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Premessa: non è una gara a chi arriva prima.
Nemmeno a chi per primo ha gridato “al lupo” quando il lupo c’era veramente. Ma è semmai un grido di dolore. Ed un, poco soddisfacente, l’avevamo detto. Pagandola cara, ma l’avevamo detto:
 
Tratto dal mio libro PREDATORI DI BAMBINI – IL LIBRO NERO DELLA PEDOFILIA , 2005. Lotrovate su: www.associazioneprometeo.org
 
predatoridibambinibigBORDELLI PER PEDOFILI.
Si chiama “internato” ed è un modello di intervento organizzato.
Come organizzato è il male fin qui denunciato. Esco subito dal rischio di pericolose displasie mentali e, con il mio stile qui volutamente lontano da toni oxfordiani, passo al sodo, con una necessaria premessa. Quanto sto per denunciare capita a casa mia. Poco distante da dove scrivo queste righe. Nelle scuole dove sarebbe potuto andare mio figlio, salvatosi solo per essere nato in un quartiere diverso.
Anche se questa premessa vale tanto per i capitoli precedenti quanto per quelli a seguire, questa volta ho trovato necessario chiarirlo, poiché mai come nelle pagine che vi apprestate a leggere il rischio di cadere nella fantascienza pura, per chi tra voi lettori è fortunatamente “estraneo” a questa realtà, è molto ma molto alto.
Provo allora a fare un po’ di ordine.
Nel 2001, l’Interpol lancia un allarme, mai giunto in Italia. Oppure, nella migliore delle ipotesi, non adeguatamente considerato.
Esistono, dice il rapporto-denuncia dell’Interpol, in alcuni paesi (Inghilterra, Spagna, Germania, Olanda, Belgio, ma anche Nigeria, Benìn e Marocco) delle “scuole di preparazione delle vittime per i pedofili”.
Le organizzazioni pedofile, stanche di trovarsi con bambini che non reggendo gli abusi sessuali e le torture si suicidavano (quando non venivano uccisi dagli stessi clienti!) hanno studiato un metodo per preparare le vittime predestinate, ad affrontare sevizie ed abusi sessuali, non “sprecando” così la propria mercanzia.
Chiaro no?!
Il metodo prevede vari passaggi progressivi:
dopo aver individuato una scuola dove intervenire, dopo aver trovato il “personale giusto”, si procede per tre fasi:
nella prima i bambini vengono picchiati, con violenze sempre più graduali e feroci, ma fatte in modo da non lasciare mai segni visibili sul corpo.
Il tutto serve per far alzare loro la soglia del dolore.
Nella seconda fase vengono sottoposti quotidianamente ad una sorta di lavaggio del cervello, mostrando in continuazione, scene di sesso tra adulti e bambini. Scene viste sia in filmati a loro proiettati per diverse ore, che “dal vivo”.
La terza fase consiste nel far avere loro dei rapporti sessuali, prima con uno e poi con più adulti. A questo punto il bambino è pronto: i clienti arrivano, lo abusano in gruppo, riprendono le proprie prodezze predatrici (mai rinunciare ad un souvenir da condividere con i propri simili!) e se ne vanno, non prima di essersi rivestiti ed aver pagato in contanti il proprio svago, nel bordello costruito per andare incontro alle proprie torbide esigenze: bordello la cui merce è fatta ad immagine e somiglianza dei nostri figli.
Il tutto avviene nei pressi della scuola (appartamenti privati, stabili in disuso, chiese), dove i bambini a gruppi (spesso formati da intere classi) vengono portati con la complicità di docenti e personale vario (meglio se bidelli depravati ed affini deviati).
Vi chiederete come questo sia possibile, ma soprattutto come quei bambini, tolti da scuole materne, non corrano a casa a chiedere aiuto ai genitori.
La domanda se la sono fatta, prima di voi, i loro aguzzini, poiché nulla deve essere lasciato al caso. Troppi i rischi, molti di più i guadagni.
E quindi in una analisi dettagliata dei ricavi e degli investimenti, ecco che la possibilità di essere denunciati deve ridursi e scendere intorno allo zero, anche se, diciamocelo molto apertamente, questo è quello che avranno pensato riuniti in branco, durante il loro personale consiglio d’amministrazione:
“se per sbaglio ci scoprissero, chi mai crederebbe ad una storia così?!”.
Nella scelta metodica e scientifica del Male quindi, è la paura il primo elemento da introdurre, per poter realizzare il proprio piano criminoso.
I bambini innanzitutto devono essere spaventati a morte, affinché il loro silenzio sia garantito, a favore dell’incolumità predatoria.
Anche in questo caso le bestie non fanno molta fatica. E’ facile, terribilmente facile spaventare un bambino. Ma proprio perché è così facile le cose vanno fatte…….bene:
il cagnolino è simpaticissimo, un tenero batuffolo di pelo bianco cotonato. Quasi un agnellino. Vero e proprio peluche vivente, con tanto di bandana rossa al collo. Rincorre saltellando la pallina blu e la riporta scodinzolando. Poi la molla di scatto e si mette a leccare il viso del bimbo, che ha cinque anni ed ha sempre desiderato un cucciolo così. Una volta l’ha anche visto in TV ed ha ottenuto dalla mamma che ci avrebbe fatto un pensiero, “magari lo porta Babbo Natale, basta non fare più i capricci”. Il bimbo pensa già a quale nome dargli ed a come ottenere di poterlo portare via con sé. Per il solletico ride forte e più ride più il suo equivalente a quattro zampe si agita ed aumenta le leccate e così il solletico, in un circolo vizioso che pare non avere mai fine. Per la gioia di entrambi.
L’uomo (?) prende in braccio il cagnolino, mentre il bimbo oramai ha il viso completamente bagnato. Lo accarezza e poi con un gesto secco gli rompe l’osso del collo:
“se parli la stessa cosa capiterà anche a te!”
“E adesso non fare quella faccia, è colpa tua, ho dovuto farlo, se solo non avessi fatto tutti quei capricci….”.
Il bimbo è paralizzato dalla paura.
E’ passato in meno di due secondi da un momento di gioia e svago ad un momento di terrore puro. E’ troppo piccolo per capire cosa stia accadendo, ma già grande per capire che il suo amico non respira più, è morto, gli hanno fatto tanto tanto male.
Non capisce perchè la colpa debba essere sua, ma se loro, “i grandi”, dicono che è così dovrà pur essere vero.
Gli occhi del bimbo si riempiono di lacrime, ma le grida che riceve gliele bloccano.
Un’enorme diga gli offusca la vista, arginando il dolore, mentre un braccio lo strattona e lo butta sul materasso.
Per qualcuno inizia il divertimento ed è meglio che lui non si ribelli, altrimenti sa bene cosa potrebbe capitare. A sé stesso. Alla sua sorellina. Magari addirittura a mamma o papà. Altro che capricci.
Al cliente di oggi le lacrime non piacciono, al contrario del Don che si eccita solamente se il bimbo piange.
Per la cronaca da quel giorno, di qualche mese fa, il bimbo non è più stato in grado di giocare con un cane e quando ne vede uno, anche se solo in tv o per strada, piange, tutte le lacrime che non ha potuto sfogare in quel mostruoso giorno…… di scuola.
 
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Balli sporchi.
La bimba sta ballando.
Ma non lo fa come si deve. Troppo goffa.
“Pensa a come si dimenano le veline” dice il sacerdote (?) mentre posiziona la videocamera. E lei ricomincia a muoversi. Ma ha quattro anni ed i balli che questi adulti vorrebbero vedere proprio non li sa fare.
Il predatore con la veste, omino che se lo incontrasse il commissario Montalbano lo descriverebbe come “viscido e segaligno”, perde la pazienza. Toglie dalla borsa la grossa croce di metallo ma al solo vederla la bimba si fa la pipì addosso dalla paura. Ieri la stessa croce, mentre lei doveva fare le brutte cose ad un uomo con la maschera da diavolo, l’hanno infilata nel sederino della sua migliore amica che ha urlato a squarciagola e poi le hanno fatto le fotografie e teme che oggi possano fare la stessa cosa anche a lei.
 “La biondina è troppo agitata” dice una voce che, se questo fosse solo un film dell’orrore, non vedremmo ma sentiremmo arrivare dritta dall’oltretomba, “lascia stare la croce, la usiamo dopo, prima prendi questo…..”.
Pochi istanti dopo la bambina cadrà in un sonno profondo.
Come si nutriranno le bestie possiamo da qui in poi, solo immaginarlo……
 
*****
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La domanda.
Fatti così, è stato accertato essere avvenuti in diverse scuole italiane, prevalentemente al Nord (Veneto, e Lombardia in primis).
Restano però ancora aperti molti quesiti.
Come si individuano i target?
Come si trovano i clienti?
Chi gestisce il traffico?
Dove finisce il materiale pedopornografico prodotto?
Ma soprattutto,
dove stanno “operando” in questo momento?
 
*****
 
Il processo del secolo.
A metà del 2005 si è aperto in Francia il più grande processo per pedofili mai realizzato prima d’ora, tra i cugini d’oltralpe.
Impressionanti i fatti, tutti racchiusi in quelle 25.000 pagine di istruttoria ed in quei tre interminabili giorni che sono stati necessari per leggere tutti i motivi del rinvio a giudizio di imputati che rischiano pesante, visto che per tre di loro si profila addirittura l’ergastolo.
Impressionanti dicevo, come le cifre che vado a snocciolare:
– 66 sono gli accusati, 39 uomini e ben 27 donne, di un’età che spazia dai 24 ai 73 anni.
– 45 i bambini stuprati, di una età che va dai 6 mesi ai 12 anni; bambini come Marié, di anni 4, fatta prostituire dai genitori (?) per ben 45 volte!
 – 20 gli psicologi che sostengono la giuria popolare per riuscire ad ascoltare i racconti e le testimonianze dirette e dettagliate delle sevizie, racconti e testimonianze che in aula di Tribunale hanno provocato lo svenimento di più di una persona, tra quelle presenti.
Questa, in sintesi, la trama di un racconto che ancora una volta non esce dalla mente folle e visionaria di qualche scrittore di romanzi horror, ma dalle lacrime e dal dolore di troppi bambini:
nella tranquilla cittadina di Angers, centro cattolicissimo che esporta preti e suore in tutto il paese tenendo alto il tasso di vocazioni, in uno stesso quartiere si sono ritrovati, uniti ancora una volta dal minimo comune denominatore della follia, un gruppo elevatissimo di pedofili, alcuni dei quali già seguiti in passato dai servizi sociali. E quindi recidivi. Come tutti i pedofili del mondo.
Pedofili travestiti da genitori che vendevano l’unica merce in loro possesso: i propri figli.
Figli barattati per una stecca di sigarette, la gomma (di seconda mano) di un automobile, la ricarica di un cellulare.
“Dei miei figli non me ne frega niente” dice chiaramente la voce di una donna che proprio non riesco a chiamare madre, nel nastro con l’intercettazione telefonica effettuata dalla gendarmeria.
Oggi tutti i bimbi sono stati messi in un istituto e ci si interroga, per l’ennesima volta su quale futuro potranno avere, dopo che i loro genitori li hanno venduti ma anche abusati personalmente, in orge pedofile, consumate nella maggior parte dei casi nel piacevole quartiere popolare di St. Leonard, noto per ospitare uno dei migliori licei cattolici del paese. Interessante, la risposta data da un avvocato, all’unica domanda che si possa fare in casi come questi:
“come è stato possibile tutto ciò?”.
“Tutto ha funzionato come un esplosivo al plastico” – ha risposto il legale – “la massa di queste persone sarebbe rimasta inerte senza un detonatore, cioè tre o quattro individui perversi che hanno fatto esplodere tutto!”[1].
Tra i punti interrogativi a cui, temo, non si giungerà mai a dare una risposta, anche in questo caso c’è n’è uno, fondamentale:
chi erano i clienti, esterni a tale gruppo di abusanti?
Ma soprattutto:
dove si stanno “servendo” in questo momento?
 
*****
 
«Conosco i mostri.
So come vanno a caccia.
Posso individuarne l’odore
sotto il migliore travestimento,
sotto il profumo più forte».
Andrew Vachss.

[1] Per dovere di cronaca il processo di Angers è terminato con pesanti condanne di tutti gli imputati.

Ed a proposito di Brescia:
 
CIAO MAX
Perdonami se non sono lì con te oggi al convegno, sai può sembrarti strano ma provo un po’ di vergogna. Ti chiederai il perché? Semplice sono troppo arrabbiato ed addolorato per quanto è accaduto.
Adesso sono passati quasi 4 anno ed è successo di tutto: con mia moglie eravamo quasi sul punto di separarci.
Ho perso il posto di lavoro. Con mia figlia sono sempre stati litigi ed incomprensioni. Non si va mai d’accordo. Risultato? Una famiglia debole e guasta.
Guardo mia figlia oramai donna sotto alcuni aspetti e bambina in altri. Sono contento di aver denunciato quei pedofili perché non ho più paura, anzi se potessi li distruggerei per averci rovinato la vita. Ma tutto questo non posso ottenerlo, sai il perché?
Sono tanti. (…)
Mi appoggio a te Max perché hai il coraggio di lottarli.
Grazie d’aver pianto insieme a me condividendo questo dolore.
Grazie per avermi creduto.
Riguardo la sentenza della seconda scuola di Brescia, ha reso più forte i forti e più potenti gli intoccabili.
A NOI SOLO DOLORE.
CIAO

PEDOFILIA A BRESCIA – TUTTI ASSOLTI Parte 2:
Ci state sommergendo di messaggi che, lo ammetto, ci fanno molto piacere.
Laddove richiesto verranno inoltrati a chi potrà ricevere, anche se “virtualmente”, il vostro sostegno.
A seguire riporto solo lo stralcio di un messaggio, che per motivi personali trascrivo in modo anonimo, arrivando infatti da una importante Questura, fortunatamente molto attiva a favore delle vittime:
 
“……so che in fondo non credi che laGiustizia fallisca, da provocatore consumato quale sei ti piace invece scrivere il contrario, ma se tu fossi convinto che non bisogna credere nella Giustizia avresti mollato da tempo……
Ti ricordo solo che in primo grado, quando ci fu forse il primo e più grosso processo per Mafia, furono assolti per insufficienza di prove i seguenti “signori”:
Riìna Totò, detto Lu Curtu, Provenzano Bernando, detto U Tratturi ed un’altra decine di nomi che sono poi entrati nell’immaginario collettivo. Avresti dovuto vedere la faccia di Giovanni (Falcone, ndr)  quel giorno.……
….oggi più che mai voi ne uscite forti, perché fa sempre più bene, anche a noi, sapere che c’è una associazione che non ha paura di difendere i bambini abusati, a qualsiasi costo….….
Buona Pasqua.”

BRESCIA: TUTTI ASSOLTI PERCHÈ IL FATTO NON SUSSISTE.
 
Mi spiace soprattutto per i bimbi e per i loro genitori.
Mi complimento invece, sinceramente, con i movimenti, i pedofili, certi giornalisti, ma soprattutto i Giudici.
Mi complimento con chi ha speso un sacco di soldi (ma veramente tanti) e questa volta peraltro non l’ha fatto invano.
Mi spiace invece per chi pensava che una sentenza pronunciata, a Brescia, di Venerdì Santo, avrebbe portato alla condanna di un prete……Ok credere a Babbo Natale, ma ci sono dei limiti……
Da ora possiamo avere la conferma che la rete pro pedofili esiste e, pur con evidenti limiti che trovano terreno fertile solo in poche città, è operativa.
Ultimo ma non ultimo, un commento anche a quelle associazioni (poche pure in questo caso) che sulla carta difendono i bambini ma con i loro comunicati difendono i propri amici coinvolti in questa triste vicenda.
Vicenda su cui da tempo avevamo detto non avremmo parlato ma ritorno sui miei passi visto che lo dovevo.

A tutti i bambini stuprati, filmati, infangati da essere incivili.

pinocchioAbbiamo più volte parlato in questo contesto delle oramai evidenti a tutti reti di pedofili attive su alcune scuole materne italiane.,
Prima ancora che la magistratura apra il suo fascicolo d’indagine sul posto arrivano già gli stessi comitati, gli stessi legali, le stesse modalità di inquinamento e di difese che abbiamo sperimentato sul nostra pelle in quel di Brescia. Coincidenze? Casualità? Ma quando mai?! Oramai c’è chi si sta specializzando, incassando assai, sulla difesa dei pedofili e presenta per testi scientifici studi che in altri campi troviamo già da tempo ben confermati: basta vedere quanto materiale dimostra scientificamente la NON esistenza dell’Olocausto, il fatto che l’11 settembre le cose NON siano andate come le pensiamo, e tanto altro ancora, per capire la validità reale degli stessi.
Tra le tante baggianaggini fate circolare una ritorna in questi giorni ed approda in una scuola, il Vademecum stilato da alcune maestre bresciane attualmente a processo per presunti abusi che insegnano (sic!) alle loro colleghe su cosa fare, come comportarsi con i bambini (straordinario vero? Se non fosse che parliamo di bimbi che stano male c’è da dire che meriterebbero perlomeno il palco di Zelig).
Riporto ora quel volantino a cui faccio seguire la nostra risposta, diffusa nel 2004, a tale follia sempre più legalizzata.
Una risposta che ripeto oggi è più che mai attuale:
IL VOLANTINO:
Dal Giornale di Brescia, 15.09.04 :Un amaro volantino, quasi un vademecum per evitare ingiuste accuse di pedofilia. É l’iniziativa di quattro maestre e di un bidello indagati nell’inchiesta su presunti abusi sui bambini, che hanno diffuso un volantino in tutte le scuole materne della città. Questo il testo integrale:
«A tutti gli operatori dell’ambito educativo. In considerazione del clima di insostenibile tensione cui è sottoposto il servizio delle Scuole dell’Infanzia in seguito alle note vicende giudiziarie, con riferimento alla caccia alle streghe scatenata dalla denuncia di presunti atti di pedofilia, peraltro inverosimili, che ha avuto per conseguenza una serie di altre denunce e segnalazioni, alcuni degli indagati ritengono doveroso intervenire con il presente documento a tutela dei lavoratori del settore. In particolare si vuole, con il seguente documento, fornire a tutti gli operatori presenti nelle scuole (insegnanti, ausiliari, assistenti ad personam, ecc.) una serie di indicazioni che possano aiutarli a svolgere il proprio lavoro cercando di mettersi al riparo dal pericolo di false accuse. Pur comprendendo che l’attenersi alle indicazioni che di seguito saranno elencate comporterà inevitabilmente l’acuirsi della tensione e una maggiore complicazione nella gestione quotidiana del lavoro, invitiamo a considerare che nessuno di voi può e deve considerarsi immune da un rischio del genere, qualsiasi sia il rapporto o l’atteggiamento adottato verso l’utenza. Ognuno di voi deve proteggersi, o tentare di farlo, da attacchi sempre più indiscriminati. I consigli comportamentali che seguono forse non garantiranno tutti i lavoratori da nuove accuse o denunce, ma probabilmente li potranno aiutare a far fronte a quella che è ormai una vera e propria emergenza. 1) Evitare di parlare ai bambini delle vostre famiglie, dei loro componenti e dei loro connotati (sesso, età, grado di parentela, ecc.). 2) Non fornite alcuna descrizione della vistra abitazione, degli oggetti e arredi in essa contenuti, della sua ubicazione e della sua tipologia. 3) Se possedete animali domestici evitate di menzionarli e di descriverli. 4) Se vi recate al lavoro in automobile, parcheggiatela non troppo vicino alla scuola ed evitate, se possibile, che gli utenti possano vedervi salire e scendere. In ogni caso non descrivetela mai, in particolare non nominate mai marca, modello, colore. 5) Evitate assolutamente di travestire i bambini, ma ancora di più evitate di travestire voi stessi. Nell’attuale situazione riteniamo sia utile rinunciare alla tradizione del Carnevale e del rogo della vecchia. 6) Evitate di oscurare gli ambienti in cui si opera per qualsivoglia motivo. 7) Evitate l’uso di telecamere, apparecchi fotografici, videoregistratori, televisori, proiettori. 8) Evitate di far rappresentare ai bambini personaggi fantastici, anche se legati ai tradizionali universi fiabeschi (Cappuccetto Rosso, Biancaneve, streghe, orchi, lupi, ecc.). 9)Evitate di farli ballare 10) Evitate le uscite. 11)Promuovete al massimo l’autonomia dei bambini quando si recano in bagno e limitate allo stretto indispensabile il vostro intervento. 12) Quando si rende necessario cambiare un bambino, consigliamo di chiamare a casa o sul luogo di lavoro uno dei genitori invitandolo ad intervenire o comunque chiedendo l’autorizzazione ad agire in sua vece. In questa seconda ipotesi stilare un verbale indicando ora, contesto, operatori presenti che non dovranno essere mai meno di due (meglio se tre) e non dovranno essere mai, nelle diverse occasioni, gli stessi. 13) Evitate al massimo il contatto fisico con i bambini: semplici gesti affettuosi (baci, carezze, coccole) possono essere fraintesi. 14) Se notate lividi, ferite di varia entità e natura sui bambini, segnalatelo immediatamente ad un dirigente (Coordinatrici, direttore) senza curarvi delle motivazioni giustificative del bambino. 15) Pretendete che ogni segnalazione da voi fatta sia verbalizzata e che ve ne sia consegnata copia controfirmata. 16) Se un genitore riferisce di malesseri del bambino richiedete immediatamente una sua dichiarazione scritta e firmata. Questo vale sia per i disturbi ricorrenti (stipsi, epistassi, dermatiti, congiuntiviti) sia per quelli episodici (indigestioni, incubi notturni). Conservate le dichiarazioni agli atti della scuola più a lungo possibile. 17) Segnalate immediatamente qualsiasi comportamento sessuato del bambino sia ai genitori sia al vostro superiore. Chi ha una conoscenza minima della psicologia dell’età evolutiva sa che alcuni atteggiamenti e/o comportamenti sono da considerarsi assolutamente normali, ma questa considerazione non vale per gran parte dei genitori e, purtroppo, anche per gran parte dei giudici inquirenti e per alcuni psicologi (!). 18) Tenete rigorosamente il diario: anni, mesi, giorni, minuti. Attenersi a queste indicazioni è difficile ed impegnativo e cambierà drasticamente il vostro modo di far scuola, ma è più conveniente che ricevere un’accusa, una denuncia, essere inquisiti o, peggio ancora, incarcerati per atti mai concepiti nè tantomeno attuati».
 
IL NOSTRO COMMENTO – 16.10.04:
“Evitare i gesti affettuosi”, “non coccolare i bambini”, “non farli giocare rappresentando fiabe molo note (“Cappuccetto Rosso, Biancaneve)”, “non portarli in gita”:
sono solo, in sintesi, alcuni degli allucinanti esempi riportati da 4 maestre ed un bidello attualmente indagati pere abusi sessuali in una scuola materna di Brescia.
Premesso che ogni persona ha il doveroso compito di difendersi, vademecum come questi, portano la lotta ala pedofilia indietro di trent’anni.
Far passare la pericolosa cultura della paura nei confronti di “normalissimi” atteggiamenti che qualsiasi adulto, educatore o genitore che sia, può e deve avere con un bambino, è una logica di stampo pedofilo.
Insilare che il dubbio che basti “accarezzare” un bambino per essere tacciati di pedofilia, significa creare delle cortine fumogene a difesa dei veri pedofili, che possono così operare nella massima tranquillità.
Peccato che i bambini bresciani, così come quelli bergamaschi, torinesi, siracusani…non parlino di “carezze” o di gite “fuori porta”, ma di maltrattamenti e violenze così descritte e nei minimi particolari (anche di fronte ad “estranei” – avvocati, psicologi – durante “lunghi ed estenuanti interrogatori”) da non poter essere riportate in questo spazio.
Peccato che i trucchi di Carnevale o le maschere, che nel vademecum citato le insegnanti invitano a non utilizzare più, siano in realtà espedienti che qualsiasi pedofilo utilizza per non essere riconosciuto quando, oltre ad abusarli, quei bambini li fotografa e riprende. Per filmini amatoriali che andranno a placare la fame di altri predatori sparsi per il mondo, per un business che solo in Italia, raggiunge i 5mila miliardi delle vecchie lire, all’anno!
Ci sono nel mondo, milioni di bambini accuditi da milioni di insegnanti.
Che ogni giorno, mi auguro, li educano, li coccolano, li divertono:
se fosse vero quanto il volantino vuole denunciare, tutti loro sarebbero vittima della pedofilia.
Serve quindi una inversione di marcia.
Un impegno che ci porti ad essere al fianco di quelle vittime sulle quali, si abbia il coraggio di dirlo, ci sono stati inequivocabili violenze sessuali:
da parte di chi sarà solo la Magistratura a stabilirlo.
E nessun gazebo, nessuna marcia, nessuna montagna di vergognose menzogne sotto forma di opuscoli, potrà cambiare quella che è stata una triste e dolorosa pagina di cronaca nera, sicuramente non chiusa, e dalla quale questa società avrà bisogno di molto, moltissimo tempo, prima di potersi riprendere.

<<COSI’ COMBATTIAMO GLI ORCHI>>
 Incontro con Massimiliano Frassi, presidente dell’Associazione Prometeo onlus.
Ha sede in Pisogne la segreteria dell’Associazione Prometeo onlus, fondata circa 10 anni fa da Massimiliano Frassi, da tempo impegnato in prima linea nella lotta ad uno dei peggiori crimini che questa società possa sopportare: i crimini sui bambini.
L’abbiamo incontrato per una breve chiacchierata.
D: Frassi come nasce la Prometeo e quali sono i suoi principali interventi:
R: Prometeo nasce circa una decina d’anni fa ed è diventata, senza presunzione, una delle associazioni più attive nel campo della lotta alla pedofilia. Basti dire che è l’unica associazione italiana a collaborare direttamente con Scotland Yard, per riconoscerne l’operato. Per spiegare come è nata ma soprattutto perché, uso una frase del giudice Borsellino. Quando gli chiesero perché si occupasse di mafia disse, “vedo la gente intorno a me morire ed è un dovere morale occuparmene”. Togli mafia metti pedofilia e trovi il modo in cui Prometeo è nato. Ci occupiamo di bambini con due interventi: uno operativo, di contatto con le vittime e di supporto, ed uno informativo con corsi di formazione, convegni e pubblicazioni.
D: Da anni vi occupate anche di infanzia violata in Romania. Tu hai scritto anche un libro di grande successo (“I bambini delle fogne di Bucarest”più di 100mila copie vendute) sull’argomento, libro che a dicembre esce in una nuova versione aggiornata. Mi tracci al riguardo una fotografia di com’è la situazione oggi e di cosa state facendo?
R: …Bambini di pochi anni abbandonati in strada. Bimbi di strada portati via dalla polizia e rinchiusi in cliniche che ospitano malati di mente adulti. Pedofili che vanno liberamente a caccia. Che abusano, fotografano e spesso uccidono. Tasso di hiv pediatrico ancora al primo posto tra i paesi europei….Poche istantanee per una fotografia che denuncia il fatto che in questi anni siano cambiate poche cose.
Noi attualmente stiamo aiutando con delle adozioni a distanza i piccoli ospiti di un reparto di oncologia pediatrica di un ospedale di Bucarest. Ancora una volta abbiamo proposto alla gente la via più difficile. I “nostri” bimbi non sono forse “piacevoli” alla vista, anche se per noi sono i bimbi più belli del mondo. Sono soli. Malati. Spesso di un male che non dà scampo. Eppure grazie all’amore ed al sostegno delle famiglie, molte della Valle, che li hanno aiutati, abbiamo dimostrato che si può riaccendere la speranza anche nei posti più bui.
D: Parliamo del caso delle scuole materne di Brescia. Da quando è esploso siete stati travolti da un ciclone di infamie e di attacchi. Una condanna confermata a 13 anni ed un processo in corso. È stata restituita la credibilità ai bambini, ma sarà veramente così a Brescia se continua a esistere un Comitato e un sito internet che cercano di negare questa credibilità. Otterranno mai giustizia sociale questi bambini e le loro famiglie?
R: E’ il paradosso di questa società. I criminali, anche solo presunti, sfilano in strada e danno interviste difendendosi nelle piazze prima che nei tribunali. Infangando a destra ed a manca. Attaccando chiunque faccia della legalità ed in questo specifico caso, della tutela dei bambini, la propria bandiera.
Di Brescia non parlo. Ne ho la nausea. Prego solo ogni giorno per quei bambini, che a distanza di tempo dagli abusi stano malissimo. E auguro loro una vita migliore, lontano da dove stanno. D’altro canto basta veramente svoltare l’angolo, per trovare chi ti crede, ti appoggia e ti protegge.
Ogni qual volta sotto casa ti fanno una marcia a favore di stupratori di bambini o ti riempiono la cassetta della posta di volantini a dir poco deliranti non potrai mai avere una giustizia sociale. Né tantomeno potrai crescere serenamente e superare il trauma dell’abuso.
D: Però quello che la gente non sa è che tu da due anni vieni seguito passo dopo passo dal comitato di sostenitori dei pedofili che blocca le tue conferenze e manda ovunque lettere di insulti e di minacce a chi ti appoggia…
R: E’ vero sono un sorvegliato speciale. Ma peggio sarebbe se questa gente mi coprisse di complimenti. Finché mi insultano significa che il lavoro che stiamo facendo, sempre più difficile e delicato, è sulla strada giusta.
D: Ultima domanda: cosa serve per diventare operatori di Prometeo e perché, visto che la tua associazione opera a livello nazionale, mantieni la base operativa in un piccolo paese di provincia:
R: Serve quella che papa Giovanni XXIIII definiva l’intelligenza del cuore. E tanta, tantissima motivazione.
Quanto alla sede è un omaggio alle nostre radici, ai nostri figli, alla realtà dove abbiamo iniziato e dove è giusto rimanere. Oggi poi i confini geografici sono ridotti. Posso lavorare in contatto con Londra anche da Pisogne. Non devo spostarmi per forza in una grande città.

hand blog pedofilia
Ok avevo promesso di non parlarne più o perlomeno di parlarne giusto il minimo sindacale.
Mi riferisco ovviamente al caso “pedofilia a Brescia”. Il più disgustoso, volgare, assurdo, folle caso di contagio da imbecillità misto ad abusi sessuali sui bambini capitati al mondo.
Ma visto che in seguito ad ennesime esternazioni diffuse in città da pedofili e loro derivati mi invitate a parlarne (avrò ricevuto ameno un centinaio di mails!) vi rispondo in questo modo.
Applicate alla lettera quanto San Francesco in persona, nei “Fioretti”, diceva al Diavolo:
<< apri la bocca, mo’ vi ti caco>>.

STANNO ARRIVANDO…..TATATATA’ – zumzum TATATATA’ zum zum 😉
 
addams
C’è solo una spiegazione (oltre a quella della follia, della imbecillità e della connivenza).
Che devono essere con l’acqua alla gola.
Non si spiegherebbe altrimenti tanto astio e tanto impegno inutilmente impeigato a screditare ed offendere.
Parliamo per l’ennesima volta (uffa lo so avevo detto che non l’avremmo fatto più ma ogni tanto una ricaduta è permessa, o no?!) del caso pedofilia a Brescia.
E mentre la redazione di 30 ore x la vita si trova a dover cestinare stupide inutili e-mails veniamo a sapere che nel secondo processo scendono in campo esperti di fama mondiale. A libro paga degli imputati.
E mentre ci accorgiamo che ancora una volta hanno preso gli esperti sbagliati, uan domanda (retoricaaaa) nasce dal profondo del cuore:
ma quanti soldi hanno questi? E soprattutto, dove li prendono?

 
Nel blog oggi:
le motivazioni della condanna in appello  di Brescia!
Ecco chi e cosa difendono, quelli che ci attaccano ed infamano:
 
Che Schifo!
 
PEDOFILIA
Se questo è un uomo……
Avevo promesso che di questo fatto non ne avrei parlato più, anche perché occupa l’1% dell’impegno della mia Associazione.
E’ però anche vero che quell’uno per cento, come già ho scritto in passato ha generato un cancro che va estirpato…..o forse, razionalmente, più che un cancro una sottospecie di aviaria, creata dai polli e che giusto 4 polli ha convinto.
A prescindere dalla diagnosi, torno sull’argomento dopo la pubblicazione delle motivazioni di condanna del processo di appello su una scuola materna bresciana. Motivazioni che, riportando alla luce quanto hanno fatto questi bastardi ai nostri bambini, creano l’urlo del titolo:
CHE SCHIFO!
Per ora riporto solo alcuni stralci, quelli apparsi sui giornali, a giorni (giusto il tempo di studiare il tutto, trascriverlo e di togliere i nomi dei bimbi vittime), valuteremo se è il caso di pubblicare il testo integrale.
Prima dei brevi passaggi, che non commenterò poiché si commentano da soli, dico solo una cosa:
<<bastava ascoltarci>>, già bastava ascoltarci poiché  le cose qua scritte le abbiamo dette e stridette per primi e da soli…..o forse, in questo confuso messaggio fatto di pensieri in libertà che si rincorrono e si sommano, forse dicevo, ci hanno ascoltati benissimo fin dall’inizio, altrimenti non si spiegherebbe tutta questa loro follia.
“Il bambino riesce a fantasticare solo su delle cose che in parte sa…per un bambino piccolo è pressoché impossibile mentire in ordine a episodi sessuali molto specifici e dettagliati, poiché di tale materia sessuale egli ha una esperienza molto limitata e generalmente indiretta. (….) …non può pretendersi che bambini che hanno subito atti sessuali provando, come è facile immaginare, un indicibile sconcerto, terrore e timore per la loro incolumità, possano aver prestato attenzione al contesto nel quale si trovavano, o se l’hanno fatto, ne hanno comprensibilmente dilatato e alterato i contorni. (…)”.
Quanto al bidello condannato anche in secondo grado, si legge:
“è solo la pedina, più esposta del gruppo pedofilo. Di questo proprio in ragione della sua scarsa dotazione intellettiva, egli neppure si rendeva conto. Diversamente non avrebbe potuto pensare di agire così spudoratamente, senza correre rischi”
Ed ancora:
“Con tutta probabilità ebbe delle coperture e soprattutto per le condotte delittuose realizzatesi all’esterno, delle vere e proprie complicità”.
Purtroppo “bisogna semplicemente ammettere che lo sviluppo delle indagini non ha consentito l’individuazione certa di questi soggetti (complici)”.
 
 
 
p.s.: ora mi attendo perlomeno una finta Ansa che mi dà capo Klu Klux Klan della sezione Bergamo Alta, un lancio di agenzia che mi dà arrestato per aver ospitato Bin Laden, un documento dove si prova che la metà dei pizzini di Provenzano erano indirizzati a me ed un’altra agenzia, l’ultima spero, dove si prova che il vero mago Do Nascimento sono io…… a tutto questo mare di divertenti menzogne noi rispondiamo con la verità dei fatti!
 
Appendice:
Corsi e ricorsi storici.
Nel lontano (?) 10 giugno del 1969 si tenne a Bari uno dei più importanti processi contro la Mafia mai disputati prima d’allora in Italia.
La scelta della città non fu casuale: si volle allontanare il processo dalla Sicilia per non operare in un ambiente inquinato(sic!).
Sessantaquattro i mafiosi che andarono a processo.
Tra quelli presenti, alla sbarra troviamo:
Salvatore Totò Riina e Luciano Liggio (o Leggio, su vero cognome);
a processo ma latitanti: Calogero Bagarella e Bernardo Provenzano.
Il verdetto? Tutti assolti per insufficienza di prove.

BRESCIA 3 – DOCUMENTI:

Se vi state chiedendo come mai il bidello della scuola materna Abba di Brescia sia stato condannato a 13 anni (più di quanti in Italia ne vengano dati per un omicidio) leggetevi cosa, secondo il Tribunale di Brescia, faceva ai bambini (la cui età media all’epoca dei fatti era di 3- 4 anni).

Incominciamo dai capi di imputazione della prima sentenza (sentenza n.° 4305 del 03.12.04), riconfermati con la condanna dell’appello:

– …con più condotte in esecuzione del medesimo disegno criminoso, profittando della propria qualità di inserviente della scuola materna Abba e in particolare di addetto all’accompagnamento in bagno dei bambini, abusando comunque della relazione di servizio, poneva in essere le condotte che seguono:

. in più occasioni costringeva, trattenendola con la forza XY frequentante la suola materna, a subire atti sessuali tra cui toccamenti nelle parti intime e penetrazioni varie;

. in più occasioni costringeva trattenendola con la forza WZ, a subire atti sessuali tra cui toccamenti con il dito nella vagina;

. in più occasioni costringeva trattenendolo con la forza YQ, anceh alla presenza di …., a subire atti sessuali quali stimolazioni manuali delle zone genitali, baci con la lingua in bocca ed altro;

. in più occasioni costringeva trattenendola con la forza AZ, a subire atti sessuali quali toccamenti, baci, leccate e altro nella zona vaginale, oltre alle condotte di cui al capo C…..

Continua……..

Nota: questa gente ci ha minacciato. Ha cercato in ogni modo di farci fare il vuoto intorno. Ci ha seguito ovunque sfidandoci e cercando di far passare l’idea che tutti i bambini, non solo quelli abusati a Brescia, non fossero credibili. Secondo don Mario Neva che scrisse una lettera aperta a tutti gli abitanti del paese dove il soggetto vive “è una persona degna…suo amico” e vi evito causa allergia, mia,  tutto il resto……..

Nota 2:  No. La risposta è…ovviamente no.

Come a quale domanda, ovvio , alla domanda “uno così sta in carcere vero?”.

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