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ebbene sì, Ho conosciuto un angelo

LA VITA È UN DONO.
Non ne ho ancora avuto il tempo, altrimenti l’avrei fatto io.
Poi mi è arrivato questo pezzo ed allora ho deciso di riportarlo, limitandomi ad un commento.
È riferito ad una splendida conferenza che ho avuto l’onore di tenere una decina di giorni fa a Tizzano Val Di Parma, splendido borgo in cui riposa il nostro angioletto Tommaso Onofri.
Questa la ”recensione” fatta da chi era presente. Che (elogi a parte e tagliuzzandola qua e là) faccio mia. La riporto oggi, due anni dopo la prima presentazione in anteprima nazionale della prima versione del libro di Tommy.
Aggiungo solo che in 13 anni di conferenze (e credetemi ne ho fatte tantissime) è stata una delle più belle, commoventi, interessanti mai fatte. Sicuramente tra le 5 cose che se domani andassi in pensione (magari!!!!!) porterei sempre con me.
Agli amici di Tizzano, all’amministrazione comunale, alla commissione Biblioteca, alla popolazione ma soprattutto a Mamma Paola ed alla Nonna del piccolo Tommy, il mio ringraziamento più sincero. 
 
tommaso onofri“Quella che si è tenuta domenica scorsa a Tizzano è stata una giornata che difficilmente chi era presente potrà dimenticare. L’amministrazione comunale a oramai già più di quattro anni dalla sua scomparsa, ha voluto omaggiare il piccolo Tommy con una conferenza a lui dedicata.
Relatore d’eccezione il presidente di Prometeo dr. Massimiliano Frassi.
Divenuto noto al grande pubblico a fine anni’90 con il suo libro sui bambini delle fogne di Bucarest presentato più volte al Maurizio Costanzo Show e attivissimo sul fronte della lotta alla pedofilia, Frassi è finalmente venuto a Tizzano per presentare un suo libro interamente dedicato a Tommaso. “Ho conosciuto un Angelo” il titolo.
L’incontro si è tenuto nella sala conferenze della Biblioteca mai vista così gremita.Grazie al fatto che l’evento è stato pubblicizzato anche sulle pagine della Gazzetta sono intervenute persone da tutta la Regione. Molti anche i familiari di bambini vittime di abusi che volevano incontrare Frassi e portare il loro saluto alla mamma di Tommy che insieme alla nonna, ha seguito commossa, in prima fila l’intera conferenza.
L’apertura è stata fatta dal Sindaco Bodria Amilcare che ha ricordato che Tizzano “ha il privilegio di ospitare l’eterno riposo del piccolo Tommy”.
La commozione era palpabile tra tutti i presenti. Persino il nostro sindaco si è commosso quando ha presentato Frassi dicendosi “onorato di poter ospitare un’autorità in materia per ricordare un bimbo speciale”.  
La conferenza si è tenuta sotto forma di intervista, con la presenza anche delle responsabili della commissione Biblioteca, nell’insolita veste giornalistica. (…)
“Questo è un  libro che sa di vita. Può sembrare quasi schizofrenico un simile discorso poiché conosciamo Tommy per quello che gli è capitato. Eppure la sua lezione è una lezione di vita. Di speranza. Ma soprattutto la dimostrazione che in questa drammatica storia, è l’amore ad aver vinto”.
Colpiscono forte le parole di Frassi. Dette tra la stessa commozione dell’autore che nella parte iniziale della conferenza fatica spesso a non incrinare la voce. “Oggi non c’è spazio per gli adulti, soprattutto per certi adulti. C’è spazio solo per l’amore. Quello di una madre che ci onora con la sua  presenza. Quello del vostro cuore che ha accolto questo bimbo. Quello che questo bimbo continua a donarci da un posto dove nessuno si permetterebbe di far del male ad un bambino”. (…)
La conferenza è durata più di due ore piene di intensi ricordi. “Solo positivi però, oggi non parleremo né di processi spesso al limite del grottesco, né del rapimento. Oggi parliamo di un bimbo che ha vissuto intensamente i suoi 17 mesi di vita”. (…)
A fine conferenza ha ripreso la parola la bibliotecaria promettendo di fare con Paola Onofri dei progetti per tenere alto il ricordo di Tommy.
“Impossibile dimenticare Tommaso “ ha risposto Frassi ad una domanda sul futuro. “Questo bimbo ci ha chiesto di prenderlo per mano. Noi, onorati di questo abbiamo accolto la sua mano nella nostra e dimenticarlo sarebbe come perdere una parte di noi. Decidere di camminare senza un braccio, senza un occhio, senza un piede. Tommy vive dentro di noi. Negli occhi dei bimbi che incontriamo. Nella nostalgia di un ricordo che non potrà mai sbiadire e che al contrario risplenderà di luce nuova il giorno in cui lo potremo riabbracciare.”
Tizzano non poteva ricordare Tommaso Onofri nel migliore dei modi.
Segnaliamo che la Biblioteca ha a disposizione tutti i libri di Massimiliano Frassi e che sabato 14 agosto si terrà la conclusione del percorso Ermo Colle 10 Palio poetico musicale.
By Annalisa Rozzi – per Tizzano.
 

PARMA: IL PROCESSO.
Sono circa le 09,40 quando con un lieve ritardo entra la Corte e l’aula, già gremita, si riempie di almeno un’altra decina di persone, tra Giudici e Giuria popolare.
Nell’enorme gabbia di metallo una figura vestita di azzurro pallido mastica a bocca aperta un chewing-gum, guardando in direzione dei propri legali.
Dalla sua parte una serie di avvocati e di periti sufficienti a formare una squadra di calcio.
Sul lato destro della sala invece i due legali ed il pubblico ministero.
A loro il compito di difendere le vittime. A loro l’arduo tentativo di non far sembrare anacronistica la scritta che sta posta in alto, davanti a tutti, sotto ad un enorme crocefisso che dà l’idea di averne già sentite abbastanza:
“la giustizia è amministrata in nome del popolo”.
Al mio fianco l’anziana signora prende posto goffamente ma da lì non si sposterà per le seguenti dieci ore. Si è alzata presto ed è qui per stare al fianco di chi “ha sofferto in un modo inconcepibile”, lei mamma e oggi nonna, i cui capelli bianchi tradiscono una saggia anagrafe conosce il valore della solidarietà, ma anche della disillusione. “Non le pare tutta una presa in giro?! Certo che se li mettono fuori quelli lì c’è da fare una rivoluzione”.
TOMMY 2Un bimbo si aggira per l’aula, quindi prende posto vicino alla propria madre chiamata per prima a testimoniare. Le sale idealmente in braccio e la accarezza. Lei forse se ne accorge, credo siano i momenti in cui le lacrime le si fermano e la voce riprende, decisa, nel racconto.
Quel bimbo si chiama Tommaso Onofri e questo è il processo contro i suoi assassini.
Paola Onofri prende posto nella sedia davanti alla Corte. Per più di tre ore dovrà ricordare, raccontare, rispondere a domande ricche di dettagli, “che colore, che ora, quanti minuti, cosa disse, sinistra o destra”. Ma allo stesso tempo dovrà scendere le scale che portano all’Inferno, vedere la propria vita cambiare per sempre e perdere, in pochi istanti il proprio bambino.
Il racconto di quella sera fa male. La signora al mio fianco piange, spesso. Una giurata si sente male e bisogna sospendere il processo per almeno 20 minuti. Che riprende ancora con Paola, la quale racconta dei delinquenti entrati in casa, del pugnale e della pistola puntata alla testa di Tommy, del suo fratellino che urla e che lei abbraccia forte per paura che reagisca e gli facciano del male. La voce si incrina, poi si riprende e riparte trovando una forza che solo pochi hanno, o forse molti, soprattutto se genitori, costretti a vivere un momento così, in un contesto così.
Aveva la febbre quella sera il piccolino e la mamma cercava di farlo mangiare.
“Mamma, papà, tata, ciao” le sue prime paroline, semi di un vocabolario che non germoglierà mai, ma finirà sotto una coltre di foglie marce in un lungo buio e freddo, ai margini di un fiume.
Si commuove Paola quando deve riconoscere, nuovamente, i vestitini indossati da Tommaso quella sera. Guarda le foto e piange, riconoscendo quel che resta della tutina azzurra come i suoi occhioni, che il papà gli aveva messo dopo averlo lavato e preparato per la cena.
Per un attimo te lo immagini. Quel dolce viso simpatico, attira coccole, infagottato nel suo bel pigiamino profumato, mentre aspetta la cena seduto nel seggiolone colorato, giocando col fratellino. Prima del temporale. Prima del buio.
Quando finisce l’interrogatorio Paola è stremata, esausta, eppure potrebbe cominciare tutto da capo, potrebbe risedersi ed affrontare altre ore, altre domande, altri fantasmi. E’ la forza di una madre.
La forza di Tommy.
Mentre un’altra donna, madre pure lei, da dietro le sbarre ascolta tutto, senza tradire mai alcuna emozione, non dico di dolore, fosse pure di rabbia. Nulla. Il vuoto dell’anima.
Due testimoni sfilano poi davanti ai Giudici. Forse per la paura, forse per altro, negano le dichiarazioni fatte o si confondono, alternando una lunga sequenza di non ricordo, che porterà uno dei due ad essere denunciato dal Pm per falsa testimonianza.
Nel pomeriggio è la volta di Paolo Onofri. Dopo aver aspettato per quasi sette ore dentro l’angusta stanza dei testimoni, senza aver toccato cibo, il papà di Tommy si siede davanti alla corte.
Anche per lui ore di interrogatorio, ore di domande, spesso ripetute più volte, nel vacuo tentativo di una contraddizione, un errore, che ovviamente non arriverà mai. Anche lui viene obbligato a ripercorrere minuto per minuto la sera del 2 marzo del 2006, lui che viene legato a terra, lui che quando vede sfilare Tommy dal seggiolone fa di tutto per liberarsi. E’ chiaro, diretto, preciso, lucido. Anche lui come la moglie mostra una forza enorme. Raccoglie tutte le energie che ha e se le gioca sul tavolo del Tribunale, per restituire dignità a quel bimbo violato, sul cui corpo si buttarono i suoi carnefici con una violenza indicibile, forse per diversi minuti. Una rabbia ingiustificabile, ché giustificabile non lo è mai quando si tratta di innocenti.
Mentre si racconta i parenti di uno dei delinquenti ridono poche file più in là, nello spazio riservato al pubblico. Scuotono la testa e ridono.
Coerentemente con il loro essere.
Quando entra in aula lo zio di Tommy sono quasi le 19 di sera.
Anche il suo racconto è diretto e chiarissimo. Si commuove però quando ricorda di essere andato con il medico pediatra a riconoscere il piccolo in obitorio, si commuove e si arrabbia, per quello che ha visto, per com’era Tommy, il suo Tommy…..
L’anziana signora congiunge istintivamente le braccia e le porta al cuore. Umile e silenziosa preghiera per un’anima che rieccheggia, dentro questa grande aula, assediata da curiosi, sciacalli, ma anche da tante tantissima gente che non vuole dimenticare. E che chiede solo un po’ di Giustizia, in un mondo che la Giustizia pare aver dimenticato.
Il processo continuerà con almeno due udienze a settimana. In chiusura il giudice segnala che Alessi, uno dei carnefici ha deciso che non presenzierà mai in aula. Nel frattempo la moglie, annoiata, si prepara a rientrare in carcere. L’ultima mossa spetta proprio al suo legale il quale chiede di poter sentire in aula anche il fratellino di Tommy, Sebastiano. A cui far rivivere quella serata. Magari chiedendogli di soffermarsi sui dettagli, certi particolari, d’altronde è così che va in questo paese. E non è forse scritto qui:
“la giustizia è amministrata in nome del popolo”?

tommy piedino

TOMMY NEL CUORE.
Domani alle porte di Parma verrà ricordato il piccolo Tommy con una nuova importante manifestazione (= www.tommynelcuore.eu).
Qua riporto una lettera mandatami dai genitori di Tommy alcuni giorni dopo il nostro convegno di Boario dove abbiamo ricordato il piccolo angelo, oggi simbolo dell’infanzia violata.
Nello spazio Commenti riporto il discorso da me letto con le motivazioni di tale “riconoscimento”.
NEL CUORE DI TOMMY:
BUONGIORNO A TUTTI,
OGGI E’ MARTEDI’ MA NON SI SONO ANCORA SPENTE LE ECO DELL’INCONTRO DI SABATO.
CREDIAMO SIA DOVEROSO UN RINGRAZIAMENTO A TUTTI COLORO CHE HANNO CONTRIBUITO ALLA REALIZZAZIONE DELL’EVENTO.
NEI CORRIDOI DEL NOSTRO GRUPPO NON SI PARLA D’ALTRO.
DURO, A TRATTI CRUDO MA A VOLTE LE TERAPIE D’URTO SONO LE UNICHE CHE RIESCONO A BOMBARDARE COSCIENZE ARIDE.
CREDIAMO SI POSSA PARAFRASARE QUANTO DICIAMO SPESSO TRA DI NOI E CIOE’ CHE ANCHE UN SOLO BIMBO SOTTRATTO ALLA SOFFERENZA E’ UNA VITTORIA. CREDIAMO CHE LA COSA PIU’ FORTE CHE SI E’ PERCEPITA FOSSE IL COINVOLGIMENTO EMOTIVO.  DA PADRE, CREDO CHE IL PRIMO A RICEVERE UNA DURA LEZIONE SU COSE CHE SEMBRANO TALMENTE LONTANE DA APPARIRE IRREALI, MA POI SI SVOLGONO NELLA PORTA ACCANTO, SIA IO. CREDIAMO CHE MAX SIA UN GRANDE, CHE SA DI ESSERE DON CHISCIOTTE MA CHE CONTEMPORANEAMENTE E’ DISPOSTO AD ESSERLO FINO ALLA FINE.
CREDIAMO E SIAMO CERTI CHE SIA COSI’, CHE NULLA ACCADA PER CASO E CHE MAX ABBIA CONQUISTATO UN ALLEATO CHE NESSUNO E RIPETIAMO, NESSUNO POTRA’ FERMARE. QUESTO ALLEATO CHE E’ SEMPRE CON NOI E SI MANIFESTA CONTINUAMENTE CON UN VENTO INARRESTABILE CHE SPINGE A FARE COSE CHE SEMBRAVANO FOLLIE FINO A QUALCHE MESE FA, SI CHIAMA TOMMY.
LUI ERA LI’ SABATO, NE SONO SICURO. CONDUCE PER MANO SUA MADRE E SUO PADRE. LORO NON ATTRAVERSANO I MURI PERCIO’ OGNI TANTO SBATTONO, MA FA PARTE DEL PERCORSO. FATICOSO MA NON INVINCIBILE.
PERCHE’ IL MALE TRIONFI E’ SUFFICIENTE CHE IL BENE NON FACCIA NULLA.
CREDIAMO CHE QUALCUNO DEBBA COMINCIARE AD AVERE PAURA, ANCHE DI SE STESSO.
CREDIAMO CHE GLI ERRORI COMPIUTI E COMPIENDI NON FACCIANO CHE RAFFORZARE UNA NUOVA VISIONE DELL’UOMO SE SI PRENDE COSCIENZA DEGLI STESSI E SE NE FA TESORO PER TRASMETTERE AD ALTRI MESSAGGI DIVERSI. GIUSTI.
GRAZIE DI ESSERCI E DI AVERE CONSENTITO DI ESSERCI ANCHE A NOI.
 PICCOLA NOTA VENALE CHE NON ABBIAMO AVUTO IL CORAGGIO DI DIRE DI PERSONA A MAX, IN QUANTO CI SEMBRAVA FUORI LUOGO IN UN CONTESTO DI BEN ALTRA LEVATURA. NON ESSENDO QUEST’ANNO ISCRITTI NELLA LISTA DEL 5permille, ABBIAMO POSTATO SUL FORUM DELLA NOSTRA ASSOCIAZIONE LA PROPOSTA DI DEVOLVERLO A PROMETEO.
 
CON LA VITA NON SI GIOCA, MA IN QUESTO CASO E’ BENE RICORDARE CHE
I BAMBINI NON SONO GIOCATTOLI
 
PAOLA E PAOLO ONOFRI

tommy immagine
02 MARZO 2006 / 02 MARZO 2007
Un Anno dopo il rapimento di Tommaso Onofri.
NOI NON DIMENTICHIAMO!!!!!
 
Casalbaroncolo è una piccola frazione alle porte di Parma.
Poche case, di quelle “di una volta”, con l’aia polverosa e gli animali da cortile che razzolano liberi.
La strada che attraversa questa frazione passa attraverso la campagna, inseguendo rigagnoli e fossati ed obbligando così le auto, malgrado lo spazio disponibile, ad una percorrenza a senso alterno.
Lungo il fiume Enza il bosco si infittisce, coprendo la luce del sole in quelle giornate in cui la nebbia se n’è stata generosamente assente.
Ad ogni spiazzo sciatte prostitute di colore richiamano fin dalle prime ore del mattino clienti in cerca di facili contagi. Pochi metri dopo una stradina sterrata accompagna ad una radura che un gruppo di volontari sta cercando di ripulire, restituendo alla sacralità acquisita del posto anche una parvenza decorosa. Pulita. Rispettosa.
L’uomo alla mia sinistra si porta alla bocca l’ennesima sigaretta, quindi indicando un paletto conficcato nel terreno e coperto dal nastro della polizia scientifica dice: “quello è il posto esatto dove hanno trovato mio figlio Tommy, sepolto dal letame e dalle foglie marce”.
Accadde tutto un anno fa ma a pensarci bene sembra solo ieri.
Una normale, normalissima famiglia, padre, madre e due bellissimi bimbi ancora piccoli, insieme a due cani ed un gatto, una famiglia qualunque, da poco trasferita nella casa di campagna, da ristrutturare col tempo, arrabattandosi con le rate del mutuo ed i sacrifici che le stesse comportano, la famiglia Onofri, venne sorteggiata dal destino, dal fato, chiamatelo come volete. E’ quel qualcosa a cui bastano pochi istanti per cambiare per sempre il registro della tua vita. Toglierti dai binari e spedirti altrove, senza biglietto di ritorno, senza che tu abbia anche solo il tempo per chiedere una motivazione. Mario Alessi e Salvatore Raimondi, con la complicità di Pasquale Barbera e della moglie di Alessi, Antonella Conserva, progettano e realizzano il rapimento del figlio più piccolo degli Onofri, Tommaso. Dagli occhi azzurro cielo ed i capelli ricci e biondi, quasi un putto, già un angelo forse.
La storia la sappiamo tutti. Perché tutti l’abbiamo seguita da vicino. Con un espediente Alessi e Raimondi entrano in casa, immobilizzano i genitori e rapiscono il bimbo. Una delle due persone oltre al passamontagna ha un casco e non parla, forse perché è identificabile e non vuole farsi riconoscere. E’ la stessa persona che con una mano punta la pistola alle tempie del bimbo e con l’altra lo accarezza in volto.
Vicino al palo della polizia scientifica un totem di peluches, carico di pupazzi e disegni. La sua ombra dona la parola infanzia alla terra pregna del sangue di un innocente. Qui tra qualche giorno verrà inaugurata un grande stele, di marmo, “così pesante” dice il padre “che nessuno potrà mai toglierla”, con sopra un’immagine di Tommy e dei versi a lui dedicati.
Lo stesso posto verrà bonificato, magari per farci un giardino, portarci i bimbi per fare delle passeggiate, incontrarsi ed incontrare, permettendo così alla vita di riguadagnarsi lo spazio sottrattole un anno fa con l’atto peggiore che mente umana potesse concepire.
La zia di Tommy lì, vuole una panchina “per parlare col suo adorato angioletto” ogni volta che ne sente il bisogno……
“Uno lo teneva fermo da dietro, mentre un altro con una pala lo colpiva violentemente in volto”.
Non si può ascoltare il racconto del padre senza pensare ancora alle immagini di Tommy entrate nelle nostre case. Tommy sul passeggino, mentre mangia la pappa, col costume di carnevale, con lo sguardo di chi ha fatto una birichinata. Sempre sorridente, sempre allegro. La violenza con cui il piccolo è stato ucciso non ha eguali ed i dettagli vanno rispettosamente omessi. E poi non aggiungerebbero nulla a questo orrore.
Casa Onofri è un porto di mare, a dimostrazione che vi sono tante persone cattive ma molte di più sono quelle buone. La volante della polizia che staziona perennemente fuori da qui, tiene alla larga curiosi e sciacalli, anche se ogni tanto qualcuno la fa franca, come quel noto prete assiduo frequentatore della Tv più che delle Chiese, il quale in piena emergenza si fece vivo non prima di aver convocato i fotografi. Purtroppo per noi per gente così c’è sempre un’isola dei famosi su cui approdare. 
Dentro casa invece è un via vai di amici, molti dei quali incontrati a causa di questa tragedia ma per questo forza viva.
Paola Onofri ha una maglia bianca con un grande cuore rosso e la scritta Tommy nel cuore. Ogni gesto, ogni parola, ogni ricordo è per quel suo figlio che in quella dannata notte sedeva dove ora siedo io.
Sorride Paola e per tutti ha parole di forza e di aiuto. Quanto ai fantasmi ed al dolore solo lei sa fino in fondo quanto male facciano e quanto difficile sia tenerli a bada. E’ il dolore di una madre a cui hanno strappato il dono più grande.
Tutti noi dobbiamo a questa famiglia delle scuse. Li abbiamo sviscerati, passati ai raggi X, giudicati.
Partendo dal padre Paolo. Gli confesso di averlo odiato, “e pure tanto” perché quando la notizia del ritrovamento di un Pc con immagini pedopornografiche emerse, in un certo qual modo mi sentii tradito. Tradito e ferito. Sembrava un ulteriore oltraggio verso quel bimbo rapito e facile quindi fu pensare che le cose fossero pure collegate.
Oggi quell’inchiesta è chiusa. Paolo ha patteggiato sei mesi, ribadendo però che le immagini non avevano come protagonisti dei bimbi seviziati ma delle modelle minorenni ma consenzienti, ed ha pagato per quello che definisce “un grandissimo errore”.
Chi ancora deve essere “sezionato” sono gli aguzzini di Tommy, in un’inchiesta che non ha ancora svelato quei lati oscuri che la attanagliano.
E mentre ogni singolo membro della famiglia ha subito più ore di interrogatorio di quante fino ad oggi non ne abbia sostenute Provenzano, lo stesso, forse, non si può dire degli aguzzini i cui ruoli sono ancora tutti da chiarire. In primis quello della moglie di Alessi, Antonella, la stessa che tenendogli la mano giurava davanti alle telecamere di pregare per Tommy e che suo marito ovviamente “non c’entrava nulla”. Seduta nei salotti bene della tv, con i capelli di fresco pettinati, invitava i rapitori a liberare il bambino, mentre probabilmente da qualche parte del suo corpo ancora riecheggiavano le grida di Tommaso. Catturato, spaventato, seviziato, ucciso.
Penso a cosa può avere provato. Me lo immagino caricato a forza su di uno scooter con due individui dal viso coperto, mentre nel buio si allontana.
Sullo sfondo sempre più piccola la luce di casa. Mente il cuore dei genitori e del fratellino battono all’impazzata, tra paura e dolore.
Vorrei avere la macchina del tempo, catapultarmi lì, toglierlo dalle sgrinfie degli aguzzini e scusarmi con lui. Per l’inutile turbamento. Ora torniamo a casa piccolo, finiamo la pappa e giochiamo con la spada che ti piace tanto ed il tuo fratellino, calmando anche lui che starà ancora tremando per l brutto spavento. Mentre gli uomini cattivi resteranno chiusi per sempre, là fuori dalla porta, buio col buio.
“Al funerale di Tommy vennero quasi 60mila persone, da non crederci come sia tanto amato” dice commosso Paolo, mentre organizza per il 01 aprile una grande marcia che riempirà Casalbaroncolo di gente da tutta Italia. Ma che Tommy non se ne sia realmente mai andato non lo dimostrano solo i ricordi, le fotografie, i suoi giochi, sparsi per la casa. Lo dimostrano i risultati che grazie al suo sacrificio oggi vengono raggiunti.
Con la neonata Associazione Tommy nel Cuore (www.tommynelcuore.it ) gestita direttamente dai genitori dato che durante i giorni del rapimento e della successiva scomparsa chi la creò pensò bene di farsi più i propri che gli altrui affari, oggi vengono aiutati tanti bambini. “Si sceglie di volta in volta un singolo progetto, portandolo poi a compimento. Ora è la volta di Roberta, 12 anni, affetta da una malattia rara che in quanto tale le impedisce di avere l’aiuto necessario. Roberta è nata con una patologia che le ha bloccato lo sviluppo del ventricolo sinistro. Servono tantissimi soldi per l’operazione che si terrà prima dell’estate negli Stati Uniti e sul sito di Tommy c’è direttamente il conto corrente della mamma di Roberta che ogni euro che riceve spedisce subito ai medici negli Usa, ultima speranza di vita per la sua piccola”. A giorni inizierà anche il processo. Davanti ai coniugi Onofri sfileranno non solo gli ultimi dodici dolorosi mesi, ma anche i demoni che hanno cancellato il loro futuro. “Per loro non proviamo odio, ma solo indifferenza” dicono all’unisono, “perché l’odio è un sentimento mutevole e potrebbe trasformarsi, l’indifferenza no”, è forte come il granito che ricorda Tommaso in una squallida piazzola.
Col processo torneranno le telecamere. E certi folli paradossi. “Scoprimmo del ritrovamento del cadavere di mio figlio dalla Tv. Quando il magistrato venne a darci la notizia, mia moglie era già sotto valium”.
Anche per questo dovremmo loro delle scuse.
E promettergli che non li lasceremo soli. Mai. Aiutandoli a dare un senso al sacrificio del proprio piccolo, il cui cuore, se bene ascoltiamo, ancora batte dentro le mura di questa casa. Come nelle case di milioni di italiani, dove altrettanti Tommy ora ricevono il bacio della buona notte e vanno a letto.
La nebbia che scende su Parma avvolge tutto. Strade e coscienze.
La radura è ancora più tetra, mentre una coppia di pervertiti, cacciati subito dai vigili, cerca di trastullarsi proprio a pochi passi dal posto dove l’anima di Tommy ha lasciato il suo corpo. L’orrore, come l’imbecillità, si sa non avere mai limiti.
Dallo stereo dell’auto Renato Zero canta: “oltre il tempo, l’amore ha vinto…per questa notte oltre la vita, per ogni lacrima che scenderà…” (“Pura luce” da La curva dell’Angelo) e chiude così un incontro con una famiglia che mai dimenticherò.
Massimiliano
 
 tommy retro
 
 
CRONISTORIA:
 
Il 2 marzo 2006 a Casalbaroncolo, alle porte di Parma, due uomini incappucciati rapiscono il piccolo Tommaso Onofri di 18 mesi. Il bimbo si trovava in cucina con i propri genitori ed il fratellino Sebastiano.
01 aprile: per il sequestro vengono fermati due muratori siciliani, Salvatore Raimondi e Mario Alessi e la moglie di quest’ultimo, Antonella Conserva.
I coniugi Alessi pochi giorni prima erano apparsi in diversi programmi tv, tenendosi per mano e dicendo di pregare per il bimbo scomparso ma anche di essere assolutamente estranei all’omicidio.
Raimondi confessa ed il corpo di Tommaso viene ritrovato in una discarica sugli argini del torrente Enza, sotto uno strato di foglie marce e di letame.
La gente scende in piazza e cerca di bloccare le auto della polizia che portano via i colpevoli, per poterli linciare.
L’ondata di commozione colpisce l’Italia tutta. Al funerale del piccolo parteciperanno persone provenienti da ogni parte del paese e persino dall’estero. Il Vescovo di Parma, ricoverato per gravi problemi di salute, chiede di essere dimesso per poter presenziare alla messa e dal pulpito tuona contro i rapitori assassini invocando “una macina d’asino da mettere al collo di chi scandalizza i più piccoli”.
Il 14 giugno vengono depositati i risultati dell’autopsia. Tommy è morto per strangolamento ed a causa delle botte subite, tra cui dei colpi di badile datigli con forza sul viso.
Il 30 ottobre vengono rinviati a giudizio Alessi, Conserva, Raimondi ed un altro muratore, Pasquale Barbera. Alessi viene accusato anche di omicidio oltre che di sequestro, ma restano ancora molti lati oscuri, soprattutto sui moventi del rapimento, sulla figura della donna e sul suo effettivo ruolo nell’uccisione di Tommaso.
Il 06 marzo 2007 si terrà l’udienza preliminare.
I legali di Alessi preannunciano una battaglia senza esclusione di colpi.

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