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Adesca 50 bimbe in internet.
Oramai di casi così abbiamo perso il conto. Eppure basterebbe poco. Che i ragazzi, prima di tutto, non si vergognassero. Già, insisto sempre su questo punto nelle mie conferenze. Se fate qualcosa di stupido (tipo mandare una vostra foto) non vergognatevi. La vergogna porta al silenzio. Il silenzio permette all’adescatore di andare oltre, e farvi del male.
Come dimostra quest’ultima storia: lui giovane, troppo giovane (ed è un peccato che non siano state rese note le generalità), 33enne di Teramo (ma si presentava per 17enne), ha adescato 50 vittime (l’ultima una tredicenne di Bergamo).
Fingendosi hacker che avrebbe violato il oro pc, diffondendo le loro foto, le ricattava.
Ora dopo l’arresto la Polizia postale fa sapere che rischia 12 anni di carcere per produzione e detenzione di materiale pedopornografico ed estorsione a danno di minorenni.
Minorenni che passano ore e ore nei social network. Insieme a predatori che passano ore e ore nei social network. Difficile non incontrarli. Facile, più di quanto si pensi, una volta incontrati, scansarli. Non prima di averli denunciati…..
27mila foto di bimbi abusati!
Quanti sono 27mila bambini. Riusciamo a contarli idealmente? Se li riunissimo potrebbero popolare un’intera città. Di bambini appunto. Accomunati, nella storia che vi sto per raccontare, non solo dall’età anagrafica. Ma anche da un altro fatto. Che, ne sono certo, avrebbero fortemente voluto evitare ma che invece, appunto,li riunisce: l’abuso.
27 mila sono infatti le foto pedofile sequestrate nel computer di un 46enne reggiano, tale Claudio Rinaldi. 27mila immagini pedoporno, da lui catalogate e raccolte (ma pare mani scambiate) insieme a ben 1000 video (e qua risulta difficile quantificare i bimbi, anche se “solo” un bimbo per filmato già basterebbe…..).
Col rito abbreviato che porta allo sconto di pena di un terzo (che non ci stancheremo mai di dire debba essere vietato ai pedofili), Claudio Rinaldi è stato condannato ad una condanna che finalmente ha un certo peso: 5 anni e 4 mesi di reclusione dati dal Gup Bentivoglio (la Pm Pantani ne aveva chiesti quattro e 40mila euro di multa) per la gravità dei fatti, “evidente prova di un comportamento insano”.
In conclusione una amara riflessione: la pena è, rispetto alla media, sicuramente alta. Ma non sufficiente. Forse si dovrebbe alzarla ed equipararla all’omicidio, o meglio, al concorso in omicidio. Dato che è cosa certa, molti dei bimbi che finiscono per essere carne da macello per realizzare foto/ filmati che questa gente guarda trastullandosi, sono destinati a morte certa…..nel corpo, dopo quella immediata dell’anima….
Nota: Non si registrano difese ad oltranze del soggetto da parte di parenti complici, né scuse del tipo “li ho scaricati per motivi di studio….”.
Vendono foto di bimbi: 10mila i contatti: al giorno

NO COMMENT (anzi un "comment" c'è: complimenti al NIT: sempre grandi!)
Pedofilia, book fotografici in vendita online: 2 arresti
Ancora una volta si torna a parlare di pedopornografia online, di piccole vittime in mano di orchi senza cuore. L’ultimo caso riguarda due persone arrestate e accusate di produrre e vendere materiale pedopornografico sul web.
Si tratta di un commercialista di Calenzano (Firenze), di 65 anni, e di un ex insegnante e ex assessore di Chioggia (Venezia). Stando a quanto pervenuto dalle indagini, che hanno coinvolto il Nucleo investigativo telematico di Siracusa e carabinieri di Firenze, risulta che i due facessero questi book fotografici all’estero, in particolare in Romania, Tunisia e Malta.
I minorenni rispesi erano extracomunitari conosciuti durante le vacanze. In cambio delle loro pose hot, messe online grazie a un server svizzero, le vittime ricevevano ricariche telefoniche, biciclette, abbigliamento, scarpe e cellulari.
Durante l’indagine sono state trovate oltre undicimila fotografie, numerosi video e book ad alta definizione. Il sito, ora oscurato, era gestito dal professionista di Calenzano e ha generato oltre 1,3 milioni di contatti, con circa diecimila visitatori al giorno.
Chi erano questi clienti? Ebbene, dopo aver ricostruito i movimenti finanziari di 166 transazioni di pagamento, gli investigatori hanno scoperto che i maggiori acquirenti pedopornografici si trovano in Italia, Germania, Francia, Svizzera, Olanda, Belgio, Regno Unito, Danimarca, Austria, Francia, USA, Canada e Messico.
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QUANTO VALE LA PELLE DI UN BIMBO ABUSATO?
Si pensi ad esempio a certe fotografie ritraenti splendidi paesaggi marini, dalle quali sembra quasi che fuoriescano a bagnarti gli schizzi d’acqua causati dalle onde, oppure a certi fiori che benché solo fotografati ti fanno immediatamente dilatare le narici, percependone il forte profumo.
O ancora, alle fotografie dei cuccioli, così vivi che ti verrebbe voglia di metterti ad accarezzarli e a farli giocare, o a quelle di certe pietanze che ti fanno venire l’acquolina in bocca, anche se le osservi lontano dai pasti.
Di questa fotografia, che ho di fronte, mentre batto sulla tastiera del mio computer queste mie parole, percepisco il caldo. Proprio così, il caldo.
Il forte caldo della cera colata che il predatore sta facendo scendere sul corpo nudo della bimba tailandese, legata al letto con delle spesse cinghie di cuoio, mentre con una mano si masturba.
Cartolina n.° 13:
Sette fotografie. Le ultime. Per fortuna.
la bimba è, anche in questo caso, molto piccola.
Capelli biondi ed occhiazzurri.
Nella prima immagine è sole e nuda sul grande letto matrimoniale.
Al collo, un collare in pelle con le borchie. Le mani sul viso, quasi a volersi coprire timidamente dall’intrusione inopportuna del fotografo.
la bocca aperta, segno che probabilmente sta gridando.
Sicuramente, viste le lacrime, sta piangendo.
Il materasso su cui è adagiata è sporco di inequivocabili macchie.
nella settima foto non è sola. Quattro gli avanzi d’uomo che le “tengono compagnia”. In mezzo tra il primo e l’ultimo scatto, i vari rapporti sessuali a cui l’hanno costretta.
Chissà oggi dov’è.
Chissà se qualcuno si è preso cura di lei.
Chissà se qualcuno le ha mai chiesto scusa.
Chissà se è ancora viva.
Chissà loro invece di quanti altri bambini si sono nutriti.
Chissà quante volte li hanno protetti.
Chissà…..>>
Questi erano due esempi di immagini pedopornografiche, che per la prima volta nel nostro paese, venivano descritte pubblicamente. Affinché venisse meno l’alibi del “non lo sapevo”, o peggio ancora, “ma tanto sono solo foto, che male c’è…..”.
Oggi ve ne parlo poiché come dicevo in apertura ho per voi una domanda.
Quanto vale, per la legge, una foto così?
Meglio, quanto vale la vita di un bimbo stuprato e quindi fotografato ad uso e consumo dei vari Marco, Mario, Pino sparsi per il globo?
Premettendo che in matematica ero una schiappa, provo, calcolatrice alla mano a fare due conti.
A Caldogno, provincia di Vicenza, tempo fa fu arrestato il sig. Mariano Luigi Padovan. A casa sua (via Molinetto) la polizia giudiziaria aveva requisito foto e video pedopornografici.
Per l’esattezza aveva “473 file di immagini e 37 file di video relativi a bambini nudi, ed altri 22 file video e 2752 file fotografici di tipo pedopornografico.
Sommando i file raggiungiamo quindi un totale di 3.284 foto e video di bimbi nudi e/o stuprati.
Oggi il sig. Mariano Luigi Padovan ha patteggiato una pena di 8 mesi di reclusione ed ha pagato una multa di euro 800.
ovviamente è in libertà, essendogli subito stata sospesa la pena, benché con l’interdizione da ogni incarico nelle scuole di ogni ordine e grado.
800 euro di multa significa che ogni singola foto, vale un risarcimento di euro 4,105. Quattro euro. Per un bimbo di 9 mesi stuprato, una bimba di 4 anni stuprata, un bimbo di 6 anni stuprato……….
Lui si chiama Tony Guerra, ha 21 anni ed un impiego presso il più famoso parco divertimenti del mondo, Disney World.
Quest’ultimo, a sinistra, invece si chiama Andrew Necton, di anni ne ha 21 e pure lui era in contatto telematico con gli altri due.
Arrestato ha confessato che “abusare i bimbi piccoli era per lui un modo per raggiungere…….a happy place, un posto felice”…..
Anche il Giudice ha pensato di metterlo in un posto felice e l’ha condannato a 40 anni di carcere. Che sconterà.
Condannato in primo grado per pedopornografia Sergio Angileri, psicologo palermitano.
Riportiamo un articolo apparso sulla stampa nazionale che si ricollega alla perfezione all’intervento messo lunedì ed intitolato “Pedocriminali”. Tempismo perfetto, vero?!
Lui si giustifica: “Lo facevo per motivi di studio”
L´imputato era finito sotto indagine nel 2003 per l´acquisto ripetuto, in maniera definita «seriale, maniacale», di materiale pedopornografico su Internet sin dal 2000. Per centinaia di volte il professionista avrebbe adoperato la sua carta di credito per acquistare foto pornografiche con al centro atti sessuali su neonati, anche di pochi mesi, e su bambini. La frequentazione reiterata dei siti per pedofili sarebbe emersa dai riscontri fatti dalla polizia postale. Nella sua abitazione è stato sequestrato materiale informatico in abbondanza, e la perizia disposta dal giudice ha confermato l´acquisto e la navigazione in siti pedopornografici.
Nonostante la difesa di Angileri, il pm ha definito preoccupante che il reato fosse commesso da uno psicologo, ovvero da un professionista che dovrebbe anche curare pazienti malati di pedofilia. Una condanna pesante, quella del giudice Petruzzella, perché è stato ritenuto che l´imputato abbia avuto continuamente – si parla di «migliaia di volte» – accesso a Internet. Di fronte alla perizia tecnica, condotta dall´esperto nominato dal giudice, Marcello La Bella, ritenuto un´autorità in materia, l´imputato ha inserito in sua difesa, tra gli atti del processo, un articolo pubblicato su una rivista nel 2005. Si tratta di un servizio in cui si afferma che, se tanta gente usufruisce di questo tipo di materiale, bisogna, piuttosto che scandalizzarsi, comprendere il fenomeno. È un reato introdotto di recente, quello dell´acquisizione di materiale pedopornografico, ma ritenuto ormai tra i più gravi, di rilevanza mondiale, e che coinvolge anche bambini ignari davanti al computer. Oltre all´acquisto, per il quale Angileri è finito sotto processo, i magistrati hanno scoperto una serie di foto, a sfondo erotico, scattate a una bambina. Lo psicologo si è difeso negando che le foto fossero pornografiche. “
I pedofili che collezionano foto di bimbi abusati, non si considerano tali.

83% aveva immagini di bambini tra i 6 ed i 12 anni
39% aveva immagini di bambini tra i 3 ed i 5 anni
19% aveva immagini di neonati o bimbi di età inferiore ai 3 anni
92% aveva immagini di bambini coinvolti in attività sessuali o dei loro genitali
80% aveva immagini che descrivevano rapporti completi e/o rapporti orali su bambini
21% aveva immagini di pornografia infantile con atti di violenza (stupro, bondage, sadismo, etc.) .







