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Negata semilibertà a Chiatti
Nessuna clemenza per mostro di Foligno
Non potrà godere del regime di semilibertà Luigi Chiatti, il "mostro di Foligno". Lo ha deciso la Prima Sezione Penale della Cassazione. L’uomo è stato condannato dalla Corte d’Assise d’Appello di Perugia a trent’anni di reclusione per l’omicidio dei due bambini, Simone Allegretti e Lorenzo Paolucci. Chiatti aveva chiesto la semilibertà per la collaborazione prestata nel corso delle indagini sui due omicidi.
In particolare, la Prima sezione penale (sentenza 28870), respingendo il ricorso di Chiatti, spiega che "il contributo deve essere più pregnante e non può consistere, come nel caso in esame,nella sola confessione in relazione a fatti di cui il responsabile era già stato individuato ovvero nella ricostruzione di particolari secondari, non sempre coincidenti fra l’altro con i dati obiettivi,per l’accertamento della verità".
Per avere diritto ai benefici previsto dall’art. 58 ter dell’ordinamento penitanziario, "occorre invece – spiegano i supremi giudici – una vera e propria attività di collaborazione, concreta e fattiva, con le autorita’ inquirenti, che si traduca non soltanto nella semplice dissociazione, ma anche nell’adoperarsi per evitare che l’attività delittuosa sia portata a
conseguenze ulteriori". FONTE TG COM.

rondini

E’ PRIMAVERA SVEGLIATEVI….PEDOFILI.
 
In principio toccava alle rondini. Un improvviso guizzo fuori dalle nostre finestre e già capivamo tutto. Poi fu la volta dei nostri improvvisi cambi di umore e di quei mali, tanto disturbanti quanto figli del nostro benessere. Sbalzi di umore, depressioni, allergie.
Da un paio d’anni è la volta di Luigi Chiatti, mostro di Foligno, pedofilo serial killer, con un numero imprecisato di bimbi molestati e due bimbi certamente ammazzati a ricordarci che è arrivata la Primavera.
Da tre anni infatti quando l’inverno chiude le porte, dal carcere Luigi Chiatti si fa sentire con la sua voglia di uscire allo scoperto, nel vero senso della parola.
Ogni anno in questo periodo infatti i suoi legali chiedono permessi premio o riduzioni della pena. Quest’anno poi a romperci i cabasisi (Montalbano docet) c’ha pensato pure l’indulto. Ad ogni richiesta, nuovi dettagli sui suoi omicidi. E su di lui. E così apprendiamo che Chiatti se l’è presa anche con Dio, reo di “avergli fatto incontrare quei bambini”. Bambini come Simone Allegretti, di ben 4 anni, un bellissimo bimbo del quale Chiatti era “pazzamente innamorato, così tanto da provare quando gli era vicino “una gioia totale”. O bambini come Lorenzo Paolucci, fuori età avendo già ben 13 anni, ma non per questo immune dalla follia del geometra che lo abuserà e poi ucciderà massacrandolo con un temperino, prima di gettare il suo corpo in un bosco. Oggi Chiatti in carcere studia giurisprudenza e dà consulenze legali agli altri carcerati (conosco uno studio che lo piglierebbe a braccia aperte dimostrandone pure l’innocenza….peraltro lì non sarebbe solo……). Tempo fa ad una guardia disse “anche se uscirò tra 20 anni farò altri omicidi e stavolta con più attenzione”.
Secondo le tante perizie fatte, Chiatti ha “un disturbo narcisistico della personalità, al quale si accompagnano tratti sadici e condotte di tipo pedofilo, degrada l’altro in chiave esclusivamente egocentrica per trarne rinforzi, amore ammirazione, non ha pentimenti e ritiene che la colpa non sia sua ma degli altri e dei suoi problemi”. Problemi che risalgono a quando nell’orfanotrofio dove fu abbandonato dalla madre, Marisa Rossi, si traducevano con gli abusi quotidiani a cui veniva sottoposto dal direttore, don G.Z. (conosciamo solo le iniziali, purtroppo).
Fra 12 anni, grazie ai vari sconti di pena (legge Zozzini: 45 giorni in meno ogni 6 mesi di pena espiata) ed all’indulto (meno tre anni) Chiatti uscirà dal carcere. A seguire ci dovrà essere un reinserimento sociale per mezzo di una comunità o di una clinica specialistica. Ma anche la certezza, attestata dall’equipe che lo segue oggi, della sua “non pericolosità”. Poiché visto quanto il carcere italiano è riabilitativo, vorremmo annullare quell’appuntamento con la morte che tra un po’ di anni potrebbero avere i nostri nipoti.

NO COMMENT (ancora una volta ….l’avevamo detto!).
Perugia, indulto per Mostro Foligno
Richiesta accolta da Corte Assise
 
I giudici della Corte d’assise d’appello di Perugia hanno accolto la richiesta di indulto avanzata dal geometra folignate Luigi Chiatti, accusato del duplice omicidio di Simone Allegretti e Lorenzo Paolucci. A Chiatti erano stati negati tutti permesso-premio. I giudici non gli avevano mai concesso la possibilità di uscire, anche per qualche ora, dalla sua cella nel penitenziario di Prati.
Chiatti sta scontando una condanna a 30 anni di reclusione per l’omicidio dei due bambini. Venne arrestato il 7 agosto del 1993 subito dopo l’omicidio di Lorenzo Paolucci, che aveva 13 anni, mentre Simone Allegretti, di 4 anni, era stato assassinato il 6 ottobre del 1992.
In primo grado venne condannato all’ergastolo perché venne ritenuto pienamente capace di intendere e di volere. In appello la pena è stata ridotta a 30 anni, dopo il riconoscimento della semi infermità di mente. Decisione confermata in maniera definitiva dalla Cassazione il 4 marzo .

drago blog pedofilia
 
LUIGI CHIATTI BENEFICERÀ DELL’INDULTO?!
Ci sono situazioni così grottesche che, a volte, verrebbe voglia di urlare al cielo tutta la nostra impotente rabbia. Se non fosse che nemmeno da lì, forse, ci ascolterebbero. Sono tutte quelle situazioni dove il nostro concetto di legalità e di giustizia vengono annichiliti da una folle follia. Tanto grande da sembrare più una becera presa per i fondelli, che altro.
Luigi Chiatti quel ragazzetto con la faccia da impiegato di banca che nei primi anni novanta, ci insegnò con i fatti, prima ancora che con le parole, cosa significava essere un predatore pedofilo, abusando ed assassinando due bambini, prima che la Polizia non lo arrestasse e nominandosi sul campo “mostro di Foligno”, oggi torna ad essere folle protagonista di cronache ancora più folli di lui. Poco importa se lo si è sentiti spesso ripetere che “avrebbe ammazzato ancora dei bambini” e che in un modo o nell’altro li avrebbe rapiti tenendoli con sé.
E poco importa pure se non abbia mai dimostrato il minimo segno di pentimento ma al contrario da parte sua ci sia sempre stata molto chiara la lucida fredda e calcolata “scelta del male”, oggi Chiatti rischia di beneficiare dell’indulto. E su questo si gioca il grande paradosso di tutta questa vicenda.
Poiché malgrado l’indulto sia precluso ai pedofili, Luigi Chiatti non rientra in tale categoria ma risulta un omicida. Meglio un pluriomicida. E per gli assassini, anche se di bambini, questo fa la differenza.
Ma non è che siamo forse tutti vittima di una gigantesca, ed assurda, candida camera?! 
 

PREDATORI DI BAMBINI / una storia in pillole.
Seconda parte della storia di Luigi Chiatti.
pennywise
 
Luigi Chiatti è un pedofilo sadico, l’unica categoria di pedofili che in realtà ha subito gravi forme di abusi e maltrattamenti durante l’infanzia.
 
"Simone si è tolto la maglietta e i pantaloncini restando con le mutandine. L’ho fatto sedere sulla sponda del letto verso la testiera, ma prima del cuscino, e l’ho invitato a togliersi anche quelle, senza fargli alcun tipo di violenza, ma aiutandolo a togliersele. A quel punto quella fame di contatto fisico è cresciuta in me tanto da non poterla dominare… Il mio gesto è durato una manciata di secondi perché Simone si è messo a piangere. Per impedire che i vicini sentissero, ho avuto l’impulso di fermarlo e non so perché l’ho fatto, mettendogli dapprima una mano sulla gola, comprimendogliela in modo tale da farlo respirare, ma abbastanza forte da non farlo piangere. In quel momento ho incominciato a riflettere su quello che stava accadendo guardando la disperazione sul volto di Simone. Avevo fatto del male a un bambino ed era la prima volta, l’avevo sequestrato e questo era un reato grave. Di lì a poco sarebbero tornati i miei genitori e non sapevo che fare. Mi è parso in quel momento che mi rimanesse un’unica strada, quella di ucciderlo e ritenevo seriamente che fosse anche la migliore soluzione per lui…".
Brano di una deposizione resa da Luigi Chiatti.
 
Luigi Chiatti oggi è in carcere. Non si è mai pentito, anzi, in una intervista televisiva andata in onda su RAI 3, alcuni anni fa disse che “una volta fuori sarebbe tornato a colpire”.
Da due anni chiede un permesso premio……e da due anni come Associazione Prometeo, ogni qual volta si avvicina la sua richiesta rialziamo l’attenzione nei confronti della sua pericolosità.
Malgrado questo state certi che presto o tardi Luigi Chiatti, uscirà……
FINE ?

PREDATORI DI BAMBINI / una storia in pillole.
Oggi una storia di ordinaria pedofollia, che molti di voi conoscono anche se solo alla fine svelerò alcuni dettagli.
Un piccolo viaggio, scritto in modo schematico, per farvi capire quanta cecità, ma soprattutto quanti danni tale cecità può creare, laddove ci si occupa di pedofilia:
luigi chiatti
Questa è la storia di un bimbo, che nasce il 27 maggio 1968.
La madre, nubile, decide di non riconoscerlo e gli viene affibbiato il nome di Antonio Rossi.
Viene quindi affidato ad un istituto gestito da religiose.
In tale realtà, per colpa del suo aspetto (“è un bellissimo bambino”) viene abusato a cadenza quotidiana dal sacerdote, direttore dell’istituto.
All’età di 4 anni incomincia a manifestare comportamenti che verranno definiti “aggressivi e ribelli” e si richiede una valutazione psicologica finalizzata ad una adozione.
La famiglia che lo adotterà, si legge nella relazione, dovrà poter offrire:
“la massima disponibilità affettiva con molta dolcezza e pazienza”.
Ed ancora, la famiglia non dovrà “isolarlo, ma dovrà curare il rapporto con i coetanei, per non staccarlo troppo dal sistema di vita a cui era abituato in orfanotrofio”.
Passa un anno ed il 24 marzo 1974 Antonio viene affidato alla sua famiglia affidataria che lo adotterà ufficialmente un anno dopo, quando il bimbo prenderà quindi il nuovo nome.
Il bambino mostra subito ostilità.
Non lega coi nuovi genitori che pensano addirittura “di ridarlo indietro”.
Sono su di età e non vogliono però fallire come genitori.
Soprattutto col padre, un noto ed affermato medico, Antonio non lega.
Il padre è sempre al lavoro e quando è a casa sta attaccato alla tv (durante la cena rigoroso silenzio con 2 televisori accesi per non perdere i tg).
Il bimbo cresce, ma ai genitori appare sempre molto strano.
Non ha amici, non lega con nessuno, picchia spesso la nonna paterna ed all’età di 14 anni entra in terapia che però interrompe subito non legando col terapista.
Il ragazzo soffre di masturbazione ossessiva che lo porta ad avere frequenti perdite di sangue, che sporcano la sua biancheria intima.
Per vergogna non ne parlerà mai col padre medico ma lascerà sparsi per la casa gli indumenti sporchi facendoli trovare da sua madre.
Madre che però non ne parlerà mai con nessuno.
Nel frattempo lui non lega con nessuna ragazza ed ha una frequente fantasia:
“quella di fare la lotta con un uomo più grande di lui, di soccombere e di venire immobilizzato, diventando schiavo del vincitore”.
Non sogna però un rapporto omosessuale, sogna di amare i bambini, perché sono “puri e puliti” mentre sarebbe “disgustoso” avere rapporti con adulti.
A 19anni ha il suo primo rapporto:
il partner ha tre anni ed è figlio della famiglia che trascorre le vacanze con i suoi genitori.
Antonio ricorda ancora oggi con nostalgia quell’estate.
Nessuno, benché il rapporto si consumasse in casa ed alla luce del sole, si è mai accorto di nulla.
Nel 1989 i genitori trovano nella sua camera sempre chiusa a chiave vestiti e giochi per bimbi piccoli.
La psicologa da cui nel frattempo aveva ripreso ad andare dirà che quegli oggetti erano un”tentativo di recuperare un’infanzia perduta”.
Nel frattempo svolge funzioni di catechista in oratorio.
Ha un carattere molto mite, dolce, a tratti palesemente effeminato e si conquista facilmente l’amicizia da parte dei bambini, a cui spesso regala caramelle.
Più di una volta viene scoperto, dal parroco, mentre si fa masturbare da bambini. Scoperta questa che non porta però a nessuna denuncia
Nel ’92 nasce in lui ufficialmente l’idea di rapire dei bambini ed a questo punto avete capito che parliamo di Luigi Chiatti, mostro di Foligno.
In realtà la sua fantasia consiste nel rapire dei bimbi piccoli, portarli nella casa di montagna dei suoi genitori, vivere con loro finché non raggiungono l’età della adolescenza e poi riportarli in paese e sostituirli con altri bambini (sic!).
Luigi va in giro in auto a cercarli ed incontra così casualmente Simone Allegretti: Simone ha 4 anni ed accetta di buon grado di salire in auto con lui, per andare a giocare……
Il resto è storia………o forse cronaca nera.
Dopo l’arresto in seguito al secondo omicidio (quello di Lorenzo, 13 anni, molto timido, con cui lega facilmente), gli verranno fatte tutte le analisi possibili:
“Luigi non è affetto da alcuna malformazione cerebrale né soffre di disturbi fisiologici o neurologici; fisicamente e fisiologicamente è un uomo assolutamente normale”, si leggerà nella perizia fatta dal Tribunale.
“Si poteva evitare?” è la domanda che dopo questo breve e sintetico viaggio nella storia di Chiatti, ci poniamo.
“Sì, si poteva evitare” la risposta a cui giungiamo.
Bastava che tutti gli adulti che lo hanno frequentato facessero qualche cosa di diverso, dal voltare le spalle all’evidenza.
Quegli adulti, in un certo senso, colpevoli di quello che poi lui è diventato, di quello che lui ha fatto. Adulti che troviamo in questo elenco:
i genitori, i servizi sociali, la gente del paese dove viveva, le persone che frequentava, il parroco (“Luigi è un catechista perfetto” disse, quando molte madri si lamentavano del fatto che si masturbasse davanti ai loro figli!), ed ovviamente chi per primo ha abusato lui da bambino……….
 
CONTINUA – DOMANI LA SECONDA ED ULTIMA PARTE…..

ULTIM’ORA TG COM:

Niente permessi premio per Chiatti

Mostro di Foligno resta in carcere

La Corte di Cassazione ha negato i permessi premio a Luigi Chiatti, il cosiddetto mostro di Foligno. I magistrati hanno dichiarato inammissibile il ricorso presentato dallo stesso Chiatti. Questi, condannato per gli omicidi di Simone Allegretti e Lorenzo Paolucci, aveva fatto reclamo contro il Tribunale di sorveglianza di Firenze, che gli aveva negato dei permessi premio. Dunque Chiatti dovrà restare nel carcere di Prato dove è attualmente detenuto. La VII/a sezione penale lo ha anche condannato al pagamento delle spese processuali. Chiatti, oggi 38enne, sta scontando una condanna a 30 anni di reclusione per l’omicidio dei due bambini. Venne arrestato il 7 agosto del 1993 subito dopo l’omicidio di Lorenzo Paolucci, che aveva 13 anni, mentre Simone Allegretti, di 4 anni, era stato assassinato il 6 ottobre del 1992.
In primo grado venne condannato all’ergastolo essendo stato ritenuto pienamente capace di intendere e di volere. In appello la pena è stata ridotta a 30 anni, dopo il riconoscimento della semi infermità di mente. Decisione confermata in maniera definitiva dalla Cassazione il 4 marzo 1997.

Ho letto un’intervista rilasciata da Luciano Paolucci sul fatto che, come per primi abbiamo denunciato da questo blog, Luigi Chiatti, pedofilo assassino, ha chiesto un permesso per uscire dal carcere (oggi fortunatamente rifutato). Vi riporto, tra virgolette, la conclusione della sopracitata intervista; a dimostrazione ancora una volta di come questo mondo sia al contrario. Terribilmente invertito. E proprio per questo necessitante, oggi più che mai, dell’aiuto di voi tutti. Affinché possiamo non ascoltare più parole così da parte delle vittime:

D: Ma la famiglia Paolucci come riesce a vivere oggi, 13 anni dopo quella tragedia?

R: «Cerchiamo di tirare avanti come possiamo. Viviamo del mio stipendio e abitiamo in affitto in una casa popolare. Questa tragedia ha segnato la nostra vita e nessuno ha fatto nulla per noi, anzi… Per anni non mi è più interessato di nulla. Avevo una ditta tessile all’epoca e per ingrandirla chiesi un prestito in banca ipotecando una casa che avevo appena comprato. Bene, la ditta è andata in malora e a ottobre la banca mi porterà via la casa. Sperando che basti e che ci lascino almeno in pace. Ecco le condizioni nelle quali rimangono tante famiglie che vivono tragedie di questo tipo».

SPECIALE TOMMASO ONOFRI

 

 

 

il tono dei messaggi che seguono è volutamente forte. Disturbante ed “antipatico”. Ha avuto la meglio la rabbia e l’indignazione, a scapito di una doverosa professionalità. Ma visto che da parte mia non avete mai avuto inganni è giusto che quello che ho scritto, appaia ancora una volta così come è. Senza trucchi né artifici, politicamente corretti e portatori di benefici. Perché da oggi ricambiamo i toni e non concediamo più niente a nessuno. Soprattutto quando quel “nessuno” uccide ed abusa dei nostri figli.

 

 

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“Quante strade dovrà percorrere un uomo prima che lo chiamino uomo”: è il quesito che si poneva Bob Dylan nella storica “Blowin’ in the wind”, aggiungendo che la risposta “amici cari, sta soffiando nel vento”. Sono passati 30 anni da quella attualissima canzone e probabilmente il vento ha cambiato direzione. Mutato il suo percorso e finito chissà dove. D’altronde non diciamo spesso che “non ci sono più le mezze stagioni?” ecco deve essere così anche per il vento. Un giorno se ne è andato ed oggi chissà dove porta le sue risposte. Perché è di questo che abbiamo bisogno, di risposte e queste non le sentiamo proprio, nella fredda brezza che ci disturba in questa giornata finto primaverile. Un bimbo di 18 mesi negli ultimi 30 giorni è entrato nella nostra vita. Diventato nostri figlio. Per colpa o per merito dei mass-media (tv in primis) ci siamo legati a lui. Ai suoi occhioni azzurri. Al suo sorriso simpaticissimo. A quelle guance che attiravano benevoli pizzicotti. E piano piano lui è diventato parte di noi. Sempre più tristi, arrabbiati, confusi e preoccupati per la sua sorte. Avremmo voluto andare noi a riprenderlo, chissà dove. Avremmo voluto tenercelo noi stessi, per portarlo via da un mondo che “a pelle” sentivamo non piacerci. Fatto di lati oscuri, zone d’ombra, padri collezionisti di immagini pedopornografiche, realizzate da chi con le stesse modalità ha rapito ed ucciso a diverse miglia di distanza da qui, bambini coetanei del “nostro” piccolo, per farne merce per pedofili. E proprio per questo, altrettanto indifesi. Chissà che dalla tua storia non impariamo qualcosa. Non troviamo gli insegnamenti per cambiare rotta e tornare a difendere tutti i bambini poiché tutti sono da considerarsi figli nostri.  Allora e solo allora il tuo sacrificio non sarà stato inutile e nel vento avremo nuovamente trovato la risposta che avevamo perso. In caso contrario sarà la follia ad avere prevalso. Truccata e vestita da normalità da così tanto tempo che nessuno oramai la sa più affrontare. E tu, Tommy, rimarrai solamente un fatto di cronaca. Quello di un bimbo di 18 mesi, rapito e massacrato, probabilmente, a badilate perché voleva tornare dalla sua mamma. Non un bimbo qualunque. Il nostro bimbo.  

 

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TOMMASO – pensieri 5.

L’inchiesta è ancora aperta e come già dissi qualche settimana fa, continuo a sperare che il padre del piccolo Tommy sia innocente. Lo spero per lui, ma soprattutto per l’altro figlio rimasto.

Se fosse colpevole sarà il senso di colpa, spero, ad avere la meglio ed a punirlo a vita, più di quanto non farebbe

la Giustizia , ma se è innocente resta una colpa gravissima, forse altrettanto grave: l’aver raccolto materiale pedopornografico. Materiale che non dimentichiamolo, se comprato va a finanziare la seguente attività, compiuta in Italia ma prevalentemente in paesi “poveri”:

un gruppo di adulti caccia dei bambini (anche di pochi mesi d’età), li tiene segregati, li droga e li abusa sotto gli occhi di un cameraman che riprende il tutto e lo immette in rete, ad uso e consumo dei pescecani che navigano le sue più putride acque.

Quando l’abuso è compiuto dei bimbi ci si sbarazza….facile, e doloroso, immaginarsi come.

Il sig. Onofri, stando alle dichiarazioni fate alla stampa dagli inquirenti, di immagini realizzate in questo modo ne aveva più di 300.

Se il Tribunale confermerà tale notizia, a costo di essere volgarmente impopolare, sottolineo fin d’ora che non ci sarà nessuna differenza tra lui e gli assassini del suo bambino.

Poiché in entrambe i casi si è stati complici, più o meni diretti, del peggiore dei crimini.

 

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TOMMASO – pensieri 4.

Da 10 anni a questa parte combatto orrori impossibili da immaginare per la maggior parte della gente, cosiddetta “normale”. Occupandomi infatti di difesa dei bambini che subiscono abusi mi scontro, a cadenza pressoché quotidiana con i loro oppressori. Squallidi aguzzini, a volte abilmente mascherati, che godono nel torturare, stuprare, seviziare piccoli di pochi anni, a volte anche solo pochi mesi d’età. Non ho mai ravveduto in loro il minimo pentimento, il più piccolo segno di commozione, assente totalmente ogni forma di empatia. Il bimbo ai loro occhi era solo un oggetto. Da sfruttare fino in fondo e poi buttare. Come un sacco dello sporco. Dentro ad un sacco dello sporco. Nessuno di loro inoltre ha mai ammesso la propria responsabilità, nemmeno quando le prove, schiaccianti, li inchiodavano all’evidenza. Ma nessuno di loro, soprattutto, ha nemmeno mai accettato che le vittime si ribellassero. Coerenti con quella logica che nel mio ultimo libro “Predatori di bambini” me li ha fatti paragonare ai criminali nazisti, si sono sempre ribellati aumentando la loro dose di violenza quando la vittima inerme provava a dire NO!, lasciando intendere che avrebbe chiesto aiuto, che li avrebbe bloccati. Ieri. Silvestro Delle Cave, ucciso dopo che per mesi aveva subìto abusi, a cadenza quotidiana, da un gruppo di pedofili. Il giorno che si ribella e dice NO! viene ucciso e gettata in una discarica. I suoi resti appariranno anni dopo dentro ad una valigia, grazie a degli scavi. Simone Allegretti, vittima del mostro di Foligno, ucciso, soffocato quando chiama la mamma, perché Luigi Chiatti lo sta abusando, gli sta facendo del male. Oggi Tommaso, 18 mesi Tommy per l’Italia intera, picchiato selvaggiamente perché terrorizzato piange e chiama la mamma.

Tre esempi, su tanti altri, a dimostrazione di quanto codardi siano questi predatori. Poiché non ci vuole nulla per spaventare un bambino e non ci vuole nulla nemmeno per fargli del male…..nulla, quel nulla che questa gente ha ben radicato nel cuore, quel nulla che ha preso il posto della propria anima. 

                                                                          ***********  tommy 1 TOMMASO – pensieri 3: domande. 

Si può morire a 18 mesi per essere stati presi a badilate, nel 2006, in una società evoluta? 

Si può morire a 18 mesi dopo che ti hanno strappato dalle braccia di tua mamma per portarti via?

Si può venire oltraggiati, buttati ai margini di un torrente, come un sacco della spazzatura con gli avanzi di un pic-nic? 

Si può guardare in faccia un bambino e decidere di ucciderlo? 

Si può prendere per mano il carnefice e davanti alle telecamere sorridere, accarezzarlo e difenderlo?

Si può infangare chi difende i bambini e difendere chi li infanga?

Si può pensare che il giorno che tutti diremo basta, la risposta non permetterà loro più di farla franca?

Si può dire che non ci sia differenza tra chi ammazza un bimbo a badilate e chi lo condanna a morte certa per averlo abusato con lo scopo di rivendere le immagini di quell’abuso? 

Si può dire che chi scarica quelle foto è complice di quell’abuso e quindi, a sua volta, un delinquente paragonabile (anche) ad un assassino? 

Si può tollerare una giustizia che fronteggia i suoi rappresentanti a colpi di scoop (e di impreparazione!), manco stessero giocando un derby calcistico?

 

 

TOMMASO – pensieri 2.

 

Da Libero, martedì 28 marzo 2006: “Non c’entro niente con questo sequestro. Mi hanno indagato e l’ho presa malissimo….. Ai genitori di Tommaso dico forza e coraggio”.

Mario Alessi, 44 anni, muratore, non mi è mai piaciuto.

Facile dirlo adesso, doverosa quindi la spiegazione.

Mi ha sempre ricordato, fisicamente, uno dei compagni di merende del Pacciani. Una di quelle bestie che vivono tra noi, a volte nemmeno tanto nascoste. Bestie che basta guardare negli occhi per non trovare traccia di pietas cristiana né di amore. Emozioni annullate dal vuoto di una presenza. Sguardi bagnati solo di miseria umana. E di dolore. Da arrecare agli altri, senza empatia né sensi di colpa.

Non mi è mai piaciuto nemmeno quella donna al suo fianco, ennesimo esempio di quel lerciume che ben conosco. Moglie di uno stupratore che aveva abusato una ragazza disabile sotto gli occhi del fidanzato e che anziché averlo ripudiato e tenuto ben lontano da lei, l’ha difeso, prendendolo per mano davanti alle telecamere, ad uso e consumo delle casalinghe frustrate che seguono le altrui vite in diretta, dimenticandosi così quanto insoddisfatte siano le proprie. Con lei, totale negazione di ciò che una donna dovrebbe essere, tutti quei parenti e conoscenti che nel nome del solito ed ipocrita “lo conosco bene ha garantito che è estraneo ai fatti” andrebbero pure loro condannati al carcere. O perlomeno presi a sonore bastonate. Prima che passi il breve tempo che trascorreranno dietro alle sbarre e tornano ad uscire. Più spavaldi, forti e pericolosi che mai.  

 

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TOMMASO – pensieri 1

Sabato sera.

Rientriamo da Cuneo, dopo una giornata di lavoro, conferenze nelle scuole e riunione con i volontari della sezione locale. In auto chiacchiere, tra un cd e l’altro in costante sottofondo. Alterniamo Springsteen e Sting a De Andrè e

la Carrà (tranquillo Simone, te lo faccio il cd della Raffa, non chiedermelo più che te lo faccio). Canzoni, battute e riflessioni sulla giornata trascorsa. Stiamo per arrivare a casa, mancano pochi chilometri, quando ascoltiamo la radio. Le notizie di RTL si incalzano. “Auto della polizia a sirene spiegate”, “elicottero sulla città”, “campagna setacciata”, “tre arresti”. Si percepisce che la fine della storia è vicina, ma si trova anche la forza per dire quello che l’ultima notizia confermerà, “impossibile pensare che dopo un mese il piccolo sia vivo”. Arrivo a casa pochi minuti dopo alle 20,50; di corsa viene accesa la tv.

Mi attendo edizioni speciali, dirette e commenti per sapere cos’è accaduto. Cosa stia accadendo. Mi fermo subito su Rai Uno: è il  programma con il gioco dei “pacchi”,  ma la gente del pubblico è tutta in piedi. Commossa la giocatrice (una semianalfabeta cinquantenne), commossa la presentatrice, una Antonella Clerici conciata come la zia trans del mago Zurlì, commosso il pubblico. Aspetto che rompano il silenzio e dicano qualcosa e quando lo fanno mi pento di aver pensato che la tv pubblica avesse deciso di seguire il piccolo Tommy: in realtà sono commossi perché la giocatrice deve scegliere tra due pacchi, uno che contiene 250 euro ed uno di 250mila, ed alla fine accetterà “solo” 80mila euro, dando il via in quel momento ad almeno una decina di gommoni stra carichi di clandestini  convinti che nel nostro paese basti scegliere il pacco giusto per diventare milionari. Zapping furioso ed immediato…..nulla. Nessuno ne parla, nessuna edizione speciale, nemmeno

la Carrà che dedica il suo programma alla solidarietà ed ai bambini trova lo spazio per fare un monologo, il doveroso indignato commosso saluto, di un’Italia del cazzo.

Ipocrita come tutti quegli imbecilli che il giorno seguente riempiranno i telegiornali di frasi di circostanza (“ho anche io un figlio, ma che brutte cose”, blablablabla”), pronti a giudicare e piangere a comando, ma assenti nel loro ruolo di parte attiva di una società che ha bisogno di fermarsi qui e rinascere. Sperando che la volta successiva sia quella buona. Per la cronaca gli speciali televisivi arriveranno a tarda sera, dopo le 23,30 quando davanti alla tv ci sono solo quattro segaioli in cerca di telefoni erotici e poveri insonni, come noi, sopraffatti dalla rabbia e dal dolore……23,30, giusto il tempo di mettere le coscienze a letto, prima che pericolosamente si risveglino.

E caccino a calci in culo tutti questi portatori (in)sani di sofferenza.

 

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L’audio e’ stato cancellato dallo spazio su Splinder

 TOMMASO –  pensieri 6/6. 

  tommaso onofri

 Premessa:

2004 – 2006

 

 in loving memory

Riporto lo stralcio di un articolo che mi è stato richiesto dal quotidiano La nazione e che è stato pubblicato domenica scorsa:

“A volte è umano pensare che non ci sia più nulla da fare. chiatti

In una società dove, innegabilmente, i ruoli si sono invertiti.

Predatori di bambini e delinquenti in libertà.

Vittime al bando ed ai margini di una società volgarmente tollerante. Sempre e solo dal lato sbagliato della strada.

Luigi Chiatti, serial killer pedofilo quasi sicuramente uscirà il prossimo 11 aprile dal carcere. E la cosa, sinceramente, pur turbandomi non mi stupisce più di tanto.

Non sarebbe il primo…….

Grazie a quei percorsi di “reinserimento sociale” che rimettono i bambini a contatto con i loro possibili aggressori (ed isolando così ulteriormente le famiglie delle vittime). Lieti finalmente di potersi nutrire, grazie alla nostra omertosa passività.

Passività che senza becera retorica mi permetto di ritenere scossa solo dalle nominations per il Grande Fratello di turno, utili nel sedare il nostro impegno e quel riscatto di cui, tanti, troppi bambini hanno bisogno.

L’età media dei bimbi stuprati in Italia è scesa drammaticamente ed oggi spazia dagli zero ai quattro anni. Un sito pedopornografico frutta 90.000 euro al  giorno a chi lo gestisce. Centinaia di bambini ogni anno scompaiono, in Italia, o vengono abbandonati nei cassonetti. In città come Brescia nascono comitati a favore di persone condannate per abusi su decine di bambini all’interno di più scuole materne, mentre per tre volte all’anno in Italia si festeggia la giornata dell’orgoglio pedofilo.

Triste campionario questo, accolto però dal più completo silenzio. Arma imprescindibile per chiunque scelga (poiché la pedofilia non è una malattia ma una scelta!) di marchiare l’anima di un innocente. Parafrasando le parole di Oriana Fallaci, mi auguro che qualcuno raccolga questa sofferenza ed “il coraggio che ora non ha, il coraggio di piangere” insieme alle vittime “e di ribellarsi”.

Prima che sia troppo tardi.

Ammesso che troppo tardi, non lo sia già.

Massimiliano Frassi

La “Marcia degli angeli” si ferma……..

Me ne aveva parlato più volte e la notizia non è certo nuova. Ma oggi che Panorama ne riporta un’intervista l’ufficialità che acquisisce mette la parola fine ad una bella esperienza, utile ed importante, quella della Marcia degli angeli di Foligno, associazione creata da Luciano Paolucci, papà del piccolo Lorenzo ucciso da Luigi Chiatti. Non una resa quella di Luciano (“continuerò come tecnico e consulente”) ma certamente una sconfitta (“troppa fatica e pochi aiuti da parte delle istituzioni”) per chiunque difenda, a tutti i costi, l’infanzia violata. Nel frattempo Luigi Chiatti, l’assassino pedofilo, ha chiesto di ottenere i benefici che la legge gli consentiranno per poter usufruire di licenze premio (!) e statene certi, e lo metto e riscritto fin d’ora, entro un anno da oggi la bestia uscirà. “E se gi vedesse Chiatti vicino ad un bambino?” chiede il giornalista a Luciano, dopo che quest’ultimo ha ammesso di averlo perdonato:
”sarebbe l’ultima azione della sua vita!”.

Nota: Nell’articolo, che a settembre inseriremo integralmente nel sito di Prometeo, Paolucci pare un nuovo filone di indagine nel caso Chiatti, la pista satanica, facendo capire che Chiatti avrebbe potuto avere dei complici………

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