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Si finge bellissimo ragazzo per adescare coetanee in rete. Peccato sia una….bidella!

Si finge bellissimo ed aitante ragazzo per adescare coetanee in rete. Peccato sia una….bidella!
Alle prede inviava messaggini d’amore (“mi piaci molto, ti ho visto fuori da scuola”) e pure mazzi di fiori, recapitati durante le lezioni.
Mittente non uno studente in tempesta ormonale, ma una…bidella che si fingeva ragazzo.
L’ennesima incredibile storia, che dimostra di quanti (subdoli e folli) espedienti certi soggetti siano in grado di fare, arriva da Reggio Emilia.
La predatrice cercava di farsi mandare foto dalle studentesse ma era riuscita pure ad agganciare una giovane professoressa.
Al telefono camuffava la voce e faceva romantiche dichiarazioni d’amore.
Da film (di serie z) il modo in cui si è scoperto il tutto. Una ragazzina, che come tutte le altre dello spasimante aveva visto solo la foto tramite un social network e che pure aveva ricevuto in aula un bel mazzo di fiori, lo aveva chiamato proprio durante l’intervallo. Peccato che a suonare, in quel istante fosse il cellulare della bidella (con una suoneria “non consueta”, e, diciamolo, non poteva essere altrimenti).
La ragazza ha ricomposto il numero e visto che l’utente desiderato…era proprio la bidella (che quei fiori, in classe, tutta gongolante, le aveva portato).
Di corsa a casa ha allertato i genitori che hanno allertato subito la Polizia che ha arrestato la predatrice.
A casa le è stato sequestrato il pc (con tutti i messaggi mandati alle studentesse e le foto delle stesse). Ma a casa, ricordiamolo, aveva pure marito ed un figlio….ignari ovviamente della vera natura della stessa, in quel consueto gioco ad incastri che permette a questi predatori di cannibalizzarci l’esistenza, mimetizzandosi tra di noi.
Della vicenda si occupa il sostituto procuratore Maria Rita Pantani (già nota per essersi occupata di tanti casi simili, uno su tutti quello di Pino la Monica, predatore di bambini, condannato a 9 anni e 9 mesi in primo grado) “che sta svolgendo gli accertamenti, anche tecnici, sul materiale sequestrato. L’ipotesi di reato è quella di molestie aggravate dalla minore età delle vittime”.
Permettetemi di concludere con una battuta di basso livello, anche se a dire il vero da ridere qua c’è ben poco: la bidella/ragazzo è stata allontanata da scuola. Segno che i tempi stanno davvero cambiando, poichè fino a poco tempo fa una così l’avrebbero promossa capo d’istituto.

Reggio Emilia: pedofilo ottiene i domiciliari. Sotto l’appartamento delle vittime.

Odio ripetermi. Ma quando a farlo sono le cronache, io, umile testimone delle stese, non posso sottrarmi al farlo.
Qua la ripetizione sta nella notizia. Che altre volte avrete letto in questo blog. Cambia solo la città, e di protagonisti, ma il fatto è lo stesso.
Al pedofilo vengono dati i domiciliari e lui torna a casa. Spesso con la vittima stessa. Che se non abita proprio quelle stanze, abita l’appartamento vicino al suo.
È successo a Bergamo poco tempo fa (ma nessuno ne ha parlato) quando il medico della mutua ha ottenuto i domiciliari nel quartiere delle vittime (caso di cui parleremo a tempo debito e tra i peggiori mai riscontrati in Italia!!!!!) è riaccaduto a Reggio Emilia.
Il pedofilo è un pensionato 66enne. Condannato a 16 mesi per abusi sulla figlia di una famiglia sua vicina di casa. La bimba ha10 anni. Grazie ai soliti benefici ha ottenuto la sospensione della pena ed è tornato a vivere a casa. Davanti alla vittima. Anzi alle vittime, contando anche i bimbi che sono riusciti a “salvarsi”.
Le famiglie coinvolte ora si stanno facendo sentire e ieri la Gazzetta di Reggio e L’Informazione hanno pubblicato una loro lettera. Di cui riporto i passi, sufficientemente eloquenti:

«In un paese civile  i cittadini dovrebbero poter vivere tranquillamente, senza paura di insidie da parte del prossimo, e le istituzioni dovrebbero farsi garanti di questo, o quanto meno adoperarsi al meglio perché questo avvenga.
Questo   vale ancora di più per le persone indifese, come gli anziani e i bambini. Un pensionato 66enne, da sempre ritenuto dai vicini una persona corretta e disponibile, inizia a un certo punto, nel garage del condominio, sentendosi al sicuro dall’intervento dei genitori e dei vicini, a insidiare sessualmente due minori, nostri figli, fortunatamente senza successo per la fuga spaventata di questi.
Questi avvenimenti risalgono al 21 ottobre dello scorso anno. Sporgiamo immediatamente denuncia alla locale stazione dei carabinieri e il pedofilo viene sottoposto, dal primo novembre, agli arresti domiciliari in attesa del processo, fissato inizialmente per il 9 febbraio. Il pubblico ministero Maria Rita Pantani si dimostra persona molto determinata e ci ispira fiducia da subito.
Ma la piega presa dagli avvenimenti lascia a dir poco perplessi. Come mai il pedofilo, che abita al piano sottotante quello dei due minori, con la porta sulla stessa scala, di fronte alla quale i bambini devono necessariamente passare per entrare ed uscire di casa, viene affidato semplicemente agli arresti domiciliari e non allontanato dal condominio? Agli arresti domiciliari c’erano i nostri figli. Come mai il processo venne poi spostato di quasi un mese, al 3 di marzo? Come mai, anche senza voler essere forcaioli, non si è provveduto almeno ad allontanare il pedofilo in modo da ridarci un minimo di serenità?
In tutta questa vicenda abbiamo avuto modo di apprezzare la solidarietà dei carabinieri della locale stazione e il loro impegno, durante il periodo degli arresti domiciliari, per darci un minimo di sicurezza, cercando nello stesso tempo di essere discreti per non spaventare ulteriormente i nostri figli. Purtroppo questo non cambia lo stato attuale delle cose, con il pedofilo assolutamente libero di entrare, uscire, sostare nel cortile, nel garage, e, perché no, anche di fronte alla sua porta, dove i due minori devono necessariamente passare. Inutile descrivere lo stato d’animo loro e nostro. Ovviamente non sono liberi di scendere le scale né di giocare nel cortile se non adeguatamente scortati. Questo stato di cose è assolutamente inaccettabile e non possiamo credere che non ci sia la possibilità di ristabilire una situazione normale, nella quale anche i nostri figli possano vivere sereni come i loro coetanei. Non possiamo credere che le istituzioni restino insensibili e considerino questo un normale fatto amministrativo, regolato da norme burocratiche e non dalla ricerca della giustizia. Non ci daremo pace e non ce ne staremo tranquillamente zitti fino a quando questa vicenda non si sarà risolta».
Non credo serva aggiungere altro se non la pena condivisone e la totale solidarietà ai bambini vittima ed alle loro famiglie. E la solita amara certezza: la vita per le vittime è sempre più dura che per i carnefici…..

 

Nota: vogliamo sapere il nome. Abbiamo il dovere ed il diritto, a fronte della condanna, di rendere il suo nome pubblico. Ci aiutate?

Resta in carcere padre abusante!

Il “padre” che ha abusato del bimbo di 5 anni a Reggio Emilia resta in carcere.
Durante l’interrogatorio di garanzia si è avvalso della facoltà di non rispondere.
Forse perché a parlare c’era il video ripreso dalla microcamera nascosta nella tv di casa. Video agghiacciante. Video che ha riportato fedelmente a quale grado di aberrazione l’uomo possa arrivare.
Sul caso interviene (sic)  Elena La Monica, sorella del più famoso Pino : ne parliamo nel post seguente.
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riflessione sulle dichiarazioni della sorella di Pino la Monica

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“Lasciate entrare il cane coperto di fango, si può lavare il cane e si può lavare il fango…
Ma quelli che non amano né il cane, né il fango… Quelli no… Non si possono lavare…”
(J. Prevert)
 

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lamonica-elena
 
Era da un po’ che non si sentiva parlare di lui. Da quando Pino aveva, sicuramente dietro mirati consigli, scelto il silenzio (….) dopo aver dichiarato che avrebbe denunciato tutti quanti (noi compresi) per quanto in risposta alle sue dichiarazioni avevamo detto.
Certo, ribadiamolo, forse avremmo dovuto scegliere altri toni, ma la sostanza resta immutata, soprattutto quando uno come lui, condannato in primo grado a 9 anni e 9 mesi per abusi su 9 bambine e detenzione di materiale pedopornografico estremo (ben 399 files…fa sempre bene ricordarlo!) aveva dichiarato che lui i corsi per i bambini li avrebbe fatti comunque.…..
Ora torna a parlare la sorella. Con quale titolo non è dato saperlo.
Riportiamo innanzitutto l’articolo, apparso sulla Gazzetta di Reggio:
 
 

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Elena La Monica: ''Il sistema giudiziario italiano è iniquo '\
"Violenza accertata. Intercettazioni ambientali. Niente nome e niente foto sui giornali. Forse per tutelare il bambino…o l'uomo"?
A parlare è Elena La Monica, la sorella di Pino l'educatore-attore di teatro che lo scorso giugno è stato giudicato colpevole e condannato a nove anni e nove mesi per pedofilia. Si tocca con mano l'amarezza nelle sue dichiarazioni riguardo agli sviluppi del recente caso del 45enne che ha abusato di suo figlio di 5 anni.
"Le intercettazioni ambientali – continua Elena – come sostiene il 'Comitato insieme per Pino' da ormai tre anni, sono utilissime e indispensabili per l'accertamento della verità ma ovviamente non sempre si usano. Nel caso di Pino La Monica avrebbero compromesso la possibilità di condannarlo ugualmente, nel caso di innocenti le intercettazioni sono scomodi testimoni della verità! Eppure niente di più facile che piazzare telecamere nelle decine di scuole dove Pino lavorava, tutti avremmo assistito ai 'fantastici' episodi raccontati nelle denunce".
La sorella di La Monica ammonisce "e infine nessun riguardo per l'essere umano – riferendosi a Pino – prima ancora di svolgere qualunque indagine e effettuare qualunque verifica lo si infama come mostro con tanto di nome cognome e foto su tutti i giornali locali e nazionali. Certo, in assenza di abusi serviva il consenso dell'opinione pubblica! E in questo caso del papà, dove l'abuso è certo, niente foto e niente nome e so anche come andrà a finire: patteggiamento o rito abbreviato perché ai colpevoli conviene e farà sì e no due anni di arresti e come premio gli daranno i domiciliari".
Nonostante la sentenza per Pino La Monica non sia definitiva e l'educatore resti per ora libero, Elena non è affatto clemente con il sistema giudiziario italiano: "Risultato di questo sistema di giustizia: innocenti in galera per 9 anni e rovinati per sempre dai giornali e colpevoli fuori a spasso senza che nessuno le sappia nulla. Complimenti, e questo sarebbe un Paese civile"?
 
Dopo queste esternazioni è difficile restare calmi. Ma ci proveremo, sperando che l’articolo sia anche sul tavolo della Procura e dei legali delle bambine abusate dal sig. La Monica.
Vorrei però sottolineare giusto un paio di punti:
a) La signora La Monica non parla di pedopornografia. Come se quei 399 bambini stuprati (ma forse sono di più se ipotizziamo più di un bambino per ogni immagine) non esistessero.
Lì, mi chiedo che intercettazioni ambientali avrebbero potuto fare gli inquirenti. Ma soprattutto mi chiedo cosa sarebbe emerso dai filmati? L’immagine di un soggetto che sta scaricando e guardando quella roba, eccitandosi?????
Forse è stato meglio evitare agli inquirenti una simile visione……
b) il sig. la Monica, come abbiamo già scritto più volte ha scelto, insieme al suo Comitato la strada della visibilità. Si è esposto, ha fatto conferenze stampa a destra e manca, rilasciato interviste che avevano lo scopo di appagare una evidente personalità narcisistica (d'altronde fa l’attore ed agli attori si sa piace stare in mezzo alla scena,  o no?!) ed ha mostrato il suo volto ovunque.
Se non l’avesse fatto? Se avesse fatto come il 90% dei casi che pure noi seguiamo nessuno, e dico nessuno, saprebbe quello che oggi sa di lui. Partendo dal suo nome, dal suo volto, dai suoi corsi.
Quindi, ricapitolando, nel momento in cui si è esposto è stato giusto, più che giusto, che accettasse gli applausi (del popolino pagante: leggasi supporters) ma anche che mettesse in conto i fischi, tanti del popolo civile ( leggasi Italia tutta).
E dire: che non c’è stato “ nessun riguardo per l'essere umano” è quanto mai anacronistico. Ma soprattutto, per l’ennesima volta, a mio avviso, irrispettoso nei confronti delle vere vittime: le bambine abusate (+ i 399 files….).
c) la teoria della cospirazione non regge. Né qua né altrove. In un momento storico dove sono più quelli che la fanno franca, chi viene condannato per abusi è perché ha a monte fior di prove. Le stesse che valgono in tutto il mondo e che non potranno certo cambiare le sorelle dei pedofili.
Quanto al caso di Reggio Emilia, essendo un caso di abuso familiare vige la regola  che il nome dell’abusante non deve uscire per evitare che si risalga alla vittima.
d) concordo invece sull’ultima domanda che pone la sig. La Monica: “questo sarebbe un paese civile?”.
Risposta: NO, non lo è. Poiché si permette a gente condannata per un reato gravissimo di continuare a stare libera. Di parlare. Di accusare le vittime.
Un paese civile i pedofili li blocca, li tieni monitorati e soprattutto impedisce che passino l’estate dopo una sentenza di condanna a lavorare con i bambini. Ma quest’ultimo esempio ovviamente non riguarda suo fratello. O no?\

Lettera aperta a Pino La Monica, condannato per abusi! Reaction to action!

Premessa:
per l’articolo che segue, intitolato non a casa REAZIONE ALL’AZIONE, il sig. Pino La Monica dice di volerci querelare.
Leggetelo poi cliccate qua e leggetevi la nostra replica pubblicata il giorno 06 luglio 2010:
http://massimilianofrassi.splinder.com/post/22973565#comment

pifferaio magico pino la monica

LA FAVOLA  AMARA DI PINO LA MONICA.
DA PIFFERAIO A RATTO.
 
“Quando questa merda intorno sempre merda resterà
riconoscerai l'odore perché questa è la realtà”
Ligabue, Il giorno di dolore che uno ha.
 
 
a blog pedo‹‹C'era una volta la città di Hamelin in Germania. Era una città molto graziosa, ma aveva due grossi difetti:
i suoi cittadini erano molto avari e le sue cantine piene di topi. Di gatti neanche l'ombra perché, siccome qualcosina costavano ai padroni, erano stati cacciati. Fatto si è che i topi diventavano tanti e tanti che non era più possibile vivere nella città. Si pensò allora di far tornare i gatti scacciati, ma i topi li misero in fuga. Era una vita beata la loro. Ce n'erano di tutti i tipi: topi, topini, ratti, rattoni e per tutti c'era da mangiare: nei granai, nelle cucine, dove c'erano molte forme di formaggio. I poveri cittadini, non sapendo più che fare, si rivolsero al loro sindaco, ma anche quello più che dire: – Cercherò… Farò… Non so… – insomma…non faceva. Ma ecco, che una mattina comparve in città un ometto minuto tutto brio e allegria che disse al sindaco: – Io vi libererò dai topi, ma voglio in cambio mille monete d'oro. Al sindaco la richiesta non parve esagerata e promise la ricompensa, scambiando con l'ometto una bella stretta di mano. L'ometto, allora, prese da un sacchetto che portava a tracolla un piffero e diede due o tre zufolate. Subito i topi che erano nello studio del Sindaco, nascosti qua e là, balzarono fuori e, quando l'uomo uscì, lo seguirono. Il pifferaio continuò a suonare in strada e nugoli di topi lo seguirono squittendo felici.
Nelle loro testoline vedevano montagne di formaggio tutte per loro, vedevano dispense con ogni ben di Dio pronte ad essere saccheggiate. – Tutto per voi, tutto per voi, bei topini! – prometteva la musica che li attraeva e li affascinava. E la marcia trionfale del suonatore continuò: da tutte le case uscivano a centinaia topi di tutte le dimensioni, di tutte le età: anche i più saggi e i più furbi tra loro credevano a ciò che la musica magica prometteva! E la gente, affacciata alle finestre, appoggiata ai muri delle case guardava esterrefatta e felice quella smisurata fila di roditori che seguiva il suonatore. – Se ne vanno! Se ne vanno! Ma è possibile? Oh, che gioia! Che il cielo sia benedetto! Finalmente quando tutti i topi della città furono riuniti dietro a lui, il suonatore si avviò verso il fiume e le bestiole dietro, sempre più affascinate dalla musica magica. Il pifferaio entrò ad un tratto nell'acqua e quelli ancora dietro; avanzò ancora finché fu immerso fino al collo e i topi lo seguirono incantati e fiduciosi. Egli allora si fermò in mezzo alla corrente e seguitò a suonare e i topi per un po' nuotarono e poi, siccome da lui non potevano allontanarsi finirono per annegare tutti, nessuno escluso! Allora il suonatore uscì dal fiume, si scrollò l'acqua di dosso e si recò dal sindaco per ricevere la dovuta ricompensa. Il sindaco, come lo vide entrare, arricciò il naso e gli chiese: – Che vuoi tu? – Essere pagato per tutto quello che ho fatto per la città! – Mille monete d'oro per aver suonato il piffero per poco più di un'ora? – Senza di me i topi avrebbero distrutto le vostre case! – Ebbene io non ti dò niente! – Chiedi ai cittadini se sono del tuo parere. Il sindaco si affacciò al balconcino del municipio e chiese ai concittadini quel che doveva fare e tutti furono d'accordo con lui, da quegli avaracci che erano. Il pifferaio allora amareggiato e molto arrabbiato minacciò: – Vi pentirete oh, se vi pentirete di quello che mi fate! Uscì in strada ed eseguì una scala col flauto soffiando a tutte gote poi, aiutandosi con le agili dita, emise dolcissimi suoni. Tosto si videro teste di bimbi guardare giù dalle finestre, volgersi verso il pifferaio, poi un ragazzino uscì dalla casa e guardò con entusiasmo l'uomo che suonava. A lui si unirono due, tre compagni e tutti guardavano come affascinati il suonatore. E questi non smise di suonare, anzi la sua musica diventò più dolce e persuasiva e nella mente dei bambini faceva nascere visioni di città tutte balocchi, di città tutte dolci, senza scuole, senza adulti che volevano comandare ad ogni ora del giorno. E la schiera ingrossava sempre più e tutti i componenti erano felice e ridevano, e tenendosi per mano cantavano seguendo sempre più affrettatamente il pifferaio. Ed ecco i genitori rincorrere quella schiera di gioiosi figlioli che se ne andavano con l'omino così, come i topi che lo avevano seguito sino alla morte! – Non andate con lui! Tornate per carità! – gridavano disperati i padri e le madri mettendosi a loro volta in fila. Ma essi si stancavano da morire e non riuscivano a tenere il passo con i loro figli che camminavano sognando cose meravigliose… Il sindaco, chiuso nelle sue stanze, si strappava disperato i capelli. Intanto il suonatore si avviava verso la grande montagna che si trovata proprio alle spalle della città. I bimbi dietro cantavano: erano così felici di seguire quell'omino che nessuno li avrebbe distolti dal loro proposito. Giunsero così a metà montagna: al suono del piffero questa si aprì e tutti, pifferaio in testa, entrarono nella fenditura che si richiuse ermeticamente dietro l'ultimo della fila.
Ne restò fuori solo uno zoppetto che non era riuscito a camminare veloce come i compagni.
I cittadini che giunsero sul luogo dopo qualche tempo, lo trovarono là che piangeva disperato per non aver potuto raggiungere i suoi amici.
Dei bambini non c'era più traccia e nessuno seppe mai ciò che ne fosse stato.››
 

pino la monica a scuola dai salesiani

Pino la Monica, condannato in primo grado per abusi su una decina di bambine e per detenzione di ingente quantità di materiale pedopornografico, secondo la mia modesta opinione, si crede un Pifferaio. Magico.
Capace di chiamare a sé la gente. Sedurla. Incantarla. E con quel suo sguardo da lemure, creare una piccola fedele corte dei miracoli, un seguito di adepti. Da portare magari un giorno nella Terra Promessa. Fondare una bella comunità – io le chiamo Sette – e stare lontani da questo mondo ingrato. Che basta che tocchi un bambino e guarda un po’ che casino ti combina.
Le storie però si sa non sempre vanno come si pensa. Anzi. A volte arriva qualcuno e ne riscrive il finale. Soprattutto se quello non era il finale più adatto. Soprattutto se quel finale non restituiva la vita alle principesse facendo mangiare alle streghe cattive le loro schifose mele velenose.
Qu
ando si riscrivono le storie anche i ruoli possono essere ri-assegnati.
Per questo forse più che un Pifferaio, in questa storia Pino la Monica è un Ratto.
Quello il ruolo che la Storia gli riconsegna. Quello il suo ruolo.
Mercoledì scorso dopo nemmeno 72 ore di silenzio La Monica è tornato a parlare.
Io, ad alta voce, l’avevo invitato a tacere. Poiché ritenevo le sue parole inutili, anacronistiche e disturbanti. Per me. Per i bambini. Per le bambine che ha abusato. Per quelle centinaia di foto pedoporno che a noi fanno letteralmente  dare di stomaco  ma ai pedofili regalano un’erezione. Per la società civile. Per quella Giustizia che non sempre sta dalla parte dei bambini, ma quando decide di esserci, presenta il giusto conto. Per….
Invece Pino non ha resistito. Tutto sommato avere un palco dove potersi esibire è da sempre la sua massima aspirazione.
E lui lesto a mostrarsi a giornalisti e fotografi in ogni momento del suo percorso giudiziario, forse oggi quello che più di tutto teme è l’oblio.
Tranquillo! Sappia che non la dimenticheremo. Se è quello che teme, non la dimenticheremo: mai! E temo non la scorderanno nemmeno le bambine. Quelle più “sfortunate” tra tante.
Quelle selezionate. Per essere predate. Neanche loro la dimenticheranno…..
Pino parla e lo fa riaprendo il suo blog.
Dove compie un atto, a mio avviso, gravissimo: ci cita.
Già. Pronuncia, invano, il nostro nome.
Ora passi che torni a parlare di “bare pettegolezzi”: su questo abbiamo scherzato e finto rabbia. Finto rabbia! In realtà lo troviamo un complimento. Bar Frassi o Bar Prometeo non solo suona bene, ma dà l’idea di cosa siamo. Dal Bar passa un’umanità varia. Ma soprattutto pulita. Ed anche nelle bettole più lerce, quelle con le pubblicità appiccicate a vetri sporchi, di gelati che non si producono più da almeno 20 anni ed i vecchi espositori della gomma del ponte, ecco anche lì, vige una regola. Fondamentale.
Si potrà soprassedere se scapperà una parolaccia (liberatoria…tipo “fanculo pedofili!”, ecco parolacce così), si alzerà la voce, non sempre si manterrà il rigore o lo stile necessario, ma lì, anzi qui, non esistono zone buie. Qua dentro, al nostro Bar, i ratti se ne stanno alla larga. Ma tanto. Perché sanno che se li vedessimo, in un angolo, di quelli al buio che lei Pinuccio conosce bene, a farsi mettere in tasca le mani da una bambina per farsi toccare un pezzo di carne flaccida, bhè, sappia che in quel bar si potrebbero vedere  “scintillare le lame” (in senso metaforico, ovviamente, ma lei non lo capisce).E quel pezzettino di carne flaccida dalle tasche lo toglieremmo noi. Con la nostra forza. La nostra rabbia. La nostra volgare irruenza. Noi: ADULTI!
lemure

Capisce perchè siamo fieri di essere un Bar? Perché il nostro mondo non è il suo.
Non ha facciate dietro le quali trincerarsi. Ma soprattutto sipari dietro ai quali far del male ai bambini. Noi i sipari li distruggiamo, se sentiamo che dietro c’è un’anima spezzata che piange. E lei a quanto conferma il Tribunale di Reggio Emilia, di anime ne ha fatte piangere almeno una decina!
 
Scrive ancora La Monica:
”Questo BLOG aveva scelto il SILENZIO per RISPETTO delle famiglie coinvolte, per permettere alla Magistratura e al Collegio Giudicante di svolgere con serenità il proprio lavoro. Ma ora, che continuo a partecipare alla vita pubblica della mia città, e a girare tra la gente, mi rendo conto che questa sentenza non è servita a fare chiarezza.”
Mi chiedo ad voce alta: ma lei è schizofrenico?! Non lo dico per offenderla, ad offendere ci pensano già le azioni che lei ha compiuto, e poi la schizofrenia (a differenza della pedofilia) è una malattia e sulle malattie non si possono fare battute, ma torno a chiedere lei davvero crede a quello che scrive? Ma soprattutto sa cosa scrive? O esistono due La Monica, il gemello cattivo che va in giro a molestare bambine spacciandosi per bravo educ-attore e scaricando immagini pedofile e quello buono chiuso in casa che cerca di difendersi dalle malefatte dell’altro?
Perché quando dice di aver chiuso il blog “per rispetto alle famiglie ed alla Procura”, mi consenta, la spara grossa come mai aveva fatto fino ad ora.
Bastava evitare la (fallita, fallitissima! – e mancata!) mobilitazione di supporter per l’udienza finale a dimostrare che lei, la Procura e le famiglie non le ha mai rispettate.
Basta leggere cosa avete detto nei vostri spazi sulla dr.ssa Pantani, pm del suo procedimento, così come sulle bambine (a proposito: per quanto Maloox prenda la frase che qualcuno disse, “sono delle puttane”, io non la dimenticherò mai! E testardo come sono, aspetto solo di presentare il conto!) per capire che la parola rispetto lei non se la può permettere. E quindi, deve tacere.
Non ultimo avete osato dire che questo è un “modo per fare soldi”, come se dei genitori volesse rovinarsi la vita per aspirare ad un bottino, peraltro sempre incerto, dato che quelli come voi, chissà come mai poi sono sempre senza reddito…..
SI VERGOGNI!
Se poi vuole fare “chiarezza tra la gente” pubblichi, quando ci saranno, le motivazioni della sentenza. Noi lo faremo. E sarà evidente la verità.
Oppure metta una foto pedopornografica, una sola e chieda a chi le sta intorno se quei bimbi li ritratti sono particolarmente “fantasiosi” o suggestionati da noi e se magari i loro genitori li hanno fatti abusare ad uso e consumo delle fotocamere di uomini di merda, solo per poterci un giorno guadagnare qualcosa.
La gente oggi la guarda come si guarda un pedofilo.
Ha paura di lei, sig. La Monica, ma non è la stessa paura provata dalle bambine, questa è diversa. Innanzitutto non è passiva, anzi, è la paura di quello che lei rappresenta, di ciò che potrebbe fare ai loro figli. E quindi, faccia attenzione, perchè può essere pure pericolosa.
Paura. Ma anche schifo. Come i Ratti, appunto. La vedono e si allontanano, provando un brivido lungo la schiena, con i peli che si rizzano e quel fastidio che come una brezza attraversa i loro corpi. E non saranno poche righe del suo blog sconosciuto, a farle ravvedere.
Lei si lamenta poi di una sentenza “severa”. Ma si rende conto che ha preso SOLAMENTE 9 anni e 9 mesi? Sono poco più di un anno per bambina.
Una bazzecola! Un nulla rispetto all’entità del crimine.
Creda a me: Festeggi. Fosse stato in un altro Stato, lei che parla di emigrare, oggi starebbe già a marcire in galera!
E davvero è convinto che la colpa sia dell’esposizione mediatica? – peraltro da lei cercata, non ricordo manifestazioni di piazza, raccolte firme, fiaccolate, presenza a gazebo elettorali, rappresentazioni teatrali con bambini, sciarpette azzurre fruscianti per le vie della città, corsi intitolati “chi è il bambino”, fatte da genitori….!) – ma il senso del ridicolo davvero l’ha perso? O forse quelli come lei non ce l’hanno proprio e sentendosi sopra tutto e tutti possono dire/fare tutto a tutti?
Una cosa le dico. E non la ripeterò.
Non si azzardi, MAI, a dire  o anche solo a ipotizzare che qua, al Bar Frassi/Prometeo si sfruttano le sofferenze dei bambini.
Quando scrive citando il nome del mio blog :
“basta leggerlo per capire che è LUI che espone le ragazz

ine ad un processo mediatico” scrive una falsità. Enorme. L’ennesima.
La riscriva e le prometto che vengo personalmente a prenderla a calci nel culo (sempre metaforicamente, non mi sporcherei mai le scarpe!). . E, mi creda, non le piacerà. A meno che anziché considerarmi un quarantenne non mi consideri  4 volte 10 anni, allora le cose cambiano, vero?
Poiché con i deboli è facile avere la meglio. È con gli adulti che è difficile rapportarsi, come la sua storia insegna.
Avete portato in un aula di tribunale delle bambine con il solo scopo di far dire loro che lei “era un bravo educatore” (col vecchio obsoleto alibi, io lo conosco con me è stato bravo ergo è innocente) ed osa dire che io le sottopongo a processo mediatico?
Ma CHE SCHIFO!!!!!!!!!!!!!
Poi rincara la dose: “non combatto con le armi del nemico soprattutto quando il nemico non merita l’onore del combattimento”.
Premesso che io non sono suo nemico. Oscar Wilde, uno che all’occorrenza recitava meglio di lei, scrisse “scelgo gli amici per l’aspetto i nemici per l’intelletto”, frase che sottoscrivo e per la quale lei non può permettersi di essere mio nemico. Almeno con i miei personalissimi canoni di valutazione.
Ma, più di tutto, non accetto da lei lezioni di morale (“è una questione di linguaggio, di modi, di educazione civica” scrive), perché lei non può proprio darne. A nessuno. Ma soprattutto a me. Io dedico la mia vita a difendere bambini abusati. Lei ha sprecato la sua creandosi una facciata per molestarli!
Ha perso ogni diritto di dare lezioni agli altri, quando ha iniziato a far fare il gioco della “formichina”.
Lì scommetto che il linguaggio era quello giusto vero? Anche la forma era corretta, vero?
Meno male…..contento lei….noi però, lo ripeto, siamo diversi.
E quando parliamo, dopo tanto silenzio, noi sì che ci arrabbiamo e usiamo un linguaggio che non è il suo. D'altronde noi il gioco della formichina non lo facciamo…..
Per ultimo dice “neanche posso tacere ora quando si dicono cose che non corrispondono al vero”.
Ed inorridisco. Non ho idea di cosa avrebbe potuto fare uno come lei se per sbaglio l’avessero assolta. Altro che coriandoli in tribunale…..rispettosi peraltro di genitori in lacrime….
Lei scrive che “chi la crede innocente continuerà a farlo” e viceversa. E pure su questo fronte si sbaglia. Tantissimo.
Lei crede davvero che chi le sta intorno non dubiti?!
Sapesse quanti ci scrivono (e ci hanno scritto pure prima del processo) chiedendoci di portare le scuse alle bambine….
Non ultimo questo episodio, proprio durante l’attesa della sentenza: ad un papà è stato detto “cosa dovrei fare per me è….” e quel padre ha risposto, “e per me allora che è mia figlia?!”.
E lei ancora pensa che la verità in cuore loro non sappiano qual è?!
Erano così certi della sua assoluzione che già progettavano di portare le tende fuori dal carcere….io mi toccherei quando li vedo certi “amici”.
Forse (non ci credo, ma dico forse) si potrà scaricare per sbaglio un solo file pedofilo. Salvo rimuoverlo subito dal proprio pc e segnalarlo alla polizia!  Se si è esseri umani.
pino la monica rattoMa 400. E poi tenerli archiviati, questo cos’è? Un errore del Tribunale? Una cospirazione di questi mocciosetti che ora si fanno pure fotografare apposta in pose erotiche, per poi poter entrare nei computer degli innocenti, infettandoli?
Essere innocenti significa collegarsi a reti di sostenitori pedofili e linkarle nel proprio blog? Reti di gente che parla anche dei falsi abusi rendendo tutti gli abusi italiani falsi per potersi illudere di rifarsi una verginità?
Ma non vede che tutto è sotto gli occhi di tutti da tanto tantissimo tempo?
Noi sì siamo stati in silenzio. Potevano scendere in piazza quando i testimoni del processo venivano “avvicinati” dai suoi consulenti (pure qua ci sarà da parlarne e tanto…) chiedendo loro di ritrattare? Questa è la modalità con cui si manifesta l’innocenza di una persona?
Per finire: lei si appella a suo nipote con un colpo di scena che non le riesce. Se recita come scrive, neanche nelle rappresentazioni in oratorio la prendono (correzione: forse lì sì. Forse la prenderebbero, visti i precedenti…): a suo nipote dice “è un mondo un po’ confuso ma ho fiducia che cambierà” e, squilli di tromba, stavolta concordo con lei. È confuso, molto questo mondo. L’hanno anche confuso ad arte, quando invece le cose erano facili facili. Più di adesso.
Ma quando si riesce a penetrare la nebbia e fare luce, allora il mondo diventa chiarissimo. Le tenebre scompaiono. Per sempre. E con loro, i ratti che le popolano.
La Monica: glielo richiedo. Per l’ultima volta: Stia zitto.
E, se possibile, cerchi qualcuno veramente bravo. Ed incominci un percorso terapeutico. Io non ci credo a queste cose, ma lei è giovane, forse, si salverà…e con lei i nostri figli.

dr. Massimiliano Frassi
Presidente Prometeo
coordinamento nazionale vittime della pedofilia (tra cui, perché si sappia una volta per tutte, anche le sue vittime!)
 

pino la monica è un pedofilo
“L’intelligenza di pochi percepisce quello che è stato accuratamente nascosto”
Fedro (x i membri del Comitato: Fedro non è uno dei passati partecipanti al Grande Fratello, bensì Fedro il grande scrittore -anche – di favole)
 
p.s.: piccola lezione di vita. Giusto per capire cosa fanno i genitori (certi genitori) per i propri figli:
Cucciolo d’orso annega madre muore per salvarlo
 
p.p.s.: lei disse, durante l’ennesima intervista, che avrebbe indossato la maglia “sono un pedofilo”. Restiamo in attesa. Suvvia, almeno stavolta, un po’ di coerenza.

Pino La Monica ora stia zitto!

pino la monica stia zitto

IN EDICOLA.
Oggi vi segnalo due articoli con altrettanti nostri comunicati ripresi da L’Informazione di Reggio ed Il Resto del Carlino.
Mentre sulla Gazzetta di Reggio è stata pubblicata una bellissima e toccante
lettera della mamma di una delle bambine abusate da Pino La Monica.
Da leggere.
E per chi non è residente in Emilia Romagna, domani li riprendiamo pure noi.
A seguire riporto solo il comunicato nostro.
 
 
…e non finisce qua…..
 
COMUNICATO STAMPA:
“La condanna a 9 anni e 9 mesi di Pino La Monica in una società sempre meno dalla parte dei bambini, è un segnale forte che giunge dal mondo delle Istituzioni. Mostra che ancora si crede e si difende l’infanzia violata”, dichiara Massimiliano Frassi, presidente di Prometeo che da mesi dà voce anche sul suo blog alle vittime di Pino La Monica.  “Oggi al fronte di questa sentenza chiediamo che se ci sono state altre vittime non si vergognino ed escano alla scoperto. Sopratutto non si lascino intimidire da manifestazioni di piazza a favore di un abusante che hanno avuto il solo scopo di ridicolizzare chi le organizzava:
rivolgetevi alla Procura ed otterrete giustizia”.
Un pensiero va poi al Comitato medesimo ed alla famiglia di La Monica. Dice Frassi:
“la sentenza ha mostrato che Pino è un predatore. Abilissimo quanto pericoloso. La cosa è difficile da accettare, ma negare l’evidenza dei fatti, attingere ad alibi di “isteria collettiva” diffusi in Italia da gente attualmente in carcere per abusi, è pericoloso due volte: una perché rischia che il giorno che Pino capirà che avete realizzato quale sia la verità e non possa più imbrogliarvi, ricorra ad un gesto estremo, due perché così fate passare un messaggio di totale pericolosa complicità”.
“Quanto a La Monica stesso la smetta di rilasciare interviste e stia in un dignitoso silenzio. Ha avuto un processo intero per far sentire la sua voce! Quando sarà pronta la sentenza la renderemo pubblica, anche se basterebbe mostrare anche solo una delle 400 foto pedofile che aveva per far capire la caratura del personaggio”.
Un ultimo appello al Comune. “Avevamo già chiesto mesi fa che intervenisse pagando le cure alle bambine abusate. Ora dopo la loro attesa cautelare, a fronte di una simile sentenza, è giusto che aiutino quella parte della loro cittadinanza che ha bisogno. Non dimentichiamo che fino ad ora l’unico a godere di aiuti è stato La Monica. Con i suoi corsi nelle parrocchie, quanto con il patrocinio gratuito per pagarsi i legali”.

pino la monica se ci sono altre vittime escano allo scoperto!

PINO LA MONICA è un pedofilo!!!!!!!!

PINO
 
LA
 
MONICA
 
è un pedofilo
 
per il Tribunale di

Reggio Emilia
 
 
sentenza di Primo Grado
 
condanna a 9 anni e 9 mesi
 
9, come le bimbe abusate
 
a cui si aggiungono i bimbi abusati dei 398 files
pedopornografici!
 
PINO LA MONICA PELLEGRINO  
È vero non sempre il treno della giustizia si ferma al binario giusto, soprattutto se ad attenderlo ci sono i bambini, ma stavolta è andata così. Grazie agli adulti (partendo dai genitori, in primis e poi all’avvocato Scarpati, alla pm ed ai Giudici tutti) a nome dei 398 bambini “protagonisti” degli abusi dei 398 files pedoporno e delle 9 bimbe abusate.
Ora se qualcun altro è stato vittima, trovi il coraggio ed esca allo scoperto.
Reggio Emilia è lo specchio dell’Italia, quella che con certi cattivi esempi non ha nulla a che vedere. Quella che i bambini li difende, quella che non diventa come certe città solo perché qualcuno marcio dentro marcia contro.
Stasera non aggiungo altro. Ma da domani avremo molto da dire….molto da chiedere…molto da fare.
Rimpiango solo di aver lavorato rispettando la legalità, quando potevo far occupare ogni centimetro quadro del parcheggio del Tribunale da gente civile e non da 4 sciacalli pronti a cibarsi dei resti di bambine abusate.
Ma ripeto, per stasera basta così…..
Ah dimenticavo la cosa più importante.
Pino La Monica, da oggi per praticità PEDOPINO, disse che sarebbe andato in giro con la maglia con su scritto “Sono Un Pedofilo”.
Bene, da domani lo vogliamo coerentemente vedere in giro così:
 
 
Buona notte bimbe. Buona notte genitori. Da stanotte i vostri sogni avranno un colore diverso.
 
 
 

pino la monica è un pedofilop.s. chissà come mai i tags di Apolloni e di La Monica del nostro blog sono stati hackerato nei motori di ricerca. Misteri del web…..
Come se la gente non sapesse che al Bar Frassi ci occupiamo di pedofili……

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