarsi a giornalisti e fotografi in ogni momento del suo percorso giudiziario, forse oggi quello che più di tutto teme è l’oblio.
Tranquillo! Sappia che non la dimenticheremo. Se è quello che teme, non la dimenticheremo: mai! E temo non la scorderanno nemmeno le bambine. Quelle più “sfortunate” tra tante.
Quelle selezionate. Per essere predate. Neanche loro la dimenticheranno…..
Pino parla e lo fa riaprendo il suo blog.
Dove compie un atto, a mio avviso, gravissimo: ci cita.
Già. Pronuncia, invano, il nostro nome.
Ora passi che torni a parlare di “bare pettegolezzi”: su questo abbiamo scherzato e finto rabbia. Finto rabbia! In realtà lo troviamo un complimento. Bar Frassi o Bar Prometeo non solo suona bene, ma dà l’idea di cosa siamo. Dal Bar passa un’umanità varia. Ma soprattutto pulita. Ed anche nelle bettole più lerce, quelle con le pubblicità appiccicate a vetri sporchi, di gelati che non si producono più da almeno 20 anni ed i vecchi espositori della gomma del ponte, ecco anche lì, vige una regola. Fondamentale.
Si potrà soprassedere se scapperà una parolaccia (liberatoria…tipo “fanculo pedofili!”, ecco parolacce così), si alzerà la voce, non sempre si manterrà il rigore o lo stile necessario, ma lì, anzi qui, non esistono zone buie. Qua dentro, al nostro Bar, i ratti se ne stanno alla larga. Ma tanto. Perché sanno che se li vedessimo, in un angolo, di quelli al buio che lei Pinuccio conosce bene, a farsi mettere in tasca le mani da una bambina per farsi toccare un pezzo di carne flaccida, bhè, sappia che in quel bar si potrebbero vedere  “scintillare le lame” (in senso metaforico, ovviamente, ma lei non lo capisce).E quel pezzettino di carne flaccida dalle tasche lo toglieremmo noi. Con la nostra forza. La nostra rabbia. La nostra volgare irruenza. Noi: ADULTI!
lemure

Capisce perchè siamo fieri di essere un Bar? Perché il nostro mondo non è il suo.
Non ha facciate dietro le quali trincerarsi. Ma soprattutto sipari dietro ai quali far del male ai bambini. Noi i sipari li distruggiamo, se sentiamo che dietro c’è un’anima spezzata che piange. E lei a quanto conferma il Tribunale di Reggio Emilia, di anime ne ha fatte piangere almeno una decina!
 
Scrive ancora La Monica:
”Questo BLOG aveva scelto il SILENZIO per RISPETTO delle famiglie coinvolte, per permettere alla Magistratura e al Collegio Giudicante di svolgere con serenità il proprio lavoro. Ma ora, che continuo a partecipare alla vita pubblica della mia città, e a girare tra la gente, mi rendo conto che questa sentenza non è servita a fare chiarezza.”
Mi chiedo ad voce alta: ma lei è schizofrenico?! Non lo dico per offenderla, ad offendere ci pensano già le azioni che lei ha compiuto, e poi la schizofrenia (a differenza della pedofilia) è una malattia e sulle malattie non si possono fare battute, ma torno a chiedere lei davvero crede a quello che scrive? Ma soprattutto sa cosa scrive? O esistono due La Monica, il gemello cattivo che va in giro a molestare bambine spacciandosi per bravo educ-attore e scaricando immagini pedofile e quello buono chiuso in casa che cerca di difendersi dalle malefatte dell’altro?
Perché quando dice di aver chiuso il blog “per rispetto alle famiglie ed alla Procura”, mi consenta, la spara grossa come mai aveva fatto fino ad ora.
Bastava evitare la (fallita, fallitissima! – e mancata!) mobilitazione di supporter per l’udienza finale a dimostrare che lei, la Procura e le famiglie non le ha mai rispettate.
Basta leggere cosa avete detto nei vostri spazi sulla dr.ssa Pantani, pm del suo procedimento, così come sulle bambine (a proposito: per quanto Maloox prenda la frase che qualcuno disse, “sono delle puttane”, io non la dimenticherò mai! E testardo come sono, aspetto solo di presentare il conto!) per capire che la parola rispetto lei non se la può permettere. E quindi, deve tacere.
Non ultimo avete osato dire che questo è un “modo per fare soldi”, come se dei genitori volesse rovinarsi la vita per aspirare ad un bottino, peraltro sempre incerto, dato che quelli come voi, chissà come mai poi sono sempre senza reddito…..
SI VERGOGNI!
Se poi vuole fare “chiarezza tra la gente” pubblichi, quando ci saranno, le motivazioni della sentenza. Noi lo faremo. E sarà evidente la verità.
Oppure metta una foto pedopornografica, una sola e chieda a chi le sta intorno se quei bimbi li ritratti sono particolarmente “fantasiosi” o suggestionati da noi e se magari i loro genitori li hanno fatti abusare ad uso e consumo delle fotocamere di uomini di merda, solo per poterci un giorno guadagnare qualcosa.
La gente oggi la guarda come si guarda un pedofilo.
Ha paura di lei, sig. La Monica, ma non è la stessa paura provata dalle bambine, questa è diversa. Innanzitutto non è passiva, anzi, è la paura di quello che lei rappresenta, di ciò che potrebbe fare ai loro figli. E quindi, faccia attenzione, perchè può essere pure pericolosa.
Paura. Ma anche schifo. Come i Ratti, appunto. La vedono e si allontanano, provando un brivido lungo la schiena, con i peli che si rizzano e quel fastidio che come una brezza attraversa i loro corpi. E non saranno poche righe del suo blog sconosciuto, a farle ravvedere.
Lei si lamenta poi di una sentenza “severa”. Ma si rende conto che ha preso SOLAMENTE 9 anni e 9 mesi? Sono poco più di un anno per bambina.
Una bazzecola! Un nulla rispetto all’entità del crimine.
Creda a me: Festeggi. Fosse stato in un altro Stato, lei che parla di emigrare, oggi starebbe già a marcire in galera!
E davvero è convinto che la colpa sia dell’esposizione mediatica? – peraltro da lei cercata, non ricordo manifestazioni di piazza, raccolte firme, fiaccolate, presenza a gazebo elettorali, rappresentazioni teatrali con bambini, sciarpette azzurre fruscianti per le vie della città, corsi intitolati “chi è il bambino”, fatte da genitori….!) – ma il senso del ridicolo davvero l’ha perso? O forse quelli come lei non ce l’hanno proprio e sentendosi sopra tutto e tutti possono dire/fare tutto a tutti?
Una cosa le dico. E non la ripeterò.
Non si azzardi, MAI, a dire  o anche solo a ipotizzare che qua, al Bar Frassi/Prometeo si sfruttano le sofferenze dei bambini.
Quando scrive citando il nome del mio blog :
“basta leggerlo per capire che è LUI che espone le ragazz

ine ad un processo mediatico” scrive una falsità. Enorme. L’ennesima.
La riscriva e le prometto che vengo personalmente a prenderla a calci nel culo (sempre metaforicamente, non mi sporcherei mai le scarpe!). . E, mi creda, non le piacerà. A meno che anziché considerarmi un quarantenne non mi consideri  4 volte 10 anni, allora le cose cambiano, vero?
Poiché con i deboli è facile avere la meglio. È con gli adulti che è difficile rapportarsi, come la sua storia insegna.
Avete portato in un aula di tribunale delle bambine con il solo scopo di far dire loro che lei “era un bravo educatore” (col vecchio obsoleto alibi, io lo conosco con me è stato bravo ergo è innocente) ed osa dire che io le sottopongo a processo mediatico?
Ma CHE SCHIFO!!!!!!!!!!!!!
Poi rincara la dose: “non combatto con le armi del nemico soprattutto quando il nemico non merita l’onore del combattimento”.
Premesso che io non sono suo nemico. Oscar Wilde, uno che all’occorrenza recitava meglio di lei, scrisse “scelgo gli amici per l’aspetto i nemici per l’intelletto”, frase che sottoscrivo e per la quale lei non può permettersi di essere mio nemico. Almeno con i miei personalissimi canoni di valutazione.
Ma, più di tutto, non accetto da lei lezioni di morale (“è una questione di linguaggio, di modi, di educazione civica” scrive), perché lei non può proprio darne. A nessuno. Ma soprattutto a me. Io dedico la mia vita a difendere bambini abusati. Lei ha sprecato la sua creandosi una facciata per molestarli!
Ha perso ogni diritto di dare lezioni agli altri, quando ha iniziato a far fare il gioco della “formichina”.
Lì scommetto che il linguaggio era quello giusto vero? Anche la forma era corretta, vero?
Meno male…..contento lei….noi però, lo ripeto, siamo diversi.
E quando parliamo, dopo tanto silenzio, noi sì che ci arrabbiamo e usiamo un linguaggio che non è il suo. D'altronde noi il gioco della formichina non lo facciamo…..
Per ultimo dice “neanche posso tacere ora quando si dicono cose che non corrispondono al vero”.
Ed inorridisco. Non ho idea di cosa avrebbe potuto fare uno come lei se per sbaglio l’avessero assolta. Altro che coriandoli in tribunale…..rispettosi peraltro di genitori in lacrime….
Lei scrive che “chi la crede innocente continuerà a farlo” e viceversa. E pure su questo fronte si sbaglia. Tantissimo.
Lei crede davvero che chi le sta intorno non dubiti?!
Sapesse quanti ci scrivono (e ci hanno scritto pure prima del processo) chiedendoci di portare le scuse alle bambine….
Non ultimo questo episodio, proprio durante l’attesa della sentenza: ad un papà è stato detto “cosa dovrei fare per me è….” e quel padre ha risposto, “e per me allora che è mia figlia?!”.
E lei ancora pensa che la verità in cuore loro non sappiano qual è?!
Erano così certi della sua assoluzione che già progettavano di portare le tende fuori dal carcere….io mi toccherei quando li vedo certi “amici”.
Forse (non ci credo, ma dico forse) si potrà scaricare per sbaglio un solo file pedofilo. Salvo rimuoverlo subito dal proprio pc e segnalarlo alla polizia!  Se si è esseri umani.
pino la monica rattoMa 400. E poi tenerli archiviati, questo cos’è? Un errore del Tribunale? Una cospirazione di questi mocciosetti che ora si fanno pure fotografare apposta in pose erotiche, per poi poter entrare nei computer degli innocenti, infettandoli?
Essere innocenti significa collegarsi a reti di sostenitori pedofili e linkarle nel proprio blog? Reti di gente che parla anche dei falsi abusi rendendo tutti gli abusi italiani falsi per potersi illudere di rifarsi una verginità?
Ma non vede che tutto è sotto gli occhi di tutti da tanto tantissimo tempo?
Noi sì siamo stati in silenzio. Potevano scendere in piazza quando i testimoni del processo venivano “avvicinati” dai suoi consulenti (pure qua ci sarà da parlarne e tanto…) chiedendo loro di ritrattare? Questa è la modalità con cui si manifesta l’innocenza di una persona?
Per finire: lei si appella a suo nipote con un colpo di scena che non le riesce. Se recita come scrive, neanche nelle rappresentazioni in oratorio la prendono (correzione: forse lì sì. Forse la prenderebbero, visti i precedenti…): a suo nipote dice “è un mondo un po’ confuso ma ho fiducia che cambierà” e, squilli di tromba, stavolta concordo con lei. È confuso, molto questo mondo. L’hanno anche confuso ad arte, quando invece le cose erano facili facili. Più di adesso.
Ma quando si riesce a penetrare la nebbia e fare luce, allora il mondo diventa chiarissimo. Le tenebre scompaiono. Per sempre. E con loro, i ratti che le popolano.
La Monica: glielo richiedo. Per l’ultima volta: Stia zitto.
E, se possibile, cerchi qualcuno veramente bravo. Ed incominci un percorso terapeutico. Io non ci credo a queste cose, ma lei è giovane, forse, si salverà…e con lei i nostri figli.

dr. Massimiliano Frassi
Presidente Prometeo
coordinamento nazionale vittime della pedofilia (tra cui, perché si sappia una volta per tutte, anche le sue vittime!)
 

pino la monica è un pedofilo
“L’intelligenza di pochi percepisce quello che è stato accuratamente nascosto”
Fedro (x i membri del Comitato: Fedro non è uno dei passati partecipanti al Grande Fratello, bensì Fedro il grande scrittore -anche – di favole)
 
p.s.: piccola lezione di vita. Giusto per capire cosa fanno i genitori (certi genitori) per i propri figli:
Cucciolo d’orso annega madre muore per salvarlo
 
p.p.s.: lei disse, durante l’ennesima intervista, che avrebbe indossato la maglia “sono un pedofilo”. Restiamo in attesa. Suvvia, almeno stavolta, un po’ di coerenza.

lettera da un Papà, la cui bimba è stata vittima del pedofilo Pino La Monica

pino la monica se ci sono altre vittime escano allo scoperto 2MAMMA E PAPA’ PARTE 2
Ancora una volta abbiamo fatto centro.
Mi riferisco alla lettera di ieri di mamma “Re-nata”, rinata appunto dopo anni di dolore, immenso, ed a tutti i messaggi di solidarietà che ci hanno (felicemente) ingolfato la casella di posta elettronica.
Oggi….parla il papà. A nome di questi nostri “orsacchiotti”, spesso silenziosi, ma non per questo meno sofferenti.
Un grido il suo. Forte. A tratti ironico. Sofferto e delicato, al tempo stesso.
Ieri la leonessa. Oggi il leone. Magari pure di peluches, ma forte, davanti ai bisogni dei propri bimbi, come mai nessuno può esserlo.
Giusto ieri ho incontrato una nuova amica abusata per più di 10 anni dal padre. E quindi, questa lettera, che riassume una battaglia che è stata prima di tutto un atto d’amore verso la propria figlia, ha ancora più valore se letta oggi.

leone x blog

 
Dedicato a tutti i papà coinvolti disgraziatamente in casi di pedofilia. La lettera è scritta a rutto libero.
D'altra parte siamo al bar Frassi e tutto, nei limiti della decenza, è permesso.
 
IL RE LEONE
Non credo di avere la capacità di quella mamma che ti scrive e che il buon Dio ha voluto mettere al mio fianco,
ma provo ad esprimere quello che ho dentro.
L'homus erectus, il re leone, quello che spesso è molto più fragile della cucciola che sta difendendo.
Mentre il cucciolo o la cucciola viene attorniata, soffocata dall'amore, dal bene, da tutto ciò che è di più bello dai suoi genitori,
mentre la leonessa affiancata dal re leone, dall'homus erectus, sfodera i suoi artigli in difesa della sua cucciola e trova conforto in altre mamme
ed essendo mamme, femmine, sanno come stargli vicino e confortarla, il re leone, l'homo erectus il massimo conforto che trova al bar fra i suoi amici, tra una boccetta da bigliardo e una partita di calcio in tv, come sostegno alla sua disperazione, esasperazione, che ovviamente occulta, ( altrimenti che homus è) il massimo conforto che si sente dire è:
MA CHI TE LO HA FATTO FARE.
Ora, la prima cosa che ti viene in mente è saltare loro addosso e fare una carneficina, oppure pregare che accada anche a  loro così in un attimo comprendono. Non dici niente e te ne stai lì con il tuo dolore e la tua disperazione.
Perciò, grandi papà che vi trovate in questa situazione, fate come me.
Chiudetevi nel bagno, andate in cantina o in garage e urlate la vostra disperazione e piangete il più possibile, ma poi tornate in casa con li più bel sorriso che avete perchè la cucciola e la leonessa hanno un bisogno immenso di questo:                                                                                                            NON MOLLATE MAI
E non lasciate influenzarvi da comitati e stronzate varie.
Se non abbiamo subito noi un cancro mediatico da parte del comitato e altro!!!!
GRAZIE MAX E A TUTTI QUELLI DELL'ASSOCIAZIONE (…)
FIRMATO:
Il re leone, ma che però dopo questa lotta è più spennacchiato di un gattino e che mentre scriveva, piangeva.

Lettera di una mamma la cui bimba è stata vittima del pedofilo Pino La Monica.

blog pedofilia vittime abusiChe dire? Una lettera splendida, che lascia senza parole. A questa mamma, ed ala sua famiglia, il nostro abbraccio più grande (nota: parte di questa lettera ieri è apparsa sulla gazzetta di Reggio):
 
Scusa l'orario, ma la mia bambina dorme e ne approfitto, perchè quando si sveglierà vorrò essere tutta per lei. Ti scrivo alcune cose che vorrei le girassi a tutti i nostri amici dell’associazione nazionale vittime della pedofilia..
 
Ciao Grande Max, ciao grandi amici!!!!
E' finita…sì è finita
399 files pedopornografici +  9 bambine = 9 anni e 9 mesi
un giorno conterò i giorni di questo calvario, ma non oggi.
La mattina comincia con l'arrivo alla spicciolata dei suoi fans, sparuto gruppo, ma anche uno per me era pure troppo, e man mano aumentano. Tutti col loro foulard azzurro (neanche i 40° glielo ha fatto togliere) e tutti con lo stemmino con la farfalla blu. Cribbio…avevano paura che non li riconoscessimo?
Probabili (pittoreschi) ex allievi cresciuti con i suoi metodi innovativi. aspiranti attricette o saltimbanchi, ma anche una ex politica una commerciante che per l'occasione avrà deciso di chiude il negozio, che strano, ho rimosso il suo nome, ma ricordo che per venire a testimoniare l'hanno dovuta prelevare forzatamente i carabinieri perchè lei non si muoveva proprio per il suo negozio. Però c'erano anche delle madri, dei padri e pure delle insegnanti…sì…pure delle insegnanti…quelle che educano i bambini.
Probabilmente le stesse persone che in altre occasioni in tribunale appellavano le bambine abusate ed i loro genitori come "psicopatici".
Sono convinta che avevano in tasca pure i coriandoli perchè se fosse stato assolto come ingenuamente hanno sempre creduto, la loro festa sarebbe cominciata direttamente in aula.
Noi no, non avremmo comunque portato i coriandoli, perchè dall'altra parte l'imputato aveva comunque un padre ed una madre, e noi al dolore dei padri e delle madri sappiamo portare rispetto.
La PM, Dottoressa Pantani, è stata splendida! Ha ripercorso sinteticamente ma con la massima precisione tutte le tappe di questa allucinante vicenda. Non finiremo mai di ringraziarla. Alla fine della sua arringa ha letto una lettera che scrisse una madre, raccontava la storia di una ex bambina abusata che ancora oggi non perdonava i loro genitori per non averla difesa come di dovere. Le credettero, ma non denunciarono per non avere fastidi e grane. Non li ha mai perdonati, ha avuto marito e figli, ma per lei il sesso è sempre stato una cosa sporca.
Solo il giorno in cui vide il necrologio dell'orco, ha aperto le ali.
Bè, se solo potessi, oggi vorrei dire a quella bambina che avrà già i capelli bianchi che penso che hanno saputo credere anche a lei.
L'avvocato Scarpati, grande uomo di nome e di fatto, ha spiegato nell'aula chi è un pedofilo, di quanto sa essere subdolo e di come crea sapientosamente il setting dentro il quale operare. Di come il vero pedofilo non si presenta come un orco cattivo, ma che anzi fa di tutto per essere L'AMICO DEI BAMBINI.
Eh già…la grande illusione di un vero istrione, fino a quando, una bambina che ha scelto non è come pensava lui, ma parla.
Che dirvi dell'arringa della difesa…è una difesa…si è attaccata a tutto.
Ho dovuto risentire le teorie del contagio ed ho dovuto risentire quanto siano abili i genitori a influenzare i loro bambini.
Io invece so benissimo cosa si prova ad avere un figlio abusato, a come il rispetto per la vergogna ed il dolore della tua creatura ti tolga pure il fiato.  
Devo solo dare atto che il suo ultimo avvocato è comunque un signore. Sicuramente non lo dirà mai, ma credo che come uomo e come padre deve aver fatto una grossa fatica a sostenere quell'arringa. Gli auguro di trovare casi migliori.
Si riunisce infine il collegio giudicante, alcuni amici di Pino bivaccano nel cortile del tribunale, bivaccano nel vero senso della parola, si siedono pure a terra a gambe incrociate. Starò invecchiando, ma per me certi luoghi sono sacri e meritano rispetto, non trovo rispettose queste cose, nè trovo rispettoso arrivare in braghe corte e tette fuori…e non mi venire a dire perchè hai caldo, visto che ti metti al collo il famoso grand-foulard azzurro.
Arriva infine la sentenza, qualcuno dice che è pesante, okkey, 9 anni e 9 mesi sono tanti, e lo so benissimo che non è così che si fanno i conti, ma è un anno e un mese a bambina.
Un anno e un mese a creatura.
Ma siamo solo al primo grado, il patrocinio è gratuito, sicuramente si fa tutti e tre i gradi.
Non paga neanche i bolli…LUI.
Pagano gli altri, a te viene regalato pure questo.
Un giorno da quella porta passerai, ti si prolunga solo il calvario.
L'interdizione perenne è comunque la pena migliore, lontano dai bambini per sempre, perchè noi lo sappiamo che non si guarisce, e la società deve proteggere i bambini.
LA SOCIETA' CIVILE DEVE PROTEGGERE I BAMBINI
o troveremo ancora qualcuno estremamente garantista che ti farà lavorare ancora coi minori?
Ricordati che troverai sempre e comunque qualcuno che invece è estremamente garantista coi bambini.
Meglio il giardinaggio, o perchè no, l'elettricista…o il teatro per anziani.
Ho sofferto tanto, ho ferite che non scorderò mai, quelle fatte anche dai suoi amici che suoi amici non sono. Non gli vogliono bene, hanno solo recitato una scena che non tiene ed alimentato la sua illusione, ma la commedia è finita.
Lo rifaresti?
SI, dal primo giorno all'ultimo, l'ho fatto per la mia bambina e l'ho fatto per le bambine degli altri che manco conosco. (…)
Certe storie devastano, devastano, devastano ma dalle devastazioni qualcosa di buono nasce sempre. Sapevo che la pedofilia esisteva, ma proprio perchè è tanto grave preferivo non sapere.
Oggi non è più così, oggi sono una persona diversa, con una grande forza che mai avrei pensato di poter avere.
Mamma “Re-nata”

Pino La Monica ora stia zitto!

pino la monica stia zitto

IN EDICOLA.
Oggi vi segnalo due articoli con altrettanti nostri comunicati ripresi da L’Informazione di Reggio ed Il Resto del Carlino.
Mentre sulla Gazzetta di Reggio è stata pubblicata una bellissima e toccante
lettera della mamma di una delle bambine abusate da Pino La Monica.
Da leggere.
E per chi non è residente in Emilia Romagna, domani li riprendiamo pure noi.
A seguire riporto solo il comunicato nostro.
 
 
…e non finisce qua…..
 
COMUNICATO STAMPA:
“La condanna a 9 anni e 9 mesi di Pino La Monica in una società sempre meno dalla parte dei bambini, è un segnale forte che giunge dal mondo delle Istituzioni. Mostra che ancora si crede e si difende l’infanzia violata”, dichiara Massimiliano Frassi, presidente di Prometeo che da mesi dà voce anche sul suo blog alle vittime di Pino La Monica.  “Oggi al fronte di questa sentenza chiediamo che se ci sono state altre vittime non si vergognino ed escano alla scoperto. Sopratutto non si lascino intimidire da manifestazioni di piazza a favore di un abusante che hanno avuto il solo scopo di ridicolizzare chi le organizzava:
rivolgetevi alla Procura ed otterrete giustizia”.
Un pensiero va poi al Comitato medesimo ed alla famiglia di La Monica. Dice Frassi:
“la sentenza ha mostrato che Pino è un predatore. Abilissimo quanto pericoloso. La cosa è difficile da accettare, ma negare l’evidenza dei fatti, attingere ad alibi di “isteria collettiva” diffusi in Italia da gente attualmente in carcere per abusi, è pericoloso due volte: una perché rischia che il giorno che Pino capirà che avete realizzato quale sia la verità e non possa più imbrogliarvi, ricorra ad un gesto estremo, due perché così fate passare un messaggio di totale pericolosa complicità”.
“Quanto a La Monica stesso la smetta di rilasciare interviste e stia in un dignitoso silenzio. Ha avuto un processo intero per far sentire la sua voce! Quando sarà pronta la sentenza la renderemo pubblica, anche se basterebbe mostrare anche solo una delle 400 foto pedofile che aveva per far capire la caratura del personaggio”.
Un ultimo appello al Comune. “Avevamo già chiesto mesi fa che intervenisse pagando le cure alle bambine abusate. Ora dopo la loro attesa cautelare, a fronte di una simile sentenza, è giusto che aiutino quella parte della loro cittadinanza che ha bisogno. Non dimentichiamo che fino ad ora l’unico a godere di aiuti è stato La Monica. Con i suoi corsi nelle parrocchie, quanto con il patrocinio gratuito per pagarsi i legali”.

pino la monica se ci sono altre vittime escano allo scoperto!

Pino La Monica fa finta di non capire: giù le mani dai bambini!

Intervistato da L’INFORMAZIONE, l’avv. Marco Scarpati ha dichiarato:
PINO LA MONICA CONTINUA  A FAR FINTA DI NON CAPIRE. I BAMBINI NON SI POSSONO TOCCARE”.
Ed aggiunge: Capisco il dolore di La Monica e dei suoi familiari, però Pino va aiutato a capire cosa ah fatto perché sembra non rendersene conto…..In questi 2 anni non ha mai dato segni di pentimento o resipiscenza per quello che è avvenuto. È andato avanti dicendo che è un suo diritto come insegnante toccare i bambini. Non ha capito che non parlavamo di teatro e i suoi amici non l’hanno aiutato”.
 
Segnaliamo inoltre (appoggiandola in opino) la richiesta del consigliere comunale Barbieri il quale sottolineando che Pino La Monica “non ha i titoli per entrare nelle scuole” chiede venga aperta una Commissione per fare chiarezza sul caso” e capire come sia stato possibile lasciare La Monica a contatto con i bambini.

Pedopino

PENSIERINI DELLA SERA.
 
PINO LA MONICA PEDOFILIASapete che i membri del comitato Pro Pedopino avevano portato pure i coriandoli?
Non andranno comunque sprecati.Secondo meme li usano come carta igienica. Un giorno su un lato un giorno sull’altro.
E vogliamo parlare dell’amichetta che quando il cadavere era ancora caldo già organizzava di portare le tende fuori dal carcere per sostenerlo? Fidati degli amici….
Ma se era un guerriero di luce come vi spiegate che si è spento così? Forse non aveva pagato la bolletta? Mah….
Si fa per scherzare suvvia. Battute grezze (daltronde siamo al Bar Frassi) ma liberatorie. Poiché dopo 3 anni di inferno per queste bambine. Tre anni di prese per i fondelli. Tre anni in cui si mettono i discussione tutti i casi di pedofilia d’Italia – applicando la legge dei falsi abusi e dimenticando che quelli sono in carcere!!!! – tre anni di attacchi alla nostra associaizone, bhé dopo 3 anni così il minimo da fare è guardare il re nudo. E ridergli in faccia.
Per 400 volte. O poco più. Sommando i bambini abusati, in foto e dal vivo. Che valgono molto più di quegli altri bambini che non ha toccato e che da oggi possono accendere un cero alla Madonna per aver scampato un grande pericolo!
 
p.s. e domani commentiamo insieme la frase detta ad un genitore da…..
p.p.s.: in arrivo l'analisi del caso e le domande nostre. Lì sì ci sarà poco da ridere.
p.p.p.s. la foto è di archivio. Non di ieri….!

Il pedofilo Pino La Monica dichiara: lavorerò all’estero!|

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CINICO BLOG:
Pino La Monica (Pedopino) ha dichiarato:
"…andrò a insegnare all'estero".
Ottima idea.
Pago di tasca mia il viaggio per l’Iran.
Dove, dopo un processo come questo, non si ricorre in appello.
E questa è la pena per chi “disturba” i bambini:
 PENA DI MORTE PER I PEDOFILI
 
“HO PROVATO. HO FALLITO. NON IMPORTA. RIPROVERÒ. FALLIRÒ MEGLIO.”
Samuel Beckett.
 

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