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Intervista a Massimiliano Frassi su Amedit.

Intervista a Massimiliano Frassi su Amedit.
Vi segnalo una bellissima intervista che mi è stata fatta,  presente nel numero appena uscito della prestigiosa rivista Amedit ed un editoriale altrettanto interessante. Leggete e diffondete, grazie:

http://amedit.wordpress.com/2012/03/23/piccoli-fuochi-di-prometeo-intervista-a-massimiliano-frassi/

http://amedit.wordpress.com/2012/03/23/la-faccia-rassicurante-dellorco-riconoscere-e-punire-i-reati-di-pedofilia/

Una breve riflessione sul futuro delle vittime.

Grande  successo ieri sera a Matrix (con record di ascolti! Qua trovate la puntata:
http://www.latvsulweb.com/programmi-tv/matrix/puntata-matrix-del-24052011/?type=med&code=video%2Fmatrix%2Ffull%2F228136%2Fchiesa-e-pedofilia.html ).
Mi state letteralmente sommergendo di messaggi e di lettere, grazie di cuore, a breve rispondo a tutti.
Vorrei sottolineare solo una cosa che, in puntata poi non ho più detto, ovvero quella del futuro delle vittime e del loro dolore, riflessione questa nata dopo che uno degli ospiti di Matrix, Francesco Zanardi, ha detto che “dalla droga si esce e dalla pedofilia no”.
È questo un tema per me “caldo” che chi mi segue da anni e legge questo blog, conosce molto bene.
Da sempre il mio/nostro lavoro consiste (anche e soprattutto) nel restituire dignità e futuro alle vittime, lavorando con loro proprio affinché “escano” da quel abito stretto troppo stretto per indossare le maglie della vita.
E quella ferita cicatrizzarla. Non rimuoverla, ma cicatrizzarla.
Cicatrizzarla significa smettere di farla sanguinare, smettere di darle potere.
Anche per questo abbiamo dato il via ad un esperimento per ora unico in Europa, ovvero il coordinamento delle vittime e dei loro familiari.
http://www.associazioneprometeo.org/pilot.php?cl=2&im=3&ip=0

“Maria” ha 86 anni e quando la incontro piange come quando aveva 3 anni (83 anni fa) e hanno cominciato a farle del male. Ha letteralmente gettato via la sua vita, poiché nessuno l’ha mai creduta, abbracciata, consolata, amata.
Lei stessa si è impedita di diventare madre (perché “se fosse nata una figlia femmina come avrei potuto proteggerla?”).
Ed ha vissuto in completa solitudine. Con quella ferita, aperta apertissima.
Luciana pure ha iniziato a subire abusi all’età di 3 anni. Quando l’ho incontrata alcuni anni fa era luglio ma portava un pensate maglione di lana, per coprire soprattutto le braccia, ricoperte di tagli “freschi”.
Faceva fatica a guardarmi negli occhi e tremava, malgrado i 40 gradi esterni.
Oggi sta per sposarsi. Ha un fidanzato fantastico. Progettano già di diventare genitori. In più si è laureata e lavora a contatto con i bambini.
Le sue colleghe mi confermano essere bravissima.
Continuerò ad impegnarmi per Maria, ma voglio che sia Luciana l’esempio. A lei devono guardare i sopravvissuti. E da lei imparare che l’abuso non dura in eterno.
Altrimenti dovremo continuare a raccontare storie, come quella che trovare nel post seguente a questo. La storia di Carlotta….

(ora sì, ho detto quello che dovevo dire e spero di essere stato chiaro).

“Leone? Macchè, una formica. Hai mai provato a dormire con una formica nel letto?”- intervista a Massimiliano Frassi

Contro la pedofilia conta capire più che indignarsi.
Al Grand Hotel di Como un tema scomodo.

“Filia” vuol dire
amore, e di tutto possono essere capaci i pedofili, tranne che di amore. Proprio per questo c’è chi propone di non chiamarla più pedofilia, bensì pedofagia. Perché il loro è un famelico, feroce, avido fagocitare e divorare l’innocenza della vita, finendo per umiliarla, annichilirla, distruggerla. L’orrore della pedofilia nella sua drammatica scottante attualità obbliga non solo a una reazione di indignazione ma anche ad una presa di coscienza, affinché si possa arrivare in tempo prima dell’orco, affinché si possa imparare a tradurre i silenziosi messaggi di aiuto che le vittime lanciano al mondo degli adulti, restando il più delle volte inascoltati. Sul delicatissimo tema della prevenzione dell’abuso sui minori questa sera, presso il Grand Hotel di Como, il Lion’s Club Como Lariano ha organizzato un incontro, in cui prenderà parola anche Massimiliano Frassi, presidente dell’associazione Prometeo e autore di libri, “L’inferno degli angeli” e il nuovo “Il libro nero della
pedofilia”, che nonostante l’argomento “scomodo” hanno registrato una attenzione e un riscontro tra il pubblico non indifferenti.
Frassi si presenta come una persona “che ha avuto una bellissima infanzia ma che un giorno, attraverso un forse non casuale percorso di vita, ha deciso di restituire la sua stessa infanzia a chi se l’era vista sottrarre, dedicando la sua vita alla causa della lotta alla pedofilia, stando dalla parte dei bambini abusati, ridando loro un futuro ed una dignità”.
L’impegno di dedicare la se sue energie e la sua vita alla causa dell’infanzia violata sono cresciuti man mano che Massimiliano seguiva “un percorso naturale.
Operavo già nel campo dell’emarginazione grave adulta e poi da lì ho spostato l’attenzione verso quelle persone che chiedevano il mio aiuto, i bambini. Quando i numeri delle richieste d’aiuto cominciarono ad aumentare nacque la necessità di creare una rete nella città dove eravamo nati (Bergamo) tra le forze dell’ordine, poiché il sommerso era enorme”.
Ma perché? Cosa può aver spinto un uomo a sposare una tale missione?
“Sono solito ripetere una farse come risposta a questa domanda: chiunque veda ciò che ogni giorno vedo io, chiunque ascolti ciò che ogni giorno ascolto io, non potrebbe che fare le stesse cose. Anzi forse farebbe ancora di più, o di meglio.”
Una delle caratteristiche più evidenti di Frassi è l’uso di toni “senza peli sulla lingua”, diretti come un pugno in pieno stomaco.
“Non è una scelta di pancia, bensì una scelta ragionata. I tono scomodi non sono una voce presuntuosa, sono un grido di dolore. Sono il modo per dire, adesso basta, questo è quanto accade, smettiamola di prenderci in giro edulcorando ciò che non è edulcorabile. Attraverso il blog sono riuscito a dare al voce alle vittime. A “insegnare” loro ad alzare la testa, a guardare in faccia l’orco e fare in modo che sia lui ad abbassare gli occhi”.  Con l’associazione Prometeo Frassi si è occupato di tanti, troppi casi in questi ultimi anni.
Negli ultimi mesi in particolare,le vicende di Sarah Scazzi e Yara Gambirasio hanno sollevato un’ondata emotiva molto forte che ha portato a impennate nelle richieste di aiuto.
In quasi tutti i casi si avverte nei protagonisti la consapevolezza che nessuno è al sicuro. Non solo, emerge che chiunque sia “bambino” oggi possa correre un rischio (“poiché la pedofilia non è legata a fasce deboli o emarginate e l’abusante non è il matto analfabeta”), ma emerge soprattutto la solitudine della vittima. Che viene sempre più emarginata, lasciata in disparte, isolata da una società disattenta, o peggio ancora, complice. Che sta dalla parte dell’abusante e non dell’abusato, perché magari lui indossa un “ruolo” particolare. Un caso emblematico a tal riguardo è quello di una bimba abusata per anni dallo zio di famiglia. La bimba subisce abusi ma non ne parla mai con i genitori che pure
capiscono il suo malessere, la sua mancanza di serenità, senza riuscire però a dare un nome a quella tristezza. Poi un giorno arriva in paese un prete, che “coi ragazzi ci sa fare”. E la mamma “consegna” nelle sue mani la ragazzina, affinché  la piccola torni a farsi degli amici. E
quando lei si confida con lui, chiedendo aiuto, lui pensa di abusarla. E la piccola si convince che tutti gli uomini, peggio, i maschi siano così. Dei vili abusanti.
La faccio breve: si scopre tutto, si denunciano i carnefici (condannati anche dalla cassazione, uno è in carcere, uno si è tolto la vita dalla vergogna di essere stato scoperto) ma da allora la bimba vive lontana da casa, ospite di un parente, perché in paese non può più tornare.
Oggi, dopo anni di sofferenza, di un vero e proprio Inferno, dopo la parola morte, intesa come desiderio di farla finita, entrata nel suo vocabolario, è diventata un bellissima ragazza, “serena, combattiva, ch diventerà a sua volta una mamma dolce, ed attenta”.
Il lavoro di Massimiliano Frassi e di Prometeo vanta premi e riconoscimenti non solo in Italia, ma anche a livello internazionale. Se nel 2006 Prometeo ha ricevuto il premio Giudice Livatino “Pro Bene Justitiae”, da anni l’associazione collabora con Scotland Yard, una collaborazione operativa sia sui casi specifici che sul fronte della formazione. Non è facile restituire la dignità, il sorriso e la speranza di un futuro di
vero amore ad un’anima violata. “Per il resto posso dirle che siamo come delle formiche. Non dei leoni, no delle formiche. Se lei vede il leone scappa. Ma si è mai trovata una formica nel letto?”.
di E. Ornaghi – 19/04/11 – l’ora-

“SEMBRA IERI MA È UNA VITA FA”.
Si firmava Greta Blu, e con questo pseudonimo siglava bellissime favole per bambini nel sito degli amici di Aquilone Blu.
Poi il destino, quello ineluttabile contro il quale niente e nessuno può fare nulla, ce la portò via.
Oggi al ricordo recuperando una bella chiacchierata che io e lei ci facemmo e che per omaggiarla riportai anche nel mio libro “I predatori di bambini”.

<<COSI’ COMBATTIAMO GLI ORCHI>>
 Incontro con Massimiliano Frassi, presidente dell’Associazione Prometeo onlus.
Ha sede in Pisogne la segreteria dell’Associazione Prometeo onlus, fondata circa 10 anni fa da Massimiliano Frassi, da tempo impegnato in prima linea nella lotta ad uno dei peggiori crimini che questa società possa sopportare: i crimini sui bambini.
L’abbiamo incontrato per una breve chiacchierata.
D: Frassi come nasce la Prometeo e quali sono i suoi principali interventi:
R: Prometeo nasce circa una decina d’anni fa ed è diventata, senza presunzione, una delle associazioni più attive nel campo della lotta alla pedofilia. Basti dire che è l’unica associazione italiana a collaborare direttamente con Scotland Yard, per riconoscerne l’operato. Per spiegare come è nata ma soprattutto perché, uso una frase del giudice Borsellino. Quando gli chiesero perché si occupasse di mafia disse, “vedo la gente intorno a me morire ed è un dovere morale occuparmene”. Togli mafia metti pedofilia e trovi il modo in cui Prometeo è nato. Ci occupiamo di bambini con due interventi: uno operativo, di contatto con le vittime e di supporto, ed uno informativo con corsi di formazione, convegni e pubblicazioni.
D: Da anni vi occupate anche di infanzia violata in Romania. Tu hai scritto anche un libro di grande successo (“I bambini delle fogne di Bucarest”più di 100mila copie vendute) sull’argomento, libro che a dicembre esce in una nuova versione aggiornata. Mi tracci al riguardo una fotografia di com’è la situazione oggi e di cosa state facendo?
R: …Bambini di pochi anni abbandonati in strada. Bimbi di strada portati via dalla polizia e rinchiusi in cliniche che ospitano malati di mente adulti. Pedofili che vanno liberamente a caccia. Che abusano, fotografano e spesso uccidono. Tasso di hiv pediatrico ancora al primo posto tra i paesi europei….Poche istantanee per una fotografia che denuncia il fatto che in questi anni siano cambiate poche cose.
Noi attualmente stiamo aiutando con delle adozioni a distanza i piccoli ospiti di un reparto di oncologia pediatrica di un ospedale di Bucarest. Ancora una volta abbiamo proposto alla gente la via più difficile. I “nostri” bimbi non sono forse “piacevoli” alla vista, anche se per noi sono i bimbi più belli del mondo. Sono soli. Malati. Spesso di un male che non dà scampo. Eppure grazie all’amore ed al sostegno delle famiglie, molte della Valle, che li hanno aiutati, abbiamo dimostrato che si può riaccendere la speranza anche nei posti più bui.
D: Parliamo del caso delle scuole materne di Brescia. Da quando è esploso siete stati travolti da un ciclone di infamie e di attacchi. Una condanna confermata a 13 anni ed un processo in corso. È stata restituita la credibilità ai bambini, ma sarà veramente così a Brescia se continua a esistere un Comitato e un sito internet che cercano di negare questa credibilità. Otterranno mai giustizia sociale questi bambini e le loro famiglie?
R: E’ il paradosso di questa società. I criminali, anche solo presunti, sfilano in strada e danno interviste difendendosi nelle piazze prima che nei tribunali. Infangando a destra ed a manca. Attaccando chiunque faccia della legalità ed in questo specifico caso, della tutela dei bambini, la propria bandiera.
Di Brescia non parlo. Ne ho la nausea. Prego solo ogni giorno per quei bambini, che a distanza di tempo dagli abusi stano malissimo. E auguro loro una vita migliore, lontano da dove stanno. D’altro canto basta veramente svoltare l’angolo, per trovare chi ti crede, ti appoggia e ti protegge.
Ogni qual volta sotto casa ti fanno una marcia a favore di stupratori di bambini o ti riempiono la cassetta della posta di volantini a dir poco deliranti non potrai mai avere una giustizia sociale. Né tantomeno potrai crescere serenamente e superare il trauma dell’abuso.
D: Però quello che la gente non sa è che tu da due anni vieni seguito passo dopo passo dal comitato di sostenitori dei pedofili che blocca le tue conferenze e manda ovunque lettere di insulti e di minacce a chi ti appoggia…
R: E’ vero sono un sorvegliato speciale. Ma peggio sarebbe se questa gente mi coprisse di complimenti. Finché mi insultano significa che il lavoro che stiamo facendo, sempre più difficile e delicato, è sulla strada giusta.
D: Ultima domanda: cosa serve per diventare operatori di Prometeo e perché, visto che la tua associazione opera a livello nazionale, mantieni la base operativa in un piccolo paese di provincia:
R: Serve quella che papa Giovanni XXIIII definiva l’intelligenza del cuore. E tanta, tantissima motivazione.
Quanto alla sede è un omaggio alle nostre radici, ai nostri figli, alla realtà dove abbiamo iniziato e dove è giusto rimanere. Oggi poi i confini geografici sono ridotti. Posso lavorare in contatto con Londra anche da Pisogne. Non devo spostarmi per forza in una grande città.

LE VOSTRE INTERVISTE – 1

PARTIAMO DA QUELLE "PIU’ PROFESSIONALI". QUESTO UNO STRALCIO DI UNA INTERVISTA PIU’ LUNGA E COMPLETA DI PROSSIMA PUBBLICAZIONE, FATTAMI DA DANIELA TUSCANO alisa PERLA ROSSA. BUONA LETTURA.

USCIRE DAL SILENZIO
Massimiliano Frassi: la pedofilia si vince. Con la parola e con il cuore
Una panoramica sul fenomeno pedofilia. Domande brevi e risposte brevi, nel limite del possibile: questi i termini. Una chiara fotografia di quanto sta accadendo, nel silenzio più totale. Ma anche un breve ritratto personale di chi ha deciso di “sporcarsi” le mani per difendere figli non suoi.
Incontriamo Massimiliano Frassi, presidente dell’Associazione Prometeo Onlus (www.associazioneprometeo.org) e autore di vari libri, tra cui il nuovo Predatori di bambini: il libro nero della pedofilia (Ferrari editore).
-         Cosa fa, in sintesi, l’Associazione Prometeo da te fondata?
“In sintesi: si occupa di dare una voce alle vittime della pedofilia. Oltraggiate, dopo la violenza, anche dai silenzi di una omertosa e distratta società, che le abbandona a sé stesse anziché aiutarle a rimarginare e a sanare le ferite”.
-         Perché Prometeo?
“Per il significato mitologico del termine. Prometeo rubò il fuoco agli dèi per donarlo agli uomini, andò quindi contro il “potere” per fare del bene. È quanto, per certi versi, facciamo anche noi. Unico rammarico: oggi il nome lo usano un po’ tutti, dalle finanziarie alle palestre, dalle riviste d’arte alle birrerie”.
-         La pedofilia è in aumento o è in aumento il fatto che se ne parla?
“Tutti e due. È un fenomeno in aumento ma allo stesso tempo se ne parla un po’ di più. Oggi si presenta in forme sempre più complesse, organizzate, protette. Muove interessi economici e non solo. Fa del male a bimbi piccolissimi e li condanna a una eterna ‘non-vita’”.
-         È giunto quindi il momento di accennare al tuo ultimo libro, Predatori di bambini, che in alcuni punti ricorda I sommersi e i salvati di Primo Levi…
“Già. Malgrado una piccola casa editrice ed essendo penalizzato da una pessima distribuzione, fino a oggi, con tre titoli, ho venduto più di centomila copie: se permetti, un vero e proprio ‘caso’ editoriale, nato spesso grazie al passaparola, o agli stand realizzati dai volontari dell’associazione. Predatori è, a mio avviso, la miglior fotografia mai realizzata sul fenomeno pedofilia; una chiara istantanea di cosa voglia dire il problema oggi. Chi è il pedofilo, come va a caccia, come imbroglia, come riesce a farla franca, come si traveste e si rende invisibile, come si organizza e fa del male… c’è proprio tutto”.
-         C’è un capitolo intitolato Ai sopravvissuti. Ancora una volta la voce delle vittime sopra tutto?
“È un atto dovuto. Sapevo che avrebbe scatenato gli animi e non sai quante lettere ricevo proprio per quel capitolo. Lettere importanti, di persone che non hanno mai raccontato prima il loro dramma e decidono di farlo con me. Un grande dono questo, una grande prova di fiducia. Ma, certo, anche una grande responsabilità. La paura di non trovare il tempo e le parole necessarie a dar loro l’aiuto richiesto, ma anche il desiderio di far capire loro che la forza si trova dentro di sé: solo lì comincerà la definitiva sconfitta di quel male che le bestie hanno seminato, segnando per troppo tempo le loro esistenze”.
-         Perché “sopravvissuti”?
“È il termine americano per indicare le vittime. Ma mi è sembrato il più appropriato, comunque siano andate le cose…”
- Tu sostieni che il pedofilo si annida in tutte le classi sociali. Fino a poco tempo fa, però, si pensava che la pedofilia fosse una perversione unicamente maschile, mentre oggi si scopre che ne sono affette anche alcune donne. Ne hai incontrate? Cos’hai da dirci in proposito?
“Da alcuni anni, in effetti, troviamo sulla nostra strada anche ‘predatori pedofili’ al femminile. Se in passato il fenomeno era più collegato alla moglie del predatore che era al corrente delle perversioni del marito, ma nulla faceva per impedirle, oggi abbiamo donne protagoniste attive di questi fatti. Suore, insegnanti, madri: purtroppo, anche qui, non ci si è fatti mancare nulla. Non serve alcun commento se non ribadire che, in quanto cancro devastante, la pedofilia non poteva ahinoi non toccare anche chi dalla pedofilia ci avrebbe salvato: le donne, appunto”.
-         Non voglio sembrare retorica né demonizzare un mezzo ormai entrato a far parte, per molti aspetti giustamente, della nostra vita quotidiana, ma Internet, con tutti i suoi pregi, è anche facilmente accessibile. Sarà mai regolamentato seriamente?
“Mai. Impossibile farlo, anche volendo”.
-         E coloro che pensano di arginare il fenomeno demonizzando certe categorie di persone? Mi viene in mente il documento vaticano che vieta agli omosessuali di accedere agli ordini sacri.
“Un testo ipocrita. È un modo pericoloso non solo di far passare ancora una volta l’equazione gay=pedofilo (equazione lontana anni luce dalla realtà, e te lo dice uno che di pedofili ne ha incontrati a bizzeffe), ma anche di voler evitare nuovamente di affrontare una volta per tutte il problema della pedofilia nella Chiesa. Urlando ‘Via i gay dai seminari’ si vuol convincere l’opinione pubblica di aver ‘ripulito’ il sistema e allontanato il pericolo abusi. ‘Pericolo’ che, grazie a documenti di questo tipo, se la sta ridendo alla grande, aspettando solo il momento buono per abusare di nuovo di qualche innocente”.
- Alcuni commentatori rilevano che certa sottocultura gay accetta, o almeno non condanna con fermezza, non tanto la pedofilia propriamente detta, ma l’efebofilia, che è l’attrazione per gli adolescenti. A me sembra che ciò si diffonda, tacitamente ma non troppo, anche presso il pubblico eterosessuale: penso ad alcune pubblicità diffuse persino su quotidiani autorevoli, e il continuo passaggio in tv di “lolite” sempre più giovani e ammiccanti.
“Non so se ‘una certa sottocultura gay’ accetti l’efebofilia, ma ritengo esatto il paragone con ‘lolite’ e loro derivati. Quanto alle posizioni di cui sopra, mi permetto di bruciarle in questi termini: il 98% dei bambini che seguiamo hanno meno di 10 anni. Anzi, a ben vedere, la media va dagli zero ai 4/5 anni: vittime ancora molto lontane dal mondo degli adolescenti ma, proprio per questo, tra le ‘preferite’ da certi soggetti. Che nulla hanno a che fare con la Chiesa con la ‘C’ maiuscola: ma nemmeno con possibili ‘tendenze omosessuali’. Mettiamoci in testa, una volta per tutte, che sono, semplicemente, criminali pedofili. Per i quali qualsiasi altro tipo di classificazione devia dalla reale natura degli stessi”.
-         Sappiamo che il tuo lavoro ti ha procurato molti nemici. Tu stesso, per sfida, hai scritto come slogan sul tuo sito: “Massimiliano Frassi nuoce gravemente alla salute. Dei pedofili”. La tua schiettezza dà fastidio. Sembra incredibile che esistano nemici di una causa così nobile.
“Si tratta di pedofili e loro ‘derivati’. Fine risposta. Nel senso che non voglio perdere tempo a parlare dell’immondizia del mondo”.
-         Anni fa ti occupasti di Aids…
“Quanti ricordi. I ragazzi che incontravo oggi non li avrei rivisti la settimana dopo… ed il mio cielo si riempì di tanti di quegli angeli che non puoi immaginare: forti come pochi, dovevano affrontare un mondo ostile e spietato quanto il male che li attanagliava. I baristi si rifiutavano di servire loro il caffè quando la malattia segnava i volti ancor prima del cuore. Anni dopo li ‘vendicai’ scrivendo in un libro che ‘mi faceva schifo chi non avrebbe mai stretto la mano a un sieropositivo ma la stringeva ogni giorno a un pedofilo’. Anche lì ho vissuto la preistoria del problema, oggi ancora presente ma – perlomeno nel ‘Nord del mondo’ – affrontabile con farmaci impensabili fino a pochi anni fa. Detto ciò, ai giovani dai 20 ai 100 anni resta valido il perenne invito: usate la testa e SEMPRE il preservativo”.
-         Hai lavorato anche come operatore di strada, fra prostitute e barboni…
“Ed è stata un’altra scuola di vita. Quasi una seconda Università. Utilissima per quello che faccio oggi.
“Pensa che, un giorno, portai una scolaresca in stazione e toccò agli stessi barboni far lezione agli alunni. Fu una bella risposta a chi rispondeva al problema del ‘barbonismo’ con le ronde e l’emarginazione. E allo stesso tempo fu indimenticabile per gli studenti e per i ‘professori’ che, quel giorno, tornarono a sentirsi meravigliosamente utili alla società”.
 
-         Parlami dei tuoi volontari. Sei soddisfatto del tuo gruppo?
“Oggi sì. Per anni mi sono accontentato di ‘quel che passava il convento’, circondandomi spesso anche di gente che, alla prima vera difficoltà, si è squagliata come neve al sole e non si è dimostrata all’altezza di affrontare questo percorso.
Le persone di oggi sono pulite, e questo non è poco; vale per loro ciò che scrisse tempo fa De André: è gente che va ‘un po’ più lontano’”.
-         A proposito di musica, tu citi spesso un altro cantante-poeta, Renato Zero. Mi chiedevo: cosa significano le sue canzoni per te? Segue il tuo lavoro? Ti ha mai contattato?
“Non so se mi segue, ma spero e credo di sì. Renato è la camera di decompressione per tutti gli orrori che ogni giorno affronto. La bombola d’ossigeno per respirare aria pura dopo tanta apnea. Un maestro. Sincero. Un esempio. Grande. Se penso alle difficoltà che incontro, mi torna in mente quel ragazzetto che girava le case discografiche con un baule di sogni e di trucchi. O che si esibiva per un panino o una coca cola. Se lui avesse smesso davanti a una porta chiusa, pensa a quanta poesia avremmo perso, quanto bene mai realizzato. Da lì, l’esempio di non arrendersi mai…”
-         Cosa pensi di Fonòpoli (la “città della musica” ideata da Zero per aiutare i giovani e i talenti in difficoltà e che dovrebbe aprire i battenti nel 2008, www.fonopoli.it, n.d.A.)?
 “Penso che, prima di un luogo fisico, sia un luogo del cuore. Un ideale che i n questi anni ha lavorato duramente con l’omonima associazione. Gli auguro di realizzarlo perché ancora una volta sarà un’oasi di speranza per tanta ‘bella’ gente”.
“Per quanto concerne invece la mia associazione mi preme ricordare il legame che da alcuni anni c’è, a livello professionale ed a livello personale, con l’associazione culturale Zenzero (www.zenzero.it), il cui presidente è il fratello di Renato, Giampiero. Hanno sposato la nostra causa e ci danno spazio ogni volta che possono. Una disponibilità che di questi tempi, credimi, è merce assai rara”.
-         In conclusione, c’è ancora speranza davanti a tanto orrore?
“Cito un altro dei più grandi poeti di sempre, John Lennon. Egli diceva ‘Love is the answer’, l’amore è la risposta. Nient’altro che questo”.
-         Le cose, quindi, possono cambiare…
“È una delle poche certezze. Cambieranno eccome, sarebbe innaturale se così non fosse. Sarà sempre più difficile, sempre più doloroso, ma alla fine ne sarà valsa la pena”.
 
 
(www.spazioforum.net, novembre 2005, poi ripubblicato in “Emmanuele”, 18 febbraio 2006)
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