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Il funerale del prete pedofilo e il non rispetto per le vittime.
“La sua testimonianza di fede nessuno può cancellarla.”
L’ultimo oltraggio alle vittime della pedofilia.
Premessa. Quando apro le mie conferenze, specifico sempre che io i pedofili non li chiamo appunto pedofili ma “predatori”, predatori di bambini per l’esattezza.
È lo stesso modo con cui in America li chiamano: predators. Partendo dal modus operandi di questi criminali, che sono appunto cacciatori. I quali de-umanizzando le loro vittime (prede), fanno loro così tanto male…
Don Matteo Diletti quindi per il mio modo di esprimermi era un predatore di bambini (o semplicemente, usando il sinonimo più noto: un pedofilo).
Vedere che oggi un giornale locale di Bergamo dedica un’intera pagina al suo funerale, con tanto di foto a colori e titolo a caratteri cubitali, mi lascia assolutamente indifferente (mi spiace che la stessa cosa non capiti a voi che ci state nuovamente riempiendo di mail cariche di indignazione). Indifferente poiché altro non potevo aspettarmi se non questo.
Leggendo però alcuni passi dell’editoriale che accompagna tali foto e dell’articolo che racconta la funzione trovo doveroso soffermarmi su alcuni punti, poiché pare che la vicenda (squallida, squallidissima di questo prete pedofilo) a qualcuno forse ancora non è chiara…forse….
Leggere, ad esempio, che pure la bambina era innamorata del prete e che “in altri casi questa è un’attenuante” è la stessa identica logica che solitamente troviamo nelle dichiarazioni di chi fa turismo sessuale e dice appunto che le bambine “in quei posti lì (leggasi Thailandia, Romania, Brasile, etc.) sono già grandi a 10 anni, mica come le nostre”. Ergo le si può liberamente abusare, perché appunto le si è de-bambinizzate.
Con questo non voglio fare allusioni né paragoni scomodi tra l’articolo ed il turismo sessuale. Dico semplicemente che frasi così possono essere facilmente equivocate, finendo per legittimare comportamenti che, per fortuna (non sempre peraltro) nel nostro paese sono (ancora) puniti. E la storia mondiale degli ultimi anni ha dimostrato che il prefisso Don non garantisce più l’immunità in tal senso.
La vera colpa del sig. Diletti va innanzitutto al di là del tipo di abuso: al riguardo infatti leggiamo che alla fine si è trattato solo di “un bacio e mani imprudentemente allungate” (sic)…solo…: ora premesso che la vittima ha raccontato ben altro, resta che nessuno possa mai MAI molestare un bambino, in nessun modo e che l’abuso non si certifica solo con un atto sessuale completo, a cui la bimba peraltro se vogliamo dirla tutta riuscì a sottrarsi trovando finalmente il coraggio di chiedere aiuto! – ma anche “solo” con certe mani sul corpo del bambino.
La vera colpa, dicevamo, è che una bambina già abusata per anni e con idee suicide viene affidata ad un sacerdote (don Diletti), il quale anziché aiutarla, SALVARLA dagli abusi, la costringe a restare vittima dello “zio” abusante (subendo quindi nuove violenze) ma aggiungendo agli abusi dello zio, anche i suoi di abusi.
La vera colpa del sig. Diletti (peraltro non è vero che fu subito rimosso ma questo verrà dimostrato nelle apposite sedi e ne riparleremo) è stata quella di aver fatto credere alla bambina (sua allieva di religione) che tutti i “maschi” fossero così, degli abusanti, e che lei fosse unicamente un giocattolino. Da passarsi. Di letto in letto. Di pedofilo in pedofilo (come dimostrano gli sms che i due pedofili si mandano tra di loro, gelosi l’uno dell’altro, come bestie, anzi predatori in calore preoccupati non della loro reputazione – quella preoccupazione non l’hanno mai avuta – no, preoccupati di perdere la preda e, rinunciando così a tanto facile piacere….!).
Questa la vera colpa. Che la Giustizia, una volta tanto, ha fatto pagare (benché con una pena irrisoria, SOLO quattro anni….).
Quattro anni…meno di quanto tempo la bimba (oggi maggiorenne come specifica il giornale, quasi a voler dire “tanto è cresciuta, le sarà pure passata o no?!”) ha vissuto lontano da casa. Crescendo con degli zii e non con i genitori, grazie al subdolo lavorio del sig. Diletti che le ha messo contro l’intera comunità e soprattutto i suoi coetanei (quanto siamo tentati dal pubblicare le loro deposizioni in Procura…).
Quella bimba più volte ha pensato di farla finita. Ma del suo dolore, eterno, chi difende il prete pedofilo pare non preoccuparsi, se non con quelle frasi di circostanza subito smentite dai pensieri sopra riportati.
Pensieri pericolosissimi di cui gli abusanti si nutrono, per costruire la loro facciata.
Pensieri pericolosissimi poiché quando il pedofilo capisce che non la farà più franca e che quei “pensieri” non convincono più nessuno, si toglierà la vita. Dalla vergogna.
Un’ultima nota:
è stato detto durante l’omelia: “La sua testimonianza di fede nessuno può cancellarla.”
Non ne dubitiamo. Sicuramente avrà fatto moltissimo bene.
Ma “la sua testimonianza di pedofilo”, pure, è entrata dritta nei manuali di criminologia e “nessuno può cancellarla”.
Soprattutto chi ne è stato vittima.
Cinico Blog – NOTIZIA SCONVOLGENTE: Hai peccato? Ti assolvo se……

L’ultima notizia che ci arriva, se fosse vera (e visto che ci arriva da più persone disposte anche ad esporsi vera lo deve essere per forza) è a dir poco sconvolgente. Dimostra che davvero persiste una parte deviata e complice, non saprei come definirla altrimenti, che fa danni tanto quanti ne fa chi abusa. Deviata e complice di abusi. Deviata perché lontana da ogni logica. Complice, perché…complice. Immaginatevi la scena. La signora Elvira ha 50anni e da sempre va a messa nella stessa Chiesa. Da oggi ha deciso che fino a quando in quella chiesa resta “quel prete lì”, lei non ci andrà più. Quel “prete lì” è lo stesso con cui ha fatto quello che dovrebbe (mai condizionale fu più d’obbligo) essere un sacramento, la confessione. Uso il condizionale, in modo volutamente provocatorio, poiché qua di sacro non ci trovo nulla. Leggete ancora poche righe e capirete perché. Prima però una definizione: La penitenza é il sacramento della riconciliazione del peccatore con Dio, attraverso la confessione dei suoi peccati, ed ottenuta con l’assoluzione sacramentale, espressa con la formula trinitaria: “Io ti assolvo dai tuoi peccati nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”. Non c’é azione liturgica del mistero di salvezza che non richieda prima la riconciliazione col Signore. Chiaro vero? Il peccatore (nella fattispecie la “sciura Elvira”, 50enne madre di famiglia e da poco nonna, una vita a lavorare, fedele al marito, ottima madre e quindi chissà di quali peccati rea confessa) confessando appunto i suoi peccati viene riconciliata con Dio. Ma nel suo caso, ecco l’inghippo. Il prete (?) che la confessa, in cambio dell’assoluzione dai suoi peccati, le fa una richiesta. So a cosa state pensando e sappiate che vi sbagliate, la signora Elvira ha 50 anni non 5…….ops……. Il prete (?) le chiede, in cambio dell’assoluzione dai suoi peccati, di pregare. Almeno 10 Pater Noster. Fino a qui tutto bene, peccato che i Pater Noster li debba recitare a favore di: don Matteo Diletti. Pedofilo, morto (forse) suicida. Affinché “trovi conforto per quello che ha dovuto provare”. Capito? Tutto chiaro? Voi “peccate” ed in cambio dell’assoluzione vi si chiede di pregare, non semmai per le vittime della pedofilia, ma per i pedofili che dietro l’abito talare hanno trovato la protezione al loro essere dei criminali. Spiacenti, ma questa non è la Chiesa che vogliamo. E di sicuro non è la Chiesa che parla a nome di Dio. Semmai, del Diavolo. Pedofilo Diavolo e pure pedofilo già poichè tra i due termini infatti non c’è alcuna differenza.

“Chiunque scandalizzi……macina d’asino al collo”: repetita iuvant. – continua-
Ancora su Don Matteo Diletti: stralci della sentenza di Cassazione
ANCORA SUL CASO DON DILETTI.
ESIGIAMO RISPETTO PER LE VITTIME DELLA PEDO-FOLLIA.

Partiamo da questo comunicato diffuso un paio di giorni fa:
“Per don Matteo la grazia a caro prezzo” .
Il corpo di d. Matteo Diletti è stato ritrovato in territorio di Marone sulla sponda bresciana del lago d’Iseo. Don Matteo era scomparso dalla fine di settembre, poco prima che la Cassazione, all’inizio di ottobre scorso, confermasse la precedente condanna del tribunale per pedofilia.
Il vescovo mons. Francesco Beschi ha sempre seguito con profonda partecipazione la vicenda. Il dolore per la conferma definitiva della morte si stempera con il piccolo sollievo di vedere restituiti i poveri resti del corpo di don Matteo e di avere quindi la consolazione del pianto e della preghiera.
Il mistero della morte in cui d. Matteo è entrato ce lo sottrae per sempre. Insieme però la sua vita definitivamente conclusa ce lo presenta nel bene che ha fatto, confermato dal molto affetto della gente che egli ha servito nel suo ministero. E ce lo consegna anche nel male che egli ha saputo riconoscere, che la giustizia umana ha definito, per il quale egli ha potuto chiedere la misericordia del Signore morto “per i nostri peccati”, come noi credenti ricordiamo sempre nelle nostre preghiere.
Il dolore e l’umiliazione che don Matteo ha dovuto affrontare per il processo hanno aiutato lui e noi a capire quella che è stata chiamata la “grazia a caro prezzo”, la incommensurabile preziosità del perdono che non ci meritiamo mai e che ci viene donato sempre.
Invitiamo tutte le comunità cristiane a pregare per il nostro amico, il nostro fratello, il nostro confratello sacerdote don Matteo Diletti.
Mons. Alberto Carrara
Delegato vescovile per la cultura e le comunicazioni sociali
Visto quanto ci avete scritto dopo averlo segnalato vi prego di non commentare in modo volgare. Anche perchè più volgari di così non potreste essere e quindi sarebbe una gara già persa in partenza.
A me personalmente fa male leggere note come questa. Molto male.
Era solo un anno fa quando il Papa chiese scusa alle vittime, pianse con loro e disse di aiutare le associazioni e tutte quelle persone che a supporto delle vittime della pedofilia, crimine contro l’umanità, si schieravano.
Il supporto incondizionato alle vittime, continuo ad illudermi, non sia stato fatto solo a parole. O a fronte di ingenti risarcimenti danni (peraltro non dimentichiamo che il processo Diletti è ancora aperto per quanto concerne la causa civile!!!).
Quando leggo di “dolore ed umiliazione” che Don Diletti ha patito durante il processo mi vengono in mente tutti gli attacchi che i familiari hanno subito in questi anni. Ed i senso di colpa della vera ed unica vittima, la bimba, a cui Diletti mandò pure un sms dicendo “guarda che se parli io mi uccido”. La bimba che lui poteva/doveva salvare dai 3 anni di abusi che lei stava subendo dallo “zio” e che invece identificò come una preda perfetta, tanto già era abusata e quindi già sapeva di dover stare il silenzio.
Fa male vedere che per lei e la sua famiglia non ci sia una, dico una sola parola di conforto.
Fa molto male vedere che si parla di perdono per gli abusanti (e pure suicidi, categoria questa solitamente poco graziata all’interno della chiesa), mentre si continua a mantenere una sorta di fatwa cattolica sulle vittime e su chi le difende.
Peccato. Davvero un peccato. Un’altra occasione sprecata. Un altro passo indietro fatto, rispetto all’esempio del Papa.
Per conto nostro, continueremo invece a gridarlo forte quel dolore, dato che pure Gesù, l’unica volta in cui perse veramente le staffe e parlò, anch’egli di suicidio, fu quando invitò “chiunque scandalizzi un bambino a mettersi una macina da asino intorno al collo e buttarsi in fondo al mare”. O da un dirupo. È lo stesso.
Stralci della sentenza di Cassazione emessa Nel nome del popolo italiano:
“La negazione del Diletti sul punto, che aveva ammesso solo di averla baciata, non poteva ritenersi attendibile, alla luce di quanto dallo stesso imputato scritto alla ragazza con messaggio telefonico il giorno successivo, nel quale egli dichiarava di non aver avuto intenzione di farle del male e la scongiurava di non rovinarlo. Pag. 4
”Per contro, proprio i riferiti toccamenti ritenuti invasivi giustificavano la reazione della ragazza notata dai genitori quella sera ed il malessere che ne era conseguito (Nota: la ragazza ha attacchi di panico e crisi isteriche dopo che il Diletti si presenta a casa sua parlando con i genitori).
Infine il vescovo ausiliario di Bergamo aveva riferito che Don Matteo, dinanzi a lui, pur affermando di sentirsi tranquillo, aveva chiaramente ammesso che i toccamenti avrebbe potuto evitarli, intendendosi con tale termine quelli di natura sessuale”.
(…) “Conferma di tali accadimenti venivano ancora una volta tratti dal SMS inviato dal Diletti alla ragazza il 9/12 nel quale egli diceva: “… ti immagino sopra di me mentre ti tocco tutta quanta”; il che mostrava l’antecedenza ai fatti rispetto all’11/12 nonché la natura materiale e non spirituale del contatto, come invece pretestuosamente ricostruito dall’imputato”. Pag. 5
Avendo troppo rispetto per tutti i preti onesti che con gente così non hanno nulla da spartile, trovo sia meglio fermarsi qua. È già abbastanza disgustoso il poco letto.
Aggiungiamo solo una nota:
Non è la famiglia della bimba che ha ucciso Diletti. Diletti si è ucciso da solo. E se una mano lo ha spinto dal dirupo è quella di chi lo ha sempre difeso ad oltranza. Poiché quando ha capito che non c’era nulla da fare. Quando ha capito che la Cassazione l’avrebbe mandato, non più nuovamente in un Cre estivo come aveva fatto pochi mesi prima malgrado già due condanne in primo e secondo grado bensì in carcere, la vergogna ha prevalso su tutto. E non ha retto.
Gente così non si uccide per le vittime, per il solo fatto che per le vittime non provano nulla. Né hanno alcun rimorso verso i propri atti. Gente così più in alto viene portata, più cadrà quando la vicenda processuale arriva alla meta: la giustizia.
Meditino i vari supporter di quei casi qua spesso toccati…
Don Matteo Diletti: una pista porta….alla stazione dei treni
Continuano le ricerche di Don Matteo Diletti.
Nel frattempo stiamo leggendo delle cose così allucinanti che credo ci vedranno rialzare i toni ma soprattutto, a breve, pubblicare le sentenze di condanna con le chiare motivazioni della pedofilia conclamata del “prete”, che a chiamarlo così tutti i preti veri dovrebbero arrabbiarsi. E pure tanto. Nel frattempo veniamo a sapere che i cani delle unità cinofile delle forze dell’ordine hanno seguito una pista (tra le tante) che porta alla stazione dei treni, peraltro non vicinissima alla spiaggia dov’è stata ritrovata l’auto.



Fine sfogo. Buona serata.







