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Il fuoco di Prometeo – Intervista a Massimiliano Frassi

Riprendiamo l’intervista fatta in occasione della conferenza di Borgaretto (Torino):

massimiliano frassi pedofilia

 

Link all’intervista:

www.gavborgaretto.org/?p=1140#more-1140

 

Intervista a Sostenitori.

E a proposito di record di accessi. Abbiamo fatto il botto pure qua:
http://www.sostenitori.info/massimiliano-frassi-per-combattere-la-pedofilia-serve-copiare-il-modello-inglese/
B.F.

 

Dolore e rinascita delle vittime della pedofilia

da leggere e diffondere:
http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/papa-francesco-messa-vittime-preti-pedofili-massimiliano-frassi-b8f3d2a8-92d8-44e4-afa9-c8a51e3b9141.html?refresh_ce

 

Lucignolo e Terra. Speciali Pedofilia

Due speciali andati in onda nei giorni scorsi, contenenti interviste al sottoscritto e ad alcuni sopravvissuti agli abusi intervistati presso la nostra sede:

Lucignolo:

http://www.video.mediaset.it/video/lucignolo/clip/452786/pedofilia-nella-chiesa.html

 

Terra:
http://www.video.mediaset.it/video/terra/full/453168/predatori-14-aprile.html

 

Intervista a Massimiliano Frassi per tesi di laurea sulla pedofilia

Riporto l’intervista integrale apparsa sulla tesi di laurea dell’amica Donatella.
Tesi dedicata a tema della pedofilia e che ha al suo interno un capitolo a me dedicato, grazie grande amica mia.

 

3.4 INTERVISTA A MASSIMILIANO FRASSI, PRESIDENTE ASSOCIAZIONE PROMETEO ONLUS.

Massimiliano Frassi, presidente dell’Associazione Prometeo, lavora in questo campo da più di 10 anni, com’è nato questo impegno e qual è la “battaglia” che ricorda di più?

L’impegno dell’associazione nasce circa 15 anni fa. Dopo avere organizzato alcune conferenze su varie tematiche ne organizzammo una sulla pedofilia e benché il pubblico presente fosse numericamente scarso, ne parlarono i giornali, da quando uscì quell’articolo incominciò a suonare il telefono e dall’altro capo c’era chi chiedeva aiuto, passammo un primo periodo a formarci, in Italia e soprattutto all’estero, e aprimmo un primo sportello che raccoglieva anche segnalazioni, si scoperchiò un sommerso che fino ad allora non aveva nessuno che lo potesse ascoltare, la battaglia più grossa è stata fare capire quanto “l’orco”, sia una persona normale e, l’identikit, che si può andarne a tracciare è quello di una persona al di sopra di ogni sospetto, questa è anche la grande fregatura della pedofilia, perché in questo identikit, a livello teorico ci rientriamo tutti; è chiaro che la battaglia più grossa, è fare cambiare testa alla gente nel modo di porsi rispetto a questo problema, fino a quando avremo casi che quando emergono fanno si che ci sia una difesa ad oltranza dell’abusante e il vuoto intorno alla vittima, la battaglia resta aperta e che la lotta resta culturale.

Il linguaggio che la contraddistingue è la chiarezza e il non avere peli sulla lingua, è un modo per attirare l’attenzione sul tema?

Il linguaggio è fin dall’inizio un linguaggio senza peli sulla lingua, fatto non per presunzione, ma è più un grido di dolore, è chiaro non poteva avere sfumature, doveva essere o nero o bianco non c’era una via di mezzo e doveva essere fatto anche con un linguaggio urlato, forte, aggressivo, qualcuno da quel linguaggio ne è rimasto turbato ma è servito per abbattere certi muri e farsi notare, oggi quel linguaggio è in parte uguale in parte cambiato perché vuoi per l’esperienza vuoi la storia che ci portiamo appresso o per alcune situazioni e il contesto in cui si presentano che sono cambiate, ci sta che quel linguaggio a seconda della situazione possa avere toni e impatti diversi e a volte anche un maggiore equilibrio e un grido meno forte e meno urlato.

Perché siamo afflitti da questa carenza di cultura sociale? Perché non si parla di pedofilia?

Questa è “una domanda da un milione di euro”, noi siamo i primi a parlare di pedofilia con ogni mezzo, blog, social network, pubblicazioni, convegni, andando ovunque e incontrando ogni tipo di pubblico; la riflessione da tecnico su come mai non se ne parla è un punto che noi stessi spesso ci poniamo, come mai su 10 storie ne passa solo una sui giornali, quando ne hai altrettante 9 nella stessa città, con un uguale impatto emotivo?, da una parte forse, non passano perché la pedofilia è ancora un tabù, tocca alcuni tasti che possono essere una sorte di nervo scoperto, quindi uno non se ne occupa perché è disturbante l’argomento, perché fa male, altre volte perché dare spazio alla vittima, significa dare voce a chi ha subito abusi magari da realtà a loro vicine che devono proteggere di cui sono direttamente o indirettamente complici, gli aspetti sono tanti e la lotta è culturale, uno dei nostri modi è chiedere a forti lettere che se ne parli spesso, perché l’arma più grande che il pedofilo ha è il silenzio e l’omertà che vanno rotti con qualsiasi informazione ovviamente la più corretta che sia, e in qualsiasi modo la si riesca a farla.

Collaborate con Scotland Yard, con la quale avete organizzato corsi di formazione per le forze dell’ordine italiane in tema di pedofilia, com’è stata la risposta italiana?

Da circa un anno con una certa periodicità, riuniamo in varie parti d’Italia una selezione di operatori delle forze dell’ordine, mandando random inviti a tutte le questure, caserme e quant’altro, e si è creato un gruppo solido che ci segue ovunque andiamo, una risposta molto positiva che si riassume con la frase dettami alcuni giorni fa al telefono da un carabiniere il quale dice: “mi è accaduto in passato di ricevere in ufficio una donna con dei lividi e di dirle signora torni a casa capita a tutti di litigare con il proprio partner e magari di esagerare un po’, oggi non lo farei, cosi come è capitato di commettere perché non c’era la formazione, l’errore di male interrogare un bambino o non decifrare quei segnali, quelle richieste che il bambino dava” questo corso ha il compito grazie anche ad esperti esterni prima su tutti, quelli di Scotland Yard e dell’F.B.I di New York, di dare uno strumento formativo che dal punto di vista ministeriale non viene fornito nel giusto modo, dall’altra parte creare un fronte comune e sapere che se capita un caso a Reggio Emilia, a Bologna, o a Lamezia Terme sappiamo lì di potere indirizzare le persone che fanno un esposto, che portano una richiesta di aiuto all’autorità giudiziaria a persone preparate e competenti che potranno investigare e intervenire nel modo migliore, per l’associazione questo progetto è un fiore all’occhiello anche se razionalmente è assurdo che un associazione si debba autotassare per offrire un corso di questo tipo che dovrebbe essere obbligatorio, fatto in ogni città, in modo costante, completo e ufficiale

Una delle cose che ripete spesso è che bisogna svestirsi dall’abito di vittime, cosa non semplice, anche perché per molti è più facile restare in quel ruolo, perché?

È purtroppo vero in questo tema come in altri, a volte capita che il male si cronicizzi e pur stando nella sofferenza, paradossalmente è più facile rimanere con quel vestito che provare a toglierselo, qualcuno ci ha provato, sbagliando non per colpa sua ma perché magari ha cercato un aiuto sbagliato o ha provato nel momento sbagliato in cui non era pronto, a togliersi quel vestito, c’è stata una ricaduta che è umana e più che ovvia, però questo ha fatto pensare che in realtà da quel vestito non ci si potesse più spogliare, c’è un po’ un arrendersi e crogiolarsi nella parte della vittima in tutta la sofferenza che quel vestito porta con tutta la scomodità di quel vestito ma c’è quasi la paura che se uno si toglie quel vestito non riceva più quelle attenzioni, che invece avrebbe, ma avrebbe nel modo più pulito e meno filtrato da richieste di aiuto da bisogno, togliersi il vestito da vittima, non è facile ma è un passaggio necessario, sicuramente difficile ma c’è tutta una vita che uno può viversi riscattandosi del tempo perduto, questo è un passaggio che si deve obbligatoriamente fare; su chi lì vuole rimanere non possiamo fare nulla, ci auguriamo che arrivi un giorno in cui razionalmente torni a chiedere aiuto a rimettersi in discussione; nella relazione di aiuto per ricevere aiuto devi anche tendere una mano e lasciare che la mano venga presa, quando questo capita, il risultato ci può essere

Bisogna educare i più piccoli a difendersi, come associazione state svolgendo un lavoro nelle scuole, in cosa consiste?

Abbiamo da più di otto anni questo corso che si chiama “impariamo a difendersi”, un corso in 4 moduli per i bimbi di terza, quarta e quinta elementare, inizialmente molto osteggiato, era difficile entrare nelle scuole, oggi abbiamo delle liste di attesa che si rilanciano di anno in anno e questo è positivo perché chi ci ha ospitati ci chiede la garanzia che si ritorni l’anno dopo; si svolge con un percorso che tocca le emozioni, che insegna ai bambini a non avere segreti cattivi, che sono quelli a cui il pedofilo o chi fa del male obbliga, il segreto buono è quel segreto che va a breve svelato, legato ad una manifestazione buona, un compleanno, un regalo che viene fatto, la differenza è che il primo ti fa star male, ti viene imposto e ti tiene legato a chi può continuare a nuocerti, al bambino insegniamo a cercare nel suo mondo ad identificare delle figure di adulti di fiducia e, dico agli adulti poi, quando diamo la restituzione del corso augurandoci che loro lo siano davvero, che una volta che c’è questa richiesta d’aiuto, la loro risposta ci sia davvero, è un corso dove il bambino divertendosi mette in atto alcune situazioni con alcune storie che andiamo a leggere loro sdrammatizzandole recitandole e mettendole in atto, imparano a tenere alzata la e sanno di non dover aver segreti, di dover chiedere aiuto di poter dire di no a chi fa loro delle richieste disturbanti, fosse anche solo “il poterlo fotografare senza vestiti o il poterlo fotografare a prescindere senza il suo consenso, è un corso che dimostra che il bimbo che ha questi strumenti, può rispondere nel modo più deciso e avere una risposta molto più serena e costruttiva rispetto ad un’aggressione da parte di un adulto verso un bimbo che non ha la conoscenza di questo problema.
Gruppi di auto aiuto, si tengono a cadenza mensile presso l’associazione, tanto dolore ma anche tanto riscatto, qual è l’immagine che più di tutte riassume questi incontri?

Altro progetto di cui ci vantiamo e che è un fiore all’occhiello, un progetto studiato per anni e dopo sette o otto anni di riflessioni, di partenze bloccate perché non volevamo rischiare di fare un passo falso, è partito ed è nato un coordinamento nazionale che oggi riunisce più di duemila sopravvissuti all’abuso, la storia che colpisce di più è chi arriva e magari ha una lametta nella borsa perché soffre di autolesionismo e si punisce anche a distanza di trenta anni da quell’ultimo abuso, o chi arriva e ha disturbi dell’alimentazione, a chi arriva e pensa di essere un bambino sporco, da punire che tutto sommato quello che gli è accaduto se lo meritava che arriva a testa bassa, non riesce ad abbracciarti, a guardarti quasi ti saluta a fatica e poi va via a testa alta, noi non facciamo nulla di magico, di speciale, facciamo da specchio, siamo uno specchio ben pulito, e quello che suggeriamo è di provare per un attimo a guardare in quello specchio, noi sappiamo che c’è una persona fantastica, con un sacco di ferite che vanno cicatrizzate e quando quella persona specchiandosi vede che la ferita diventa una cicatrice vede due occhi che sorridono, una bocca che sa di potere sorridere torna a casa, e poi, seguita nel tempo, dà veramente dei risultati che parlano di vita e in questa storia ci stanno tutti, che dai due mesi agli ottanta sei anni, che è la fascia di età che copre al momento il gruppo, con la bimba più piccola e la “bimba” più anziana, è veramente la risposta più bella.

Siamo abituati ad immaginare il pedofilo come un mostro, di sesso maschie, perché è cosi difficile immaginare che possa essere una donna ad abusare?

Nell’immaginario collettivo “l’orco” è di sesso maschile, ed è pur vero che se guardiamo ai dati, abbiamo una percentuale numericamente molto bassa, però una percentuale al femminile comincia ad esserci, una percentuale bassa ma molto disturbante, perché quando l’abuso è di tipo familiare per quel bambino che sia la mamma o la nonna l’abusante attiva, crea in quel bambino dei dolori, delle ferite che necessiteranno di un tempo sicuramente maggiore per essere rimarginate, se è chi ti ha messo al mondo a farti del male questo atto, fa nascere mille quesiti che portano una mole di dolore enorme, che necessita quindi di un impegno doppio per elaborarla e poterla smaltire però se guardiamo le percentuali sicuramente resta per più dei tre quarti dei casi, per un 95/97%, parlo dei casi conosciuti, può darsi che il sommerso porti a non dico a ribaltare ma sicuramente a fare cambiare questi numeri però parliamo di una percentuale che resta altissima di una pedofilia al maschile e una percentuale qualitativamente pesante ma quantitativamente bassa di una pedofilia al femminile.

La pedofilia è vista come malattia, ma da una malattia si può guarire e dall’essere pedofili?

Tecnicamente parlando la pedofilia è una parafilia e quindi sappiamo essere un disturbo della sfera sessuale e quindi è considerata dall’OMS come una malattia, non dimentichiamoci che fino a non molti anni fa l’OMS considerava anche l’omosessualità come una malattia, cosa poi sminuita e smentita dalla scienza che oggi sta facendo la stessa cosa sulla pedofilia, il pedofilo non è una persona sana, e quindi non volendo fare dei giochi di parole, non essendo sano è insano e di conseguenza malato, nel senso più dispregiativo del termine, il pedofilo è un criminale, un soggetto, dice la cassazione italiana, perfettamente in grado di intendere e di volere sa ciò che vuole, sa come ottenerlo e quindi non può essere considerato alla stregua di una persona non in grado di controllare le proprie azioni che camminando in strada vede un bambino e lo aggredisce, quello non è un pedofilo, ci può stare che lo sia anche quello, ma la percentuale di possibilità che quel bimbo ha di essere aggredito è la stessa che ho io adulto se passo vicino a quell’adulto, il pedofilo è un astuto che conosce il mondo del bambino, che si intrufola nel suo mondo e lo studia, che si guadagna la fiducia del bambino e dei genitori, se non è un caso dove è il papà o la mamma l’abusante, e che intrufolato in quel mondo, di li ad un giorno, un mese, un anno, lui ha tutto il tempo che vuole, incomincerà a colpire e lo farà con una logica assolutamente scientifica. Il termine malato è spesso un alibi che questi soggetti hanno, è un termine utilizzato spesso dicendo una cosa che oggi la scienza ha abolito, quella per cui un bambino abusato diventerà un adulto abusante, non è vero, può anche capitare, ma la scienza dati alla mano, dati anche nostri, in 15 anni non abbiamo mai incontrato un pedofilo che avesse avuto un infanzia infelice.

Quali sono gli obiettivi a breve e lungo termine dell’associazione?

Continuare a dare voce all’infanzia violata cercando di raggiungere un numero sempre maggiore di persone per creare una sorta di esercito, di persone che hanno conosciuto questo male che oggi vogliono spendersi per chi è all’inizio di un percorso, ha appena scoperto che il proprio bambino è stato ferito, vuole lui adulto fare i conti con quella ferita e cicatrizzarla e nell’ottica del reciproco aiuto fare questo tipo di percorso e poi il formare in questo modo il maggior numero di persone possibili ma che vanno dalla casalinga alla mia vicina di casa, al questore della piccola o grande città.

Un’ultima cosa, un suo messaggio rivolto a chi ha conosciuto l’orrore dell’essere abusato?

Una frase che nell’ultimo periodo utilizzo sempre è “nessun dolore è per sempre” che non è una frase da bacio perugina o per far contento qualcuno che così torna a casa felice, ma nasce da anni di fatti concreti ed osservazione diretta, ed è una frase che una volta un adulto, o meglio un bambino oggi cresciuto, disse in uno dei nostri coordinamenti e disse: “è vero nessun dolore è per sempre, oggi sono qua, mi sono sposato, sto per diventare papà e fino a pochi anni fa questa cosa se me l’avessero prospettata, l’avrei ritenuta folle e comunque impossibile”, quindi il messaggio che passa è che richiede sforzo, richiede impegno, ma veramente nessun dolore è per sempre.

David Gramiccioli intervista Massimiliano Frassi

Il mio regalo di Natale è l’intervista bellissima fatta pochi giorni fa in diretta a Radio Roma Capitale, la più importante emittente radiofonica del Lazio con il grande David Gramiccioli. La potete scaricare in Mp3 da qua:

https://www.yousendit.com/download/WUJZT0NTeFVYSHo0WjhUQw

https://www.yousendit.com/download/WUJZT0NVdVVGR0ZESjlVag

Intervista a Massimiliano Frassi su Amedit.

Intervista a Massimiliano Frassi su Amedit.
Vi segnalo una bellissima intervista che mi è stata fatta,  presente nel numero appena uscito della prestigiosa rivista Amedit ed un editoriale altrettanto interessante. Leggete e diffondete, grazie:

http://amedit.wordpress.com/2012/03/23/piccoli-fuochi-di-prometeo-intervista-a-massimiliano-frassi/

http://amedit.wordpress.com/2012/03/23/la-faccia-rassicurante-dellorco-riconoscere-e-punire-i-reati-di-pedofilia/

Una breve riflessione sul futuro delle vittime.

Grande  successo ieri sera a Matrix (con record di ascolti! Qua trovate la puntata:
http://www.latvsulweb.com/programmi-tv/matrix/puntata-matrix-del-24052011/?type=med&code=video%2Fmatrix%2Ffull%2F228136%2Fchiesa-e-pedofilia.html ).
Mi state letteralmente sommergendo di messaggi e di lettere, grazie di cuore, a breve rispondo a tutti.
Vorrei sottolineare solo una cosa che, in puntata poi non ho più detto, ovvero quella del futuro delle vittime e del loro dolore, riflessione questa nata dopo che uno degli ospiti di Matrix, Francesco Zanardi, ha detto che “dalla droga si esce e dalla pedofilia no”.
È questo un tema per me “caldo” che chi mi segue da anni e legge questo blog, conosce molto bene.
Da sempre il mio/nostro lavoro consiste (anche e soprattutto) nel restituire dignità e futuro alle vittime, lavorando con loro proprio affinché “escano” da quel abito stretto troppo stretto per indossare le maglie della vita.
E quella ferita cicatrizzarla. Non rimuoverla, ma cicatrizzarla.
Cicatrizzarla significa smettere di farla sanguinare, smettere di darle potere.
Anche per questo abbiamo dato il via ad un esperimento per ora unico in Europa, ovvero il coordinamento delle vittime e dei loro familiari.
http://www.associazioneprometeo.org/pilot.php?cl=2&im=3&ip=0

“Maria” ha 86 anni e quando la incontro piange come quando aveva 3 anni (83 anni fa) e hanno cominciato a farle del male. Ha letteralmente gettato via la sua vita, poiché nessuno l’ha mai creduta, abbracciata, consolata, amata.
Lei stessa si è impedita di diventare madre (perché “se fosse nata una figlia femmina come avrei potuto proteggerla?”).
Ed ha vissuto in completa solitudine. Con quella ferita, aperta apertissima.
Luciana pure ha iniziato a subire abusi all’età di 3 anni. Quando l’ho incontrata alcuni anni fa era luglio ma portava un pensate maglione di lana, per coprire soprattutto le braccia, ricoperte di tagli “freschi”.
Faceva fatica a guardarmi negli occhi e tremava, malgrado i 40 gradi esterni.
Oggi sta per sposarsi. Ha un fidanzato fantastico. Progettano già di diventare genitori. In più si è laureata e lavora a contatto con i bambini.
Le sue colleghe mi confermano essere bravissima.
Continuerò ad impegnarmi per Maria, ma voglio che sia Luciana l’esempio. A lei devono guardare i sopravvissuti. E da lei imparare che l’abuso non dura in eterno.
Altrimenti dovremo continuare a raccontare storie, come quella che trovare nel post seguente a questo. La storia di Carlotta….

(ora sì, ho detto quello che dovevo dire e spero di essere stato chiaro).

“Leone? Macchè, una formica. Hai mai provato a dormire con una formica nel letto?”- intervista a Massimiliano Frassi

Contro la pedofilia conta capire più che indignarsi.
Al Grand Hotel di Como un tema scomodo.

“Filia” vuol dire
amore, e di tutto possono essere capaci i pedofili, tranne che di amore. Proprio per questo c’è chi propone di non chiamarla più pedofilia, bensì pedofagia. Perché il loro è un famelico, feroce, avido fagocitare e divorare l’innocenza della vita, finendo per umiliarla, annichilirla, distruggerla. L’orrore della pedofilia nella sua drammatica scottante attualità obbliga non solo a una reazione di indignazione ma anche ad una presa di coscienza, affinché si possa arrivare in tempo prima dell’orco, affinché si possa imparare a tradurre i silenziosi messaggi di aiuto che le vittime lanciano al mondo degli adulti, restando il più delle volte inascoltati. Sul delicatissimo tema della prevenzione dell’abuso sui minori questa sera, presso il Grand Hotel di Como, il Lion’s Club Como Lariano ha organizzato un incontro, in cui prenderà parola anche Massimiliano Frassi, presidente dell’associazione Prometeo e autore di libri, “L’inferno degli angeli” e il nuovo “Il libro nero della
pedofilia”, che nonostante l’argomento “scomodo” hanno registrato una attenzione e un riscontro tra il pubblico non indifferenti.
Frassi si presenta come una persona “che ha avuto una bellissima infanzia ma che un giorno, attraverso un forse non casuale percorso di vita, ha deciso di restituire la sua stessa infanzia a chi se l’era vista sottrarre, dedicando la sua vita alla causa della lotta alla pedofilia, stando dalla parte dei bambini abusati, ridando loro un futuro ed una dignità”.
L’impegno di dedicare la se sue energie e la sua vita alla causa dell’infanzia violata sono cresciuti man mano che Massimiliano seguiva “un percorso naturale.
Operavo già nel campo dell’emarginazione grave adulta e poi da lì ho spostato l’attenzione verso quelle persone che chiedevano il mio aiuto, i bambini. Quando i numeri delle richieste d’aiuto cominciarono ad aumentare nacque la necessità di creare una rete nella città dove eravamo nati (Bergamo) tra le forze dell’ordine, poiché il sommerso era enorme”.
Ma perché? Cosa può aver spinto un uomo a sposare una tale missione?
“Sono solito ripetere una farse come risposta a questa domanda: chiunque veda ciò che ogni giorno vedo io, chiunque ascolti ciò che ogni giorno ascolto io, non potrebbe che fare le stesse cose. Anzi forse farebbe ancora di più, o di meglio.”
Una delle caratteristiche più evidenti di Frassi è l’uso di toni “senza peli sulla lingua”, diretti come un pugno in pieno stomaco.
“Non è una scelta di pancia, bensì una scelta ragionata. I tono scomodi non sono una voce presuntuosa, sono un grido di dolore. Sono il modo per dire, adesso basta, questo è quanto accade, smettiamola di prenderci in giro edulcorando ciò che non è edulcorabile. Attraverso il blog sono riuscito a dare al voce alle vittime. A “insegnare” loro ad alzare la testa, a guardare in faccia l’orco e fare in modo che sia lui ad abbassare gli occhi”.  Con l’associazione Prometeo Frassi si è occupato di tanti, troppi casi in questi ultimi anni.
Negli ultimi mesi in particolare,le vicende di Sarah Scazzi e Yara Gambirasio hanno sollevato un’ondata emotiva molto forte che ha portato a impennate nelle richieste di aiuto.
In quasi tutti i casi si avverte nei protagonisti la consapevolezza che nessuno è al sicuro. Non solo, emerge che chiunque sia “bambino” oggi possa correre un rischio (“poiché la pedofilia non è legata a fasce deboli o emarginate e l’abusante non è il matto analfabeta”), ma emerge soprattutto la solitudine della vittima. Che viene sempre più emarginata, lasciata in disparte, isolata da una società disattenta, o peggio ancora, complice. Che sta dalla parte dell’abusante e non dell’abusato, perché magari lui indossa un “ruolo” particolare. Un caso emblematico a tal riguardo è quello di una bimba abusata per anni dallo zio di famiglia. La bimba subisce abusi ma non ne parla mai con i genitori che pure
capiscono il suo malessere, la sua mancanza di serenità, senza riuscire però a dare un nome a quella tristezza. Poi un giorno arriva in paese un prete, che “coi ragazzi ci sa fare”. E la mamma “consegna” nelle sue mani la ragazzina, affinché  la piccola torni a farsi degli amici. E
quando lei si confida con lui, chiedendo aiuto, lui pensa di abusarla. E la piccola si convince che tutti gli uomini, peggio, i maschi siano così. Dei vili abusanti.
La faccio breve: si scopre tutto, si denunciano i carnefici (condannati anche dalla cassazione, uno è in carcere, uno si è tolto la vita dalla vergogna di essere stato scoperto) ma da allora la bimba vive lontana da casa, ospite di un parente, perché in paese non può più tornare.
Oggi, dopo anni di sofferenza, di un vero e proprio Inferno, dopo la parola morte, intesa come desiderio di farla finita, entrata nel suo vocabolario, è diventata un bellissima ragazza, “serena, combattiva, ch diventerà a sua volta una mamma dolce, ed attenta”.
Il lavoro di Massimiliano Frassi e di Prometeo vanta premi e riconoscimenti non solo in Italia, ma anche a livello internazionale. Se nel 2006 Prometeo ha ricevuto il premio Giudice Livatino “Pro Bene Justitiae”, da anni l’associazione collabora con Scotland Yard, una collaborazione operativa sia sui casi specifici che sul fronte della formazione. Non è facile restituire la dignità, il sorriso e la speranza di un futuro di
vero amore ad un’anima violata. “Per il resto posso dirle che siamo come delle formiche. Non dei leoni, no delle formiche. Se lei vede il leone scappa. Ma si è mai trovata una formica nel letto?”.
di E. Ornaghi – 19/04/11 – l’ora-

“SEMBRA IERI MA È UNA VITA FA”.
Si firmava Greta Blu, e con questo pseudonimo siglava bellissime favole per bambini nel sito degli amici di Aquilone Blu.
Poi il destino, quello ineluttabile contro il quale niente e nessuno può fare nulla, ce la portò via.
Oggi al ricordo recuperando una bella chiacchierata che io e lei ci facemmo e che per omaggiarla riportai anche nel mio libro “I predatori di bambini”.
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