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rondini

E’ PRIMAVERA SVEGLIATEVI….PEDOFILI.
 
In principio toccava alle rondini. Un improvviso guizzo fuori dalle nostre finestre e già capivamo tutto. Poi fu la volta dei nostri improvvisi cambi di umore e di quei mali, tanto disturbanti quanto figli del nostro benessere. Sbalzi di umore, depressioni, allergie.
Da un paio d’anni è la volta di Luigi Chiatti, mostro di Foligno, pedofilo serial killer, con un numero imprecisato di bimbi molestati e due bimbi certamente ammazzati a ricordarci che è arrivata la Primavera.
Da tre anni infatti quando l’inverno chiude le porte, dal carcere Luigi Chiatti si fa sentire con la sua voglia di uscire allo scoperto, nel vero senso della parola.
Ogni anno in questo periodo infatti i suoi legali chiedono permessi premio o riduzioni della pena. Quest’anno poi a romperci i cabasisi (Montalbano docet) c’ha pensato pure l’indulto. Ad ogni richiesta, nuovi dettagli sui suoi omicidi. E su di lui. E così apprendiamo che Chiatti se l’è presa anche con Dio, reo di “avergli fatto incontrare quei bambini”. Bambini come Simone Allegretti, di ben 4 anni, un bellissimo bimbo del quale Chiatti era “pazzamente innamorato, così tanto da provare quando gli era vicino “una gioia totale”. O bambini come Lorenzo Paolucci, fuori età avendo già ben 13 anni, ma non per questo immune dalla follia del geometra che lo abuserà e poi ucciderà massacrandolo con un temperino, prima di gettare il suo corpo in un bosco. Oggi Chiatti in carcere studia giurisprudenza e dà consulenze legali agli altri carcerati (conosco uno studio che lo piglierebbe a braccia aperte dimostrandone pure l’innocenza….peraltro lì non sarebbe solo……). Tempo fa ad una guardia disse “anche se uscirò tra 20 anni farò altri omicidi e stavolta con più attenzione”.
Secondo le tante perizie fatte, Chiatti ha “un disturbo narcisistico della personalità, al quale si accompagnano tratti sadici e condotte di tipo pedofilo, degrada l’altro in chiave esclusivamente egocentrica per trarne rinforzi, amore ammirazione, non ha pentimenti e ritiene che la colpa non sia sua ma degli altri e dei suoi problemi”. Problemi che risalgono a quando nell’orfanotrofio dove fu abbandonato dalla madre, Marisa Rossi, si traducevano con gli abusi quotidiani a cui veniva sottoposto dal direttore, don G.Z. (conosciamo solo le iniziali, purtroppo).
Fra 12 anni, grazie ai vari sconti di pena (legge Zozzini: 45 giorni in meno ogni 6 mesi di pena espiata) ed all’indulto (meno tre anni) Chiatti uscirà dal carcere. A seguire ci dovrà essere un reinserimento sociale per mezzo di una comunità o di una clinica specialistica. Ma anche la certezza, attestata dall’equipe che lo segue oggi, della sua “non pericolosità”. Poiché visto quanto il carcere italiano è riabilitativo, vorremmo annullare quell’appuntamento con la morte che tra un po’ di anni potrebbero avere i nostri nipoti.
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