Archivi per la categoria ‘pedofilia al femminile’

Pedofilia a Vallo della Lucania. La testimonianza dei genitori su Rete 4.

suora condannata a 8 anni per abusi suor soledad vallo della lucania
Pedofilia a Vallo della Lucania. La testimonianza dei genitori su Rete 4.
http://www.video.mediaset.it/video/dentro_la_notizia/full/414395/puntata-del-9-ottobre.html

 

 

La bimba ha tre anni. L’abusante? La nonna.

La bimba ha tre anni. L’abusante? La nonna.
Condannata a Roma nonna sessantaduenne rea di avere abusato la propria nipotina, una bimba di 3 anni all’epoca dei fatti.
La pena inflitta dal Tribunale di Roma è di anni sei.
La denuncia è partita dopo un percorso molto travagliato. La bimba fa un primo racconto che viene poi portato ad una assistente sociale. E via via si è arrivati al processo con relativa condanna.
Nella sentenza i Giudici hanno spiegato che “il racconto dei fatti, pur se fornito a fatica e con imbarazzo, come spiegato dal perito nell’elaborato e come emerge dalla visione della registrazione in cui è evidente che la bambina quando ha detto cosa le faceva la nonna ha abbassato lo sguardo, è apparso coerente, specie se si tiene conto del fatto che le dichiarazioni provengono  da una bambina che, alla data dell’incidente probatorio, aveva 4 anni e 7 mesi”. “La vittima in ragione della totale inesperienza dovuta all’età e della particolare figura del soggetto abusante, non poteva essere in grado di percepire la violazione della propria libertà sessuale proveniente dalla nonna, ovvero da colei che vedeva come il punto di riferimento dei genitori”.

È iniziato a Monza uno dei processi peggiori per pedofilia che abbia mai seguito. Quello nei confronti di una donna, tossicodipendente che per procurarsi i soldi per la droga, vendeva ad una rete di pedofili i propri bambini, di 6 e 3 anni (all’epoca dei fatti), affinché potessero essere abusati ma soprattutto per poter far filmare suddetti abusi e produrre materiale pedopornografico.
I bimbi oggi, diciamolo subito, stanno bene e stanno tornando alla vita grazie ad una nuova (vera) famiglia. Altro per ora non aggiungo…..se non che spero in una condanna esemplare!

QUANDO L’ORCO E’ LEI.
Durante il nostro corso di formazione per le forze dell’ordine, tenutosi nella sede di Gorle, abbiamo toccato il tema della pedofilia al femminile. Interessanti i dati emersi dagli studi presentati, inglesi australiani e canadesi in primis.
Innanzitutto la maggioranza degli abusi perpetrati da donne non viene denunciato. La pedofilia al femminile è infatti ancora un grosso taboo culturale, difficile da scardinare, e rafforzato dalla vergogna della vittima di chiedere aiuto, ma anche dall’elevata sofferenza che impedisce ogni azione specialmente quando l’abusante, ad esempio, è la propria madre (2% dei casi in Inghilterra).
Elena Martellozzo di Scotland Yard (nonché membro del nostro comitato scientifico) è intervenuta al corso per presentare la ricerca “Blue Island” realizzata proprio dalla Polizia inglese.
Durante tale ricerca sono state intervistate in carcere 18 donne, condannate per abusi a danno di minori.
In tutti i casi le loro vittime erano state ancora più isolate, di quanto normalmente non accada per la difficoltà a credere tali donne come delle predatrici. Inoltre si è riconfermato che l’equazione bimbo abusato adulto abusante era errata non avendo avuto nessuna di queste un passato di vittima.
La percezione sociale presenta le donne come “sessualmente inoffensive”, ancorate “ad un istinto di protezione” che allontana l’idea di vederle come abusanti. Invece una piccola ma significativa percentuale di donne abusano sessualmente. Il fatto che non se ne parli rende le vittime ancora più isolate e sole.
Uno studio scientifico canadese, presentato in una conferenza a Toronto ha dato un quadro preciso della situazione:
5 milioni di canadesi sono stati abusati da piccoli: la percentuale è di un bambino su 7 ed una bambina su 4. Il 10% degli abusanti era di sesso femminile. Bassa percentuale, certo, ma che porta il numero totale a ben 500mila vittime della pedofilia al femminile.
Se il dato vi sembra esagerato, dicono i ricercatori, immaginiamoci che solo l’1% delle vittime siano state abusate da donne, bene il dato è di “sole” 50mila vittime.
“Non so a voi ma a noi sembra tutto tranne che una minoranza di cui non tenere conto”.

Sempre dagli Usa nuovo caso di pedofilia al femminile (ma non ci avevano insegnato che “non esisteva”).
Una baby sitter di 21 anni (!) è stata condannata per aver abusato sessualmente una bimba di 11 mesi (!!!). Amy Sigala, questo il nome della predatrice, è stata condannata ad 8 anni di carcere. Malgrado durante il processo abbia confessato, i parenti della bimba sono stati spesso minacciati dagli amici della baby sitter pedofila. La bimba abusata, insieme al suo fratellino, erano stati allontanati da casa dai servizi sociali (…) poiché inizialmente la Sigala aveva fatto ricadere la colpa degli abusi sul padre.

ULTIM’ORA Fermo, 22 maggio 2008 – Approfittando dell’assenza della mamma, avrebbe avuto in più occasioni rapporti sessuali con un bambino di appena sei anni. Una fermana di 34 anni, di origini rumene, è indagata dalla Procura della Repubblica di Fermo con la grave accusa di pedofilia e abusi sessuali su minore. A denunciare il fatto alla polizia è stata la madre del bambino, dopo che il piccolo le ha raccontato cosa sarebbe accaduto a più riprese quando rimaneva solo con la 34enne.

PEDOFILIA AL FEMMINILE, UN ALTRO CASO.
Un nuovo caso di pedofilia sta scuotendo la Svizzera..
Una ragazzina sarebbe stata vittima di incesto, da parte….della madre. Che oltre ad abusarla, come tutti i predatori del terzo millennio, immortalava le sue prodezze ad uso e consumo di altri predatori come lei. In particolare modo mandava gli scatti degli abusi sulla figlia, ad un pedofilo belga conosciuto in Internet e poi ospitato anche a casa. Ora la donna, di anni 43, è in libertà ed andrà a processo il prossimo mese di giugno. Gli abusi accertati risalgono al periodo settembre 2006 – settembre 2007.

crudelia

Comincia oggi, e durerà per molto, un viaggio tra le panzane inventate di sana pianta e vendute dai nuovi teleimbonitori. Difensori d’ufficio di pedofili, pederasti e loro complici. In forma cartacea, virtuale o carnale, poco importa. Un mare di immondizia inquinante che chissà quale nuova voragine avrà aperto nell’ozono. Partiamo (per ora con uno stralcio poi come per tutti gli altri argomenti con dossier esclusivi) con la  pedofilia al femminile. Che più volte in questo periodo vi hanno detto NON ESISTERE (vedasi al riguardo anche mio vecchio post, pubblicato da molti quotidiani: LE QUOTE ROSE DELLA PEDOFILIA).maleficent2

Gli stessi che hanno, come cultura e modus operandi, la stessa base, ad esempio, dei revisionisti che affermano (dati scientifici alla mano….sic!) che Auschwitz è un’invenzione degli americani ed altre panzane simili.
E’ geniale (scusate ma non trovo altre parole) che a certificare la NON esistenza di donne pedofile siano i parenti di donne imputate per pedofilia.
Praticamente è come chiedere al figlio di Tano B. se la Mafia esiste. Oppure (risposta giusta) se è l’invenzione di qualche folle……
In realtà la pedofilia al femminile, purtroppo, esiste ed è studiata (all’estero) da tanto tempo.
In America a fine anni’80 addirittura si parlò di “emergenza sociale legata all’aumento di casi di pedofilia al femminile” in tutti “quei circoli che portano le donne a contatto con minori (scuole e palestre in primis)”.
Per capire meglio il problema diamo un’occhiata ad alcuni siti americani che promuovono culturalmente la pedofilia al femminile.cinderella08
Ricchi di immagini (non pedopornografiche!), con disegni a colori pastello (in prevalenza fiori) invitano le donne che “provano un’attrazione sessuale a favore dei bambini ad uscire allo scoperto” e  “godere in pieno la propria sessualità”.
“Per molto tempo ho pensato di essere l’unica, ma dopo aver trovato questo sito ho capito che eravamo in tante. Tante come me” scrive una tizia di nome Stefy, che non vede l’ora la prossima estate di farsi una vacanza in Sud America.
Interessante è Katie, ma il nome chiarisce essere uno pseudonimo, di 39 anni, insegnante. “Se mio marito sapesse” scrive in un suo post, impazzirebbe, “ma nessuno mi può rendere felice come il corpo di un bambino”.
Con la solita ipocrisia che contraddistingue la categoria, anche le pedofile cercano assurde giustificazioni per celare, malamente, i propri atti.
E come sempre capita in questi casi gli unici ad ascoltarle ed a crederci sono i propri simili:
“noi non approviamo la coercizione o qualsiasi altra forma di violenza.
Il sesso con i bambini è positivo solo se loro acconsentono, non se sono obbligati a farlo”.
 
Si ringrazia:F.B.I. , Polizia di Stato, amici vari 😉 –
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