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Vallo della Lucania: assolti tutti nel processo d’appello.

Ancora una volta, grazie ad indagini fatte male, i bambini non ottengono giustizia. Speriamo che questi articoli, li si debba leggere solo su fatti passati e che oggi, chi fa le indagini, abbia imparato dagli errori dei propri predecessori:

Pedofilia all’asilo, assoluzione per tutti

Per le vicende di Vallo della Lucania la Corte d’Appello di Salerno ha cancellato la condanna a suor Soledad e ai presunti complici: «I fatti non sussistono» di Clemy De Maio
suora condannata a 8 anni per abusi suor soledad vallo della lucania

SALERNO. «Il fatto non sussiste». La Corte d’appello di Salerno ha cancellato con un colpo di spugna la sentenza di primo grado sui presunti abusi sessuali nell’asilo “Paolo VI” di Vallo della Lucania, pronunciando l’assoluzione non solo per il muratore Aniello La Bruna e il fotografo Antonio Rinaldi (che già il Tribunale cilentano aveva giudicato innocenti) ma pure per Suor Soledad, che era stata condannata a 8 anni con l’accusa di pedofilia, e per le consorelle Agnese Cafasso e Giuseppina De Paola, a cui erano stati inflitti 16 mesi per favoreggiamento perché secondo il Tribunale sapevano delle violenze e avevano taciuto. Non solo. La Corte presieduta da Claudio Tringali ha anche condannato al pagamento delle spese processuali le famiglie che avevano impugnato l’assoluzione di Rinaldi e La Bruna. «Il mio cliente era stato dipinto come un mostro, questa sentenza gli rende giustizia» ha commentato l’avvocato Franco Maldonato che difendeva il muratore, mentre padri e madri che si erano costituiti parte civile aspettano il deposito delle motivazioni (tra novanta giorni) per proporre ricorso in Cassazione.

Tutto inizia nove anni fa, quando trenta genitori si rivolgono alla Procura di Vallo di Lucania per denunciare gli abusi sessuali di cui sarebbero stati vittima i figli, bambini che all’epoca avevano tra i 3 e i 5 anni. Le indagini vengono seguite dal procuratore Alfredo Greco; si dispongono perizie, sopralluoghi, a Vallo arrivano i Ris di Parma e criminologi di fama nazionale. Un’inchiesta che la sentenza di ieri marchia come una gigantesca bolla di sapone, dopo che lo stesso procuratore generale Maddalena Russo (chiamata a sostenere in udienza le ragioni dell’accusa) ha chiesto l’assoluzione per insussistenza dei fatti spiegando che neanche su suor Soledad è stata raggiunta «la prova certa» e censurando in maniera pesantissima tanto la conduzione delle indagini quanto la sentenza del tribunale di primo grado. Un j’accuse concluso con una chiosa inquietante: il sospetto che qualcosa di terribile in quell’asilo sia davvero accaduto, ma che la concentrazione delle indagini sull’ipotesi degli abusi sessuali abbia impedito di perseguire le ipotesi di maltrattamenti e lesioni rivelate da lividi sulle gambette, arrossamenti dei genitali, racconti di sporcizia e infezioni seriali. «La Procura ha seguito una pista investigativa a senso unico» ha affermato il pg, spiegando che nella fase di appello le imputazioni alternative che potevano essere rilevate dagli inquirenti non sono più contestabili. La sentenza di primo grado l’ha definita «frettolosa, di una superficialità estrema» una sentenza che «se fosse stata impugnata per saltum in Cassazione non avrebbe retto, per tutti i princìpi che sono stati disattesi». Ma il procedimento sarebbe stato viziato sin dall’inizio: «Nasce male come impostazione, è stato mal condotto nel dibattimento ed è mal definito» ha accusato, puntando l’indice tra l’altro su un «vergognoso incidente probatorio con le bambole che si tenne alla Fiera».

Quanto di questa reprimenda sia stato condiviso dai giudici lo si saprà con il deposito delle motivazioni. Di certo c’è che dopo nove anni dall’inizio dell’inchiesta e più di quattro dalla sentenza di primo grado, la Corte d’appello ribalta le decisioni del Tribunale e cancella le condanne. Nel frattempo la principale imputata, Carmen Soledad Bazan Verde, ha smesso panni da suora e ha lasciato l’Italia tornando in Perù. Di lei si sono perse le tracce, ma forse qualcuno troverà il modo di avvisarla che per lo Stato italiano non è più colpevole.

ARTICOLO TRATTO DA: ILGIORNALE DI SALERNO. LINK: http://lacittadisalerno.gelocal.it/salerno/cronaca/2016/03/12/news/pedofilia-all-asilo-assoluzione-per-tutti-1.13108755?refresh_ce

 

Pedofilia a Vallo della Lucania. La testimonianza dei genitori su Rete 4.

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Pedofilia a Vallo della Lucania. La testimonianza dei genitori su Rete 4.
http://www.video.mediaset.it/video/dentro_la_notizia/full/414395/puntata-del-9-ottobre.html

 

 

Dentro la notizia: pedofilia a Vallo della Lucania

suora condannata a 8 anni per abusi suor soledad vallo della lucaniaPOST IT:
Segnaliamo che questa sera su Rete 4 in seconda serata nel programma “Dentro la notizia” si parlerà del caso di abusi a Vallo della Lucania con Gabriella Simoni. Non perdetela!

Vallo della Lucania. Il silenzio degli innocenti, le coperture dei dementi.

Vallo della Lucania. Il silenzio degli innocenti, le coperture dei dementi.
Forse i genitori di Vallo e l’intero paese (quello non connivente ovviamente) dovrebbe scendere in piazza, per denunciare l’ennesima telenovela a danno dei loro figli. Telenovela che comunque pare si sia risolta positivamente….
Il processo di appello per la suora abusante, Suor Soledad, dopo varie vicissitudini ha oggi una data certa che possiamo ufficializzare: quella del 10 dicembre 2013.
La suora, già condannata in primo grado, visto però che il permesso di soggiorno le era scaduto….se ne è tornata, libera ed impunita, probabilmente in Sud America, nel paesello d’origine. Per questo i Giudici hanno chiesto che le venga fissato un domicilio italiano.
Non scatterà invece la prescrizione per le due consorelle, condannate in quanto sapevano ma non sono intervenute, e che andranno a processo nei prossimi giorni, il 12 luglio.

 

Vallo della Lucania: processo d’appello fissato per la suora pedofila.

Vallo della Lucania. Fissato l’appello per la suora pedofila.

RICEVIAMO E RIPORTIAMO:

Vallo della Lucania, ricomincia il ‘gioco del lupo cattivo’: al via processo d’appello per suor Soledad

Articolo di Lucia Cariello per il Giornale del Cilento.

Ricomincia in corte d’appello il processo sui presunti abusi perpetrati ai dinni di minori dell’istituto religioso di Santa Teresa di Vallo della Lucania. Sul Banco degli imputati suor Soledad al secolo Carmen Soledad Bazan Verde, peruviana accusata di abusi sessuali ai danni di oltre 30 bambini dell’istituto di Vallo della Lucania. L’avvio del processo d’appello è fissato per il prossimo 2 luglio presso il tribunale di Vallo. Parliamo di una vicenda umana e giudiziaria che scosse profondamente le coscienze. Nel merito furono ascoltati circa 200 testimoni che avrebbero confermato abusi di ogni genere ai danni dei piccoli da parte di suor soledad.

Ma facciamo un passo insietro: chi è suor Soledad? Giunta nel 2001 in Italia dal Sudamerica, Soledad, all’anagrafe Carmen Soledad Bazan Verde, è una giovane novizia peruviana che aspirava ad entrare nell’ordine di Santa Teresa del Bambin Gesù e, nello stesso tempo, faceva la maestra in un asilo gestito dalla sua congregazione a Vallo della Lucania. Il dramma reca una data precisa: 17 giugno 2006, Soledad viene arrestata a Roma per evitare una sua fuga all’estero ma la vicenda in realtà ha inizio alcuni mesi prima quando la madre di una piccola di 4 anni che frequenta l’asilo gestito dalle suore di Santa Teresa di Vallo, insospettita dagli strani comportamenti della bambina, denuncia possibili abusi sessuali. Rita Del Gaudio, madre di una piccola dell’istituto di Vallo, alle telecamere di Mattino Cinque, racconta: “M’ero accorta, già prima che mia figlia ci raccontasse, che c’era qualche problema. Aveva gli incubi, mi aggrediva, urlava senza motivo, non mangiava più. Diventava frenetica quando le chiedevamo dell’asilo, una volta voleva sbattere la testa contro il muro”. Scattano, dunque, le indagini nell’istituto e il 21 giugno il giudice decide di interrogare la suora nel corso di indagini preliminari. Vengono sentiti poi, in sede di incidente probatorio, i bambini e per evitare un trauma il tribunale viene trasformato in asilo. La prima: «Suor Soledad ci portava al bagno dove ci faceva giocare al lupo. Una volta mi ha anche fatto male il mio ditino. Il gioco del lupo non mi piaceva perché era brutto. Non voglio raccontare cosa mi faceva. Se suor Soledad torna a scuola io non ci voglio più andare.» La seconda: «Suor Soledad è cattiva e dà botte ai bambini. Li picchia sul… Ci accompagna in bagno e mi tocca…con il dito (la bambina, scrivono i consulenti nel verbale, fa segno con la mano destra passandosi la mano sulle parti intime). Poi ci fa giocare al lupo mangia frutta che ci mangia.» La terza: «Vado all’asilo. La mia suora si chiama Agnese. Poi c’è anche suor Soledad che è molto cattiva. Lei mi faceva fare un gioco molto brutto perchè mi toccava e mi faceva il solletichino (la bambina fa il segno con la mano sinistra passandosela sulle parti intime). Suor Soledad ci faceva fare anche il gioco del lupo e mi diceva che doveva essere un segreto.». La quarta: «Vado all’asilo da suor Agnese. Poi c’è anche suor Soledad che mi accompagna in bagno per fare la pipì. Lei quando andiamo al bagno mi fa male… (il bambino utilizzando una bambola fa vedere che infila il dito indice e passa la mano sui genitali). Lei mi faceva fare un gioco molto brutto che chiamata il gioco del mostro-femmina che consisteva nel nascondersi e quando lo trovavo mi faceva scappare nel salone delle feste o nel bagno da solo. Nel salone delle feste o nel bagno, quando eravamo da soli, mi toccava… Suor Agnese, invece, è brava e non mi fa mai male.»
Adesso si apre un nuovo capitolo con l’avvio del processo d’appello. Ricordiamo che la sentenza di primo grado ha stabilito 8 anni di reclusione per la novizia peruviana, 16 mesi due suore, suor Romana e suor Agnese, per favoreggiamento personale. Assolto, invece, il muratore con formula dubitativa e assoluzione piena per il fotografo, anch’essi coinvolti nella vicenda. Inoltre, su 21 persone costituite parte civile solo a 10 è stato riconosciuto un risarcimento dei danni dal tribunale con una provvisionale di 10.000 euro anche per quanto riguarda le spese legali.

LA SCOMPARSA DEI FATTI. Il caso Vallo e la lettera dei genitori.

LA SCOMPARSA DEI FATTI. Il caso Vallo e la lettera dei genitori.

Odio ripetermi. Ma pure stavolta dovrò farlo.
Dal nostro personale osservatorio oramai percepiamo, giorno dopo giorno, che siete stanchi. Stanchissimi. Di brutte notizie, sempre e solo a favore di questo o quel criminale. Se pedofilo poi pure peggio…..
Stanchi e molto arrabbiati. E la cosa che perlomeno ci fa ben sperare è che il vostro rancore oggi si trasforma in azioni concrete, di protesta civile, che cancella anni di silenzi a cui vi avevano ricondotto.
Ieri non so più quante mail ci avete mandato di indignazione per il post scritto e per questo oggi torniamo su un argomento assolutamente simile.
Cambia solo la regione, ma uguale è il tema (l’abuso) e il trattamento riservato alle vittime. Le uniche vittime. I bambini (abusati).
Nel mio Libro nero della pedofilia parlo della cosiddetta “scomparsa dei fatti”, quella che avviene puntuale quando non si vuole raccontare l’amara verità e si dà quindi la propria versione ribaltando il punto di vista.
Vi faccio un esempio, inventato al volo:
c’è una rapina in banca, il bandito, molto violento, spara colpi a destra e manca e urla come un ossesso e prende a pugni e calci le persone in coda allo sportello. Una donna muore di crepacuore. Lui successivamente viene arrestato.
Quando c’è la scomparsa dei fatti, certi giornalisti (che a chiamarli così….), spesso amici/conoscenti dei delinquenti in questione, riportano la notizia ribaltando come ho già detto il punto in questione. Nel caso appena inventato dal sottoscritto, la notizia quindi a cui dare spazio e con una personalissima soggettiva aggiunta diventerebbe questa:
”donna muore in fila allo sportello bancario, per infarto. Soffriva da tempo di cuore. E pare non prendesse regolarmente i farmaci salva vita.”
Davanti ad un simile sistema (di cui da sempre, ad es., una certa mala politica si nutre per vivere) i primi ad indignarsi dovrebbero essere tutti quei giornalisti che fanno davvero il loro mestiere e in qualità di reporter, hanno il compito di riportare appunto i fatti. Altrimenti facciano gli opinionisti, che però è cosa ben diversa dal dover riportare i fatti.
Nel caso di un articolo di cronaca, il fatto sopraccitato andrebbe così riportato: “Rapina violenta allo sportello del Banco di xx. Rapinatore percuote gli ostaggi e spara diversi colpi di pistola. Una donna muore di crepacuore”.
Ora torniamo alla cronaca di cui noi ci occupiamo, senza dover inventare esempi.
Immaginatevi di essere genitori di bimbi che hanno subito abusi (e purtroppo so che per molti di voi l’immaginazione stavolta non serve), immaginatevi però di andare in edicola il giorno seguente la condanna dell’aguzzino dei vostri figli, ma anche della assoluzione di altri, dopo anni di processi e perizie, e di leggere questa lettera:

“Per quanto tempo abbiamo aspettato questo giorno?
Esattamente per cinque anni e tre mesi. Per quanto ci riguarda non potevamo sperare in sentenza migliore. Eppure un disgustoso sapore amaro in bocca non va via. Probabilmente non se ne andrà mai.
Lo abbiamo aspettato con ansia questo giorno. Lo abbiamo immaginato così tante volte. Ma troppe cose sono accadute prima che arrivasse. Troppi bocconi amari da digerire, troppe notti insonni. Troppe lacrime versate troppe le offese. Troppo tempo in cui ci siamo sentiti come don chisciotte a combattere da soli contro i mulini a vento. Troppo vergognosa la totale assenza di chi avrebbe dovuto tutelarci in quanto cittadini. Hanno lasciato che ci trasformassero in carne da macello….hanno lasciato che la nostra dignità venisse calpestata, sconvolta, soffocata, umiliata, fatta a pezzi…..
come possiamo e come potremo aver fiducia nelle persone, nella società e nelle istituzioni se accadono cose come queste? Il prezzo pagato è stato talmente alto che nessuna sentenza, nessun risarcimento potrà mai renderci tutto ciò che ci hanno tolto…”.

Bella vero? Toccante. Scritta col cuore. Chissà, pensereste voi, chi tra noi genitori è stato così bravo ad esporsi.
Peccato che la lettera non l’abbia scritta un papà o una mamma dei bambini abusati (loro sì fatti in tutti i sensi “carne da macello”), ma il genitore di uno dei soggetti andati a processo e poi assolti (scopriremo dalle motivazioni che pubblicheremo integralmente in questo blog, quando verranno depositate, il perché….).
Genitore che per carità ha tutto il diritto ad esprimere la sua sofferenza (diritto che perde però nel momento stesso in cui la difesa del proprio familiare diventa attacco verso anche solo un bambino abusato ABISATO!) e peccato che ancora una volta si dimentichino le vere vittime: i bambini.
Dimenticanza che coinvolge pure il giornale che forse avrebbe dovuto chiedere un intervento simile anche ad uno dei genitori dei bimbi (che dimenticavo di dire, sono quelli di Vallo della Lucania: di cose loro sì che ne avrebbero da recriminare!).
A meno che non valga la solita regola del giornalismo, che fa spazzare via qualsiasi pensiero sulla scomparsa dei fatti, quella per cui se un cane morde un uomo non fa notizia, ma se un uomo morde un cane la notizia va riportata.
Fosse questa l’interpretazione sarebbe però ancora più amara. Segno che gli abusi sono oramai la normalità e l’assoluzione, con relative recriminazioni per voce dei suoi familiari, di un soggetto processato per pedofilia, è l’unica notizia degna di nota.
Ma se così non fosse, i termini da usare potrebbero essere ben altri: scomparsa dei fatti, come già detto, ma pure censura della verità. O peggio ancora, complicità.

Nota: nell’agosto del 201 il noto scrittore Messori, quello per capirci dell’Inchiesta su Gesù,a proposito dei preti pedofili (oggi sempre più smascherati) disse in una intervista alla Stampa, sminuendo così la gravità dei fatti e scambiando i bambini per un piatto da consumare:
“c’è chi non si sa fermare davanti agli spaghetti all’amatriciana”…

Abusi a Vallo della Lucania. Il quesito di Radio Ies.

Riprendiamo postandolo qua un intervento del grande David Gramiccioli di Radio Ies (www.radioies.it ), sul caso di Vallo della Lucania:

“Bello slogan : A testa alta, ma per sostenerne il peso, il valore ideale bisognerebbe ispirarsi allo stesso richiamo. Mi chiedo: se è vero quello che sostiene una mamma ai tempi dei presunti abusi, ricordo che una suora è stata condannata in primo grado a 8 anni per questa vicenda. Il sindaco di Vallo della Lucania (paese in contesto alla notizia) era il dottor Luigi Cobellis, oggi consigliere alla regione Campania. Perchè non solidarizzò con le famiglie dei bambini, bensì lo fece solo con l’istituto religioso?
Spero possa e voglia risponderci l’ON Cobellis.
David Gramiccioli – Radio Ies”

Vallo della Lucania. Dopo le condanne, le domande di un genitore.

Vallo della Lucania. Dopo le condanne, ci facciamo alcune domande.

A pochi giorni dalla sentenza di Vallo della Lucania, un genitore coinvolto (in quanto papà di un bimbo vittima) ha fatto alcune domande. Che noi riprendiamo e riportiamo qua:
1) dove sono ora, in questo momento, Suor Soledad (condannata ad 8 anni!) e le altre due suore (specialmente Suor Romana?).
2) dove sono le istituzioni? Mi spiego, se ben ricordate parlammo qua del Comune di Vallo e della sua politica di reinserimento sociale dei detenuti pedofili “utilizzati” facendo lavori all’aperto di giardinaggio. Sul processo a Suor Soledad ci furono pure delle prese di posizione. Bene, ed oggi? Cosa ha da dire il Sindaco ai suoi più importanti cittadini: i bambini abusati di Vallo?
3) e i servizi sociali? Nulla si è fatto prima per i bimbi abusati. Si pensa di fare qualcosa ora, soprattutto per quei piccoli che a distanza di tempo ancora stanno male? O è  forse meglio perseverare in un coerente silenzio?
4) ultimo punto: nell’ultimo anno il Papa ha fatto delle prese di posizione nette sul dramma degli abusi all’interno della Chiesa Cattolica. Facendo capire che dopo una sola condanna c’era l’allontanamento del religioso incriminato di tale reato, lo stesso per cui pure Gesù invocò la pena di morte (“sia gettato in mare con la macina d’asino etc. etc.”). Bene, qual è allora la posizione della Chiesa e soprattutto della Diocesi di Vallo, che , ne siamo certi, avrebbe fatto sentire subito la propria voce in caso di proscioglimento della Suora, ma che ora tace?
A meno che il loro silenzio non si rispecchi nel post che segue e che da Vallo ci porta a Tenerife.

La gente del Sud è ignorante, deviata. Pensieri dopo la sentenza di Vallo della Lucania.

Il mio pensiero dopo la sentenza di Vallo della Lucania.
Li hanno chiamati in tutti i modi. “Gente del Sud” (non sapevo fosse un’offesa e sì che vivo in “Padania”), “contadini ignoranti”, fino ad epiteti che eviterei. Il peggio l’hanno detto ai loro figli. Avendo già vinto (in tempi mooolto diversi da questi!) in un’altra città pensavano che anche lì bastasse riportare lo stesso modello di idiozie e bugie spacciate per verità. Piccoli bugiardi, malati, deviati. Impostori. Rei all’età di 4 o 5 anni di aver chiesto aiuto. Per quello che qualcuno faceva loro, di male. Un qualcuno intoccabile. Da ieri con ben 8 anni di condanna in primo grado nel proprio immacolato e santo curriculum. Per questo oggi scrivo quello che avrei comunque scritto, a prescindere dalla sentenza. Che non è mai di vittoria ma sempre di sconfitta se arriva sulle pelle dei bambini. Oggi dicevo scrivo che hanno comunque vinto quei genitori che i loro figli li hanno difesi e che sono andati fino in fondo (se leggete da tempo questo blog ricorderete quando pubblicammo la documentazione che i genitori depositarono per far evitare l’archiviazione del caso, documentazione che riportava un lunghissimo elenco di errori pro indagati). Genitori che come ho più volte detto un domani, forse lontano nel tempo, voltandosi vedranno il proprio figlio oramai adulto (sano e realizzato. Solo i pedofili generano pedofili. I bimbi abusati non diventano abusanti, ‘gnurant), guardarli, fissarli profondamente e dire, con la voce del cuore prima ancora che con la bocca: grazie mamma, grazie papà.

Articolo su Vallo: http://www.giornaledelcilento.it/it/13-01-2012-vallo_della_lucania_processo_suor_soledad_condannata_la_suora_ad_8_anni_di_reclusione-10827.html

p.s. 8 anni per decine di bambini abusati…..e abbiamo detto tutto……

Il Pm chiede 9 anni per Suor Soledad.

Una quarantina circa i bambini coinvolti, tutti frequentanti in passato l’istituto religioso Santa Teresa di Vallo.
Due i filoni di indagine. Mercoledì scorso il procuratore capo Giancarlo Grippo ha chiesto 9 anni di condanna, senza attenuanti, per la suora di origini peruviane, Suor Soledad. Chiesti anche un anno e 4 mesi per altre due suore che avrebbero favorito Suor Soledad “con posizioni di comodo”, mentre con la vecchia formula della “insufficienza di prove” l’assoluzione di altri due imputati.
La sentenza è attesa per il 12 di gennaio 2012, dopo un lunghissimo calvario che ha profondamente segnato le famiglie dei bambini.

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