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RICEVO E RIPORTO:
Abusi all’asilo, 6 anni all’autista

Abusi sessuali sui bambini dell’asilo “Sant’Antonio” di Calabritto: sei anni all’autista del pulmino, nuovo processo d’appello per suor Rosa. La terza sezione della Suprema Corte di Cassazione, presidente Vitalone, si è espressa in merito alla vicenda delle molestie subite da alcuni bimbi iscritti alla scuola dell’infanzia del comune altirpino. I fatti risalgono al 2003 e destarono profondo sconcerto, non solo tra i cittadini del paese ma tra tutti gli abitanti del comprensorio e dell’intera Irpinia.
Coinvolta nello scandalo, infatti, una suora, Marta Roversi, conosciuta da tutti come suor Rosa. Anche contro di lei un’accusa infamante: quella di aver coperto l’autista tuttofare che aveva abusato dei bambini. Gli stessi che i loro genitori, con grande serenità, le avevano affidato per i primi rudimenti di un’educazione ludica, didattica e cattolica.
La scorsa sera, però, proprio in merito alla posizione di suor Rosa la Corte di Cassazione ha smontato l’impianto accusatorio. In quanto non sono stati accettati tutti gli elementi di prova portati a carico dell’imputata. Annullata la pena a tre anni di reclusione, per la religiosa, dunque, difesa dall’avvocato Alberico Villani, si profila un nuovo processo in Corte d’Appello. Un Giudizio di Rinvio, come viene chiamato in gergo tecnico, che, questa volta, dovrà poggiare su altre basi. Per molti aspetti diverse da quelle portare avanti nel procedimento per i primi tre gradi di giudizio.
Il processo, ovviamente, dovrà essere celebrato davanti ad una sezione della Corte d’Appello di Napoli diversa da quella già investita in passato dello stesso procedimento.
Tutt’altro risvolto, invece, ha avuto la sentenza della Cassazione per l’altro imputato, Alfonso Sarcone di Calabritto, difeso dall’avvocato D’Alia. L’autista dello scuolabus, infatti, è stato riconosciuto colpevole ed è stata confermata la condanna a sei anni di carcere da scontare nella casa circondariale di Sant’Angelo dei Lombardi.
L’uomo, per il quale non erano stati ravvisati né il pericolo di fuga né di reiterazione del reato, stava attendendo la sentenza in stato di libertà. Per lui, dunque, proprio ieri pomeriggioa sono scattate le manette. Ad eseguire l’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal gip di Sant’Angelo dei Lombardi, i carabinieri della stazione locale e i colleghi della compagnia di Montella, coordinati dal capitano Luigi Saccone.
Con l’inizio della detenzione di Sarcone, in definitiva, può dirsi conclusa una buona parte della vicenda che tanto scalpore suscitò all’epoca dei fatti. E, soprattutto, delle prime informazioni diffuse sull’inchiesta aperta dalla magistratura.
Ora, però, resta da capire il vero ruolo che ha avuto in questa triste storia la suora, sulla quale esistono ancora fondati dubbi di colpevolezza. Almeno da quanto emerso dalla sentenza di Cassazione.
Un quadro più preciso, comunque, potrà essere definito solo quando la stessa Corte depositerà le motivazioni della sentenza. In esse i dettagli della decisione, sui binari dei quali dovrebbe muoversi la difesa nel nuovo processo d’Appello.

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