Archivi per la categoria ‘le scuse dei pedofili’

Il pedofilo buono e recuperato.

Ho sempre apprezzato il lavoro svolto dalle Iene, quindi voglio credere nella loro buona fede e pensare che pure la Toffa sia cascata nella rete del pedofilo. Non so spiegare altrimenti il servizio mandato in onda ieri sera, dove un pedofilo che si è masturbato davanti ad una bimba di 12 anni (in realtà una ragazza maggiorenne che si fingeva però dodicenne) e che va ad incontrarla e poi cerca di portarsela via, agganciato e smascherato, si dichiara malato e cerca qualcuno con cui poter parlare. Non solo si fa dare l’indirizzo di una psicologa da cui apprendiamo che “è già andato ben tre volte”, rincuorandoci.
Servizi così sono un regalo all’ego dei pedofili, perché dimostrano loro che la possono sempre fare franca.
Anni fa studiai questo caso: Padre F. responsabile per il Vaticano negli Stati Uniti sul tema preti pedofili, nonché, oltre che sacerdote, psicologo, aveva in cura un pedofilo affidatogli dal tribunale ed in libertà vigilata…..
Relazionò dopo un sacco di incontri che “era guarito”. Uscendo dal suo studio, con tanto di relazione firmata, viene fermato dalla polizia stradale perché ha un fanale rotto.
Aprono il cofano e trovano il corpo di una bambina da lui rapita, abusata ed uccisa e scoprono che aveva fato lo stesso con parecchie altre. Padre F. da allora si occupa solo delle vittime, capendo la recidività ma soprattutto la non recuperabilità dei pedofili. Anche e soprattutto di quelli buoni, che vivono con mammà, paciocconi e teneri: come un orsetto? No come un grizzly…affamato.
zio pedofilo

59725_1185476801_medIl dipartimento di Giustizia Americano ha stilato le 5 scuse più utilizzate dai predatori di bambini per giustificare la propria natura.
Ve le riporto:
1) Negazione (“la vittima sta mentendo, non è accaduto nulla)
2) Minimizzazione (“è poi solo accaduto un paio di volte”)
3) Giustificazione (“io non sono un pedofilo io sono un child-lover)
4) Manipolazione (“il tutto è parte di una ricerca scientifica)
5) Attacco (“sono vittima di poliziotti violenti e associazioni di matti”).
 
Analizziamoli, brevemente, uno per uno, partendo dalla nostra esperienza:
1) la negazione: una costante.
Raro, rarissimo trovare un predatore che ammetta la colpa. Chi prova a curarli lo conferma. E conferma la pericolosità dei comportamenti “protettivi” di chi sta loro accanto. Che rafforzano in lui l’idea di non aver compiuto nulla di grave, impedendogli non solo di pagare per il reato commesso ma anche permettendogli di tornare a colpire una volta che le acque si saranno calmate.
2) Minimizzazione. Anche se pure questa voce, come le altre peraltro, si commenta da sola giusto è spenderci due parole.
Poiché non è il numero di volte in cui si è abusato un bimbo a decretarne il reato. Così come non basta avere nel pc dieci foto, anziché mille, per non essere un cacciatore di bambini.
3) Giustificazione: in questa forma ha senso nel linguaggio inglese. Tornerò domani sull’argomento aprendo con voi una discussione in merito. Qua dico solo che per questo motivo non useremo più la parola child-lover, ma d’ora in poi solo quella di child-molester. Poiché letteralmente il child lover è colui il quale vuole bene al bambino: qua invece si parla di molestatori, stupratori, manipolatori, aguzzini, mostri……
4) Manipolazione. Si manipola il bimbo per ridurlo al silenzio e si manipola l’informazione quando la pentola viene scoperchiata.
Abusare un bimbo per motivi scientifici o dire di aver cercato foto pedopornografiche per studi della stessa natura, vi apparirà come folle ma non è certo una novità ed accade più spesso di quello che vi immaginate.
5) Attacco. Spiacente ma su questo proprio non ne so nulla……….
CONTINUA…….
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