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La nostra risposta all’orgoglio pedofilo! Il sostegno alle vittime dei predatori di bambini!

Tra orgogliosi ed orgoglioni 
 
La nostra risposta all’orgoglio pedofilo. Ma anche a quelle tonnellate di esperti che tra oggi e domani spunteranno come funghi per parlare di lotta alla pedofilia, loro orgoglioni più che (anti)orgogliosi.
Ritrovassimo un decimo di loro nelle aule di tribunale, dentro le vostre case, al vostro fianco……
 
pedofilia su facebookblog pedofilia massimiliano frassiMonica ha 30 anni e da almeno 20 non piangeva così. La bambina che è in lei non se l’è mai potuto permettere. Non più, almeno, da quella volta in cui ne parlò alla mamma e lei, anziché difenderla, le rispose che gli zii, o meglio, i maschi “quelle cose lì le fanno, poi si cresce e tutto passa”.
Vent’anni dopo piange, piange come mai aveva fatto prima, mentre il male del passato si fonde con la solitudine del presente, sconfitta solo grazie alla presenza di altre 150 bambine come lei, riunite nel dolore.
Siamo a Bergamo, dove per due giorni, l’Associazione Prometeo onlus (www.associazioneprometeo.org) ha organizzato una riunione che a detta degli organizzatori è stata “storica”. 150 famiglie provenienti da tutta Italia (in rappresentanza di almeno altre 1.000), dalla Sicilia al Trentino, hanno aderito al coordinamento “vittime di abusi sessuali”.
150 storie che, se solo uscissero tutte insieme da questa stanza, “travolgerebbero certe coscienze ancora troppo assopite”, dice Marco, papà di una bimba di due anni, abusata dallo zio, “lo zio preferito”, quello più amichevole, “che lei aspettava con gioia fino a quando non ha scoperto il mostro che si annidava in lui”.
Sono genitori di bambini, che spesso per la giovane età non sono creduti, ma anche adulti, vittima di un abuso accaduto 10, 20, 30 anche 60 anni fa, ma mai affrontato, mai creduto, e quindi ancora vivo dentro di loro. Sulla loro pelle.
nuovo logo giornata orgoglio pedofilo dicembre 2005Chi ha subito abusi da piccolo e non è stato aiutato guarda con sincera ammirazione ed un pizzico d’invidia, quei genitori che oggi qua dimostrano di stare affrontando l’inferno per difendere i propri cuccioli.
La figlia di Ines ha subito abusi dall’età di 5 anni. Il vicino di casa, “amorevole zio, sempre presente e generoso” non ci impiegò molto a plagiarla ed obbligarla al silenzio.
Quando raggiunta l’età dei 10 anni la piccola non voleva più uscire di casa, soffriva di attacchi di panico e disturbi alimentari, non parve vero alla donna di poter chiedere aiuto al giovane curato, appena arrivato in paese, tanto bravo a detta di tutti, di quelli che “coi ragazzi ci sanno fare”.
Già. Ci sapeva fare il “don”. Così bene che quando la madre gli consegnò idealmente la propria figlia, non perse tempo. E per la bimba inizieranno altri lunghi, indimenticabili giorni: di abusi.
Per fortuna, almeno qua, la Giustizia ha fatto il suo corso ed ora dopo due condanne in primo e secondo grado si aspetta, impazienti, l’esito finale della Cassazione. Fallita invece la giustizia sociale. La mamma ancora oggi non può prendere il pane né fare la spesa nel paese dove il tutto è accaduto, paese che la bimba ha lasciato da tempo, vivendo lontano, con dei parenti. “Qua non torna, se non il fine settimana, credo che al di là degli abusi la cosa che più l’ha ferita siano stati i messaggi dei suoi compagni, sms di insulti e minacce, gli stessi che durante le lezioni la obbligavano a barricarsi in bagno, mentre gli insegnanti non intervenivano”.blog pedofilia massimiliano frassi
Anche per Teresa la strada non è stata facile. I predatori che hanno fatto del male a sua figlia e ad altri bambini stanno in carcere: trattasi di Valerio Apolloni e Vanda Ballario, rispettivamente dirigente scolastico e insegnante di scuola materna. Condannati in Cassazione scontano poco più di due anni, avuti col rito abbreviato, un’inezia rispetto al crimine commesso.
Il padre del pedofilo ha creato un comitato che ha agito in tutta Italia diffondendo l’idea che i bambini queste cose se le inventano. Per lui il 99% degli abusi italiani sono falsi. E spesso i suoi dati sono stati presi per veri. Commenta Massimiliano Frassi, presidente di Prometeo, "se mi si passa la battuta è come se si fosse chiamato il fratello di Totò Riina a parlare di mafia”.
Anche Teresa ha lottato duro, l’ha fatto quando le arrivavano a Natale gli auguri per posta da parte del comitato falsi abusi, o quando trovava la via sotto casa tappezzata di manifesti a favore degli abusanti della figlia. O ancora quando l’incidente probatorio della piccola era stato messo in internet, così come le foto della bimba durante la perizia, lì in rete “con le gambe aperte…..”.
”Ho sofferto tantissimo, ma rispetto a quello che hanno fatto alla mia bambina, quello che ho provato io non è nulla e per questo lotterò più forte di prima, insieme agli altri genitori”.
Il dolore le viene placato, oltre che dagli altri partecipanti al gruppo, da un sms dellalibro di massimiliano frassi figlia che arriva nel momento giusto: “sono orgogliosa che tu sia lì per difendere altri bambini”.
”Oggi vediamo la luce fuori dal tunnel” dice Marta, il cui ex marito, stimato catechista, ha abusato dei propri figli per anni, “siamo tanti, forti e molto arrabbiati” rincara Elena, la cui piccola insieme ad altre 10 è stata abusata da un insegnante di teatro. “Da oggi ogni vittima che verrà attaccata, diffamata, non creduta, avrà un esercito di persone perbene al suo fianco”. “La due giorni è stata un momento importante” ha dichiarato Frassi, non solo “per elaborare un enorme mole di dolore, ma anche  per portare avanti delle proposte collettive, in un momento storico così particolare. L’età media dei bimbi abusati in Italia spazia da 0 a 4 anni. Per il pedofilo l’unione di forze significa paura, poiché lui vince se vince l’omertà”.
Il comitato di vittime a breve chiederà un incontro al Papa: “vogliamo farlo perché crediamo alle sue parole, ma chiediamo che alle stesse debbano seguire dei gesti concreti. Portargli la nostra sofferenza, sarà un modo per poterla condividere e come ha insegnato questo gruppo, sconfiggerla!”.
 pedofilo predatore blog frassi
Per aderire: info.associazioneprometeo.org   oppure Tel. 0364 880593
Qua l’ articolo integrale:
http://www.associazioneprometeo.org/pilot.php?action=new_pg&cl=2&ip=3&iv=3&i
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Il nuovo orgoglio pedofilo: ALICE’S DAY.
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Ciò che più colpisce chi come il sottoscritto lotta ogni giorno contro i pedofili ed i loro sostenitori non è più (solo) la tipologia di abuso messa in atto, grave delinquenza che credo vincerebbe ogni classifica della categoria crimini repellenti, ma la spavalderia, la sfacciataggine, l’arroganza dimostrate.
Non c’è predatore di bambini che oggi non giochi la carta della visibilità, posando piangente in qualche bel salotto televisivo o su qualche rivista patinata. Non c’è suo sostenitore che non marci e predichi a favore della specie.
Ma non finisce certo qua. Non sazi per gli abusi perpetrati, da alcuni anni i pedofili festeggiano il boy love day, giornata dell’orgoglio pedofilo. Come se non bastasse la festa cade due volte all’anno. Ma a quanto pare ancora non sono sufficientemente appagati ed hanno quindi ancora più bisogno di festeggiare il proprio deviato io.
Per questo domani 25 aprile, ma pochi lo sanno, nel mondo intero si festeggia una terza giornata, battezzata “Alice’s day”, il giorno di Alice. Dedicata a Lewis Carrol, l’autore del libro “Alice nel paese delle meraviglie”, libro peraltro molto amato nel mondo pedofilo, Alice’s day è la festa dei pedofili “attratti sessualmente dalle sole bambine”. Pedofili quindi che, rispetto alla specie che va a caccia di chiunque abbia un’età sufficientemente piccola, indirizzano le proprie pulsioni solo verso le bambine. Oggi questi predatori si racconteranno, nei loro blog lasciati impunemente on-line, di quanto sia bello far l’amore da Trieste in giù. Meglio se con una bimba. Magari di tre anni.

La mia risposta al Boy Love Day.
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L’INFERNO DEGLI ANGELI.
Per due giorni staremo zitti. Parleranno gli altri. Come sempre.
Come quando si celebra la giornata mondiale per l’infanzia, ad esempio, o come quando, di recente, esaurito il filone Cogne certi sciacalli televisivi hanno banchettato coi bambini di Rignano o di Brescia.
Ho pensato parecchio a cosa scrivere per coprire il vuoto di questi due giorni.
Mettere nuovamente una qualche  foto? Alzando magari ancora di più il livello della durezza per calcare l’acceleratore della denuncia sociale, dato che oramai pare essere l’unico modo per scuotere certe coscienze?!
No…..già fatto.
Una nuova raccolta firme o un sit-in?….no comment.
Un articolo dove fare nomi e cognomi dei pedofili, attirandosi magari qualche nemico in più? ….non originale, dato che qui lo si fa da sempre ogni giorno.
Allora ho pensato di postare questo mio capitolo. Tratto dal mio secondo libro “L’inferno degli angeli”.
Lo posto perché unisce due fronti del mio lavoro, i bimbi abusati in Italia ed anche una piccola parte di Romania.
Ma lo posto perché è l’unica risposta a chi festeggia l’orgoglio di essere ciò che è, ma anche a quei tromboni che si indignano solo per compartire sui giornali ed avere un po’ di gratuita visibilità, sulla pelle dei bimbi che tanto, si sa, non proteggerebbero mai.
Molti di voi questa storia l’hanno letta, non importa.
In qualsiasi caso rileggetevela tutti quanti, partendo da una premessa. Inedita.
La bimba di cui parlo a settembre andrà all’Università.
Sta benissimo. E’ bellissima.
E quei i ricordi sono solo sfumati sogni incolori.
Questa, proprio questa l’unica risposta ai pedofili, coerentemente orgogliosi, o mascherati:
 
FANCULO PEDOFILIA!!!!!!!!
E FORZA BAMBINI!!!!!!!!!!!!!!!!
 
blog pedofilia
CAPITOLO 1 – DA L’INFERNO DEGLI ANGELI DI MASSIMILIANO FRASSI.
LA BIMBA, IL BOSCO, GLI ORSI
 
 
“Sono storie da dimenticare,
come sanguina il tuo cuore, però!
Vincerà l’amore, sulle tue paure…”.
Renato Zero – Storie da dimenticare.
 
Mi chiamo Martina, ho dodici anni e se sapessi scrivere, questo, sarebbe il mio Diario.
Da un anno ho smesso di grugnire ed ora posso parlare normalmente anch’io.
E’ bello dare un nome alle cose. Bellissimo poterle descrivere.
Prima, era tutto uguale. O forse, più semplicemente, se anche avessi saputo parlare nessuno sarebbe mai stato a sentirmi.
Prima, vivevo con mio padre e con i miei due fratelli, handicappati mentali, in una baracca nel bosco.
Pochi metri. Un grande letto matrimoniale, col materasso marrone. Un catino di plastica ed un piccolo fornello arrugginito, appoggiato ad un vecchio tavolo di legno. Senza sedie.
Tutti insieme, appassionatamente.
La mamma se n’è andata quando avevo quattro anni.
Il papà ha cominciato a violentarmi quando avevo quattro anni.
Non so dove sia andata la mamma.
Non so perché ancora lo chiamo papà.
Un paio d’anni dopo, hanno incominciato anche i miei fratelli, a violentarmi.
A volte andavano avanti per ore.
Io svenivo, perdevo sangue, ma niente di tutto ciò li fermava. Anzi. Il sangue a loro piaceva. E se svenivo era meglio, così non sprecavano le forze a dovermi tenere ferma.
Papà era sempre ubriaco. Non lavorava. Passava le giornate in casa e se si allontanava era solo per poche ore, “tanto non rimani mica sola, ci sono i tuoi fratelli a prendersi cura di te” mi diceva scoppiando a ridere e mostrandomi così i suoi denti neri.
Lui era molto grande, forte e robusto.
Anche i miei fratelli erano grandi.
Forti e robusti. 
E cattivi.
Non ricordo di aver mai fatto un pranzo regolare. Né tantomeno di essermi mai lavata.
Non era come qui. Qui mangio ogni giorno. Con i miei nuovi amici. E ogni giorno mi lavo, con l’acqua calda che esce dai rubinetti ed il sapone che mi profuma la pelle e mi scioglie i capelli.
Là non serviva lavarsi. Papà non lo faceva mai. E nemmeno i miei fratelli.
Al massimo, qualche volta l’estate mi immergevo nel ruscello, ma era cosa rara, perché non potevo mai allontanarmi troppo dalla casa.
Quando la suora è venuta a prendermi papà era così sbronzo che non si è nemmeno alzato da terra. I miei fratelli invece sono stati immobili in piedi a fissarla per tutto il tempo.
Io avevo i pidocchi ed i capelli erano così appiccicati che hanno dovuto tagliarmeli a zero. Avevo undici anni e a pensarci bene, pesavo poco più che un chilo per anno. I miei fratelli sono rimasti lì. Sicuramente gli manco. Chissà con chi se la prenderanno adesso che non ci sono più io. Forse si faranno le brutte cose tra di loro.
I vestiti che avevo addosso li hanno bruciati, non so perché.
Però me ne hanno dati di nuovi. Belli e puliti.
La mia prima vestina aveva così tanti fiori ricamati sopra che mi sembrava di essere un giardino. Ho pianto così tanto quando me l’hanno tolta, per mettermene una nuova, che per calmarmi mi hanno fatto un altro regalo.
Un bellissimo cagnolino di peluche, buffo e cicciotello, tutto marrone tranne che per le zampettine così bianche da sembrare neve. L’ho chiamato Flipper, come il delfino della tv.
La mia compagna Carolina dice che non si può, che il delfino poi è geloso e che Flipper è un nome solo da delfini ma io non le credo e poi a Flipper il nome gli piace e gli sta bene.
Per questo abbiamo anche litigato, ma poi facciamo pace subito.
Non si deve litigare con le persone che ami, è tempo buttato via.
Flipper mi ascolta. E mi difende.
Quando faccio ancora quel brutto sogno, lui mi difende.
Mi sveglio tutta sudata e lo stringo stretto forte a me.
Gli affondo dentro le mie dita che a volte ho quasi paura di passarlo da parte a parte.
Allora respiro profondamente, così almeno mi hanno detto di fare, e aspetto che le ombre passino mentre lui sta stretto tra le mie braccia.
 
Il sogno è iniziato tanti anni fa. E da allora l’ho fatto milioni di volte.
Io sono sola nel bosco, sto correndo ma continuo ad inciampare in lunghe bisce grigiastre e viscide, che mi attraversano la strada. Ed ogni volta che cado, mi faccio un taglio nuovo che mi fa uscire altro sangue.
Sangue che va a finire nella scia che ho lasciato dietro di me e che attraversa tutto il bosco e sembra quasi un fiume in piena.
Rosso e caldo. Pulsante. 
Gli orsi sono tre. Hanno le zampe ed il corpo come il lupo che una volta è venuto a bere l’acqua fuori dalla nostra capanna, ma la testa è quella dell’orso, ne sono certa.
Mi stanno rincorrendo e sono così vicini che sento il loro alito sul collo. Un odore rancido, d’alcool e sudore. 
Stanno digrignando i denti e le lunghe zanne affilate mi graffiano la schiena. Loro sono dietro di me, oramai mi hanno raggiunta ma io corro, corro a più non posso. Però non riesco a voltarmi, li sento ma non li guardo.
Se mi voltassi, anche solo per un attimo, sento che mi catturerebbero.
E sarebbe la fine. Altro dolore. Altro sangue.
Poi la scena cambia.
Non sono più in mezzo al bosco ma al centro di un prato così grande da non vederne la fine. Tutto intorno un mare di margherite, a tratti così fitte che sembra abbia nevicato, tanto grandi sono le chiazze bianche che hanno creato.
A pochi metri da me un sasso. Grande anch’esso.
Sopra c’è la mamma.
O almeno penso sia lei, dato che non ne vedo il volto, coperto com’è da un lungo velo nero che le avvolge anche il resto del corpo. In mano tiene una rosa. Che mi porge.
Ma quando la tocco le mie mani si sporcano nuovamente di sangue ed un brivido mi percorre tutto il corpo.
Poi tutto ad un tratto il sole va via ed incomincia a piovere. Lei si volta e io le chiedo di restare.
E’ la mia mamma, non può lasciarmi sola, anche perché gli orsi stanno per tornare, sento le loro grida in lontananza. “Mamma”, urlo, “Mamma”, “Mammaaaa !!! ”.
Invece è come se non avessi parlato. Scende dal masso e se ne va dandomi le spalle.
Allora afferro un lembo della sua veste e tiro con tutta la forza che ho.
Lei si volta di scatto e la veste che le scivola via scopre il viso.
Che è quello dell’orso.
Pronto per mangiarmi.
Quando ho finito di gridare oramai sono sveglia. Le lenzuola sono bagnate fradice.
Una mano stretta a Flipper, l’altra con le nocche ancora chiuse e rosse, per lo sforzo fatto a tirare via la veste.
La suora dice che un giorno questo sogno svanirà e non lo farò più ed io le credo poiché questa cosa mi fa stare tanto male.
Mi dice anche che imparerò ad amare gli orsi che non sono cattivi e non fanno del male ai bambini, come quello dei cartoni animati che con il suo amico al massimo ruba le merendine ai turisti che vanno a fotografarlo e fa tanto ridere la mia amica Carolina. Lui per esempio non ha i denti lunghi e non morsica nessuno. Anzi, è pure ghiotto di torte, come me.
Cinque mesi dopo che mi trovavo qui ero già raddoppiata di peso ed i capelli mi erano ricresciuti belli e forti, così diceva la suora, belli e forti.
Poi però è successo che siamo dovute tornare nel bosco.
Per tenermi qui la suora aveva bisogno che papà firmasse una carta ma lui non sa scrivere io gliel’ho detto però lei mi ha risposto che non importa bastava mettere una croce, è la legge, non possiamo farci niente, e allora siamo andate nel bosco.
All’inizio avevo paura poi sono stata contenta di rivedere il sentiero, il ruscello e anche la baracca e tutti quegli alberi che di giorno sono belli ma la notte fanno un buio così fitto che non vedi niente, nemmeno la luna, quando è tutta tonda.
Anche i miei fratelli erano contenti di vedermi ed anche il papà che all’inizio non mi aveva riconosciuta ma poi continuava ad accarezzarmi la testa e a dirmi che ero diventata proprio bella. Bellissima. Più bella che mai. Così bella che non mi avrebbe lasciata andare via. Sarei rimasta lì, con loro. Perché quella era la mia casa. Quella la mia famiglia. E magari adesso sarebbe tornata anche la mamma per vedere com’ero diventata.
E così dicendo ha preso l’ascia che usa per tagliare la legna ed ha cacciato con forza la suora, che urlava a più non posso ma lui le diceva che l’avrebbe uccisa, se non se ne fosse andata in fretta.
Quando un’ora dopo è tornata con la polizia del villaggio più vicino al bosco lui e i miei fratelli mi avevano nuovamente fatto le brutte cose. E stavano per ricominciare.
La suora ha pianto. Urlato e pianto. Io No.
Nemmeno quando per la seconda volta mi è capitato che mi togliessero la vestina e me la dovessero buttare via.
Ho capito che sarebbe stata l’ultima volta. Che nessuno mi avrebbe più sporcato. E poi a casa, quella vera, c’era Flipper ad aspettarmi, che non lo avevo portato con me per paura che loro gli facessero del male. Che sporcassero anche lui.
Ma soprattutto, non so perché, ho sentito che non avrei più sognato gli orsi. Mai più.
Non so cosa abbia fatto la polizia a mio padre ed ai miei fratelli, probabilmente nulla, ma non mi importa.
Perché da oggi so che vivrò per sempre qui.
Non ci saranno più, nella mia vita, baracche nei boschi né tantomeno orsi cattivi.
Starò qui. “Dove i bambini sono bambini”, come dice la suora, e dove gli orsi al massimo sono cartoni animati.
Qui dove imparerò a vivere.
Qui dove crescerò e diventerò grande. Insieme al mio Flipper.
Qui dove imparerò a leggere.
Ed a scrivere.
Pagine come queste.
 
“ Questa storia è liberamente ispirata ad un fatto vero.
Vera la Suora. Vera la “nuova” Casa. Veri gli Orsi ed il Bosco.
Finto il nome della Bimba. Vero quello del Cane ”.
 
p.s.: Ah, dimenticavo di dirvi una cosa importante.
Da ieri, qui abbiamo un nuovo ospite.
Ha pochi giorni di vita ma è già un bel bambino, dagli occhi azzurri come il cielo e dai capelli che sono già lunghi. Mangia e dorme, dorme e mangia. E ci regala grandi sorrisi, come a volerci dire che anche noi piacciamo a lui. L’hanno chiamato Mihail, come il nome della persona che l’ha trovato, abbandonato in un mucchio di stracci vicino al bidone dove noi buttiamo i rifiuti. Per fortuna che i topi che vanno a rovistare lì non l’hanno visto per primi, altrimenti, grossi come sono, se lo sarebbero sicuramente mangiato in un boccone. Hanno detto che la sua mamma è stata cattiva, ma io non sono proprio d’accordo. Rispetto a me infatti, lui è stato fortunato. Potrà partire da zero, senza rendersi conto di quello che gli è capitato. Come me, invece, è nato due volte. E la seconda, lo sento, è quella giusta.
Se il mio Flipper un giorno farà i cuccioli, uno sarà tutto suo………………..
 
 
.….ed a tutti i Flipper del mondo.
 
 
“Per ogni lacrima che scenderà,
un abbraccio ci perdonerà”.
Renato Zero – Pura Luce.
 
 
 Stampa_DVD def
NOTA:
La storia di Martina è stata messa in scena in modo “magistrale” dalla compagnia di Omar Ramero. Dalla prossima settimana sarà disponibile il dvd Angeli all’inferno, con questa ed altre storie. Per info. Contattateci : prometeobrescia@yahoo.it

DIAVOLO
 
A D. R. / A Domanda Rispondo.
 
D: Perché hai sempre preso le difese dei casi di pedofilia nelle scuole materne italiane?
R: Perché ho visto e conosciuto molti di quei bambini. Toccato con mano il loro malessere.
La loro fortissima sofferenza. Ho visto la loro paura, ancora viva. La certezza che per aver chiesto aiuto prima o poi verranno uccisi. O perderanno i genitori….
 PEDOFILIA IN BRASILE
D: Però a Brescia sono stati assolti.
R: Vero, per un processo. Facendo “uscire” dallo stesso le perizie mediche e psicologiche che confermavano gli abusi avvenuti e la credibilità delle vittime, grazie a quei “vizi di forma” che permettono ai delinquenti di stare in libertà ed alle vittime di essere oltraggiate.  E chiamando a propria difesa una nota esperta a livello internazionale che per soli 270mila euro 4 anni dopo gli abusi ha periziato i bambini……guardando le fotografie e dicendo che, “anche se le foto non sono chiare, penso che non abbiano subito abusi”…..Mentre in un altro processo, sempre a Brescia, c’è stata una condanna confermata in due gradi ed una dichiarazione della Procura dove si dice “ci sono numerosi complici ma purtroppo non siamo riusciti ad indicarli”: chissà come mai questo processo e queste dichiarazioni non le ricordano mai.
Trovo comunque di una stupidità infinita il richiamare una assoluzione come se per quello tutte le denunce fossero fasulle:con lo stesso criterio dovremmo assolvere tutti i criminali mafiosi, dato che il primissimo maxy processo per mafia, tenutosi nel lontano 1969, vide assolti tutti gli imputati “per insufficienza di prove” o “perché il fatto non sussiste”.
Sai chi c’era dietro il banco di suddetti imputati: c’erano Salvatore Riìna, detto Totò u’curtu, Bernardo Provenzano, detto U’Tratturi, il clan dei corleonesi al gran completo, Badalamenti, tutti assolti e quindi tutti innocenti.
 satani20
D: C’è chi parla di contagio:
R: Scambiando la pedofilia per l’influenza. Spacciandosi per conoscitori del fenomeno con una cultura da bar dello sport, quello nel quale il giorno dopo la partita sono sempre tutti allenatori. Anche se non sanno distinguere una palla da calcio da una da basket.
Trovo oltraggioso parlare di contagio, sminuendo il problema ed attaccando i genitori che in queste vicende perdono sempre e comunque. Perché il loro piccolo starà male, perché verranno isolati, perché nessuno starà al loro fianco….E’ la stesa cultura, di cui internet è pieno zeppo, che ad esempio nega “scientificamente” l’esistenza dell’Olocausto…..
 chaplin hitler
D: Perché molti personaggi che si dichiarano impegnati in prima linea nella lotta ai minori su questi casi non si fanno sentire?
R: Posso risponderti per quello che faccio io, non per quello che non fanno gli altri.
 BOTTE
D: In una recente intervista registrata per la Rai l’intervistatrice ti ha detto che tra le varie critiche che ti muovono c’è quella di essere lo Zorro dell’antipedofilia?
R: Se io sono Zorro vuol dire che i miei antagonisti ricoprono il ruolo del sergente Garcìa: un grosso goffo imbecille. Pertanto quella che doveva essere un’accusa mi pare una volta tanto invece un bel complimento.
 stupido
D: A proposito di oltraggi, la vostra difesa ad oltranza delle vittime, vi ha attirato moltissimi attacchi:
 R: Ma abbiamo imparato a gestirli ed a pazientare, in attesa di presentare noi il conto. Trattasi di attacchi giostrati ad arte, fatti da imbecilli per imbecilli.
Certo se stavamo tranquilli in un angolo, non alzavamo la voce per difendere le vere vittime avremmo avuto molti meno problemi. Magari potevamo organizzare un bel convegno e sottolineare che tutti i bambini subiscono abusi solo dentro le mura domestiche…….Ma allora tanto valeva occuparci di francobolli.
A turno hanno fatto di tutto per screditarci. Hanno scritto che eravamo ex preti cacciati dalla Chiesa e che per questo con la Chiesa ce l’avevamo. Poi invece che eravamo una setta di anticlericali. Quindi che eravamo pedofili mascherati da anti pedofili. Poi che eravamo collusi con magistrature e forze dell’ordine con il fine di portare alla gogna persone innocenti. Poi ancora che convincevamo le famiglie  che i loro figli erano stati abusati. Che facevamo rumore per depistare le indagini e far condannare dei poveri innocenti lasciando liberi i colpevoli. Che facevamo tutto questo per arricchirci. Ed un mare di altre str….. che mi vergogno anche solo a ripetere.  
 
blog pedofilia
D: I bambini però si sa avere delle fantasie….
R: Ma non di questo tipo. E non con una coerenza di sentimenti costante nel tempo. La vergogna, i sensi di colpa, il disagio, la sensazione di sentirsi sporchi, la paura. Nulla di questo nasce dall’invenzione. Da talune fantasie. Ma solo da tristi realtà.
 Adesivo_Sigarette

D: Ora si festeggia nuovamente l’orgoglio pedofilo. Ricordo una tua conferenza stampa di circa dieci anni fa a Bergamo, più o meno, dove denunciasti tale giornata. Perché non la si è fermata prima?
R: Forse perché la si è sottovalutata. O perché, io per primo, la si pensava più una manifestazione folkloristica. Invece quelle idee hanno preso piede dentro le aule giudiziarie, in certi tribunali e dal folklore si è passati all’orrore dello stupro, legalizzato.
CONTINUA……..
 

logo 2007
Capita sempre così. All’inizio sottovaluti la cosa. Sminuendola. Non considerandola per quello che è: un grave effettivo pericolo.
Ed anche quando il problema si palesa in tutta la sua drammaticità pensi che sia opera di un gruppo di sbandati. Qualche bonaccione, un po’ provocatore un po’ “cazzaro”, che non ha ben capito il limite tra l’ironia, pungente e dissacrante, ed il cattivo gusto, evidente.
Poi scopri che quelle idee appaiono sui giornali, certi giornali. Che qualche ospitata televisiva, in quei programmi dove le arene tra innocentisti e colpevolisti servono a tenere desti spettatori e sponsor, dà loro visibilità. Ma soprattutto le vedi entrare nelle aule giudiziarie. Dove assonnati giudici distratti le prendono per buone a favore di criminali rimessi in libertà, con un nuovo certificato di garantita verginità. Ed a pagarla ancora una volta sono loro, i bambini.
Abusati, sfruttati, seviziati, torturati, magari uccisi.
Vittime che il prossimo 23 giugno si troveranno a subire pure la giornata dell’orgoglio pedofilo, partita in sordina ed oggi prossima a diventare festa nazionale.
Scommetto anzi che se si facesse un referendum, grazie all’omertà garantita dal seggio, di voti ne prenderebbe pure molti, obbligandoci una volta per tutte a cercare un viaggio all’estero. Di sola andata.
Oggi è comunque inutile indignarsi. Dato che è da un po’ che la pedofilia, anche nella nostra realtà, ha ampiamente dimostrato la sua volgare forza. Mentre noi inerti la lasciavamo fare.
Meglio tenere le energie per continuare a ribellarsi. Prima che sia realmente troppo tardi.
D’altronde la storia avrebbe dovuto insegnarci qualcosa.
A Berlino, agli inizi del secolo scorso incominciarono a girare alcune storielle, sempre più pungenti ed offensive.
Prima provocatorie, poi denigratorie. All’inizio solo barzellette, magari di grossa grana, poi vere e proprie offese. Oggetto degli attacchi, gli ebrei. 
Sappiamo tutti com’è andata a finire.  Per quei 6 milioni di innocenti che quelle battute le hanno vissuto sulla propria pelle. Nel numero che i soliti insospettabili, avevano tatuato loro addosso. 
Ma soprattutto quanto sottovalutato, all’inizio, fu quel dramma.

La catena di quotidiani EPOLIS lancia la campagna OSCURIAMO I SITI CHE PROMUOVONO L’ORGOGLIO PEDOFILO.
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