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la Cassazione rigetta i ricorsi di pg e parti civili
Brescia, asilo degli orrori, assolte maestre
Otto persone indagate per pedofilia: un sacerdote, sei maestre, un bidello. Maestre recluse per un anno
MILANO – La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi del procuratore generale e delle parti civili contro le assoluzioni di otto imputati che erano stati indagati per presunti abusi sessuali nei confronti di bambini della scuola materna comunale di Brescia Sorelli. La vicenda aveva destato notevole clamore: due maestre avevano subito un anno di carcerazione. Sono quindi stati assolti definitivamente un sacerdote, sei maestre e un bidello.
IL PROCESSO – I fatti risalgono al novembre 2003: secondo l'accusa, che aveva chiesto condanne per 125 anni, nell'asilo comunale di Brescia 23 bambini erano stati oggetto di abusi dentro e fuori la scuola al fine di produrre foto e video di natura pedopornografica. Dodici gli indagati, tra cui tre preti. Due maestre finiscono in carcere. Per 2 preti e 2 bidelli le accuse furono archiviate. Gli altri 8 andarono a processo. La difesa ha sempre sostenuto che si trattasse di una «colossale montatura», figlia della «psicosi collettiva». Nel 2007, a quattro anni di distanza dallo scandalo , l'assoluzione «perchè il fatto non sussiste. Imputati tutti assolti». Oggi, la pronuncia della Cassazione ha messo la parola fine ala vicenda. Fonte CORRIERE DELLA SERA.

locura
ULTIM’ORA.
Continua l’assurdo teatrino del caso Brescia.

Il procedimento che in appello assolveva il bidello della scuola Abba, per i Giudici della Corte Suprema, “è tutto da rifare”.
Ricordiamo che il bidello era stato condannato in primo grado a 15 anni (nel 2004), in secondo (nel 2006) a 13 anni. Poi la Cassazione aveva chiesto di rifare il processo d’appello (2007) e ad aprile 2008 il processo d’appello bis aveva sostenuto che “i fatti non sussistono” assolvendo il bidello.

ULTIM’ORA E NESSUN COMMENTO MIO, TROPPO FACILE…….
chiesa e pedofilia
Pedofilia, arrestato vicedirettore
del seminario di Brescia

brescia
Pedofilia al Sorelli, si va in appello
La Procura della Repubblica di Brescia farà ricorso in appello per ribaltare la sentenza sui presunti atti di pedofilia subiti da un gruppo di bimbi della scuola materna Sorelli. In primo grado il processo si concluse con l’assoluzione di sei maestre, un bidello e un sacerdote. Secondo il procuratore capo Giancarlo Tarquini, la scelta di riaprire il caso è un atto "indispensabile per dare la possibilità alla Corte d’appello di una rivalutazione, con approfondimenti che finora sono mancati. Questa è una materia complessa e delicata – ha detto Tarquini -, sia sul piano umano, sia su quello storico-processuale, sia per quanto riguarda la lettura delle acquisizioni operate". Il procuratore ha parlato anche di nuovi riscontri medico legali che vanno approfonditi, chiedendo che vengano risentiti in aula tutti i periti. La pratica di appello firmata dal procuratore capo in persona è di ben 1.179 pagine (e ci auguriamo riporterà al processo le perizie psicologiche e mediche che certificavano in modo inequivocabile gli avvenuti abusi – nota mia.).
Entrano in scena infine anche nomi famosi come l’avvocato Taormina e l’avv. Elena Zazzeri de Santis, Presidente dell’Unione Nazionali delle Camere Minorili.
 
 milano
“E’ una falsa suggestione” hanno continuato a replicar le due imputate, una psicologa ed una educatrice professionale, andando a ripetere a memoria un termine oramai logoro tante sono le volte che se lo sono passato di bocca in bocca.
E l’hanno fatto anche quando sono state mostrate le immagini che le inchiodavano alle loro responsabilità e che una bidella (umana) aveva registrato sul suo videofonino.
Pochi giorni fa la vicenda giudiziaria (di cui già avevamo parlato) si è conclusa con la condanna a 2 anni e mezzo (annullati però grazie all’indulto) e ad un risarcimento immediato di 8mila euro per ogni bambino molestato (10 in tutto i bimbi coinvolti). Per quest’ultimo punto dovrà pagare anche il Comune di Milano e la cooperativa Nuova Assistenza.

artiolo

Depositate le motivazioni della sentenza di primo grado della scuola Sorelli di Brescia. Nulla di inedito né di inaspettato, tutte cose già dette e ridette in questi mesi.
Tra i passaggi, per così dire, più originali tra tutte le assurdità scritte, quello per cui  un genitore (“leader”), a capo del gruppo di famiglie ipnosicoinvolte, avrebbe convinto tutti quanti che i loro piccoli avrebbero subito abusi, visti i precedenti in un’altra scuola cittadina (domanda: ma allora nell’altra scuola i fatti sono accaduti davvero?).
A questo si aggiungono poi le indagini fatte, come sempre, malissimo (“carenze investigative”) ed il gioco è fatto:
un primo grado concluso con una bella assoluzione, una pacca sulle spalle e l’idea, felicissima, per cui non è accaduto nulla, in una città sempre più terreno fertile per chi abusa.
0802073573Quanto ai punti in sospeso, le perizie mediche e psicologiche fatte scartare poco prima della fine del processo per i cosiddetti “vizi di forma” (perizie che certificavano gli abusi), i segni inequivocabili di sevizie e violenze sui bambini, il loro attuale malessere (giusto tre giorni fa un piccolo che ha avuto una sorta di regressione è stato visitato da una persona esterna ai fatti e che non sapeva della sua provenienza dalla scuola bresciana, e tale persona ha esplicitamente parlato di abusi the prestigesessuali subiti dal bimbo…..abusi peraltro ancora presenti anche nei suoi disegni…..), e ancora i super esperti (pagati 300mila euro, si dice….) che hanno periziato i bambini (alcuni bambini)…..guardandone le fotografie, bene tutti questi punti in sospeso dicevo rimangono tali, perlomeno fino a quando in una nuova e bonificata sede non verranno riaffrontati.
Per ora stanno lì, in una sorta di limbo, frutto forse più di un gioco di prestigio che di altro. In attesa che si compiano i vari gradi di giudizio e la Giustizia si mostri per quello che abbiamo sempre pensato essere……

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DIAVOLO
 
A D. R. / A Domanda Rispondo.
 
D: Perché hai sempre preso le difese dei casi di pedofilia nelle scuole materne italiane?
R: Perché ho visto e conosciuto molti di quei bambini. Toccato con mano il loro malessere.
La loro fortissima sofferenza. Ho visto la loro paura, ancora viva. La certezza che per aver chiesto aiuto prima o poi verranno uccisi. O perderanno i genitori….
 PEDOFILIA IN BRASILE
D: Però a Brescia sono stati assolti.
R: Vero, per un processo. Facendo “uscire” dallo stesso le perizie mediche e psicologiche che confermavano gli abusi avvenuti e la credibilità delle vittime, grazie a quei “vizi di forma” che permettono ai delinquenti di stare in libertà ed alle vittime di essere oltraggiate.  E chiamando a propria difesa una nota esperta a livello internazionale che per soli 270mila euro 4 anni dopo gli abusi ha periziato i bambini……guardando le fotografie e dicendo che, “anche se le foto non sono chiare, penso che non abbiano subito abusi”…..Mentre in un altro processo, sempre a Brescia, c’è stata una condanna confermata in due gradi ed una dichiarazione della Procura dove si dice “ci sono numerosi complici ma purtroppo non siamo riusciti ad indicarli”: chissà come mai questo processo e queste dichiarazioni non le ricordano mai.
Trovo comunque di una stupidità infinita il richiamare una assoluzione come se per quello tutte le denunce fossero fasulle:con lo stesso criterio dovremmo assolvere tutti i criminali mafiosi, dato che il primissimo maxy processo per mafia, tenutosi nel lontano 1969, vide assolti tutti gli imputati “per insufficienza di prove” o “perché il fatto non sussiste”.
Sai chi c’era dietro il banco di suddetti imputati: c’erano Salvatore Riìna, detto Totò u’curtu, Bernardo Provenzano, detto U’Tratturi, il clan dei corleonesi al gran completo, Badalamenti, tutti assolti e quindi tutti innocenti.
 satani20
D: C’è chi parla di contagio:
R: Scambiando la pedofilia per l’influenza. Spacciandosi per conoscitori del fenomeno con una cultura da bar dello sport, quello nel quale il giorno dopo la partita sono sempre tutti allenatori. Anche se non sanno distinguere una palla da calcio da una da basket.
Trovo oltraggioso parlare di contagio, sminuendo il problema ed attaccando i genitori che in queste vicende perdono sempre e comunque. Perché il loro piccolo starà male, perché verranno isolati, perché nessuno starà al loro fianco….E’ la stesa cultura, di cui internet è pieno zeppo, che ad esempio nega “scientificamente” l’esistenza dell’Olocausto…..
 chaplin hitler
D: Perché molti personaggi che si dichiarano impegnati in prima linea nella lotta ai minori su questi casi non si fanno sentire?
R: Posso risponderti per quello che faccio io, non per quello che non fanno gli altri.
 BOTTE
D: In una recente intervista registrata per la Rai l’intervistatrice ti ha detto che tra le varie critiche che ti muovono c’è quella di essere lo Zorro dell’antipedofilia?
R: Se io sono Zorro vuol dire che i miei antagonisti ricoprono il ruolo del sergente Garcìa: un grosso goffo imbecille. Pertanto quella che doveva essere un’accusa mi pare una volta tanto invece un bel complimento.
 stupido
D: A proposito di oltraggi, la vostra difesa ad oltranza delle vittime, vi ha attirato moltissimi attacchi:
 R: Ma abbiamo imparato a gestirli ed a pazientare, in attesa di presentare noi il conto. Trattasi di attacchi giostrati ad arte, fatti da imbecilli per imbecilli.
Certo se stavamo tranquilli in un angolo, non alzavamo la voce per difendere le vere vittime avremmo avuto molti meno problemi. Magari potevamo organizzare un bel convegno e sottolineare che tutti i bambini subiscono abusi solo dentro le mura domestiche…….Ma allora tanto valeva occuparci di francobolli.
A turno hanno fatto di tutto per screditarci. Hanno scritto che eravamo ex preti cacciati dalla Chiesa e che per questo con la Chiesa ce l’avevamo. Poi invece che eravamo una setta di anticlericali. Quindi che eravamo pedofili mascherati da anti pedofili. Poi che eravamo collusi con magistrature e forze dell’ordine con il fine di portare alla gogna persone innocenti. Poi ancora che convincevamo le famiglie  che i loro figli erano stati abusati. Che facevamo rumore per depistare le indagini e far condannare dei poveri innocenti lasciando liberi i colpevoli. Che facevamo tutto questo per arricchirci. Ed un mare di altre str….. che mi vergogno anche solo a ripetere.  
 
blog pedofilia
D: I bambini però si sa avere delle fantasie….
R: Ma non di questo tipo. E non con una coerenza di sentimenti costante nel tempo. La vergogna, i sensi di colpa, il disagio, la sensazione di sentirsi sporchi, la paura. Nulla di questo nasce dall’invenzione. Da talune fantasie. Ma solo da tristi realtà.
 Adesivo_Sigarette

D: Ora si festeggia nuovamente l’orgoglio pedofilo. Ricordo una tua conferenza stampa di circa dieci anni fa a Bergamo, più o meno, dove denunciasti tale giornata. Perché non la si è fermata prima?
R: Forse perché la si è sottovalutata. O perché, io per primo, la si pensava più una manifestazione folkloristica. Invece quelle idee hanno preso piede dentro le aule giudiziarie, in certi tribunali e dal folklore si è passati all’orrore dello stupro, legalizzato.
CONTINUA……..
 

RIGNANO FLAMINIO – GLI ATTI – PARTE 2.
children
Premessa:
Tra le giustificazioni date da chi con ostinazione complice o per mezzo di parcelle profumatissime (di cosa, meglio non dire…) difende i presunti pedofili dei vari processi nelle materne, c’è l’idea di contagio.
Contagio tra genitori “isterici” o particolarmente “ansiogeni” e contagio favorito da persone come il sottoscritto, che non vede l’ora per arricchirsi economicamente di incontrare decimati a cui far credere che il proprio figlio abbia subito abusi.
Come se il mare di sofferenza in cui navigano sia per me/noi fonte di piacere…….oltre che di guadagno.
L’idea del contagio (e da pochi giorni pure della falsa memoria, sindrome studiata in America da decenni su casi “adulti” e mai su bambini, ma soprattutto la sindrome preferita dalle associazioni statunitensi apertamente schierata a favore della legittimazione della pedofilia) spiegata qui semplicemente vede una madre che legge/sente/apprende di casi simili di abuso e li proietta sul proprio bimbo/bimba convincendolo con domande suggestive a denunciare il povero bidello di turno o la santa maestria. L’abilità delle stesse (madri) è tale da far emergere lesioni, atti di penetrazione, ferite, disturbi da stress post traumatico, etc., nei propri piccoli.
Per chi la consoce forse bisognerebbe parlare di una nuova versione della sindrome di Munchausen…..
Tornando quindi agli atti dell’ordinanza di custodia cautelare, vediamo come l’idea del contagio è stata affrontata:
cap rosso
“Della credibilità di tali dichiarazioni non è motivo di dubitare come si è voluto anticipare, ché dalla loro lettura traspare evidente l’incredulità e la costernazione nonché il disagio profondi nell’apprendere di fatti sì gravi subiti dai propri figli nella scuola, e ad opera di insegnanti e personale interno cui si erano fiduciosamente affidati: nondimeno, è assai apprezzabile lo sforzo che essi fanno – reso evidente dal linguaggio ed articolazione delle denuncie illustrate, dall’assenza di domande suggestive o risposte “messe in bocca” – di rispettare il più possibile le modalità logiche ed espressive di bambini così piccoli, che rende il narrato ancor più efficace nella sua forza dimostrativa.
Sono puntuali i genitori – ciascuno con riguardo alla individua personalità del figlio – nel rappresentare quel “disagio” e quelle manifestazioni eccessive del bambino, all’inizio come curiosità verso al sfera sessuale tipiche dell’età; tuttavia, gli episodi nel tempo assumono connotazioni ben diverse, presuppongono una conoscenza non spiegabile, pongono forti interrogativi, necessitano di approfondimento. E non inficia in alcun modo l’affidabilità di tali denunce la circostanza che i genitori dei minori siano a un certo punto confrontati su quanto andava emergendo, dal momento che ciascun minore frequenta la stessa scuola, fa riferimento agli altri suoi compagni ed alle maestre che fuori da quella scuola li conduce in orario scolastico e, proprio per la gravità dei fatti di abuso e violenza riferiti, ha quasi dell’incredibile, ben fa comprendere la necessità dell’approfondimento e verifica, del confronto tra genitori.
Come rileverà anche il consulente del Pm, “l’incredulità ha accompagnato i genitori per lungo tempo”. (…)
E ancora:
“La correttezza dell’operato dei genitori ed il pieno rispetto dei piccoli in questa relazione di intimità che si instaura e che del tutto naturalmente si caratterizza della progressiva apertura del bambino alle confidenze, anche a domande che paiono condotte in maniera corretta e adeguata all’età, sono ulteriormente dimostrati dalla visione del materiale audio-video prodotto dai genitori di alcuni di essi.
Sono state infatti versate in atti e trascritte registrazione e video di ………., girate dagli stessi genitori.
Nel filmato di….si vede al minore infilarsi un asciugamani nelle mutandine in direzione della vagina e poi spostarlo verso il sederino, sollevarlo e mostrarlo alla madre. Rifiuta di parlare del “giochino”, poi dice che “fa il ditini così” ed apre le gambe e infila il dito nella vagina, continua a toccarsi, e quando la madre le chiede chi le ha insegnato questo giochino, la bimba risponde “e pure così…spingi” (e col dito cerca di spingere nella vagina) e poi spinge al sederino. (….) Dice che il gioco non le piace perché “è zozzo”, “le mani so zozze”.
In altrimenti la bimba è ripresa mentre è sola nella sua stanza controlla più volte che il padre si sia allontanato, poi si sdraia a pancia in giù e si colgono movimenti che paiono la simulazione di un atto sessuale”.
 diavolo
NOTA: L’unico contagio, aggiungo per ora, è quello di chi da Brescia in poi ha gestito questi casi. Insultando, contaminano, aggredendo, sporcando le vittime e chi sta orgogliosamente loro al fianco. Stesse le modalità di difesa, identiche le parole usate, ma di questo ne parleremo a breve…….
CONTINUA…..
audioblog:
UOMO, NO!

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PEDOFILIA NELLE MATERNE.
prete pedofiloA Brescia per aver difeso i bambini ed aver sostenuto, quello che sosteniamo per Rignano, ovvero “questi bimbi hanno sicuramente subito abusi sessuali, poi sia la Procura a dire chi sono i colpevoli” siamo stati letteralmente linciati e messi alla gogna (non solo mediatica anche se al riguardo basti pensare che oggi a Brescia vi sono giornali e tv che hanno l’ordine di NON parlare di noi). Quella che segue è una lettera (una tra le centinaia che abbimao in archivio: senza contare i finti messaggi nei blog, i blog, i siti, etc. etc.) mandata ad uno sponsor di un nostro convegno (sponsor che poi si ritirò). La persona “perbene” di Piancamuno (Bs), di cui si parla è il bidello che è stato condannato anche in secondo grado a più di dieci anni di reclusione per abusi nella scuola bresciana Abba e che ogni giorno si vede in giro, dato che ovviamente è ancora libero.
disegnoQuanto al convegno, fu effettivamente molto contestato (vi partecipavano tra gli altri: Polizia di Stato, F.B.I., etc.) e spostato 4 giorni prima, in un’altra provincia…….
 
Gentilissimo Signor ……….
La pubblicità della vostra azienda appare in calce al manifesto diffuso dall’Associazione Prometeo in occasione del convegno del 9ottobre. Non è mia intenzione colpevolizzare un fatto così normale per chi svolge una attività economica come la vostra. Mi limito soltanto a segnalarle che il convegno verrà radicalmente contestato e chiederemo ufficialmente la sua soppressione. Ciò è dovuto all’attività accusatoria di Max Frassi calunniatore e bugiardo.
Un cittadino di Piancamuno, persona degna, tra le altre cose ex-militante della Lega Nord, vive segregato da quasi 3 anni in casa, dopo aver subito una ingiusta carcerazione, a causa di una folle epidemia di falso abuso che è interesse di prometeo alimentare con ogni sorta di falsità.
Le chiedo di non offrire denaro all’associazione prometeo, di ritirare la sponsorizzazione, rendendomi disponibile per ulteriori chiarimenti.
Devo serenamente ricordarle che la benedizione di Dio non accompagna chi commette ingiustizia.
Frassi parla di complotto satanista nei suoi confronti, in realtà tuto (sic) è palese:
vogliamo solo che faccia silenzio e che si trovi un lavoro.
 
Don Mario Neva
Assistente spirituale università cattolica.
29 settembre 2004.
 

Premessa: non è una gara a chi arriva prima.
Nemmeno a chi per primo ha gridato “al lupo” quando il lupo c’era veramente. Ma è semmai un grido di dolore. Ed un, poco soddisfacente, l’avevamo detto. Pagandola cara, ma l’avevamo detto:
 
Tratto dal mio libro PREDATORI DI BAMBINI – IL LIBRO NERO DELLA PEDOFILIA , 2005. Lotrovate su: www.associazioneprometeo.org
 
predatoridibambinibigBORDELLI PER PEDOFILI.
Si chiama “internato” ed è un modello di intervento organizzato.
Come organizzato è il male fin qui denunciato. Esco subito dal rischio di pericolose displasie mentali e, con il mio stile qui volutamente lontano da toni oxfordiani, passo al sodo, con una necessaria premessa. Quanto sto per denunciare capita a casa mia. Poco distante da dove scrivo queste righe. Nelle scuole dove sarebbe potuto andare mio figlio, salvatosi solo per essere nato in un quartiere diverso.
Anche se questa premessa vale tanto per i capitoli precedenti quanto per quelli a seguire, questa volta ho trovato necessario chiarirlo, poiché mai come nelle pagine che vi apprestate a leggere il rischio di cadere nella fantascienza pura, per chi tra voi lettori è fortunatamente “estraneo” a questa realtà, è molto ma molto alto.
Provo allora a fare un po’ di ordine.
Nel 2001, l’Interpol lancia un allarme, mai giunto in Italia. Oppure, nella migliore delle ipotesi, non adeguatamente considerato.
Esistono, dice il rapporto-denuncia dell’Interpol, in alcuni paesi (Inghilterra, Spagna, Germania, Olanda, Belgio, ma anche Nigeria, Benìn e Marocco) delle “scuole di preparazione delle vittime per i pedofili”.
Le organizzazioni pedofile, stanche di trovarsi con bambini che non reggendo gli abusi sessuali e le torture si suicidavano (quando non venivano uccisi dagli stessi clienti!) hanno studiato un metodo per preparare le vittime predestinate, ad affrontare sevizie ed abusi sessuali, non “sprecando” così la propria mercanzia.
Chiaro no?!
Il metodo prevede vari passaggi progressivi:
dopo aver individuato una scuola dove intervenire, dopo aver trovato il “personale giusto”, si procede per tre fasi:
nella prima i bambini vengono picchiati, con violenze sempre più graduali e feroci, ma fatte in modo da non lasciare mai segni visibili sul corpo.
Il tutto serve per far alzare loro la soglia del dolore.
Nella seconda fase vengono sottoposti quotidianamente ad una sorta di lavaggio del cervello, mostrando in continuazione, scene di sesso tra adulti e bambini. Scene viste sia in filmati a loro proiettati per diverse ore, che “dal vivo”.
La terza fase consiste nel far avere loro dei rapporti sessuali, prima con uno e poi con più adulti. A questo punto il bambino è pronto: i clienti arrivano, lo abusano in gruppo, riprendono le proprie prodezze predatrici (mai rinunciare ad un souvenir da condividere con i propri simili!) e se ne vanno, non prima di essersi rivestiti ed aver pagato in contanti il proprio svago, nel bordello costruito per andare incontro alle proprie torbide esigenze: bordello la cui merce è fatta ad immagine e somiglianza dei nostri figli.
Il tutto avviene nei pressi della scuola (appartamenti privati, stabili in disuso, chiese), dove i bambini a gruppi (spesso formati da intere classi) vengono portati con la complicità di docenti e personale vario (meglio se bidelli depravati ed affini deviati).
Vi chiederete come questo sia possibile, ma soprattutto come quei bambini, tolti da scuole materne, non corrano a casa a chiedere aiuto ai genitori.
La domanda se la sono fatta, prima di voi, i loro aguzzini, poiché nulla deve essere lasciato al caso. Troppi i rischi, molti di più i guadagni.
E quindi in una analisi dettagliata dei ricavi e degli investimenti, ecco che la possibilità di essere denunciati deve ridursi e scendere intorno allo zero, anche se, diciamocelo molto apertamente, questo è quello che avranno pensato riuniti in branco, durante il loro personale consiglio d’amministrazione:
“se per sbaglio ci scoprissero, chi mai crederebbe ad una storia così?!”.
Nella scelta metodica e scientifica del Male quindi, è la paura il primo elemento da introdurre, per poter realizzare il proprio piano criminoso.
I bambini innanzitutto devono essere spaventati a morte, affinché il loro silenzio sia garantito, a favore dell’incolumità predatoria.
Anche in questo caso le bestie non fanno molta fatica. E’ facile, terribilmente facile spaventare un bambino. Ma proprio perché è così facile le cose vanno fatte…….bene:
il cagnolino è simpaticissimo, un tenero batuffolo di pelo bianco cotonato. Quasi un agnellino. Vero e proprio peluche vivente, con tanto di bandana rossa al collo. Rincorre saltellando la pallina blu e la riporta scodinzolando. Poi la molla di scatto e si mette a leccare il viso del bimbo, che ha cinque anni ed ha sempre desiderato un cucciolo così. Una volta l’ha anche visto in TV ed ha ottenuto dalla mamma che ci avrebbe fatto un pensiero, “magari lo porta Babbo Natale, basta non fare più i capricci”. Il bimbo pensa già a quale nome dargli ed a come ottenere di poterlo portare via con sé. Per il solletico ride forte e più ride più il suo equivalente a quattro zampe si agita ed aumenta le leccate e così il solletico, in un circolo vizioso che pare non avere mai fine. Per la gioia di entrambi.
L’uomo (?) prende in braccio il cagnolino, mentre il bimbo oramai ha il viso completamente bagnato. Lo accarezza e poi con un gesto secco gli rompe l’osso del collo:
“se parli la stessa cosa capiterà anche a te!”
“E adesso non fare quella faccia, è colpa tua, ho dovuto farlo, se solo non avessi fatto tutti quei capricci….”.
Il bimbo è paralizzato dalla paura.
E’ passato in meno di due secondi da un momento di gioia e svago ad un momento di terrore puro. E’ troppo piccolo per capire cosa stia accadendo, ma già grande per capire che il suo amico non respira più, è morto, gli hanno fatto tanto tanto male.
Non capisce perchè la colpa debba essere sua, ma se loro, “i grandi”, dicono che è così dovrà pur essere vero.
Gli occhi del bimbo si riempiono di lacrime, ma le grida che riceve gliele bloccano.
Un’enorme diga gli offusca la vista, arginando il dolore, mentre un braccio lo strattona e lo butta sul materasso.
Per qualcuno inizia il divertimento ed è meglio che lui non si ribelli, altrimenti sa bene cosa potrebbe capitare. A sé stesso. Alla sua sorellina. Magari addirittura a mamma o papà. Altro che capricci.
Al cliente di oggi le lacrime non piacciono, al contrario del Don che si eccita solamente se il bimbo piange.
Per la cronaca da quel giorno, di qualche mese fa, il bimbo non è più stato in grado di giocare con un cane e quando ne vede uno, anche se solo in tv o per strada, piange, tutte le lacrime che non ha potuto sfogare in quel mostruoso giorno…… di scuola.
 
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Balli sporchi.
La bimba sta ballando.
Ma non lo fa come si deve. Troppo goffa.
“Pensa a come si dimenano le veline” dice il sacerdote (?) mentre posiziona la videocamera. E lei ricomincia a muoversi. Ma ha quattro anni ed i balli che questi adulti vorrebbero vedere proprio non li sa fare.
Il predatore con la veste, omino che se lo incontrasse il commissario Montalbano lo descriverebbe come “viscido e segaligno”, perde la pazienza. Toglie dalla borsa la grossa croce di metallo ma al solo vederla la bimba si fa la pipì addosso dalla paura. Ieri la stessa croce, mentre lei doveva fare le brutte cose ad un uomo con la maschera da diavolo, l’hanno infilata nel sederino della sua migliore amica che ha urlato a squarciagola e poi le hanno fatto le fotografie e teme che oggi possano fare la stessa cosa anche a lei.
 “La biondina è troppo agitata” dice una voce che, se questo fosse solo un film dell’orrore, non vedremmo ma sentiremmo arrivare dritta dall’oltretomba, “lascia stare la croce, la usiamo dopo, prima prendi questo…..”.
Pochi istanti dopo la bambina cadrà in un sonno profondo.
Come si nutriranno le bestie possiamo da qui in poi, solo immaginarlo……
 
*****
 zombies
La domanda.
Fatti così, è stato accertato essere avvenuti in diverse scuole italiane, prevalentemente al Nord (Veneto, e Lombardia in primis).
Restano però ancora aperti molti quesiti.
Come si individuano i target?
Come si trovano i clienti?
Chi gestisce il traffico?
Dove finisce il materiale pedopornografico prodotto?
Ma soprattutto,
dove stanno “operando” in questo momento?
 
*****
 
Il processo del secolo.
A metà del 2005 si è aperto in Francia il più grande processo per pedofili mai realizzato prima d’ora, tra i cugini d’oltralpe.
Impressionanti i fatti, tutti racchiusi in quelle 25.000 pagine di istruttoria ed in quei tre interminabili giorni che sono stati necessari per leggere tutti i motivi del rinvio a giudizio di imputati che rischiano pesante, visto che per tre di loro si profila addirittura l’ergastolo.
Impressionanti dicevo, come le cifre che vado a snocciolare:
- 66 sono gli accusati, 39 uomini e ben 27 donne, di un’età che spazia dai 24 ai 73 anni.
- 45 i bambini stuprati, di una età che va dai 6 mesi ai 12 anni; bambini come Marié, di anni 4, fatta prostituire dai genitori (?) per ben 45 volte!
 - 20 gli psicologi che sostengono la giuria popolare per riuscire ad ascoltare i racconti e le testimonianze dirette e dettagliate delle sevizie, racconti e testimonianze che in aula di Tribunale hanno provocato lo svenimento di più di una persona, tra quelle presenti.
Questa, in sintesi, la trama di un racconto che ancora una volta non esce dalla mente folle e visionaria di qualche scrittore di romanzi horror, ma dalle lacrime e dal dolore di troppi bambini:
nella tranquilla cittadina di Angers, centro cattolicissimo che esporta preti e suore in tutto il paese tenendo alto il tasso di vocazioni, in uno stesso quartiere si sono ritrovati, uniti ancora una volta dal minimo comune denominatore della follia, un gruppo elevatissimo di pedofili, alcuni dei quali già seguiti in passato dai servizi sociali. E quindi recidivi. Come tutti i pedofili del mondo.
Pedofili travestiti da genitori che vendevano l’unica merce in loro possesso: i propri figli.
Figli barattati per una stecca di sigarette, la gomma (di seconda mano) di un automobile, la ricarica di un cellulare.
“Dei miei figli non me ne frega niente” dice chiaramente la voce di una donna che proprio non riesco a chiamare madre, nel nastro con l’intercettazione telefonica effettuata dalla gendarmeria.
Oggi tutti i bimbi sono stati messi in un istituto e ci si interroga, per l’ennesima volta su quale futuro potranno avere, dopo che i loro genitori li hanno venduti ma anche abusati personalmente, in orge pedofile, consumate nella maggior parte dei casi nel piacevole quartiere popolare di St. Leonard, noto per ospitare uno dei migliori licei cattolici del paese. Interessante, la risposta data da un avvocato, all’unica domanda che si possa fare in casi come questi:
“come è stato possibile tutto ciò?”.
“Tutto ha funzionato come un esplosivo al plastico” – ha risposto il legale – “la massa di queste persone sarebbe rimasta inerte senza un detonatore, cioè tre o quattro individui perversi che hanno fatto esplodere tutto!”[1].
Tra i punti interrogativi a cui, temo, non si giungerà mai a dare una risposta, anche in questo caso c’è n’è uno, fondamentale:
chi erano i clienti, esterni a tale gruppo di abusanti?
Ma soprattutto:
dove si stanno “servendo” in questo momento?
 
*****
 
«Conosco i mostri.
So come vanno a caccia.
Posso individuarne l’odore
sotto il migliore travestimento,
sotto il profumo più forte».
Andrew Vachss.

[1] Per dovere di cronaca il processo di Angers è terminato con pesanti condanne di tutti gli imputati.

Ed a proposito di Brescia:
 
CIAO MAX
Perdonami se non sono lì con te oggi al convegno, sai può sembrarti strano ma provo un po’ di vergogna. Ti chiederai il perché? Semplice sono troppo arrabbiato ed addolorato per quanto è accaduto.
Adesso sono passati quasi 4 anno ed è successo di tutto: con mia moglie eravamo quasi sul punto di separarci.
Ho perso il posto di lavoro. Con mia figlia sono sempre stati litigi ed incomprensioni. Non si va mai d’accordo. Risultato? Una famiglia debole e guasta.
Guardo mia figlia oramai donna sotto alcuni aspetti e bambina in altri. Sono contento di aver denunciato quei pedofili perché non ho più paura, anzi se potessi li distruggerei per averci rovinato la vita. Ma tutto questo non posso ottenerlo, sai il perché?
Sono tanti. (…)
Mi appoggio a te Max perché hai il coraggio di lottarli.
Grazie d’aver pianto insieme a me condividendo questo dolore.
Grazie per avermi creduto.
Riguardo la sentenza della seconda scuola di Brescia, ha reso più forte i forti e più potenti gli intoccabili.
A NOI SOLO DOLORE.
CIAO
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